Sante Messe in rito antico in Puglia

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lunedì 9 ottobre 2023

9 ottobre 1958 - 2023 - Anniversario del beato transito del Venerabile Pontefice Pio XII



Rare fotografie del corpo del papa Pio XII, rivestito dell'abito corale, con mozzetta e camauro, avvolto in più strati di cellophane, dopo l’immersione del cadavere in un misterioso miscuglio di erbe aromatiche, secondo le prescrizioni del medico personale del Papa (che era un semplice oculista), Riccardo Galeazzi Lisi, che, a suo dire, aveva inventato un innovativo metodo di imbalsamazione. L’averlo avvolto nel cellophane, tuttavia, innalzò la temperatura corporea a livelli tali che la salma, nel tragitto tra Castel Gandolfo a Roma, esplose sulla Via Appia, all’altezza della Basilica di San Giovanni in Laterano. Fu necessaria una tappa non prevista, durante la quale il cadavere del Sommo Pontefice fu sottoposto ad una nuova procedura d’imbalsamazione. Il danno però era ormai fatto: durante i tre giorni di esposizione nella Basilica Vaticana, accadde il peggio: il volto del grande padre della cattolicità cominciò a smembrarsi e gli cadde addirittura il setto nasale. Tremendo fu lo spettacolo a cui assistettero migliaia di pellegrini in fila per rendergli omaggio e diverse guardie nobili svennero a causa dei miasmi esalati dalla salma. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre fu necessario chiudere la Basilica di San Pietro per apportare ulteriori interventi alla salma, apponendo una maschera di cera sul volto del venerato pontefice. Galeazzi Lisi, che aveva già diffuso vendendole a caro prezzo le immagini del papa morente scattate di nascosto con una piccola macchina fotografica tenuta nascosta in tasca, fu licenziato in tronco dal collegio cardinalizio e successivamente radiato dall’ordine nazionale dei medici (tratto da Francesco Capozza, Pio XII, quando il Papa fu imbalsamato ma si decompose in pubblico, in Libero, 11.10.2022)

Salma del papa, rivestita degli abiti liturgici papali, esposta a Castelgandolfo

La salma del papa in San Pietro

65° anniversario del beato transito del Papa Pio XII, morto dopo una lunga agonia il 9 ottobre 1958, alle ore 3,52, nella Villa Papale di Castelgandolfo, all'età di 82 anni (le ultime ore del Sommo Pontefice sono descritte in Le ultime ore di Pio XII, in Radiospada, 9.10.2022).

Regnò per quasi vent'anni, essendo il suo pontificato iniziato nei momenti più difficili del XX secolo. Due anni prima della morte vergò il suo brevissimo testamento, in cui lasciava scritto «[…] i non pochi Atti e discorsi, da me per necessità di officio emanati o pronunziati, bastano a far conoscere, a chi per avventura lo desiderasse, il mio pensiero intorno alle varie questioni religiose e morali» (Il testamento del Santo Padre Pio XII, ivi, 9.10.2020).

La sua morte è stata compianta in tutto il mondo.

Tra i messaggi di cordoglio c'erano quelli del presidente americano Eisenhower e di molti leader ebrei come il ministro degli Esteri israeliano Golda Meir e il rabbino italiano Elio Toaff. Il direttore d'orchestra ebreo-americano Leonard Bernstein chiese un minuto di silenzio prima di un concerto della New York Philarmonic Orchestra nell'ottobre 1958.

Il Pastor Angelicus e Defensor Civitatis (i suoi acclamati titoli) è attualmente considerato Venerabile dalla Chiesa cattolica romana nonostante la famigerata campagna di odio (avviata nel 1963 in seguito alla rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth “Il Vicario” sul palco di Berlino) per denigrare la sua santa memoria.

I documenti dimostrano che, lungi dall’aver abbandonato al loro destino gli ebrei perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale, il presunto “silenzio” (= diplomazia professionale) di Pio XII contribuì in maniera decisiva –direttamente o indirettamente– alla salvezza di circa 850.000 ebrei europei (cfr. Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”, in ivi, 5.7.2022).

