Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 8 febbraio 2025

438° anniversario del martirio della regina di Scozia Mary Stuart

L'8 febbraio 1587 lasciava questa Valle di lacrime la regina Mary Stuart, affrontando un doloroso martirio per ordine dell'empia cugina, la regina Elisabetta I. 

A lei il nostro ricordo, la nostra preghiera e devoto omaggio.


Autore anonimo, Mary Stuart, regina di Scozia, XVII sec., Blairs College, Aberdeenshire

Scuola inglese, Esecuzione di Mary Stuart, XIX sec.




domenica 7 luglio 2024

XVII anniversario (e forse ultimo) del Summorum Pontificum

Son passati 17 anni dalla promulgazione del Summorum Pontificum. Eppure sembra passato un secolo e, oggi, relegato quasi ad oggetto di antiquariato di nostalgici, che, come i c.d. soldati fantasmi giapponesi, abbandonati nelle sperdute isole del Pacifico, continuavano a combattere per l’impero del Giappone, nonostante la seconda guerra mondiale fosse terminata da tempo.

Oramai, quindi, siamo forse negli ultimi giorni di scampoli di questo documento voluto da Benedetto XVI, prima che su di esso si abbattano – inesorabili – le tagliole del – si vocifera – ormai prossimo documento vaticano, che, dovrebbe porre la pietra tombale sul m.p. di papa Ratzinger (cfr., tra i tanti, URGENT - URGENT - Growing Rumors of a “Final Solution” for the Traditional Latin Mass – TLM, in Rorate coeli, 17.6.2024; Archbishop Viola, the violator of Tradition -- the dangerous secretary of Divine Worship and the man behind the attempts to ban the Traditional Mass. His letter to the Melbourne Archbishop, ivi; Il Dicastero per il Culto Divino dice no al Vetus Ordo in cattedrale, in Silere non possum, 18.6.2024; Il Vaticano sta pianificando un divieto «definitivo» della Santa Messa tradizionale, probabilmente il 16 luglio, in blog Messa in latino, 20.6.2024).

Certo, potrebbe pure porsi termine alla liberalizzazione della c.d. messa antica, ma altrettanto certamente questa messa non potrà mai essere soppressa, nonostante le macchinazioni dell’odierno establishment vaticano.

Quindi, sebbene nel contributo che segue di Franco Parresio, scritto per celebrare il 17° anniversario del Summorum lo scorso 7 luglio, questi esclami – alla maniera appunto dei soldati giapponesi di cui si è detto – “Auguri, Summorum! E buona vita!”, noi preferiamo rivolgere quell’auspicio di “buona vita” alla messa in rito antico nonostante tutto, ricordando l’eroica resistenza, in Francia, a Port Marly, nel lontano 1987, nella I Domenica di Passione (cfr. Un ricordo del 1987 sulla resistenza per la Messa Tradizionale, ivi, 8.7.2024).


Buona lettura.


Diciassette anni del Summorum Pontificum

di Franco Parresio

Diciassette anni sembrano pochi e invece sono un bel traguardo! Il nostro Summorum, tra tante incertezze che lo hanno accompagnato sin dalla sua nascita, è quanto mai vivo e rigoglioso. E questo perché non è opera dell’uomo – come a certuni può sembrare – ma di Dio. Il tre volte sette, che lo caratterizza, parla chiaro: promulgato il sette luglio duemilasette (7.7.7) e pubblicato – guarda caso! – alla pagina 777 (vol. 99) degli Acta Apostolicae Sedis. Il crescente interesse, infatti, verso l’Usus Antiquior della Liturgia Romana è ormai un dato acclarato: solo chi ostinatamente non vuole vedere, continua nella sua illogica propaganda denigratoria di esso. Sorprende, in modo commosso, notare che in sua difesa non scendono in campo solo i cosiddetti tradizionalisti, ridicolizzati come “indietristi”, bensì quell’insospettato mondo di intellettuali e attivisti fuori dalla Chiesa, come Agatha Christie e Bianca Jagger, alle quali va tutta la nostra riconoscenza.

