mercoledì 22 febbraio 2023
martedì 21 febbraio 2023
Oggi, martedì che precede le ceneri ricorre la festa del Volto Santo
Rilancio questo contributo sulla festa del Volto Santo.
Oggi, martedì che precede le ceneri
ricorre la festa del Volto Santo
Oggi ricorre la festa del Volto Santo di Nostro Signore. Una bellissima devozione da recuperare. Per questo continuiamo a disseppellire, e comunque a ricordare o a riscoprire i tesori de La Catholica. Per l'occasione, possiamo cercare di approfondire il volto santo per eccellenza, la Sindone [qui - qui - qui - qui]. La sua storia, le sue peripezie (non del tutto chiare ma tracciabili), la sua veridicità.
La devozione che caratterizza il martedì precedente le
ceneri (inizio del tempo di Quaresima) può aiutarci a intensificare
l’adorazione e la confidenza con il Signore Gesù. La pratica devota nasce
dall’invito rivolto dalla Beata Vergine Maria, nel maggio del 1938, quando
apparve con uno scapolare in mano a suor Pierina De Micheli che stava pregando
davanti al Santissimo Sacramento nel suo convento a Milano.
Su una faccia dello scapolare vide scritto “Illumina
Signore il tuo volto su di noi” e sul retro c’era un’Ostia (che significa
vittima) recante impresso “Resta con noi o Signore”. Ne seguirono ulteriori
rivelazioni private con l’invito a supplire allo scapolare con una medaglia da
portare, recitando ogni giorno 5 Gloria al Volto Santo. Alla Beata Madre De
Micheli la SS.ma Vergine spiega che il male dilaga e si tendono reti diaboliche
per estirpare la fede dai cuori. È necessario un rimedio: il Volto Santo di
Gesù.
Maggiori dettagli possono essere trovati facilmente.
L’essenziale è sapere che il Signore fa partecipe la suora dei dolori dell’agonia
del Gestsemani dicendole: “Voglio che il mio Volto sia più onorato: chi mi
contempla mi consola”. Furono forti anche altre espressioni consegnate da Gesù
alla veggente, ma le lascio all’interesse di chi vorrà approfondire.
Gesù volle che il giorno dedicato a questa particolare
intenzione di riparazione fosse, dopo novena, il martedì grasso, culmine del
carnevale. Oggi purtroppo abbiamo consegnato ai “balli in maschera” tutta la
Quaresima.
La devozione al Volto Santo è collegata a quelle al
Santissimo Sacramento, al Cuore Eucaristico, al Sacro Cuore e ci dice della
Divina Misericordia. Già nel secolo precedente Gesù parlò del suo Santo Volto a
Santa Suor Geltrude e a Suor Maria Saint Pierre, carmelitana a Tours e forse
non tutti sanno che il nome completo da Suora di Santa Teresina di Lisieux,
Dottore della Chiesa, è Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.
La devozione al Volto Santo e il portarne la medaglia
si accompagnano alle promesse di Nostro Signore ai devoti e sono svariati i
miracoli riferiti a questo affidamento (come per la medaglia chiesta a Suor
Caterina Labourè a Rue Du Bac, a Parigi). Si tratta di una contemplazione che
viene dall’Eucaristia e guarda al Volto Divino del Redentore, a beneficio dei
consacrati, per tutte le necessità e per la salvezza di tutte le anime.
Il volto nella medaglia è simile a quello della
Sindone perché l’allora l’Arcivescovo di Milano, il Cardinal Schuster, che
sostenne subito la devozione, donò alle suore un quadro del Volto di Gesù preso
dalla Sindone, adoperandosi anche per introdurre Suor Pierina presso Pio XII.
Vengono alla mente alcuni celebri versi dei salmi: l’anima mia ha sete del Dio
vivente: quando vedrò il suo volto? Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il
suo volto”; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non
respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non
abbandonarmi, Dio della mia salvezza. È il volto umano del Verbo Incarnato,
vero Dio e vero uomo. Si rende riconoscibile nella sua unicità, adorata dai
pastori e dai magi, quando ancora il corpo era avvolto dei panni che lo
fasciavano bambino. Poi è il volto che dice la Parola, compimento della sete di
Dio che attraversa l’antica alleanza. Ancora: "Ecce homo!".
Gesù ci mette proprio la faccia, sfigurata dai colpi.
In Isaia era scritto: Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri
sguardi, non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori
che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia...
Così redime e sancisce la nuova ed eterna alleanza. Il volto di Gesù ci fa
vedere il Padre, come Gesù disse a Filippo durante l'ultima cena. Il corpo e
sangue dell’Eucaristia abita i tabernacoli del mondo e attende il nostro rispetto,
la visita e l’adorazione. La voce di quel volto risuona nel Vangelo. La luce
inonda ogni Santa Messa celebrata.
