lunedì 9 ottobre 2023
9 ottobre 1958 - 2023 - Anniversario del beato transito del Venerabile Pontefice Pio XII
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| Rare fotografie del corpo del papa Pio XII, rivestito dell'abito corale, con mozzetta e camauro, avvolto in più strati di cellophane, dopo l’immersione del cadavere in un misterioso miscuglio di erbe aromatiche, secondo le prescrizioni del medico personale del Papa (che era un semplice oculista), Riccardo Galeazzi Lisi, che, a suo dire, aveva inventato un innovativo metodo di imbalsamazione. L’averlo avvolto nel cellophane, tuttavia, innalzò la temperatura corporea a livelli tali che la salma, nel tragitto tra Castel Gandolfo a Roma, esplose sulla Via Appia, all’altezza della Basilica di San Giovanni in Laterano. Fu necessaria una tappa non prevista, durante la quale il cadavere del Sommo Pontefice fu sottoposto ad una nuova procedura d’imbalsamazione. Il danno però era ormai fatto: durante i tre giorni di esposizione nella Basilica Vaticana, accadde il peggio: il volto del grande padre della cattolicità cominciò a smembrarsi e gli cadde addirittura il setto nasale. Tremendo fu lo spettacolo a cui assistettero migliaia di pellegrini in fila per rendergli omaggio e diverse guardie nobili svennero a causa dei miasmi esalati dalla salma. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre fu necessario chiudere la Basilica di San Pietro per apportare ulteriori interventi alla salma, apponendo una maschera di cera sul volto del venerato pontefice. Galeazzi Lisi, che aveva già diffuso vendendole a caro prezzo le immagini del papa morente scattate di nascosto con una piccola macchina fotografica tenuta nascosta in tasca, fu licenziato in tronco dal collegio cardinalizio e successivamente radiato dall’ordine nazionale dei medici (tratto da Francesco Capozza, Pio XII, quando il Papa fu imbalsamato ma si decompose in pubblico, in Libero, 11.10.2022) |
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| Salma del papa, rivestita degli abiti liturgici papali, esposta a Castelgandolfo |
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| La salma del papa in San Pietro |
65° anniversario
del beato transito del Papa Pio XII, morto dopo una lunga agonia il 9 ottobre
1958, alle ore 3,52, nella Villa Papale di Castelgandolfo, all'età di 82 anni (le ultime ore del Sommo Pontefice sono descritte in Le ultime ore di Pio XII, in Radiospada, 9.10.2022).
Regnò per
quasi vent'anni, essendo il suo pontificato iniziato nei momenti più difficili del
XX secolo. Due anni prima della morte vergò il suo brevissimo testamento, in
cui lasciava scritto «[…] i non pochi Atti e discorsi, da me per necessità di
officio emanati o pronunziati, bastano a far conoscere, a chi per avventura lo
desiderasse, il mio pensiero intorno alle varie questioni religiose e morali» (Il
testamento del Santo Padre Pio XII, ivi, 9.10.2020).
La sua morte
è stata compianta in tutto il mondo.
Tra i
messaggi di cordoglio c'erano quelli del presidente americano Eisenhower e di
molti leader ebrei come il ministro degli Esteri israeliano Golda Meir e il
rabbino italiano Elio Toaff. Il direttore d'orchestra ebreo-americano Leonard
Bernstein chiese un minuto di silenzio prima di un concerto della New York
Philarmonic Orchestra nell'ottobre 1958.
Il Pastor
Angelicus e Defensor Civitatis (i suoi acclamati titoli) è
attualmente considerato Venerabile dalla Chiesa cattolica romana nonostante la
famigerata campagna di odio (avviata nel 1963 in seguito alla rappresentazione
del dramma di Rolf Hochhuth “Il Vicario” sul palco di Berlino) per denigrare la
sua santa memoria.
I documenti
dimostrano che, lungi dall’aver abbandonato al loro destino gli ebrei
perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale, il presunto “silenzio” (=
diplomazia professionale) di Pio XII contribuì in maniera decisiva
–direttamente o indirettamente– alla salvezza di circa 850.000 ebrei europei
(cfr. Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”, in ivi, 5.7.2022).
