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mercoledì 22 febbraio 2023
mercoledì 17 febbraio 2021
Aforisma di papa Benedetto XIV Lambertini per la Quaresima ed immagine da meditare
mercoledì 26 febbraio 2020
"Ricordati uomo, che sei polvere ed in polvere tornerai" - I precetti di digiuno ed astinenza cattolici
mercoledì 6 marzo 2019
Il Mercoledì delle Ceneri
Prima dell’epoca di S. Gregorio Magno
(fine del VI sec.), il digiuno di Quaresima non cominciava che all’indomani
della I domenica di Quaresima, come è ancora nel caso della liturgia ambrosiana
o come similarmente viene praticato nella liturgia bizantina (anche se inizia
la Quaresima in anticipo poiché non si digiuna i sabati in Oriente).
Per ottenere un
conteggio pieno di 40 giorni di digiuno, San Gregorio decise di aggiungere
quattro giorni di digiuno prima della I domenica. Il Mercoledì delle Ceneri è
diventato così, sin dal primo giorno di Quaresima, nel rito romano (gli antichi
libri liturgici spesso si riferiscono ad esso come «in capite jejunii»). Tuttavia, l’antica disposizione
anteriore a San Gregorio ha lasciato alcune tracce: così, nell’ufficio,
restiamo sempre nell’ordine della Settuagesima, e gli inni di Quaresima
cominciano il prossimo sabato ai primi vespri del I Domenica di Quaresima.
Agli albori del
cristianesimo, il vescovo in quel giorno espelleva dalla chiesa i penitenti che
dovevano espiare gravi colpe (principalmente omicidio, adulterio e apostasia).
I penitenti pubblici assistevano agli uffici fuori dalla chiesa, dal nartece
(come spesso si vede nelle chiese dell’Etiopia) e potevano entrare nella chiesa
una volta completata la penitenza.
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| Imposizione della cenere ai fedeli da parte del pontefice |
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| I penitenti pubblici compaiono davanti al vescovo |
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| Il vescovo riveste del cilicio i penitenti pubblici |
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| Il vescovo espelle i penitenti pubblici fuori dalla chiesa |
La penitenza pubblica
durava, di regola, per molti anni. Una volta completata la penitenza, la
riconciliazione dei penitenti pubblici era effettuata dal vescovo il Giovedì
Santo.
Quando la disciplina
della penitenza pubblica scomparve praticamente (prima dell’XI secolo),
tuttavia, alcuni elementi furono mantenuti, compresa l’imposizione di ceneri
all’inizio della Quaresima. Questo gesto liturgico segna perfettamente il
desiderio di ogni cristiano di indossare le armi della penitenza e del digiuno
all’inizio della Quaresima, pur ricordando la sua condizione:
Meménto, homo, quia
pulvis es, et in púlverem revertéris.
Ricorda, o uomo, che
sei polvere e che in polvere tornerai.
La cerimonia dell’imposizione
delle ceneri, che aveva luogo una volta in modo autonomo tra l’ora Sesta e l’ora
Nona, finì per essere collegata alla Messa di quel giorno, la Messa cioè che si
celebra dopo l’ora Nona (la Messa è seguita dai Vespri, dopo i quali, nel rito
Romano, il digiuno è rotto).
Fonte: Schola Sainte Cécile,
6.3.2019 (traduzione nostra)
Dies Cínerum, et inítium ieiúnii sacratíssimæ Quadragésimæ
Emendémus in mélius, quæ ignoránter peccávimus: ne, subito præoccupáti die mortis, quærámus spátium pæniténtiæ, et inveníre non póssimus
Cfr. Dies Cínerum, in Sardinia Tridentina, 14.2.2018
martedì 5 marzo 2019
venerdì 16 febbraio 2018
Un antico strumento penitenziale: la "virgula poenitentiaria"
Uno strumento
penitenziale molto in auge in passato, specie durante la Quaresima, è la c.d. virgula
pœnitentiaria. Con essa il penitenziere (nella Basilica di S. Pietro il
Cardinale Penitenziere Maggiore) o i confessori toccavano il capo dei fedeli
penitenti, cui conseguiva la concessione di particolari indulgenze. Le sue
origini, verosimilmente, sono da ricercarsi nell’antica pratica romana di
affrancazione dello schiavo nota come manumissio vindicta, mediante
la quale il magistrato, dinanzi alla volontà del padrone di liberare lo
schiavo, toccava il capo di quest’ultimo con una verga, rendendolo libero. In
seguito, la verga, nell’ambito ecclesiastico, era adoperata, oltre come
strumento penitenziale come detto innanzi, anche per tenere ordine e mantenere
l’attenzione durante le prediche. Tale mezzo, nell’uno e nell’altro uso, era
specialmente in auge nel Meridione e nelle Spagne. L’uso di questa verga
durante le prediche è ancora oggi ricordato in Sardegna.
