Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 15 febbraio 2025

Inizio del periodo penitenziale di Settuagesima

Con la Domenica di Settuagesima si depone il cantico del Signore dell'Alleluja (nonché del Gloria e dell'Ite Missa est), che sarà ripreso durante la solenne Veglia Pasquale.
In alcune realtà tradizionali, questa deposizione si compie anche dal punto di vista non solo liturgico, ma anche reale, con il rito di sepoltura dell'Alleluja. Di questo ne avevamo parlato negli anni passati (v. qui).








Monastere Saint Benoit, Brignoles. Immagini tratte da Facebook

Alla deposizione dell'Alleluja si accompagna l'introduzione del Tratto e del motto Laus tibi, Domine.

TEMPO DI SETTUAGESIMA

Esposizione dogmatica

Dopo l'entusiastica accoglienza riservata a Cristo a causa della "gloria divina che risplende sul suo volto", la Chiesa ci introduce improvvisamente nelle oscure profondità della caduta dell'uomo. Ora torna a leggere, come nel ciclo del Natale, l'Antico Testamento, per mostrarci tutte le grandi figure che hanno preannunciato l'opera redentrice di Cristo e la cui storia, che prefigura quella di Gesù, è particolarmente adatta a prepararci alla grande festa di Pasqua, in cui celebriamo il suo trionfo.

"Interrogate le Scritture", diceva il nostro Signore, "e vedrete come parlano di Me". Lex grávida Christo, l’Antica Legge è impregnata della preoccupazione per il Messia, perché tutto nel popolo di Dio lo precedeva e lo annunciava. Così, l'Antico Testamento è come un Vangelo anticipato, che illumina con straordinaria chiarezza la storia del Salvatore. Per questo motivo, la Chiesa ama stabilire un continuo parallelismo tra le prime e le ultime pagine della Bibbia. Questo parallelo si estende lungo tutto il periodo di Settuagesima e persino nella Quaresima, e lo ritroviamo chiaramente anche nel Tempo di Pentecoste.

Il quadro seguente, spiegato in dettaglio nelle domeniche successive, ci permetterà di comprendere pienamente quanto detto e ci indicherà come studiare la Settuagesima e la Quaresima per coglierne tutto il significato.

Gesù ripara gli errori commessi da Adamo. Egli è per la Chiesa il vero Noè, cioè il fondatore di un nuovo popolo; è a maggior ragione, rispetto allo stesso Abramo, "il capo del popolo eletto di Dio". È superiore anche a Giacobbe, "il protetto e il benedetto di Dio", migliore di Giuseppe, che rese il bene per il male, e più grande di Mosè, che liberò il suo popolo dalla schiavitù del peccato e lo nutrì con il vero Pane disceso dal cielo. Fondere insieme le storie del popolo di Dio, di Gesù e della Chiesa significa entrare nella mentalità che ha guidato la composizione del Messale Romano, il cui scopo è far partecipare la Chiesa al mistero pasquale, un mistero già annunciato da Israele e poi pienamente realizzato da Gesù Cristo.

Durante il tempo di Settuagesima, la Chiesa si sofferma in particolare sulla considerazione di tre figure che abbiamo appena menzionato. Vediamo la caduta di Adamo (peccato originale) e le tragiche conseguenze della sua colpa (Domenica di Settuagesima). Vediamo anche fino a che punto è giunta la malvagità degli uomini (peccati attuali) e come sia stata punita con un diluvio d'acqua (Domenica di Sessagesima). Infine, contempliamo il sacrificio di Abramo e quello di Melchisedek (Domenica di Quinquagesima), prefigurazione del sacrificio che Dio ha richiesto al proprio Figlio per espiare, con esso, i peccati di tutto il genere umano.

L'affermazione del dogma del peccato originale e il quadro delle sue funeste conseguenze fanno risaltare in Gesù il suo glorioso titolo di Salvatore.

Il Vangelo degli operai della vigna ci ricorda che la Redenzione abbraccia tutti i tempi (Domenica di Settuagesima); il Vangelo del Seminatore, che essa raggiunge tutte le anime (Domenica di Sessagesima); e la guarigione del cieco di Gerico, che segue l'annuncio della Passione, ci mostra i benefici effetti che produce in noi (Domenica di Quinquagesima).

A loro volta, le Epistole di San Paolo, lette in queste tre Domeniche, ci ricordano che la Chiesa deve compiere in questo tempo l'opera del Salvatore, entrando con generosità nell'ascesi purificatrice della penitenza.

Dal profilo Facebook Una Voce di Puebla

domenica 5 febbraio 2023

Soppressione dell'Alleluia

Il calendario sta per commemorare i dolori di Cristo e le gioie della Risurrezione. Nove settimane ci separano da queste grandi solennità. È tempo che il cristiano disponga la sua anima alla nuova visita del Signore, che sarà più santa e decisiva di quella che si degna di farci con la sua Natività.

Intanto la santa Chiesa sente il bisogno di scuoterci dal nostro assopimento e vuole dare ai nostri cuori un potente impulso alle cose celesti. Perciò sopprime l'Alleluia, il canto celeste che ci associava ai cori degli Angeli. Siamo degli uomini fragili, peccatori sempre rivolti alla terra: come abbiamo potuto con la nostra bocca pronunciare quella parola di cielo? Fu l'Emmanuele, il divino conciliatore fra Dio e gli uomini, che ce la portò da lassù fra le gioie della sua nascita; e noi osammo ripeterla. La ripeteremo ancora con rinnovato entusiasmo fra le allegrezze della sua Risurrezione; ma per cantarla degnamente dobbiamo aspirare al soggiorno donde essa discese la prima volta. Alleluia non è una parola vuota di significato, o una profana melodia: è il ricordo della patria nell'esilio e lo slancio verso il ritorno.


Significato della parola Alleluia.


La parola significa Lodate Iddio. Ma il suo accento è tale, che la Chiesa, per non potersi sottrarre al compito di lodare il Signore per ben nove settimane, la sostituirà con un'altra espressione: Laus tibi Domine, Rex aeternae gloriae! Lode a Te, Re dell'eterna gloria! Ma questa è una lode che nasce dalla terra, mentre l'altra discese dal cielo.