A questo
proposito, riguardo a recenti documenti ritrovati nell’archivio Vaticano,
pubblicati dal settimanale culturale del Corriere della Sera, La Lettura
(fasc. n. 616 del 17.9.2023, pp. 2-5, di cui riproduciamo qui di seguito le immagini dell'articolo), e che hanno suscitato ampio scalpore sui
mass-media (cfr. Antonio Carioti, Pio XII sapeva della Shoah: la prova in
una lettera scritta nel 1942 da un gesuita tedesco, in Corriere
della sera, 16.9.2023; Matteo Luigi Napolitano, Pio XII, il Papa che
“sapeva”, in L’Osservatore
romano, 19.9.2023; Giovanni Maria Vian, Quello che i titoli sul
silenzio di papa Pio XII hanno trascurato, in Domani, 7.10.2023), rilancio un’analisi
precisa e puntuale su questi documenti:
«1. La Lettura, il settimanale culturale del Corriere della Sera, pubblica un’intervista a Giovanni Coco, archivista di Santa Madre Chiesa, esattamente in forze all’Archivio Apostolico Vaticano, presentando un documento inedito sui campi di sterminio all’est. Si tratta di una lettera drammatica inviata dal gesuita Lothar König al confratello Robert Leiber, segretario di Pio XII.
Il Corriere della Sera, nella pagina culturale di
ieri, aveva anticipato la notizia sull’inedito. Oggi Coco ne riferisce al “domenicale”
del Corriere.
“Questa è una lettera inedita, scritta da un gesuita
tedesco antinazista, Lothar König. Contiene un allegato con una statistica di
sacerdoti detenuti nei campi di concentramento fatti costruire da Adolf Hitler.
Ma soprattutto parla di Auschwitz e di Dachau. E riporta da fonti credibili
notizie secondo le quali ogni giorno circa seimila tra ebrei e polacchi
venivano uccisi “negli altiforni” del Lager di Belzec, vicino al confine
ucraino. È datata 14 dicembre 1942...”.
2. Quale il valore di questa lettera di König a Leiber? “Enorme,
credo - osserva Coco - È un caso unico, perché rappresenta la sola
testimonianza di una corrispondenza che doveva essere nutrita e prolungata nel
tempo. Si capisce dalla familiarità con la quale Lothar König si rivolge in
tedesco a padre Robert Leiber, segretario di Pio XII”, chiamandolo “caro amico”.
Va tenuto presente che König era un grande antinazista. Ma
i documenti da noi consultati ci svelano che lo era anche il padre Leiber. Era
dunque una corrispondenza tra due antinazisti che si fidavano l’uno dell’altro.
Il che significa che padre Leiber e Pio XII sapevano benissimo del Kreisau
Kreis, il circolo di cui König faceva parte: “Una rete della resistenza
tedesca composta da cattolici e protestanti, la cui intelligence era in grado
di fare arrivare a Roma le notizie più riservate sui crimini hitleriani”.
3. Queste notizie ricevute dal Papa andavano diffuse al
mondo? Andava aperta la loggia su piazza San Pietro per denunciare, in piena
Shoah (nel 1942 con mezza Europa sotto il tallone hitleriano), i crimini di
Hitler che nel frattempo teneva in ostaggio così tanti innocenti. No.
Il padre König, infatti, sconsigliava fortemente
un tale passo, raccomandando al confratello Leiber (citiamo Coco) “di usare
quelle informazioni con la massima cautela, senza dire una sola parola che
potesse tradire le fonti. König temeva una fuga di notizie dal Vaticano, oppure
che la lettera potesse essere scoperta in caso di un’irruzione nazista”.
Cautela, dunque, prudenza, non chiasso, non denuncia
plateale. Erano questi anche gli ingredienti del Circolo di Kreisau, poi
accusato per il fallito attentato a Hitler. König, che faceva parte di quel
circolo, dovette fuggire perché ricercato. Ecco perché la raccomandazione del
gesuita al segretario di Pio XII “era un invito al silenzio per non bruciare la
rete della resistenza tedesca al nazismo”.