A questo proposito, riguardo a recenti documenti ritrovati nell’archivio Vaticano, pubblicati dal settimanale culturale del Corriere della Sera, La Lettura (fasc. n. 616 del 17.9.2023, pp. 2-5, di cui riproduciamo qui di seguito le immagini dell'articolo), e che hanno suscitato ampio scalpore sui mass-media (cfr. Antonio Carioti, Pio XII sapeva della Shoah: la prova in una lettera scritta nel 1942 da un gesuita tedesco, in Corriere della sera, 16.9.2023; Matteo Luigi Napolitano, Pio XII, il Papa che “sapeva”, in L’Osservatore romano, 19.9.2023; Giovanni Maria Vian, Quello che i titoli sul silenzio di papa Pio XII hanno trascurato, in Domani, 7.10.2023), rilancio un’analisi precisa e puntuale su questi documenti:





«1. La Lettura, il settimanale culturale del Corriere della Sera, pubblica un’intervista a Giovanni Coco, archivista di Santa Madre Chiesa, esattamente in forze all’Archivio Apostolico Vaticano, presentando un documento inedito sui campi di sterminio all’est. Si tratta di una lettera drammatica inviata dal gesuita Lothar König al confratello Robert Leiber, segretario di Pio XII.

Il Corriere della Sera, nella pagina culturale di ieri, aveva anticipato la notizia sull’inedito. Oggi Coco ne riferisce al “domenicale” del Corriere.

“Questa è una lettera inedita, scritta da un gesuita tedesco antinazista, Lothar König. Contiene un allegato con una statistica di sacerdoti detenuti nei campi di concentramento fatti costruire da Adolf Hitler. Ma soprattutto parla di Auschwitz e di Dachau. E riporta da fonti credibili notizie secondo le quali ogni giorno circa seimila tra ebrei e polacchi venivano uccisi “negli altiforni” del Lager di Belzec, vicino al confine ucraino. È datata 14 dicembre 1942...”.

2. Quale il valore di questa lettera di König a Leiber? “Enorme, credo - osserva Coco - È un caso unico, perché rappresenta la sola testimonianza di una corrispondenza che doveva essere nutrita e prolungata nel tempo. Si capisce dalla familiarità con la quale Lothar König si rivolge in tedesco a padre Robert Leiber, segretario di Pio XII”, chiamandolo “caro amico”.

Va tenuto presente che König era un grande antinazista. Ma i documenti da noi consultati ci svelano che lo era anche il padre Leiber. Era dunque una corrispondenza tra due antinazisti che si fidavano l’uno dell’altro. Il che significa che padre Leiber e Pio XII sapevano benissimo del Kreisau Kreis, il circolo di cui König faceva parte: “Una rete della resistenza tedesca composta da cattolici e protestanti, la cui intelligence era in grado di fare arrivare a Roma le notizie più riservate sui crimini hitleriani”.

3. Queste notizie ricevute dal Papa andavano diffuse al mondo? Andava aperta la loggia su piazza San Pietro per denunciare, in piena Shoah (nel 1942 con mezza Europa sotto il tallone hitleriano), i crimini di Hitler che nel frattempo teneva in ostaggio così tanti innocenti. No.
Il padre König, infatti, sconsigliava fortemente un tale passo, raccomandando al confratello Leiber (citiamo Coco) “di usare quelle informazioni con la massima cautela, senza dire una sola parola che potesse tradire le fonti. König temeva una fuga di notizie dal Vaticano, oppure che la lettera potesse essere scoperta in caso di un’irruzione nazista”.

Cautela, dunque, prudenza, non chiasso, non denuncia plateale. Erano questi anche gli ingredienti del Circolo di Kreisau, poi accusato per il fallito attentato a Hitler. König, che faceva parte di quel circolo, dovette fuggire perché ricercato. Ecco perché la raccomandazione del gesuita al segretario di Pio XII “era un invito al silenzio per non bruciare la rete della resistenza tedesca al nazismo”.
Ecco le parole dello stesso padre König: “I numeri sono ufficiali...C’è anche un rapporto di vari testimoni […]. Entrambi gli allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la mia testa, ma anche la testa degli altri se non vengono usati con la massima prudenza e cura...”.