Per ogni colpo di questa canna sul capo dei penitenti, i papi Benedetto XIV (bolla Pastor bonus, 13.4.1744, § 50) e Clemente XIV concessero cento giorni di indulgenze, tanto per il penitenziere
quanto per il penitente. Fu abolita il 29 aprile 1967.
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| Virgula pœnitentiaria della Basilica di S. Maria Maggiore, Roma |
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| Il Cardinale Nicola Canali, Penitenziere Maggiore, adopera la virgula pœnitentiaria durante una cerimonia penitenziale della Quaresima dell'Anno Santo 1950 |
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| Sede del Cardinale Penitenziere Maggiore nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, Roma. Su questo tronetto sedeva il Cardinale Penitenziere Maggiore e da esso adoperava la virgula. |
mercoledì 14 febbraio 2018
Un pensiero ed un proposito quaresimale in un aforisma di S. Agostino
Fonte: Oggi inizia il tempo di Quaresima: una palestra per l'anima e per il corpo, in Chiesa e postconcilio, 14.2.2018
Storia, pratica e decadenza del digiuno quaresimale
Rilanciamo quest’interessante
breve saggio.
Ricordiamo e raccomandiamo i precetti di digiuno ed astinenza cui sono tenuti i fedeli (v. qui e qui).
Storia, pratica e decadenza del
digiuno quaresimale
Non è qui necessario rimembrare
la grandissima utilità spirituale del digiuno come pratica di penitenza e
mortificazione, i frutti che esso porta, e la necessità di praticarlo da parte
dei Cristiani. Sin dai primi tempi, distaccandosi dagli usi giudaici, fu
stabilito che i Cristiani non avessero cibi proibiti di per sé, ma dovessero
osservare un rigoroso digiuno due volte alla settimana, il mercoledì (giorno
del tradimento) e il venerdì (giorno della Crocifissione); a questi si aggiunse
anche il sabato nella tradizione latina. Contemporaneamente, è invalso anche l’uso
di osservare dei periodi di digiuno, periodi che servono a preparare
spiritualmente e fisicamente il fedele alla celebrazione dei grandi misteri
della Religione. Già dal IV secolo, come attesta S. Atanasio, era uso di osservare
40 giorni di digiuno per prepararsi alla Santa Pasqua, donde il nome di Quadragesima o Τεσσερακοστὴ.
I primi cristiani praticavano il
digiuno quaresimale per 40 giorni di seguito (anche se sabati e domeniche non
erano considerati giorni di digiuno, e per questi i giorni reali erano almeno
46, da cui si dovevano poi sottrarre i sopraddetti giorni liberi), seguendo una
dura regola che ci viene descritta per filo e per segno in alcuni documenti del
X secolo (riferentesi di per sé al digiuno per chi si preparava a ricevere gli
Ordini Sacri), riassumibile in tre punti principali:
- Un pasto solo al giorno,
consumato rigorosamente dopo il tramonto;
- Divieto di consumo di qualsiasi
prodotto di derivazione animale (carne, uova, latticini, grassi animali etc.);
- Divieto di consumo di alcolici.
Ciò che stupisce, leggendo le
cronache antiche, è che chiunque, persino il contadino che lavorava nei campi
per ore e ore anche durante la Quaresima, osservava rigorosamente il digiuno.
La struttura fisica degli uomini di un tempo era sicuramente molto più robusta
di quella dei nostri contemporanei, per permettere loro di compiere duri lavori
a stomaco vuoto e senza proteine animali, potremmo dire; resta nondimeno il
fatto che in Occidente si è visto un progressivo ammorbidimento delle normative
circa il digiuno, alla qual cosa può essere (a mio modesto parere) imputabile
anche l’indebolimento generale della nostra struttura fisica, che oggi fatica
alquanto a restare senza determinati cibi per giorni e giorni, o senza cibo
anche solo per poche ore. La debolezza di fisico è infatti la conseguenza della
riduzione del digiuno, non già la causa, che va ricercata nello zelo scemante
della società. Il punto di arrivo è l’assurdo digiuno prescritto dalla
costituzione apostolica Paenitemini emanata da Papa Montini
nel 1966, peraltro ad oggi messa in pratica da ben pochi tra i cattolici
moderni, a dispetto dell’estrema rilassatezza del digiuno da essa previsto.
