Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 8 febbraio 2025

438° anniversario del martirio della regina di Scozia Mary Stuart

L'8 febbraio 1587 lasciava questa Valle di lacrime la regina Mary Stuart, affrontando un doloroso martirio per ordine dell'empia cugina, la regina Elisabetta I. 

A lei il nostro ricordo, la nostra preghiera e devoto omaggio.


Autore anonimo, Mary Stuart, regina di Scozia, XVII sec., Blairs College, Aberdeenshire

Scuola inglese, Esecuzione di Mary Stuart, XIX sec.




mercoledì 8 febbraio 2023

Maria Stuarda. Uccisa in odio al Cattolicesimo

L’8 febbraio 1587 nel castello di Fotheringhay viene martirizzata mediante decapitazione Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda), Regina di Scozia. Dopo varie angustie, ultima la ventennale prigionia, fu condannata al patibolo dall’empia Elisabetta I, sua cugina, che si arrogava illegittimamente prerogative regie: la pia sovrana morì rivestita del rosso dei martiri, spargendo il nobile sangue per rimanere fedele a Gesù Cristo e alla sua Santa Chiesa Cattolica Romana, rifiutando lo scisma anglicano.

Daniel Mytens, Ritratto di Mary Stuart, 1625-32 circa, Royal Collection

Scuola inglese, Mary Stuart, XVIII sec., collezione privata

François Clouet, Mary Stuart, 1560, Royal Collection




Benno Gasche, Maria Stuarda, orologio in porcellana ed ottone ispirato all'omonima opera di Gaetano Donizetti del 1835, acquistato dai Borbone nel 1841, Palazzo Reale, Napoli   

Federico Zuccaro, Testa di Mary Stuart dopo l'esecuzione, XVII sec.

Maria Stuarda. Uccisa in odio al Cattolicesimo

di Corrado Gnerre

Nell’esecuzione capitale della regina cattolica Mary Stuart, oltre la facciata politica e le false accuse, si scorge una intenzione chiaramente anti-cattolica: infatti ella era l’unica che professava ancora e indefessamente la fede cattolica in Inghilterra.

Alla Scozia è legato il famoso personaggio di Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda). Figura molto discussa ma che ha subìto una morte (e questo lo si dice poco) che il Magistero della Chiesa ha giudicato un vero martirio per la Fede.

La vita

Maria Stuarda nacque l’8 dicembre del 1542 e morì l’8 febbraio del 1587. Figlia di Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, fu incoronata nel 1543 ad appena 9 mesi di età. Vennero pertanto nominati reggenti il cugino, James Hamilton, e la madre.

In quegli anni Enrico VIII cercava di porre la Scozia sotto il dominio dei Tudor. Maria di Guisa, pertanto, decise di trasferire Maria in Francia. Le cronache ne parlano come di una bambina intelligente e dal carattere dolce ed amabile. Alla piccola regina fu dato in sposo, nel 1558, Francesco di Valois, primogenito di Enrico II e di Caterina de’ Medici. Dopo appena due anni di matrimonio, Maria rimase vedova; ed ella, come regina legittima di Scozia, nel 1561 tornò nel suo regno in cui, però, la presenza calvinista si era fatta significativa.
Nel 1565 Maria sposò un nobile cattolico, l’inglese Henry Darnley, da cui ebbe un figlio, il futuro Giacomo VI. Ma Maria dovette gradualmente esautorare il nuovo marito perché questi aveva modi violenti. Ella, di fatto, rimase nuovamente sola. Il suo carattere dolce la faceva essere lontana da qualsiasi calcolo politico. Fu così che trovò nel conte protestante, James Bothwell, colui che la potesse aiutare e difendere. Nel 1567 Darnley fu ucciso. Si disse ch’era stato Bothwell, ma non si riuscì mai a dimostrarlo né tanto meno si riuscì a dimostrare che Maria fosse a conoscenza di un complotto contro Darnley. Maria sposò il conte Bothwell, matrimonio che provocò una reazione da parte degli aristocratici scozzesi. Fu così che ella fu costretta ad abdicare in favore del figlio Giacomo VI (che aveva appena un anno) e a rifugiarsi presso la cugina Elisabetta, regina d’Inghilterra, che l’accolse... ma per ridurla in prigionia: una prigionia che durò ben diciotto anni. In realtà Maria faceva paura perché poteva legittimamente pretendere il trono d’Inghilterra, in quanto Elisabetta era figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, la cui unione rimaneva illegittima per la Chiesa Cattolica.

