Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 1 ottobre 2016

San Girolamo, la Vulgata ed il celibato del clero

Ieri abbiamo celebrato la festa di S. Girolamo. Oltre ad essere il santo traduttore, in latino, della Bibbia, che si accompagnò a dotti ebrei al fine di meglio comprendere il senso delle Scritture ebraiche dell’Antico Testamento, fu anche colui che difese strenuamente il celibato ecclesiastico, che oggi si vorrebbe rimettere in discussione con un ennesimo sinodo distruttivo, così com’è stato per il matrimonio (cfr. E se il Sinodo fosse un diversivo per far cadere il celibato dei sacerdoti?, in blog MiL – Messa in latino, 23.5.2014; Sandro Magister, Il prossimo sinodo è già in cantiere. Sui preti sposati, in blog www.chiesa, 9.12.2015; Id., Pochi preti celibi? E allora largo ai preti sposati, ivi,21.9.2016; Lorenzo Bertocchi, Un sinodo sul celibato sacerdotale?, in LNBQ, 23.4.2016; Matteo Matzuzzi, E se al prossimo Sinodo si discutesse di preti sposati?, in Il Foglio, 9.9.2016).

San Girolamo, il santo della Vulgata e del celibato del clero

di Alfredo Incollingo

Ci sono santi ospedalieri, confessori e crociati; santi nobili e umili d'origine; santi di provenienza laica o chierici; ci sono poi uomini di Dio che furono in vita letterati e fini studiosi. Erano intellettuali che posero la loro intelligenza e la loro penna al servizio di Dio e il loro impegno li valse la qualifica di Dottore della Chiesa Cattolica: vennero naturalmente riconosciuti pilastri indispensabili del cattolicesimo.
San Girolamo è tra questi uno dei più ricordati. Lo conosciamo principalmente per la sua Vulgata, per il suo intenso lavoro di traduttore che ha permesso ai primi cristiani di conoscere le Scritture, prima riservate a chi sapeva leggere in aramaico o in greco. Per noi cristiani d'occidente ha rivestito un ruolo decisivo per la conoscenza della Bibbia: la Vulgata, che abbiamo citato prima, è la sua traduzione latina del testo sacro. La tradizione biblica occidentale, almeno, trae la sua origine dall'intenso lavoro di San Girolamo.
Nacque a Stridone, in Illiria, nel 347, ma ancora adolescente si trasferì a Roma per continuare i suoi studi di retorica. Probabilmente, dopo un'attenta valutazione sul suo futuro, decise di abbandonare ogni mondanità per andare a Treviri, dove viveva una comunità di anacoreti che tanto aveva attirato la sua attenzione. Si fece eremita ad Aquilea, che ospitava una grande e rinomata cerchia di asceti. Questa esperienza lo deluse profondamente per le continue rivalità tra i superiori e i singoli membri della comunità.
Decise così di lasciare l'Occidente per l'Oriente, stabilendosi nel deserto della Calcide, in Siria, vivendo per due anni in totale isolamento. Il santo non trovò pace neanche in pieno deserto! Ad animare gli eremiti e i cristiani della regione, oltre alle classiche rivalità tra vescovi, si intromise anche l'eresia ariana che creò non pochi problemi alla Chiesa Cattolica. Girolamo fuggì ad Antiochia nella speranza di trovare un luogo adatto alle sue necessità spirituali. In città approfondì presso la scuola teologica locale lo studio della disciplina, venendo consacrato presbitero dal vescovo Paolino. Sempre per motivi di studio si trasferì a Costantinopoli, imparando il greco con San Gregorio Nazianzeno e venendo a conoscenza così di importanti opere teologiche.
Fu la sua profonda conoscenza della lingue ellenica a convincere Papa Damaso I a commissionargli la traduzione in latino della Bibbia dei Settanta, la traduzione greca della Scrittura aramaica. Dopo aver lasciato con Nazianzeno Costantinopoli, Girolamo fece ritorno all'Urbe nel 382. Venne nominato segretario del pontefice, indicato da questi tra l'altro come suo successore, e lavorò alla prima Bibbia in latino. La Vulgata sarà il testo di riferimento per la copia e poi per la stampa di tutti i testi sacri cristiani finora conosciuti, almeno fino al XX secolo, quando si preferì tradurre la Bibbia direttamente dall'aramaico, senza la mediazione greca (per ottenere un testo scevro da errori di traduzione).
Fu un personaggio attivo nella Curia romana, tanto da meritarsi gli elogi del Papa e l'inimicizia del clero per le sue riforme, controcorrenti. All'epoca, a Roma, era sorto un gruppo di nobildonne e di popolane volenterose nel dedicare totalmente la propria vita alla contemplazione, rinunciando a tutto, soprattutto alla propria sessualità. San Girolamo promosse questa iniziativa quale padre spirituale delle donne, convincendosi del necessario celibato per condurre un'esistenza completamente dedicata a Dio.
Prima delle leggi dell'imperatore Onorio il clero poteva sposarsi e avere concubine e le battaglie girolomite non furono gradite. Quando morì Damaso I, con un colpo di mano il clero romano elesse come suo successore il diacono Siricio, e Girolamo fu attaccato da più fronti e costretto all'esilio da Roma nel 385. Aleggiava sulla sua persona inoltre il sospetto di istigazione al suicidio: una giovane consacrata era morta forse per i troppi digiuni cui si sottoponeva, seguendo pedissequamente gli insegnamenti del santo.
Da Ostia, e con un gruppo di discepoli, ritornò in Oriente, nei pressi di Gerusalemme, dove si stabilì. Onde promuovere la sua riforma sul celibato fondò ben due monasteri, uno maschile e uno femminile, che seguiva le sue regole sull'astinenza e il rifiuto in toto della mondanità. Visse nel suo convento fino alla morte, dedicandosi alla traduzione della Bibbia, avvenuta nel 420, l'anno dell'approvazione della sua riforma con una legge dell'imperatore Onorio che imponeva il celibato a tutto il clero.

