Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 2 aprile 2021

Immagini per meditare la sera del Venerdì Santo



Ippolito Scalza, Pietà, 1579, Duomo, Orvieto

Józef Unierzyski, Discesa dalla Croce, 1887, Muzeum Narodowe w Krakowie, Cracovia

Antonio Ciseri, Trasporto del Cristo al sepolcro, 1864-70, Santuario della Madonna del Sasso, Orselina

Charles Timbal, Il Cristo portato alla tomba, 1848, Musée Barrois, Bar-le-Duc

Jozef Janssens, Pellegrini dinanzi ad una reliquia cristiana ovvero Venerdì Santo notte ovvero la Veronica mostra il sacro lino alla Vergine ed alle pie donne,1894, Anversa.
Il dipinto rappresenta la Veronica che la sera del Venerdì Santo mostra a Maria, sostenuta da Giovanni, e alle pie donne il velo, così come la scena è descritta dalla Beata Anna K. Emmerick nei Diari pubblicati da Clemente Brentano: “Questo santo gruppo giunse alla casa di Veronica e vi entrò, frattanto anche Pilato e i suoi soldati rientravano, passando per quella strada. Quando Veronica mostrò alle sante donne il volto di Gesù impresso sulla stoffa, esse non poterono trattenere il pianto”.

Juan Antonio Vera Calvo, La Veronica mostra il Volto Santo alla santa Vergine ed a S. Giovanni, 1864, Museo Nacional del Prado, Madrid



Claude Jacquand, Maria madre dolorosa, 1866

sabato 31 marzo 2018

Preghiera di S. Bonaventura alla Vergine SS. Addolorata

Dies amara valde! Giorno di infinita tristezza.
La notte del venerdì santo e del sabato seguente tutto è compiuto. Il buio ha avvolto la terra. Il Padre non ha risposto all’invocazione del Crocifisso: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni!».
Dinanzi alla tragedia della Croce le nostre labbra appaiono chiuse come da enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso sepolcro del Cristo quel pomeriggio del Venerdì, che era già Sabato. Sono chiuse sì. Ma nutrono la speranza, o forse dovremmo dire la certezza, dell'imminente Resurrezione, di una Vita nuova, che è quella vera, allorquando quell'enorme masso sarà rimosso per la potenza di Dio. Allora ci sarà la risposta a quell'invocazione!
In questo giorno, contempliamo l’attesa della Vergine Maria, invocandola come Addolorata e Desolata, con questa bellissima preghiera di S. Bonaventura da Bagnoregio.



PREGHIERA DI SAN BONAVENTURA
ALLA BEATA VERGINE
MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

Per quei singulti e sospiri e indicibili lamenti, indizi dell'afflizione in cui era il vostro interno, o Vergine gloriosissima, quando vedeste tolto dal vostro seno e chiuso nel sepolcro il Vostro Unigenito, delizia del vostro cuore, rivolgente, ve ne preghiamo, quei vostri occhi pietosissimi a noi miseri figli di Eva, che nel nostro esilio, e in questo misera valle di pianto a Voi innalziamo calde suppliche e sospiri. Voi dopo questo lagrimevole esilio fateci vedere Gesù, frutto benedetto delle vostre caste viscere. Voi con gli eccelsi vostri meriti impetrateci di potere in punto di nostra morte esser muniti dei Santi Sacramenti della Chiesa, per terminare i nostri giorni con una morte felice, ed essere finalmente presentati al divin Giudice, sicuri di essere misericordiosamente assoluti. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

lunedì 17 aprile 2017

Prima il Cristianesimo: l’Autorità e il potere – Editoriale di marzo 2017 di “Radicati nella fede”

In questo lunedì dell’Angelo, rilanciamo – sebbene con un po’ di ritardo - l’editoriale di marzo di Radicati nella fede, ripreso da Riscossa cristiana.

Pieter Paul Rubens, Le Sante donne al Sepolcro, 1611-14, Norton Simon Museum, Pasadena


Peter von Cornelius, Le tre Marie al sepolcro, 1815-22, Neue Pinakothek, Monaco

Salviati & Co. di Venezia, Sante donne al Sepolcro, 1868-71, Cappella di San Dunstano, Cattedrale di S. Paolo, Londra

Bernardo Strozzi, La cena di Emmaus, XVII sec.