Ecco le parole dello stesso padre König: “I numeri
sono ufficiali...C’è anche un rapporto di vari testimoni […]. Entrambi gli
allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la
mia testa, ma anche la testa degli altri se non vengono usati con la massima
prudenza e cura...”.
4. Grazie al documento da lui scoperto, dice Coco, “stavolta si ha la certezza
che dalla chiesa cattolica tedesca arrivavano a Pio XII notizie esatte e
dettagliate sui crimini che si stavano perpetrando contro gli ebrei. Si parla
del Lager di Belzec, non lontano dalla cittadina ucraina di Rava-Rus’ka dove
tra il 5 e l’11 dicembre 1942 erano stati fucilati più di cinquemila ebrei. «Le
ultime informazioni su Rava-Rus'ka con il suo altoforno delle SS, dove ogni
giorno muoiono fino a 6000 uomini, soprattutto polacchi e ebrei, le ho trovate
confermate da altre fonti...», scrive König. Ma nella lettera si accenna anche
a un altro rapporto che non conosciamo ancora, riferito ad Auschwitz”.
Coco sa benissimo (e lo ammette onestamente) che la sua
scoperta non rappresenta proprio una novità. Per Coco la vera novità sta nel
fatto che, in quel dicembre 1942, in Vaticano giunsero notizie “esatte e
dettagliate” sui crimini nazisti. Ora, quest’affermazione sull’esattezza delle
notizie va temperata con quello che pensavano le organizzazioni ebraiche e gli
alleati.
5. Accertare le fonti era il cruccio di tutte le
organizzazioni antinaziste. Il giurista Paul Guggenheim, che dirigeva la sede
ginevrina del Congresso Mondiale Ebraico, bloccò le notizie sui campi di
sterminio che il suo subordinato Gerhart Riegner stava per diffondere al mondo.
Gli chiese infatti dapprima di cancellare la menzione dei grandi forni
crematori, e poi di aggiungere (in quella che è la seconda parte del dispaccio,
come noi oggi la conosciamo) una nota di cautela circa la non verificabilità
delle fonti.
Gli archivi inglesi ci informano che a fine ottobre 1942
Guggenheim si recò al consolato americano a Ginevra per riferire le notizie che
aveva ricevuto.
Lasciamo parlare il console americano: “L’informatore del Professor Guggenheim conferma che per tutte le cattive notizie recate dal Dott. Gerhart Riegner, Segretario del Congresso Ebraico Mondiale a Ginevra, e dal signor Lichtheim, dell’Agenzia ebraica per la Palestina di Ginevra, concernenti la situazione ebraica in Lettonia, salvo che per quelle riguardanti i dettagli dell’assassinio degli ebrei e il numero degli uccisi, ci sono numerose divergenze in vari rapporti. È solo nell’essenziale che questi rapporti sono unanimi”. Ovviamente, nessuna menzione dei forni crematori.
6. La documentazione esistente ci informa del fatto che la dichiarazione
interalleata del 17 dicembre 1942 contro i crimini nazisti fu fatta solo dietro
forte insistenza dei circoli ebraici internazionali presso Roosevelt, cui era
stato rilasciato, l’8 dicembre 1942, un importante memorandum sulla tragedia
ebraica. Notiamo la contemporaneità fra questi eventi e la data del documento
illustrato da Coco.
Alla dichiarazione interalleata seguirono fatti
concreti? No, dato che la priorità non era bombardare le linee ferroviarie che
portavano ad Auschwitz, ma sconfiggere la Germania sul campo. Ma con tutto ciò,
gli alleati ritenevano ritenevano affidabili le notizie provenienti dai Lager?
Ce lo dice un altro sconcertante episodio.
7. Nel 1943 Stati Uniti e Gran Bretagna volevano
pubblicare una nuova dichiarazione sui crimini di guerra tedeschi in Polonia.
Essa fu diramata il 30 agosto 1943 e pubblicata nella raccolta ufficiale del
Dipartimento di Stato americano. Ebbene: un paragrafo di quella dichiarazione
avrebbe dovuto menzionare i forni crematori, ma poi fu eliminato.
Perché? Lasciamo parlare le carte americane.
