Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 15 febbraio 2025

Inizio del periodo penitenziale di Settuagesima

Con la Domenica di Settuagesima si depone il cantico del Signore dell'Alleluja (nonché del Gloria e dell'Ite Missa est), che sarà ripreso durante la solenne Veglia Pasquale.
In alcune realtà tradizionali, questa deposizione si compie anche dal punto di vista non solo liturgico, ma anche reale, con il rito di sepoltura dell'Alleluja. Di questo ne avevamo parlato negli anni passati (v. qui).








Monastere Saint Benoit, Brignoles. Immagini tratte da Facebook

Alla deposizione dell'Alleluja si accompagna l'introduzione del Tratto e del motto Laus tibi, Domine.

TEMPO DI SETTUAGESIMA

Esposizione dogmatica

Dopo l'entusiastica accoglienza riservata a Cristo a causa della "gloria divina che risplende sul suo volto", la Chiesa ci introduce improvvisamente nelle oscure profondità della caduta dell'uomo. Ora torna a leggere, come nel ciclo del Natale, l'Antico Testamento, per mostrarci tutte le grandi figure che hanno preannunciato l'opera redentrice di Cristo e la cui storia, che prefigura quella di Gesù, è particolarmente adatta a prepararci alla grande festa di Pasqua, in cui celebriamo il suo trionfo.

"Interrogate le Scritture", diceva il nostro Signore, "e vedrete come parlano di Me". Lex grávida Christo, l’Antica Legge è impregnata della preoccupazione per il Messia, perché tutto nel popolo di Dio lo precedeva e lo annunciava. Così, l'Antico Testamento è come un Vangelo anticipato, che illumina con straordinaria chiarezza la storia del Salvatore. Per questo motivo, la Chiesa ama stabilire un continuo parallelismo tra le prime e le ultime pagine della Bibbia. Questo parallelo si estende lungo tutto il periodo di Settuagesima e persino nella Quaresima, e lo ritroviamo chiaramente anche nel Tempo di Pentecoste.

Il quadro seguente, spiegato in dettaglio nelle domeniche successive, ci permetterà di comprendere pienamente quanto detto e ci indicherà come studiare la Settuagesima e la Quaresima per coglierne tutto il significato.

Gesù ripara gli errori commessi da Adamo. Egli è per la Chiesa il vero Noè, cioè il fondatore di un nuovo popolo; è a maggior ragione, rispetto allo stesso Abramo, "il capo del popolo eletto di Dio". È superiore anche a Giacobbe, "il protetto e il benedetto di Dio", migliore di Giuseppe, che rese il bene per il male, e più grande di Mosè, che liberò il suo popolo dalla schiavitù del peccato e lo nutrì con il vero Pane disceso dal cielo. Fondere insieme le storie del popolo di Dio, di Gesù e della Chiesa significa entrare nella mentalità che ha guidato la composizione del Messale Romano, il cui scopo è far partecipare la Chiesa al mistero pasquale, un mistero già annunciato da Israele e poi pienamente realizzato da Gesù Cristo.

Durante il tempo di Settuagesima, la Chiesa si sofferma in particolare sulla considerazione di tre figure che abbiamo appena menzionato. Vediamo la caduta di Adamo (peccato originale) e le tragiche conseguenze della sua colpa (Domenica di Settuagesima). Vediamo anche fino a che punto è giunta la malvagità degli uomini (peccati attuali) e come sia stata punita con un diluvio d'acqua (Domenica di Sessagesima). Infine, contempliamo il sacrificio di Abramo e quello di Melchisedek (Domenica di Quinquagesima), prefigurazione del sacrificio che Dio ha richiesto al proprio Figlio per espiare, con esso, i peccati di tutto il genere umano.

L'affermazione del dogma del peccato originale e il quadro delle sue funeste conseguenze fanno risaltare in Gesù il suo glorioso titolo di Salvatore.

Il Vangelo degli operai della vigna ci ricorda che la Redenzione abbraccia tutti i tempi (Domenica di Settuagesima); il Vangelo del Seminatore, che essa raggiunge tutte le anime (Domenica di Sessagesima); e la guarigione del cieco di Gerico, che segue l'annuncio della Passione, ci mostra i benefici effetti che produce in noi (Domenica di Quinquagesima).

A loro volta, le Epistole di San Paolo, lette in queste tre Domeniche, ci ricordano che la Chiesa deve compiere in questo tempo l'opera del Salvatore, entrando con generosità nell'ascesi purificatrice della penitenza.

