lunedì 9 ottobre 2023
martedì 21 febbraio 2023
Oggi, martedì che precede le ceneri ricorre la festa del Volto Santo
Rilancio questo contributo sulla festa del Volto Santo.
Oggi, martedì che precede le ceneri
ricorre la festa del Volto Santo
Oggi ricorre la festa del Volto Santo di Nostro Signore. Una bellissima devozione da recuperare. Per questo continuiamo a disseppellire, e comunque a ricordare o a riscoprire i tesori de La Catholica. Per l'occasione, possiamo cercare di approfondire il volto santo per eccellenza, la Sindone [qui - qui - qui - qui]. La sua storia, le sue peripezie (non del tutto chiare ma tracciabili), la sua veridicità.
La devozione che caratterizza il martedì precedente le
ceneri (inizio del tempo di Quaresima) può aiutarci a intensificare
l’adorazione e la confidenza con il Signore Gesù. La pratica devota nasce
dall’invito rivolto dalla Beata Vergine Maria, nel maggio del 1938, quando
apparve con uno scapolare in mano a suor Pierina De Micheli che stava pregando
davanti al Santissimo Sacramento nel suo convento a Milano.
Su una faccia dello scapolare vide scritto “Illumina
Signore il tuo volto su di noi” e sul retro c’era un’Ostia (che significa
vittima) recante impresso “Resta con noi o Signore”. Ne seguirono ulteriori
rivelazioni private con l’invito a supplire allo scapolare con una medaglia da
portare, recitando ogni giorno 5 Gloria al Volto Santo. Alla Beata Madre De
Micheli la SS.ma Vergine spiega che il male dilaga e si tendono reti diaboliche
per estirpare la fede dai cuori. È necessario un rimedio: il Volto Santo di
Gesù.
Maggiori dettagli possono essere trovati facilmente.
L’essenziale è sapere che il Signore fa partecipe la suora dei dolori dell’agonia
del Gestsemani dicendole: “Voglio che il mio Volto sia più onorato: chi mi
contempla mi consola”. Furono forti anche altre espressioni consegnate da Gesù
alla veggente, ma le lascio all’interesse di chi vorrà approfondire.
Gesù volle che il giorno dedicato a questa particolare
intenzione di riparazione fosse, dopo novena, il martedì grasso, culmine del
carnevale. Oggi purtroppo abbiamo consegnato ai “balli in maschera” tutta la
Quaresima.
La devozione al Volto Santo è collegata a quelle al
Santissimo Sacramento, al Cuore Eucaristico, al Sacro Cuore e ci dice della
Divina Misericordia. Già nel secolo precedente Gesù parlò del suo Santo Volto a
Santa Suor Geltrude e a Suor Maria Saint Pierre, carmelitana a Tours e forse
non tutti sanno che il nome completo da Suora di Santa Teresina di Lisieux,
Dottore della Chiesa, è Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.
La devozione al Volto Santo e il portarne la medaglia
si accompagnano alle promesse di Nostro Signore ai devoti e sono svariati i
miracoli riferiti a questo affidamento (come per la medaglia chiesta a Suor
Caterina Labourè a Rue Du Bac, a Parigi). Si tratta di una contemplazione che
viene dall’Eucaristia e guarda al Volto Divino del Redentore, a beneficio dei
consacrati, per tutte le necessità e per la salvezza di tutte le anime.
Il volto nella medaglia è simile a quello della
Sindone perché l’allora l’Arcivescovo di Milano, il Cardinal Schuster, che
sostenne subito la devozione, donò alle suore un quadro del Volto di Gesù preso
dalla Sindone, adoperandosi anche per introdurre Suor Pierina presso Pio XII.
Vengono alla mente alcuni celebri versi dei salmi: l’anima mia ha sete del Dio
vivente: quando vedrò il suo volto? Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il
suo volto”; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non
respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non
abbandonarmi, Dio della mia salvezza. È il volto umano del Verbo Incarnato,
vero Dio e vero uomo. Si rende riconoscibile nella sua unicità, adorata dai
pastori e dai magi, quando ancora il corpo era avvolto dei panni che lo
fasciavano bambino. Poi è il volto che dice la Parola, compimento della sete di
Dio che attraversa l’antica alleanza. Ancora: "Ecce homo!".