martedì 27 settembre 2016

Piccolo aggiornamento sull’Amoris laetitia

Pochi giorni orsono (vqui) avevamo dato la notizia circa la lettera inviata dal vescovo di Roma ai vescovi della regione argentina di Buenos Aires nella quale avallava, quale unica possibile, l’interpretazione dell’esortazione Amoris laetitia nel senso di apertura della Chiesa circa l’accesso alla Comunione dei divorziati risposati, il cui peccato di adulterio - come è stato notato - è declassato a mero peccato veniale (cfr. Op-Ed: “Adultery as a venial sin” -- and other absurdities of trying to defend the indefensible Francis Doctrine, in Rorate caeli, Sept. 15, 2016).
Quel documento, la cui autenticità era stato messo in dubbio da taluno, ma che dopo la pubblicazione sul sito della Radiovaticana e sull’Osservatore Romano nessuno più dubita essere autentico (cfr. Sandro Magister, Bergoglio, i vescovi argentini e la comunione ai divorziati risposati. Qualcosa non quadra, in blog Settimo cielo, 16.9.2016, nonché in Chiesa e postconcilio, 17.9.2016), non ha mancato di provocare accese reazioni. Se da un lato, come ricordavamo nel nostro precedente post, i vescovi canadesi di Alberta avevano decisamente e convintamente virato in senso contrario (Amoris laetitia: i Vescovi dell’Alberta fuori dal coro, in blog MiL – Messa in latino, 16.9.2016I vescovi di Alberta (Canada): la comunione per i divorziati risposati solo se praticano la continenza, in Sinodo2015, 19.9.2016) e c’era stato persino chi aveva presentato un libello di accusa contro il vescovo di Roma (cfr. With Burning Concern: We Accuse Pope Francis: The Remnant & Catholic Family News - I of III, in Catholic Family News, Sept. 19, 2016With Burning Concern: We Accuse Pope Francis: The Remnant & Catholic Family News - II of III, ivi,Sept. 22, 2016With Burning Concern: We Accuse Pope Francis: The Remnant & Catholic Family News - III of III, ivi, Sept. 23, 2016Con viva preoccupazione: Noi accusiamo Papa Francesco, I parte, in Chiesa e postconcilio, 24.9.2016; II parte, ivi, 30.9.2016; III parte, ivi, 1.10.2016) e chi, autorevolmente, invocava la revoca dell'esortazione, pena il realizzarsi di uno scisma all'interno della Catholica (cfr. Claire Chretien, Top philosopher: Pope must revoke ‘objectively heretical’ statements to avoid schism, in Lifesitenews, Sept. 21, 2016); dall’altro abbiamo avuto reazioni di segno opposto. Ad es., il cardinal vicario di Roma, card. Vallini, ha decisamente avallato l’interpretazione bergogliana, sia pur condizionata e con molta cautela, di apertura ai divorziati risposati anche quando non praticano la continenza (cfr. Sandro Magister, “Amoris laetitia” tradotta dal cardinale vicario di Roma. Anche a lui il papa scriverà una lettera di encomio?, in blog Settimo Cielo, 23.9.2016Il cardinale Vallini e l’interpretazione di Amoris laetitia per i divorziati risposati: un sì (molto) condizionato, in Sinodo2015, 23.9.2016. Cfr. anche per le reazioni, Sandro Magister, Francesco apre la porta anche a chi non ha l'abito nuziale. Ma che ne dice il Padrone di casa?, in blog Settimo Cielo, 27.9.2016).
Insomma, si sarebbe creata, in quest’ottica, una gran confusione (cfr. Commenti dagli Stati Uniti dopo la lettera del Papa ai vescovi argentiniivi, 16.9.2015).
In questo marasma, il nostro don Morselli ha predisposto un kit di sopravvivenza, che volentieri segnaliamo (don Alfredo Morselli, Amoris laetitia survival kit, in blog MiL – Messa in latino, 24.9.2016).
Al contempo, insigni personalità cattoliche, cardinali, vescovi, sacerdoti e laici, hanno sottoscritto una dichiarazione in difesa della morale e della famiglia (80 personalità cattoliche in difesa della famiglia e della morale, in Corrispondenza romana, 27.9.2016; Una sintesi della Dichiarazione di fedeltà, iviLista dei primi firmatari e testo completo della Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplinaiviIMPORTANT: International Declaration of Fidelity to the Church’s Unchangeable Doctrine and Uninterrupted Discipline on Marriage (Sign it as well !), in Rorate caeli, Sept. 27, 2016Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, in Chiesa e postconcilio, 27.9.201680 personalità cattoliche fedeli al Magistero immutabile, in Sinodo2015, 27.9.2016). Tra i firmatari i cardd. Caffarra e Burke, i vescovi Laise e Schneider, il nostro teologo don Nicola Bux, i laici proff.ri De Mattei e Radaelli. Personalità di primo piano nel panorama cattolico!
Nel frattempo comincia la persecuzione contro i dissenzienti dell'Amoris laetitia ...., che non è possibile nè criticare nè contestare (cfr. Amoris laetitia: la "misericordiosa" repressione del dissenso, in blog MiL - Messa in latino, 30.9.2016; Jan Bentz, Some of 45 signatories feeling the heat over letter urging clarification of ‘Amoris Laetitia’, in Lifesitenews, Sept. 29, 2016The Bergoglian Mafiosi is taking vengeance, in Vox cantoris, Sept. 30, 2016).
Il campo, dunque, continua ad essere magmatico e fluido … . Vedremo le prossime evoluzioni.