4. Grazie al documento da lui scoperto, dice Coco, “stavolta si ha la certezza che dalla chiesa cattolica tedesca arrivavano a Pio XII notizie esatte e dettagliate sui crimini che si stavano perpetrando contro gli ebrei. Si parla del Lager di Belzec, non lontano dalla cittadina ucraina di Rava-Rus’ka dove tra il 5 e l’11 dicembre 1942 erano stati fucilati più di cinquemila ebrei. «Le ultime informazioni su Rava-Rus'ka con il suo altoforno delle SS, dove ogni giorno muoiono fino a 6000 uomini, soprattutto polacchi e ebrei, le ho trovate confermate da altre fonti...», scrive König. Ma nella lettera si accenna anche a un altro rapporto che non conosciamo ancora, riferito ad Auschwitz”.

Coco sa benissimo (e lo ammette onestamente) che la sua scoperta non rappresenta proprio una novità. Per Coco la vera novità sta nel fatto che, in quel dicembre 1942, in Vaticano giunsero notizie “esatte e dettagliate” sui crimini nazisti. Ora, quest’affermazione sull’esattezza delle notizie va temperata con quello che pensavano le organizzazioni ebraiche e gli alleati.

5. Accertare le fonti era il cruccio di tutte le organizzazioni antinaziste. Il giurista Paul Guggenheim, che dirigeva la sede ginevrina del Congresso Mondiale Ebraico, bloccò le notizie sui campi di sterminio che il suo subordinato Gerhart Riegner stava per diffondere al mondo. Gli chiese infatti dapprima di cancellare la menzione dei grandi forni crematori, e poi di aggiungere (in quella che è la seconda parte del dispaccio, come noi oggi la conosciamo) una nota di cautela circa la non verificabilità delle fonti.

Gli archivi inglesi ci informano che a fine ottobre 1942 Guggenheim si recò al consolato americano a Ginevra per riferire le notizie che aveva ricevuto.

Lasciamo parlare il console americano: “L’informatore del Professor Guggenheim conferma che per tutte le cattive notizie recate dal Dott. Gerhart Riegner, Segretario del Congresso Ebraico Mondiale a Ginevra, e dal signor Lichtheim, dell’Agenzia ebraica per la Palestina di Ginevra, concernenti la situazione ebraica in Lettonia, salvo che per quelle riguardanti i dettagli dell’assassinio degli ebrei e il numero degli uccisi, ci sono numerose divergenze in vari rapporti. È solo nell’essenziale che questi rapporti sono unanimi”. Ovviamente, nessuna menzione dei forni crematori.

6. La documentazione esistente ci informa del fatto che la dichiarazione interalleata del 17 dicembre 1942 contro i crimini nazisti fu fatta solo dietro forte insistenza dei circoli ebraici internazionali presso Roosevelt, cui era stato rilasciato, l’8 dicembre 1942, un importante memorandum sulla tragedia ebraica. Notiamo la contemporaneità fra questi eventi e la data del documento illustrato da Coco.
Alla dichiarazione interalleata seguirono fatti concreti? No, dato che la priorità non era bombardare le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz, ma sconfiggere la Germania sul campo. Ma con tutto ciò, gli alleati ritenevano ritenevano affidabili le notizie provenienti dai Lager?

Ce lo dice un altro sconcertante episodio.

7. Nel 1943 Stati Uniti e Gran Bretagna volevano pubblicare una nuova dichiarazione sui crimini di guerra tedeschi in Polonia. Essa fu diramata il 30 agosto 1943 e pubblicata nella raccolta ufficiale del Dipartimento di Stato americano. Ebbene: un paragrafo di quella dichiarazione avrebbe dovuto menzionare i forni crematori, ma poi fu eliminato.

Perché? Lasciamo parlare le carte americane.

“Su suggerimento del Governo britannico, che afferma non esserci prove sufficienti per giustificare una dichiarazione circa l’esecuzione nelle camere a gas, è stato concordato di eliminare l’ultima frase del paragrafo secondo della Dichiarazione sui crimini tedeschi in Polonia da “dove” a “camere a gas”, così lasciando terminare il secondo paragrafo con “campi di concentramento”.
Quando si dice “il silenzio sulle camere a gas”…

8. Bene, dunque, la massima “democrazia archivistica” su Pio XII, ma attenzione a non lasciarsi prendere dalla “sindrome delle novità”. Per esempio, le tragiche notizie provenienti da Rava-Rus'ka non erano una novità. Ne parlava in prima pagina il Jewish Post già il 1° febbraio 1943; e non è il solo esempio.