Adeodato Malatesta, Cena di Emmaus, XIX sec., Cattedrale, Legnago

Michele Rapisardi, Cena di Emmaus, 1840-60, Catania

PRIMA IL CRISTIANESIMO: L’AUTORITÀ E IL POTERE


Editoriale di “Radicati nella fede”
Anno X n. 3 - Marzo 2017

Un Cristianesimo debole, che ha dimenticato la Rivelazione Divina nella sua interezza, o che parla di Rivelazione in maniera generale ma non crede più fermamente nei contenuti puntuali della rivelazione, finisce con l’essere attento solo all’aspetto di potere presente nella Chiesa.
Una Chiesa che dice a parole che Dio si è rivelato, ma, nello stesso tempo, pensa di fatto che Dio sia ancora così nascosto, da puntare tutto solo sulla ricerca umana; da pensare che Dio debba essere rincorso in una estenuante ricerca dell’uomo, poi deve appoggiarsi completamente sull’uomo, e per non esplodere nella completa confusione e anarchia, deve fondarsi sul potere. E questo potere ha la funzione di regolamentare questa ricerca umana, con il quasi esclusivo criterio di fermare, arginare, stigmatizzare chi - obbedendo cattolicamente al contenuto della rivelazione - pensa che si debba obbedire a Dio che ha parlato e non cercarlo come se non si fosse rivelato.
È il potere interno a una neo-chiesa che, caduta nel puro naturalismo, punta tutta sull’uomo in ricerca ed è strutturalmente nemica della Rivelazione Divina.
Questo neo-potere della neo-chiesa non ha autorità.
Sì, perché il potere non è esattamente l’autorità.
L’autorità è serva della verità, il potere è servo di se stesso.
L’autorità è di Dio da cui tutto deriva, ed è partecipata da Dio a coloro che sono posti a custodire l’opera di Dio, naturale e soprannaturale.
Padre e madre sono autorità per i figli; Dio ha suggellato nel quarto comandamento questo rapporto autorevole; ha legato all’onore dato al padre e alla madre la benedizione o la maledizione; ma anche quest’autorità, così naturale, viene da Dio che ha fatto la vita e non potrà mai essere esercitata sui figli in contrasto con la legge di Dio: se tuo padre e tua madre ti comandassero qualcosa contro la legge di Dio, contro la sua rivelazione, tu obbedirai a Dio e non al comando ingiusto e falso dei tuoi genitori.
Deriva da Dio anche l’autorità dei reggitori del mondo. Re e Capi di Stato hanno un’autorità voluta da Dio, anche quando non sono cristiani, ma pagani o atei. San Pietro raccomanda questo riconoscimento di autorità: “State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa è la volontà di Dio...” (1 Pt 2,13 e ss.).
Questa è la dottrina cattolica, quella non inventata dagli uomini ma frutto della rivelazione divina: Dio creatore e governatore del mondo, ha disposto che l’umano consorzio, composto di essere ragionevoli e sociali, avesse un ordinamento fondamentale idoneo a loro; e tale “ordinamento di Dio” consiste radicalmente nell’autorità e nella fratellanza. (…) (Il potere di queste autorità) non deriva da qualche loro privilegio e superiorità naturale, ma proviene da Dio, vero ed unico padrone di tutto e di tutti, il quale per il bene della società ha posto il principio di autorità. - Onde chi resiste a questa, resiste all’ordinamento di Dio (Umberto Benigni, Storia sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 58).
Ma va aggiunto subito che quest’autorità non può essere esercitata contro Dio e la sua volontà: Siccome tutta la base dell’autorità e del suo potere sociale sta nell’ordinamento divino, quell’autorità che comanda cose contrarie alla legge del Signore, perde la propria base; ed il suo comando è nullo. Donde consegue che, nel bivio di disobbedire a Dio o agli uomini, non vi può essere dubbio di scelta (Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 59).
Se questo riferimento a Dio è essenziale per le autorità naturali, cosa si dovrà dire di quelle che sono preposte alla vita della Chiesa, che è vita soprannaturale, vita di grazia? L’autorità nella Chiesa e il potere che ne è emanazione sono totalmente relative all’opera di Dio, alla salvezza delle anime. Staccare in qualche modo, nella Chiesa, l’autorità da Dio è pura assurdità, questo lo capiscono tutti!
Ma c’è un modo discreto e tremendo di staccare l’autorità ecclesiastica dal suo fondamento che è Dio, ed è quello di non dare contenuto preciso alla rivelazione.
Le autorità civili si sono separate da Dio dichiarando lo stato aconfessionale, agnostico o ateo; si sono separate da Dio inventando la loro autonomia nel libera Chiesa in libero Stato; e fondandosi su se stesse, e non su Dio, sono diventate troppe volte incivili.
Le autorità ecclesiastiche, invece, si sono emancipate da Dio relativizzando la rivelazione: ciò che Dio ha detto è stato storicizzato, reinterpretato, riformulato, ammodernato e alla fine relativizzato. Tutto ciò ha dato il via libera ad una autorità che pensa di fare un cristianesimo nuovo in ogni stagione del mondo, senza vincoli con il deposito della fede. La conseguenza è che questa autorità diventa dispotica, perché resta la sola capace di giudicare se tu sei cattolico o no. Non è più la Rivelazione che ti giudica attraverso l’autorità, ma è l’autorità sola, vedova di una rivelazione relativizzata.
Questa operazione alla fine distruggerà l’autorità, anzi lo sta già facendo da tempo.
Gli uomini prima rigetteranno un’autorità senza riferimenti vincolanti, che cambia le verità a piacimento; poi abbandonerà una chiesa terribilmente vuota, senza contenuto divino.
Solo nell’autorità della Rivelazione, nell’interezza delle fonti – Scrittura e Tradizione – si può salvare l’autorità della Chiesa e nella Chiesa.
Ecco perché il richiamo alla Tradizione non è mai contro l’autorità, ma fonda l’autorità, la salva.
Senza la Scrittura e la Tradizione non c’è autorità possibile.
L’insistenza sull’autorità sganciata dalla Tradizione, ma legata all’innovazione ha posto mano all’opera anarchica nella Chiesa. L’autorità per l’aggiornamento e non per la custodia del deposito divino è la cosa più assurda che sia mai capitata nella storia della Chiesa.
I nemici lo sapevano: la massoneria, il comunismo ecc... hanno sempre fatto l’occhiolino ai teologi modernisti e li hanno utilizzati per annullare la Chiesa. 
I preti, la maggior parte, non l’hanno capito... così come i clericali: a furia di sottolineare l’autorità piuttosto che la verità, hanno dimenticato quest’ultima per strada.
I semplici lo intuirono e continuarono in un cristianesimo umile, lasciando blaterare le nuove guide ecclesiastiche.
Per questo crediamo fermamente che il migliore servizio alla Chiesa sia la fedeltà alla Messa di sempre, sintesi della Rivelazione, unica salvaguardia possibile dell’autorità nella Chiesa e nella società.
I semplici l’hanno capito; un giorno, dopo l’ubriacatura, anche l’autorità ci ringrazierà.