Il volto di Gesù chiede amore e consolazione. Vi
scesero le lacrime del pianto da bambino, poi per l’amico morto, o anche
guardando Gerusalemme. È stato rigato di sangue durante la Passione, per i
colpi, le cadute, la corona di spine. Si è bagnato del sudore di sangue e degli
sputi ricevuti. È capace di sguardi che cambiano la vita (il giovane ricco). Un
volto rivolto al Padre in tante circostanze. Trasfigurato dalla luce sul Tabor.
Baciato da chi lo ha amato (Giuseppe e Maria) e da chi
l’ha tradito come Giuda.
Un volto che, mancando allora macchine fotografiche e
cineprese, ci è comunque pervenuto attraverso la Sindone, il Volto Santo della
Veronica e le visioni mistiche dei santi. Ha catturato lo sguardo di tutti
quelli che erano fissi su di lui. È stato il primo volto visto dai ciechi dalla
nascita che ha guarito.
Il sacro cuore eucaristico di Gesù esprime la volontà
del Padre e ci si consegna nell’umiltà che ebbe colei che, con un umile sì,
l’ha portato in grembo e messo al mondo come Redentore. Della mamma ci rimane
quest’ultima frase riportata nel vangelo di Giovanni: “Fate tutto quello che vi
dirà”. Quel Volto Santo ci dice: “Chi mi contempla mi consola”.
E di quante indelicatezze, indifferenze, abusi (anche liturgici), sacrilegi, oltraggi e bestemmie viene offeso! (tralcio)
lunedì 20 febbraio 2023
Tempo quaresimale e pasquale, tempo di Quarantore e di adorazioni eucaristiche
sabato 11 febbraio 2023
La Madonna di Lourdes ed il diritto. Il legame antico della Vergine con la regione della Bigorre
Oggi, 11 febbraio, è una delle feste mariane, che
ricorda una mariofania, assieme a quella del 13 maggio, più care
alla devozione popolare.
Mi son sempre chiesto perché la Vergine scegliesse queste località, sovente
in luoghi montuosi, spesso inaccessibili o comunque non facilmente
raggiungibili. Certo non lo sapremo mai. Né mai potremmo sperare di comprendere
i disegni imperscrutabili di Dio.
Ma forse per Lourdes c’è qualche antico legame – e per la verità anche per
Fatima – che può essere investigato. Un legame che è giuridico, fondato sul
diritto. Sì, avete capito bene, col diritto e con la legge. Col diritto
feudale, in particolare.
Le scelte di Dio non sono frutto del caso fortuito.
Per Lourdes, c'è un legame, che risalirebbe a Carlo Magno e sicuramente ad
oltre un millennio fa.
Anni fa, Vittorio Messori riferiva – per la prima volta in Italia – nel suo bestseller “Ipotesi su Maria”, oggi riedito nel 2020 dalla casa editrice Ares, di un testo di tale Émile Brejon, un avvocato di Bordeaux fattosi storico anche per un debito di riconoscenza alla Vergine: la madre, infatti, era stata guarita miracolosamente alla Grotta.
Questo bâtonnier (presidente)
dell’Ordine degli avvocati della sua città – dove, tra l’altro, fece tappa per
alcune ore Bernadette nell’unico viaggio della sua vita, recandosi al convento
di Nevers – raccolse il frutto delle sue ricerche in questo libriccino, che ho
a casa, stampato da un editore ad Avignone nel 1926. Il titolo è
significativo: Notre-Dame de Lourdes avant les apparitions de 1858 («Nostra
Signora di Lourdes prima delle apparizioni del 1858»). Il sottotitolo: Un
chapitre d’histoire tombé en oubli («Un capitolo di storia
dimenticato»). Il testo può leggersi online qui. Nel 1983 il libretto era ripubblicato in reprint da una piccola
editrice di provincia, ma ha continuato a circolare in modo ridotto, tanto che
non se ne trova traccia neppure in molte delle bibliografie specializzate.
Il punto centrale del libro era la risposta alla domanda: «Pourquoi Lourdes
en France?». Ma perché, rispondeva, qui la Vergine è «chez Elle», è
«a casa sua» e «in nessun altro luogo al mondo sarebbe forse stata così a casa
sua come lo è qui».
Come ci racconta il Messori nel suo libro Ipotesi su Maria,
alle pagg. 159 ss. della nuova edizione ed in alcune inchieste giornalistiche (v. qui) e conferenze (v. qui), in effetti, stando a una tradizione
antichissima (e confermata da consuetudini altrettanto antiche, suffragate da
documenti coevi), il castello e la città di Lourdes furono dati in feudo, ai
tempi di Carlo Magno, alla Vergine venerata nel grande e celebre santuario di
Le Puy-en-Velay, il luogo mariano che per secoli fu il più prestigioso di tutta
la Francia. Dunque, la Madonna del Puy («poggio», in francese antico) era stata
dichiarata «Signora e sovrana» di Lourdes, con il diritto a un omaggio annuale
– che ne riconosceva l’autorità, secondo le consuetudini feudali – che, in
questo caso, consisteva in erba e in zolle di terra tratte dal prato davanti al
castello.