“Su suggerimento del Governo britannico, che afferma non
esserci prove sufficienti per giustificare una dichiarazione circa l’esecuzione
nelle camere a gas, è stato concordato di eliminare l’ultima frase del
paragrafo secondo della Dichiarazione sui crimini tedeschi in Polonia da “dove”
a “camere a gas”, così lasciando terminare il secondo paragrafo con “campi di
concentramento”.
Quando si dice “il silenzio sulle camere a gas”…
8. Bene, dunque, la massima “democrazia archivistica” su
Pio XII, ma attenzione a non lasciarsi prendere dalla “sindrome delle novità”.
Per esempio, le tragiche notizie provenienti da Rava-Rus'ka non erano una
novità. Ne parlava in prima pagina il Jewish Post già il 1° febbraio
1943; e non è il solo esempio.
9. A mo’ di post-scriptum. Notiamo del veleno in coda
all’articolo della Lettura.
In merito al ritardo con cui certe carte vengono alla luce,
Coco osserva: “Probabilmente chi ha maneggiato quei documenti prima di noi non
ha capito l’importanza del contenuto. Sa, nel passato non sempre gli archivi
venivano visti come una priorità in alcuni uffici del Vaticano. E non sempre
nel passato — fuori da qui — gli archivisti sono stati selezionati con occhio
per la loro professionalità”.
«Fuori da qui» è un inciso che fa capire che
secondo Coco la perfetta professionalità archivistica alberga solo presso
l’Archivio Apostolico Vaticano?
Che ci sia altissima professionalità in questo archivio, è
fuor di dubbio. È dunque negli altri archivi vaticani che Coco lamenta mancanza
di professionalità? E, per esperienza diretta anche degli altri archivi, su
quali basi lo afferma?» (Fonte).
martedì 15 agosto 2023
EXALTATA SUPER COROS ANGELORUM - Assunzione della Beata Vergine Maria in anima e corpo
Un interrogativo che sorge, in questo
giorno dell’Assunzione di Maria, è: abbiamo conferme celesti di questo dogma
proclamato dal Venerabile Pio XII durante l’anno santo del 1950?
La domanda sorge spontanea se pensiamo
che tutti i dogmi proclamati dalla Chiesa han trovato conferma e ratifica,
diciamo così, in Cielo. Segnatamente i dogmi mariani.
Così, per es., il dogma della Theotokos,
della divina maternità di Maria, proclamato dal Concilio di Efeso nel 431 d.C.,
da parte la circostanza che il titolo lo si trovava già nel Vangelo di Luca (S.
Elisabetta, rispondendo al saluto di Maria, le disse: «a che devo che la madre
del mio Signore venga a me?»: Lc 1, 43), ebbe conferma dalla viva voce della
Vergine apparendo alle soglie dell’anno mille (1001 per l’esattezza) ad un conte di Ariano e ad
un contadino, nel bosco del Cervaro, a sud di Foggia, in quello che è oggi è il
Borgo Incoronata, una frazione della città di Foggia. Qui la Vergine Maria si
presentò esplicitamente con le parole al conte: «Non temere, io sono la Gran
Madre di Dio, voglio che mi sia eretta qui una cappella per essere venerata dai
fedeli […]» (v. qui).
In modo non dissimile, fu confermato –
sempre riguardo a Maria – il dogma del suo immacolato concepimento proclamato
dal beato papa Pio IX nel 1854. Addirittura, qui il dogma fu proclamato dalla
stessa Vergine prima della proclamazione formale della Chiesa. A Rue du Bac, a
Parigi, nel novembre 1830 (quattordici anni prima del dogma), infatti, nell’apparizione
della Medaglia miracolosa a S. Caterina Labouré, poteva leggersi nell’ovale
della medaglia vista dalla santa «O Maria concepita senza peccato, prega per
noi che a Te ricorriamo». Non solo. Ma a Lourdes, nel 1858, la Vergine,
apparendo all’ignorante pastorella S. Bernadette, ebbe modo di presentarsi con
l’appellativo – incomprensibile per la ragazza - «Io sono l’Immacolata
Concezione». Come a voler dire alla Chiesa: già ve l’ho detto, ma se non lo
comprendete, ve lo ribadisco e confermo!
