Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 8 febbraio 2025

438° anniversario del martirio della regina di Scozia Mary Stuart

L'8 febbraio 1587 lasciava questa Valle di lacrime la regina Mary Stuart, affrontando un doloroso martirio per ordine dell'empia cugina, la regina Elisabetta I. 

A lei il nostro ricordo, la nostra preghiera e devoto omaggio.


Autore anonimo, Mary Stuart, regina di Scozia, XVII sec., Blairs College, Aberdeenshire

Scuola inglese, Esecuzione di Mary Stuart, XIX sec.




sabato 25 febbraio 2023

25 febbraio 1570 - S. Pio V scomunicava la regina Elisabetta I e la deponeva


Il 25 febbraio 1570 il Papa san Pio V pubblicava la bolla Regnans in excelsis:

“... Sorretti dunque da quella Autorità che volle collocarci, sebbene impari rispetto a tanto onere, su questo supremo trono di giustizia, nella pienezza della potestà apostolica, dichiariamo la predetta Elisabetta eretica e fautrice di eretici, e dichiariamo che, assieme ai suoi seguaci, è incorsa nella sentenza di scomunica e che così sono distaccati dall’unità del corpo di Cristo. In aggiunta, dichiariamo la medesima Elisabetta privata del preteso regno, così come di ogni dominio, dignità e privilegio; nonché sciogliamo da ogni giuramento i nobili, i sudditi ed i popoli di questo regno ..."

mercoledì 8 febbraio 2023

Maria Stuarda. Uccisa in odio al Cattolicesimo

L’8 febbraio 1587 nel castello di Fotheringhay viene martirizzata mediante decapitazione Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda), Regina di Scozia. Dopo varie angustie, ultima la ventennale prigionia, fu condannata al patibolo dall’empia Elisabetta I, sua cugina, che si arrogava illegittimamente prerogative regie: la pia sovrana morì rivestita del rosso dei martiri, spargendo il nobile sangue per rimanere fedele a Gesù Cristo e alla sua Santa Chiesa Cattolica Romana, rifiutando lo scisma anglicano.

Daniel Mytens, Ritratto di Mary Stuart, 1625-32 circa, Royal Collection

Scuola inglese, Mary Stuart, XVIII sec., collezione privata

François Clouet, Mary Stuart, 1560, Royal Collection




Benno Gasche, Maria Stuarda, orologio in porcellana ed ottone ispirato all'omonima opera di Gaetano Donizetti del 1835, acquistato dai Borbone nel 1841, Palazzo Reale, Napoli   

Federico Zuccaro, Testa di Mary Stuart dopo l'esecuzione, XVII sec.

Maria Stuarda. Uccisa in odio al Cattolicesimo

di Corrado Gnerre

Nell’esecuzione capitale della regina cattolica Mary Stuart, oltre la facciata politica e le false accuse, si scorge una intenzione chiaramente anti-cattolica: infatti ella era l’unica che professava ancora e indefessamente la fede cattolica in Inghilterra.

Alla Scozia è legato il famoso personaggio di Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda). Figura molto discussa ma che ha subìto una morte (e questo lo si dice poco) che il Magistero della Chiesa ha giudicato un vero martirio per la Fede.

La vita

Maria Stuarda nacque l’8 dicembre del 1542 e morì l’8 febbraio del 1587. Figlia di Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, fu incoronata nel 1543 ad appena 9 mesi di età. Vennero pertanto nominati reggenti il cugino, James Hamilton, e la madre.

In quegli anni Enrico VIII cercava di porre la Scozia sotto il dominio dei Tudor. Maria di Guisa, pertanto, decise di trasferire Maria in Francia. Le cronache ne parlano come di una bambina intelligente e dal carattere dolce ed amabile. Alla piccola regina fu dato in sposo, nel 1558, Francesco di Valois, primogenito di Enrico II e di Caterina de’ Medici. Dopo appena due anni di matrimonio, Maria rimase vedova; ed ella, come regina legittima di Scozia, nel 1561 tornò nel suo regno in cui, però, la presenza calvinista si era fatta significativa.
Nel 1565 Maria sposò un nobile cattolico, l’inglese Henry Darnley, da cui ebbe un figlio, il futuro Giacomo VI. Ma Maria dovette gradualmente esautorare il nuovo marito perché questi aveva modi violenti. Ella, di fatto, rimase nuovamente sola. Il suo carattere dolce la faceva essere lontana da qualsiasi calcolo politico. Fu così che trovò nel conte protestante, James Bothwell, colui che la potesse aiutare e difendere. Nel 1567 Darnley fu ucciso. Si disse ch’era stato Bothwell, ma non si riuscì mai a dimostrarlo né tanto meno si riuscì a dimostrare che Maria fosse a conoscenza di un complotto contro Darnley. Maria sposò il conte Bothwell, matrimonio che provocò una reazione da parte degli aristocratici scozzesi. Fu così che ella fu costretta ad abdicare in favore del figlio Giacomo VI (che aveva appena un anno) e a rifugiarsi presso la cugina Elisabetta, regina d’Inghilterra, che l’accolse... ma per ridurla in prigionia: una prigionia che durò ben diciotto anni. In realtà Maria faceva paura perché poteva legittimamente pretendere il trono d’Inghilterra, in quanto Elisabetta era figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, la cui unione rimaneva illegittima per la Chiesa Cattolica.