"La parola Alleluia, dice il pio Ruperto, è una goccia di quella gioia suprema di cui trasalì la Gerusalemme celeste. I Patriarchi e i Profeti la custodirono in fondo al cuore, finché non la emise lo Spirito Santo con maggiore pienezza sulle labbra degli Apostoli. Significa l'eterno festino degli Angeli e delle anime beate che lodano Dio, contemplano senza fine la sua faccia e cantano senza mai stancarsi le sempre nuove infinite meraviglie. La nostra limitatezza di viatori non arriva a gustare tale festino; solo possiamo partecipare alle gioie dell'attesa e sentirne la fame e la sete. Forse per questo la misteriosa parola Alleluia non fu mai tradotta dall'originale ebraico, quasi a significare, nell'insufficienza di riprodurla, ch'è un'allegrezza molto estranea alla nostra vita presente" (Des divins offices L. I, c. 35).


Austerità della Settuagesima.


Durante i giorni che dobbiamo sentire l'asprezza dell'esilio, se non vogliamo essere abbandonati come disertori in seno a Babilonia, è necessario essere premuniti contro gli allettamenti del pericoloso soggiorno nella terra della cattività. Ecco perché la Chiesa, preoccupata delle illusioni e pericoli che corriamo, ci viene incontro con un provvedimento così solenne. Togliendoci il grido della gioia, ci esorta a purificare le nostre labbra; se vogliamo un giorno tornare a ripetere la parola degli Angeli e dei Santi, dobbiamo purificare col pentimento i nostri cuori, contaminati dal peccato e dall'affetto ai beni terreni. Quindi svolge sotto ai nostri occhi il triste spettacolo della caduta originale, da cui scaturirono tutte le disgrazie, e ci fa rilevare la necessità d'una redenzione. Piange per noi e vuole che anche noi piangiamo insieme a lei.

Accettiamo dunque la legge che ci viene imposta. Sospese per breve tempo le sante gioie, comprendiamo ch'è ora di smetterla con le frivolezze del mondo. Soprattutto liberiamoci dal peccato, che ha regnato tanto tempo in noi. Cristo s'avvicina con la sua Croce e viene a riparare ogni nostro danno col frutto sovrabbondante del suo Sacrificio. Non permetteremo, no, che il suo sangue, a guisa di rugiada mattutina che piove sulla calda sabbia del deserto, cada invano sulle nostre anime. Confessiamo umilmente la nostra condizione di peccatori, e come il pubblicano del Vangelo che non osava alzar lo sguardo, riconosciamo che è giusto, almeno per poche settimane, non accennare a quei canti che furono troppo familiari alla nostra lingua di peccato, né presumere eccessivamente di quella fiducia che molte volte distrusse in noi il santo timor di Dio.

Purtroppo, la negligenza delle norme liturgiche è l'indice manifesto dell'affievolimento nella fede, in una cristianità. Eppure ce n'è tanta intorno a noi, che anche molti dei cristiani abituati a frequentare la chiesa ed i Sacramenti, si accorgono ben poco e con molta indifferenza della sospensione dell'Alleluia. A stento parecchi di loro vi prestano una leggera attenzione, imbevuti come sono d'una pietà affatto privata, e forse estranea al pensiero della Chiesa. Se cadranno queste righe sotto ai loro occhi, ci auguriamo che servano a farli riflettere sulla sovrana autorità e saggezza della Chiesa, Madre comune, la quale effettivamente considera la sospensione dell'Alleluia come uno dei fatti più gravi e solenni dell'Anno Liturgico.

A tale proposito presentiamo due belle Antifone, che pare siano di origine romana, e che noi attingiamo nell'antifonario di san Cornelio di Compiègne, pubblicato da Dom Dionigi di S. Marta:


Ant.
- Il buon Angelo del Signore t'accompagni, Alleluia.

E ti faccia fare un prospero viaggio, affinché ritorni con noi nella gioia, Alleluia, Alleluia.


Ant.
- Alleluia. Resta con noi anche oggi; domani partirai, Alleluia.

Quando si farà giorno ti metterai in cammino, Alleluia, Alleluia, Alleluia.


Le Chiese di Francia, nel XIII secolo e oltre, ai Vespri del sabato di Settuagesima cantavano quest'Inno commovente, conservato in un manoscritto del X secolo:

INNO

Alleluia è un canto di dolcezza, una voce d'eterna gioia.

Alleluia è il canto melodioso che i celesti cori non cessano di far risuonare nella casa di Dio.

Alleluia! celeste Gerusalemme, madre beata, patria alla quale abbiamo diritto di cittadinanza.

Alleluia! è il grido dei tuoi abitatori fortunati; ma noi esiliati sulle rive dei fiumi di Babilonia, non abbiamo altro che lacrime.

Alleluia! non siamo sempre degni di cantarlo. Alleluia! i nostri peccati ci obbligano a sospenderlo, perché è l'ora di piangere le nostre colpe.

Accogliete dunque, o Beata Trinità, questo canto per il quale vi supplichiamo di farci assistere un giorno alla Pasqua celeste, dove a gloria vostra, in seno alla felicità, canteremo l'eterno Alleluia. Amen.

Nell'attuale Liturgia l'addio all'Alleluia che fa la Chiesa è più semplice, e consiste nel farci ripetere quattro volte la misteriosa parola alla fine dei Vespri del Sabato:

Benediciamo il Signore, Alleluia, Alleluia.

Rendiamo grazie a Dio, Alleluia, Alleluia.

D'ora in poi, a partire dalla seguente Compieta, non sarà più udito quel canto celeste fino a quando esploderà sulla terra il grido della Risurrezione.

Fonte: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 424-426.