sabato 10 settembre 2016

L’interpretazione autentica dell’Amoris Laetitia. La causa è ormai finita

Vi ricordate l’AL? Era da un po’ che non ne parlavamo. Eppure in tutti questi mesi si sono susseguite una serie di interpretazioni. Contrastanti così come lo è il testo stesso.
Da un lato vi è stato il card. Ouellet, che ha visto in queste controversie un aspetto fruttuoso e positivo, atteso che – a suo dire – l’AL non modificherebbe la dottrina (cfr. Luca Marcolivio, Amoris Laetitia. Card. Ouellet: “Documento pieno di controversie che però saranno fruttuose”, in Zenit, 5.8.2016Cardenal Ouellet: Son comprensibles las controversias alrededor de la Amoris Laetitia, in Aciprensa, 3 ago. 2016). Altri autori, poi, si sono cimentati, sia pur onestamente non molto efficacemente, in una lettura “ortodossa” dell’AL, purtroppo non sempre rispettosa del testo, in quanto sovente fondata su un procedimento estrapolativo di frasi ed espressioni, non inserite nel loro contesto, per trarre dal testo conclusioni “in linea” col magistero precedente (cfr. Sandro Magister, ”Ma il papa non ha scritto queste cinque semplici parole”. Ecco quali, in blog Settimo Cielo, 25.8.2016; Id., Tra Buttiglione e Rodrigo Guerra, la connessione latinoamericanaivi, 20.8.2016, anche per i riferimenti interni). Questa tipologia di autori li potremmo chiamare “i pompieri di AL” …. .
Dall’altro, a cominciare dal filosofo Spaemann, hanno ravvisato, col documento in questione, il superamento di ogni limite di sopportabilità (cfr. Id., Spaemann: “Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità”ivi, 11.7.2016). Il card. Caffarra, poi, sia pur garbatamente, ne evidenziava le lacune criticando le affermazioni del suo collega Schönborn (Id., Caffarra: “Schönborn sbaglia, e questo è ciò che vorrei dire al Santo Padre”ivi, 11.7.2016; Carlo Caffarra, Ecco perché sbaglia il cardinale Schonborn, in LNBQ, 13.7.2016; Maike Hickson, «Santità, la prego risponda a queste tre domande su Amoris Laetitia»ivi, 14.7.2016). Per finire con il documento dei 45 teologi e filosofi che hanno evidenziato, con un testo asciutto e ponderato, le espressioni contrarie alla retta fede ed alla Rivelazione contenute nel documento, chiedendo il ritiro dell’esortazione ovvero la sua modifica (cfr. Errori dottrinali di base ed ambiguità dell’Amoris Laetitia alla luce dell’insegnamento cattolico sulla famiglia, in Chiesa e postconcilio, 13.5.2016Michel Schooyans. Dalla casuistica alla misericordia - Verso una nuova arte di piacere?ivi, 21.6.2016Studiosi cattolici rivolgono un appello a Papa Francesco chiedendogli di ripudiare gli ‘errori’ presenti nell’Amoris Laetitia, ivi, 12.7.2016Card. Caffarra. «Santità, la prego risponda a queste domande su Amoris Laetitia» , ivi, 19.7.2016Dopo la Lettera dei 45: Uno schema, per discutere e sviluppare un’azione più radicaleivi, 29.7.2016Testo integrale in lingua italiana. L’esortazione apostolica Amoris laetitia: una critica teologicaivi, 17.8.2016; Emanuele Barbieri, Le Osservazioni sull’Amoris laetitia di don Alfredo Morselli, in Corrispondenza romana, 29.7.2016Critica alla Amoris laetitia di 45 teologi e filosofi cattolici di tutto il mondoivi, 12.7.2016; Emanuele Barbieri, Dichiarazione di resistenza all’Amoris laetitia dell’IPCOivi, 27.7.2016Appello ai Prelati e ai movimenti silenziosi dell’Istituto Plinio Corrêa de OliveiraiviL’esortazione apostolica Amoris laetitia: una critica teologicaivi, 17.8.2016; Sandro Magister, Alice nel paese di “Amoris laetitia”, in www.chiesa, 7.6.2016; don Alfredo Morselli, Osservazioni su alcuni punti controversi dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, in blog MiL – Messa in latino, 30.6.2016; Extensive Article on the problems of Amoris Laetitia, in Rorate caeli, 9 Sept. 2016).
In mezzo vi erano coloro che invocavano un’analisi critica dell’esortazione (cfr. Mons. Schneider: la necessaria analisi critica di Amoris laetitia, in Corrispondenza romana, 1.6.2016) e, sull’altro versante, quelli che abbracciavano senza remore l’idea del mutamento dottrinale (cfr. Sandro Magister, Poveri preti. A chi dar retta nell’interpretare “Amoris laetitia”?, in blog Settimo cielo, 9.8.2016). Tra questi l’epigono può essere il card. Schönborn (cfr. Il Cardinale Schönborn: Francesco vuol conquistare l’opposizione in maniera amorevole (un eufemismo per ‘manipolatoria’), in Chiesa e postconcilio, 14.8.2016; Antonio Spadaro, Conversazione con il cardinale Schönborn sull’«Amoris laetitia», in Civ. catt., 2016, III, pp. 132-152,; Id., «Il Papa va oltre le categorie di coppie regolari e irregolari guardando alle persone», in Corriere della sera, 6.7.2016), la cui interpretazione era stata personalmente avallata, durante la conferenza stampa sull’aereo di ritorno dal viaggio all’isola di Lesbo lo scorso 16 aprile, dallo stesso Bergoglio, che, a specifica domanda, così si esprimeva: «Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta» (vqui). Tra l’altro egli rispondeva alla domanda «ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione o no?» con un secco «Io potrei dire “si”, e punto». Già, dunque, sin dall’aprile scorso, ragionevoli dubbi non potevano razionalmente sussistere. L’autore li aveva esclusi a priori ed aveva inequivocabilmente, con quell’assenso all’interrogativo, indicato quale fosse la sua mens. Tuttavia, lo abbiamo visto, i pompieri di AL non hanno voluto demordere …. . Lo stesso autore, poi, lo aveva ribadito anche ai vescovi polacchi nell’incontro a porte chiuse a Cracovia, tanto da suscitare critiche ai dai più ben disposti (cfr. Sandro Magister, Cosa dicono i vescovi italiani del papa. Anche i più ben disposti lo bocciano, in blog Settimo cielo, 27.7.2016).
Ora, tutte queste discussioni dovrebbero venir meno, poiché dalla penna di Bergoglio, ne è venuta l’interpretazione autentica. Infatti, lo stesso ha avallato come unica ermeneutica possibile del documento quella dell’«apertura» alla Comunione anche ai divorziati risposati, pure quelli che non possono vivere in continenza. E ciò è stato fatto plaudendo ai criteri applicativi dettati dai vescovi della regione argentina di Buenos Aires (cfr. Il papa definisce l’interpretazione dell’Amoris Laetitia che permette la comunione ai divorziati risposati come l’unica possibile, in Chiesa e postconcilio, 9.9.2016; don Alfredo Morselli, Amoris laetitia: il perpetuarsi della menzogna, in blog MiL – Messa in latino, 10.9.2016; Id., Amoris laetitia: tango argentino e approvazione “a scatola chiusa”, ivi, 11.9.2016; John-Henry Westen - Matthew Cullinan Hoffman, Pope: ‘No other interpretation’ of Amoris Laetitia than allowing communion for divorced and remarried, in Lifesitenews, 9 Sept. 2016For the record: Pope Francis confirms Amoris Laetitia allows communion for adulterers, in Rorate caeli, Sept. 10, 2016Intercambio de cartas sobre los “Criterios básicos para la aplicación del capítulo 8 de Amoris laetitia”. La respuesta de Papa Francisco, in Il sismografo, 11.9.2016Il Papa e l’unica interpretazione possibile di AL, in Sinodo2015, 11.9.2016; Sandro Magister, Ipse dixit. “Amoris laetitia” va interpretata come dice lui, in blog Settimo cielo, 11.9.2016; Andrea Tornielli, Amoris laetitia, il Papa dice qual è l’interpretazione giusta, in Vatican Insider, 12.9.2016; Nicolas Senèze, Le pape félicite des évêques argentins pour leur interprétation d’Amoris laetitia, in La Croix, 12.9.2016Papst: So wird "Amoris laetitia" richtig ausgelegt, in katholisch.de, 12.9.2016; Stephanie Kirchgaessner, Pope endorsement softens stance on divorced Catholics, in The Guardian, 13 sept. 2016; Edward Pentin, Pope Francis Backs Holy Communion for Some Remarried Divorcees, in New Catholic Register, Sept. 13, 2016; Christopher Lamb, Pope praises Argentinian bishops' correct interpretation of Amoris Laetitia, in The Tablet, Sept. 13, 2016; Amoris Laetitia. Lettera del Papa ai vescovi di Buenos Aires, in RadioVaticana, 12.9.2016; Redazione, Amoris Laetitia. Il Papa: “Non ci sono altre interpretazioni possibili”, in Zenit, 12.9.2016Discernimento e carità pastorale, in L'Oss. Rom., 12-13 sett. 2016, n. 209, p. 7. Per un commento, cfr. Franca Giansoldati, Troppe polemiche sui divorziati risposati, Bergoglio: «Ecco come dare loro la comunione», in Il Messaggero, 12.9.2016; Robert Royal, A bizarre papal move, in Lifesitenews, 14 Sept. 2016. Aveva mostrato dubbi sull'autenticità del documento Steve Skojec, Papal Letter Appearing to Support Communion for Divorced & Remarried Emerges, in One Peter Five, Sept. 9, 2016; Id., Papal Signature, Crest, on Original Letter Approving of Sacraments for Remarried, ivi, Sept. 12, 2016. In riscontro a coloro che avevano avanzato dubbi sulla lettera, cfr. John-Henry Westen, Vatican Radio confirms Pope’s leaked letter on Amoris Laetitia as authentic, in Lifesitenews, 12 Sept. 2016Il Papa e l’unica interpretazione possibile di AL. L’Osservatore romano conferma, in Sinodo2015, 11.9.2016). Sostiene, invece, che l'interpretazione della missiva non sia "definitiva" e che non sia "magisteriale" (sebbene ad onor del vero riguardi la fede ed i costumi!), Riccardo Cascioli, Amoris Laetitia, il dibattito non è finito, in LNBQ, 13.9.2016; Edward N. Peters, On the Buenos Aires directive, in NCR, Sept. 13, 2016What did Pope Francis REALLY mean when he spoke of divorced and remarried couples taking Communion?, in Catholic Online, Sept. 14, 2016; Lianne Laurence, Alberta bishops: No Communion for ‘remarried’ Catholics unless they practice continence, in Lifesitenews, 15 Sept. 2016.