Nel 1586 Maria venne coinvolta nella congiura di Babington, ordita per assassinare Elisabetta. Scoperti, i congiurati vennero immediatamente uccisi. Maria fu processata il 15 ottobre del 1586 e fu condannata a morte perché accusata di alto tradimento.

Ella si proclamò innocente, ma era chiaro che si voleva colpire un simbolo: malgrado il suo comportamento non fosse stato sempre adamantino, Maria non aveva mai nascosto la sua fede cattolica e la sua fedeltà al Papato e per questo era la speranza di molti cattolici che in Inghilterra stavano subendo feroci persecuzioni.

Al dottor Flescher, decano anglicano di Peterborough, che le si avvicinò per convincerla ad abiurare il Cattolicesimo, Maria rispose fermamente di voler morire cattolica. Disse di sentirsi come Cristo dinanzi ai farisei, si abbandonò totalmente alla Volontà di Dio e dichiarò di perdonare i suoi carnefici. L’8 febbraio del 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, si presentò con un abito di velluto rosso (il colore della Passione) e, appoggiando la testa sul cippo, allargò le braccia a forma di croce.

Martire per la Fede

Maria Stuarda uccisa in odio alla Fede cattolica? Leggiamo cosa Pio VI (1717-1799) ha scritto su Maria Stuarda nella sua Quare Lacrymae del 17 giugno 1793 ai nn. 3, 4 e 5: «Maria Stuarda [...], come narrano molti storici, quante avversità dovette affrontare da questa sua rivale [Elisabetta] e dai facinorosi Calvinisti, che le portarono insidie e violenze!

Spesso incarcerata, spesso soggetta agli interrogatori dei giudici, rifiutò di rispondere, dicendo che una regina deve rendere conto della sua vita solo a Dio. Vessata continuamente e in tutti i modi, rispose, dimostrò l’infondatezza dei crimini che le erano stati attribuiti e provò la propria innocenza. Ma non per questo, tuttavia, i giudici si astennero dal compiere l’ingiustizia già premeditata e pronunciarono contro di lei la condanna a morte [...]». Poi Pio VI cita Benedetto XIV e scrive: «Benedetto XIV nel terzo libro sulla “Beatificazione dei Servi di Dio”, cap. 13, n. 10, ragiona così su questo evento: “Se si dovesse istituire un processo sul martirio di questa Regina, processo che finora non è mai stato disposto, risalterebbe subito un’obiezione evidente contro il suo martirio, desunta dalla sentenza del processo e da tutte le calunnie che contro di lei hanno farneticato gli eretici [...]. Ma se si esamina la vera causa della sua morte, che si riassume nell’odio contro la Religione Cattolica che ella sola, unica superstite, professava in Inghilterra; se si esamina l’invitta costanza con la quale respinse le proposte di abiurare la Religione Cattolica; se si osserva la forza ammirevole con cui sostenne la morte; se si tien conto, come si dovrebbe, che ella protestò prima della decapitazione, e nell’esecuzione stessa, che era sempre vissuta da cattolica e che moriva volentieri per la fede cattolica; se non si omettono, come non devono essere omesse, le evidentissime ragioni dalle quali emerge non solo la falsità dei crimini attribuiti alla regina Maria dai suoi oppositori, ma anche l’ingiusta sentenza di morte, fondata su calunnie ispirate dall’odio contro la Religione Cattolica, perché restassero immutabili i dogmi ereticali nel regno d’Inghilterra; allora si comprenderà che non manca nessuna condizione necessaria per affermare che il suo fu un vero martirio”». Pio VI continua: «Sappiamo da Sant’Agostino che “non è il supplizio che fa il martire, ma la causa”. Per questa ragione Benedetto XIV si dichiarò propenso a ritenere vero martirio l’uccisione di Maria Stuarda. Egli si chiese “se per il martirio è sufficiente dimostrare che il tiranno fu mosso dall’odio contro la Fede di Cristo, anche se si attribuisce l’occasione della morte ad un’altra causa che non riguarda la Fede di Cristo o vi appartiene soltanto accidentalmente”. Risolse il caso affermativamente [...]. Pertanto per dichiarare un vero martirio è sufficiente che il persecutore, per procurare la morte, sia mosso dall’odio contro la Fede, anche se l’occasione della morte provenisse da altri motivi, che, a causa delle circostanze, non appartengono alla fede».