Come Brejon dimostrava, ancora per la festa dell’Assunta del 1829 (dunque
solo 29 anni prima delle apparizioni a Bernadette), una rappresentanza delle
ragazze di Lourdes affrontò per l’ultima volta, dopo oltre un millennio di
tradizione, il lungo viaggio fino a Le Puy, nel Massiccio Centrale, circa cento
chilometri a ovest di Lione, per portare a Maria, «Signora e contessa della
città», l’antico omaggio. Qui, tra l’altro, sembra sfuggire a Brejon, nota
sempre il Messori, un particolare che dà a pensare: l’erba e le zolle portate a
Maria, a segno della sua autorità su Lourdes, dovevano essere prese, come
comandava la consuetudine, dal «prato del Conte» che si stende ai piedi del
castello. Ebbene, questo è il luogo che ai tempi di Bernadette era indicato
come domaine de Savy, la «tenuta di Savy», ed è l’attuale esplanade davanti
alle basiliche, dove si svolge ogni sera la processione eucaristica. Non basta,
perché questo luogo, che da tempo immemorabile simboleggiava con la sua terra
stessa la signoria di Maria sulla città, scomparsa la contea di Bigorre, passò
in proprietà – sin dal secolo XVI – alla «Confraternita del Santissimo
Sacramento». Ab immemorabili, dunque, ci riferisce il Messori,
questo luogo è «terra della Vergine» e anche «terra dell’Eucaristia».
Lourdes ed il suo castello sarebbero, dunque, un «feudo di Maria» e la
costituzione di questo titolo feudale sarebbe avvenuta in modo al contempo
poetico e drammatico. Carlo Magno, di ritorno dalla Spagna, avrebbe invano
assediato la fortezza che da sempre stava e tuttora sta, anche se trasformata
in museo, sulla roccia, e che era tenuta allora dai musulmani. Poiché i
difensori non si arrendevano, e Carlo già pensava di levare l’assedio, il
vescovo di Le Puy, che faceva parte del suo seguito, si recò a parlamentare con
il capo saraceno dicendogli: «Poiché non vuoi cedere ad alcun uomo, cedi a una
Signora: la Madre di Dio venerata a Le Puy». Toccato dalla grazia, il musulmano
accettò il patto e, seguito dai suoi, cavalcò sino a quel già celebre luogo di
culto: tutti i capi saraceni portavano legati alle lance dei fascetti di erba e
di fiori falciati nel prato sotto la roccia dove sorgeva la fortezza. Posero
quei fascetti – in segno di sudditanza – sull’altare di Maria. Il capo già
musulmano chiese il battesimo e, da «Mirat» come si chiamava, assunse il nome
di «Lordus»: Lourdes da lì avrebbe poi preso la denominazione, mentre prima era
chiamata «Mirambel».
A conferma dell’antichissimo diritto feudale di Notre-Dame du Puy su
Lourdes sta anche il fatto che lo stemma di entrambe le città è costituito da
un’aquila. Quella di Lourdes ha le ali spiegate e porta nel becco un pesce:
forse a simboleggiare che viene dai monti del Centro della Francia a portare il
Cristo, il cui simbolo antichissimo è appunto un pesce?
Brejon sintetizzava così: «Nostra Signora di Le Puy, dopo essere stata
riconosciuta “Signora e Contessa” di Lourdes e della sua cittadella sin dai
tempi di Carlo Magno, è divenuta “Signora e Contessa” dell’intera Contea di
Bigorre, per l’atto di sottomissione spontaneo e volontario che il conte
Bernardo I concesse al Capitolo di Le Puy, per se stesso e per tutti i suoi
successori, nell’anno 1062».
È infatti il 1062 l’anno in cui, recatosi appositamente con la moglie sino al
lontano santuario della Gallia centrale, venendo dalla sua Bigorre, il conte
Bernardo decideva di far depositare ogni anno sessanta scudi sull’altare della
Vergine «a titolo di censo». E, cioè, secondo il diritto feudale, come segno di
vassallaggio a Maria; che, così, da «Signora» di Lourdes lo diventava di tutta
la regione, la Bigorre appunto. Al contempo, Bernardo lanciava l’anatema contro
i suoi discendenti che non avessero riconosciuto il vassallaggio, pagandone la
relativa rendita. Il documento è giunto integralmente sino a noi ed è tuttora
conservato all’archivio dell’antica Bigorre, a Pau.
Nel santuario di Le Puy, Maria era venerata sotto il titolo di «Annunciata» da
tutti i popoli d’Europa. I quali vi accorrevano in enormi masse soprattutto
quando il 25 marzo coincideva con il Venerdì santo, ed era allora possibile
godere del Grande Perdono, cioè dell’indulgenza plenaria concessa dai papi.