Come dire? “Roma” locuta causa finita. Quindi, d’ora innanzi i pompieri non potranno più spegnere alcun fuoco. Se sono in buona fede. Cosa si inventeranno altrimenti?
Bisogna essere onesti e prendere atto, volenti e nolenti, dell’interpretazione autentica, traendone tutte le logiche le conseguenze.
Intanto, la confusione regna sovrana, tanto che vi sono vescovi e teologi che, apertis verbis, si pongono contro la stessa Rivelazione in materia di omosessualità, contestando l'insegnamento della Chiesa a tal riguardo (cfr. Pete Baklinski, Australian bishop denounces Church teaching that homosexuality is disordered, in Lifesitenews, 9 Sept. 2016; Pietro Romano, “Il Vescovo Australiano che vuole sdoganare il sesso omosessuale: la Dottrina è repressiva”, in Il riformatore, 10.9.2016; Mauro Faverzani, don Paul Renner, l’errore che sale in cattedra, in Corrispondenza romana, 7.9.2016). 

Augustinus

martedì 12 luglio 2016

Critica alla Amoris laetitia di 45 teologi e filosofi cattolici di tutto il mondo

Che l’esortazione Amoris laetitia fosse un documento, che, sia nel suo insieme sia nelle singole parti, era gravemente problematico, lo abbiamo detto e sottolineato sin dal principio. Peraltro da ultimo segnalavamo, in tal senso, un interessante studio di don Alfredo Morselli che si soffermava sul cap. VIII del documento. Indicavamo tuttavia come profili problematici vi erano anche al di fuori di questo capitolo, laddove si suggerivano agli sposi cristiani pratiche proprie della gnosi orientale come il tantra, il kama-sutra, ecc. (v. qui). Lo stesso don Morselli – questo ci confortava – validava questa nostra analisi, condividendola al 100% (cfr. don Alfredo Morselli, Amoris laetitia: “famolo strano”?, in blog MiL. Messa in latino, 2.7.2016).
Ora si ha notizia dell’individuazione di una serie di proposizioni eretiche, che sono state censurate da teologi, filosofi e pastori d’anime. Queste proposizioni sono state sottoposte al cardinale decano del sacro collegio, card. Sodano, affinché intervenga per il ritiro del documento o per la sua correzione.
Il portavoce del gruppo che ha censurato le proposizioni ha affermato – per smorzare i toni – che non si accusa nessuno di eresia, sebbene, tuttavia, vengano stigmatizzati gli errori contro la fede contenuti nel documento. Per cui, parlare di errori contro la fede e non di eresia, sa proprio di una questione solo di etichetta, che nulla toglie alla sostanza delle cose.
Del resto, la vicenda ricorda molto quanto avveniva in passato laddove università cattoliche e facoltà teologiche censuravano le proposizioni di un’opera di un autore, bollandole come eretiche, senza che si rendesse necessario l’intervento di un’autorità ecclesiastica specifica, che, se interveniva, validava queste censure prendendone atto. Capitò ad es. ad Erasmo da Rotterdam censurato dall’Università di Parigi, che era un’autorità teologica indiscussa.
Che qualcosa del genere possa capitare pure oggi?

Critica alla Amoris laetitia di 45 teologi e filosofi cattolici di tutto il mondo

di Emmanuele Barbieri

Un gruppo di 45 teologi, filosofi e pastori di anime di diverse nazionalità ha consegnato nei giorni scorsi al Cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio, una forte critica dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Nelle prossime settimane il documento, in diverse lingue, sarà fatto pervenire ai 218 Cardinali e ai Patriarchi delle Chiese Orientali, chiedendo loro di intervenire presso Papa Francesco per ritirare o correggere le proposizioni erronee del documento. La notizia è stata diffusa da Edward Pentin.
Nel descrivere l’esortazione come contenente “una serie di affermazioni che possono essere comprese in un senso contrario alla fede e alla morale cattoliche”, i firmatari hanno presentato insieme all’appello una lista di censure teologiche applicabili al documento, specificando “la natura e il grado degli errori che potrebbero essere imputati ad Amoris laetitia”.
Tra i 45 firmatari vi sono prelati cattolici, studiosi, professori, autori e sacerdoti di varie università pontificie, seminari, collegi, istituti teologici, ordini religiosi e diocesi di tutto il mondo.  Essi hanno chiesto al Collegio dei Cardinali che, nella loro veste di consiglieri ufficiali del Papa, rivolgano al Santo Padre la richiesta di respingere “gli errori elencati nel documento, in maniera definitiva e finale e di affermare con autorità che Amoris Lætitia non esige che alcuna di esse sia creduta o considerata come possibilmente vera”.
Non accusiamo il papa di eresia”, ha detto il portavoce degli autori, “ma riteniamo che numerose proposizioni in Amoris lætitia possano essere interpretate come eretiche sulla base di una semplice lettura del testo. Ulteriori affermazioni ricadrebbero sotto altre censure teologiche precise, quali, fra l’altro, “scandalosa”, “erronea nella fede” e “ambigua”".
Il Codice di Diritto Canonico del 1983 afferma che “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli” (CIC, can. 212 §3).
Il documento di 13 pagine cita 19 passaggi dell’esortazione che sarebbero in contrasto con le dottrine cattoliche. Queste dottrine includono la reale possibilità con la grazia di Dio di ubbidire a tutti i comandamenti; il fatto che alcune specie di atti sono errati in ogni circostanza; l’autorità maritale; la superiorità della verginità consacrata sulla vita coniugale; la legittimità della pena capitale in determinate circostanze. Il documento sostiene anche che l’esortazione pontificia mina l’insegnamento della Chiesa secondo il quale i cattolici divorziati e risposati che non s’impegnano a vivere in continenza non possono essere ammessi ai sacramenti finché permangono in quello stato.
Secondo gli autori, la vaghezza o l’ambiguità di molte affermazioni della Amoris laetitia permettono interpretazioni il cui significato naturale sembra essere contrario alla fede o alla morale. Per questo, il portavoce ha dichiarato:
È nostra speranza che chiedendo al nostro Santo Padre una condanna definitiva di quegli errori possiamo aiutare a dissipare la confusione che Amoris laetitia ha già provocato tra i pastori e i fedeli laici. Tale confusione infatti può essere efficacemente dissipata solo da un’affermazione esplicita di autentico insegnamento cattolico da parte del Successore di Pietro”.
Le censure dei 45 teologi e filosofi non pretendono di elencare una lista esaustiva degli errori contenuti nella Amoris laetitia ma di identificare nel documento quelle che appaiono essere le peggiori minacce alla fede e morale cattoliche.
L’iniziativa si presenta come la più importante vice critica fin qui espressa nei confronti dell’Amoris laetitia, dopo la sua promulgazione il 19 marzo 2016.

mercoledì 25 maggio 2016

“Amoris laetitia” ha un autore ombra. Si chiama Víctor Manuel Fernández

Dell’esortazione Amoris laetitia abbiamo avuto già modo di parlarne in diverse occasioni.
Ora, il giornalista Sandro Magister ne fa una curiosa lettura, comparata con le opere di Mons. Fernández, “autore occulto” dell’esortazione (come del resto molti già sospettavano). L’aspetto, che desta perplessità, è certamente quello che, nonostante due sinodi, la soluzione fosse già stata scritta … . Da tempo. Del resto, già Rorate caeli e poi Chiesa e postconcilio lo avevano affermato in epoca non ... sospetta .... .