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, fasc. 11, 16.3.2014

sabato 8 febbraio 2020

8 febbraio 1587 - Martirio di Maria Stuart, Regina Cattolica

Ricorre oggi l’anniversario della barbara esecuzione, perpetrata per mano della terribile cugina Elisabetta, figlia dell’orrendo Re Enrico VIII d’Inghilterra, della Regina Maria Stuart.
Donna di profondissima fede cattolica, fedelissima al Papa, s’impegnò immensamente per restaurare la vera Fede e la Chiesa Cattolica nell’Inghilterra dilaniata dall’atto scismatico di Enrico.
La sua morte tragica e truce fu il massimo sigillo al martirio di migliaia di uomini e donne, di tutte le condizioni sociali, clero e laici che mai vollero rinnegare la vera ed unica Fede nell’unica Vera Chiesa.
Quando vediamo un Papa benedire (o farsi benedire) assieme ai finti vescovi della cosiddetta Comunione Anglicana, chiediamo per lui perdono a tutti questi martiri che stanno nella gloria di Dio!
Di seguito la cronaca di quel tragico giorno:
"L’8 febbraio 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, presso il castello di Fotheringhay, Mary Stuart, italianizzato come Maria Stuarda, riferiscono le fonti, entrò nel salone, in cui doveva svolgersi la sua esecuzione, con aria tranquilla, indossando un abito scuro e un lungo velo bianco, simile a quello di una sposa. Quando il boia le presentò le sue scuse, ella gli disse: «Vi perdono con tutto il mio cuore, perché spero che ora porrete fine a tutte le mie angustie». Sul patibolo le sue dame, Elizabeth Curle e Jane Kennedy, l’aiutarono a spogliarsi, rivelando un sottabito rosso cremisi, il colore della passione dei martiri cattolici, appositamente scelto dalla regina, che davanti ai protestanti inglesi voleva morire da martire cattolica. Una volta bendata e posizionata la testa sul ceppo pronunciò le parole: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum», cioè «Signore, nelle tue mani affido il mio spirito».
Il martirio della regina, stando ai testimoni, fu particolarmente brutale: il primo colpo di mannaia fracassò parzialmente la nuca, gli astanti dissero che in quel momento Maria aveva sussurrato le parole: «Dolce Gesù». Il secondo colpo recise completamente il collo, fatta eccezione per un tendine, che fu infine tagliato usando la scure come una sega (cfr. Antonia Fraser, Maria Stuart. La tragedia di una regina, Mondadori, Milano 1998, p. 591). Quando gli esecutori si avvicinarono al corpo senza vita per prendere gli ultimi ornamenti rimasti, prima che venisse imbalsamato, la gonna di Maria iniziò a muoversi e dal di sotto uscì il piccolo cane della regina, che ella era riuscita a nascondere sotto le lunghe vesti. Per quanto si cercasse di allontanarlo, il cagnolino continuava a rimanere vicino al corpo (Stefan Zweig, Maria Stuarda. La rivale di Elisabetta I d’Inghilterra, Bompiani, Milano 2013, p. 366). Le dame della regina, alla fine, riuscirono a farlo desistere e lo lavarono più volte per far andare via il sangue ma, una settimana più tardi, essendosi rifiutato di mangiare, morì d’inedia (Fraser, op. cit., p. 592). Il boia sollevò la testa della regina per mostrarla ai presenti e in quel momento la folla fu sconvolta da un’inaspettata visione: i riccioli castani di Maria si staccarono e la testa rotolò a terra; nessuno avrebbe immaginato che la regina di Scozia indossasse una parrucca. A causa delle sofferenze patite in prigionia, in effetti, Maria era precocemente entrata in menopausa e i suoi capelli si erano incanutiti e diradati; per ovviare a ciò, aveva preso l’abitudine di indossare una parrucca del suo colore naturale (ibidem, p. 591; Zweig, op. loc. cit.). La richiesta di Maria di essere sepolta in Francia venne rifiutata da Elisabetta. Il suo corpo venne imbalsamato e lasciato insepolto in una bara di piombo fino alla sua sepoltura, avvenuta nella Cattedrale di Peterborough alla fine del luglio del 1587. Le sue interiora, rimosse come parte del processo di imbalsamazione, furono sepolte in segreto nel castello di Fotheringhay. Il suo corpo fu riesumato nel 1612 quando suo figlio, il re Giacomo I d’Inghilterra, ordinò che venisse sepolta nell’Abbazia di Westminster, in una cappella di fronte alla tomba di Elisabetta I.
La regina di Scozia, regina consacrata da Dio, moriva all’età di quarantaquattro anni. Il suo dramma ispirerà, nella musica, Donizetti e Mercadante; nella letteratura l’Alfieri e Schiller.
La regina martire poteva vantare inoltre una corrispondenza ed amicizia con San Carlo Borromeo e godeva dell’appoggio di San Pio V.
Elisabetta, sua cugina, morirà nubile, non ebbe figli ed il figlio di Maria, Giacomo Stuart di religione protestante (e che aveva tradito per il trono la fede cattolica della madre), divenne re d’Inghilterra, designato da Elisabetta sul letto di morte.
Dell’empia Elisabetta, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Dottore della Chiesa, ne parla nel suo libro “Apparecchio alla morte”. Di lei scrive che questa, in maniera stolta, arrivò a dire: «Dio, dammi quarant’anni di regno e io rinuncio al paradiso!». Quella «misera», come la chiama il Santo Dottore, ebbe effettivamente un regno di quarant’anni (per l’esattezza 45 anni), ma dopo la morte fu vista di notte sulle sponde del Tamigi, mentre, circondata da fiamme, gridava: «Quarant’anni di regno e un’eternità di dolore!...» (Apparecchio alla morteConsiderazione XXVIII - Rimorsi del dannato, punto III, ora in Opere Ascetiche, Vol. IX, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1965, pp. 274-275).
San Luigi Guanella scriveva: «Nella terra inglese una regina Elisabetta con otto mariti e che poneva a morte chi diceva i figli naturali non esser legittimi eredi del trono, questa si faceva chiamare regina vergine e voleva che alla sua presenza i cortigiani stessero genuflessi. In Iscozia era la cugina Maria Stuarda, santissima donna che, lasciata con immenso cordoglio la Francia, veniva per ricevere la corona di Scozia, ben prevedendo che questa le avrebbe circondato le tempie come una corona di spine. Fu vero perché Elisabetta, la regina vergine di otto mariti, fu altresì agnello mite come una tigre sanguinaria. Il suo diletto era spogliar chiese e abbat[t]er monasteri, non solo, ma tagliar teste di duchi, di principi, di vescovi, di sacerdoti, che si opponevano alle sue scelleratezze. Sancì la pena di morte contro qualsiasi sacerdote o religioso che venisse da fuori; la pena di morte fissò contro un candidato che si fosse osato ordinarlo sacerdote. Allora il coraggioso Allen Guglielmo istituiva seminari allo esterno dello Stato. Filippo II, che avrebbe voluto discendere a punire la sanguinaria, perdette l’armata detta Invincibile, la flotta di mare più poderosa che s’aveva. Intanto Elisabetta ordinava segretamente società perché e nella Inghilterra e nella Scozia chiedessero la morte di Maria Stuarda. Ordì tal trama per cui fosse giudicata rea della morte del proprio marito. Era il giorno 8 febbraio 1587. Le campane da 24 ore suonavano a festa in Inghilterra e nella Scozia. Ad ore otto di quel mattino Maria Stuarda con cuore di una vera martire del Signore sclamò: “Muoio innocente! Perdono a tutti! Godo in spargere il sangue per la fede!” In questo istante la vittima offerta fu sacrificata. Elisabetta in udire finse [di] desolarsene e per coprire la sua ignominia, fece impiccare i principali che avevano cooperato alla morte di lei. Infame Elisabetta! Avevala tenuta in prigione 19 anni e Maria Stuarda, giammai sospettando che Elisabetta fosse una lupa, veniva a lei come agnello a lambirle le mani» (Da Adamo a Pio IX. Quadro delle lotte e dei trionfi della Chiesa Universale distribuito in cento conferenze e dedicato al clero e al popolo, vol. III, cap. LXXXIX, Virtù della Chiesa di Gesù Cristo, Centro Studi Guanelliani, Nuove Frontiere Editrice, Roma 1999, pp. 794-795)