Il prestigio del luogo era tale che, stando alla tradizione – alla quale
aderiva lo stesso san Bernardo –, qui sarebbe nata la Salve Regina,
la preghiera più recitata dopo l’Ave Maria e che il Medioevo chiamò «l’antifona
di Le Puy». Qui, nel 1449, si stabilì l’usanza, presto diffusasi in tutta la
cristianità, di recitare l’Angelus non solo all’alba e al tramonto, ma anche a
mezzogiorno. Non vi era lì, dunque, un culto locale, bensì universale, al punto
che la Vergine nera sull’altare (bruciata poi, nel 1794, dal vandalismo
rivoluzionario su un falò formato dalle carte dell’archivio, dopo essere stata
portata dove si impiccavano i malfattori sulla carretta dell’addetto alle
fogne), al punto che questa Vergine fu chiamata, da santi e papi, Mater omnium,
Madre di tutti.
Il tributo dovuto alla «Contessa e Signora» fu versato ogni anno
sull’altare di Le Puy fino a quando durò la contea della Bigorre. Anzi, nel
1303, per una disputa tra il re d’Inghilterra e i canonici del santuario di Le
Puy, il Parlamento di Parigi, dopo avere riesaminato i titoli legali, ribadì
solennemente che Lourdes e la Bigorre erano «dominio di Maria». Nel 1307, Le
Puy concedeva la sua contea pirenaica al re di Francia (era Filippo il Bello,
quello della soppressione dei Templari), ma anche il nuovo sovrano doveva
riconoscere, secondo il trattato che fu steso, di non essere che «vassallo»,
che «amministratore» di quella Terra Virginis, che era la Bigorre.
A prova di quella sudditanza, il re impegnava se stesso e i suoi successori a
versare al santuario di Le Puy il censo – assai elevato – di 300 lire tornesi
all’anno. Da allora, tutti quelli che si alternarono sul trono di Francia
mantennero l’obbligo dell’omaggio, pagando il diritto di amministrare ciò che
apparteneva alla Madonna stessa. Fu solo la fine sanguinosa della monarchia,
con la decapitazione del re e della regina, la proclamazione della repubblica,
la persecuzione del clero, l’abolizione della diocesi di Le Puy, lo
spogliamento del santuario, il rogo della veneratissima immagine stessa; fu
solo, insomma, il dramma della Grande Révolution che sembrò
porre fine per sempre ai diritti della Vergine su Lourdes e la sua intera
regione, la Bigorre.
Sembrò, diciamo, perché una ripresa, per quanto breve, vi fu con la
Restaurazione. Infatti, nel 1827 Carlo X, successore di Luigi XVIII, ristabilì
la diocesi di Le Puy e ricominciò a versare il tributo dovuto.
E le giovani di Lourdes si recarono al lontano santuario a portarvi
l’omaggio dei sudditi, le erbe e i fiori colti davanti al castello. Ma durò
pochissimo: pare che il 15 di agosto del 1829 sia stata l’ultima volta in cui
l’antica Bigorre si presentò sul monte Anis a riannodare ufficialmente i legami
con Le Puy.
L’anno seguente, un’altra rivoluzione portava sul trono Luigi Filippo, il
«re borghese» del quale abbiamo già parlato e che, in gioventù, aveva
parteggiato per quei giacobini che avevano bruciato la Vergine nera,
trasportandola al rogo sul carretto delle immondizie. Un personaggio che, di
certo, non intendeva rispettare gli obblighi assunti dai sovrani precedenti. Così,
in quel 1830, le autorità cessavano per la prima volta (a parte, ovviamente,
gli anni della tormenta rivoluzionaria) di riconoscere l’autorità mariana su
Lourdes e sulla Bigorre, autorità riconosciuta forse dall’epoca carolingia,
certamente dal 1062, dal diploma di Bernardo I.
Osservava Brejon, uomo di legge, che i diritti di un feudatario su una
terra si estinguevano dopo trent’anni dai mancati adempimenti degli obblighi
«censuari» (il pagamento, cioè, delle rendite) e degli onori dovuti al signore
stesso. I termini della prescrizione, nel nostro caso, iniziavano in quel 1829
in cui per l’ultima volta la Bigorre si era presentata a Le Puy con i suoi
rappresentanti a portare l’omaggio dovuto. Dunque, nel 1859 i diritti di Maria
sulla sua terra di Lourdes sarebbero caduti in prescrizione. Nel 1858, ecco la
«Signora» (questo il nome con cui, significativamente, la chiamava Bernadette)
apparire in una cavità della collina davanti al castello dove per secoli la sua
bandiera aveva diritto di sventolare.
Annotava Brejon (ripreso dal Messori): «Senza dubbio, le prescrizioni della terra sono vane in Cielo e la Vergine Maria non aveva bisogno di difendere dei diritti riconosciutile dagli uomini per essere la più nobile delle Dame e per essere ovunque a casa sua. Certo: la corona di Contessa della Bigorre sulla fronte non le aggiungeva alcuna grandezza. Eppure, è caro ai nostri cuori pensare che la Vergine abbia amato questo legame terrestre che dovette forse alla pietà di Carlo Magno, di certo a quella del principe Bernardo. È all’ultima ora (un anno prima soltanto della prescrizione, che iniziava nel 1859, ma in tempo comunque utile) che Ella stessa è apparsa nella Bigorre per chiedervi, con l’omaggio dei suoi cari e antichi vassalli, quello di tutto il mondo. L’omaggio del mondo? Ebbene, sì: non era questo che avveniva a Le Puy nei secoli cristiani, dove era invocata come “Madre di tutti”?».