“Amoris laetitia” ha un autore ombra. Si chiama Víctor Manuel Fernández

Impressionanti somiglianze tra i passaggi chiave dell’esortazione di papa Francesco e due testi di dieci anni fa del suo principale consigliere. Un doppio sinodo per una soluzione che era già scritta. 

di Sandro Magister


ROMA, 25 maggio 2016 – Sono i paragrafi chiave dell’esortazione postsinodale “Amoris laetitia”. E sono anche i più volutamente ambigui, come provano le molteplici e contrastanti interpretazioni e applicazioni pratiche che hanno immediatamente avuto.
Sono i paragrafi del capitolo ottavo che di fatto danno il via libera alla comunione ai divorziati risposati.
Che lì papa Francesco volesse arrivare, è ormai evidente a tutti. E del resto già lo faceva quando era arcivescovo di Buenos Aires.
Ma ora si scopre che anche alcune formulazioni chiave della “Amoris laetitia” hanno una preistoria argentina, ricalcate come sono su un paio di articoli del 2005 e del 2006 di Víctor Manuel Fernández, già allora e ancor più oggi pensatore di riferimento di papa Francesco e scrittore ombra dei suoi testi maggiori.
Più sotto sono messi a confronto alcuni passaggi della “Amoris laetitia” con dei brani di quei due articoli di Fernández. La somiglianza tra gli uni e gli altri è fortissima.
Ma prima è utile inquadrare il tutto.
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In quegli anni Fernández era professore di teologia alla Universidad Católica Argentina di Buenos Aires. E in quella stessa università si era tenuto nel 2004 un congresso teologico internazionale di approfondimento della “Veritatis splendor”, l’enciclica di Giovanni Paolo II “circa alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa”, decisamente critica dell’etica “della situazione”, la corrente lassista già presente tra i gesuiti nel secolo XVII e oggi più che mai diffusa nella Chiesa.
Attenzione. La “Veritatis splendor” non è un’enciclica minore. Nel marzo del 2014, in uno dei suoi rari e meditatissimi scritti da papa emerito, Joseph Ratzinger, nell’indicare le encicliche a suo giudizio “più importanti per la Chiesa” delle quattordici pubblicate da Giovanni Paolo II, ne citò dapprima quattro, con poche righe ciascuna, ma poi ne aggiunse una quinta, che era proprio la “Veritatis splendor”, alla quale dedicò un’intera pagina, definendola “di immutata attualità” e concludendo che “studiare e assimilare questa enciclica rimane un grande e importante dovere”.Nella “Veritatis splendor” il papa emerito vedeva restituito alla morale cattolica il suo fondamento metafisico e cristologico, l’unico capace di vincere la deriva pragmatica della morale corrente, “nella quale non esiste più quel che è veramente male e quel che è veramente bene, ma solo quello che, dal punto di vista dell’efficacia, è meglio o peggio”.
Ebbene, quel convegno del 2004 a Buenos Aires, dedicato in particolare alla teologia della famiglia, si mosse nella stessa direzione tratteggiata da Ratzinger. E fu proprio per reagire a quel convegno che Fernández scrisse i due articoli qui citati, praticamente in difesa dell’etica della situazione.
Anche a motivo di quei due articoli la congregazione per l’educazione cattolica bloccò la candidatura di Fernández a rettore della Universidad Católica Argentina, salvo poi doversi piegare, nel 2009, all’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, che fece fuoco e fiamme per ottenere il nulla osta alla promozione del suo pupillo.
Nel 2013, appena eletto papa, Bergoglio insignì Fernández perfino dell’ordine episcopale, con il titolo dell’estinta sede metropolitana di Tiburnia. Mentre confinò alla Biblioteca Apostolica Vaticana il principale responsabile della bocciatura, il teologo domenicano Jean-Louis Bruguès, senza farlo cardinale, come invece è tradizione per tutti i Bibliotecari di Santa Romana Chiesa.
E da allora Fernández passa quasi più tempo a Roma che a Buenos Aires, impegnatissimo com’è a fare da ghostwriter del suo amico papa, senza che nel frattempo siano cresciute le sue credenziali di teologo, già tutt’altro che brillanti all’esordio.
Il primo libro, infatti, che rivelò al mondo il genio di Fernández fu: “Guariscimi con la tua bocca. L’arte di baciare”, edito nel 1995 in Argentina con questa presentazione al lettore fatta dall’autore stesso:
“Ti chiarisco che questo libro non è stato scritto sulla base della mia personale esperienza quanto della vita della gente che bacia. In queste pagine voglio riassumere il sentimento popolare, quello che la gente prova quando pensa a un bacio, quello che sentono i mortali quando baciano. Per questo ho parlato a lungo con tante persone che hanno molta esperienza in materia, e anche con tanti giovani che imparano a baciare alla loro maniera. Inoltre ho consultato tanti libri e ho voluto mostrare come i poeti parlano del bacio. Così, nell’intento di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita sono venute queste pagine a favore del bacio, che spero ti aiutino a baciare meglio, che ti spingano a liberare in un bacio il meglio del tuo essere”.
Mentre per quanto riguarda la considerazione che Fernández ha di sé basta una citazione di un anno fa, da una sua intervista al “Corriere della Sera”, sprezzante nei confronti del cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede e quindi esaminatore previo – ma da tre anni inascoltato – delle bozze dei testi papali: “Ho letto che alcuni dicono che la curia romana fa parte essenziale della missione della Chiesa, o che un prefetto del Vaticano è la bussola sicura che impedisce alla Chiesa di cadere nel pensiero ‘light’; oppure che quel prefetto assicura l’unità della fede e garantisce al pontefice una teologia seria. Ma i cattolici, leggendo il Vangelo, sanno che Cristo ha assicurato una guida ed una illuminazione speciale al papa e all’insieme dei vescovi ma non a un prefetto o ad un altra struttura. Quando si sentono dire cose del genere sembrerebbe quasi che il papa fosse un loro rappresentante, oppure uno che è venuto a disturbare e che dev’essere controllato. […] Il papa è convinto che quello che ha già scritto o detto non possa essere punito come un errore. Dunque, in futuro tutti potranno ripetere quelle cose senza la paura di ricevere sanzioni”. Questo è dunque il personaggio che Francesco si tiene stretto come suo pensatore di riferimento, l’uomo che ha messo per iscritto larghe parti della “Evangelii gaudium”, il programma del pontificato, della “Laudato sì”, l’enciclica sull’ambiente, e infine della “Amoris laetitia”, l’esortazione postsinodale sulla famiglia.
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Ed ecco qui di seguito i passaggi della “Amoris laetitia” in cui sono evidenti i ricalchi sulle formulazioni di Fernández di dieci anni fa.
Che è utile leggere tenendo presente quanto detto recentemente da Robert Spaemann, un grande filosofo e teologo al quale Fernández non può neppure essere messo a paragone:
“Il vero problema è un’influente corrente di teologia morale, già presente tra i gesuiti nel secolo XVII, che sostiene una mera etica situazionale. Giovanni Paolo II ha ricusato l’etica della situazione e l’ha condannata nella sua enciclica ‘Veritatis splendor’. ‘Amoris Laetitia’ rompe anche con questo documento magisteriale”.