Francesco Hayez, Maria Stuart protesta la sua innocenza alla lettura della sua condanna a morte, 1832, usée des beaux-arts, Lione

Francesco Hayez, Maria Stuarda sale al patibolo, 1827, Collezione Banca Cesare Ponti, Milano


Jean-Baptiste Vermay, Lettura della sentenza di morte di Maria Stuarda, 1809, collezione Arenenberg

Philippe-Jacques van Bree, Maria Stuart nel momento in cui la vengono a cercare per andare all'esecuzione, 1819, Musée du Louvre, Parigi

Laslett John Pott, Maria Stuarda si avvia al patibolo, 1871, Castle Art Museum, Nottingham

giovedì 8 febbraio 2018

8 febbraio 1587 - Martirio di Mary Stuart, regina di Scozia


Tomba della regina di Scozia, Maria Stuart, Abbazia di Westminster, Londra.
Dopo la sua esecuzione nel 1587, Maria fu inizialmente sepolta - contro la sua volontà (che desiderava essere sepolta in Francia) - alla fine del luglio 1587 nella cattedrale protestante di Peterborough, la cattedrale dello stesso Decano, che l'aveva così annoiata nei suoi ultimi momenti sul patibolo, e dov'era (ed è tuttora) sepolta Caterina d'Aragona, prima moglie di Enrico VIII.
Nel 1612 suo figlio ed erede Giacomo VI ordinò che le spoglie di sua madre fossero dissotterrate e trasferite all'Abbazia di Westminster, dove fu posta in una magnifica tomba di marmo, eretta però a pochi metri dalla cugina rivale e sua assassina, Elisabetta I.