Limitandosi ad osservare le norme per la Quaresima, ignorando il resto dell’anno,
possiamo notare che per i cattolici conciliari i giorni di digiuno durante la
Quaresima si riducono da 40 a 2, più 6 astinenze senza digiuno. Questa
aberrazione, per cui possiamo realmente dire che i cattolici moderni non hanno
né un vero digiuno né una vera Quaresima, dimostreremo qui come essa da una
parte discenda effettivamente da una progressiva rilassatezza nella pratica
diffusasi nel mondo occidentale, ma dall’altra rompa completamente con la tradizione,
abolendo quasi del tutto le già permissive regole promulgate appena mezzo
secolo prima da Papa S. Pio X. Le norme paoline, infatti, altro non sono che l’ufficializzazione
delle disposizioni date in tempo di guerra da Pio XII (1941), le quali dovevano
però inizialmente avere il carattere della temporaneità, e soprattutto erano
riferite a una società attanagliata da un conflitto mondiale, non certo alla
società dei consumi di oggi.
Il digiuno nella tradizione
bizantina
Per un debito confronto, reputo
anzitutto utile presentare le regole tuttora seguite dai cristiani d’Oriente, e
cattolici e ortodossi, le quali ricalcano in modo pressoché identico le
consuetudini originarie del Cristianesimo primitivo.
Dopo un periodo preparatorio (una
settimana senza carne, ma con licenza di uova e latticini anche di mercoledì e
venerdì), che termina con la Domenica dei Latticini, s’inizia dal primo giorno
della Grande Quaresima a seguire quotidianamente la regola del digiuno stretto,
che comporta l’astinenza da carne e derivati, uova, latticini, pesce, vino e
olio d’oliva. Il sabato e la domenica non sono giorni di digiuno secondo la
tradizione orientale, ma le sue regole sono talmente strette che prevedono in
questi giorni solo la licenza di olio e vino (nonché di pesce nella tradizione
slava), e continuano a prescrivere l’astinenza dai cibi di derivazione animale.
La stessa regola ‘moderata’ si segue anche in alcuni giorni festivi che cadono
durante la Quaresima, come l’Annunciazione ο il miracolo di S. Teodoro di
Amasea.
Ai fedeli non è richiesto di fare
un solo pasto al giorno, cosa che invece è praticata dai religiosi; i più
zelanti, e specialmente i monaci, solo durante la I settimana, non toccano cibo
dal lunedì mattina fino al mercoledì sera (quando fanno un pasto dopo la
Liturgia dei Presantificati), e poi di nuovo fino a venerdì sera (sempre dopo
la Liturgia).
Durante la Settimana Santa,
invece, alla sera del giovedì, prima dell’Ufficio dei XII Vangeli, si fa
idealmente l’ultimo pasto, poiché durante il Venerdì non è concesso nemmeno ai
fedeli di prendere alcunché; tutt’al più, per sostenersi, può esser concesso di
prendere della frutta e un po’ di vino al sabato mattina, dopo la Divina
Liturgia della Prima Risurrezione. Il digiuno cessa dopo gli uffici della notte
di Pasqua.
Evoluzione del digiuno nella
tradizione occidentale
Per analizzare invece la
complessa evoluzione del digiuno in Occidente, che non ha mantenuto la fissità
di quello orientale, ci baseremo sui seguenti testi: le Regole dei primi Padri
(e.g., S. Cesario, S. Benedetto), la Summa Theologiae di S. Tommaso d’Aquino,
i manuali di teologia e penitenza di diverse epoche (P. Scarsella per il ‘500-’600,
P. Corella per il ‘600-’700, P. Righetti per l’800), e infine il Codex Juris
Canonici del 1917.
Come norma generale, sancita già
da S. Tommaso, giova ricordare che l’astinenza in Occidente obbligava dai sette
anni in poi, il digiuno dai ventuno ai sessantacinque. Inoltre, differenza
fondamentale rispetto alle usanze orientale, in Occidente fu sempre consentito
il consumo di pesce e simili animali a sangue freddo (come rane, molluschi,
tartarughe, ecc.), poiché le loro non erano usualmente considerate carni. Gli anfibi
vengono trattati secondo la categoria alla quale assomigliano di più, in
accordo alla classificazione aristotelico-tomistica. Infine, in Occidente solo
le domeniche sono giorni liberi dal digiuno, ma in essi non si osserva il ‘digiuno
moderato’ di stampo orientale, ma è lecito di mangiare qualsivoglia quantità e
qualità di cibo.
I Padri d’Occidente attestano che
le regole da osservarsi all’interno dei monasteri (che prevedevano anche
diversi giorni della Quaresima durante i quali non si mangiava alcunché),
assomigliavano parecchio a quelle dei monaci bizantini; in Settimana Santa,
poi, era uso di cibarsi solo di pane ed erbe salate. Simile era anche il
digiuno praticato dai fedeli, con l’aggiunta della pratica di consumare quotidianamente
un solo pasto, dopo il Vespero. Ancora fino alle riforme del 1955, del resto,
forse più per relitto che per pratica vera e propria, le rubriche del Breviario
Romano, al Vespero del sabato avanti la I domenica di Quaresima, riportano
che hodie et deinceps usque ad Sabbatum sanctum, exceptis diebus
dominicis, Vesperae dicuntur ante comestionem, etiam in Festis (oggi
e d’ora in avanti fino al Sabato santo, tranne le domeniche, i Vespri si dicono
prima di prender pasto, anche nelle Feste).