Leggo in Messainlatino.it che era il 6 luglio del 1971 quando il Times di Londra (il quotidiano più autorevole al mondo) pubblicò «un appello a Papa Paolo VI in difesa della Messa tradizionale in latino firmato da scrittori e artisti cattolici e non cattolici, tra cui Agatha Christie, Graham Green, Barbara Hepworth e Yehudi Menuhin». A distanza di cinquantatré anni lo stesso giornale il 3 luglio scorso ha pubblicato un appello analogo sottoscritto da «nomi  illustri [che] hanno firmato la petizione per implorare la S. Sede di preservare e mantenere la MTL (cioè la Messa Tradizionale in Latino). Tra essi si leggono: Bianca Jagger (moglie del mitico Mick Jagger dei Rolling Stones), Lloyd-Webber (produttore di celebratissimi Musical quali Jesus Christ Superstar, Cats, Evita, The Phantom of the Opera), Kiri Te Kanawa (soprano stimato anche dalla Regina), la principessa Michael del Kent, lo stilista Paul Smith, l’ex ministro Michael Gove».

Ancora una volta è quell’insospettato mondo anglosassone, del quale scimmiottiamo modi di dire, rendendoci ridicoli, a salvaguardare la cultura latina, ben strutturata nella Liturgia Romana precedente alle riforme montiniane.

La petizione del 6 luglio 1971, dunque, guarda lontano (ben oltre l’ottenimento di un semplice indulto che porta il nome della stessa Agatha Christie): a quel 7 luglio 2007, giorno della promulgazione del Summorum Pontificum, in cui esplicitamente si dice che «è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962», perché «mai abrogato». E questo è un dato incontrovertibile, ammesso dalla stessa Lettera di accompagnamento al motu proprio Traditionis custodes, in cui, richiamando un passo del m.p. ratzingeriano, si parla del «Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato».

Auguri, Summorum! E buona vita!

mercoledì 27 dicembre 2023

350° anniversario delle apparizioni di Nostro Signore Gesù Cristo a S. Margherita M. Alacoque

S. Margherita Maria Alacoque ebbe diverse apparizioni del Signore Gesù dal 1673 sino alla morte nel 1690. La prima si verificò, a Paray-Le-Monial, in occasione della festa di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista, l'apostolo amato da Gesù e da Maria.

Jan van Bijlert, S.. Giovanni apostolo ed evangelista, 1625-30, Centraal Museum, Utrecht 

Giovanni Gasparro, San Giovanni apostolo amministra la Comunione alla Beata Vergine Maria, 2017, Seattle, Washington (USA), collezione privata


Giovanni Gasparro, Il discepolo amato, 2022, collezione privata

1) La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.

2) Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce.

3) Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come soli e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme.

Quest’anno, a partire da oggi sino al 2024, dunque, ricorreranno i 350 anni di queste celebri apparizioni.

Noi non possiamo non ricordare questi eventi, che tanto segnarono la storia della Chiesa e della devozione verso quel Cuore, che ha tanto amato gli uomini da dare la propria vita.




lunedì 25 dicembre 2023

800° anniversario dell'istituzione del Presepe a Greccio da parte di S. Francesco d'Assisi

In questo Natale celebriamo l’800 anniversario dell’istituzione del Presepe da parte di S. Francesco d’Assisi a Greccio. Era la notte di Natale del 1223 ... e quel che avvenne fu possibile grazie all'interessamento dell'amico del Santo di Assisi, Giovanni Velita o Vellita (detto, nelle Fonti Francescane, Giovanni di Greccio), discendente dei conti Berardi di Celano, e di sua moglie Alticama, figlia di Guido Castelli (Signore di Stroncone o Strongoli). Fu quest'ultima a costruire, con le sue mani, secondo la tradizione, il simulacro di Gesù Bambino. Aiutata dagli Araldi, guardie e servi fedeli al Velita, che si recarono nella valle a convocare più gente possibile per assistere alla rappresentazione sacra.