Ford Madox Brown, L'esecuzione di Maria regina di Scozia, 1840, Whitworth Art Gallery, Manchester

John McKirdy Duncan, Maria, regina di Scozia, al castello di Fotheringhay, 1929

«Guardate nelle vostre coscienze e ricordate che il teatro del mondo è più vasto del regno d'Inghilterra» Queste furono le parole pronunciate dalla regina cattolica Maria Stuart quando prese coscienza della sua condizione di condannata a morte. 
Da quel momento in poi improntò ogni suo atto a una singolare imitatio Christi. Maria fu processata il 15 ottobre 1586, con l'accusa di alto tradimento, da una corte di quaranta uomini, tra i quali vi erano anche dei cattolici. Si difese da ogni accusa con dignità, sottolineando il fatto di essere una "regina consacrata da Dio" e quindi immune alle leggi d'Inghilterra. Stanca e afflitta, confidò ai suoi servitori di essersi sentita come Gesù davanti ai farisei che urlavano «Tolle, tolle, crucifige!». Alla fine del processo pronunciò queste parole davanti ai suoi giudici: «Miei signori e gentiluomini, io pongo la mia causa nelle mani di Dio».
L'8 febbraio 1587, Maria, indossando un abito scuro e un lungo velo bianco, simile a quello di una sposa, e un sottabito rosso cremisi, il colore della passione dei martiri cattolici, appositamente scelto dalla regina, che, davanti ai protestanti inglesi, voleva morire da martire cattolica.
Una volta bendata dalla dama di compagnia Jane o Janet Kennedy, e posizionata la testa sul ceppo pronunciò le parole: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum». Quindi, i colpi (giacché il primo non riuscì a reciderle la testa: per questo ne seguì un secondo) di mannaia, che la fecero entrare nella gloria di Dio.

sabato 12 agosto 2017

Maria I Tudor. La strenua difesa della Santa Messa

Nell’odierna festa di S. Chiara, vergine assisana, e del beato Innocenzo XI, papa, rilanciamo questo contributo di Piero Vassallo.

Claudio Ridolfi, Madonna con Bambino e S. Francesco con i SS. Ubaldo, Caterina d'Alessandria e Chiara, 1620 circa, Senigallia

Giovanni Claret, Madonna con Bambino e angeli tra i SS. Francesco e Chiara, 1647, Alba

Felice Torelli, Madonna con S. Francesco e S. Chiara con Gesù Bambino, XVII sec., Faenza

Bottega abruzzese, Incoronazione della Vergine con i SS. Carlo Borromeo, Antonio da Padova, Chiara e Francesco, XVII sec., Chieti

Raffaello Tancredi, SS. Francesco e Chiara, 1904, Pitignano


Ambito bergamasco, Beato Innocenzo XI, 1676, Bergamo


Ambito italiano, Beato Innocenzo XI benedicente, XVIII sec., Bergamo


Ambito romano, Ritratto del Beato Innocenzo XI, XVIII sec., Ascoli Piceno

Ambito italiano, Beato Innocenzo XI, XIX sec., Bologna

Maria I Tudor. La strenua difesa della Santa Messa

“Il giudizio del mondo è un giudizio privo di misericordia. Perché allora il mondo non dovrebbe essere giudicato nello stesso modo nel quale esso giudica?” (Paolo Pasqualucci)