Proprio su questo aspetto s’iniziò,
sin dall’alto Medioevo, a ricamare ‘sofismi’ che avrebbero poi portato all’alleggerimento
del digiuno. Per esempio, dal X secolo, nei monasteri iniziarono a cantare
Vespro in Quaresima all’ora nona, per poter prendere subito dopo la refezione;
nel giro di pochi secoli, l’ufficio vespertino fu anticipato addirittura al
mezzogiorno, tanto che S. Tommaso avverte che non è lecito, né ai religiosi né
ai fedeli, di consumare il pasto prima di mezzodì. Con l’anticipazione del
pasto, non dovette passare molto tempo perché (nel XIV secolo) venisse
introdotta la possibilità di compiere una ‘refezioncella’ alla sera, la quale
sarà, nei secoli successivi, quantificata dai moralisti in circa 250 grammi (i
più severi, come l’Arregui, concedevano solo di mangiar pane in questa
refezione; la maggioranza, cionondimeno, ammetteva qualsiasi cibo non proibito
dalla legge dell’astinenza). Nel frattempo, s’inizia anche a normare cosa si
possa prendere fuori pasto. Già la tradizione antica e bizantina ammetteva che
l’assunzione di liquidi durante i giorni di digiuno fosse lecita (escluso
ovviamente il latte); i moralisti stabilirono che era lecita qualsiasi bevanda
presa per dissetarsi o riscaldarsi, giammai per nutrirsi. Alcuni ammettevano di
poter sciogliere dello zucchero o un po’ di confettura all’interno della
bevanda (sempre a patto che lo scopo fosse di addolcirla per renderla bevibile,
e non di darsi nutrimento); particolarmente noto è l’aneddoto che vuole che
Papa S. Pio V abbia fatto rientrare la cioccolata calda tra le bevande lecite,
in quanto, essendone restato disgustato, l’aveva sentenziata come una ‘penitenza
aggiuntiva’ (si deve tener conto, anche nell’osservanza di questo indulto, che
la cioccolata dell’epoca era rigorosamente amara). Iniziano a studiarsi debitamente
anche tutti i casi in cui si commetta peccato nel rompere il digiuno (p.e.,
quanta carne o quanto cibo fuori pasto lo rompa; chi possa esser scusato dal
non aver osservato il digiuno, etc.). Compaiono tra il XVI e il XVII secolo le
istruzioni circa la concessione delle dispense, concesse ordinariamente dai
Parroci o dai Confessori, di poter consumare uova e latticini; rare sono invece
quelle che svincolano dall’obbligo di digiunare, o di non consumare carne.
Compaiono anche alcune dispense ‘nazionali’: in Spagna fu per esempio fu
permesso su tutto il territorio nazionale di consumare uova e latticini in
alcuni giorni della Quaresima; ai conquistadores in Messico fu concesso di consumare
carne di topo, non essendovi altro mezzo di sostentamento per essi.
Ai primi dell’Ottocento il
Righetti attesta due cose: la progressiva diminuzione dello zelo nell’osservare
il digiuno (più volte nel suo manuale paragona i rilassati costumi dei suoi
contemporanei a quelli molto più osservanti degli Orientali); l’introduzione di
una nuova refezione lecita, ossia una piccola colazione al mattino
(quantificata in 60 grammi) per darsi le energie necessarie a svolgere il
proprio lavoro durante la mattinata. Con quest’ultima concessione, di fatto il ‘digiuno’
non ha più (se non nella sua formulazione teorica sine licentiis)
il suo significato originale e antico di un solo pasto durante il giorno, ma
indica piuttosto una certa riduzione della quantità di cibo consumate in due
dei tre pasti quotidiani, e l’astenersi da prender cibo fuor da tali tre
refezioni.
Verso la fine del XIX secolo la pratica appare assai abbandonata: a titolo d’esempio, quasi tutti i paesi godono di una licenza, parziale o totale, dall’astinenza da uova e latticini; gli Stati Uniti ottengono nel 1887 addirittura il permesso di consumare carne nel pasto principale di lunedì, martedì e giovedì, e di usare grassi animali tutti i giorni.
Verso la fine del XIX secolo la pratica appare assai abbandonata: a titolo d’esempio, quasi tutti i paesi godono di una licenza, parziale o totale, dall’astinenza da uova e latticini; gli Stati Uniti ottengono nel 1887 addirittura il permesso di consumare carne nel pasto principale di lunedì, martedì e giovedì, e di usare grassi animali tutti i giorni.