Dal profilo Facebook Una Voce di Puebla

sabato 30 marzo 2024

Immagini per meditare il Sabato Santo


Francisco Goya (attrib.), Pietà, 1774

Scuola fiamminga, Pietà, XVII sec.

Addolorata e Cristo morto, Vico del Gargano

Pierre Jean Van der Ouderaa, Le sante donne ritornano dalla tomba di Cristo, 1893

Antonín Krisan, Pietà, 1884, Galleria d'arte moderna, Hradec Králové

Hanuš (Hans) Tichý, Oplakávání (Pietà), 1888, Moravská galerie, Brno

domenica 5 febbraio 2023

Soppressione dell'Alleluia

Il calendario sta per commemorare i dolori di Cristo e le gioie della Risurrezione. Nove settimane ci separano da queste grandi solennità. È tempo che il cristiano disponga la sua anima alla nuova visita del Signore, che sarà più santa e decisiva di quella che si degna di farci con la sua Natività.

Intanto la santa Chiesa sente il bisogno di scuoterci dal nostro assopimento e vuole dare ai nostri cuori un potente impulso alle cose celesti. Perciò sopprime l'Alleluia, il canto celeste che ci associava ai cori degli Angeli. Siamo degli uomini fragili, peccatori sempre rivolti alla terra: come abbiamo potuto con la nostra bocca pronunciare quella parola di cielo? Fu l'Emmanuele, il divino conciliatore fra Dio e gli uomini, che ce la portò da lassù fra le gioie della sua nascita; e noi osammo ripeterla. La ripeteremo ancora con rinnovato entusiasmo fra le allegrezze della sua Risurrezione; ma per cantarla degnamente dobbiamo aspirare al soggiorno donde essa discese la prima volta. Alleluia non è una parola vuota di significato, o una profana melodia: è il ricordo della patria nell'esilio e lo slancio verso il ritorno.


Significato della parola Alleluia.


La parola significa Lodate Iddio. Ma il suo accento è tale, che la Chiesa, per non potersi sottrarre al compito di lodare il Signore per ben nove settimane, la sostituirà con un'altra espressione: Laus tibi Domine, Rex aeternae gloriae! Lode a Te, Re dell'eterna gloria! Ma questa è una lode che nasce dalla terra, mentre l'altra discese dal cielo.

"La parola Alleluia, dice il pio Ruperto, è una goccia di quella gioia suprema di cui trasalì la Gerusalemme celeste. I Patriarchi e i Profeti la custodirono in fondo al cuore, finché non la emise lo Spirito Santo con maggiore pienezza sulle labbra degli Apostoli. Significa l'eterno festino degli Angeli e delle anime beate che lodano Dio, contemplano senza fine la sua faccia e cantano senza mai stancarsi le sempre nuove infinite meraviglie. La nostra limitatezza di viatori non arriva a gustare tale festino; solo possiamo partecipare alle gioie dell'attesa e sentirne la fame e la sete. Forse per questo la misteriosa parola Alleluia non fu mai tradotta dall'originale ebraico, quasi a significare, nell'insufficienza di riprodurla, ch'è un'allegrezza molto estranea alla nostra vita presente" (Des divins offices L. I, c. 35).


Austerità della Settuagesima.


Durante i giorni che dobbiamo sentire l'asprezza dell'esilio, se non vogliamo essere abbandonati come disertori in seno a Babilonia, è necessario essere premuniti contro gli allettamenti del pericoloso soggiorno nella terra della cattività. Ecco perché la Chiesa, preoccupata delle illusioni e pericoli che corriamo, ci viene incontro con un provvedimento così solenne. Togliendoci il grido della gioia, ci esorta a purificare le nostre labbra; se vogliamo un giorno tornare a ripetere la parola degli Angeli e dei Santi, dobbiamo purificare col pentimento i nostri cuori, contaminati dal peccato e dall'affetto ai beni terreni. Quindi svolge sotto ai nostri occhi il triste spettacolo della caduta originale, da cui scaturirono tutte le disgrazie, e ci fa rilevare la necessità d'una redenzione. Piange per noi e vuole che anche noi piangiamo insieme a lei.

Accettiamo dunque la legge che ci viene imposta. Sospese per breve tempo le sante gioie, comprendiamo ch'è ora di smetterla con le frivolezze del mondo. Soprattutto liberiamoci dal peccato, che ha regnato tanto tempo in noi. Cristo s'avvicina con la sua Croce e viene a riparare ogni nostro danno col frutto sovrabbondante del suo Sacrificio. Non permetteremo, no, che il suo sangue, a guisa di rugiada mattutina che piove sulla calda sabbia del deserto, cada invano sulle nostre anime. Confessiamo umilmente la nostra condizione di peccatori, e come il pubblicano del Vangelo che non osava alzar lo sguardo, riconosciamo che è giusto, almeno per poche settimane, non accennare a quei canti che furono troppo familiari alla nostra lingua di peccato, né presumere eccessivamente di quella fiducia che molte volte distrusse in noi il santo timor di Dio.