di Piero Vassallo

La regina Maria I Tudor (1516-1558) restituì, per la durata  del suo breve regno (1553-1558) l’Inghilterra a Cristo. Amata dal suo popolo fu odiata dalle canaglie, gaudenti una ricchezza turpe, ottenuta grazie al furto dei beni ecclesiastici commesso da Enrico VIII, il re posseduto dal delirio teologico discendente da una implacabile infezione libertina.
La intrepida regina restaurò la Santa Messa e ripristinò l’ordine turbato e devastato dall’odio viscerale nutrito da Enrico VIII contro i cattolici, ai suoi occhi colpevoli di fedeltà a Clemente VII (1478-1534), il papa che aveva negato la consacrazione dell’amorazzo adulterino del re con la cortigiana Anna Bolena, rapporto da cui era nata la futura regina Elisabetta.
L’orgoglio smisurato e il rovente fanatismo del re scismatico, autore dell’empio Act of Supremacy, che dichiarava il re capo supremo della chiesa d’Inghilterra, avevano diviso la nazione e incrementato quella devastante miseria, che è narrata negli scritti di San Tommaso Moro (1478-1535) il sapiente refrattario all’ideologia divorzista, che fu fatto decapitare dal folle re.
Il divieto del padre Enrico VIII aveva impedito a Maria, cattolica irriducibile, di apprendere la scienza politica. La madre, la devota e irriducibile Caterina d’Aragona, le insegnò a giudicare la salvezza delle anime superiore ad ogni altro bene. La dottrina cattolica le fu insegnata dalla Beata Margaret Pole, che sarà martirizzata dagli eretici nel 1541.
Hilaire Belloc ha dimostrato che Maria Tudor “possedeva una solida virtù e una chiara impostazione morale, mentre Elisabetta possedeva una certa tenacia senza scopo e combinata con il suo capriccio“.
Maria, salita al trono dopo la morte di Enrico VIII e del successore, il suo fratellastro, il cagionevole Edoardo VI, fu amata dal suo popolo perché riabilitò la Messa cattolica, fece rimpatriare il cardinale Reginald Pole (1500-1558) e i sacerdoti fedeli al papa e restituì ai conventi la proprietà delle terre destinate all’uso dei contadini poveri.
Fu odiata dall’oligarchia scismatica, da lei privata del bottino, detestata dal clero eretico e corrotto e finalmente calunniata da una storiografia asservita ai perpetui e oscuri poteri della menzogna e del disordine.
Sposa del grande Filippo II di Spagna, Maria Tudor desiderò ardentemente un figlio cui affidare il compito di proseguire la missione finalizzata alla restaurazione cattolica.
Delusa la sua attesa, morì rassegnata al volere di Dio e lasciò l’eredità del regno alla sorellastra, la miscredente e ipocrita Elisabetta, che, fingendo, professava la fede cattolica.
In quanto figlia illegittima di Enrico VIII e di Anna Bolena, Elisabetta non aveva diritto alla successione, vero è che il papa non riconobbe il suo regno. E con piena ragione poiché il primo atto del regno elisabettiano fu la profanazione della Messa cattolica. Elisabetta, preso atto dell’ostilità del papato (sarà scomunicata da San Pio V nel 1570) gettò la pia maschera: sostenne apertamente la fazione anglicana, promosse la persecuzione dei cattolici e avviò una politica intesa a rovesciare l’alleanza con la Spagna. La fortuna della regina impropriamente detta vergine, si deve in larga misura al grave errore di Filippo II, che ostacolò l’ascesa al trono d’Inghilterra di Maria Stuarda, perché la regina di Scozia era favorevole a un accordo con il regno di Francia piuttosto che con la monarchia ispanica. In tal modo iniziò quella trionfale marcia dell’impero britannico, che fu macchiata dalla ferocia e dall’untuosa empietà, prima di scivolare nell’impero delle banche d’America e di raggiungere il suo squillante/imbalsamante epilogo nei torridi fumetti della birichina principessa Diana e nelle alte ombre della pedofilia intorno alla regia corte.
Per fare luce sulla vera storia di Maria Tudor il grande scrittore e sacerdote cattolico Robert Hugh Benson (1871-1914) scrisse, nel 1907, una magnifica storia romanzata, La Tragedia della Regina. Maria Tudor, sovrana incompresache è riproposta da Fede e Cultura, casa editrice in Verona (il volume di pagine 365 è in vendita nelle librerie cattoliche a euro 15 – per acquisti on line cliccare sul titolo).
Geniale e instancabile scrittore, Benson fu uno dei protagonisti della insorgenza spirituale e culturale, che, all’inizio del ventesimo secolo, destò la speranza di una rinascita cattolica in Inghilterra.
Protagonisti del romanzo sono personaggi storici e personaggi inventati da una fantasia che mai sconfina nell’inverosimile.
Il profilo della regina è disegnato con un’arte che mai si discosta dalla verità storica: Benson, pur non nascondendo le debolezze di Maria Tudor riconobbe e apprezzò la sincerità della fede da lei professata  e le attribuì il merito di aver sconfitto i promotori dello scisma “che avevano strappato il Corpo di Cristo dalle loro chiese”.
Il celebre romanziere rammentò inoltre che la regina cattolica difese e protesse i poveri “i teneri agnelli che avevano pianto così pietosamente da villaggi e strade, vagando senza un pastore, soffrendo la fame per mancanza di cibo salutare“.
D’altra parte Benson affermò e dimostrò la doppiezza e l’arroganza di Elisabetta: nel romanzo il minaccioso discorso, con cui la futura regina vergine tenta di indurre al tradimento uno studioso fedele a Maria, è un capolavoro di letteratura al servizio della verità storica.
Il romanzo di Benson, libro che non può mancare in una biblioteca seria, si raccomanda quale efficace antidoto all’anglofilia squillante  nei pensieri della più retriva e sciocca borghesia italiana. E come lettura disintossicante, necessaria agli irriducibili, che intendono interrompere e spezzare il vizioso circolo ecumenico avviato dagli ammiratori degli avvoltoi in volo modernizzante sopra l’infelice Concilio Vaticano II. 