Queste son dunque le premesse che
portarono alla nuova normativa del digiuno, stabilita da S. Pio X agl’inizj del
XX secolo, e riportata dapprima nel suo Catechismo, e indi nel Codice di
Diritto Canonico di cui egli iniziò la redazione, portata a compimento tre anni
dopo la sua morte dal successore Benedetto XV. Si trattò infatti, più che di
una ‘rivoluzione normativa’, di riscrivere in una forma più semplice la norma
già allora osservata, recependo l’effetto di tutti quegl’indulti oramai
globalmente diffusi.
Viene dunque sostanzialmente
mantenuto l’obbligo del digiuno quotidiano, con annessa possibilità di
refezioncella e colazione supplementari, mentre l’astinenza delle carni viene
ridotta ai soli mercoledì, venerdì e sabati della Quaresima (mentre negli altri
giorno sono lecite solo al pasto principale). Le uova e i latticini, precisa
letteralmente, non sono mai proibite dalla nuova legge dell’astinenza.
Scompaiono anche le prescrizioni particolari per la Settimana Santa, che a dire
il vero erano state ignorate, e probabilmente dunque sostituite dall’estensione
delle norme del resto della Quaresima, già da qualche secolo.
In conclusione, ritengo che al
momento, viste le mutate condizioni fisiche e le abitudini contratte, sarebbe
per gli Occidentali molto difficile ritornare alla purezza e al rigore del
digiuno quaresimale della tradizione antica e bizantina; essi però, guardando
con sana invidia all’esempio dell’Oriente che continua tutt’oggi ad osservare
questa dura regola, dovrebbero applicarsi massimamente nell’osservazione del
digiuno almeno secondo le norme promulgate da Papa San Pio X. Escludo a priori
che seguire la regole del ‘66, improntate alla nuova mentalità ‘facile’ dei
modernisti, possa portare mai un qualche frutto spirituale.
Digiunare non è infatti, come
qualcuno vuol far credere, una pratica desueta, consuetudinaria ma sterile,
solo esteriore e simbolica, ma è al contrario una delle pratiche ascetiche più
efficaci, più probanti, più fruttuose, più vere. E solo un digiuno duro,
sincero, magari praticato nel segreto, non senza fatica, unitamente alla
preghiera ardente, umile e incessante, e alla carità in nome di Dio, è la
chiave infallibile che un Cristiano possiede per poter vincere il demonio e le
passioni e giungere purificato all’unione con il Signore nei Suoi misteri di
Passione, Morte e Risurrezione.
Buona Santa Quaresima!
Fonte:
Traditio
marciana, 11.2.2018
mercoledì 1 marzo 2017
“Immutémur hábitu, in cínere et cilício: jejunémus, et plorémus ante Dóminum: quia multum miséricors est dimíttere peccáta nostra Deus noster” (Joël. 2, 13 - Antiph.) - FERIA QUARTA CINERUM
Dopo il
periodo di Settuagesima, dai tempi di san Gregorio Magno, questo giorno
inaugurava a Roma la santa quarantena ed era anche chiamato in capite ieiunii; nel IV sec., esso segnava l’inizio della penitenza canonica
che i penitenti pubblici dovevano compiere, al fine di essere assolti il Giovedì
santo. Secondo i rituali del VII sec., il mattino di questo giorno i penitenti
si presentavano ai sacerdoti deputati a questo ministero nei differenti Titoli
e nelle basiliche patriarcali; confessavano i loro peccati e, se questi erano
stati gravi e pubblici, ricevevano dalle mani del penitenziere una veste di
cilicio ruvido ricoperto di cenere, con l’ordine di ritirarsi in un monastero –
un centinaio circa si ergevano all’epoca nell’Urbe – al fine di compiere la
penitenza di questa quarantena, che era stata loro imposta. Ecco l’origine
delle quarantene che si ritrovano nelle antiche formule di concessione delle
indulgenze.
Per il
rito della benedizione delle ceneri, il messale attuale conserva ancora
un’ultima traccia della cerimonia dell’imposizione della penitenza canonica ai
penitenti pubblici.