Gesù ci mette proprio la faccia, sfigurata dai colpi.
In Isaia era scritto: Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri
sguardi, non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori
che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia...
Così redime e sancisce la nuova ed eterna alleanza. Il volto di Gesù ci fa
vedere il Padre, come Gesù disse a Filippo durante l'ultima cena. Il corpo e
sangue dell’Eucaristia abita i tabernacoli del mondo e attende il nostro rispetto,
la visita e l’adorazione. La voce di quel volto risuona nel Vangelo. La luce
inonda ogni Santa Messa celebrata.
Il volto di Gesù chiede amore e consolazione. Vi
scesero le lacrime del pianto da bambino, poi per l’amico morto, o anche
guardando Gerusalemme. È stato rigato di sangue durante la Passione, per i
colpi, le cadute, la corona di spine. Si è bagnato del sudore di sangue e degli
sputi ricevuti. È capace di sguardi che cambiano la vita (il giovane ricco). Un
volto rivolto al Padre in tante circostanze. Trasfigurato dalla luce sul Tabor.
Baciato da chi lo ha amato (Giuseppe e Maria) e da chi
l’ha tradito come Giuda.
Un volto che, mancando allora macchine fotografiche e
cineprese, ci è comunque pervenuto attraverso la Sindone, il Volto Santo della
Veronica e le visioni mistiche dei santi. Ha catturato lo sguardo di tutti
quelli che erano fissi su di lui. È stato il primo volto visto dai ciechi dalla
nascita che ha guarito.
Il sacro cuore eucaristico di Gesù esprime la volontà
del Padre e ci si consegna nell’umiltà che ebbe colei che, con un umile sì,
l’ha portato in grembo e messo al mondo come Redentore. Della mamma ci rimane
quest’ultima frase riportata nel vangelo di Giovanni: “Fate tutto quello che vi
dirà”. Quel Volto Santo ci dice: “Chi mi contempla mi consola”.
E di quante indelicatezze, indifferenze, abusi (anche liturgici), sacrilegi, oltraggi e bestemmie viene offeso! (tralcio)
lunedì 5 settembre 2022
La grotta di San Gregorio Magno, ovvero di San Michele in Monte Laureto a Putignano (BA)
Di Vito Abbruzzi
A cura di Deodata
Cofano
Il 3 settembre (12 marzo nel calendario tradizionale) la Chiesa fa memoria di San Gregorio Magno, nato verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici e Papa dal 03 settembre del 590 al 12 marzo del 604. E’ uno dei più grandi Papi della storia, dottore della Chiesa, iniziatore del potere temporale della Chiesa e, in particolare, fu lui che riformò la liturgia della Chiesa Romana e raccolse e ordinò i canti sacri che presero il nome di Canti gregoriani.
La sua appartenenza ad una delle famiglie senatoriali più
importanti di Roma, lo lega alla grotta di San Michele in Monte Laureto a
Putignano (BA).
Infatti, la grotta (e il territorio circostante ad essa) sarebbe appartenuta alla famiglia Anicia e fatta consacrare da San Gregorio Magno all'indomani della sua salita al soglio pontificio, esattamente nel 591.
(In questo bellissimo video troverete presentazione e visita del Santuario rupestre dedicato al culto di San Michele Arcangelo in Monte Laureto, a Putignano. Situato su una collina distante circa 3 chilometri dall'abitato. Dal 912 al 1045, ha ospitato inizialmente i monaci Cluniacensi e in seguito i Benedettini. Oggi, grazie alla passione di volontari laici, la grotta è aperta alle visite e alla preghiera)
Sappiamo benissimo la devozione del santo Papa all'Arcangelo
Michele, al quale fece dedicare l'anno stesso della sua elezione il mausoleo di
Adriano, famoso, appunto, come "Castel Sant'Angelo".
E sappiamo pure quanto egli tenesse molto a cristianizzare
nella penisola italica quei luoghi ancora interessati dai culti pagani.
Si dice che proprio la nostra grotta di Putignano fosse
dedicata al dio Apollo, motivo per cui San Gregorio si preoccupò sin da subito
del suo pontificato di farla consacrare a San Michele. E a questo scopo avrebbe
incaricato il generale Tulliano, di stanza a Siponto con le sue truppe.