Purtroppo, la negligenza delle norme liturgiche è l'indice manifesto dell'affievolimento nella fede, in una cristianità. Eppure ce n'è tanta intorno a noi, che anche molti dei cristiani abituati a frequentare la chiesa ed i Sacramenti, si accorgono ben poco e con molta indifferenza della sospensione dell'Alleluia. A stento parecchi di loro vi prestano una leggera attenzione, imbevuti come sono d'una pietà affatto privata, e forse estranea al pensiero della Chiesa. Se cadranno queste righe sotto ai loro occhi, ci auguriamo che servano a farli riflettere sulla sovrana autorità e saggezza della Chiesa, Madre comune, la quale effettivamente considera la sospensione dell'Alleluia come uno dei fatti più gravi e solenni dell'Anno Liturgico.

A tale proposito presentiamo due belle Antifone, che pare siano di origine romana, e che noi attingiamo nell'antifonario di san Cornelio di Compiègne, pubblicato da Dom Dionigi di S. Marta:


Ant.
- Il buon Angelo del Signore t'accompagni, Alleluia.

E ti faccia fare un prospero viaggio, affinché ritorni con noi nella gioia, Alleluia, Alleluia.


Ant.
- Alleluia. Resta con noi anche oggi; domani partirai, Alleluia.

Quando si farà giorno ti metterai in cammino, Alleluia, Alleluia, Alleluia.


Le Chiese di Francia, nel XIII secolo e oltre, ai Vespri del sabato di Settuagesima cantavano quest'Inno commovente, conservato in un manoscritto del X secolo:

INNO

Alleluia è un canto di dolcezza, una voce d'eterna gioia.

Alleluia è il canto melodioso che i celesti cori non cessano di far risuonare nella casa di Dio.

Alleluia! celeste Gerusalemme, madre beata, patria alla quale abbiamo diritto di cittadinanza.

Alleluia! è il grido dei tuoi abitatori fortunati; ma noi esiliati sulle rive dei fiumi di Babilonia, non abbiamo altro che lacrime.

Alleluia! non siamo sempre degni di cantarlo. Alleluia! i nostri peccati ci obbligano a sospenderlo, perché è l'ora di piangere le nostre colpe.

Accogliete dunque, o Beata Trinità, questo canto per il quale vi supplichiamo di farci assistere un giorno alla Pasqua celeste, dove a gloria vostra, in seno alla felicità, canteremo l'eterno Alleluia. Amen.

Nell'attuale Liturgia l'addio all'Alleluia che fa la Chiesa è più semplice, e consiste nel farci ripetere quattro volte la misteriosa parola alla fine dei Vespri del Sabato:

Benediciamo il Signore, Alleluia, Alleluia.

Rendiamo grazie a Dio, Alleluia, Alleluia.

D'ora in poi, a partire dalla seguente Compieta, non sarà più udito quel canto celeste fino a quando esploderà sulla terra il grido della Risurrezione.

Fonte: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 424-426.



I monaci di Norcia seppelliscono l'Alleluia prima della Settuagesima del 2023.
Fonte Facebook

Il Tempo di Settuagesima

Le tre domeniche precedenti la Quaresima sono la Settuagesima, la Sessagesima e la Quinquagesima e formano il tempo liturgico di tre settimane della Settuagesima. È come un prolungamento o preparazione della Quaresima, poiché ne assume quasi tutti i caratteri: il colore viola dei paramenti, la soppressione del Gloria, dell'Ite Missa est e dell'Alleluja e l'introduzione del Tratto e del motto Laus tibi, Domine. La Chiesa Romana, adottando questo tempo, che veniva dall'oriente, non impose mai l'obbligo del digiuno. La Settuagesima con le sue 7 settimane starebbe a significare i 70 anni di schiavitù che precedettero la liberazione dall'Egitto per gli ebrei e per i cristiani il lungo periodo di schiavitù che precedé il riscatto prima della Redenzione operata da Cristo nella Pasqua. Gli estremi della Settuagesima vanno dal 18 gennaio al 22 febbraio e vengono chiamati chiavi dell'Alleluja.