In
origine, il concetto della santità trascendente dello status sacerdotale era così elevato e così
vivo, che i ministri sacri non erano ammessi in questa umiliante categoria. Fu
verso l’XI sec. che, nella cerimonia di questo giorno, essendo cessata la
disciplina della penitenza pubblica, ai penitenti di una volta si sostituirono
indistintamente il Papa, i membri del clero ed il popolo romano, che
cominciavano da allora a camminare a piedi scalzi e con il capo coperto di cenere
sino alla basilica di Santa Sabina, aprendosi così sotto gli auspici di questa
santa Martire la penitenza quaresimale. Questa basilica fu fondata (o
ricostruita) sotto Celestino I da un certo Pietro, sacerdote illirico, ma una
donna chiamata Sabina dové contribuirvi anch’ella, in modo che la basilica
ricevette il suo nome, prima che nella stessa vi si trasportasse, dall’area Vindiciani, i resti della martire omonima,
Sabina. Gregorio Magno vi intimò la sua famosa litania Septiformis di penitenza, e, nel Medioevo,
l’abitazione che vi è annessa servì più volte da dimora del Pontefice. Il papa
Silvero vi abitò quando fu esiliato da Roma da Belisario; Onorio III Savelli la
munì di muraglie e di torri che sussistono in parte ancora oggi; ed alla morte
di Onorio IV, i cardinali vi si riunirono per il conclave che durò circa un
anno. Dopo questo tempo, il prestigio della residenza pontificia sull’Aventino
decrebbe poco alla volta e l’antico palazzo fortificato divenne finalmente
l’asilo pacifico dei Padri Predicatori di san Domenico, che ancora oggi,
mostrano con grande venerazione ai visitatori le celle già santificate dalla
residenza di san Domenico e di san Pio V. Sotto l’altare maggiore, con le ossa
di santa Sabina e di santa Serapia, si conservano i corpi dei martiri di Ficulea sulla via
Nomentana: Alessandro, Evenzio e
Teodulo.
Tornando
all’imposizione delle ceneri, questa nel IX sec. era ancora un rito
penitenziale a se stante, senza alcuna relazione con la stazione eucaristica.
Verso l’Ora Settima – vale a dire quando il Romano si apprestava a terminare la
sua giornata civile di lavoro, per andare a prendere il suo bagno alle terme e
disporsi dopo alla coena,
che costituiva il principale pasto di tutto il giorno – il popolo, avendo alla
sua testa il Papa ed il clero, si raccoglieva dapprima nel titolo di Anastasia,
nella stretta valle compresa tra il Palatino e l’Aventino e, da là, al canto
lamentoso delle litanie, si dirigeva processionalmente verso la basilica di
Sabina. Quando vi era arrivato, l’Introito essendo omesso poiché era già stato eseguito
nel tempio della «colletta», si celebrava il sacrificio eucaristico; dopo
l’ultima preghiera di benedizione, all’invito del diacono: ite missa est, i fedeli rientravano nelle loro case e rompevano il digiuno.
Sebbene,
come abbiamo detto, la penitenza pubblica cominciasse a cadere in desuetudine,
l’uso d’imporre in questo giorno le ceneri a tutti i fedeli divenne sempre più
generale e prese posto fra le cerimonie essenziali della Liturgia Romana. È
difficile dire esattamente in quale epoca si produsse tale cambiamento.
Sappiamo solo che nel Concilio di Benevento (1091) Urbano II ne fece un obbligo
a tutti i fedeli. Nel XII sec., il rito apparve molto più sviluppato nell’Ordo Romanus del
canonico Benedetto, venendo indicate le antifone, i responsori e le preghiere
della benedizione delle Ceneri, sebbene queste fossero già in uso fra l’VIII e
il X secolo.
Una volta
i cristiani si avvicinavano a piedi nudi a ricevere l’ammonimento sul niente
dell’uomo. Ancora nel XII sec., lo stesso Pontefice, per recarsi da
Sant’Anastasia, dove aveva imposto le ceneri, a Santa Sabina, dov’è la Stazione
di questo giorno e dove si celebrava la messa, percorrendo le dolci pendenze
dell’Aventino, faceva tutto il tragitto senza calzatura ed in abiti
penitenziali, come pure i Cardinali che l’accompagnavano. La Chiesa, in
seguito, mitigò questo rigore esteriore; ma continuò a dare valore ai
sentimenti interni che deve produrre in noi un rito così espressivo. Prima
della comunione, il Suddiacono
Regionario avvertiva il popolo: «Crastina die veniente, statio erit in ecclesia Sancti
Georgii Martyris ad velum aureum» («Domani la stazione sarà
nella chiesa di San Giorgio al Velabro (al vello d’oro)»), e tutti
rispondevano: Deo gratias (Ord. Rom. XI, § 34, in PL 78 col. 1038C).
Se il Papa
era trattenuto da occupazioni urgenti nell’episcopium del
Laterano, un accolito, dopo la messa, immergeva un po’ di cotone nell’olio
profumato delle lampade, che ardevano davanti l’altare della chiesa stazionale,
e si recava al patriarchium,
dove si faceva introdurre alla presenza del Pontefice: Jube, domne, benedicere, gli diceva rispettosamente il chierico.
Avendo ottenuto la benedizione, presentava il cotone aggiungendo: «hodie fuit statio ad Sanctam Sabinam, quæ salutat te» («Oggi,
la stazione si è svolta a Santa Sabina che Ti saluta»).