9. A mo’ di post-scriptum. Notiamo del veleno in coda all’articolo della Lettura.

In merito al ritardo con cui certe carte vengono alla luce, Coco osserva: “Probabilmente chi ha maneggiato quei documenti prima di noi non ha capito l’importanza del contenuto. Sa, nel passato non sempre gli archivi venivano visti come una priorità in alcuni uffici del Vaticano. E non sempre nel passato — fuori da qui — gli archivisti sono stati selezionati con occhio per la loro professionalità”.
«Fuori da qui» è un inciso che fa capire che secondo Coco la perfetta professionalità archivistica alberga solo presso l’Archivio Apostolico Vaticano?

Che ci sia altissima professionalità in questo archivio, è fuor di dubbio. È dunque negli altri archivi vaticani che Coco lamenta mancanza di professionalità? E, per esperienza diretta anche degli altri archivi, su quali basi lo afferma?» (Fonte).

mercoledì 1 maggio 2019

Immagine per meditare all'inizio del mese mariano

Joseph Ritter von Führich, Introduzione del Cristianesimo nelle foreste tedesche (Einführung des Christentums in den deutschen Urwäldern), 1864, Sammlung Schack, Monaco di Baviera


Joseph Ritter von Führich, Introduzione del Cristianesimo nelle foreste tedesche, 1864, Sammlung Schack, Monaco di Baviera

giovedì 14 gennaio 2016

L’Inghilterra non è più cristiana, quindi va decristianizzata

Avevamo già segnalato come l’Inghilterra non potesse più definirsi cristiana e come si stesse realizzando un'islamizzazione a tappe forzate (v. qui). Ora anche pubblicamente ciò è ammesso. Traendone le debite conseguenze. Drammatiche. Eppure c'è la profezia di S. Edoardo il Confessore. Il fenomeno dissolutorio è evidente pure in Germania, come ricorda Giulio Meotti in un suo articolo del novembre scorso su Il Foglio (Dio è morto in Germania); in Olanda, in cui si è deciso di far fuori le feste cristiane dalle scuole per fare spazio a quelle islamiche (v. Il Foglio, 11.1.2016). Ed in Spagna, dove in luogo della sfilata dei tre re magi a Valencia son sfilate tre megere (v. qui). Non parliamo per pudore della Francia. L'Italia segue queste "nazioni civili" da vicino.
L’Europa ha dimenticato ormai le sue radici cristiane e si avvia allegramente al suo dissolvimento.

“L’Inghilterra non è più cristiana, quindi va decristianizzata”

Una Commissione suggerisce che le istituzioni devono riflettere il fatto che la religione cristiana è in declino

