Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 27 dicembre 2023

350° anniversario delle apparizioni di Nostro Signore Gesù Cristo a S. Margherita M. Alacoque

S. Margherita Maria Alacoque ebbe diverse apparizioni del Signore Gesù dal 1673 sino alla morte nel 1690. La prima si verificò, a Paray-Le-Monial, in occasione della festa di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista, l'apostolo amato da Gesù e da Maria.

Jan van Bijlert, S.. Giovanni apostolo ed evangelista, 1625-30, Centraal Museum, Utrecht 

Giovanni Gasparro, San Giovanni apostolo amministra la Comunione alla Beata Vergine Maria, 2017, Seattle, Washington (USA), collezione privata


Giovanni Gasparro, Il discepolo amato, 2022, collezione privata

1) La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.

2) Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce.

3) Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come soli e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme.

Quest’anno, a partire da oggi sino al 2024, dunque, ricorreranno i 350 anni di queste celebri apparizioni.

Noi non possiamo non ricordare questi eventi, che tanto segnarono la storia della Chiesa e della devozione verso quel Cuore, che ha tanto amato gli uomini da dare la propria vita.




sabato 11 febbraio 2023

La Madonna di Lourdes ed il diritto. Il legame antico della Vergine con la regione della Bigorre

Oggi, 11 febbraio, è una delle feste mariane, che ricorda una mariofania, assieme a quella del 13 maggio, più care alla devozione popolare.

Mi son sempre chiesto perché la Vergine scegliesse queste località, sovente in luoghi montuosi, spesso inaccessibili o comunque non facilmente raggiungibili. Certo non lo sapremo mai. Né mai potremmo sperare di comprendere i disegni imperscrutabili di Dio.

Ma forse per Lourdes c’è qualche antico legame – e per la verità anche per Fatima – che può essere investigato. Un legame che è giuridico, fondato sul diritto. Sì, avete capito bene, col diritto e con la legge. Col diritto feudale, in particolare.
Le scelte di Dio non sono frutto del caso fortuito.
Per Lourdes, c'è un legame, che risalirebbe a Carlo Magno e sicuramente ad oltre un millennio fa.


Anni fa, Vittorio Messori riferiva – per la prima volta in Italia – nel suo bestseller “Ipotesi su Maria”, oggi riedito nel 2020 dalla casa editrice Ares,  di un testo di tale Émile Brejon, un avvocato di Bordeaux fattosi storico anche per un debito di riconoscenza alla Vergine: la madre, infatti, era stata guarita miracolosamente alla Grotta.

Questo bâtonnier (presidente) dell’Ordine degli avvocati della sua città – dove, tra l’altro, fece tappa per alcune ore Bernadette nell’unico viaggio della sua vita, recandosi al convento di Nevers – raccolse il frutto delle sue ricerche in questo libriccino, che ho a casa, stampato da un editore ad Avignone nel 1926. Il titolo è significativo: Notre-Dame de Lourdes avant les apparitions de 1858 («Nostra Signora di Lourdes prima delle apparizioni del 1858»). Il sottotitolo: Un chapitre d’histoire tombé en oubli («Un capitolo di storia dimenticato»). Il testo può leggersi online qui. Nel 1983 il libretto era ripubblicato in reprint da una piccola editrice di provincia, ma ha continuato a circolare in modo ridotto, tanto che non se ne trova traccia neppure in molte delle bibliografie specializzate.
Il punto centrale del libro era la risposta alla domanda: «Pourquoi Lourdes en France?». Ma perché, rispondeva, qui la Vergine è «chez Elle», è «a casa sua» e «in nessun altro luogo al mondo sarebbe forse stata così a casa sua come lo è qui».

Come ci racconta il Messori nel suo libro Ipotesi su Maria, alle pagg. 159 ss. della nuova edizione ed in alcune inchieste giornalistiche (v. qui) e conferenze (v. qui), in effetti, stando a una tradizione antichissima (e confermata da consuetudini altrettanto antiche, suffragate da documenti coevi), il castello e la città di Lourdes furono dati in feudo, ai tempi di Carlo Magno, alla Vergine venerata nel grande e celebre santuario di Le Puy-en-Velay, il luogo mariano che per secoli fu il più prestigioso di tutta la Francia. Dunque, la Madonna del Puy («poggio», in francese antico) era stata dichiarata «Signora e sovrana» di Lourdes, con il diritto a un omaggio annuale – che ne riconosceva l’autorità, secondo le consuetudini feudali – che, in questo caso, consisteva in erba e in zolle di terra tratte dal prato davanti al castello.