Fonte: blog www.chiesa, 25.5.2016. L'articolo prosegue con la comparazione dei testi del Fernández e dell'esortazione.

martedì 19 aprile 2016

Pensieri divergenti. Il divorzio secondo San Tommaso Moro e secondo Bergoglio

Già in altre occasioni, abbiamo avuto modo di presentare, giustapponendolo, il sacrificio dei SS. Tommaso Moro e Giovanni Fisher, alle determinazioni sinodali che si profilavano (v. qui e qui). Oggi, quel che si diceva in riferimento ai due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015 può ripetersi con riguardo all’esortazione post-sinodale Amoris laetitia. Oggi, probabilmente, nell’ottica della misericordiosa economia matrimoniale, quel sacrificio sarebbe visto quasi un’offesa ed un’opera non dettata da … misericordia … . Probabilmente sarebbero, oggi, i due Santi martiri a doversi scusare con Enrico VIII e la Bolena, per non aver considerato le loro esigenze coniugali, così come, probabilmente, quelli a dover essere scomunicati sarebbero stati – oggi – i due Santi e non il vizioso re e la sua concubina, che il sovrano volle fare sua sposa contravvenendo alle leggi di Dio e della Chiesa. Tempi e mentalità che cambiano. Forse. Ma Dio e la sua Legge non cambiano né possono essere cambiate per intervento umano, sebbene compiuto in alto loco per compiacere il mondo.

Pensieri divergenti. Il divorzio secondo San Tommaso Moro e secondo Bergoglio

“Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono”  (Luca, I, 50)

di Piero Vassallo


Legittima moglie del re inglese Enrico VIII (1491-1547) era Caterina d’Aragona (1485 – 1536), donna purtroppo inabile a generare un figlio maschio. Caterina fu tuttavia regina d’alto profilo spirituale, e sagace allieva e interprete della dottrina di San Tommaso Moro (1478 – 1535).
Malauguratamente Enrico, che in gioventù aveva dimostrato una illuminata fedeltà alla Santa Sede, rovesciò la sua intelligenza nella disonesta e sfrenata passione per la cortigiana Anna Bolena, alla quale si legò con un rito invalido, celebrato da un vescovo eretico e codardo.
Papa Clemente VII, che un tempo stimava il re inglese, nel 1536, a malincuore, fu costretto a scomunicare il bigamo che, per ripicca, indirizzò la Chiesa d’Inghilterra all’infelice e sterile cammino dello scisma e della feroce inimicizia nei confronti dei cattolici.
Il cammino dell’eresia fu tracciato dal delirante Atto di supremazia, che proclamava il re inglese capo supremo – dopo Cristo – della Chiesa d’Inghilterra.
La tracotanza del re conquistò il cuore dei pavidi e dei pusilli, ma allontanò dall’infetta corte gli uomini d’alto intelletto e di nobile sentire.
In prima linea fra i dissenzienti al monarca eretico e stragista, fu il filosofo e cancelliere Tommaso Moro, che conosceva il carattere suscettibile e iroso del suo re.
Moro agì con somma cautela, tuttavia non poté disobbedire alla sua coscienza e conservare una carica che contemplava l’approvazione del comportamento del re scomunicato.
L’implacabile, fumante superbia dell’infettato re si rovesciò allora contro l’irriducibile cancelliere.
Il risentimento del re (vero padre – insieme con Lutero – del furore anti cattolico) si manifestò il 13 maggio del 1534, allorché Tommaso Moro, processato da un canagliesco tribunale, insieme con il cardinale refrattario John Fisher (1469-1535) rifiutò di riconoscere la validità del divorzio e del successivo matrimonio del re con la chiacchierata Bolena.
Moro e Fisher ascoltarono impassibili la condanna a morte decretata dalla follia di un re intossicato dalle spirochete, e salirono sul patibolo piuttosto che rinnegare la sacralità del matrimonio indissolubile.
Nel 1936, papa Pio XI ha solennemente riconosciuta la virtù eroica dei martiri Tommaso Moro e Giovanni Fisher, testimoni del Vangelo di Nostro Signore.
Mentre sputo allegramente in faccia alla (pseudo) legge divorzista in disgraziato vigore, mi domando quale sia la ragione della sentenza vaticana che permette l’accesso alla Mensa eucaristica di persone viventi fuori dalla legge stabilita da Nostro Signore.
Come posso pregare i santi Moro e Fisher quando la loro resistenza al male divorzista è destabilizzata e quasi ridicolizzata dai ragionamenti (o arzigogoli) di un’autorità galoppante nelle prateria del buonismo o arrampicata sulle viscide colonne del quotidiano Repubblica? Non rimane che pregare i santi e sospendere il giudizio su Bergoglio o dimenticare la materia del contendere e tirare dritto.

mercoledì 13 aprile 2016

Amoris laetitia: tante affermazioni che contrastano tra loro

Interessante e misurata analisi di Mons. Livi, sebbene limitata ahimé solo al problema dei divorziati risposati. In effetti, l’esortazione post-sinodale presenta serissime criticità anche al di fuori del discusso e discutibile cap. VIII – su cui avremo modo di tornare – e, comunque, va ricordato che l’esortazione, sebbene per sua natura non sia un documento dottrinale, di fatto introduce delle novità pastorali, che hanno un’indubbia influenza sulla dottrina (a cominciare dall’accesso dei c.d. divorziati risposati alla Confessione ed alla Comunione, espressamente richiamati nella nota 351 dell’esortazione, e non solo – come affermato da Mons. Livi – agli uffici di padrini!). Spesso, infatti, va ricordato, specie dal Concilio Vaticano II, pur dietro la sbandierata affermazione dell’immodificabilità della dottrina e con il pretesto di voler “solo” introdurre prassi pastorali nuove, asseritamente più adeguate ai tempi correnti, nondimeno si è venuto ad incidere in maniera significativa su aspetti dottrinali, liturgici e morali. A tal riguardo, lo stesso Giovanni Paolo II, ad es., in un discorso tenuto nel 1981, non a caso, ebbe modo di affermare: «Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi nel “relativismo” intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva» (Giovanni Paolo II, Discorso al Primo convegno nazionale “Missioni al popolo per gli anni ‘80”, 6.2.1981, § 2). All’origine di quanto lamentato da papa Wojtyla vi è, evidentemente, l’ammissione di prassi pastorali nuove, tollerate se non incoraggiate dalla gerarchia, ma sovente difformi rispetto alla lex credendi, che, di fatto, a lungo andare la svuotano di contenuto pratico e precettivo, rendendola un guscio vuoto da eliminare dal depositum fidei nel giro di pochi decenni.

Tante affermazioni che contrastano tra loro

di Antonio Livi

Un documento come l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, per la sua lunghezza e per il particolare momento della storia della Chiesa nel quale è stato redatto e promulgato, richiede un commento quanto mai responsabile e prudente, che io qui faccio avvalendomi della mia competenza specifica nel campo dell’ermeneutica teologica e della mia lunga esperienza di direzione spirituale di sacerdoti, religiosi e laici. 

1. Debbo premettere, per render meglio comprensibile quanto sto per dire, che gli atti del Romano Pontefice hanno un valore e una portata diversi, a seconda della materia della quale trattano e della forma prescelta per rivolgersi al popolo cristiano. Gli atti del Romano Pontefice (registrati come tali negli Acta Apostolicae Sedis) possono essere:
1) veri propri insegnamenti circa la fede e la morale della Chiesa cattolica, nel qual caso il Papa si limita a interpretare autorevolmente i dogmi già formulati dal Magistero precedente (magistero universale ordinario), a meno che, parlando ex cathedra, non enuncia novi dogmi (caso che nella storia si è verificato pochissime volte); 
2) nuove norme disciplinari riguardanti i Sacramenti, la liturgia, gli incarichi ecclesiastici, eccetera (norme che entrano a far parte del corpus del diritto canonico, attualmente compendiate nel Codice di Diritto Canonico per la Chiesa latina e in quello per la Chiesa Orientale); 
3) orientamenti e criteri per la prassi pastorale che non cambiano sostanzialmente ciò che è già stabilito nei principi della dottrina dogmatica e morale, così come non aggiungono o non tolgono nulla a ciò che è prescritto nelle vigenti leggi della Chiesa. 

