Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 21 febbraio 2019

Un aforisma di papa Leone X contro il clero sodomita


Oggi, 21 febbraio, che nel calendario moderno ricorda la festa di S. Pier Damiani (in quello tradizionale, da noi seguito, la festa ricorre il 23!), vale a dire il maggior santo che si oppose al male della sodomia nella Chiesa (v. qui. Cfr. R. Cascioli, Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità, in LNBQ, 21.2.2018), si apre in Vaticano un vertice, voluto dal vescovo di Roma, per riunire i presidenti delle conferenze episcopali mondiali e discutere con loro sul problema della pedofilia nel clero. In realtà, come messo in luce da più parti, il vero male non è la pedofilia in se stessa dei chierici, ma quello dell'omosessualità dei medesimi (cfr. Anche il summit sugli abusi crea seri “dubia”. La lettera aperta di due cardinali, in Corrispondenza romana, 20.2.2019; «Vescovi, fermate la deriva omosessualista». Firmato: Burke e Brandmuller, in LNBQ, 19.2.2019; R. Cascioli, Abusi sessuali, un vertice con troppe censure e ambiguità, ivi, 21.2.2019).
Mentre i moderni si affannano a cercare di eludere il problema, per i veri cattolici non possono che essere accolte le disposizioni che la Chiesa, da saggia Madre, ha emanato nel corso dei secoli. Un allargamento delle maglie nel clero, su questo tema, non potrà che risultare dannoso e contrario a qualsiasi spirito di riforma vera della Chiesa. 

venerdì 23 febbraio 2018

Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità

Nell’odierna festa di S. Pier Damiani e vigilia di quella di S. Mattia apostolo, rilanciamo quest’editoriale di Riccardo Cascioli.

Francesco Allegrini, S. Pier Damiani, 1652-54, Gubbio

Ambito veneto, S. Pier Damiani, XVIII sec., Verona

Benedetto Gennari il Giovane, La Vergine col bambino appare a S. Pier Damiani, 1704, Faenza

Giuseppe Milani, SS. Romualdo, Pietro Crisologo e Pier Damiani, 1767, Ravenna




Alfonso Ambrosi, Maschera funebre e mano destra di S. Pier Damiani, 1958, Cattedrale, Faenza.
L'altare è progettato dall'architetto Vincenzo Pritelli nel 1898; l'urna è dei Fratelli Cotradini e Luigi Maioli.

Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità

«La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine ecclesiastico, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia». Così mille anni fa scriveva san Pier Damiani in un testo che è di straordinaria attualità. 

di Riccardo Cascioli

«Nelle nostre regioni, cresce un vizio assai scellerato e obbrobrioso. Se la mano della severa punizione non lo affronterà al più presto, certamente la spada del furore divino infierirà terribilmente, minacciando la sventura di molti. Ah, mi vergogno a dirlo! (…) La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine ecclesiastico, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia». Così san Pier Damiani, di cui oggi la Chiesa celebra la memoria, a metà dell’XI secolo scriveva il Liber Gomorrhianus (Libro di Gomorra). Il libro, sottotitolato “Omosessualità ecclesiastica e riforma della Chiesa”, era indirizzato al papa Leone IX, in cui il monaco Pier Damiani riponeva molta fiducia per un intervento drastico al fine di stroncare l’omosessualità praticata da sacerdoti e prelati.

Come si capisce già da questi brevi accenni, le parole di Pier Damiani, che è anche dottore della Chiesa, sono di estrema attualità. Evidentemente anche intorno all’anno Mille la corruzione morale oltre che diffusa nel clero era arrivata molto in alto nella gerarchia ecclesiastica («O riprovevoli sodomiti, perché desiderate, vi chiedo, con tanto ambizioso ardore, l’alta carica ecclesiastica?»). Anche se allora non si era arrivati – come invece vediamo accadere oggi – a vescovi e cardinali che benedicono le coppie dello stesso sesso e pretendono di cambiare la dottrina in materia. Pier Damiani lega anche – altro esempio di estrema attualità – l’omosessualità agli abusi sui minori e senza neanche bisogno di indagini sociologiche.

Pier Damiani si richiama giustamente alle Scritture per giustificare le sue parole di fuoco sull’omosessualità: «Questa turpitudine viene giustamente considerata il peggiore fra i crimini – dice -, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo».

Pier Damiani ci vede un grande pericolo soprattutto per il clero, e il perché è facilmente spiegato: «Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale».