giovedì 17 marzo 2016

Immagine per meditare e .... non dimenticare

Per non dimenticare .... la fede cattolica in Irlanda perseguitata dagli eretici inglesi ... obbligava alla messa clandestina



Aloysius O'Kelly, Mass in a Connemara Cabin, 1883-84, National Gallery, Dublin

lunedì 8 febbraio 2016

Anniversario del martirio della Regina di Scozia, Maria Stuarda, per mano dell'empia cugina Elisabetta I

L’8 febbraio 1587 nel castello di Fotheringhay viene martirizzata mediante decapitazione Mary Stuart (italianizzata Maria Stuarda), Regina di Scozia. Dopo varie angustie, ultima la ventennale prigionia, fu condannata al patibolo dall’empia Elisabetta I, sua cugina, che si arrogava illegittimamente prerogative regie: la pia sovrana morì rivestita del rosso dei martiri, spargendo il nobile sangue per rimanere fedele a Gesù Cristo e alla sua Santa Chiesa Cattolica Romana, rifiutando lo scisma anglicano.

Pierre Révoil, Maria, Regina di Scozia, si separa dai suoi fedeli mentre viene condotta al luogo dell'esecuzione, 1822

Ford Madox Brown, Esecuzione di Maria, Regina di Scozia, 1839-41, Whitworth Art Gallery, Manchester

Robert Inerarity Herdman, Esecuzione della Regina di Scozia Maria Stuarda, 1867, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow

giovedì 26 marzo 2015

La strenua difesa della Santa Messa da parte della regina Maria I Tudor

Pubblicato per la prima volta in Italia per i tipi di Fede&Cultura un nuovo romanzo del sacerdote cattolico, ex anglicano, Robert H. Benson, che getta nuova luce sulla figura dell’ultima regina cattolica d’Inghilterra, Maria I Tudor, figlia legittima di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, sorellastra della spuria regina Elisabetta, che le succederà sul trono. 

Anthonis Mor, La regina Maria I Tudor, 1554

Di questa regina, la leggenda nera – nata ed alimentata dall’ostilità anglicana – l’ha dipinta come una “sanguinaria”. Infatti, è nota come Maria la Cattolica o Maria la Sanguinaria (Bloody Mary). L’appellativo deriva dal fatto che ella fece ciò che ogni sovrano autenticamente cattolico deve fare e cioè proteggere i propri sudditi dal veleno dell’eresia, anche a costo di usare il braccio secolare. 
Ambito di Anthonis Mor,
La regina Maria I Tudor, XVI sec.
Infatti, sotto di lei l’arcivescovo eretico, che aveva aderito allo scisma anglicano, Thomas Cranmer, autore del Book of Common Prayer, e che aveva privato della vera Messa la popolazione inglese, trovò la sua giusta punizione.
Ma il merito maggiore della sovrana fu quello di aver riportato nelle terre inglesi, sia pur per breve tempo, dopo la temperie del padre Enrico VIII, proprio la vera Messa. Dopo di lei, l’empia Elisabetta, che per regnare aveva fatto un patto col diavolo come aveva già avuto modo di ricordare in precedenza su questo blog, spazzò via del tutto la Santa Messa. Da allora per secoli, le terre inglesi non ebbero più una pubblica Messa cattolica: questa fu celebrata solo in clandestinità ed a costo della vita!


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La strenua difesa della Santa Messa

di Piero Vassallo

Il giudizio del mondo è un giudizio privo di misericordia. Perché allora il mondo non dovrebbe essere giudicato nello stesso modo nel quale esso giudica?” (Paolo Pasqualucci)