In base a questa fondamentale distinzione, diversi sono i doveri di coscienza di un cattolico, nel senso che:
1) gli insegnamenti del Papa, quando egli intende confermare o sviluppare e verità della fede cattolica, vanno accolti da tutti in fedeli con ossequio esteriore ed interiore della mente e del cuore; analogamente,
2) gli ordini e disposizioni disciplinari del Papa vanno rispettati ed eseguiti prontamente da tutti coloro ai quali gli ordini sono rivolti, per quanto a ciascuno compete direttamente; al contrario, 
3) quelli che sono meri orientamenti per la pastorale vanno accolti da tutti gli interessati, a cominciare dai vescovi, come criteri da tener presenti nell’esercizio del loro ufficio pastorale di governo e di catechesi; in quanto criteri, essi entrano a far parte di tutta una serie di principi di ordine dogmatico, morale e disciplinare che già sono ordinariamente presenti alla coscienza dei Pastori al momento di prendere responsabilmente una decisione su situazioni generali della loro diocesi o su qualche caso concreto.

Ora, l’Esortazione apostolica post-sinodale, sia per il tipo di documento che per gli argomenti che in esso vengo o affrontati, è indubbiamente un atto pontificio del terzo tipo tra quelli che ho prima elencato. In effetti, come genere di documento pontificio, questa Esortazione non è e non vuole essere un atto di magistero con il quale si insegnano dottrine nuove, fornendo ai fedeli nuove interpretazioni autorevoli del dogma. 

Si tratta invece di una serie di indirizzi pastorali, rivolto principalmente ai vescovi e ai loro collaboratori nel clero e nel laicato, affinché la dottrina sull’amore umano e sul matrimonio – che viene esplicitamente confermata in ogni suo punto – sia meglio applicata ai singoli casi concreti con prudenza, con carità e con desiderio di evitare divisioni all’interno della comunità ecclesiale. Queste sono le intenzioni del Papa, quali risultano dal tipo di documento che sto commentando. 

Naturalmente, come ogni fedele cristiano, io, che poi sono anche sacerdote, ho il dovere di accogliere senza riserve queste indicazioni pastorali, ben disposto a tenerne conto quando si presenti l’occasione di aiutare i fedeli in difficoltà ad accostarsi ben preparati al sacramento della Penitenza o di consigliare convenientemente quelli che dovessero trovarsi nelle condizioni di “divorziati risposati”. Ma ho anche il dovere di interpretare tali indicazioni alla luce del dogma, della morale e del diritto canonico vigente, visto che il documento papale non può e non intende abrogare tutto ciò che la Chiesa ha già stabilito in materia. E quando l’interpretazione si presenta difficile, per la complessità e l’ambiguità di molte pagine del documento papale, ho il dovere di rifarmi alla regola d’oro dell’ermeneutica teologica: «In necessariis, unitas; in dubiis, libertas; in omnibus, caritas».

2. Io sono sempre stato e sempre sarò, con la grazia di Dio, un figlio fedele della Chiesa, che non è, come alcuni dicono, «la Chiesa di Bergoglio» ma è la Chiesa di sempre, la Chiesa di Cristo. Per Cristo ho venerato tanti papi, da Pio XI a Benedetto XVI e a Francesco. Riguardo alle indicazioni contenute nella Amoris laetitia, non mi è lecito dubitare che le intenzioni pastorali del Papa siano tutte sante e tutte a vantaggio del bene comune della Chiesa di Cristo. Nemmeno posso dubitare che gli indirizzi pratici da lui suggeriti siano di per sé atti a provvedere il maggior bene possibile dei fedeli di tutto il mondo cattolico. 

Resta però il fatto che la lettura del documento lascia molto perplessi quanto alla effettiva chiarificazione dei punti messi in discussione nella Chiesa da alcuni anni, sia da parte di molti teologi di ampia notorietà internazionale (ad esempio, il cardinale Walter Kasper) sia da parte di una ristretta ma molto rumorosa minoranza di padri sinodali durante le due sessioni del Sinodo sulla famiglia. 

La discussione all’interno dei lavori del Sinodo è stata preceduta e seguita da una amplissima discussione sui media, sia cattolici che laicisti. E l’opinione pubblica ha percepito come reale l’esistenza di due contrapposte fazioni, una ostinata a mantenere i “formalismi astratti” del passato e una decisa a riformare la Chiesa, con quest’ultima che oggi va proclamando in tutto il mondo cattolico la propria “vittoria finale”, come se il documento pontifico avesse veramente realizzato quella «rivoluzione» della quale ha parlato Kasper, o quelle «aperture» delle quali ha parlato il direttore della Civiltà Cattolica, il gesuita padre Antonio Spadaro, in un’intervista alla Radio Vaticana. 

L’effetto di questa immagine - troppo umana e in definitiva ideologica - delle discussioni avvenute all’interno del Sinodo è lo sconcerto e il disorientamento dell’opinione pubblica cattolica riguardo ai grandi temi dottrinali concernenti la sessualità umana, il matrimonio e la famiglia. Chi ha sensibilità veramente pastorale non può non desiderare, in tale situazione, un autorevole intervento pontificio di chiarimento, un discorso accessibile a tutti, espresso in termini precisi e definitivi: e invece il documento di papa Francesco, per come è stato recepito dai fedeli (anche per le interpretazioni strumentali da parte di ambienti ostili alla fede cattolica) ha purtroppo aumentato lo sconcerto in mezzo al popolo di Dio. 

In effetti, il Papa, pur affermando che non c’è alcun cambiamento nella dottrina, quando parla dei cambiamenti che ritiene necessari nella prassi delle diocesi e delle conferenze episcopali induce a credere che egli intenda per “pastorale” un’attività anarchica del clero che, una volta lasciata la “dottrina” in soffitta, assume come “regola pastorale” le opinioni “secolari” prevalenti nel proprio ambiente sociale. Così facendo papa Bergoglio sembra lanciare una severa censura nei confronti delle posizioni “conservatrici” per giustificare senza riserve le posizioni “riformiste”. A nulla sarebbero valse le proteste del cardinale Mueller e di molti altri autorevoli prelati contro la tesi di una prassi disgiunta dalla dottrina, già formulata da molti teologi e da alcuni padri sinodali; si ricordano, ad esempio, le parole accorate del cardinale africano Sarah, che aveva ricordato come detto l’idea di incoraggiare una prassi pastorale che potrebbe evolvere secondo le mode e le passioni mondane sia «una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica» (cfr. La Stampa, 24 febbraio 2015). 

Beninteso, nulla nel testo scritto può giustificare questa interpretazione, ma la prolissità del testo, l’abuso delle metafore e l’ambiguità delle affermazioni di principio (talvolta addirittura in palese contraddizione l’una con l’altra) lasciano aperta la possibilità di ogni malevola interpretazione, anche da parte di chi non ha alcun titolo per interpretare il Papa ma approfitta del fatto che il Papa non ha voluto - per motivi che saranno certamente buoni e santi – essere chiaro e preciso, usando un linguaggio che potesse evitare ogni strumentalizzazione. 

Ciò riguarda soprattutto la valutazione «caso per caso» della situazione ecclesiale dei fedeli che hanno mancato alla fedeltà coniugale, hanno fatto ricorso al divorzio civile e hanno costituito una convivenza adulterina; si tratta di quelle coppie che erroneamente vengono chiamate di «divorziati risposati», con un linguaggio che non è teologico, perché nella Chiesa cattolica c’è un solo matrimonio riconosciuto come valido, quello sacramentale, che per sua natura è indissolubile e quindi non ammette divorzio né consente alcuna nuova forma di unione coniugale, sia pure riconosciuta dall’autorità civile. 