I monaci di Norcia seppelliscono l'Alleluia prima della Settuagesima del 2023.
Fonte Facebook

Il Tempo di Settuagesima

Le tre domeniche precedenti la Quaresima sono la Settuagesima, la Sessagesima e la Quinquagesima e formano il tempo liturgico di tre settimane della Settuagesima. È come un prolungamento o preparazione della Quaresima, poiché ne assume quasi tutti i caratteri: il colore viola dei paramenti, la soppressione del Gloria, dell'Ite Missa est e dell'Alleluja e l'introduzione del Tratto e del motto Laus tibi, Domine. La Chiesa Romana, adottando questo tempo, che veniva dall'oriente, non impose mai l'obbligo del digiuno. La Settuagesima con le sue 7 settimane starebbe a significare i 70 anni di schiavitù che precedettero la liberazione dall'Egitto per gli ebrei e per i cristiani il lungo periodo di schiavitù che precedé il riscatto prima della Redenzione operata da Cristo nella Pasqua. Gli estremi della Settuagesima vanno dal 18 gennaio al 22 febbraio e vengono chiamati chiavi dell'Alleluja.

domenica 31 gennaio 2021

INTRODUZIONE AL CICLO DI PASQUA E DISPENSA DI LITURGIA SUL TEMPO DI SETTUAGESIMA

IL CICLO PASQUALE

Comincia con i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima e termina con Nona del Sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste.

Esso si compone in questo modo:

·                     Il Tempo di Settuagesima (colore liturgico de tempore violaceo, 17 giorni in totale): le settimane di Settuagesima, Sessagesima, la Domenica di Quinquagesima con i due giorni seguenti

·                     Tempo di Quaresima (colore liturgico de tempore violaceo, rosa la IV Domenica; 32 giorni in totale):

o                  I giorni dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato dopo le Ceneri: teoricamente appartengono alla Quaresima ma dal punto di vista prettamente liturgico sono un misto tra la liturgia della Settuagesima e quella quaresimale

o                  Le quattro settimane di Quaresima. Nella prima ricorrono le Quattro Tempora

·                     Il Tempo di Passione (colore liturgico de tempore violaceo, 13 giorni e mezzo in totale):

o                  La I Settimana di Passione

o                  La Settimana Santa:

§                La II Domenica di Passione o delle Palme, e i tre giorni seguenti fino a Compieta del Mercoledì Santo

§                Il Triduo Sacro comincia con l'Ufficio delle Tenebre del Giovedì Santo, che si canta nel tardo pomeriggio del Mercoledì Santo, e termina con la Vigilia Pasquale. Colore liturgico bianco il Giovedì Santo mattina alla Messa in Coena Domini, nero il Venerdì Santo mattina alla Messa dei Presantificati, violaceo il Sabato Santo mattina alla Vigilia Pasquale (tuttavia quando il Diacono o il Sacerdote porta l'arundine in processione e canta l'Exultet, lo fa con la dalmatica bianca)

·                     Il Tempo Pasquale (colore liturgico de tempore bianco, 56 giorni e mezzo in totale):

o                  Il Sabato Santo a partire dalla Messa (il Gloria in excelsis si intona verso mezzogiorno, e alla Messa seguono immediatamente i Vespri)

o                  La Domenica di Pasqua con la sua Ottava

o                  Le quattro Settimane di Pasqua e la quinta Domenica

o                  I tre giorni delle Rogazioni (colore violaceo alla Messa e alla processione)

o                  La Festa dell’Ascensione, la sua Ottava, e il susseguente Venerdì

o                  La Vigilia di Pentecoste (colore violaceo alla Vigilia e rosso alla Messa)

o                  La Festa di Pentecoste con la sua Ottava (colore liturgico rosso, 7 giorni in totale). Durante l’Ottava ricorrono le Quattro Tempora

Si arriva a un totale di 17 settimane nette ossia 119 giorni. Le prime tre settimane, cioè il Tempo di Settuagesima e i giorni dopo le Ceneri, si trovano nella parte invernale (pars hyemalis) del Breviario; le altre quattordici, cioè le quattro di Quaresima, il Tempo di Passione e quello di Pasqua, nella parte primaverile (pars verna). Terminata l’Ottava di Pentecoste con Nona del Sabato, a partire dai Vespri cominciano il Tempo dopo Pentecoste e la parte estiva (pars aestiva) del Breviario.

Il fulcro cronologico di tutto questo impianto è la Domenica di Pasqua, cioè la Domenica immediatamente seguente alla luna piena che cade durante o dopo l’equinozio di primavera. Non si considera l’equinozio dal punto di vista astronomico (e che dunque varia ogni anno), ma in una data convenzionalmente scelta e fissata al 21 marzo. Così la Domenica di Pasqua può cadere solo dal 22 marzo al 25 aprile, e tutto il ciclo si sposta con essa, non potendo né iniziare prima del 18 Gennaio né terminare oltre il 19 Giugno.

Come si vedrà più avanti, al Ciclo di Pasqua segue un lungo periodo liturgico intermedio di durata variabile (da 24 a 28 settimane, raramente 23) che lo separa dal successivo Ciclo di Natale: il Tempo dopo Pentecoste.

IL TEMPO DI SETTUAGESIMA

Caratteristiche generali

Il Tempo di Settuagesima costituisce una preparazione alla Quaresima, la quale è a sua volta preparazione alla Pasqua. Ne consegue che la Settuagesima è la preparazione remota alla Pasqua così come la Quaresima ne è la preparazione prossima, e il Tempo di Passione ne è la preparazione immediata.

Esso comincia con i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima, la quale cade tra il 18 Gennaio (Cattedra di San Pietro a Roma) e il 21 Febbraio (giorno che precede la Cattedra di San Pietro ad Antiochia): né prima né dopo. Termina con la Compieta del Martedì di Quinquagesima, anche se, come detto prima, molti elementi propri del Tempo di Settuagesima proseguono fino a Nona del Sabato dopo le Ceneri, mescolati ad altri tipici della Quaresima. O piuttosto, per essere specifici, in questi quattro giorni dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato dopo le Ceneri, l’Ufficio è quasi del tutto come nella Settuagesima (se si eccettuano la lettura del Vangelo a Mattutino, l’Antifona propria al Benedictus e l’aggiunta delle Preci Feriali), la Messa è interamente come in Quaresima, e infatti c’è una Messa propria per ciascun giorno, avente le caratteristiche della Quaresima (Orazioni pro diversitate Temporum assignatae diverse, Prefazio proprio ed Oratio super populum). La mia personale opinione è che la Chiesa abbia realizzato questa strana mescolanza per dare in qualche modo una forma conclusione alla settimana di Quinquagesima, che altrimenti resterebbe tronca al Martedì.

Le Domeniche sono Maggiori di II Classe che cedono solo alle Feste di rito Doppio di I Classe; le Ferie sono minori.