Bene. E riguardo all’Assunzione cosa
possiamo dire?
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| Ludovico Buti, Madonna dà la Cintola a san Tommaso, 1588-90, Museo di Palazzo Pretorio, Prato |
La risposta è affermativa. Anzi, qui la
conferma precedette la proclamazione del dogma e rafforzò l’intento del
pontefice del tempio, il venerabile Pio XII, nell’affermazione solenne di
questa verità.
Ci riferiamo alle apparizioni – sebbene
non formalmente riconosciute dalla Chiesa – della Madonna all’ex
evangelico Bruno Cornacchiola, insieme ai suoi tre figlioli, alle Tre Fontane,
a Roma. Nella prima apparizione, quella del 12 aprile 1947, la Madonna,
presentandosi a Bruno come la “Vergine della Rivelazione”, gli attestò «[…] Il
mio Corpo non marcì, né poteva marcire, Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a
prendere al momento del mio trapasso […]». In un interrogatorio da parte del
tribunale ecclesiastico del Vicariato, il piccolo Gianfranco, uno dei figli del
Cornacchiola, – all’epoca di appena quattro anni – così si esprimeva, come
ricorda un giudice di quel collegio: «“Di’ un po’: ma com’era quella statua là?”.
Dice: “Ma, no, macché! Era de ciccia!”. Un’ espressione così meravigliosa per
dire: “Ma che statua! Era proprio di carne ed ossa!”. Questa definizione vuol
dire che è autentica apparizione» (v. qui). In un certo qual modo, con quelle parole Pio XII vide
confermata dal Cielo la sua richiesta, rivolta all’intero episcopato, del
maggio 1946, con la lettera enciclica Deiparae Virginis Mariae, di sapere cosa ne pensasse della
proclamazione del IV dogma mariano (per l’esattezza se ritenessero tale verità
definibile e se, col loro clero e popolo, ne desideravano la definizione), che
comunque ebbe risposta positiva dal 98% dell’episcopato mondiale (soltanto 22
vescovi espressero perplessità sull’opportunità di siffatta definizione e solo
6 vescovi manifestarono dubbi circa la possibilità della definizione come
verità rivelata).
Come se non bastasse, papa Pacelli, alla
vigilia della proclamazione dogmatica, fu confortato dal c.d. miracolo del
sole, del quale già abbiamo parlato in anni precedenti (v. qui).
Per cui, anche per il dogma dell’Assunzione abbiamo la conferma dal Cielo, così com’è stato per le altre verità mariane.
Augustinus
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| Risplende la Regina in ori di Ofir .... Madonna Assunta, Vorno, Capannori (LU) |
domenica 9 aprile 2023
giovedì 12 agosto 2021
Il dogma dell’Assunzione, espressione della Tradizione della Chiesa
«Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio», così dichiara il padre della Chiesa san Giovanni Damasceno (dopo il 650-750). Era necessario… la Fede cattolica è sempre una religione di logica, una religione di ragione, non di sentimentalismi. Tuttavia, l’uomo credente, in terra, non giungerà mai alla “perfetta scientificità” della Fede, essendo solo il Creatore Onnisciente e rimarrà sempre, per lui, una porzione di Mistero. Altrimenti che Fede sarebbe?
Gesù disse all’incredulo
san Tommaso: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non
avendo visto crederanno!» (Gv 20, 29). Il Giudice misericordioso premierà
chi è rimasto fiducioso e fedele agli insegnamenti del Verbo incarnato senza
aver toccato con mano. Infatti, nell’altra vita, Fede e Speranza spariranno in
quanto non saranno più necessarie queste virtù teologali, essendo state risolte
nella perfetta compiutezza di sé in Cristo. Rimarrà solo più la Carità. Ecco
che credere nella Tradizione della Chiesa è un fatto sia logico che
indispensabile, altrimenti non è autentica Fede cattolica.