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| Antonio Ciseri, Apparizione della Vergine a Lourdes, 1879, Chiesa del Sacro Cuore, Firenze |
giovedì 9 febbraio 2023
La beata Anna Katharina Emmerich
Oltre che di S. Cirillo d'Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa, invitto difensore del dogma (contro l'eresia nestoriana) della divina maternità di Maria e, può dirsi a giusto titolo, primo santo mariano, e della santa martire - sempre di Alessandria - Apollonia, a cui, per la confessione della fede, furono cavati i denti con le tenaglie e che morì arsa sul fuoco, giacché preferì le fiamme piuttosto che rinnegare Cristo, oggi si fa memoria della beata Anna Katharina Emmerick (o Emmerich), grande mistica agostiniana, che, oltre a partecipare ai patimenti del Cristo (ricevette le stigmate!), ebbe modo di vedere - come in un film - la vita del Signore Gesù, di Maria e di alcuni Santi. Famosa è per la profezia dei due Papi (cfr. il libro Saverio Gaeta, La profezia dei due papi. Rivelazioni sulla fine della Chiesa ai tempi di Benedetto e Francesco, Casale Monferrato, ed. Piemme, 2018; Antonio Socci, La profezia della beata Anna Caterina Emmerich sul tempo dei due papi e delle due Chiese. Parla di oggi?, in Blog Lo Straniero, 31.1.2015) e per l'infestazione di un clero tiepido. Nota è anche la riscoperta, grazie alle sue visioni, della casa della Vergine Maria ad Efeso alla fine dell'800 (cfr., tra i tanti, Giulio Carulli, Efeso, a casa di Maria, in Terra Santa.net, 8.7.2016; La casa di Maria a Efeso (Meryem Ana), in Tanogabo.it, 8.9.2021).
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| Gabriel von Max, Anna Katharina Emmerick, 1885 |
mercoledì 8 febbraio 2023
Maria Stuarda. Uccisa in odio al Cattolicesimo
L’8 febbraio 1587 nel castello di Fotheringhay viene martirizzata mediante decapitazione Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda), Regina di Scozia. Dopo varie angustie, ultima la ventennale prigionia, fu condannata al patibolo dall’empia Elisabetta I, sua cugina, che si arrogava illegittimamente prerogative regie: la pia sovrana morì rivestita del rosso dei martiri, spargendo il nobile sangue per rimanere fedele a Gesù Cristo e alla sua Santa Chiesa Cattolica Romana, rifiutando lo scisma anglicano.
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| Daniel Mytens, Ritratto di Mary Stuart, 1625-32 circa, Royal Collection |
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| Scuola inglese, Mary Stuart, XVIII sec., collezione privata |
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| François Clouet, Mary Stuart, 1560, Royal Collection |
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| Benno Gasche, Maria Stuarda, orologio in porcellana ed ottone ispirato all'omonima opera di Gaetano Donizetti del 1835, acquistato dai Borbone nel 1841, Palazzo Reale, Napoli |

Federico Zuccaro, Testa di Mary Stuart dopo l'esecuzione, XVII sec.
Maria Stuarda. Uccisa in odio al Cattolicesimo
di Corrado Gnerre
Nell’esecuzione capitale della regina cattolica Mary Stuart, oltre la facciata politica e le false accuse, si scorge una intenzione chiaramente anti-cattolica: infatti ella era l’unica che professava ancora e indefessamente la fede cattolica in Inghilterra.
Alla Scozia è legato il famoso personaggio di Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda). Figura molto discussa ma che ha subìto una morte (e questo lo si dice poco) che il Magistero della Chiesa ha giudicato un vero martirio per la Fede.
La vita
Maria Stuarda nacque l’8 dicembre del 1542 e morì l’8 febbraio del 1587.
Figlia di Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, fu incoronata nel 1543 ad
appena 9 mesi di età. Vennero pertanto nominati reggenti il cugino, James
Hamilton, e la madre.
In quegli anni Enrico VIII cercava di porre la Scozia sotto il dominio dei
Tudor. Maria di Guisa, pertanto, decise di trasferire Maria in Francia. Le
cronache ne parlano come di una bambina intelligente e dal carattere dolce ed
amabile. Alla piccola regina fu dato in sposo, nel 1558, Francesco di Valois,
primogenito di Enrico II e di Caterina de’ Medici. Dopo appena due anni di
matrimonio, Maria rimase vedova; ed ella, come regina legittima di Scozia, nel
1561 tornò nel suo regno in cui, però, la presenza calvinista si era fatta
significativa.