Nel 1586 Maria venne coinvolta nella congiura di Babington, ordita per assassinare Elisabetta. Scoperti, i congiurati vennero immediatamente uccisi. Maria fu processata il 15 ottobre del 1586 e fu condannata a morte perché accusata di alto tradimento.

Ella si proclamò innocente, ma era chiaro che si voleva colpire un simbolo: malgrado il suo comportamento non fosse stato sempre adamantino, Maria non aveva mai nascosto la sua fede cattolica e la sua fedeltà al Papato e per questo era la speranza di molti cattolici che in Inghilterra stavano subendo feroci persecuzioni.

Al dottor Flescher, decano anglicano di Peterborough, che le si avvicinò per convincerla ad abiurare il Cattolicesimo, Maria rispose fermamente di voler morire cattolica. Disse di sentirsi come Cristo dinanzi ai farisei, si abbandonò totalmente alla Volontà di Dio e dichiarò di perdonare i suoi carnefici. L’8 febbraio del 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, si presentò con un abito di velluto rosso (il colore della Passione) e, appoggiando la testa sul cippo, allargò le braccia a forma di croce.

Martire per la Fede

Maria Stuarda uccisa in odio alla Fede cattolica? Leggiamo cosa Pio VI (1717-1799) ha scritto su Maria Stuarda nella sua Quare Lacrymae del 17 giugno 1793 ai nn. 3, 4 e 5: «Maria Stuarda [...], come narrano molti storici, quante avversità dovette affrontare da questa sua rivale [Elisabetta] e dai facinorosi Calvinisti, che le portarono insidie e violenze!

Spesso incarcerata, spesso soggetta agli interrogatori dei giudici, rifiutò di rispondere, dicendo che una regina deve rendere conto della sua vita solo a Dio. Vessata continuamente e in tutti i modi, rispose, dimostrò l’infondatezza dei crimini che le erano stati attribuiti e provò la propria innocenza. Ma non per questo, tuttavia, i giudici si astennero dal compiere l’ingiustizia già premeditata e pronunciarono contro di lei la condanna a morte [...]». Poi Pio VI cita Benedetto XIV e scrive: «Benedetto XIV nel terzo libro sulla “Beatificazione dei Servi di Dio”, cap. 13, n. 10, ragiona così su questo evento: “Se si dovesse istituire un processo sul martirio di questa Regina, processo che finora non è mai stato disposto, risalterebbe subito un’obiezione evidente contro il suo martirio, desunta dalla sentenza del processo e da tutte le calunnie che contro di lei hanno farneticato gli eretici [...]. Ma se si esamina la vera causa della sua morte, che si riassume nell’odio contro la Religione Cattolica che ella sola, unica superstite, professava in Inghilterra; se si esamina l’invitta costanza con la quale respinse le proposte di abiurare la Religione Cattolica; se si osserva la forza ammirevole con cui sostenne la morte; se si tien conto, come si dovrebbe, che ella protestò prima della decapitazione, e nell’esecuzione stessa, che era sempre vissuta da cattolica e che moriva volentieri per la fede cattolica; se non si omettono, come non devono essere omesse, le evidentissime ragioni dalle quali emerge non solo la falsità dei crimini attribuiti alla regina Maria dai suoi oppositori, ma anche l’ingiusta sentenza di morte, fondata su calunnie ispirate dall’odio contro la Religione Cattolica, perché restassero immutabili i dogmi ereticali nel regno d’Inghilterra; allora si comprenderà che non manca nessuna condizione necessaria per affermare che il suo fu un vero martirio”». Pio VI continua: «Sappiamo da Sant’Agostino che “non è il supplizio che fa il martire, ma la causa”. Per questa ragione Benedetto XIV si dichiarò propenso a ritenere vero martirio l’uccisione di Maria Stuarda. Egli si chiese “se per il martirio è sufficiente dimostrare che il tiranno fu mosso dall’odio contro la Fede di Cristo, anche se si attribuisce l’occasione della morte ad un’altra causa che non riguarda la Fede di Cristo o vi appartiene soltanto accidentalmente”. Risolse il caso affermativamente [...]. Pertanto per dichiarare un vero martirio è sufficiente che il persecutore, per procurare la morte, sia mosso dall’odio contro la Fede, anche se l’occasione della morte provenisse da altri motivi, che, a causa delle circostanze, non appartengono alla fede».