I connotati più facilmente distinguibili della Settuagesima sono il colore liturgico de tempore violaceo e la soppressione totale dell’Alleluia, che poi non si dice più, nemmeno alle Feste dei Santi. Tengo a specificare che l’Alleluia è omesso proprio ovunque nella liturgia, senza eccezione alcuna. Esso sarà poi ripreso durante la Messa del Sabato Santo.

Tuttavia il rigore quaresimale non è ancora pienamente cominciato: l’organo può continuare ad essere suonato così come l’Altare ornato di fiori; Diacono e Suddiacono indossano la dalmatica e la tunicella violacee, e non vi sono giorni di digiuno.

Se non lo si è fatto prima, è necessario ricordarsi entro il Martedì di Quinquagesima di bruciare le palme e i rami utilizzati alla Domenica delle Palme dell’anno precedente, per farne la cenere che si benedirà e imporrà il Mercoledì delle Ceneri.

Al Breviario

Terminati i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima, al cui Benedicamus Domino e Deo gratias si aggiunge il doppio Alleluia, questo cessa. A partire dalla seguente Compieta al Deus in adjutorium e Gloria Patri l’Alleluia è sostituito da Laus tibi, Domine, rex aeternae gloriae; le altre volte in cui l'Alleluia normalmente ricorrerebbe, per esempio in certe Antifone, è completamente omesso. Alla Scrittura occorrente del Mattutino si interrompono le Lettere di San Paolo e comincia la lettura del Libro della Genesi. Le Domeniche non si dice il Te Deum ma il IX Responsorio. Viene introdotto lo Schema II delle Lodi (e del III Notturno del Mercoledì) tanto le Domeniche che le Ferie, e ovviamente, correlato ad esso, il quarto Salmo a Prima; non però le Preci Feriali da Lodi a Compieta, che cominciano solo con la Quaresima. 

Il resto è fondamentalmente come nel Tempo dopo l’Epifania, gli Inni si prendono dal Salterio fino a Nona del Sabato dopo le Ceneri, il Suffragio continua a essere recitato fino a Lodi del Sabato che precede la Domenica di Passione, e si dicono le Preci Domenicali nei giorni in cui non si celebrano o commemorano Feste di rito Doppio. Il Simbolo Atanasiano invece si omette, e verrà ripreso alla Festa della SS. Trinità e successivamente dalla IV Domenica dopo Pentecoste in poi.

Tuttavia le Domeniche vi sono Invitatorio, Antifone (diverse per Lodi e per le Ore minori, ma ai Vespri si usano quelle del Salterio), Capitoli e Versetti (a Vespri, Lodi e da Terza a Nona) e Responsori (da Terza a Nona) propri. Invece alle Ferie si prende tutto dal Salterio tranne l'Antifona al Magnificat che è propria per ogni giorno, mentre l'Orazione è quella della Domenica precedente, ecco perché le Ferie del Tempo di Settuagesima sono per certi versi assimilate alle Ferie per annum. Quanto all’Antifona al Magnificat delle Ferie, il Breviario manca di quelle del Venerdì di Settuagesima e del Giovedì e Venerdì di Sessagesima: in questi giorni si dice l’ultima Antifona al Magnificat dei giorni precedenti che è stata omessa – le Ferie di Settuagesima essendo Ferie minori non si commemorano – altrimenti, se sono state recitate tutte la si prende dal Salterio (cosa che a mio parere non ha più senso, perché dal 1568 al 1954 il calendario è stato talmente imbottito di Feste peggio di un tacchino ripieno del giorno del ringraziamento, che è praticamente impossibile trovare cinque giorni feriali consecutivi; probabilmente questa norma risale alle origini della riforma tridentina, quando il calendario era stato epurato dagli eccessi con dura acribia e c’erano moltissime Ferie: ma ai nostri giorni non credo esistano materialmente casi in cui queste Antifone si possano prendere dal Salterio).

L’Antifona finale delle Ore continua ad essere Alma Redemptoris Mater col Versetto Post partum e l’Orazione Deus qui salutis aeternae fino ai Vespri del 2 Febbraio: dalla successiva Compieta si recita l’Antifona Ave Regina caelorum col Versetto Dignare e l’Orazione Concede, che viene detta fino alla Compieta del Mercoledì Santo. Questo cambiamento avviene sempre al 2 Febbraio, anche qualora la Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria dovesse essere traslata.

Da notare che il Mercoledì delle Ceneri essendo una Feria Maggiore Privilegiata, qualunque Festa non traslabile cada in esso è sempre commemorata a tutto l’Ufficio, Primi Vespri inclusi; se il Martedì di Quinquagesima vi è una Feria o una Festa di rito Semplice, i suoi Vespri sono feriali con la commemorazione della Festa dell’indomani. Ciò perché non ha senso celebrare i Primi Vespri di una Festa impedita. Nel caso in cui i Vespri del Martedì di Quinquagesima andrebbero normalmente divisi, si celebrano interamente della Festa precedente, con la commemorazione della seguente che viene semplificata.

Al Messale

Ci sono solo tre Messe proprie, quelle delle tre Domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima. In esse il Gloria in excelsis è omesso, dunque alla fine della Messa si dice il Benedicamus Domino invece dell’Ite Missa est. L’Alleluia è rimpiazzato dal Tratto soltanto alle Messe delle Domeniche, delle Feste e a quelle Votive: alle Messe feriali non si dice nemmeno il Tratto, ma solo il Graduale. Le Orazioni pro diversitate temporum assignatae sono quelle di Natale fino al 2 Febbraio: la seconda è della Santa Vergine (Deus qui salutis aeternae) e la terza Pro Papa o Contra Persecutores Ecclesiae; dal 3 Febbraio ce ne sono di nuove fino al Martedì di Quinquagesima: la seconda Ad poscenda suffragia Sanctorum (A cunctis) e la terza ad libitum.

Si dicono ancora il Prefazio della SS. Trinità le Domeniche, e il Prefazio Comune alle Ferie, alle Feste e alle Messe Votive che non ne hanno uno proprio. I giorni feriali in cui non si volesse celebrare una Messa Votiva o di Requiem si celebra quella della Domenica precedente (come detto sopra, senza il Tratto).