Nel 1565 Maria sposò un nobile cattolico, l’inglese Henry Darnley, da cui ebbe
un figlio, il futuro Giacomo VI. Ma Maria dovette gradualmente esautorare il
nuovo marito perché questi aveva modi violenti. Ella, di fatto, rimase
nuovamente sola. Il suo carattere dolce la faceva essere lontana da qualsiasi
calcolo politico. Fu così che trovò nel conte protestante, James Bothwell,
colui che la potesse aiutare e difendere. Nel 1567 Darnley fu ucciso. Si disse
ch’era stato Bothwell, ma non si riuscì mai a dimostrarlo né tanto meno si
riuscì a dimostrare che Maria fosse a conoscenza di un complotto contro
Darnley. Maria sposò il conte Bothwell, matrimonio che provocò una reazione da
parte degli aristocratici scozzesi. Fu così che ella fu costretta ad abdicare
in favore del figlio Giacomo VI (che aveva appena un anno) e a rifugiarsi
presso la cugina Elisabetta, regina d’Inghilterra, che l’accolse... ma per
ridurla in prigionia: una prigionia che durò ben diciotto anni. In realtà Maria
faceva paura perché poteva legittimamente pretendere il trono d’Inghilterra, in
quanto Elisabetta era figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, la cui unione
rimaneva illegittima per la Chiesa Cattolica.
Nel 1586 Maria venne coinvolta nella congiura di Babington, ordita per
assassinare Elisabetta. Scoperti, i congiurati vennero immediatamente uccisi.
Maria fu processata il 15 ottobre del 1586 e fu condannata a morte perché
accusata di alto tradimento.
Ella si proclamò innocente, ma era chiaro che si voleva colpire un simbolo:
malgrado il suo comportamento non fosse stato sempre adamantino, Maria non
aveva mai nascosto la sua fede cattolica e la sua fedeltà al Papato e per
questo era la speranza di molti cattolici che in Inghilterra stavano subendo
feroci persecuzioni.
Al dottor Flescher, decano anglicano di Peterborough, che le si avvicinò
per convincerla ad abiurare il Cattolicesimo, Maria rispose fermamente di voler
morire cattolica. Disse di sentirsi come Cristo dinanzi ai farisei, si
abbandonò totalmente alla Volontà di Dio e dichiarò di perdonare i suoi
carnefici. L’8 febbraio del 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, si
presentò con un abito di velluto rosso (il colore della Passione) e,
appoggiando la testa sul cippo, allargò le braccia a forma di croce.
Martire per la Fede
Maria Stuarda uccisa in odio alla Fede cattolica? Leggiamo cosa Pio VI
(1717-1799) ha scritto su Maria Stuarda nella sua Quare Lacrymae del 17 giugno
1793 ai nn. 3, 4 e 5: «Maria Stuarda [...], come narrano molti storici, quante
avversità dovette affrontare da questa sua rivale [Elisabetta] e dai facinorosi
Calvinisti, che le portarono insidie e violenze!
Spesso incarcerata, spesso soggetta agli interrogatori dei giudici, rifiutò
di rispondere, dicendo che una regina deve rendere conto della sua vita solo a
Dio. Vessata continuamente e in tutti i modi, rispose, dimostrò l’infondatezza
dei crimini che le erano stati attribuiti e provò la propria innocenza. Ma non
per questo, tuttavia, i giudici si astennero dal compiere l’ingiustizia già
premeditata e pronunciarono contro di lei la condanna a morte [...]». Poi Pio
VI cita Benedetto XIV e scrive: «Benedetto XIV nel terzo libro sulla
“Beatificazione dei Servi di Dio”, cap. 13, n. 10, ragiona così su questo
evento: “Se si dovesse istituire un processo sul martirio di questa Regina,
processo che finora non è mai stato disposto, risalterebbe subito un’obiezione
evidente contro il suo martirio, desunta dalla sentenza del processo e da tutte
le calunnie che contro di lei hanno farneticato gli eretici [...]. Ma se si
esamina la vera causa della sua morte, che si riassume nell’odio contro la
Religione Cattolica che ella sola, unica superstite, professava in Inghilterra;
se si esamina l’invitta costanza con la quale respinse le proposte di abiurare
la Religione Cattolica; se si osserva la forza ammirevole con cui sostenne la
morte; se si tien conto, come si dovrebbe, che ella protestò prima della
decapitazione, e nell’esecuzione stessa, che era sempre vissuta da cattolica e
che moriva volentieri per la fede cattolica; se non si omettono, come non
devono essere omesse, le evidentissime ragioni dalle quali emerge non solo la
falsità dei crimini attribuiti alla regina Maria dai suoi oppositori, ma anche
l’ingiusta sentenza di morte, fondata su calunnie ispirate dall’odio contro la
Religione Cattolica, perché restassero immutabili i dogmi ereticali nel regno
d’Inghilterra; allora si comprenderà che non manca nessuna condizione
necessaria per affermare che il suo fu un vero martirio”». Pio VI continua:
«Sappiamo da Sant’Agostino che “non è il supplizio che fa il martire, ma la
causa”. Per questa ragione Benedetto XIV si dichiarò propenso a ritenere vero
martirio l’uccisione di Maria Stuarda. Egli si chiese “se per il martirio è
sufficiente dimostrare che il tiranno fu mosso dall’odio contro la Fede di
Cristo, anche se si attribuisce l’occasione della morte ad un’altra causa che
non riguarda la Fede di Cristo o vi appartiene soltanto accidentalmente”.