Sull’omosessualità peccato contro natura, ha le idee molto chiare e le sue parole non lasciano certo spazio a interpretazioni ambigue: «Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama turpi guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi». E ancora: «Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi».

Seppure san Pier Damiani chieda sanzioni molto severe nei confronti degli ecclesiastici che si macchiano di tale peccato, egli è mosso dal desiderio di riportare le anime a Dio, desidera il pentimento e la conversione: «Se infatti il diavolo è tanto potente da farti sprofondare in questo vizio, Cristo è molto più potente e ti può riportare alla cima da cui sei caduto».

Qualcuno sicuramente si scandalizzerà per queste parole durissime di san Pier Damiani, altri sicuramente sorrideranno sentendosi moderni e superiori a queste cose da Medioevo; ma seppure il linguaggio del nostro dottore della Chiesa oggi garantirebbe la galera immediata, la sua nettezza di giudizio non può non interrogarci: affonda le radici nella Scrittura e proclama una verità immutabile. In fondo, con altre parole più adatte ai tempi moderni, anche Benedetto XVI ha espresso analoghi concetti nell’ultimo discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2012) quando ha parlato della sfida costituita dall’ideologia gender, che viene presentata come nuova filosofia della sessualità.  «Il sesso, secondo tale filosofia – diceva Benedetto XVI - non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata.  Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27) (…)  Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. (…) Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. (…)  Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere».

Quello che mille anni fa era solo un vizio, per quanto diffuso nel clero, oggi appare come un attacco sistematico e consapevole contro il progetto creatore di Dio, di fronte al quale ci sono troppi silenzi complici nella gerarchia ecclesiastica. Anche di questi silenzi parla il Liber Gomorrhianus attaccando duramente quanti tacciono per evitare scandali o per quieto vivere. Bisogna svegliarsi, ci dice oggi più che mai san Pier Damiani, acquistare consapevolezza della posta in gioco (niente meno che la vita eterna, per noi e per quanti incontriamo) e liberare di conseguenza la Chiesa da quella lobby gay che la sta soffocando.

martedì 17 maggio 2016

17 maggio. Giornata mondiale "contro l’omofobia". Il nostro contributo cattolico.

Il 17 maggio ricorre la giornata mondiale contro la c.d. omofobia. Ebbene, anche noi non possiamo esimerci di dare il nostro contributo, facendo nostro quello di Riscossa cristiana, invocando il patrocinio, tra i Santi, in special modo di S. Pier Damiani.

17 maggio. Giornata mondiale contro l’omofobia. Il contributo di Riscossa Cristiana

di Paolo Deotto – direttore di Riscossa Cristiana

Vivamente partecipi di questa giornata mondiale contro l’omofobia, vogliamo anche noi dare il nostro contributo a questa importante iniziativa, con la pubblicazione di due interessanti documenti, scelti tra i molti in cui la Chiesa, un tempo, parlava di peccato. Ne parlava perché, essendo misericordiosa sul serio, voleva salvare le anime.

John Martin, La distruzione di Sodoma, 1852, Laing Art Gallery, Newcastle upon Tyne

Il Concilio Ecumenico Lateranense III, tenutosi nel 1179, al canone 11 stabilì che: “chiunque venga sorpreso a commettere quel peccato che è contro natura e a causa del quale “la collera di Dio piombò sui figli della disobbedienza (Ef. 5,6), se è chierico, venga decaduto dal suo stato e venga rinchiuso in un monastero a far penitenza; se è laico, venga scomunicato e rigorosamente tenuto lontano dalla comunità dei fedeli (Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XXII, coll. 224 ss.).

San Pio V, il grande Papa domenicano, in due Costituzioni condannò solennemente e proibì severamente il peccato contro natura ovvero l’omosessualità. “Avendo noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…) Sappiano i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…) Se qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira divina piombò sui figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere stato privato di ogni grado”. (San Pio V, Costituzione Cum primum, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286).
E ancora: “Quell’orrendo crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene [di Sodoma e Gomorra] vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col massimo zelo possibile. A buon diritto il Concilio Lateranense V (1512-1517) stabilisce che qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà venga allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in un monastero (c. 4, X, V, 31). Affinché il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato e, per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto crimine che non sono atterriti dallamorte dell’anima, abbiamo deciso che vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile. Pertanto, volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum primum, cit.) stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito consegnato all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo abisso (San Pio V, Costituzione Horrendum illud scelus, del 30 agosto 1568, in Bullarium Romanum, t. IV, c. III, p. 33).