Come Brejon dimostrava, ancora per la festa dell’Assunta del 1829 (dunque solo 29 anni prima delle apparizioni a Bernadette), una rappresentanza delle ragazze di Lourdes affrontò per l’ultima volta, dopo oltre un millennio di tradizione, il lungo viaggio fino a Le Puy, nel Massiccio Centrale, circa cento chilometri a ovest di Lione, per portare a Maria, «Signora e contessa della città», l’antico omaggio. Qui, tra l’altro, sembra sfuggire a Brejon, nota sempre il Messori, un particolare che dà a pensare: l’erba e le zolle portate a Maria, a segno della sua autorità su Lourdes, dovevano essere prese, come comandava la consuetudine, dal «prato del Conte» che si stende ai piedi del castello. Ebbene, questo è il luogo che ai tempi di Bernadette era indicato come domaine de Savy, la «tenuta di Savy», ed è l’attuale esplanade davanti alle basiliche, dove si svolge ogni sera la processione eucaristica. Non basta, perché questo luogo, che da tempo immemorabile simboleggiava con la sua terra stessa la signoria di Maria sulla città, scomparsa la contea di Bigorre, passò in proprietà – sin dal secolo XVI – alla «Confraternita del Santissimo Sacramento». Ab immemorabili, dunque, ci riferisce il Messori, questo luogo è «terra della Vergine» e anche «terra dell’Eucaristia».

Lourdes ed il suo castello sarebbero, dunque, un «feudo di Maria» e la costituzione di questo titolo feudale sarebbe avvenuta in modo al contempo poetico e drammatico. Carlo Magno, di ritorno dalla Spagna, avrebbe invano assediato la fortezza che da sempre stava e tuttora sta, anche se trasformata in museo, sulla roccia, e che era tenuta allora dai musulmani. Poiché i difensori non si arrendevano, e Carlo già pensava di levare l’assedio, il vescovo di Le Puy, che faceva parte del suo seguito, si recò a parlamentare con il capo saraceno dicendogli: «Poiché non vuoi cedere ad alcun uomo, cedi a una Signora: la Madre di Dio venerata a Le Puy». Toccato dalla grazia, il musulmano accettò il patto e, seguito dai suoi, cavalcò sino a quel già celebre luogo di culto: tutti i capi saraceni portavano legati alle lance dei fascetti di erba e di fiori falciati nel prato sotto la roccia dove sorgeva la fortezza. Posero quei fascetti – in segno di sudditanza – sull’altare di Maria. Il capo già musulmano chiese il battesimo e, da «Mirat» come si chiamava, assunse il nome di «Lordus»: Lourdes da lì avrebbe poi preso la denominazione, mentre prima era chiamata «Mirambel».

A conferma dell’antichissimo diritto feudale di Notre-Dame du Puy su Lourdes sta anche il fatto che lo stemma di entrambe le città è costituito da un’aquila. Quella di Lourdes ha le ali spiegate e porta nel becco un pesce: forse a simboleggiare che viene dai monti del Centro della Francia a portare il Cristo, il cui simbolo antichissimo è appunto un pesce?

Brejon sintetizzava così: «Nostra Signora di Le Puy, dopo essere stata riconosciuta “Signora e Contessa” di Lourdes e della sua cittadella sin dai tempi di Carlo Magno, è divenuta “Signora e Contessa” dell’intera Contea di Bigorre, per l’atto di sottomissione spontaneo e volontario che il conte Bernardo I concesse al Capitolo di Le Puy, per se stesso e per tutti i suoi successori, nell’anno 1062».
È infatti il 1062 l’anno in cui, recatosi appositamente con la moglie sino al lontano santuario della Gallia centrale, venendo dalla sua Bigorre, il conte Bernardo decideva di far depositare ogni anno sessanta scudi sull’altare della Vergine «a titolo di censo». E, cioè, secondo il diritto feudale, come segno di vassallaggio a Maria; che, così, da «Signora» di Lourdes lo diventava di tutta la regione, la Bigorre appunto. Al contempo, Bernardo lanciava l’anatema contro i suoi discendenti che non avessero riconosciuto il vassallaggio, pagandone la relativa rendita. Il documento è giunto integralmente sino a noi ed è tuttora conservato all’archivio dell’antica Bigorre, a Pau.
Nel santuario di Le Puy, Maria era venerata sotto il titolo di «Annunciata» da tutti i popoli d’Europa. I quali vi accorrevano in enormi masse soprattutto quando il 25 marzo coincideva con il Venerdì santo, ed era allora possibile godere del Grande Perdono, cioè dell’indulgenza plenaria concessa dai papi.