Al Rituale

Il 3 Febbraio si possono celebrare due Benedizioni in onore di San Biagio Vescovo e Martire: quella del pane, vino, acqua e frutti contro le malattie della gola, e la Benedizione delle candele e delle gole.

All’Antifonale e al Graduale

I toni sono gli stessi del Tempo dopo l’Epifania: il Benedicamus Domino V le Domeniche e il VII le ferie, il Kyriale XI le Domeniche e il XVI le ferie.

Pratiche

Molti conservano la curiosa usanza di fare il “Funerale dell’Alleluia dopo i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima: si porta in processione un catafalco con la coltre sopra recante un cartiglio o stendardo con scritto Alleluia, e il Sacerdote in piviale nero lo asperge e incensa come per l’Assoluzione al Tumulo.

È prassi diffusa celebrare, dalla Domenica al Martedì di Quinquagesima, le Solenni Quarantore in riparazione dei peccati commessi durante il carnevale e in preparazione alla Santa Quaresima. Esse sono normate dall’Istruzione Clementina del 1705 (le rubriche sulle Messe Votive Privilegiate delle Quarantore sono state modificate dalla Congregazione dei Riti nel 1927, vedesi AAS XIX pag. 192); il SS. Sacramento vi viene esposto per quaranta ore consecutive (se in questo lasso di tempo l’Augusto Sacramento viene riposto per qualsiasi ragione, allora non sono più delle Quarantore ma delle normali esposizioni solenni). Vigono le regole seguenti:

·                     Il SS. Sacramento si espone all’Altar Maggiore, e in esso si celebrano solo le Messe dell’esposizione e della riposizione, quest’ultima coram SS.mo Sacramento. Almeno, tali sono le rubriche scritte in tempi cattolici, quando veri Sacerdoti disponevano di vere chiese e vi celebravano la vera Messa; penso che oggi, se si dispone di quel solo Altare o se celebrando su un altro si rischia di dare le spalle al SS.mo, l’epikeia consenta di celebrare anche le altre Messe coram SS.mo. In ogni caso se si ripone il Sacramento anche solo per celebrare la Messa, le Quarantore cessano de jure.

·                     La Messa che precede l’esposizione può essere quella Votiva Privilegiata del SS. Sacramento con la commemorazione della Domenica (si può anche fare il contrario).

·                     Si dovranno utilizzare non meno di venti candele, che saranno continuamente accese e prontamente sostituite quando si spengono. Ciò dev’essere fatto dai Chierici poiché i laici non possono per nessuna ragione accedere al presbiterio durante l’esposizione.

·                     Se vi sono immagini o statue nei pressi dell’Altare dell’Adorazione, devono essere velate di bianco.

·                     Eccetto le donne a nessuno sarà mai consentito coprirsi la testa in presenza dell’Augustissimo Sacramento. Quindi non possono essere usati nemmeno i copricapi liturgici (zucchetto, berretta, mitria, galero). Anche i baciamani sono omessi.

·                     All’inizio e alla fine delle Quarantore si canteranno le Litanie dei Santi con i loro versetti e Orazioni.

·                     Nei giorni delle Quarantore, ad eccezione della Messa Conventuale laddove dev’essere celebrata, si celebrano, se possibile in altri Altari, Messe Votive Privilegiate del SS. Sacramento; tuttavia non nelle Domeniche, Feste di rito Doppio di I e II Classe, Ferie Maggiori Privilegiate, Vigilie Maggiori di I Classe, Ottave dell'Epifania, di Pasqua e Pentecoste. In ogni caso in tutte le Messe che si celebrano nella chiesa durante le Quarantore, saranno sempre dette le Orazioni del SS. Sacramento sub una conclusione.

·                     Il secondo giorno si celebrerà una Messa Votiva Privilegiata per la Pace e il terzo di nuovo quella del SS. Sacramento.

·                     Ricordo che le Messe Votive Privilegiate si celebrano con Gloria e Credo; in quelle del SS.mo Sacramento si dice il Prefazio di Natale (di Domenica quello della SS. Trinità o quello proprio) e, se le Quarantore si celebrano nell’Ottava del Corpus Domini, la Sequenza.

·                     Alle Messe celebrate durante l'esposizione non si suona la campanella.

·                     È sempre proibito distribuire la Comunione all’Altare in cui è esposto il SS. Sacramento.

·                     La Messa celebrata davanti al SS. Sacramento esposto segue un rito speciale le cui linee principali qui accenno:

o                  Il Sacerdote non può mai prendere i paramenti dall'Altare, e come detto sopra, non si copre la testa in nessun caso.

o                  La genuflessione doppia si fa solo in plano all’inizio e alla fine, cioè quando il Sacerdote giunge all'Altare la prima volta e quando lo lascia definitivamente. Quando il Sacerdote è sulla predella fa la genuflessione semplice.

o                  Si genuflette ogni singola volta che si arriva al centro dell’Altare e ci si allontana da esso, e quando ci si volge verso i fedeli, insieme alle volte in cui è prescritto come alla Messa normale. Sono arrivato a contare oltre trenta genuflessioni.

o                  Gli inchini al nome di Gesù e le genuflessioni, anche ai due Vangeli, si fanno rivolti al SS. Sacramento; si eccettua solo la genuflessione del Flectamus genua.

o                  Quando il Sacerdote si volge ai fedeli: se è al centro dell'Altare prima lo bacia, poi fa la genuflessione, si gira, si rigira e genuflette nuovamente. Se invece si posta per arrivare al centro dell'Altare, una volta giuntovi prima genuflette, poi lo bacia e si gira. In ogni caso quando il Sacerdote girandosi non da mai le spalle al SS. Sacramento, ma si ritira un po’ dal lato del Vangelo e si gira in senso orario fermandosi diagonalmente (come si fa normalmente al Misereatur della Comunione). Ciò vale anche per la Benedizione. Di conseguenza all’Orate fratres e all’ultimo Vangelo non ci si rigira in senso contrario completando il cerchio come si fa di solito, ma lo si fa per il lato dal quale ci si è volti, genuflettendo alla fine. Quando si scende dall’Altare ci si ritira un po’ dal lato del Vangelo e si procede diagonalmente.

o                  Il lavabo si fa oltre l’estremità del lato dell’Epistola, un po’ fuori dall’altare, col Sacerdote girato verso il popolo (facendo in questo modo non da le spalle al SS. Sacramento); la purificazione delle dita si fa nell'apposito vasetto restando al centro dell'Altare.