mercoledì 2 novembre 2016

Mostrata la tomba del Cristo vivente. La morte davvero non ha l'ultima parola .....

Avevamo parlato giorni fa (v. qui) dello scoprimento, dopo secoli, del banco di pietra sul quale era stato deposto il corpo del Signore Gesù Crocifisso e che era stato, dunque, diretto testimone della Resurrezione.
Le ricerche archeologiche hanno dimostrato, peraltro, che il sepolcro di Giuseppe di Arimatea, nel quale era stato posto il Signore, si trovava all’interno di un’area cimiteriale ebraica, allocata fuori delle mura dell’epoca della Città Santa.
Il banco di pietra non era riportato alla luce dal 1810, allorché la lastra marmorea era stata spostata. La volta precedente accadde nel 1555, sotto la guida del Custode Bonifacio di Ragusa, quado anch'egli fu autorizzato a eseguire dei lavori all'Edicola, perché all’epoca – come oggi – mostrava i segni d’usura provocati dal passare del tempo.
Come apprendiamo dal sito ufficiale della Custodia di Terra Santa, «la roccia originaria, il letto funebre di Gesù, [è] tagliato nella stessa pietra di Gerusalemme. Nella pietra si scorgono dei canali scavati: per lo scorrimento dei fluidi, dicono gli uni, per un rituale bizantino che consiste nel santificare l'olio, affermano altri. Il modo in cui la pietra è tagliata potrebbe dare un'idea agli specialisti dell'orientamento del corpo. La testa diretta verso Ovest o verso Est?» (Ho visto la tomba del Cristo vivente, in Custodia di Terra Santa, 28.10.2016. In inglese, I saw the tomb of the living Christ, ivi, Oct. 28, 2016). Ovviamente, sulla base dei risultati, altre ricerche saranno compiute.
Oggi, perciò, è assai indicato rilanciare alcune foto pubblicate da National Geografic e da alcuni altri siti. Infatti, nell’odierna celebrazione della Commemorazione dei fedeli defunti, si annuncia la speranza, per tutti coloro che si sono addormentati nel Signore, che il loro destino non è per la morte (fisica ed eterna), ma sarà simile a quello del Salvatore e per la vita eterna e beata in Dio.
Articoli di riferimento: Kristin Romey, Unsealing of Christ's Reputed Tomb Turns Up New Revelations, in National Geographic, Oct. 31, 2016;
Id., La tomba di Gesù svela i suoi segretiivi, 31.10.2016;
Id., La resurrezione del Santo Sepolcro, ivi, 27.10.2016;
Giorgio Bernardelli, I Francescani: “Ecco com’è la pietra del sepolcro di Gesù”, in La Stampa, 30.10.2016.