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, fasc. 11, 16.3.2014

sabato 8 febbraio 2020

8 febbraio 1587 - Martirio di Maria Stuart, Regina Cattolica

Ricorre oggi l’anniversario della barbara esecuzione, perpetrata per mano della terribile cugina Elisabetta, figlia dell’orrendo Re Enrico VIII d’Inghilterra, della Regina Maria Stuart.
Donna di profondissima fede cattolica, fedelissima al Papa, s’impegnò immensamente per restaurare la vera Fede e la Chiesa Cattolica nell’Inghilterra dilaniata dall’atto scismatico di Enrico.
La sua morte tragica e truce fu il massimo sigillo al martirio di migliaia di uomini e donne, di tutte le condizioni sociali, clero e laici che mai vollero rinnegare la vera ed unica Fede nell’unica Vera Chiesa.
Quando vediamo un Papa benedire (o farsi benedire) assieme ai finti vescovi della cosiddetta Comunione Anglicana, chiediamo per lui perdono a tutti questi martiri che stanno nella gloria di Dio!
Di seguito la cronaca di quel tragico giorno:
"L’8 febbraio 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, presso il castello di Fotheringhay, Mary Stuart, italianizzato come Maria Stuarda, riferiscono le fonti, entrò nel salone, in cui doveva svolgersi la sua esecuzione, con aria tranquilla, indossando un abito scuro e un lungo velo bianco, simile a quello di una sposa. Quando il boia le presentò le sue scuse, ella gli disse: «Vi perdono con tutto il mio cuore, perché spero che ora porrete fine a tutte le mie angustie». Sul patibolo le sue dame, Elizabeth Curle e Jane Kennedy, l’aiutarono a spogliarsi, rivelando un sottabito rosso cremisi, il colore della passione dei martiri cattolici, appositamente scelto dalla regina, che davanti ai protestanti inglesi voleva morire da martire cattolica. Una volta bendata e posizionata la testa sul ceppo pronunciò le parole: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum», cioè «Signore, nelle tue mani affido il mio spirito».
Il martirio della regina, stando ai testimoni, fu particolarmente brutale: il primo colpo di mannaia fracassò parzialmente la nuca, gli astanti dissero che in quel momento Maria aveva sussurrato le parole: «Dolce Gesù». Il secondo colpo recise completamente il collo, fatta eccezione per un tendine, che fu infine tagliato usando la scure come una sega (cfr. Antonia Fraser, Maria Stuart. La tragedia di una regina, Mondadori, Milano 1998, p. 591). Quando gli esecutori si avvicinarono al corpo senza vita per prendere gli ultimi ornamenti rimasti, prima che venisse imbalsamato, la gonna di Maria iniziò a muoversi e dal di sotto uscì il piccolo cane della regina, che ella era riuscita a nascondere sotto le lunghe vesti. Per quanto si cercasse di allontanarlo, il cagnolino continuava a rimanere vicino al corpo (Stefan Zweig, Maria Stuarda. La rivale di Elisabetta I d’Inghilterra, Bompiani, Milano 2013, p. 366). Le dame della regina, alla fine, riuscirono a farlo desistere e lo lavarono più volte per far andare via il sangue ma, una settimana più tardi, essendosi rifiutato di mangiare, morì d’inedia (Fraser, op. cit., p. 592). Il boia sollevò la testa della regina per mostrarla ai presenti e in quel momento la folla fu sconvolta da un’inaspettata visione: i riccioli castani di Maria si staccarono e la testa rotolò a terra; nessuno avrebbe immaginato che la regina di Scozia indossasse una parrucca. A causa delle sofferenze patite in prigionia, in effetti, Maria era precocemente entrata in menopausa e i suoi capelli si erano incanutiti e diradati; per ovviare a ciò, aveva preso l’abitudine di indossare una parrucca del suo colore naturale (ibidem, p. 591; Zweig, op. loc. cit.). La richiesta di Maria di essere sepolta in Francia venne rifiutata da Elisabetta. Il suo corpo venne imbalsamato e lasciato insepolto in una bara di piombo fino alla sua sepoltura, avvenuta nella Cattedrale di Peterborough alla fine del luglio del 1587. Le sue interiora, rimosse come parte del processo di imbalsamazione, furono sepolte in segreto nel castello di Fotheringhay. Il suo corpo fu riesumato nel 1612 quando suo figlio, il re Giacomo I d’Inghilterra, ordinò che venisse sepolta nell’Abbazia di Westminster, in una cappella di fronte alla tomba di Elisabetta I.