di Cristina Marconi 


Londra. L’incoronazione del monarca britannico, per dire, dovrebbe essere un po’ più “pluralista”. E pazienza che la regina, così come chi le succederà, è anche il capo della Chiesa anglicana. Qui è il paese tutto a non essere più anglicano, né tantomeno cristiano, avendo conosciuto un “generale declino” della sua affiliazione religiosa tradizionale negli ultimi 15 anni e un aumento della presenza di musulmani, hindu e sikh, diventati ben più numerosi degli ebrei, un tempo secondo gruppo religioso del paese. Ma ad essersi moltiplicati sono soprattutto gli atei e gli umanisti e questo, come tutto il resto, andrebbe tenuto presente nel ridisegnare il volto delle istituzioni del Regno Unito in modo da riflettere la nuova identità. Lo suggerisce la Corab, Commissione per la Religione e il Credo nella vita pubblica britannica, in un ponderoso rapporto pubblicato lunedì e intitolato ‘Vivere con la differenza. Comunità, diversità e bene comune’. Frutto di 2 anni di incontri, interviste, ricerche, il documento dell’istituzione pluralista per eccellenza – nel suo board sono rappresentate tutte le religioni e tra i patrons c’è anche l’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams – giunge a conclusioni farraginose e confuse su tutto tranne su un punto: il paese non è più cristiano e quindi le sue istituzioni vanno decristianizzate di conseguenza.
Per il resto è tutto un sostituire le preghiere a scuola con momenti di riflessione collettivi, creare comitati di scambio e di dialogo per aggiustare le istituzioni del paese alla nuova realtà in barba al passato e, ancora una volta, riflessioni collettive, l’annacquamento di tutto ciò che reca tracce della religione anglicana a favore non tanto della laicité quanto delle altre religioni. Prendiamo la Camera dei Lords, dove siedono 26 ‘Lords Spirituals’, ossia vescovi. Secondo la Corab dovrebbero fare spazio ad esponenti di altre confessioni e lo stesso dovrebbe avvenire in altri organismi pubblici come, ad esempio, la commissione che vigila sulla stampa, con tanto di premio annuale per i media che raccontano meglio le realtà religiose in modo da incoraggiare il pluralismo confessionale dei mezzi d’informazione. “Il rapporto è dominato dalla visione superata che la religione tradizionale sta perdendo importanza e che la non adesione ad una religione è la stessa cosa dell’umanesimo o del secolarismo”, ha commentato la Chiesa anglicana in una nota, sottolineando come “sia importante ricordare che la maggior parte della pubblica opinione è contraria alla marginalizzazione del Cristianesimo”. Particolarmente polemica, anche da parte del governo di David Cameron, la reazione ad una delle proposte della Commissione, ossia di avviarsi verso il superamento delle scuole religiose aprendole le selezioni a criteri diversi da quelli confessionali in base ai quali sono state create. Le ‘faith schools’ sono finanziate dallo stato e quelle cristiane, nel Regno Unito, spesso offrono un livello di istruzione paragonabile a quello delle scuole private. Le scuole musulmane, in molti casi e soprattutto di recente, sono finite nel mirino di Ofsted, l’autorità che vigila sul sistema educativo del paese, per il tipo di insegnamento impartito, in contrasto anche con la più lasca delle definizioni di “valori britannici” (a Birmingham gli ispettori ne hanno trovata una in cui i membri donne del consiglio educativo partecipavano alle riunioni d’istituto rimanendo in corridoio per non essere viste), ma a farne le spese, secondo il rapporto, devono essere tutti gli istituti. La religione, tuttavia, non deve sparire dalle aule, tutt’altro: l’alfabetizzazione religiosa deve essere estesa in modo, ad esempio, da non discriminare chi non appartiene ad una religione abramitica e chi, come ad esempio i sikh, ha un credo la cui struttura è dissimile da quelle più note nel paese.

“Riflessioni” al posto delle preghiere

Il Corab raccomanda che “tutti gli studenti delle scuole statali abbiano diritto ad un programma sulla religione, la filosofia e l’etica che sia rilevante per la società di oggi, e il quadro generico di questo programma deve essere concordato a livello nazionale” e il fondamento legale che permette alle scuole di svolgere atti di preghiera collettiva deve essere revocato e sostituito dalla possibilità di avere “tempi inclusivi per la riflessione”. Il fatto che, come sottolineato da un dirigente della Bbc intervenuto nella ricerca, oggi la maggioranza dei cittadini britannici non abbia gli strumenti neppure per capire l’ironia dissacrante di un film come ‘Brian di Nazareth’ dei Monty Python perché non conoscono la Bibbia va messo sullo stesso piano del fatto che il dio sikh Waheguru sia spesso indicato come maschio, mentre non ha genere. Nella lotta al radicalismo, tema trattato in maniera decisamente corriva, la soluzione migliore è quella di permettere a tutti di esprimere apertamente le proprie opinioni, anche quelle considerate inaccettabili, senza porre gli studenti davanti al rischio di essere denunciati alla polizia, in modo da rendere tutto oggetto di dibattito e dialogo. Sulla questione della giustizia, nel rapporto, subentra finalmente un po’ di pragmatismo. Occorre, secondo la commissione guidata dall’ex giudice baronessa Butler-Sloss, valutare se “i matrimoni tra membri dei gruppi religiosi di minoranza devono essere registrati prima o contemporaneamente in base alla legge britannica”, visto che il numero di unioni musulmane non registrate è altissimo, con gravi conseguenze per le donne in caso di divorzio. Il ministero della Giustizia dovrebbe poi emettere delle linee guida sul rispetto degli standard britannici in termini di pari opportunità e indipendenza giudiziaria da parte dei tribunali religiosi e culturali come le corti ecclesiastiche, i Beit Din e i consigli della Shari’a. L’idea di società che c’è dietro il testo, spiega la commissione, è quella in cui “ciascuno è consapevole che la sua cultura, religione e credo è rispettata e apprezzata in quanto parte di un processo continuo di arricchimento reciproco e che il suo contributo alla trama della vita nazionale è valutato positivamente”. Senza filtro critico, e con un unico caveat: il paese non è più cristiano.