Ciò detto, auguriamo agli omosessuali di liberarsi al più presto dal laccio del loro orrendo vizio.
Come utile pro-memoria, riportiamo questa frase di Tuco (il “brutto” nel film “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone). Si parla, appunto, di lacci. E quale laccio è più stretto di quello del vizio?
Quando si mette a stringere, tu senti già il diavolo che ti morde le chiappe”.
Memento mori. Poi è troppo tardi per ripensarci.

lunedì 5 ottobre 2015

Sinodo: perché rileggere il Liber Gomorrhianus dopo il “coming out” del monsignore vaticano

Da sabato 3 ottobre i mass-media sono praticamente completamente catalizzati dalla vicenda “pruriginosa” del “coming out” del  “monsignore” dell’ex Sant’Uffizio e docente di teologia dogmatica in alcuni prestigiosi atenei pontifici della Capitale, autore di numerose ed impeccabili pubblicazioni (tra queste una significativa e perfettamente ortodossa sull'immutabilità di Dio: v. qui), sbandierata ai quattro venti da una sua intervista al Corriere della sera (v. qui) e poi da una sua “conferenza stampa”, nel corso della quale ha anche presentato il suo partner convivente (v. quiqui, qui e qui), che non ha mancato di rilasciare - c'era da aspettarselo - un'intervista sempre al Corriere (v. qui). Sulla vicenda, v. anche il commento di S. Em.za il card. Ruini (v. qui, qui e qui).
Krysztof Charamsa durante una messa
La vicenda, come facile intuire, ha conosciuto un clamore mediatico davvero senza pari (v. qui, quiqui, qui, quiqui, qui, quiqui e qui) ed è servito anche da improvvida “cassa di risonanza” ad un altro evento, parallelo e vigiliare del Sinodo, che probabilmente sarebbe passato in sordina e dedicato appunto al tema de quo, vale a dire una conferenza a porte chiuse, svoltasi a Roma, di “cattolici” LGBT (vqui; qui e, per la traduzione inglese, qui).
La Santa Sede, tramite il Direttore della Sala Stampa, P. Lombardi, pur esprimendo rispetto per «le vicende e le situazioni personali e le riflessioni su di esse», lamentava come la stessa rappresentasse un’indebita pressione sul Sinodo giusto alla vigilia della sua apertura (alcuni hanno avanzato l'ipotesi che trattasi addirittura in "golpe omosessualista": v. qui, il cui scopo è quello di trasformare il Sinodo in un evento gay-friendly: v. qui); dichiarava peraltro che il predetto prelato non potesse più svolgere alcun incarico presso la Congregazione per la dottrina della fede e presso le università pontificie, rimettendo ogni altra valutazione al vescovo della diocesi presso cui il monsignore era incardinato (v. qui testo della dichiarazione di P. Lombardi).
Krysztof Charamsa con il suo partner
Tale dichiarazione è stata un’occasione mancata per la Sala Stampa, che, lungi dall’esprimere “rispetto” (????), avrebbe, al contrario, dovuto esprimere tutto il suo disappunto e rammarico per questa vicenda di tradimento del celibato sacerdotale ed al contempo esprimere l’assoluta incompatibilità tra omosessualità e sacerdozio cattolico, richiamando ad es. l’Istruzione della Congregazione per l’educazione cattolica «circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri» del 31.8.2005-4.11.2005 (v. il testo qui. V. qui anche l'intervista al card. Zenon Grocholewski) e tutto il relativo magistero (v. qui). Un’occasione persa, peraltro, proprio in relazione al Sinodo, che si stava aprendo, ed a cui il clamore mediatico della vicenda del monsignore sembra chiaramente preordinato ad esercitare indebite pressioni. Un’occasione persa, ancora, anche per chiarire il magistero della Chiesa alla luce delle uscite recenti di alcuni prelati e partecipanti al Sinodo e non, che, non senza scandalo, con dichiarazioni estemporanee ed improvvide, hanno tentato di “normalizzare” o “compatire”, anche all’interno della Chiesa, le relazioni omosessuali (v. le recenti dichiarazioni del “card.” Kasper, v. qui e qui; del “vescovo” di Modena, Castellucci, v. qui e qui, e quelle del rag. Bianchi, che abbiamo già trattato qui). Un’occasione chiarificatrice mancata, inoltre, anche per denunciare come, oggigiorno, come ricordava in epoca non sospetta lo stesso scrittore cattolico Vittorio Messori, nei seminari vengano ammessi, o per lo meno tollerati, candidati al sacerdozio, che presentino tendenze omosessuali profondamente radicate (v. intervista a V. Messori del 2007, qui), che si manifestano, con grave scandalo per la Chiesa, sovente anche dopo l’ordinazione presbiterale a suon di vicende scandalistiche rilanciate puntualmente dai media.
Krysztof Charamsa con il suo partner
durante la conferenza stampa
Un’occasione persa anche per denunciare la totale assenza di fede – non intesa in senso sentimentalistico, ma come virtù teologica e teologale – in molti candidati al sacerdozio, che, privi del sacro timore di Dio, del Suo giudizio (prima ancora della riprovazione degli uomini!), della possibilità di una condanna eterna, compiono azioni contrarie al loro status o mancano, nella migliore delle ipotesi, della necessaria gravitas sacerdotale e della responsabilità che hanno, dinanzi al gregge affidato, quali ministri di Dio.
Per questo, è bene rileggere con attenzione e con la dovuta pietà, come suggerisce l’autore del contributo che segue, il testo di san Pier Damiani, il Liber Gomorrhianus, nel quale viene mostrata chiaramente come la Chiesa debba curare questa grave situazione del clero: non certo a suon di “rispetti” quasi conniventi e giustificativi o di false “misericordie” attente alla felicità ed ai piaceri terreni piuttosto che al destino eterno dell’uomo. Al contrario, ribadendo con maggior forza e giusto rigore la santa legge di Dio, ripristinandolo dei suoi diritti, da cui, stoltamente e con superbia diabolica, l’uomo ha pensato di distoglierlo.