venerdì 2 aprile 2021

Immagini per meditare la sera del Venerdì Santo



Ippolito Scalza, Pietà, 1579, Duomo, Orvieto

Józef Unierzyski, Discesa dalla Croce, 1887, Muzeum Narodowe w Krakowie, Cracovia

Antonio Ciseri, Trasporto del Cristo al sepolcro, 1864-70, Santuario della Madonna del Sasso, Orselina

Charles Timbal, Il Cristo portato alla tomba, 1848, Musée Barrois, Bar-le-Duc

Jozef Janssens, Pellegrini dinanzi ad una reliquia cristiana ovvero Venerdì Santo notte ovvero la Veronica mostra il sacro lino alla Vergine ed alle pie donne,1894, Anversa.
Il dipinto rappresenta la Veronica che la sera del Venerdì Santo mostra a Maria, sostenuta da Giovanni, e alle pie donne il velo, così come la scena è descritta dalla Beata Anna K. Emmerick nei Diari pubblicati da Clemente Brentano: “Questo santo gruppo giunse alla casa di Veronica e vi entrò, frattanto anche Pilato e i suoi soldati rientravano, passando per quella strada. Quando Veronica mostrò alle sante donne il volto di Gesù impresso sulla stoffa, esse non poterono trattenere il pianto”.

Juan Antonio Vera Calvo, La Veronica mostra il Volto Santo alla santa Vergine ed a S. Giovanni, 1864, Museo Nacional del Prado, Madrid



Claude Jacquand, Maria madre dolorosa, 1866

domenica 31 gennaio 2021

INTRODUZIONE AL CICLO DI PASQUA E DISPENSA DI LITURGIA SUL TEMPO DI SETTUAGESIMA

IL CICLO PASQUALE

Comincia con i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima e termina con Nona del Sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste.

Esso si compone in questo modo:

·                     Il Tempo di Settuagesima (colore liturgico de tempore violaceo, 17 giorni in totale): le settimane di Settuagesima, Sessagesima, la Domenica di Quinquagesima con i due giorni seguenti

·                     Tempo di Quaresima (colore liturgico de tempore violaceo, rosa la IV Domenica; 32 giorni in totale):

o                  I giorni dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato dopo le Ceneri: teoricamente appartengono alla Quaresima ma dal punto di vista prettamente liturgico sono un misto tra la liturgia della Settuagesima e quella quaresimale

o                  Le quattro settimane di Quaresima. Nella prima ricorrono le Quattro Tempora

·                     Il Tempo di Passione (colore liturgico de tempore violaceo, 13 giorni e mezzo in totale):

o                  La I Settimana di Passione

o                  La Settimana Santa:

§                La II Domenica di Passione o delle Palme, e i tre giorni seguenti fino a Compieta del Mercoledì Santo

§                Il Triduo Sacro comincia con l'Ufficio delle Tenebre del Giovedì Santo, che si canta nel tardo pomeriggio del Mercoledì Santo, e termina con la Vigilia Pasquale. Colore liturgico bianco il Giovedì Santo mattina alla Messa in Coena Domini, nero il Venerdì Santo mattina alla Messa dei Presantificati, violaceo il Sabato Santo mattina alla Vigilia Pasquale (tuttavia quando il Diacono o il Sacerdote porta l'arundine in processione e canta l'Exultet, lo fa con la dalmatica bianca)

·                     Il Tempo Pasquale (colore liturgico de tempore bianco, 56 giorni e mezzo in totale):

o                  Il Sabato Santo a partire dalla Messa (il Gloria in excelsis si intona verso mezzogiorno, e alla Messa seguono immediatamente i Vespri)

o                  La Domenica di Pasqua con la sua Ottava

o                  Le quattro Settimane di Pasqua e la quinta Domenica

o                  I tre giorni delle Rogazioni (colore violaceo alla Messa e alla processione)

o                  La Festa dell’Ascensione, la sua Ottava, e il susseguente Venerdì

o                  La Vigilia di Pentecoste (colore violaceo alla Vigilia e rosso alla Messa)

o                  La Festa di Pentecoste con la sua Ottava (colore liturgico rosso, 7 giorni in totale). Durante l’Ottava ricorrono le Quattro Tempora

Si arriva a un totale di 17 settimane nette ossia 119 giorni. Le prime tre settimane, cioè il Tempo di Settuagesima e i giorni dopo le Ceneri, si trovano nella parte invernale (pars hyemalis) del Breviario; le altre quattordici, cioè le quattro di Quaresima, il Tempo di Passione e quello di Pasqua, nella parte primaverile (pars verna). Terminata l’Ottava di Pentecoste con Nona del Sabato, a partire dai Vespri cominciano il Tempo dopo Pentecoste e la parte estiva (pars aestiva) del Breviario.