Risolse il caso affermativamente [...]. Pertanto per dichiarare un vero
martirio è sufficiente che il persecutore, per procurare la morte, sia mosso
dall’odio contro la Fede, anche se l’occasione della morte provenisse da altri
motivi, che, a causa delle circostanze, non appartengono alla fede».
domenica 5 febbraio 2023
Soppressione dell'Alleluia
Il calendario sta per commemorare i dolori di Cristo e
le gioie della Risurrezione. Nove settimane ci separano da queste grandi
solennità. È tempo che il cristiano disponga la sua anima alla nuova visita del
Signore, che sarà più santa e decisiva di quella che si degna di farci con la
sua Natività.
Intanto la santa Chiesa sente il bisogno di scuoterci
dal nostro assopimento e vuole dare ai nostri cuori un potente impulso alle
cose celesti. Perciò sopprime l'Alleluia, il canto celeste che ci associava ai
cori degli Angeli. Siamo degli uomini fragili, peccatori sempre rivolti alla
terra: come abbiamo potuto con la nostra bocca pronunciare quella parola di
cielo? Fu l'Emmanuele, il divino conciliatore fra Dio e gli uomini, che ce la
portò da lassù fra le gioie della sua nascita; e noi osammo ripeterla. La
ripeteremo ancora con rinnovato entusiasmo fra le allegrezze della sua
Risurrezione; ma per cantarla degnamente dobbiamo aspirare al soggiorno donde
essa discese la prima volta. Alleluia non è una parola vuota di significato, o
una profana melodia: è il ricordo della patria nell'esilio e lo slancio verso
il ritorno.
Significato della parola Alleluia.
La parola significa Lodate Iddio. Ma il suo accento è tale, che la Chiesa, per
non potersi sottrarre al compito di lodare il Signore per ben nove settimane,
la sostituirà con un'altra espressione: Laus tibi Domine, Rex aeternae gloriae!
Lode a Te, Re dell'eterna gloria! Ma questa è una lode che nasce dalla terra,
mentre l'altra discese dal cielo.
"La parola Alleluia, dice il pio Ruperto, è una
goccia di quella gioia suprema di cui trasalì la Gerusalemme celeste. I
Patriarchi e i Profeti la custodirono in fondo al cuore, finché non la emise lo
Spirito Santo con maggiore pienezza sulle labbra degli Apostoli. Significa
l'eterno festino degli Angeli e delle anime beate che lodano Dio, contemplano
senza fine la sua faccia e cantano senza mai stancarsi le sempre nuove infinite
meraviglie. La nostra limitatezza di viatori non arriva a gustare tale festino;
solo possiamo partecipare alle gioie dell'attesa e sentirne la fame e la sete.
Forse per questo la misteriosa parola Alleluia non fu mai tradotta
dall'originale ebraico, quasi a significare, nell'insufficienza di riprodurla,
ch'è un'allegrezza molto estranea alla nostra vita presente" (Des divins
offices L. I, c. 35).
Austerità della Settuagesima.
Durante i giorni che dobbiamo sentire l'asprezza dell'esilio, se non vogliamo
essere abbandonati come disertori in seno a Babilonia, è necessario essere
premuniti contro gli allettamenti del pericoloso soggiorno nella terra della
cattività. Ecco perché la Chiesa, preoccupata delle illusioni e pericoli che
corriamo, ci viene incontro con un provvedimento così solenne. Togliendoci il
grido della gioia, ci esorta a purificare le nostre labbra; se vogliamo un
giorno tornare a ripetere la parola degli Angeli e dei Santi, dobbiamo
purificare col pentimento i nostri cuori, contaminati dal peccato e
dall'affetto ai beni terreni. Quindi svolge sotto ai nostri occhi il triste
spettacolo della caduta originale, da cui scaturirono tutte le disgrazie, e ci
fa rilevare la necessità d'una redenzione. Piange per noi e vuole che anche noi
piangiamo insieme a lei.
Accettiamo dunque la legge che ci viene imposta.