Papa Pio XII, nella sua
Costituzione apostolica Muneficentissimus Deus, del 1° novembre
dell’Anno Santo 1950, dove egli porta a dogma di Fede la glorificazione di
Maria Santissima con la sua Assunzione al Cielo in anima e corpo, s’incunea
perfettamente nella linea aurea della Tradizione della Chiesa, quella in grado
di resistere ai marosi della storia umana. La storia della Salvezza conduce un
percorso molto diverso dalle correnti umane, il più delle volte pronte ad agire
contro la volontà di Dio; ma l’intervento della Provvidenza divina irrompe,
nonostante tutto, nella stessa storia umana, essendo più forte delle tenebre
demoniache, che costantemente insidiano, come leoni ruggenti e lupi che si
travestono da pecore, il corso della vita individuale e collettiva. Lo stesso
Pontefice apre in questi termini la Costituzione mariana: «Il
munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono
fatte di sapienza e d’amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella
vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie
diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf.
Rm 8, 28)».
Con parole che rimandano
a considerazioni perfettamente allineate con i nostri tempi presenti, dove si
manifestano «gravissime calamità e l’aberrazione di molti dalla verità e
dalla virtù», il Papa stabilisce una perfetta connessione fra il dogma
dell’Immacolata Concezione e quello della sua Assunzione: Cristo con la sua
morte ha vinto il peccato e la morte, e sull’uno e sull’altra ha trionfato
vittoriosamente e riporta vittoria anche chi, in virtù di Cristo, è stato
rigenerato soprannaturalmente con il battesimo. «Ma per legge generale Dio
non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte
se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti
dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell’ultimo giorno si ricongiungeranno
ciascuno con la propria anima gloriosa. Ma da questa legge generale Dio volle
esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto
il peccato con la sua concezione immacolata; perciò, non fu soggetta alla legge
di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione
del suo corpo solo alla fine del mondo».
Oltre ai Padri e Dottori
della Chiesa, papa Pacelli include anche, come fondamento del dogma
dell’Assunzione, la Liturgia. Tema decisamente scottante nei nostri giorni, in
cui la rivoluzione in tal senso ha compiuto un’opera drammatica nel contribuire
a scardinare la dottrina. Pio XII cita (non bisogna dimenticare che egli scrive
nel 1950) come fonte, per avvalorare il credo dell’Assunzione, sia la Liturgia
d’oriente che quella d’occidente e mentre la prima continua a non subire
variazioni, quella d’occidente è stata rivoltata e avvelenata al termine degli
anni Sessanta del Novecento.
Attingere alla fonte
della Sacra Liturgia è vitalità irresistibile della veridicità della dottrina
creduta e praticata, «essendo anche una professione delle celesti verità,
sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze
di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della
dottrina cristiana» (Mediator Dei: AAS 39 (1947), p. 541; EE 6/475).
Nella Liturgia bizantina
viene ripetutamente collegata l’assunzione corporea di Maria Santissima non
solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi,
specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno
celeste: «A te Dio, re dell’universo, concesse cose che sono al disopra
della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro
conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò»
(Menaei totius anni).
A differenza di
molteplici e prolissi documenti della Chiesa contemporanea, che affermano,
attraverso meccanismi dialettici, talvolta ambigui e talaltra di manifesto
errore, e con opinioni evidentemente slegate dalla sua Tradizione, il magistero
preconciliare ha sempre utilizzato, sull’esempio della docenza di Gesù e dei
Vangeli, un linguaggio snello, aderente alla logicità, alla chiarezza e alla
nettezza. Anche in questo caso, nella Muneficentissimus Deus,
l’autore sostiene con determinazione che «la liturgia della Chiesa non crea
la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti
dall’albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle
omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi
attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di
cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e
approfondirono il senso e l’oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i
libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della
festa non era soltanto l’incorruzione del corpo esanime della beata vergine
Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste “glorificazione”, a
somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo».
La meraviglia dell’unica
religione vera al mondo – Extra Ecclesiam nulla salus, espressione
che rimanda a ciò che disse Cristo stesso: Chi non è con me è contro di me (Mt
12, 30), Chi non è contro di noi è per noi (Mc 9, 40) e a ciò che affermò il
primo Papa: «Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è
diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti
altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo
essere salvati» (Atti 4, 11-12) – sta proprio nella chiarezza dei suoi
principi, ma anche alla sua Tradizione, senza la quale è inquietudine,
infelicità e distruzione.