·                     Gli Uffici saranno celebrati possibilmente in piedi, ma ci si può comunque sedere.

·                     I Vespri Solenni davanti al SS. Sacramento sono molto simili a quelli normali (senza la berretta), ma con queste variazioni:

o                  Al Magnificat il Sacerdote e i ministri fanno la doppia genuflessione davanti l’Altare, ci si rialza, si infonde l’incenso nel turibolo senza tuttavia benedirlo, ci si inginocchia e si incensa il SS. Sacramento (tre colpi doppi). Rialzandocisi ci si avvicina all’Altare per incensarlo come al solito (genuflessione doppia passando al centro). Poi viene incensato il solo Sacerdote officiante.

·                     È del tutto proibito celebrare Messe e Uffici da Requiem, e Assoluzioni al Tumulo, nelle chiese in cui si celebrano le Quarantore, nemmeno per i funerali. Ciò è permesso esclusivamente per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti il 2 Novembre: in tal caso tutte le Messe di Requiem si celebrano in un altro Altare e, unica eccezione in cui è previsto, sono celebrate con paramenti violacei, e il catafalco ha una coltre violacea.

Per ulteriori dettagli sulle rubriche del Tempo di Settuagesima: L. Stercky, Manuel de liturgie et Cérémonial selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1935, Tomo II, pag. 246-247.

Per la celebrazione della Messa della Purificazione della Santa Vergine:

Nelle chiese dotate di Clero numeroso, a norma del Missale Romanum e del Rituale Romanum: Manuel de liturgie... cit., Tomo II, pag. 235-246

Nelle piccole chiese con scarso Clero, a norma del Memoriale Rituum: Manuel de liturgie... cit., Tomo II, pag. 412-420

Celebrata pontificalmente, a norma del Caeremoniale Episcoporum: L. Stercky, Les Fonctions Pontificales selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1932, Tomo II, pag. 9-28.

Per le Solenni Quarantore:

Link per scaricare l'Instructio Clementina, che come detto sopra, contiene le rubriche e cerimonie per la celebrazione delle Quarantore: https://archive.org/details/instructio-clementina-pro-oratione-xl-horarum

Rubriche e cerimonie per le Messe Votive Privilegiate delle Quarantore: Manuel de liturgie... cit., Tomo I, pag. 415-417.

Rubriche e cerimonie per la Messa celebrata davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto: Manuel de liturgie... cit., Tomo I, per la Messa bassa pag. 542-546; per la Messa solenne pag. 636-665.

Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger sul Tempo di Settuagesima:

Storia del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-i-storia-del-tempo-di-settuagesima/

Mistica del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-ii-mistica-del-tempo-di-settuagesima/

Pratica del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-iii-pratica-del-tempo-di-settuagesima/

Fonte: Loquere quae decent sanam doctrinam, 29.1.2021

sabato 8 febbraio 2020

Sepoltura dell'Alleluja ed inizio del tempo di Settuagesima


Cfr. Les adieux à l’Alléluia, in Le Blogue duMaître-Chat Lully, 26.1.2013

Il tempo pre-quaresimale nella tradizione cristiana


Tra le argomentazioni indarno usate dai modernisti per giustificare uno dei maggiori scempi del calendario riformato del 1969, ovverosia l’abolizione del tempo di Settuagesima, una colpisce particolarmente per la sua erroneità storica: che tale tempo fosse stato un’invenzione medievale della Chiesa Cattolica volta a sedare gli eccessi del carnevale profano. Ci occuperemo qui anzitutto di dimostrare come le origini di questo tempo siano molto più antiche e comuni a diverse tradizioni; poi, analizzeremo il tempo di Settuagesima confrontando la tradizione romana e bizantina.

Origini storiche del tempo di Settuagesima

Il tempo di Settuagesima non è in realtà un vero e proprio “tempo”, ma piuttosto la collazione di tre domeniche (Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima), caratterizzate da una moderata penitenza in preparazione al grande rigore del digiuno quaresimale, venutesi a formare in modo indipendente in età patristica o poco più tardi. San Massimo di Torino ci informa in un sermone del 465 dell’approvazione dell’anticipazione della Quaresima di una settimana, in modo da portare il numero di giorni di digiuno quanto più vicino possibile a 40, considerando che il sabato e la domenica ne erano esenti: nasce così la cosiddetta Quinquagesima.
Ancora nel VI secolo troviamo pareri discordanti sull’opportunità della cosa: i concili lionesi rigettano la pratica, mentre San Cesario, nella sua Regola per le Vergini, la raccomanda, e anzi consiglia ai monaci di aggiungere un’ulteriore settimana di digiuno: si tratta della Sessagesima. Bisogna dire che questa introduzione era modellata su di un uso che aveva preso piede in Oriente da almeno un paio di secoli, quello di “graduare” l’inizio digiuno, iniziando prima a eliminare la carne, poi le uova e i latticini, venendosi così a creare un periodo prequaresimale di preparazione del corpo all’astinenza, durante il quale non tutti i cibi sono leciti, ma è lungi l’asprezza del digiuno quaresimale. San Gregorio Magno attesta l’esistenza di due settimane di digiuno prequaresimale a Roma, che diventano tre nel giro di un secolo; allo stesso periodo risale più o meno l’introduzione di elementi penitenziali nella liturgia romana di queste tre settimane, con la soppressione del Gloria e dell’Alleluja e l’uso dei paramenti violacei.
Sta di fatto che un tempo prequaresimale è ben presto attestato in tutte le tradizioni: la Settuagesima latina, di cui abbiamo riassunto l’origine, ricalca il Triodion bizantino, così come troviamo due “domeniche prima della Quaresima” nel rito armeno, e periodi simili in altri riti orientali. Persino il calendario luterano e quello anglicano, pur essendo creati in spirito distruttore, non ebbero cancellata quest’antica prassi ascetica: ma ciò che nemmeno Lutero fece, lo fecero i modernisti del secolo scorso...