Sospese per breve tempo le sante gioie, comprendiamo ch'è ora di smetterla con
le frivolezze del mondo. Soprattutto liberiamoci dal peccato, che ha regnato
tanto tempo in noi. Cristo s'avvicina con la sua Croce e viene a riparare ogni
nostro danno col frutto sovrabbondante del suo Sacrificio. Non permetteremo,
no, che il suo sangue, a guisa di rugiada mattutina che piove sulla calda
sabbia del deserto, cada invano sulle nostre anime. Confessiamo umilmente la
nostra condizione di peccatori, e come il pubblicano del Vangelo che non osava
alzar lo sguardo, riconosciamo che è giusto, almeno per poche settimane, non
accennare a quei canti che furono troppo familiari alla nostra lingua di
peccato, né presumere eccessivamente di quella fiducia che molte volte
distrusse in noi il santo timor di Dio.
Purtroppo, la negligenza delle norme liturgiche è
l'indice manifesto dell'affievolimento nella fede, in una cristianità. Eppure
ce n'è tanta intorno a noi, che anche molti dei cristiani abituati a
frequentare la chiesa ed i Sacramenti, si accorgono ben poco e con molta
indifferenza della sospensione dell'Alleluia. A stento parecchi di loro vi
prestano una leggera attenzione, imbevuti come sono d'una pietà affatto
privata, e forse estranea al pensiero della Chiesa. Se cadranno queste righe
sotto ai loro occhi, ci auguriamo che servano a farli riflettere sulla sovrana
autorità e saggezza della Chiesa, Madre comune, la quale effettivamente
considera la sospensione dell'Alleluia come uno dei fatti più gravi e solenni
dell'Anno Liturgico.
A tale proposito presentiamo due belle Antifone, che
pare siano di origine romana, e che noi attingiamo nell'antifonario di san
Cornelio di Compiègne, pubblicato da Dom Dionigi di S. Marta:
Ant. - Il buon Angelo del Signore t'accompagni, Alleluia.
E ti faccia fare un prospero viaggio, affinché
ritorni con noi nella gioia, Alleluia, Alleluia.
Ant. - Alleluia. Resta con noi anche oggi; domani partirai, Alleluia.
Quando si farà giorno ti metterai in cammino,
Alleluia, Alleluia, Alleluia.
Le Chiese di Francia, nel XIII secolo e oltre, ai Vespri del sabato di
Settuagesima cantavano quest'Inno commovente, conservato in un manoscritto del
X secolo:
INNO
Alleluia è un canto di dolcezza, una voce d'eterna gioia.
Alleluia è il canto melodioso che i celesti cori non cessano di far risuonare nella casa di Dio.
Alleluia! celeste Gerusalemme, madre beata, patria alla quale abbiamo diritto di cittadinanza.
Alleluia! è il grido dei tuoi abitatori fortunati; ma noi esiliati sulle rive dei fiumi di Babilonia, non abbiamo altro che lacrime.
Alleluia! non siamo sempre degni di cantarlo. Alleluia! i nostri peccati ci obbligano a sospenderlo, perché è l'ora di piangere le nostre colpe.
Accogliete dunque, o Beata Trinità, questo canto per il quale vi supplichiamo di farci assistere un giorno alla Pasqua celeste, dove a gloria vostra, in seno alla felicità, canteremo l'eterno Alleluia. Amen.
Nell'attuale Liturgia l'addio all'Alleluia che fa la Chiesa è più semplice, e consiste nel farci ripetere quattro volte la misteriosa parola alla fine dei Vespri del Sabato:
Benediciamo il Signore, Alleluia, Alleluia.
Rendiamo grazie a Dio, Alleluia, Alleluia.
D'ora in poi, a partire dalla seguente Compieta, non sarà più udito quel canto celeste fino a quando esploderà sulla terra il grido della Risurrezione.
Fonte: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 424-426.
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| I monaci di Norcia seppelliscono l'Alleluia prima della Settuagesima del 2023. Fonte Facebook |
Il Tempo di Settuagesima
domenica 22 gennaio 2023
Pio transito (22 gennaio 1922) del Pontefice Benedetto XV Della Chiesa
venerdì 6 gennaio 2023
PVBLICATIO FESTORVM A.D. 2023
Novéritis, fratres caríssimi, quod annuénte Dei misericórdia, sicut de Nativitáte Dómini Nostri Jesu Christi gravísi sumus, ita et de Resurrectióne ejúsdem Salvatóris nostri gáudium vobis annuntiámus.
Die quinta Februárii
erit Domínica in Septuagésima.
Vigésima secúnda ejúsdem dies Cínerum, et inítium jejúnii sacratíssimæ Quadragésimæ.
Nona Aprílis sanctum Pascha Dómini nostri Jesu Christi cum gáudio celebríbitis.
Décima octáva Máii erit Ascénsio Dómini nostri Jesu Christi.
Vigésima octáva ejúsdem Festum Pentecóstes.
Octáva Júnii Festum sacratíssimi Córporis Christi.
Tértia Décembris Domínica prima Advéntus Dómini nostri Jesu Christi, cui est honor et glória, in sæcula sæculórum. Amen.
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| Rito ambrosiano |
Fonte: blog Schola Sainte Cécile, 6 jan. 2023



