Sinodo: perché rileggere il Liber Gomorrhianus dopo il  “coming out” del monsignore vaticano

di Giulio Ginnetti

Krysztof Charamsa con il compagno Eduard
(Ansa/Del Castillo)
«Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà immediatamente fermato con un pugno di ferro, la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina», scrive san Pier Damiani nel Liber Gomorrhianus, riferendosi alla sodomia diffusa tra il clero del suo tempo. Queste parole hanno un’impressionante attualità alla luce delle dichiarazioni rilasciate, alla vigilia del Sinodo, al “Corriere della Sera” da monsignor Krzysztof Charamsa, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana, oltre che docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.
Il prelato polacco ha dichiarato tra l’altro: “Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana”. La sodomia è stata purtroppo praticata nel corso dei secoli, ma nessun sacerdote, della Curia Romana è mai arrivato a vantarsene pubblicamente e nessuna assemblea di vescovi ha mai messo all’ordine del giorno dei suoi lavori la comprensione e la “misericordia” verso le coppie omosessuali. E’ questa una buona ragione per rileggere le pagine infuocate del Liber Gomorrhianus, (Edizioni Fiducia, Roma 2015, euro 10), con un’introduzione di Roberto de Mattei.
Nel suo coming out il teologo vaticano si rivolge esplicitamente ai padri sinodali invitandoli a rivedere le loro posizioni nei confronti dell’ampia comunità LGBT: “(…) vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve essere protetto dalla società, dalle leggi. Ma sopratutto deve essere curato dalla Chiesa”.
Charmasa giustifica quindi la liceità del comportamento omosessuale, rivendicando l’esistenza di una presunta natura omosessuale: “(…) una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura (…). La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei “omogenitali”. Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi”.
In tale prospettiva, secondo il teologo vaticano, non vi è una natura umana oggettiva ma esisterebbero tante nature quante sono le soggettive tendenze sessuali e in questo senso, stravolgendo a proprio piacimento l’insegnamento cattolico, il peccato non consiste nel tradire la suprema legge naturale ma nel tradire la propria personale natura.
Charmasa dopo aver, come se nulla fosse, reso noto di “avere un compagno che lo aiuta a trasformare le ultime paure nella forza dell’amore”, conclude la sua intervista, sottolineando come “su questi temi la Chiesa sia in ritardo rispetto alle conoscenze che ha raggiunto l’umanità. E’ già successo in passato: ma se si è in ritardo sull’astronomia le conseguenze non sono così pesanti come quando il ritardo riguarda qualcosa che tocca la parte più intima delle persone. La Chiesa deve sapere che non sta raccogliendo la sfida dei tempi”.
Tuttavia, se la società ha mutato il suo giudizio e atteggiamento nei confronti dell’omosessualità nel corso dei secoli, lo stesso non è avvenuto per la Chiesa cattolica in quanto essa è sempre rimasta fedele al suo immutabile Magistero dottrinale. In questo senso, la Chiesa ha incessantemente insegnato che la pratica dell’omosessualità è un abominevole vizio contro natura, che provoca non solo la corruzione spirituale e la dannazione eterna degli individui, ma anche la rovina morale della società, colpita da un germe mortale che avvelena le radici stesse della vita civile. Nel corso dei secoli tale insegnamento è stato trasmesso e confermato interrottamente dalla Sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa, dai santi Dottori e dai Pontefici.