Il Papa
baciava allora con riverenza questo fiocco di cotone e lo rimetteva al
cubicolario, perché, dopo la sua morte, lo mettesse nel suo cuscino funebre (ivi,
col. 1038D). Così era costume di fare tutte le volte che il Pontefice non
interveniva alla stazione.
Va
ricordato che l’odierna sacra funzione incomincia con la benedizione delle
ceneri, ottenute dalle Palme benedette l’anno prima nella Domenica che precede
la Pasqua. La nuova benedizione ch’esse ricevono in questa circostanza ha lo
scopo di renderle più degne del mistero di contrizione e di umiltà che stanno a
significare.
Accostiamoci, oggi, perciò a ricevere questo segno penitenziali, seguendo le regole tradizionali fissate dalla Chiesa circa il digiuno e l’astinenza, che abbiamo indicato anche gli anni passati ed a cui rinviamo (v. qui e qui).
Accostiamoci, oggi, perciò a ricevere questo segno penitenziali, seguendo le regole tradizionali fissate dalla Chiesa circa il digiuno e l’astinenza, che abbiamo indicato anche gli anni passati ed a cui rinviamo (v. qui e qui).
martedì 9 febbraio 2016
Indicazioni per una Quaresima vissuta secondo lo spirito della Tradizione della Chiesa: le regole per il digiuno e l’astinenza
Come si faceva la
Quaresima prima del Concilio? Quali erano le istruzioni per digiuno e
astinenza? In quali altri giorni dell’anno si applicavano questi precetti?
– LA LEGGE DEL
DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora
iniziato il 60° anno.
– LA LEGGE
DELL’ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni
compiuti.
IL DIGIUNO consiste
nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della
giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250 grammi alla
sera).
L’ASTINENZA vieta
l’uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei
latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale.
GIORNI DI ASTINENZA
DALLA CARNI: – tutti i Venerdì dell’anno (tranne se vi cade una festa di
precetto).
GIORNI DI ASTINENZA E
DI DIGIUNO: – Mercoledì delle Ceneri; – ogni Venerdì e Sabato di Quaresima; –
il Mercoledì, il Venerdì e il Sabato delle Quattro Tempora; – le Vigilie di
Natale (24 Dicembre), di Pentecoste, dell’Immacolata (7 dicembre), d’Ognissanti
(31 Ottobre).
GIORNI DI SOLO
DIGIUNO SENZA ASTINENZA: tutti gli altri giorni feriali di Quaresima (le
Domeniche non c’è digiuno).
POSSONO NON PRATICARE
L’ASTINENZA:
– i poveri che
ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare;
– gli infermi, i
convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le donne incinte se
deboli; – gli operai che fanno lavori più pesanti quotidianamente;
– mogli, figli,
servi, tutti coloro che esercitano un servizio essendovi costretti, e che non
possono avere altro cibo sufficientemente nutriente.
POSSONO NON
PRATICARE IL DIGIUNO:
– coloro che
digiunerebbero con grave incomodo: ammalati, convalescenti, deboli di nervi,
donne che allattano o incinte;
– poveri che hanno
già poco cibo a disposizione;
– coloro che
esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile con il
digiuno (es: lavori pesanti);
– coloro che fanno un
lavoro intellettuale molto faticoso (es. studenti sotto esami);
– chi deve fare un
lungo e faticoso viaggio, per un maggiore bene o per un’opera di pietà più
grande se questa è moralmente incompatibile con il digiuno (es: assistenza ai
malati).
Fonte: Radiospada, 2.3.2014
Fonte: Radiospada, 2.3.2014
martedì 17 febbraio 2015
La Quaresima cattolica: eleemosyna, jejunium, abstinentia, oratio
Quali sono le prescrizioni tradizionali riguardo al digiuno ed alla Quaresima?
Innanzitutto
è bene ricordare che fare penitenza è un comandamento divino. La Chiesa
Cattolica, applicando questo comandamento, ha sempre prescritto dei giorni di
digiuno. Imitando l’esempio di Mosè, Elia e Nostro Signore Gesù Cristo, che
digiunarono 40 giorni, fu istituita, sin dall’antichità, la Quaresima. Il
digiuno quadragesimale è stato istituito dagli apostoli stessi, secondo San
Girolamo (Ep. XXVII ad Marcellam),
San Leone Magno (Serm. II, V, IX, De
Quadragesima), San Cirillo d’Alessandria (Homil. paschal.), Sant’Isidoro (De
eccles. officiis l. VI, C. XIX). Antichissimo nella Chiesa romana era anche
il digiuno delle quattro tempora, all’inizio delle stagioni; parimenti
remotissimo è il digiuno all’inizio delle feste.