Il fulcro cronologico di tutto questo impianto è la Domenica di Pasqua, cioè la Domenica immediatamente seguente alla luna piena che cade durante o dopo l’equinozio di primavera. Non si considera l’equinozio dal punto di vista astronomico (e che dunque varia ogni anno), ma in una data convenzionalmente scelta e fissata al 21 marzo. Così la Domenica di Pasqua può cadere solo dal 22 marzo al 25 aprile, e tutto il ciclo si sposta con essa, non potendo né iniziare prima del 18 Gennaio né terminare oltre il 19 Giugno.

Come si vedrà più avanti, al Ciclo di Pasqua segue un lungo periodo liturgico intermedio di durata variabile (da 24 a 28 settimane, raramente 23) che lo separa dal successivo Ciclo di Natale: il Tempo dopo Pentecoste.

IL TEMPO DI SETTUAGESIMA

Caratteristiche generali

Il Tempo di Settuagesima costituisce una preparazione alla Quaresima, la quale è a sua volta preparazione alla Pasqua. Ne consegue che la Settuagesima è la preparazione remota alla Pasqua così come la Quaresima ne è la preparazione prossima, e il Tempo di Passione ne è la preparazione immediata.

Esso comincia con i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima, la quale cade tra il 18 Gennaio (Cattedra di San Pietro a Roma) e il 21 Febbraio (giorno che precede la Cattedra di San Pietro ad Antiochia): né prima né dopo. Termina con la Compieta del Martedì di Quinquagesima, anche se, come detto prima, molti elementi propri del Tempo di Settuagesima proseguono fino a Nona del Sabato dopo le Ceneri, mescolati ad altri tipici della Quaresima. O piuttosto, per essere specifici, in questi quattro giorni dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato dopo le Ceneri, l’Ufficio è quasi del tutto come nella Settuagesima (se si eccettuano la lettura del Vangelo a Mattutino, l’Antifona propria al Benedictus e l’aggiunta delle Preci Feriali), la Messa è interamente come in Quaresima, e infatti c’è una Messa propria per ciascun giorno, avente le caratteristiche della Quaresima (Orazioni pro diversitate Temporum assignatae diverse, Prefazio proprio ed Oratio super populum). La mia personale opinione è che la Chiesa abbia realizzato questa strana mescolanza per dare in qualche modo una forma conclusione alla settimana di Quinquagesima, che altrimenti resterebbe tronca al Martedì.

Le Domeniche sono Maggiori di II Classe che cedono solo alle Feste di rito Doppio di I Classe; le Ferie sono minori.

I connotati più facilmente distinguibili della Settuagesima sono il colore liturgico de tempore violaceo e la soppressione totale dell’Alleluia, che poi non si dice più, nemmeno alle Feste dei Santi. Tengo a specificare che l’Alleluia è omesso proprio ovunque nella liturgia, senza eccezione alcuna. Esso sarà poi ripreso durante la Messa del Sabato Santo.

Tuttavia il rigore quaresimale non è ancora pienamente cominciato: l’organo può continuare ad essere suonato così come l’Altare ornato di fiori; Diacono e Suddiacono indossano la dalmatica e la tunicella violacee, e non vi sono giorni di digiuno.

Se non lo si è fatto prima, è necessario ricordarsi entro il Martedì di Quinquagesima di bruciare le palme e i rami utilizzati alla Domenica delle Palme dell’anno precedente, per farne la cenere che si benedirà e imporrà il Mercoledì delle Ceneri.

Al Breviario

Terminati i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima, al cui Benedicamus Domino e Deo gratias si aggiunge il doppio Alleluia, questo cessa. A partire dalla seguente Compieta al Deus in adjutorium e Gloria Patri l’Alleluia è sostituito da Laus tibi, Domine, rex aeternae gloriae; le altre volte in cui l'Alleluia normalmente ricorrerebbe, per esempio in certe Antifone, è completamente omesso. Alla Scrittura occorrente del Mattutino si interrompono le Lettere di San Paolo e comincia la lettura del Libro della Genesi. Le Domeniche non si dice il Te Deum ma il IX Responsorio. Viene introdotto lo Schema II delle Lodi (e del III Notturno del Mercoledì) tanto le Domeniche che le Ferie, e ovviamente, correlato ad esso, il quarto Salmo a Prima; non però le Preci Feriali da Lodi a Compieta, che cominciano solo con la Quaresima. 