(Cliccare sull'immagine per il video)







Foto tratte da National Geographic

sabato 29 ottobre 2016

Riportato alla luce il letto di roccia su cui fu deposto il corpo di Gesù nel Santo Sepolcro

Dopo alcuni giorni di nostra forzata assenza, torniamo con un aggiornamento relativo ai recenti lavori di restauro dell’edicola del Santo Sepolcro, in Gerusalemme, dove, dopo secoli, è stata riportata alla luce la nuda roccia sulla quale fu deposto il corpo esangue del Salvatore la sera del Venerdì Santo e che fu testimone della Resurrezione e dello stupore degli apostoli. Alla vigilia della festa di Cristo, Re dell’Universo, rilanciamo questo contributo, che è peraltro riportato in maniera ampia dalla rivista National Geographic.

SANTO SEPOLCRO: RIPORTATO ALLA LUCE IL LETTO DI ROCCIA SU CUI FU DEPOSTO IL CORPO DI GESÙ


Per la prima volta da secoli, la superficie originale di quella che è tradizionalmente considerata la tomba di Gesù è stata riportata alla luce. Situata nella Basilica del Santo Sepolcro, nella Città Vecchia di Gerusalemme, la tomba era stata ricoperta con una lastra di marmo al più tardi nel 1555, ma probabilmente parecchi secoli prima.
«Una volta rimossa la lastra di marmo, siamo rimasti sorpresi trovando al di sotto una grande quantità di materiale di riempimento», racconta Fredrik Hiebert, archeologo residente della National Geographic Society, che partecipa al progetto di restauro del sepolcro. «Occorrerà del tempo per portare a termine tutte le analisi scientifiche, ma alla fine saremo in grado di vedere la superficie originale di roccia su cui, secondo la tradizione, fu deposto il corpo del Cristo morto».
[...]
Il banco dove fu deposto il corpo è ora contenuto in una piccola struttura all’interno della basilica, detta l’Edicola (dal latino aedicula, “piccola casa”), che fu ricostruita per l’ultima volta nel 1808-10 dopo essere stata distrutta da un incendio. Oggi l’Edicola e la tomba sono oggetto di un restauro curato da un’équipe dell’Università Tecnica Nazionale di Atene, sotto la direzione di Antonia Moropoulou, principale supervisore scientifico.
Riportando alla luce e studiando il letto di roccia, i ricercatori puntano a chiarire meglio la forma originaria del sepolcro, ma anche ad analizzare le vicissitudini storiche del sito, diventato oggetto di venerazione da parte dei fedeli da quando, nel 326 d.C. Elena, madre dell’imperatore romano Costantino, lo identificò come luogo di sepoltura di Cristo. «Siamo in un momento cruciale per il restauro dell’Edicola”, dice Moropoulou said. “Le tecniche che stiamo usando per analizzare questo monumento unico al mondo permetteranno al mondo intero di seguire le nostre scoperte come se ciascuno di noi fosse lì, davanti alla tomba di Cristo». [...]