A conferma di questo lo stesso nome del comune di Putignano,
tra le cui diverse etimologie ci sarebbe anche quella di "puteum
Tullianum", a ricordo del "gran pozzo, che vi scavò Tulliano, [...]
essendo quà venuto [...] colle armi di Siponto a costruire Barsento e S.
Michele; avesse voluto donare di una vasta cisterna la buona gente che
l'accolse e prestossi devota ai lavori delle badie, imponendo e alla cisterna
ed ad al paese il suo nome". A dircelo è Pietro Gioja, nelle sue
"Conferenze istoriche sulla origine e su i progressi del comune di Noci in
Terra di Bari" (Napoli 1842, pag. 149), avvalorando la tesi del Sarnelli,
"dotto in archeologia" (ivi).
Ma anche anche l'origine del nome Putignano "da Apollo Pithunis (uccisore del serpente Pitone) da cui deriverebbe Pethunianum. Ciò per via della presunta presenza di un santuario di Apollo all'interno di una grotta presso Monte Laureto, un alto colle nell'agro putignanese". Dato confermato dalla splendida scultura lapidea di San Michele, firmata dall'eccezionale Stefano da Putignano, posta all'interno della omonima grotta di Monte Laureto.
Il San Michele ivi raffigurato ha tutti gli stilemi del dio Apollo. E sarebbe - a giudizio degli esperti - la sua opera più bella.
Quindi parliamo di una grotta-santuario davvero importante,
sebbene meno conosciuta rispetto ad altri luoghi analoghi dedicati a San
Michele; l'unica, a mio modesto parere, che può vantare l'ex aequo con quella
più famosa di Monte Sant'Angelo.
Non poche analogie tra le due. Per storia, arte, fede.
Addirittura la grotta di Monte Laureto è, pur di poco, più ampia e più spaziosa
di quella del Gargano. E ha un'acustica perfetta.
Inoltre è in una posizione baricentrica da un punto di vista
geografico: un passaggio ineludibile per gli spostamenti dalla sponda adriatica
a quella jonica, e viceversa, attraversando la Murgia barese-tarantina. E,
dunque, non solo una tappa quasi obbligata, ma un punto di convergenza
provenendo dalle varie località della Puglia centro-meridionale. Lo capiamo
grazie agli innumerevoli toponimi, cappelle, edicole dedicati a San Michele.
Perciò, non resta che andare a visitare e, soprattutto, a pregare il "gloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo San Michele" nella grotta-santuario a Lui dedicata in Monte Laureto a Putignano: un effetto davvero sorprendente e un senso di meraviglia ogni volta che ci si va.
lunedì 15 agosto 2022
Catechesi tenute dal cardinal Comastri a La Verna in preparazione alla festa dell'Assunzione di Maria nell'agosto 2022
sabato 1 maggio 2021
La «Corredentrice» affermata dai Santi
Iniziamo questo mese mariano dedicato alla Vergine SS. rilanciando un articolo che difende uno dei titoli, oggi più contestati, della Madonna, quello di corredentrice, che, sebbene non sia stato proclamato dogmaticamente, è quantomeno una verità da ritenersi prossima alla fede, trattandosi di una convinzione plurisecolare del santo popolo di Dio. Ed a riprova, lo riprendiamo attraverso quanto affermato dai Santi.
Buon mese mariano a tutti.
di Padre Mariano Pellegrino
La rapida rassegna del pensiero corredenzionista nella vita e nell’insegnamento di un folto gruppo di santi del secolo XX, presentata nelle scorse settimane, ci conferma e ci conforta con l’affermazione corale della verità salutare e feconda della Corredenzione mariana.
Il percorso singolare e
privilegiato di questa galleria agiografica ci ha messo a contatto con la fede
ardente e luminosa, palpitante e adamantina di un gruppo di «eletti» del
Signore, e, in particolare, con la loro fede vissuta nei riguardi del dolce
mistero di Maria quale nostra Madre e Corredentrice universale.
In chiave mistica e
contemplativa (con santa Gemma Galgani, santa Elisabetta della Trinità e santa
Teresa Benedetta della Croce), in chiave attiva e apostolica (con santa
Francesca Saverio Cabrini, il beato Bartolo Longo, san Luigi Orione), dall’alto
del soglio pontificio (con san Pio X) o del pulpito di ogni giorno (con san
Josemaría Escrivá), si è formato un bel coro polifonico di otto voci che ha
cantato e inneggiato a Maria Santissima, alla nostra divina Madre e
Corredentrice.