Il resto è fondamentalmente come nel Tempo dopo l’Epifania, gli Inni si prendono dal Salterio fino a Nona del Sabato dopo le Ceneri, il Suffragio continua a essere recitato fino a Lodi del Sabato che precede la Domenica di Passione, e si dicono le Preci Domenicali nei giorni in cui non si celebrano o commemorano Feste di rito Doppio. Il Simbolo Atanasiano invece si omette, e verrà ripreso alla Festa della SS. Trinità e successivamente dalla IV Domenica dopo Pentecoste in poi.

Tuttavia le Domeniche vi sono Invitatorio, Antifone (diverse per Lodi e per le Ore minori, ma ai Vespri si usano quelle del Salterio), Capitoli e Versetti (a Vespri, Lodi e da Terza a Nona) e Responsori (da Terza a Nona) propri. Invece alle Ferie si prende tutto dal Salterio tranne l'Antifona al Magnificat che è propria per ogni giorno, mentre l'Orazione è quella della Domenica precedente, ecco perché le Ferie del Tempo di Settuagesima sono per certi versi assimilate alle Ferie per annum. Quanto all’Antifona al Magnificat delle Ferie, il Breviario manca di quelle del Venerdì di Settuagesima e del Giovedì e Venerdì di Sessagesima: in questi giorni si dice l’ultima Antifona al Magnificat dei giorni precedenti che è stata omessa – le Ferie di Settuagesima essendo Ferie minori non si commemorano – altrimenti, se sono state recitate tutte la si prende dal Salterio (cosa che a mio parere non ha più senso, perché dal 1568 al 1954 il calendario è stato talmente imbottito di Feste peggio di un tacchino ripieno del giorno del ringraziamento, che è praticamente impossibile trovare cinque giorni feriali consecutivi; probabilmente questa norma risale alle origini della riforma tridentina, quando il calendario era stato epurato dagli eccessi con dura acribia e c’erano moltissime Ferie: ma ai nostri giorni non credo esistano materialmente casi in cui queste Antifone si possano prendere dal Salterio).

L’Antifona finale delle Ore continua ad essere Alma Redemptoris Mater col Versetto Post partum e l’Orazione Deus qui salutis aeternae fino ai Vespri del 2 Febbraio: dalla successiva Compieta si recita l’Antifona Ave Regina caelorum col Versetto Dignare e l’Orazione Concede, che viene detta fino alla Compieta del Mercoledì Santo. Questo cambiamento avviene sempre al 2 Febbraio, anche qualora la Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria dovesse essere traslata.

Da notare che il Mercoledì delle Ceneri essendo una Feria Maggiore Privilegiata, qualunque Festa non traslabile cada in esso è sempre commemorata a tutto l’Ufficio, Primi Vespri inclusi; se il Martedì di Quinquagesima vi è una Feria o una Festa di rito Semplice, i suoi Vespri sono feriali con la commemorazione della Festa dell’indomani. Ciò perché non ha senso celebrare i Primi Vespri di una Festa impedita. Nel caso in cui i Vespri del Martedì di Quinquagesima andrebbero normalmente divisi, si celebrano interamente della Festa precedente, con la commemorazione della seguente che viene semplificata.

Al Messale

Ci sono solo tre Messe proprie, quelle delle tre Domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima. In esse il Gloria in excelsis è omesso, dunque alla fine della Messa si dice il Benedicamus Domino invece dell’Ite Missa est. L’Alleluia è rimpiazzato dal Tratto soltanto alle Messe delle Domeniche, delle Feste e a quelle Votive: alle Messe feriali non si dice nemmeno il Tratto, ma solo il Graduale. Le Orazioni pro diversitate temporum assignatae sono quelle di Natale fino al 2 Febbraio: la seconda è della Santa Vergine (Deus qui salutis aeternae) e la terza Pro Papa o Contra Persecutores Ecclesiae; dal 3 Febbraio ce ne sono di nuove fino al Martedì di Quinquagesima: la seconda Ad poscenda suffragia Sanctorum (A cunctis) e la terza ad libitum.

Si dicono ancora il Prefazio della SS. Trinità le Domeniche, e il Prefazio Comune alle Ferie, alle Feste e alle Messe Votive che non ne hanno uno proprio. I giorni feriali in cui non si volesse celebrare una Messa Votiva o di Requiem si celebra quella della Domenica precedente (come detto sopra, senza il Tratto).

Al Rituale

Il 3 Febbraio si possono celebrare due Benedizioni in onore di San Biagio Vescovo e Martire: quella del pane, vino, acqua e frutti contro le malattie della gola, e la Benedizione delle candele e delle gole.