La regina Maria I Tudor (1516-1558) restituì, per la durata del suo breve regno (1553-1558) l’Inghilterra a Cristo. Amata dal suo popolo fu odiata dalle canaglie, gaudenti una ricchezza turpe, ottenuta grazie al furto dei beni ecclesiastici commesso da Enrico VIII, il re posseduto dal delirio teologico discendente da una implacabile infezione libertina.
La intrepida regina restaurò la Santa Messa e ripristinò l’ordine turbato e devastato dall’odio viscerale nutrito da Enrico VIII contro i cattolici, ai suoi occhi colpevoli di fedeltà a
Clemente VII (1478-1534), il papa che aveva negato la consacrazione dell’amorazzo adulterino del re con la cortigiana Anna Bolena, rapporto da cui era nata la futura regina Elisabetta. 
L’orgoglio smisurato e il rovente fanatismo del re scismatico, autore dell’empio Act of Supremacy, che dichiarava il re capo supremo della chiesa d’Inghilterra, avevano diviso la nazione e incrementato quella devastante miseria, che è narrata negli scritti di San Tommaso Moro (1478-1535) il sapiente refrattario all’ideologia divorzista, che fu fatto decapitare dal folle re.
Il divieto del padre Enrico VIII aveva impedito a Maria, cattolica irriducibile, di apprendere la scienza politica. La madre, la devota e irriducibile Caterina d’Aragona, le insegnò a giudicare la salvezza delle anime superiore ad ogni altro bene. La dottrina cattolica le fu insegnata dalla Beata Margaret Pole, che sarà martirizzata dagli eretici nel 1541. 
Hilaire Belloc ha dimostrato che Maria Tudor “possedeva una solida virtù e una chiara impostazione morale, mentre Elisabetta possedeva una certa tenacia senza scopo e combinata con il suo capriccio”.
Maria, salita al trono dopo la morte di Enrico VIII e del successore, il suo fratellastro, il cagionevole Edoardo VI, fu amata dal suo popolo perché riabilitò la Messa cattolica, fece rimpatriare il cardinale Reginald Pole (1500-1558) e i sacerdoti fedeli al papa e restituì ai conventi la proprietà delle terre destinate all’uso dei contadini poveri. 
Fu odiata dall’oligarchia scismatica, da lei privata del bottino, detestata dal clero eretico e corrotto e finalmente calunniata da una storiografia asservita ai perpetui e oscuri poteri della menzogna e del disordine. 
Sposa del grande Filippo II di Spagna, Maria Tudor desiderò ardentemente un figlio cui affidare il compito di proseguire la missione finalizzata alla restaurazione cattolica. 
Delusa la sua attesa, morì rassegnata al volere di Dio e lasciò l’eredità del regno alla sorellastra, la miscredente e ipocrita Elisabetta, che, fingendo, professava la fede cattolica. 
In quanto figlia illegittima di Enrico VIII e di Anna Bolena, Elisabetta non aveva diritto alla successione, vero è che il papa non riconobbe il suo regno. E con piena ragione poiché il primo atto del regno elisabettiano fu la profanazione della Messa cattolica. Elisabetta, preso atto dell’ostilità del papato (sarà scomunicata da San Pio V nel 1570) gettò la pia maschera: sostenne apertamente la fazione anglicana, promosse la persecuzione dei cattolici e avviò una politica intesa a rovesciare l’alleanza con la Spagna. La fortuna della regina impropriamente detta vergine, si deve in larga misura al grave errore di Filippo II, che ostacolò l’ascesa al trono d’Inghilterra di Maria Stuarda, perché la regina di Scozia era favorevole a un accordo con il regno di Francia piuttosto che con la monarchia ispanica. In tal modo iniziò quella trionfale marcia dell’impero britannico, che fu macchiata dalla ferocia e dall’untuosa empietà, prima di scivolare nell’impero delle banche d’America e di raggiungere il suo squillante/imbalsamante epilogo nei torridi fumetti della birichina principessa Diana e nelle alte ombre della pedofilia intorno alla regia corte. 
Autore anonimo,
Ritratto postumo di Maria I, XVI sec.
Per fare luce sulla vera storia di Maria Tudor il grande scrittore e sacerdote cattolico Robert Hugh Benson (1871-1914) scrisse, nel 1907, una magnifica storia romanzata, La Tragedia della Regina Maria Tudor, sovrana incompresa, che è ora riproposta da Fede & Cultura, casa editrice in Verona (il volume di pagine 365 è in vendita nelle librerie cattoliche a euro 15).
Geniale e instancabile scrittore, Benson fu uno dei protagonisti della insorgenza spirituale e culturale, che, all’inizio del ventesimo secolo, destò la speranza di una rinascita cattolica in Inghilterra.
Protagonisti del romanzo sono personaggi storici e personaggi inventati da una fantasia che mai sconfina nell’inverosimile.
Il profilo della regina è disegnato con un’arte che mai si discosta dalla verità storica: Benson, pur non nascondendo le debolezze di Maria Tudor riconobbe e apprezzò la sincerità della fede da lei professata e le attribuì il merito di aver sconfitto i promotori dello scisma “che avevano strappato il Corpo di Cristo dalle loro chiese”. 
Il celebre romanziere rammentò inoltre che la regina cattolica difese e protesse i poveri “i teneri agnelli che avevano pianto così pietosamente da villaggi e strade, vagando senza un pastore, soffrendo la fame per mancanza di cibo salutare”.
D’altra parte Benson affermò e dimostrò la doppiezza e l’arroganza Elisabetta: nel romanzo il minaccioso discorso, con cui la futura regina vergine tenta di indurre al tradimento uno studioso fedele a Maria, è un capolavoro di letteratura al servizio della verità storica.
Il romanzo di Benson, libro che non può mancare in una biblioteca seria, si raccomanda quale efficace antidoto all’anglofilia squillante nei pensieri della più retriva e sciocca borghesia italiana. E come lettura disintossicante, necessaria agli irriducibili, che intendono interrompere e spezzare il vizioso circolo ecumenico avviato dagli ammiratori degli avvoltoi in volo modernizzante sopra l’infelice Concilio Vaticano II.