Certo, a voler estendere
la ricerca, questo coro di otto «eletti» poteva moltiplicarsi e diventare una
potente corale di centinaia di voci, quanti sono stati i santi e i beati, i
venerabili e i servi di Dio del secolo XX. Pensiamo, ad esempio, a san Luigi
Guanella e al beato Timoteo Giaccardo, a santa Faustina Kowalska e alla beata
Anna Sala, al beato Charles De Foucauld e alla venerabile Josefa Mènèndez, al
servo di Dio padre Anselmo Treves e alla beata Alexandrina da Costa. Per
ricordare soltanto di passaggio qualcuno dei tantissimi servi di Dio,
accenniamo a suor Maria Domenica Mantovani, confondatrice delle Piccole Suore
della Sacra Famiglia, morta nel 1934, la quale parla espressamente, con accenti
di ardentissima fede, della «pietosissima Corredentrice» e «Regina dei martiri»
(1); e a padre Mariano da Torino, cappuccino, morto nel 1972, celebre
predicatore e conferenziere, il quale parla di Maria Santissima che «non si
aggiunge alla Redenzione, ma entra nel costitutivo della Redenzione stessa...:
è la Corredentrice del genere umano» (2).
Ma a noi basta il
gruppetto degli otto sopra esaminati, quasi un libamen della
ricca mensa degli «eletti» del secolo XX; bastano questi esemplari di uomini e
donne, di giovani e anziani, di contemplativi e attivi, di diverse nazionalità,
per la conferma della vitalità perenne di una verità – la Corredenzione mariana
– che fa parte del patrimonio di fede vissuta dai figli più «eletti» della
Chiesa, dai testimoni più sicuri e autentici della fede, dai maestri e modelli
di tutti gli uomini, giacché, come insegna la Chiesa, soltanto i santi sono la «via
sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare alla
perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e la condizione
propria di ciascuno» (Lumen gentium, n. 50).
Teologia e Agiografia
stanno fra loro in rapporto dinamico paragonabile al rapporto fra il sole (la
Teologia) e i suoi raggi (l’Agiografia). La Teologia mariana corredenzionista
non potrebbe avere sostegno e conferma più garantita, più alta e preziosa di
quella agiografica. E il secolo XX, in tal senso, si presenta come il secolo
della Corredenzione mariana, affermata e vissuta a tutti i livelli
dell’esperienza agiografica, che va da quella mistica più consumata a quella
attiva più dinamica, che va da quella di un Sommo Pontefice (san Pio X) a quella
di una semplice ragazza toscana (santa Gemma Galgani).
Il supporto specifico
che l’agiografia dona alla Teologia è quello della ortodoxia tradotta
in ortoprassi, quale verifica esperienziale, potrebbe dirsi, di una
verità concettuale. Si tratta della Theologia cordis, in effetti,
la quale, se da una parte non può non basarsi sulla Teologia speculativa,
dall’altra garantisce e conferma ella stessa anche la Teologia
speculativa. Theologia cordis e sensus fidei si
richiamano e si ritrovano qui in unità feconda di grazia, a livello non tanto
di dottrina sistematica ed elaborata, quanto di santità della vita vissuta
nell’eroicità delle virtù quotidiane. Questo è il magistero vivo della santità.
Magistero certamente non meno valido e prezioso di quello dei teologi
ricercatori e dei maestri di cattedra per professione.
A tal proposito, il
gruppetto dei santi e dei beati presi in esame nel presente studio, per
verificarne l’adesione personale alla verità della Corredenzione mariana,
costituisce sicuramente un capitolo forse emblematico della vitalità e
ricchezza, della validità e bellezza della Theologia cordis e del sensus
fidei di chi vive la propria vita di fede secondo l’insegnamento e la
tradizione della Chiesa, e ne realizza la dimensione di grazia nella propria
anima e nella propria esperienza di vita, e magari nell’esperienza di vittima
anche cruenta, come avvenne alla giovanissima santa Gemma Galgani, e come
testimoniò di sé un’altra giovane, santa Elisabetta della Trinità, che, a
somiglianza di Maria Corredentrice, nelle sue terribili sofferenze, era stata
associata da Cristo «alla grande opera della sua Redenzione» (Lettera 261).