Riportiamo gli stralci delle Fonti, che descrivono l'evento. 




La Grotta di Greccio in antiche cartoline degli anni '50, '60 e '70



Anonimo maestro di Narni, Istituzione del Presepio di Greccio, 1409, Grotta, Santuario, Greccio

Luigi Venturini, Presepe di Greccio, 1962, Santuario, Greccio 

Lorenzo Ferri, Presepe di Greccio, 1967, Santuario, Greccio


Taddeo Gaddi, Il presepe di Greccio - Storie di S. Francesco, 1335-40, Galleria dell'Accademia, Firenze



Benozzo Gozzoli, Il Presepe di Greccio, 1452, chiesa di S. Francesco, Montefalco

Giotto di Bondone, Il Presepe di Greccio, 1295-99, Basilica superiore di S. Francesco, Assisi

Piero Casentini, Il Presepe di Greccio, 2004, presbiterio della chiesa della Madonna di Loreto, Limiti di Greccio



Giovanni Gasparro, Il Presepio di Greccio, 2023

Emissione filatelica natalizia dello SCV dedicata al Presepe di Greccio


Gerard Seghers, SS. Francesco e Chiara dinanzi al Bambinello Gesù, 1603-51, museo dei Cappuccini, Milano


Pieter de Jode II, SS. Chiara e Francesco adorano il Bambino Gesù, 1645 circa

Dalla VITA PRIMA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

di Tommaso da Celano

CAPITOLO XXX

IL PRESEPIO Dl GRECCIO

466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute. Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.

* * * * * * * * * *

Dalla Legenda Major

di San Bonaventura da Bagnoregio

CAPITOLO X

AMORE PER LA VIRTÙ DELL'ORAZIONE

[…]

1186 7. Tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione. Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino. Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L'uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d'amore, il “bimbo di Bethlehem”. Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno. Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l'esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l'effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie. Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l'efficacia della santa orazione con l'eloquenza probante dei miracoli.


Urna con le ossa di Giovanni Velita, signore di Greccio, conservata all'interno della Grotta di Greccio

lunedì 9 ottobre 2023

Aforisma del Ven. Pio XII nel ricordo del suo beato transito - 9 ottobre 1958 - 2023


 

9 ottobre 1958 - 2023 - Anniversario del beato transito del Venerabile Pontefice Pio XII



Rare fotografie del corpo del papa Pio XII, rivestito dell'abito corale, con mozzetta e camauro, avvolto in più strati di cellophane, dopo l’immersione del cadavere in un misterioso miscuglio di erbe aromatiche, secondo le prescrizioni del medico personale del Papa (che era un semplice oculista), Riccardo Galeazzi Lisi, che, a suo dire, aveva inventato un innovativo metodo di imbalsamazione. L’averlo avvolto nel cellophane, tuttavia, innalzò la temperatura corporea a livelli tali che la salma, nel tragitto tra Castel Gandolfo a Roma, esplose sulla Via Appia, all’altezza della Basilica di San Giovanni in Laterano. Fu necessaria una tappa non prevista, durante la quale il cadavere del Sommo Pontefice fu sottoposto ad una nuova procedura d’imbalsamazione. Il danno però era ormai fatto: durante i tre giorni di esposizione nella Basilica Vaticana, accadde il peggio: il volto del grande padre della cattolicità cominciò a smembrarsi e gli cadde addirittura il setto nasale. Tremendo fu lo spettacolo a cui assistettero migliaia di pellegrini in fila per rendergli omaggio e diverse guardie nobili svennero a causa dei miasmi esalati dalla salma. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre fu necessario chiudere la Basilica di San Pietro per apportare ulteriori interventi alla salma, apponendo una maschera di cera sul volto del venerato pontefice. Galeazzi Lisi, che aveva già diffuso vendendole a caro prezzo le immagini del papa morente scattate di nascosto con una piccola macchina fotografica tenuta nascosta in tasca, fu licenziato in tronco dal collegio cardinalizio e successivamente radiato dall’ordine nazionale dei medici (tratto da Francesco Capozza, Pio XII, quando il Papa fu imbalsamato ma si decompose in pubblico, in Libero, 11.10.2022)