Fonte: Il Foglio, 8.12.2015

sabato 19 dicembre 2015

Ma in Germania esiste ancora la Chiesa cattolica? Ovvero della discussione tedesca circa un rituale per la “benedizione” delle coppie omosessuali

Il dubbio se esista in terra tedesca ancora la Catholica è più che legittimo. È notizia di questi giorni che si sta discutendo in quelle lande ormai senza fede cattolica, conquistate dalla c.d. riforma luterana, di un rituale di benedizione – si fa per dire! – per le coppie omosessuali. Anzi, c’è chi – non a caso gesuita – ha ammesso di aver già “benedetto” in maniera riservata alcune di queste (v. qui). Ne parla anche Rorate caeli.
Già in altre occasioni avevamo segnalato la decadenza e la protestantizzazione della Chiesa tedesca (v. ad es. qui e qui). Oggi ne abbiamo – ahinoi – ulteriori ed amare conferme qualora si fossero nutriti dubbi in proposito. Il dramma è che quelle “innovazioni”, come un fluido malefico, corrompe il tessuto dell’intera Chiesa, non solo quella di Germania. Ne è riprova anche un recente saggio, pubblicato da un domenicano, nel quale si sostiene addirittura che S. Tommaso d’Aquino considererebbe l’inclinazione omosessuale addirittura come connaturale alla persona stessa (v. Sandro Magister, Un domenicano iscrive san Tommaso ai gay-friendly, ma l’Angelicum dice no, in blog Settimo Cielo, 18.12.2015)!

Germania, benedizione a coppie omo

Nella diocesi di Limburg, in Germania, si sta discutendo di un rituale speciale per benedire le coppie omosessuali. Sarebbe in corso una prima discussione relativa a una benedizione della Chiesa e a una cerimonia per gli omosessuali.

di MARCO TOSATTI

Nella diocesi di Limburg, in Germania, si sta discutendo di un rituale speciale per benedire le coppie omosessuali. Secondo un reportage della Franfurter Allgemeine Zeitung il rettore dell’Istituto dei gesuiti per Filosofia e Teologia, padre Ansgar Wucherpfennig, avrebbe dichiarato di aver già benedetto l’unione di coppie omosessuali, come anche altri preti avrebbero fatto; ma non con una cerimonia pubblica.
E allo stesso tempo il Decano della Chiesa cattolica di Francoforte, Johannes zu Eltz, avrebbe “annunciato una prima discussione relativa a una benedizione della Chiesa e a una cerimonia per gli omosessuali”, che avrebbe definito “una questione di giustizia che non possiamo sopprimere”. Secondo il Decano “è importante trattare gli omosessuali con apertura e apprezzamento”. Padre Wucherpfennig ha dichiarato che “gli omosessuali hanno trovato il loro posto nella Chiesa, anche come membri critici”.
Le dichiarazioni di padre Wucherpgennig, riprese da LifesiteNews, hanno suscitato un commento critico da parte di un noto blogger cattolico, Mathias von Gersdorff che ha rilevato che il gesuita “è noto per le sue stravaganti posizioni teologiche”. “Queste tristi dichiarazioni dimostrano una volta di più come certi circoli ecclesiastici in Germania vogliono ignorare il Magistero cattolico e la pratica della Chiesa universale per entrare in un ‘Cammino speciale tedesco’. Da notare che il precedente vescovo di Limburg, Franz Peter von Tebartz-van Elst, di recente rimosso dalla sua diocesi, si è fortemente opposto alla benedizione di una coppia omosessuale fatta nel 2008 da sacerdote locale, Peter Kollas”.