La regina di Scozia, regina consacrata da Dio, moriva all’età di quarantaquattro anni. Il suo dramma ispirerà, nella musica, Donizetti e Mercadante; nella letteratura l’Alfieri e Schiller.
La regina martire poteva vantare inoltre una corrispondenza ed amicizia con San Carlo Borromeo e godeva dell’appoggio di San Pio V.
Elisabetta, sua cugina, morirà nubile, non ebbe figli ed il figlio di Maria, Giacomo Stuart di religione protestante (e che aveva tradito per il trono la fede cattolica della madre), divenne re d’Inghilterra, designato da Elisabetta sul letto di morte.
Dell’empia Elisabetta, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Dottore della Chiesa, ne parla nel suo libro “Apparecchio alla morte”. Di lei scrive che questa, in maniera stolta, arrivò a dire: «Dio, dammi quarant’anni di regno e io rinuncio al paradiso!». Quella «misera», come la chiama il Santo Dottore, ebbe effettivamente un regno di quarant’anni (per l’esattezza 45 anni), ma dopo la morte fu vista di notte sulle sponde del Tamigi, mentre, circondata da fiamme, gridava: «Quarant’anni di regno e un’eternità di dolore!...» (Apparecchio alla morteConsiderazione XXVIII - Rimorsi del dannato, punto III, ora in Opere Ascetiche, Vol. IX, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1965, pp. 274-275).
San Luigi Guanella scriveva: «Nella terra inglese una regina Elisabetta con otto mariti e che poneva a morte chi diceva i figli naturali non esser legittimi eredi del trono, questa si faceva chiamare regina vergine e voleva che alla sua presenza i cortigiani stessero genuflessi. In Iscozia era la cugina Maria Stuarda, santissima donna che, lasciata con immenso cordoglio la Francia, veniva per ricevere la corona di Scozia, ben prevedendo che questa le avrebbe circondato le tempie come una corona di spine. Fu vero perché Elisabetta, la regina vergine di otto mariti, fu altresì agnello mite come una tigre sanguinaria. Il suo diletto era spogliar chiese e abbat[t]er monasteri, non solo, ma tagliar teste di duchi, di principi, di vescovi, di sacerdoti, che si opponevano alle sue scelleratezze. Sancì la pena di morte contro qualsiasi sacerdote o religioso che venisse da fuori; la pena di morte fissò contro un candidato che si fosse osato ordinarlo sacerdote. Allora il coraggioso Allen Guglielmo istituiva seminari allo esterno dello Stato. Filippo II, che avrebbe voluto discendere a punire la sanguinaria, perdette l’armata detta Invincibile, la flotta di mare più poderosa che s’aveva. Intanto Elisabetta ordinava segretamente società perché e nella Inghilterra e nella Scozia chiedessero la morte di Maria Stuarda. Ordì tal trama per cui fosse giudicata rea della morte del proprio marito. Era il giorno 8 febbraio 1587. Le campane da 24 ore suonavano a festa in Inghilterra e nella Scozia. Ad ore otto di quel mattino Maria Stuarda con cuore di una vera martire del Signore sclamò: “Muoio innocente! Perdono a tutti! Godo in spargere il sangue per la fede!” In questo istante la vittima offerta fu sacrificata. Elisabetta in udire finse [di] desolarsene e per coprire la sua ignominia, fece impiccare i principali che avevano cooperato alla morte di lei. Infame Elisabetta! Avevala tenuta in prigione 19 anni e Maria Stuarda, giammai sospettando che Elisabetta fosse una lupa, veniva a lei come agnello a lambirle le mani» (Da Adamo a Pio IX. Quadro delle lotte e dei trionfi della Chiesa Universale distribuito in cento conferenze e dedicato al clero e al popolo, vol. III, cap. LXXXIX, Virtù della Chiesa di Gesù Cristo, Centro Studi Guanelliani, Nuove Frontiere Editrice, Roma 1999, pp. 794-795)


Francesco Hayez, Maria Stuart protesta la sua innocenza alla lettura della sua condanna a morte, 1832, usée des beaux-arts, Lione

Francesco Hayez, Maria Stuarda sale al patibolo, 1827, Collezione Banca Cesare Ponti, Milano


Jean-Baptiste Vermay, Lettura della sentenza di morte di Maria Stuarda, 1809, collezione Arenenberg

Philippe-Jacques van Bree, Maria Stuart nel momento in cui la vengono a cercare per andare all'esecuzione, 1819, Musée du Louvre, Parigi

Laslett John Pott, Maria Stuarda si avvia al patibolo, 1871, Castle Art Museum, Nottingham