Il prestigio del luogo era tale che, stando alla tradizione – alla quale aderiva lo stesso san Bernardo –, qui sarebbe nata la Salve Regina, la preghiera più recitata dopo l’Ave Maria e che il Medioevo chiamò «l’antifona di Le Puy». Qui, nel 1449, si stabilì l’usanza, presto diffusasi in tutta la cristianità, di recitare l’Angelus non solo all’alba e al tramonto, ma anche a mezzogiorno. Non vi era lì, dunque, un culto locale, bensì universale, al punto che la Vergine nera sull’altare (bruciata poi, nel 1794, dal vandalismo rivoluzionario su un falò formato dalle carte dell’archivio, dopo essere stata portata dove si impiccavano i malfattori sulla carretta dell’addetto alle fogne), al punto che questa Vergine fu chiamata, da santi e papi, Mater omnium, Madre di tutti.

Il tributo dovuto alla «Contessa e Signora» fu versato ogni anno sull’altare di Le Puy fino a quando durò la contea della Bigorre. Anzi, nel 1303, per una disputa tra il re d’Inghilterra e i canonici del santuario di Le Puy, il Parlamento di Parigi, dopo avere riesaminato i titoli legali, ribadì solennemente che Lourdes e la Bigorre erano «dominio di Maria». Nel 1307, Le Puy concedeva la sua contea pirenaica al re di Francia (era Filippo il Bello, quello della soppressione dei Templari), ma anche il nuovo sovrano doveva riconoscere, secondo il trattato che fu steso, di non essere che «vassallo», che «amministratore» di quella Terra Virginis, che era la Bigorre. A prova di quella sudditanza, il re impegnava se stesso e i suoi successori a versare al santuario di Le Puy il censo – assai elevato – di 300 lire tornesi all’anno. Da allora, tutti quelli che si alternarono sul trono di Francia mantennero l’obbligo dell’omaggio, pagando il diritto di amministrare ciò che apparteneva alla Madonna stessa. Fu solo la fine sanguinosa della monarchia, con la decapitazione del re e della regina, la proclamazione della repubblica, la persecuzione del clero, l’abolizione della diocesi di Le Puy, lo spogliamento del santuario, il rogo della veneratissima immagine stessa; fu solo, insomma, il dramma della Grande Révolution che sembrò porre fine per sempre ai diritti della Vergine su Lourdes e la sua intera regione, la Bigorre.

Sembrò, diciamo, perché una ripresa, per quanto breve, vi fu con la Restaurazione. Infatti, nel 1827 Carlo X, successore di Luigi XVIII, ristabilì la diocesi di Le Puy e ricominciò a versare il tributo dovuto.

E le giovani di Lourdes si recarono al lontano santuario a portarvi l’omaggio dei sudditi, le erbe e i fiori colti davanti al castello. Ma durò pochissimo: pare che il 15 di agosto del 1829 sia stata l’ultima volta in cui l’antica Bigorre si presentò sul monte Anis a riannodare ufficialmente i legami con Le Puy.

L’anno seguente, un’altra rivoluzione portava sul trono Luigi Filippo, il «re borghese» del quale abbiamo già parlato e che, in gioventù, aveva parteggiato per quei giacobini che avevano bruciato la Vergine nera, trasportandola al rogo sul carretto delle immondizie. Un personaggio che, di certo, non intendeva rispettare gli obblighi assunti dai sovrani precedenti. Così, in quel 1830, le autorità cessavano per la prima volta (a parte, ovviamente, gli anni della tormenta rivoluzionaria) di riconoscere l’autorità mariana su Lourdes e sulla Bigorre, autorità riconosciuta forse dall’epoca carolingia, certamente dal 1062, dal diploma di Bernardo I.