Fonte: La Stampa, 15.12.2015. L’articolo è ripreso anche da Il Timone.

venerdì 18 settembre 2015

Germania: Chiesa dei ricchi o Chiesa dei Poveri?

Le notizie di stampa ci hanno mostrato negli ultimi mesi come la ricca chiesa tedesca sia tra i principali “agitatori” dell’armagheddon sinodale, passato e futuro.
Questa la contrappone alla povera economicamente, ma ricca spiritualmente, Chiesa africana, dove i cattolici si trovano a vivere in situazioni estremamente difficili, se non in contesti di vere e proprie persecuzioni.
Al contrario, la Chiesa tedesca, ed in generale gran parte delle chiese del Centro Europa come quelle svizzera ed austriaca, pur essendo economicamente ricche e benestanti, vivono in un contesto agiato, che ha fatto dimenticare i valori dello spirito e le semplici Verità evangeliche, in nome di una mondana “misericordia”, che nulla ha a che fare con quella divina. Ne avevamo già parlato (vqui e qui).
Oggi, memoria di san Giuseppe da Copertino, l'umile Santo dei voli, rilancio quest’articolo in inglese tratto da Rorate caeli.

Giuseppe Rapisardi, S. Giuseppe da Copertino in estasi, 1830, museo diocesano, Catania

Ambito abruzzese, Levitazione di S. Giuseppe da Copertino, XVIII sec., museo diocesano, Pescara

Ambito napoletano, S. Giuseppe da Copertino in estasi, XVIII-XIX sec., museo diocesano, Napoli


Ludovico Mazzanti, S. Giuseppe si eleva in volo alla visione della Santa Casa di Loreto, XVIII sec., santuario S. Giuseppe, Osimo

Deutschland—Church of the Rich or Church of the Poor?


News reports have been showing us for some time now that the rich German church is the main mover and shaker behind the synodal armageddon, past and future.
As we know, there are two kinds of poverty: material and spiritual. The African church, in many ways materially poor (certainly as compared with Germany), is spiritually rich, with Catholics striving, often in terribly difficult circumstances, to live what Pope John Paul II called as “the Gospel of life.”
The German church, in contrast, appears to be spiritually impoverished in proportion to its immense material assets, once more establishing a law as old as divine revelation: “One is as it were rich, when he hath nothing: and another is as it were poor, when he hath great riches” (Proverbs 13:7). “Better is a little to the just, than the great riches of the wicked” (Psalm 36:16). “And that which fell among thorns, are they who have heard, and going their way, are choked with the cares and riches and pleasures of this life, and yield no fruit” (Luke 8:14). The earthly riches of the German church will be the millstone that drags it down to Gehenna—all but the remnant that, despising these vain pomps, cleaves to the untarnished Word of God.
In his magnificent little work On the Perfection of the Spiritual Life, St. Thomas Aquinas reminds us about the dangers of material wealth and the urgent need to abandon them for the sake of Christ:
When the young man who was inquiring about perfection heard the words of Christ, he went away sad. And “Behold,” says St. Jerome in his commentary on St. Matthew, “the cause of this sadness. He had many possessions, which, like thorns and briars, choked the seed of the Lord’s words.” … [I]t is clearly evident that he that possesses riches will enter into the Kingdom of Heaven only with difficulty. For as He says elsewhere (Matt. xiii. 22), “The cares of this world and the deceitfulness of riches choketh up the Word, and it becometh fruitless.” In truth, it is impossible for those to enter Heaven who love money inordinately. Far easier is it for a camel to pass through the eye of a needle. The latter feat would indeed be impossible without violating the laws of nature. But if a covetous man were admitted into Heaven it would be contrary to divine justice, which is more unfailing than any natural law.