Confronto puntuale tra prassi romana e bizantina

La Settuagesima latina, come ricorda il Catechismo di San Pio X, ha lo scopo primario di "allontanare con segni di tristezza i fedeli dalle vane allegrezze del mondo ed insinuare ad essi lo spirito di penitenza": gli uffici di questo periodo raccontano le vicende dei patriarchi d'Israele, portandoci a considerare il castigo divino per il peccato e la giusta ricompensa per l'obbedienza. La tradizione latina perse abbastanza presto (già nel Medioevo appare scomparso) l'uso del digiuno di Settuagesima, e questo permise che nell'Occidente profano, nei secoli del degrado morale, i divertimenti del Carnevale (che più anticamente avevano la loro collocazione subito dopo l'Epifania) venissero ritardati sino a ridosso dell'inizio della Quaresima. Cionondimeno, la Chiesa si adoperò sempre per combattere queste usanze demoniache, mantenendo comunque una rigida prassi per questo periodo: "Per conformarci ai disegni della Chiesa in questo tempo - scrive S. Pio X nel suo Catechismo - bisogna star lontani dagli spettacoli e dai divertimenti pericolosi, e attendere con maggior diligenza all'orazione e alla mortificazione, facendo qualche visita straordinaria al Santissimo Sacramento, massime quando sta esposto alla pubblica adorazione; e ciò per riparare a tanti disordini, coi quali Iddio in questo tempo viene offeso".
Più lungo e decisamente più ricco, sia dal punto di vista dei testi liturgici che della pratica cristiana, avendo conservato l'arcaica graduazione del digiuno, è il tempo prequaresimale del rito bizantino, che viene definito Τριδιον, semplicemente per il fatto che il Canone del Mattutino è in queste settimane particolarmente breve, constando di sole tre odi anziché le nove consuete. In queste settimane, la Chiesa fa meditare ai suoi fedeli il tema del perdono e del giudizio, e li sottopone a un moderato digiuno per abituarli ai rigori futuri, costituendo - secondo i commentatori antichi - un'esercitazione soprattutto della mente (mentre il digiuno quaresimale sarebbe un'esercitazione del corpo, e le liturgie della Settimana Santa un'esercitazione dello spirito).
Di seguito propongo un confronto puntuale e sinottico del calendario romano con quello bizantino. Si tenga presente che la data dipende da quella della Pasqua, che è diversa tra i due calendari.

TEMPO
CALENDARIO ROMANO
CALENDARIO BIZANTINO
PREPARAZIONE REMOTA
In queste settimane la Chiesa Romana fa proseguire le tematiche che hanno caratterizzato la festa dell’Epifania, con il Tempo dopo l’Epifania, incentrato prevalentemente sulle manifestazioni della Divinità di Cristo e sui suoi miracoli (nei Vangeli si leggono gli episodi delle Nozze di Cana, della guarigione del lebbroso, del salvataggio della barca dalla tempesta …), e sull’adorazione della maestà divina (l’introito della prima domenica principia Omnis terra adoret te, quello della seconda Adorate Deum).
Non c’è dunque preparazione remota, e si inizierà a parlare di penitenza solo dalla Settuagesima.
In questo periodo si collocavano i divertimenti del Carnevale in epoca più antica, non ostacolando dunque, ma precedendo, la penitenza settuagesimale.
Con la Domenica di Zaccheo (che nell’uso greco cade tra la Teofania e il Triodion, mentre nell’uso slavo cade sempre la domenica prima del Triodion), la Chiesa eccita gli spiriti dei fedeli a ricercare la penitenza e il pentimento, e ad ardere del desiderio di veder Gesù Cristo.
Con la Domenica del Pubblicano e del Fariseo inizia il Triodion: dalla contrapposizione tra l’atteggiamento di preghiera dei due personaggi del Vangelo, la Chiesa insegna ai fedeli a riconoscere i propri peccati e a pentirsene con contrizione di cuore, piuttosto che esaltare i propri meriti.
Tutti i testi liturgici odierni sono impostati sull’umiltà, sulla frase di Cristo: "Πᾶς ψν αυτν ταπεινωθήσεται, δ ταπεινν αυτν ψωθήσεται".
In questa settimana sono sospesi tutti i digiuni, compreso quello del mercoledì e del venerdì: si esortano i fedeli a celebrare l’ultima festa, prima di iniziare il periodo di conversione e penitenza.



SETTUAGESIMA
Dunque, con la Domenica di Adamo (Circumdederunt, o di Settuagesima) la Chiesa inizia a far meditare ai fedeli i temi penitenziali: al Mattutino si legge la pericope della Genesi che narra della caduta dei progenitori e del loro giusto castigo, e si racconta, attraverso la storia di Abele, il dominio del male sul mondo dopo il peccato originale. L’epistola della Messa ci ricorda che, per conseguenza del peccato originale ereditato, viviamo nella condizione di non poter fare a meno di commettere peccato attuale; il Vangelo, invece, attraverso la parabola degli operai nella vigna, racconta la vocazione delle nazioni a Dio, volgendosi al quale anche gli ultimi a farlo troveranno misericordia.
A partire da questa domenica non si canta il Gloria alla Messa né il Te Deum al Mattutino, l’Alleluja è sostituito da un salmo detto Tractus, e si usano paramenti violacei.
Con la Domenica del Figliuol prodigo i fedeli sono invitati, attraverso la lettura della parabola evangelica, a meditare l'infinita misericordia di Dio, che, in virtù del suo amore infinito, è pronto a perdonare chiunque si rivolga a lui con cuore contrito, con il pentimento delle proprie colpe. La Chiesa invita così a ritornare con umiltà a Dio durante la ventura Quaresima, con la certezza che Dio accoglierà con benevolenza coloro che sono realmente pentiti.
Al termine del Polyeleos, si canta per la prima volta il salmo 136 "
π τν ποταμν Βαβυλνος", che accompagnerà la liturgia di tutto il tempo prequaresimale; gli antichi commentatori legavano la sua presenza in questa domenica al tema dell'esilio richiamato dal racconto evangelico.