Osservava Brejon, uomo di legge, che i diritti di un feudatario su una terra si estinguevano dopo trent’anni dai mancati adempimenti degli obblighi «censuari» (il pagamento, cioè, delle rendite) e degli onori dovuti al signore stesso. I termini della prescrizione, nel nostro caso, iniziavano in quel 1829 in cui per l’ultima volta la Bigorre si era presentata a Le Puy con i suoi rappresentanti a portare l’omaggio dovuto. Dunque, nel 1859 i diritti di Maria sulla sua terra di Lourdes sarebbero caduti in prescrizione. Nel 1858, ecco la «Signora» (questo il nome con cui, significativamente, la chiamava Bernadette) apparire in una cavità della collina davanti al castello dove per secoli la sua bandiera aveva diritto di sventolare.

Annotava Brejon (ripreso dal Messori): «Senza dubbio, le prescrizioni della terra sono vane in Cielo e la Vergine Maria non aveva bisogno di difendere dei diritti riconosciutile dagli uomini per essere la più nobile delle Dame e per essere ovunque a casa sua. Certo: la corona di Contessa della Bigorre sulla fronte non le aggiungeva alcuna grandezza. Eppure, è caro ai nostri cuori pensare che la Vergine abbia amato questo legame terrestre che dovette forse alla pietà di Carlo Magno, di certo a quella del principe Bernardo. È all’ultima ora (un anno prima soltanto della prescrizione, che iniziava nel 1859, ma in tempo comunque utile) che Ella stessa è apparsa nella Bigorre per chiedervi, con l’omaggio dei suoi cari e antichi vassalli, quello di tutto il mondo. L’omaggio del mondo? Ebbene, sì: non era questo che avveniva a Le Puy nei secoli cristiani, dove era invocata come “Madre di tutti”?».




Antonio Ciseri, Apparizione della Vergine a Lourdes, 1879, Chiesa del Sacro Cuore, Firenze




domenica 8 maggio 2022

8 maggio: festa della Beata Vergine Maria del Rosario di Pompei e dell'Apparizione di S. Michele sul Monte Gargano









"Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La grotta è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla terra questo luogo ed i suoi abitanti, ho voluto attestare in tal modo di essere di questo luogo e di tutto ciò che avviene patrono e custode. Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito".






martedì 11 febbraio 2020

Lourdes: il “monte Sinai di Maria”

Nella festa dell’Apparizione della Beata Vergine Maria a Lourdes a S. Bernadette Soubirous, rilanciamo questo contributo:


























Lourdes: il “monte Sinai di Maria”

di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Vi è un legame quasi speculare e molto affascinante tra gli eventi biblici del Sinai e l’apparizione alla grotta di Massabielle, dove a presentarsi col suo nome proprio è l’Immacolata, per ricordare agli uomini le “Parole della Salvezza”.