giovedì 12 febbraio 2015

Ripubblicato il "Liber Gomorrhianus" di san Pier Damiani

In un tempo, come quello attuale, nel quale sembra vincere l’ideologia gender a tutti i livelli, come cattolici non possiamo che affidarci al pensiero dei Padri e Dottori della Chiesa. Tra questi, quasi precursore dei nostri giorni, fu San Pier Damiani, la cui memoria liturgica celebreremo il prossimo 23 febbraio. Egli fu autore di un libello, che stigmatizzava la corruzione morale del clero della sua epoca, ma che ancora oggi ha molto da dirci, ben lungi dal tanto ventilato "chi sono io per giudicare" detto da taluno. San Pier Damiani, al contrario, lontano da quel motto, esprime nella sua opera un netto giudizio, tutt'altro che accomodante e di comodo. 
Tale testo è stato recentemente ripubblicato.
Nell’odierna memoria dei Santi Sette Fondatori e della vergine e martire spagnola Eulalia di Barcellona, quindi, offriamo alcuni stralci dell’introduzione scritta dal prof. Roberto de Mattei alla riedizione del suddetto libello, traendoli sempre dal sito Corrispondenza romana e tradotti in inglese dall’immancabile Rorate caeli.

Giuseppe Maria Crespi, SS. sette fondatori, XVII sec. Guastalla



Agostino Masucci, I Sette Santi Fondatori, 1727, Chiesa di San Marcello al Corso, Roma

Alessandro Franchi, Sogno della vocazione dei Sette Santi Fondatori, 1888, Basilica di santa Maria dei servi, Siena





Tomba di S. Eulalia, Cripta, Cattedrale, Barcellona




Luis Salvador Carmona, S. Eulalia crocifissa, 1760-70, Museo diocesano, Valladolid


Il Liber Gomorrhianus di san Pier Damiani

di Roberto de Mattei

San Pier Damiani (1007-1072), abate del monastero di Fonte Avellana e poi cardinale vescovo di Ostia. fu una delle personalità più spiccate della riforma cattolica dell’undicesimo secolo. Il suo Liber Gomorrhianus, apparve attorno al 1049, in un’epoca in cui la corruzione era largamente diffusa, fino ai vertici del mondo ecclesiastico. In questo scritto, diretto al Papa Leone IX, Pier Damiani denuncia i vizi perversi del suo tempo con un linguaggio che non conosce falsa misericordia e compromessi.

Egli è convinto che di tutti i peccati, il più grave sia la sodomia, termine che comprende tutti gli atti contro natura, che vogliono soddisfare il piacere sessuale distogliendolo dalla procreazione «Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà immediatamente fermato con un pugno di ferro, –scrive – la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina». Il Liber Gomorrhianus è stato ora pubblicato dalle Edizioni Fiducia (Roma 2015, euro 10). La traduzione, con una nota bibliografica è di Gianandrea de Antonellis e l’introduzione di Roberto de Mattei. Riportiamo alcuni passi tratti dall’introduzione. 