Salma del papa, rivestita degli abiti liturgici papali, esposta a Castelgandolfo

La salma del papa in San Pietro

65° anniversario del beato transito del Papa Pio XII, morto dopo una lunga agonia il 9 ottobre 1958, alle ore 3,52, nella Villa Papale di Castelgandolfo, all'età di 82 anni (le ultime ore del Sommo Pontefice sono descritte in Le ultime ore di Pio XII, in Radiospada, 9.10.2022).

Regnò per quasi vent'anni, essendo il suo pontificato iniziato nei momenti più difficili del XX secolo. Due anni prima della morte vergò il suo brevissimo testamento, in cui lasciava scritto «[…] i non pochi Atti e discorsi, da me per necessità di officio emanati o pronunziati, bastano a far conoscere, a chi per avventura lo desiderasse, il mio pensiero intorno alle varie questioni religiose e morali» (Il testamento del Santo Padre Pio XII, ivi, 9.10.2020).

La sua morte è stata compianta in tutto il mondo.

Tra i messaggi di cordoglio c'erano quelli del presidente americano Eisenhower e di molti leader ebrei come il ministro degli Esteri israeliano Golda Meir e il rabbino italiano Elio Toaff. Il direttore d'orchestra ebreo-americano Leonard Bernstein chiese un minuto di silenzio prima di un concerto della New York Philarmonic Orchestra nell'ottobre 1958.

Il Pastor Angelicus e Defensor Civitatis (i suoi acclamati titoli) è attualmente considerato Venerabile dalla Chiesa cattolica romana nonostante la famigerata campagna di odio (avviata nel 1963 in seguito alla rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth “Il Vicario” sul palco di Berlino) per denigrare la sua santa memoria.

I documenti dimostrano che, lungi dall’aver abbandonato al loro destino gli ebrei perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale, il presunto “silenzio” (= diplomazia professionale) di Pio XII contribuì in maniera decisiva –direttamente o indirettamente– alla salvezza di circa 850.000 ebrei europei (cfr. Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”, in ivi, 5.7.2022).

A questo proposito, riguardo a recenti documenti ritrovati nell’archivio Vaticano, pubblicati dal settimanale culturale del Corriere della Sera, La Lettura (fasc. n. 616 del 17.9.2023, pp. 2-5, di cui riproduciamo qui di seguito le immagini dell'articolo), e che hanno suscitato ampio scalpore sui mass-media (cfr. Antonio Carioti, Pio XII sapeva della Shoah: la prova in una lettera scritta nel 1942 da un gesuita tedesco, in Corriere della sera, 16.9.2023; Matteo Luigi Napolitano, Pio XII, il Papa che “sapeva”, in L’Osservatore romano, 19.9.2023; Giovanni Maria Vian, Quello che i titoli sul silenzio di papa Pio XII hanno trascurato, in Domani, 7.10.2023), rilancio un’analisi precisa e puntuale su questi documenti:





«1. La Lettura, il settimanale culturale del Corriere della Sera, pubblica un’intervista a Giovanni Coco, archivista di Santa Madre Chiesa, esattamente in forze all’Archivio Apostolico Vaticano, presentando un documento inedito sui campi di sterminio all’est. Si tratta di una lettera drammatica inviata dal gesuita Lothar König al confratello Robert Leiber, segretario di Pio XII.

Il Corriere della Sera, nella pagina culturale di ieri, aveva anticipato la notizia sull’inedito. Oggi Coco ne riferisce al “domenicale” del Corriere.

“Questa è una lettera inedita, scritta da un gesuita tedesco antinazista, Lothar König. Contiene un allegato con una statistica di sacerdoti detenuti nei campi di concentramento fatti costruire da Adolf Hitler. Ma soprattutto parla di Auschwitz e di Dachau. E riporta da fonti credibili notizie secondo le quali ogni giorno circa seimila tra ebrei e polacchi venivano uccisi “negli altiforni” del Lager di Belzec, vicino al confine ucraino. È datata 14 dicembre 1942...”.