La prima apparizione della Madonna a Lourdes si è verificata l’11 febbraio 1858, quattro anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione ad opera del beato Pio IX.
Lourdes è una delle apparizioni mariane più importanti della storia sia per la testimonianza di santità della veggente che per la rinomanza del centro di culto (uno dei maggiori del pianeta) che per l’importanza del messaggio, il quale racchiude una verità dogmatica fondamentale (l’Immacolata Concezione) e un itinerario di perfezione cristiana che si costruisce solidamente sugli appelli alla penitenza, alla preghiera e alla santificazione della sofferenza.
Quello di Lourdes è uno dei santuari più frequentati al mondo: proprio lì si sono verificate e continuano ininterrottamente a verificarsi conversioni e guarigioni straordinarie che anche i più scettici non possono fare a meno di ricondurre ad un intervento quanto meno misterioso, trascendente, al di là del mondo fisico e delle leggi della natura.
Il teologo Donald Anthony Foley è autore di un eccellente libro sulle apparizioni mariane(1). Sua caratteristica principale è la contestualizzazione di ogni evento mariano preso in esame all’interno del relativo quadro storico, collegando ognuno di essi ad un avvenimento o a un personaggio biblico: il fine è quello di dimostrare che le apparizioni mariane sono la continuazione della storia della salvezza, eventi salvifici realizzati dai Protagonisti della Redenzione per la salvezza delle anime.
Riflettiamo brevemente sulle apparizioni di Lourdes. D. Foley evidenzia delle correlazioni tra gli eventi accaduti a Massabielle e quelli che coinvolsero Mosè, il roveto ardente e la promulgazione delle tavole della Legge.
I primi autori cristiani consideravano il roveto ardente un simbolo della Vergine Maria. Il legame fra quanto accadde a Lourdes e l’incontro di Mosè con Dio nel roveto appare chiaro quando si analizzano le caratteristiche di questo incontro. Per prima cosa Mosè vide il roveto ardere ma non consumarsi e gli fu comandato di scalzarsi perché si trovava su un luogo sacro. Poi Dio gli affidò la missione di condurre il popolo di Israele fuori dall’Egitto e gli rivelò il nome divino: “Io Sono colui che sono”. Ebbene, esistono alcuni interessanti punti di contatto tra la vicenda di Mosè e quella di santa Bernadette:
- entrambi erano soli quando ebbero il primo incontro con il soprannaturale, in una zona montuosa;
- all’epoca Bernadette lavorava come pastorella; anche Mosè quando vide il roveto ardere ed udì la voce di Dio era intento a pascolare il gregge di Ietro;
- il roveto visto da Mosè rifulgeva nelle fiamme senza consumarsi; Bernadette vide Maria sopra un roseto avvolta da una luce fulgente;
- a Mosè fu detto di togliersi i sandali in quanto si trovava su un suolo sacro; quando Bernadette vide Maria per la prima volta si era appena tolta una calza e, come lui, fu presa inizialmente da sacro timore;
- Mosè fece ritorno a quella montagna dopo aver condotto il popolo degli Israeliti fuori dall’Egitto, anche se la visione di Dio sulla montagna era stata riservata esclusivamente a lui: il popolo vide il tuono e il fulmine intorno alla vetta ma non udì la voce di Dio; a Lourdes i presenti videro il volto estatico di Bernadette che rifletteva la celestiale bellezza riservata unicamente a lei ma non sentirono parlare la Madonna;
- agli Israeliti fu fatto divieto di avvicinarsi alla montagna; similmente agli spettatori di Lourdes le barricate erette dalle autorità impedirono di avvicinarsi alla grotta;
- Mosè poi colpì la roccia secondo le indicazioni ricevute da Dio e dalla roccia scaturì una fonte d’acqua che diede sollievo agli Israeliti; allo stesso modo la Madonna indicò a Bernadette il punto in cui trovare una fonte d’acqua e divenne anch’essa una fonte di guarigione spirituale e fisica per molte persone;
- nel roveto ardente Dio si presentò a Mosè come Jahvè (“Io Sono colui che sono”) ossia come l’Essere che esiste da sé, eterno e infinito, causa di tutte le cose; anche Maria definì la sua caratteristica più intima quando disse: “Io sono l’Immacolata Concezione”, poiché tale privilegio è la radice del suo stesso essere e della sua missione quale Madre di Dio, Corredentrice e Mediatrice.
Ci sono anche altri episodi e dinamiche della vita di Mosè che sembrano simboleggiare i fatti di Lourdes ma qui, per motivi di spazio, occorre tralasciarli per approfondire il vero punto focale. Vi è un legame davvero affascinante tra Mosè e santa Bernadette. Le “10 Parole” ricevute dal grande legislatore sul Sinai, infatti, troverebbero un parallelo nelle “10 parole” donate dall’Immacolata nel corso delle 18 apparizioni. E così Lourdes può dirsi, senza forzature, un nuovo Sinai, il “Sinai di Maria”, dove Bernadette prende il posto di Mosè per condurre il popolo lontano dalla schiavitù del peccato.
Forse un po’ tutti conoscono il messaggio di Lourdes, essenziale e conciso. Quali sarebbero allora le 10 parole di Maria a cui abbiamo accennato?
Diciamo subito che il messaggio globale delle apparizioni è molto chiaro: è un forte invito alla preghiera e alla penitenza finalizzata alla conversione dei peccatori. Le parole della Madonna durante le 18 apparizioni a Massabielle sono dosate con il contagocce ma ciascuna di esse racchiude un significato profondo e rimanda ad altre parole implicite che costituiscono la trama nascosta del messaggio. Così si può dire che il messaggio totale di Lourdes risulta variegato, composito, costituito da una parte esplicita e una implicita. Il messaggio implicito si compone a sua volta non solo di parole inespresse verbalmente ma anche di elementi espliciti (come per esempio il luogo, i simboli, l’acqua, la grotta, ecc...).
Il più grande studioso di Lourdes, il mariologo francese René Laurentin († 2017), sostiene che il messaggio «va oltre le stesse parole della Madonna». Per giunta le parole chiave del messaggio – nell’interessante lettura dello studioso – non sarebbero solo quelle dette esplicitamente dalla Madonna (cioè preghiera, penitenza, conversione e Immacolata Concezione): «La prima parola del messaggio, anche se non detta esplicitamente dall’apparizione, è la parola povertà. La povertà di Bernadette, prima e durante le apparizioni, con il rifiuto del denaro, e dopo le apparizioni con il voto di povertà che ha pronunziato presso il convento delle suore di Nevers [...]. È una testimonianza centrale di Lourdes, la radice di Lourdes»(2).
Per papa Benedetto XVI, invece – che fu pellegrino a Lourdes in occasione dei festeggiamenti del 150° anniversario delle apparizioni –, insieme alla parola povertà si deve anche valorizzare l’appello alla sofferenza, esplicitato dalla testimonianza della vita della stessa veggente. Ecco allora, in uno schema sintetico, le 10 parole che si evincono dal messaggio di Lourdes.
Le parole esplicite del messaggio sono: conversione – preghiera – penitenza – Immacolata.
Le parole implicite, invece: povertà – sofferenza – croce – vita di grazia – Santo Rosario – Consacrazione mariana.
Alcune di queste sono piuttosto evidenti, come la recita del Santo Rosario, la sofferenza (si ricordi come nella terza apparizione la Madonna disse a Bernadette: «Non ti prometto di farti felice su questa terra ma nell’altra», illuminando la futura vita di immolazione e sofferenza). Altre meno ma non per questo non sono presenti.
Un solo esempio. La connessione Immacolata-consacrazione, per esempio, apparirebbe, a prima vista, gratuita e artificiosa. Invece, se si riflette con attenzione, è genuina. Non sono pochi coloro che hanno riflettuto su come il privilegio dell’Immacolata Concezione di Maria interpelli ogni credente a seguire quella stessa “via di immacolatezza” che, se per la Vergine fu un dono gratuito di Dio, per la Chiesa è frutto di una urgente e preziosa conquista: «Il messaggio della Madonna Immacolata è importantissimo perché Dio – all’umanità che da tempo sembra essersi incamminata sulla strada dell’emancipazione dal Cristianesimo che la conduce inesorabilmente verso la deriva dell’immoralità – offre in dono lo splendore di grazia di Maria come stimolo per la santificazione [...]. Quando la Madonna appare nel suo splendore immacolato, Ella si manifesta proprio in quella santità alla quale noi tutti siamo chiamati. Quella della Vergine è dunque una chiamata alla Chiesa affinché sia davvero la Sposa di Cristo, «tutta gloriosa, senza macchia né ruga» (Ef 5,27)»(3).
Come attuare questo programma? Semplice: si potrebbe dire che il fine deve diventare anche il mezzo e cioè: il Cuore Immacolato di Maria, che guardiamo come fine a cui tendere, deve diventare anche “la via che ci conduce a Dio”, come disse Maria stessa a suor Lucia di Fatima. Diventerà via se ci consacreremo all’Immacolata, perché per la via dell’offerta incondizionata a Lei diventiamo in qualche modo «Ella stessa vivente, parlante e operante in questo mondo»4, secondo la luminosa espressione di san Massimiliano M. Kolbe.