La Chiesa cattolica è un organismo che ha, come il suo fondatore Gesù Cristo, una natura divina e una natura umana, intimamente connesse. Ma a differenza di Gesù Cristo, perfetto non solo nella sua divinità, ma anche nella sua umanità, la Chiesa, santa e immacolata, è composta di uomini soggetti al peccato. Essa non è mai peccatrice, ma al suo interno i peccatori si affiancano ai santi.
Vi sono momenti della sua storia in cui la santità la pervade ed altri in cui la defezione dei sui membri la sprofonda nell’oscurità: sembra quasi che la divinità la abbandoni. Ma questo mai accade. La Chiesa non tramonta: supera le prove più difficili e avanza invitta nella storia, verso la Parusia, il trionfo finale, in terra e in cielo, quando Essa si unirà definitivamente al suo sposo divino». Questa visione teologica era ben chiara a san Pier Damiani, quando, attorno al 1049, si accinse a scrivere il Liber Gomorrhianus, un’opera in cui non teme di alzare il velo sulle ignominie degli uomini di Chiesa del suo tempo.
Mille anni sono passati da allora e mille erano allora passati dalla morte e Resurrezione di Cristo. Ma la voce di Pier Damiani risuona, oggi come ieri, di sprone e di conforto per tutti coloro che nella storia avrebbero come lui combattuto, sofferto, gridato e sperato. Pier Damiani, sentì la fragilità della carne, il peso del peccato, la caducità delle cose del mondo, l’avanzare inesorabile della morte, ma si abbandonò con fiducia alla misericordia di Dio e ottenne la celeste ricompensa. Fu universalmente venerato come santo sin dal momento della sua morte.
Dante lo colloca nel settimo cielo tra i contemplativi. Papa Leone XII lo onorò con il titolo di Dottore della Chiesa (Costituzione Providentissimus Deus del 1 ottobre 1828). L’insegnamento di un Dottore della Chiesa rifulge per la purezza della fede e la profondità della scienza teologica e morale. Queste note contraddistinguono tutte le opere di san Pier Damiani, a cominciare dal Liber Gomorrhianus, di cui vogliamo cogliere soprattutto lo spirito. Spirito di verità perché san Pier Damiani non distolse lo sguardo davanti alla lordura morale, ma sollevò il velo con cui gli altri ecclesiastici volevano coprire il male e ne mostrò la deformità e l’orrore. Spirito soprannaturale perché non si fece intimorire dal falso giudizio del mondo, ma tutto considerò alla luce della legge divina e naturale.
Spirito profetico perché non solo vide i mali, ma ne previde le conseguenze nella società e nella vita delle anime e ne indicò i rimedi necessari, in una vita di Grazia, di penitenza e di lotta. Non moderò il linguaggio, ma lo rese infuocato per mostrare tutta la sua indignazione. Non ebbe timore di esprimere il suo odio intransigente verso il peccato e fu proprio quest’odio a rendere incandescente il suo amore per la Verità ed il Bene.
Oggi, all’inizio del terzo millennio dalla nascita di Cristo, sacerdoti, vescovi e conferenze episcopali, rivendicano il matrimonio dei preti e mettono in dubbio l’indissolubilità del legame matrimoniale tra un uomo e una donna, accettando allo stesso tempo l’introduzione nelle leggi dello pseudo-matrimonio omosessuale. La sodomia non è considerata un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio ed è diffusa nei seminari, nei collegi, nelle università ecclesiastiche, perfino all’interno delle Sacre Mura della Città del Vaticano .
Il Liber Gomorrhianus ci ricorda che c’è qualcosa di peggio del vizio morale praticato e teorizzato. È il silenzio di chi dovrebbe parlare, l’astensione di chi dovrebbe intervenire, il legame di complicità che si stabilisce tra i malvagi e coloro che con il pretesto di evitare lo scandalo tacciono e tacendo acconsentono. Più grave ancora è l’accettazione da parte di uomini di Chiesa dell’omosessualità, considerata non come un abominevole peccato, ma come una “tensione” positiva verso il bene, degna di accoglienza pastorale e di protezione giuridica.
Nella Relatio post disceptationem riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2014, un paragrafo affermava che «le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana», rivolgendo ai vescovi l’invito ad «accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?». Questa scandalosa affermazione è stata cancellata dalla relazione finale, ma alcuni vescovi e cardinali, dentro e fuori l’aula sinodale, hanno ribadito la richiesta di cogliere gli aspetti positivi dell’unione contro natura, fino ad auspicare «una codificazione di diritti che possano essere garantiti a persone che vivono in unioni omosessuali».
San Pier Damiani da semplice monaco, e a maggior ragione da cardinale, non esitò a mettere sotto accusa persino i Papi del tempo, per le loro scandalose omissioni. Porterà la lettura delLiber Gomorrhianus a infondere nel cuore di qualche prelato o laico lo spirito di san Pier Damiani, scuotendolo dal torpore e spingendolo a parlare e ad agire?
Pur così abissalmente lontani dalla santità e dallo spirito profetico di san Pier Damiani facciamo nostra la sua indignazione contro il male e con le parole che concludono il suo trattato ci rivolgiamo al Vicario di Cristo, Sua Santità il Papa Francesco, oggi regnante, perché intervenga per por fine agli scandali dottrinali e morali: «Ci dia aiuto il Signore onnipotente, Reverendissimo Padre, così che nel periodo del Vostro Apostolato del tutto anche il mostro di questo vizio venga abbattuto e la condizione della Chiesa, ora prostrata, possa risorgere del tutto ai diritti del suo vigore».