All’Antifonale e al Graduale

I toni sono gli stessi del Tempo dopo l’Epifania: il Benedicamus Domino V le Domeniche e il VII le ferie, il Kyriale XI le Domeniche e il XVI le ferie.

Pratiche

Molti conservano la curiosa usanza di fare il “Funerale dell’Alleluia dopo i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima: si porta in processione un catafalco con la coltre sopra recante un cartiglio o stendardo con scritto Alleluia, e il Sacerdote in piviale nero lo asperge e incensa come per l’Assoluzione al Tumulo.

È prassi diffusa celebrare, dalla Domenica al Martedì di Quinquagesima, le Solenni Quarantore in riparazione dei peccati commessi durante il carnevale e in preparazione alla Santa Quaresima. Esse sono normate dall’Istruzione Clementina del 1705 (le rubriche sulle Messe Votive Privilegiate delle Quarantore sono state modificate dalla Congregazione dei Riti nel 1927, vedesi AAS XIX pag. 192); il SS. Sacramento vi viene esposto per quaranta ore consecutive (se in questo lasso di tempo l’Augusto Sacramento viene riposto per qualsiasi ragione, allora non sono più delle Quarantore ma delle normali esposizioni solenni). Vigono le regole seguenti:

·                     Il SS. Sacramento si espone all’Altar Maggiore, e in esso si celebrano solo le Messe dell’esposizione e della riposizione, quest’ultima coram SS.mo Sacramento. Almeno, tali sono le rubriche scritte in tempi cattolici, quando veri Sacerdoti disponevano di vere chiese e vi celebravano la vera Messa; penso che oggi, se si dispone di quel solo Altare o se celebrando su un altro si rischia di dare le spalle al SS.mo, l’epikeia consenta di celebrare anche le altre Messe coram SS.mo. In ogni caso se si ripone il Sacramento anche solo per celebrare la Messa, le Quarantore cessano de jure.

·                     La Messa che precede l’esposizione può essere quella Votiva Privilegiata del SS. Sacramento con la commemorazione della Domenica (si può anche fare il contrario).

·                     Si dovranno utilizzare non meno di venti candele, che saranno continuamente accese e prontamente sostituite quando si spengono. Ciò dev’essere fatto dai Chierici poiché i laici non possono per nessuna ragione accedere al presbiterio durante l’esposizione.

·                     Se vi sono immagini o statue nei pressi dell’Altare dell’Adorazione, devono essere velate di bianco.

·                     Eccetto le donne a nessuno sarà mai consentito coprirsi la testa in presenza dell’Augustissimo Sacramento. Quindi non possono essere usati nemmeno i copricapi liturgici (zucchetto, berretta, mitria, galero). Anche i baciamani sono omessi.

·                     All’inizio e alla fine delle Quarantore si canteranno le Litanie dei Santi con i loro versetti e Orazioni.

·                     Nei giorni delle Quarantore, ad eccezione della Messa Conventuale laddove dev’essere celebrata, si celebrano, se possibile in altri Altari, Messe Votive Privilegiate del SS. Sacramento; tuttavia non nelle Domeniche, Feste di rito Doppio di I e II Classe, Ferie Maggiori Privilegiate, Vigilie Maggiori di I Classe, Ottave dell'Epifania, di Pasqua e Pentecoste. In ogni caso in tutte le Messe che si celebrano nella chiesa durante le Quarantore, saranno sempre dette le Orazioni del SS. Sacramento sub una conclusione.

·                     Il secondo giorno si celebrerà una Messa Votiva Privilegiata per la Pace e il terzo di nuovo quella del SS. Sacramento.

·                     Ricordo che le Messe Votive Privilegiate si celebrano con Gloria e Credo; in quelle del SS.mo Sacramento si dice il Prefazio di Natale (di Domenica quello della SS. Trinità o quello proprio) e, se le Quarantore si celebrano nell’Ottava del Corpus Domini, la Sequenza.

·                     Alle Messe celebrate durante l'esposizione non si suona la campanella.

·                     È sempre proibito distribuire la Comunione all’Altare in cui è esposto il SS. Sacramento.