NOTE

1) D. A. Foley, Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia degli uomini, Gribaudi, Milano 2004.

2) A. Tornielli, Lourdes. Inchiesta sul mistero a 150 anni dalle apparizioniAndrea Tornielli intervista René Laurentin, Edizioni Art, Roma 2008, pp. 139-140.

3) L. Fanzaga - S. Gaeta, La firma di Maria, Sugarco Edizioni, Milano 2007, p. 48.

4) Scritti di Massimiliano Kolbe, ENMI, Roma 1997, n. 486.

domenica 10 febbraio 2019

La vigilia della festa dell'Apparizione della Vergine a Lourdes ....

Il 10 febbraio 1638 Louis XIII dedicò, con un suo editto (c.d. Édit de Saint-Germain) il regno di Francia alla nostra signora in riconoscimento della nascita del futuro Luigi XIV. Fu il c.d. voto di Luigi XIII.
Questa data, che illustra i fondamenti cristiani della monarchia francese, fu commemorata ogni anno da cerimonie religiose  solenni durante tutto l’Ancien Régime.


Guillaume Coustou, Luigi XIII offre la corona alla Pietà - Monumento del Voto di Luigi XIII, 1708 circa, Cattedrale di Notre Dame, Parigi

Carle van Loo, Luigi XIII dedica la chiesa di N.S. delle Vittorie (Notre-Dame-des-Victoires) alla Vergine Maria nel 1629, 1748-53