Teologia speculativa e Teologia affettiva fanno davvero simbiosi radiosa di
verità e di amore in tutti i santi.
Viene opportuna,
inoltre, la riflessione sul fatto significativo e istruttivo che pressoché
tutti i santi e i beati (come anche i venerabili e i servi di Dio), senza
alcuna difficoltà, hanno fatto uso dei termini Corredentrice e
Mediatrice, con semplicità e sicurezza, in riferimento alla duplice fase
della missione salvifica di Maria: la fase della Corredenzione vera
e propria, ossia la fase terrestre, che copre l’arco della vita terrena di Gesù
e di Maria nell’operare la Redenzione universale con il pagamento del doloroso
riscatto per il riacquisto della grazia perduta dai nostri Progenitori; e la
fase della Mediazione o dispensazione delle grazie, ossia la
fase celeste che parte dall’Assunzione di Maria in Cielo e si
estende fino alla fine dei tempi con la distribuzione della
grazia salvifica a tutti gli uomini «ancora peregrinanti – come dice il
Vaticano II – e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano
condotti nella patria beata» (LG 62).
Questo uso secolare,
ordinato e tranquillo, dei termini Corredentrice e Mediatrice nel linguaggio
corrente della Theologia cordis dei santi, che è l’espressione genuina del
sensus fidelium più elevato e garantito, in armonia con il linguaggio di Sommi
Pontefici e di tanti teologi, può bastare a sufficienza a rassicurare e a
tacitare quanti, oggi particolarmente (e, come risulta evidente, stranamente),
si preoccupano per l’uso di tali termini e si agitano, incerti e pavidi, per la
reazione contraria, ben nota ab initio, dei fratelli protestanti, i
quali negano qualsiasi possibile cooperazione, sia corredentiva che mediativa,
di Maria Santissima alla salvezza, così come negano, ugualmente inde ab
initio, le verità di fede della Verginità perpetua, dell’Immacolata
Concezione e dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo al Cielo. I
nostri santi, invece, i nostri beati e venerabili, in ogni tempo, nella loro
carità e umiltà, non si fanno mai condizionare né dagli erranti, né dagli
errori nel testimoniare e comunicare la verità tutta intera e tutta intatta
nella sua purezza, quella verità che, sola, ci fa veramente «liberi» (Gv 8,32).
Anche questa particolare
lezione sull’uso dei termini Corredentrice e Mediatrice, che ci viene
dall’agiografia corredenzionista del secolo XX, risulta, in effetti,
illuminante e preziosa per la stessa odierna Teologia speculativa, ed è di
conforto e di sostegno a quanti, teologi e semplici fedeli, stanno fedelmente
alla scuola dei papi san Pio X, Pio XI e Giovanni Paolo II, alla scuola di
santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), del beato Ildefonso card.
Schuster, di san Luigi Orione, di san Josemaría Escrivá, e di tanti altri santi
e beati, venerabili e servi di Dio, testimoni liberi nel professare la propria
fede nella verità della Corredenzione e Mediazione mariana, chiamando e pregando
Maria Santissima Corredentrice universale e Mediatrice di tutte le grazie per
l’umanità intera.
L’Agiografia corredenzionista del secolo XX, dunque, come detto agli inizi, ha svolto e svolge un compito importante e autorevole per la stessa Chiesa docente e discente, dando il suo altissimo contributo di vita e di santità a conferma e sostegno della fede perenne per questa nostra Chiesa che avanza e cresce, Maria Matre et Mediatrice, «fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (LG 62).
NOTE
1) A. Martinelli, Un grande cuore di figlia e di madre. Suor Maria
Domenica Mantovani, Milano 1964, p. 316.
2) P. Mariano da Torino, Fede e vita cristiana, Roma 1990, p. 179.
giovedì 19 marzo 2020
San Giuseppe prototipo della Consacrazione a Maria
giovedì 20 dicembre 2018
Commento al cap. V della Sacrosanctum Concilium in occasione della IV Antifona Maggiore
Da notare la maggiore forza del testo latino: reliquantur celebranda, che è sì un congiuntivo esortativo come quello che troviamo nella traduzione italiana, ma è in latino accompagnato da un gerundivo.



