lunedì 28 marzo 2016

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo

Il Vangelo di Matteo, sempre molto sensibile all'ambiente giudaico, riferisce che, il giorno della Resurrezione, le guardie, che erano state poste a guardia del sepolcro e che furono tramortite dal timore generato dalla potenza del Risorto, riferirono ai sommi sacerdoti ed agli anziani quanto era loro accaduto. Questi, quindi, riunitosi, pur senza negare la realtà della Resurrezione e senza negare l’attendibilità delle guardie poste a vigilanza del sepolcro (il Vangelo almeno non lo dice né lo lascia intendere!), nondimeno pensarono bene di corromperle, offrendo loro una somma di denaro che S. Matteo dice essere stata “buona”, cioè cospicua. A condizione che diffondessero una versione di comodo: «Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia» (Matth. XXVIII, 13-14).
In buona sostanza, i sommi sacerdoti e gli anziani preferirono che si accreditasse una versione di comodo per la quale le guardie – che pure dovevano montare di guardia – si sarebbero “addormentate” durante il loro servizio (verosimilmente, per far credere che tutte si fossero addormentate, esse dovevano aver ecceduto nel bere …) e, per giunta, durante il sonno, stando alla diceria messa in giro dai giudei, si sarebbero fatte sottrarre il corpo di Gesù dal sepolcro. Insomma, questi soldati avrebbero violato gravemente le consegne ricevute, facendosi beffare dai discepoli del Nazareno!! In effetti, se fossero stati i discepoli di questi a trafugare il corpo del Maestro, essi dovevano essere evidentemente numerosi, cioè in numero tale da poter spostare la grossa pietra del sepolcro onde entrare nel sepolcro e trafugare il corpo del Crocifisso! Operazione questa che, se fosse avvenuta, non poteva essere condotta in maniera silenziosa, tanto da non destare eventuali soldati ipoteticamente pur addormentati (anche se ubriachi)!
Per queste plurime violazioni, senz’altro quei militari si sarebbero esposti a gravi sanzioni, non esclusa la pena capitale.
Di qui la necessità per i giudei di offrire loro una somma di denaro “buona”. I soldati, annota l’evangelista, «preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi» (Matth. XXVIII, 15). Una diceria, evidentemente, poco credibile giacché fondata sull'ipotetica auto-confessione di gravi violazioni dei doveri militari da parte dei soldati posti a guardia del sepolcro! Una diceria che poteva essere comprata solo a suon di cospicue somme di denaro.