In questa Tradizione s’incastona perfettamente il dogma dell’Assunzione, a cui venne data risposta teologica dai Dottori della Chiesa, come sant’Alberto Magno, maestro di san Tommaso d’Aquino, il quale, dopo aver raccolti, per provare questa verità, vari argomenti, fondati sulla Sacra Scrittura, sui Padri della Chiesa e sulla Sacra Liturgia, conclude: «Da queste ragioni e autorità e da molte altre è chiaro che la beatissima Madre di Dio è stata assunta in corpo ed anima al disopra dei cori degli angeli. E ciò crediamo assolutamente vero» (Mariale sive quaestiones super Evang. “Missus est“, q. 132.); inoltre, in un discorso tenuto il giorno dell’Annunciazione di Maria, spiegando il saluto dell’angelo Gabriele: «Ave, o piena di grazia …», il dottore universale mette a confronto la Santissima Vergine con Eva, che fu immune dalla quadruplice maledizione alla quale Eva fu soggetta.
Il grande gesuita e
cardinale san Roberto Bellarmino esclama: «E chi, prego, potrebbe credere
che l’arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo
sia caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale
che generò Dio, lo partorì, l’alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere
o sia stata data in pasto ai vermi» (Conciones habitae Lovanii, concio
40: De Assumptione B. Mariae Virginis).
Sulla stessa linea san Francesco di Sales, che con il suo dolce modo domanda: «Chi
è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la propria madre e
non la porterebbe dopo morte con sé in Paradiso?» (Oeuvres de St
François de Sales, Sermon autographe pour la fete de l’Assomption).
Con lo stesso rigore
logico, il vescovo sant’Alfonso Maria de’ Liguori scrive: «Gesù preservò il
corpo di Maria dalla corruzione, perché ridondava in suo disonore che fosse
guasta dalla putredine quella carne verginale, di cui egli si era già vestito»
(Le glorie di Maria, parte II, disc. 1. 28).
Mentre san Pietro
Canisio non usa mezzi termini e va dritto nel contrastare il fallace pensiero
di coloro che non credono nella glorificazione non solo dell’anima, ma anche
del corpo della Madre di Dio: «Questa sentenza […] è issata talmente
nell’anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che
negano che il corpo di Maria sia stato assunto in cielo, non vanno neppure
ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto
temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico» (De Maria
Virgine), come dimostrano i protestanti, i quali non credono né
all’Immacolata Concezione, né alla sua perenne verginità, né alla sua
Assunzione in Paradiso. Ma defraudare la Iánua cáeli di tali
divini doni significa precludersi la sua materna, regale e potente
intercessione, che non ha pari nel Cuore di Gesù.
mercoledì 5 maggio 2021
5 maggio 1940 - 2021 - 81° anniversario della proclamazione dei Santi Francesco d'Assisi e Caterina da Siena a patroni d'Italia
Quest'oggi, nella festa di S. Pio V, insigne pontefice e confessore, ricordiamo un importante evento, avvenuto 81 anni fa nella basilica domenicana di Santa Maria sopra Minerva, a Roma: vale a dire la proclamazione a Santi Patroni dell'Italia dei Santi Francesco d'Assisi e Caterina da Siena.
Rilanciamo alcune foto del Pontificale coram Summo Pontifice celebrato da Sua Eminenza il card. Tisserand. Pio XII tenne il suo discorso al termine del Pontificale dal pulpito della Basilica, tratte dal profilo facebook dei frati domenicani della Basilica.
domenica 4 aprile 2021
domenica 12 aprile 2020
Auguri pasquali .... alle falangi del Divino Risorto
Romani! Ospiti pasquali della Città eterna! Diletti figli e figlie di tutto il mondo! Ancora una volta, giubilante e trionfante, è risonato sulla terra l’annunzio dell’Angelo della Pasqua, che invita le anime alla santa letizia: Surrexit! Gesù è risorto! Alleluia!