·                     La Messa celebrata davanti al SS. Sacramento esposto segue un rito speciale le cui linee principali qui accenno:

o                  Il Sacerdote non può mai prendere i paramenti dall'Altare, e come detto sopra, non si copre la testa in nessun caso.

o                  La genuflessione doppia si fa solo in plano all’inizio e alla fine, cioè quando il Sacerdote giunge all'Altare la prima volta e quando lo lascia definitivamente. Quando il Sacerdote è sulla predella fa la genuflessione semplice.

o                  Si genuflette ogni singola volta che si arriva al centro dell’Altare e ci si allontana da esso, e quando ci si volge verso i fedeli, insieme alle volte in cui è prescritto come alla Messa normale. Sono arrivato a contare oltre trenta genuflessioni.

o                  Gli inchini al nome di Gesù e le genuflessioni, anche ai due Vangeli, si fanno rivolti al SS. Sacramento; si eccettua solo la genuflessione del Flectamus genua.

o                  Quando il Sacerdote si volge ai fedeli: se è al centro dell'Altare prima lo bacia, poi fa la genuflessione, si gira, si rigira e genuflette nuovamente. Se invece si posta per arrivare al centro dell'Altare, una volta giuntovi prima genuflette, poi lo bacia e si gira. In ogni caso quando il Sacerdote girandosi non da mai le spalle al SS. Sacramento, ma si ritira un po’ dal lato del Vangelo e si gira in senso orario fermandosi diagonalmente (come si fa normalmente al Misereatur della Comunione). Ciò vale anche per la Benedizione. Di conseguenza all’Orate fratres e all’ultimo Vangelo non ci si rigira in senso contrario completando il cerchio come si fa di solito, ma lo si fa per il lato dal quale ci si è volti, genuflettendo alla fine. Quando si scende dall’Altare ci si ritira un po’ dal lato del Vangelo e si procede diagonalmente.

o                  Il lavabo si fa oltre l’estremità del lato dell’Epistola, un po’ fuori dall’altare, col Sacerdote girato verso il popolo (facendo in questo modo non da le spalle al SS. Sacramento); la purificazione delle dita si fa nell'apposito vasetto restando al centro dell'Altare.

·                     Gli Uffici saranno celebrati possibilmente in piedi, ma ci si può comunque sedere.

·                     I Vespri Solenni davanti al SS. Sacramento sono molto simili a quelli normali (senza la berretta), ma con queste variazioni:

o                  Al Magnificat il Sacerdote e i ministri fanno la doppia genuflessione davanti l’Altare, ci si rialza, si infonde l’incenso nel turibolo senza tuttavia benedirlo, ci si inginocchia e si incensa il SS. Sacramento (tre colpi doppi). Rialzandocisi ci si avvicina all’Altare per incensarlo come al solito (genuflessione doppia passando al centro). Poi viene incensato il solo Sacerdote officiante.

·                     È del tutto proibito celebrare Messe e Uffici da Requiem, e Assoluzioni al Tumulo, nelle chiese in cui si celebrano le Quarantore, nemmeno per i funerali. Ciò è permesso esclusivamente per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti il 2 Novembre: in tal caso tutte le Messe di Requiem si celebrano in un altro Altare e, unica eccezione in cui è previsto, sono celebrate con paramenti violacei, e il catafalco ha una coltre violacea.

Per ulteriori dettagli sulle rubriche del Tempo di Settuagesima: L. Stercky, Manuel de liturgie et Cérémonial selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1935, Tomo II, pag. 246-247.

Per la celebrazione della Messa della Purificazione della Santa Vergine:

Nelle chiese dotate di Clero numeroso, a norma del Missale Romanum e del Rituale Romanum: Manuel de liturgie... cit., Tomo II, pag. 235-246

Nelle piccole chiese con scarso Clero, a norma del Memoriale Rituum: Manuel de liturgie... cit., Tomo II, pag. 412-420

Celebrata pontificalmente, a norma del Caeremoniale Episcoporum: L. Stercky, Les Fonctions Pontificales selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1932, Tomo II, pag. 9-28.

Per le Solenni Quarantore:

Link per scaricare l'Instructio Clementina, che come detto sopra, contiene le rubriche e cerimonie per la celebrazione delle Quarantore: https://archive.org/details/instructio-clementina-pro-oratione-xl-horarum

Rubriche e cerimonie per le Messe Votive Privilegiate delle Quarantore: Manuel de liturgie... cit., Tomo I, pag. 415-417.

Rubriche e cerimonie per la Messa celebrata davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto: Manuel de liturgie... cit., Tomo I, per la Messa bassa pag. 542-546; per la Messa solenne pag. 636-665.

Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger sul Tempo di Settuagesima:

Storia del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-i-storia-del-tempo-di-settuagesima/

Mistica del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-ii-mistica-del-tempo-di-settuagesima/

Pratica del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-iii-pratica-del-tempo-di-settuagesima/

Fonte: Loquere quae decent sanam doctrinam, 29.1.2021