2. Quale il valore di questa lettera di König a Leiber? “Enorme, credo - osserva Coco - È un caso unico, perché rappresenta la sola testimonianza di una corrispondenza che doveva essere nutrita e prolungata nel tempo. Si capisce dalla familiarità con la quale Lothar König si rivolge in tedesco a padre Robert Leiber, segretario di Pio XII”, chiamandolo “caro amico”.

Va tenuto presente che König era un grande antinazista. Ma i documenti da noi consultati ci svelano che lo era anche il padre Leiber. Era dunque una corrispondenza tra due antinazisti che si fidavano l’uno dell’altro. Il che significa che padre Leiber e Pio XII sapevano benissimo del Kreisau Kreis, il circolo di cui König faceva parte: “Una rete della resistenza tedesca composta da cattolici e protestanti, la cui intelligence era in grado di fare arrivare a Roma le notizie più riservate sui crimini hitleriani”.

3. Queste notizie ricevute dal Papa andavano diffuse al mondo? Andava aperta la loggia su piazza San Pietro per denunciare, in piena Shoah (nel 1942 con mezza Europa sotto il tallone hitleriano), i crimini di Hitler che nel frattempo teneva in ostaggio così tanti innocenti. No.
Il padre König, infatti, sconsigliava fortemente un tale passo, raccomandando al confratello Leiber (citiamo Coco) “di usare quelle informazioni con la massima cautela, senza dire una sola parola che potesse tradire le fonti. König temeva una fuga di notizie dal Vaticano, oppure che la lettera potesse essere scoperta in caso di un’irruzione nazista”.

Cautela, dunque, prudenza, non chiasso, non denuncia plateale. Erano questi anche gli ingredienti del Circolo di Kreisau, poi accusato per il fallito attentato a Hitler. König, che faceva parte di quel circolo, dovette fuggire perché ricercato. Ecco perché la raccomandazione del gesuita al segretario di Pio XII “era un invito al silenzio per non bruciare la rete della resistenza tedesca al nazismo”.
Ecco le parole dello stesso padre König: “I numeri sono ufficiali...C’è anche un rapporto di vari testimoni […]. Entrambi gli allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la mia testa, ma anche la testa degli altri se non vengono usati con la massima prudenza e cura...”.

4. Grazie al documento da lui scoperto, dice Coco, “stavolta si ha la certezza che dalla chiesa cattolica tedesca arrivavano a Pio XII notizie esatte e dettagliate sui crimini che si stavano perpetrando contro gli ebrei. Si parla del Lager di Belzec, non lontano dalla cittadina ucraina di Rava-Rus’ka dove tra il 5 e l’11 dicembre 1942 erano stati fucilati più di cinquemila ebrei. «Le ultime informazioni su Rava-Rus'ka con il suo altoforno delle SS, dove ogni giorno muoiono fino a 6000 uomini, soprattutto polacchi e ebrei, le ho trovate confermate da altre fonti...», scrive König. Ma nella lettera si accenna anche a un altro rapporto che non conosciamo ancora, riferito ad Auschwitz”.

Coco sa benissimo (e lo ammette onestamente) che la sua scoperta non rappresenta proprio una novità. Per Coco la vera novità sta nel fatto che, in quel dicembre 1942, in Vaticano giunsero notizie “esatte e dettagliate” sui crimini nazisti. Ora, quest’affermazione sull’esattezza delle notizie va temperata con quello che pensavano le organizzazioni ebraiche e gli alleati.

5. Accertare le fonti era il cruccio di tutte le organizzazioni antinaziste. Il giurista Paul Guggenheim, che dirigeva la sede ginevrina del Congresso Mondiale Ebraico, bloccò le notizie sui campi di sterminio che il suo subordinato Gerhart Riegner stava per diffondere al mondo. Gli chiese infatti dapprima di cancellare la menzione dei grandi forni crematori, e poi di aggiungere (in quella che è la seconda parte del dispaccio, come noi oggi la conosciamo) una nota di cautela circa la non verificabilità delle fonti.