SESSAGESIMA
Con la Domenica di Noè (Exsurge, o di Sessagesima) la Chiesa fa considerare il diluvio universale, mandato da Dio per castigo dei peccatori, e come solo il giusto Noè ebbe modo di scamparne; questo episodio domina tutto il Mattutino. L’Epistola e il Vangelo della Messa, invece, ci insegnano con quale atteggiamento dobbiamo accogliere e mettere in pratica il messaggio di Cristo per poter sperare nel perdono divino e nella salvezza.
Con la Domenica di Carnevale (Κ. τοῦ κρεατοφγου, o del Giudizio Finale), la Chiesa ricorda ai fedeli, attraverso l'apocalittica descrizione del Giudizio Finale contenuta in Matteo XXV, che tutti dovranno esser giudicati da Gesù Cristo in base alla fede e alle opere, e che per ottener la salute eterna è necessario, dopo esser tornati a Cristo (come ricordava la domenica precedente), di seguirlo, adorarlo, e obbedire ai suoi comandamenti; e che qualora si mancasse ai precetti di Nostro Signore, a nulla varrebbe confidare nella sua grande misericordia, poiché noi stessi ci siamo consegnati all'eterna dannazione.
Questo è l'ultimo giorno in cui è permesso mangiare carne (donde il nome della domenica): dal lunedì seguente ne sarà vietato il consumo, ancorché sarà permesso quello di uova e latticini, in graduale preparazione alla Quaresima.



QUINQUAGESIMA
Con la Domenica di Abramo (Estomihi, o di Quinquagesima) la Chiesa propone a considerare tre cose: principalmente, attraverso il Mattutino, la vocazione di Abramo, la cui vita è tutta sintetizzata nella fedeltà a Dio, nell'osservanza dei suoi comandamenti e nel sacrificio e nella rinuncia ad ogni cosa in ossequio alla volontà di Dio. Secondariamente, attraverso l’epistola di S. Paolo, la gran virtù della carità, necessaria per imitare il nostro padre nella fede. Nel Vangelo invece ci è proposto l’episodio della guarigione del cieco, simbolo dell’accecamento spirituale dei peccatori, che se però, come lui, vorranno cambiare la loro condizione, saranno accolti ed esauditi dal Signore.
Con la Domenica dei latticini (Κ. τοῦ τυροφγου, o del Perdono) i fedeli sono invitati a meditare la caduta di Adamo ed Eva, il peccato originale e le sue conseguenze (come nella Settuagesima romana). Dal Vangelo invece sono esortati ad accogliere le istruzioni che Cristo stesso fornisce in Matteo VI su come esercitare il perdono, il digiuno, l'elemosina e l'orazione durante il prossimo tempo penitenziale.
Questo è l'ultimo giorno in cui sono permessi le uova e i latticini: dal lunedì seguente, fino a Pasqua, i cristiani osserveranno il grande digiuno, senza consumare alcun alimento di origine animale (eccetto il pesce, ma solo il sabato e la domenica).
Nei tre giorni che precedono l’inizio della Quaresima, almeno dal XVII secolo, è uso di esporre il Santissimo Sacramento alla pubblica adorazione per 40 ore consecutive (donde il nome di Quarantore), per offrir riparazione ai peccati dell’umanità e perché i fedeli, tralasciando le tentazioni della mondanità, possano trovare la pace spirituale in vista della Quaresima adorando Cristo vero e vivo.



INIZIO DELLA QUARESIMA
Con il Mercoledì delle Ceneri iniziano compiutamente il digiuno e la penitenza quaresimale. In questo giorno, i fedeli consumano un solo pasto, privo di carne (prima del XX secolo, anche privo di uova e latticini); nei giorni successivi della Quaresima, tranne le domeniche e le feste di precetto, consumeranno nuovamente un solo pasto, astenendosi dalle carni però solo il mercoledì, il venerdì e il sabato (prima del XX secolo, ci si asteneva quotidianamente dalla carne, e dalle uova e dai latticini in alcuni giorni).
In questo giorno, prima della S. Messa, il sacerdote benedice solennemente le ceneri ricavate dalla bruciatura dei rami della Domenica delle Palme dell'anno precedente, e con esse traccia un segno di croce sulla fronte di ciascun fedele; con tale rito si dà inizio al tempo di penitenza e di conversione, ma si eccita anche il sentimento dell'umiltà di cuore, ricordando la flebile natura umana con l'ammonimento: Memento, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris.
Il rito quaresimale della S. Messa e dell'Ufficio Divino nel rito romano prevede alcuni cambiamenti rispetto alla prassi ordinaria (assenza del Gloria e dell'Alleluja, salmodia penitenziale, etc.), che erano stati in massima parte già introdotti in tempo di Settuagesima, ma che vengono amplificati in questo più forte tempo penitenziale, durante il quale ogni giorno vi sono letture e Vangeli differenti, che esortano massimamente il cristiano a vivere con intensità questo periodo di preparazione alla Santa Pasqua.
La Divina Liturgia di questa domenica è l’ultimo ufficio prequaresimale: dopo Nona inizia infatti la Grande Quaresima (vide infra).
Dunque, la Quaresima bizantina principia due giorni prima di quella romana.
Il Vespro della domenica dei latticini è il primo servizio quaresimale: dopo il congedo, i fedeli si recano singolarmente dal sacerdote, gli fanno una metania e gli domandano perdono; questi li perdona, poi fa una metania e domanda a sua volta perdono, e lo riceve; poi il sacerdote lo benedice con la croce. Tradizionalmente, anche i fedeli si chiedono e concedono vicendevolmente perdono.
Con il Lunedì puro inizia il digiuno della Grande Quaresima ed iniziano i servizi secondo il rito quaresimale, che sono il Vespro con le prostrazioni e le preghiere penitenziali (tra cui quella di S. Efrem), la Liturgia dei Presantificati che sostituisce il Santo Sacrificio nei giorni feriali (nelle parrocchie si celebra solo il mercoledì e il venerdì, ogni giorno nei monasteri), e il Grande Apòdeipnon che sostituisce il Piccolo (che si canta nel resto dell'anno).
Dal lunedì al giovedì della prima settimana si cantano durante l'Apòdeipnon alcune strofe del Grande Canone di S. Andrea di Creta, meraviglioso poema inneggiante alla penitenza e alla contrizione di cuore, che sarà poi cantato integralmente nella V settimana. Al venerdì invece si canta la prima stasi dell'Akathistos alla Madonna, le cui stasi successive saranno riposte nei venerdì seguenti della Quaresima.