Fedeli cristiani, voi avete ben ragione di esultare, celebrando il radioso giorno della Risurrezione: in esso, Gesù ritornò alla vita; in esso la sua divina missione, che agli occhi dei pavidi sembra offuscarsi nell’ora della Passione, rifulse di con fermato splendore. Egli resterà l’eterno dominatore della morte, l’eterno possessore della vita. Ieri, oggi, nei secoli, come nella prima Pasqua, Cristo è vivo e vincitore.
Ma la vita indistruttibile di Cristo si comunica al suo Corpo mistico. Perciò vi diciamo: Vivete, vivete, diletti figli. Voi avete già tante ansie per assicurare il sostentamento della vostra vita materiale; voi lavorate o cercate lavoro, perchè non manchi il pane e una conveniente dimora ai vostri cari; giusta e doverosa sollecitudine! Ma — aggiungeremo con le parole stesse di Gesù, il divino Maestro dell’eroismo — «che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? Ovvero, che può dar l’uomo in cambio della sua anima?» (Matth. 16-26). Ora l’anima non può vivere senza respirare, non può vivere senza nutrirsi; e il respiro dell’anima è la preghiera, il suo nutrimento è l’Eucaristia.
Tuttavia non basterebbe che voi stessi foste risoluti a vivere sempre più intensamente, se rimaneste insensibili a che altri muoia intorno a voi. Perciò Noi ameremmo che, in questa piazza, da migliaia e migliaia di cuori si levasse come un grido solenne: «vogliamo far vivere anche i nostri fratelli: ovunque incontreremo la morte, vogliamo arrecare la vita!» Noi ameremmo che sorgessero immense falangi di apostoli, simili a quelli che la Chiesa conobbe ai suoi albori. Parlino i sacerdoti dai pulpiti, per le vie e per le piazze, ovunque è un’anima da salvare; e accanto ai sacerdoti, parlino i laici, che hanno appreso a penetrare con la parola e con l’aurore le menti e i cuori. Si, penetrate, portatori di vita, in ogni luogo, nelle fabbriche, nelle officine, nei campi, ovunque Cristo ha diritto di entrare. Offritevi, riconoscetevi fra voi, nei diversi centri del lavoro, nelle medesime case, uniti tutti, strettamente, in un solo pensiero e in una sola brama. E poi aprite grandi le braccia ad accogliere quanti verranno a voi, ansiosi di una parola soccorritrice e rasserenatrice in quest’atmosfera di tenebra e di sconforto. Contro gl’industriali del peccato mettetevi all’opera voi, edificatori della casa di Dio! In tal guisa la vittoria della fede, della virtù e dell’amore, che auspichiamo nel più vasto e compiuto significato, accrescerà in voi la letizia cristiana, estenderà salutarmente i suoi frutti anche al monda ignaro o dimentico di Cristo, stabilendo e assicurando quella pace, per la quale incessantemente leviamo le Nostre suppliche.
O Gesù risorto, gloriosamente vivo nella Tua umanità, Ti rendiamo grazie per il dono di vita che con la Tua risurrezione hai comunicato alle nostre anime e alla tua Chiesa. Fa’ che questi Tuoi figli, qui devotamente adunati, con indefessa perseveranza l’alimentino in sé, rimanendo a Te uniti, praticando i Tuoi precetti. Concedi che la luce pasquale della Tua grazia rischiari la via che deve ricondurre gli animi smarriti e randagi alla casa del Padre Tuo. Risolleva a virtù coloro, che portano il Tuo nome, ma sono immemori di ciò che esso esige; apri al Tuo lume e al Tuo amore le menti e i cuori di quanti prestano orecchio alle voci del dubbio, della negazione, della opposizione al Tuo messaggio salvifico, o che si lasciano sedurre dai vani e ingannevoli allettamenti terreni. Rinnova la letizia della Tua Chiesa, e asciuga le lacrime dei suoi membri sofferenti, addolorati, angustiati, perseguitati per la verità e la giustizia. E trovi eco sincera in tutti gli uomini il saluto che Tu, risorto, rivolgevi ai discepoli: Pax vobis! La pace sia con voi. Cosi sia.
giovedì 9 aprile 2020
Carattere della liturgia della Settimana santa
Carattere della liturgia della Settimana santa
Abate dom Emanuele Caronti O.S.B.














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