Gli archivi inglesi ci informano che a fine ottobre 1942 Guggenheim si recò al consolato americano a Ginevra per riferire le notizie che aveva ricevuto.

Lasciamo parlare il console americano: “L’informatore del Professor Guggenheim conferma che per tutte le cattive notizie recate dal Dott. Gerhart Riegner, Segretario del Congresso Ebraico Mondiale a Ginevra, e dal signor Lichtheim, dell’Agenzia ebraica per la Palestina di Ginevra, concernenti la situazione ebraica in Lettonia, salvo che per quelle riguardanti i dettagli dell’assassinio degli ebrei e il numero degli uccisi, ci sono numerose divergenze in vari rapporti. È solo nell’essenziale che questi rapporti sono unanimi”. Ovviamente, nessuna menzione dei forni crematori.

6. La documentazione esistente ci informa del fatto che la dichiarazione interalleata del 17 dicembre 1942 contro i crimini nazisti fu fatta solo dietro forte insistenza dei circoli ebraici internazionali presso Roosevelt, cui era stato rilasciato, l’8 dicembre 1942, un importante memorandum sulla tragedia ebraica. Notiamo la contemporaneità fra questi eventi e la data del documento illustrato da Coco.
Alla dichiarazione interalleata seguirono fatti concreti? No, dato che la priorità non era bombardare le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz, ma sconfiggere la Germania sul campo. Ma con tutto ciò, gli alleati ritenevano ritenevano affidabili le notizie provenienti dai Lager?

Ce lo dice un altro sconcertante episodio.

7. Nel 1943 Stati Uniti e Gran Bretagna volevano pubblicare una nuova dichiarazione sui crimini di guerra tedeschi in Polonia. Essa fu diramata il 30 agosto 1943 e pubblicata nella raccolta ufficiale del Dipartimento di Stato americano. Ebbene: un paragrafo di quella dichiarazione avrebbe dovuto menzionare i forni crematori, ma poi fu eliminato.

Perché? Lasciamo parlare le carte americane.

“Su suggerimento del Governo britannico, che afferma non esserci prove sufficienti per giustificare una dichiarazione circa l’esecuzione nelle camere a gas, è stato concordato di eliminare l’ultima frase del paragrafo secondo della Dichiarazione sui crimini tedeschi in Polonia da “dove” a “camere a gas”, così lasciando terminare il secondo paragrafo con “campi di concentramento”.
Quando si dice “il silenzio sulle camere a gas”…

8. Bene, dunque, la massima “democrazia archivistica” su Pio XII, ma attenzione a non lasciarsi prendere dalla “sindrome delle novità”. Per esempio, le tragiche notizie provenienti da Rava-Rus'ka non erano una novità. Ne parlava in prima pagina il Jewish Post già il 1° febbraio 1943; e non è il solo esempio.

9. A mo’ di post-scriptum. Notiamo del veleno in coda all’articolo della Lettura.

In merito al ritardo con cui certe carte vengono alla luce, Coco osserva: “Probabilmente chi ha maneggiato quei documenti prima di noi non ha capito l’importanza del contenuto. Sa, nel passato non sempre gli archivi venivano visti come una priorità in alcuni uffici del Vaticano. E non sempre nel passato — fuori da qui — gli archivisti sono stati selezionati con occhio per la loro professionalità”.
«Fuori da qui» è un inciso che fa capire che secondo Coco la perfetta professionalità archivistica alberga solo presso l’Archivio Apostolico Vaticano?

Che ci sia altissima professionalità in questo archivio, è fuor di dubbio. È dunque negli altri archivi vaticani che Coco lamenta mancanza di professionalità? E, per esperienza diretta anche degli altri archivi, su quali basi lo afferma?» (Fonte).