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo


Voi già sapete, o cristiani, che la notte della domenica in cui risuscitò Gesù Cristo, un angelo discese dal cielo e, suscitato un grande terremoto e rovesciata la pietra del sepolcro, vi si assise al di sopra con un aspetto fulminante; sicché le guardie poste dai Giudei al sepolcro, atterrite a quella vista, restarono tutte come morte. Voi sapete parimenti che il sepolcro fu poi visitato e rivisitato dalle sante donne e dai discepoli. […] Dove intanto si trovassero le guardie, l’Evangelio non lo dice. Esso dice solamente che, partite le donne dal sepolcro, Quae cum abiisent, alcuni soldati della guardia andarono  in città a riferire ai sommi sacerdoti tutto quello che era avvenuto […] vale a dire riferirono loro non solamente che il terremoto e l’aspetto minaccioso e terribile dell’angelo li aveva fatti dallo spavento tramortire, ma inoltre che, rovesciata dall’angelo la pietra del sepolcro, il corpo di Gesù Cristo non vi si trovava più. […] Ora i sacerdoti, assicurati così dalle guardie che il corpo di Gesù Cristo tra mezzo a inauditi prodigi era da sé sparito dal sepolcro, che dovevano essi pensare? Che dovevano fare? Essi dovevano pensare che Gesù Cristo era veramente risuscitato, come aveva promesso […]. Allora fu che i capi de’ Giudei ebbero ben a pentirsi d’aver posta al sepolcro quella guardia di cui tanto dapprima si gloriavano. O consigli degli uomini, quanto siete voi ciechi contro i consigli di Dio! Senza quella guardia, sarebbe stato facile ai capi de’ Giudei il dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo: ma con quella guardia era loro ben difficile il dirlo e più difficile ancora il provarlo.
Difatti che cosa far credere al popolo di quella guardia? Forse che i soldati fossero stati forzati dai discepoli? Ciò li avrebbe disonorati nel punto per loro delicato della bravura; ed essi lo avrebbero costantemente negato. Forse ch’essi, quando fu rubato il corpo di Gesù Cristo, si trovassero tutti addormentati? Ciò era cosa evidentemente ridicola a dire, ma pur più facile a farla dai soldati attestare. Per qual mezzo adunque ottenere da loro la testimonianza? Per mezzo del danaro. Guai, cristiani, infelice danaro! Quanti delitti ha esso mai cagionati nel mondo! Guai a chi lo dà per render gli altri complici del proprio peccato; e guai a chi lo riceve per rendersi complice del peccato altrui! […]
L’avarizia era una delle passioni favorite dei capi de’ Giudei; […] Chiamati pertanto i soldati, i capi de’ Giudei diedero loro una grossa somma di danaro, pecuniam copiosam dederunt militibus; ma col patto che andassero dicendo che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo mentre essi dormivano, vobis dormientibus.
Ma qui restava ancora un’altra difficoltà. Un soldato di guardia che si fosse lasciato prendere dal sonno era reo di morte. Quei soldati adunque, col dire che si erano tutti addormentati, si esponevano a pericolo d’esser tutti dal Governatore puniti di morte. Ma in tal caso i capi de’ Giudei presero sopra di loro stessi tutto questo affare: essi avrebbero acquietato il Governatore e messi i soldati al coperto d’ogni pena […]. Quanti delitti, o cristiani, e quanti deliri insieme in tutto questo procedere dei capi de’ Giudei! Si conosce la verità e si vuol farla passare per un’impostura; s’inventa un’impostura e si vuol farla passare per una verità; si fa attestare da guardie corrotte a prezzo d’oro ciò che non possono aver veduto, si fa dire a queste guardie ciò che le fa ree di morte e se ne promette loro l’impunità; insomma, purché l’odio contro di Gesù Cristo resti soddisfatto, si fanno passare per ragionevoli e giuste le assurdità più ridicole, insieme e le più esecrabili empietà. Tanto è vero, o cristiani, che le passioni talvolta arrivano a soffocare negli uomini ogni principio di retta coscienza e insieme di sana ragione.
Preso allora il danaro, i soldati andarono francamente spacciando la favola ch’era loro stata suggerita, sicut fuerant edocti: e questa favola si divulgò tra i Giudei e vi fu lungamente creduta: Et divulgatum est verbum istud apud Judaeos usque in hodiernum diem.
Insensati Giudei! Stupida credulità! I soldati, posti con tanta gelosia alla guardia del sepolcro, si sono addormentati tutti; e allo strepito inevitabile fatto per rovesciarne la pietra non se ne risvegliò neppure un solo; e i discepoli furono quelli che, rovesciata la pietra, hanno rubato il corpo di Gesù Cristo; e i testimoni irrefragabili ne sono i soldati, che tutti allora dormivano; e i soldati stessi sono quelli che pubblicano questo loro fallo degno di morte e fanno sapere a tutti che i discepoli hanno rubato quel corpo perché essi dormivano; e questi soldati non si accusano, non son fatti punire, anzi vengono assicurati dell’impunità, premiati, pagati profusamente; e i discepoli stessi, che per rubare il corpo di Gesù Cristo hanno infranti i sigilli pubblici e rubando quel corpo hanno cagionato un errore peggior del primo, un errore che rovescia sino dai fondamenti tutta la religione giudaica, questi discepoli si lasciano tranquilli nella città santa, in Gerusalemme, sotto gli occhi del Governatore insieme e dei sommi sacerdoti, senza perquisizioni, senza minacce, senza supplizj: ah! veramente mentita est iniquitas sibi, ps. XXV I, 12; si, cristiani, l’iniquità si smentisce da sé medesima, e la verità da tutte le parti si manifesta. […]
Divino Gesù, se la favola inventata contro di voi, dopo risorto, dai capi de’ Giudei e fatta credere al popolo giudaico ne ha fatti perire tanti tra loro eternamente, ah! non sia così di noi che crediamo e crediamo di tutto cuore la verità della vostra risurrezione. Deh! anzi questa fede, animata in noi dalle opere della santa carità e vincitrice per conseguenza di tutte le nostre passioni, che ce la potrebbero far perdere, questa fede ci tenga tutti a nostra santificazione e salute uniti inseparabilmente a voi, per viver tutti con voi la vita della vostra grazia sulla terra e la vita della vostra gloria nel cielo; vita che, al pari della vita vostra dopo risorto, sarà per tutti i secoli dei secoli immortale.

[Brano tratto da un libro del 1837 intitolato Spiegazione pastorale ordinata degli Evangelj, scritto da Don Francesco Molena]

Fonte: Cordaliter, 28.3.2016