Valga
per tutti quanto ricordava Papa Benedetto XIV, con la bolla Nos ambigimus,
del 30 maggio 1741: «l’osservanza della quaresima è il legame della nostra
milizia: è per essa che ci distinguiamo dai nemici della Croce di Cristo: per
essa che allontaniamo i flagelli dell’ira divina: per essa che, protetti dall’aiuto
celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i principi delle tenebre. se
quest’osservanza si rilasserà, sarà a detrimento della Gloria di Dio, per il
disonore della religione cattolica e delle anime cristiane: e non c’è dubbio
che questa negligenza diventerà la fonte di sventure per i popoli, di disastri
nei pubblici affari, di infortuni per gli individui».
La
materia, già disciplinata nella codificazione piano-benedettina del 1917 (cann.
1250-1254), è stata normata nuovamente con la Cost. Ap. Poenitemini di papa
Montini del 1966 e rivista nella codificazione canonica del 1983 (cann.
1250-1253). Lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica, per la verità, al n. 1438 non dà
particolari indicazioni. La Conferenza episcopale italiana nel 1994 ha inteso dare delle
prescrizioni sostanzialmente più larghe e benevoli di quelle tradizionali (per
riferimenti, cfr. Dag Tessore, Il digiuno, Città Nuova, Roma 2006, pp. 65 ss. Per approfondimenti storici, rinvio a Ignazio De Francesco –
Carla Noce, Il digiuno nella Chiesa antica. Testi siriaci, latini e
greci, Paoline, Milano 2011).
Volendo,
tuttavia, seguire il rito tradizionale (c.d. forma straordinaria) della Messa,
non si può far a meno di recuperare, per coerenza e logica, le regole vigenti con quel
rito in tema di astinenza e digiuno e, dunque, non possiamo non riferirci alla
codificazione piano-benedettina, come modificata dal decreto della S.C. dei
riti del 16 settembre 1955 e della S.C. del Concilio del 25 luglio 1957.
In
base a tale disciplina (v. qui):
- LA LEGGE
DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno
ancora iniziato il 60° anno.
- LA LEGGE
DELL’ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni
compiuti.
IL DIGIUNO
consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso
della giornata (i teologi moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250
grammi alla sera).
L’ASTINENZA
vieta l’uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle
uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale.
GIORNI DI
ASTINENZA DALLA CARNI:
– tutti i Venerdì dell’anno (tranne se vi cada una festa
di precetto).
GIORNI DI
ASTINENZA E DI DIGIUNO:
– Mercoledì
delle Ceneri;
– ogni
Venerdì e Sabato di Quaresima;
– il
Mercoledì, il Venerdì e il Sabato delle Quattro Tempora;
– le Vigilie:
a) di Natale
(24 Dicembre);
b) di
Pentecoste;
c) dell’Immacolata
(7 dicembre);
d)
d’Ognissanti (31 Ottobre).
GIORNI DI
SOLO DIGIUNO SENZA ASTINENZA: tutti gli altri giorni feriali di Quaresima (le
Domeniche non c’è digiuno).
POSSONO
NON PRATICARE L’ASTINENZA:
-
i poveri che ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare;
-
gli infermi, i convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le
donne incinte se deboli;
-
gli operai che fanno i lavori più pesanti quotidianamente
-
mogli, figli, servi, tutti coloro che esercitano un servizio, essendovi
costretti, e che non possono avere altro cibo sufficientemente nutriente.
POSSONO
NON PRATICARE IL DIGIUNO:
-
coloro che digiunerebbero con grave incomodo: malati, convalescenti, deboli di
nervi, donne che allattano o incinte;
-
poveri che già hanno poco cibo a disposizione;
-
coloro che esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile
con il digiuno (lavori corporali e onesti pesanti: fonditori, fabbri, metalmeccanici,
muratori, tagliaboschi, calzolai, conciatori, fornai, mugnai, agricoltori,
vasai, lavandaie, vetturini, marinai, lavoratori con macchinari che debilitano
il corpo e la mente).
-
i domestici che sono occupati in molti e pesanti lavori;
-
coloro che fanno un lavoro intellettuale o spirituale molto faticoso e
diuturno: studenti sotto esami, professori che devono preparare molte lezioni,
anche maestri di ginnastica;
-
chi deve fare un lungo e stancante viaggio (almeno nove chilometri a piedi
oppure un giorno intero di viaggio in treno, nave, aereo con vari scali);
-
per un maggior bene o per un’opera di pietà più grande se questa è moralmente
incompatibile con il digiuno: coloro che assistono negli ospedali, i
predicatori, ecc. ..., ricordando che eleemosyna, ieiunium, abstinentia,
oratio (elemosina, digiuno, astinenza, preghiera) è l’essenza della Quaresima
cattolica!
Il digiuno e l’astinenza quaresimale inizia dalla mezzanotte del mercoledì delle ceneri.
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