Il Papa dice che nulla cambia nella situazione canonica di queste persone, perché la cosa è stata precedentemente esaminata e giudicata dal papa Giovanni Paolo II in seguito al Sinodo dei vescovi sulla famiglia svoltosi agli inizi degli anni Ottanta (cfr. Esortazione apostolica Familiaris consortio, 22 novembre 1981). Ma la prassi nuova che Francesco consiglia di adottare in sede di «accompagnamento pastorale» e in “foro interno” è formulata con espressioni talmente equivoche da consentire ai malintenzionati di celebrare la grande vittoria dei riformisti, i quali chiedevano appunto al Papa di introdurre nella prassi ecclesiastica una specie di “divorzio cattolico”, consentendo l’approvazione da parte dei singoli vescovi delle nuove nozze, così come l’accesso alla Comunione dei fedeli «in situazione irregolare». 

In realtà il Papa non parla affatto della possibilità di “benedire” le nuove nozze, e nemmeno accenna direttamente di un “diritto all’Eucaristia”: si limita a consigliare la riammissione di questi fedeli come padrini ad alcune cerimonie religiose (battesimi, cresime, matrimoni), e invita a considerare la possibilità di consentire loro di assumere incarichi nelle parrocchie o di insegnare la religione nelle scuole. Ma gli argomenti addotti a sostegno di questi criteri di «inclusione ecclesiale» sono purtroppo molto confusi e possono anche intendersi – certamente contro le reali intenzioni del Papa – come un radicale cambiamento nella dottrina morale cattolica a riguardo del peccato grave (detto “mortale” in quanto comporta la perdita della grazia santificante e il pericolo della dannazione eterna, che la Scrittura chiama «la seconda morte») e riguardo alla sua imputabilità soggettiva, specie in relazione con le condizioni per ottenere il perdono sacramentale con la Confessione. 

3. Per documentare quanto ho detto, riporto adesso alcune espressioni della Amoris laetitia che risultano, se non proprio formalmente erronee, almeno penosamente confuse. A ogni citazione farà seguito una breve postilla di chiarimento dottrinale. 

Lo stato di peccato mortale. - «Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale” si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, “possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione”» (Amoris laetitia, § 301). 
Evidentemente, in materia di “peccato mortale” non ha senso parlare di qualifiche morali che “oggi” sono diverse da quelle di “ieri”: la dialettica storicistica che tanto piace ai teologi ascoltati da papa Francesco (come Walter Kasper) è del tutto fuori luogo in un documento pontificio che dà consigli su come intervenire pastoralmente in una situazione che dal punto di vista morale è stata definitivamente qualificata come peccato grave (adulterio) già dal Signore stesso, le cui parole sono state la norma prossima di valutazione da parte del magistero ecclesiastico di sempre (non di “ieri”), con un carattere di definitività che non ammette un “oggi” riformista.
Quanto poi ai “limiti” soggettivi (ignoranza, debolezza, dipendenza da passioni o condizionamenti sociali) che possano rendere meno imputabile in un determinato soggetto l’atto peccaminoso, essi sono sempre stati presi in attenta considerazione dai buoni confessori: ma non per coonestare una situazione che si è prolungata nel tempo e che sembra priva di soluzione proprio perché il peccato è stato ostinatamente ripetuto malgrado gli incessanti inviti della grazia divina alla conversione e alla riparazione dei danni arrecati al coniuge e alla Chiesa. La buona direzione spirituale da parte dei buoni confessori è sempre stata impegnata a suscitare nell’animo del cristiano che fino ad allora non ha mai voluto cambiare vita le risorse per «resistere fino al sangue nella lotta contro il peccato», che è quello che a tutti chiede il Vangelo (cfr. Lettera agli Ebrei).

Peccato “materiale” e peccato “formale”. - «A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno» (nn. 302-303). 
Ho sottolineato, nel testo pontificio, l’aggettivo “nostra” riferito alla «concezione del matrimonio» della Chiesa Cattolica: perché attribuirla a un assurdo “noi”, come se il soggetto di questa concezione fosse un qualsiasi opinion leader dei tanti che si agitano nella nostra società e non la Chiesa che custodisce e interpreta infallibilmente il Vangelo di Cristo? Non era certo questo il linguaggio, ad esempio, di san Giovanni Paolo II, che nelle sue catechesi sull’amore umano insisteva nel presentare la morale cattolica come l’espressione puntuale e fedele dell’intenzione d’amore di Dio creatore, che la Chiesa, depositaria della rivelazione di Gesù Cristo, si limita a esprimere in formule dogmatiche, dalle quali derivano sia i “precetti” che i “consigli”, senza nulla inventare e nulla imporre che non sia davvero il “piano di Dio”.

Il giudizio della Chiesa sull’imputabilità soggettiva degli atti contrari alla legge di Dio. - «È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano» (n. 304). 
Qui il discorso è ancora più ambiguo, perché confonde volutamente la valutazione “esterna” della situazione morale di un fedele dalla conoscenza della sua situazione “interna” davanti a Dio: la condizione di coscienza dell’individuo sfugge all’occhio umano, anche a quello del direttore spirituale o del confessore, e l’autorità della Chiesa non è chiamata a dare giudizi sulla coscienza («de internis neque Ecclesia iudicat»). 
Quindi la valutazione dall’esterno, per ciò che risulta evidente agli occhi degli uomini, è quanto basta per un giudizio meramente prudenziale che non pretende di essere assoluto e definitivo ma riguarda il dovere dell’autorità ecclesiastica di riconoscere i comportamenti esterni conformi alla legge orale giusti e di sanzionare quelli ingiusti (un caso tipico di sanzione ecclesiastica, a parte la scomunica per reati più gravi, è appunto quello di negare l’accesso alla Comunione a chi pubblicamente vive in una condizione di adulterio senza intenzione di porvi rimedio). Non può che ingenerare ancora più confusione nei fedeli il fatto che un Papa parli della legge morale - già codificata dalla Chiesa da secoli in dogmi e disposizioni canoniche - come di qualcosa di “astratto” che non si può applicare a situazioni “concrete”. Peggio ancora, parla di situazioni “concrete” che oggi sarebbero diverse da quelle di ieri, per cui sarebbe legittimo fare oggi il contrario di quello che ha prescritto il magistero solenne e ordinario della Chiesa fino a ieri. 
In realtà, l’unica differenza tra ieri e oggi che può essere significativa per la pastorale è che molti fedeli hanno una coscienza obnubilata dall’ignoranza religiosa e dai vizi, e per questo non avvertono più il loro peccato come volontaria infrazione delle norme morali, oppure non riescono ad applicare correttamente la regola morale (naturale ed evangelica) alla loro personale situazione. Ma se il Papa volesse davvero assecondare con la nuova prassi del “caso per caso” l’insensibilità degli uomini del nostro tempo nei confronti del “piano d’amore di Dio”, allora avrebbero ragione coloro che hanno visto la sua Esortazione come una resa totale del Magistero all’opinione pubblica, alla secolarizzazione, alla teologia progressista che esalta il soggettivismo (quella che afferma che ogni soggetto è in buona fede, e la Chiesa deve confermarlo nella sua infondata presunzione di essere in grazia!).

Fonte: La nuova bussola quotidiana, 13.4.2016