The spiritual masters frequently connect love of riches with the vice of pride, for the simple reason that he who abounds in this world’s goods has, it seems, everyone at his beck and call, and can “throw his weight around.” As indeed the rich German bishops—with the exception of a very few virtuous shepherds among them—have been doing. And it is characteristic of the proud to hold God’s commandments in contempt. Who is the Lord (they seem to say) to tell us what we must do or not do, who is He to place limitations on our liberty?
St. Robert Bellarmine speaks with his usual wisdom on this point, in his commentary on Psalm 118:22-23:
The proud not only refuse to obey God, but they even despise and insult those who obey him; but such insolence ultimately reverts on themselves, as David here predicts. . . He, therefore, says, “Remove from me reproach and contempt”; the time will come when you will remove both from me, and cast them back on the proud who disobey you; “because I have sought after thy testimonies,” which they despised looking after. In the next verse he assigns a reason for this; it is, “For princes sat and spoke against me; but thy servant was employed in thy justifications.” Proud princes, sitting on their thrones, presiding at their councils, or luxuriating in their riches and their power, “spoke against me”; reproached me with obeying God’s commands; “but thy servant was employed in thy justifications”; regardless of their threats or their reproaches, I was entirely wrapt up in the consideration, the announcement, and the carrying out of your justifications.  (A Commentary on the Book of Psalms, Loreto ed., p. 314)

This is exactly what all faithful clergy, religious, and laity must be doing today and every day: considering, announcing, and carrying out God’s commandments in all their truth, integrity, and holiness, without compromise, without attenuation, without betrayal—come what may. We are not afraid of the proud princes presiding at councils and luxuriating in their riches and power. The Lord is with the poor who tremble at His Word. 
The Book of Proverbs has said it all: “It is better to be humbled with the meek, than to divide spoils with the proud” (Prov 16:19). “Better is the poor man, that walketh in his simplicity, than a rich man that is perverse in his lips, and unwise” (Prov 19:1). “Better is the poor man walking in his simplicity, than the rich in crooked ways” (Prov 28:6).

martedì 16 giugno 2015

I “Kasperiani” perdono terreno in Germania? Forse ......

È davvero avvilente per la Chiesa cattolica che, al contrario del Patriarcato di Mosca dalle sue alte sfere abbia le idee ben chiare e precise circa la questione del matrimonio e della famiglia (tanto da rifiutare, di recente, persino qualsiasi contatto ecumenico con le sedicenti congregazioni protestanti che abbiano deciso di “benedire” le unioni omosessuali: v. qui e qui), sia ancora in alto mare, tanto da dover ancora discutere e dover ammettere la discussione su queste tematiche, che dovrebbero, invece, essere considerate definite e definitivamente concluse. In altre parole, già il dover ammettere una discussione su ciò è sintomo di idee poco chiare, confuse, peraltro ancor più intorbidite da atteggiamenti pratici delle alte sfere vaticane poco coerenti con gli insegnamenti che si propongono. Sintomatico è ad es. l’incontro, previsto per l’11 luglio prossimo, tra il vescovo di Roma e l’associazione paraguayana LGBT “Somos Gay” quale espressione ed esponente della società civile di quella nazione sudamericana! (cfr. El papa invita a la organización paraguaya SomosGay, in El Mundo, junio 11, 2015El Papa Francisco invita a gais paraguayos a reunión en el León Condou, in Hoy, Jueves 11 de Junio de 2015). Un incontro pubblico ed ufficiale dall’indubbio valore “politico”, che suona come una sorta di legittimazione di questo genere di associazioni quale necessario interlocutore sociale per la Chiesa cattolica.

I “Kasperiani” perdono terreno in Germania?

di Maike Hickson

Da diverse settimane si svolge trai i cattolici tedeschi – sia vescovi che laici – una accesa discussione riguardo alla validità oggettiva della dottrina cattolica per i fedeli di oggi. Il 16 aprile, la Conferenza episcopale tedesca si è pronunciata con un rapporto, inviato a Roma pin vista dell’imminente Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia.
Nel documento si afferma che i cattolici tedeschi desiderano un’ulteriore apertura della Chiesa sia per quanto riguarda la ammissione alla Santa Comunione dei divorziati “risposati”, che nei confronti di altre forme di convivenza, comprese le coppie omosessuali. Come vedremo in seguito, queste dichiarazioni episcopali sono state fatte in maniera discutibile, sulla base di un numero molto esiguo di risposte giunte al questionario inviato da Roma. Per contro, il numero di cattolici che ha firmato la Supplica filiale a Papa Francesco – in cui si chiede al Sant Padre di preservare gli insegnamenti morali tradizionali – è molto superiore a quello di coloro che hanno finora risposto al questionario Lineamenta del Sinodo Romano sulla Famiglia.
Le affermazioni e proposte dottrinali-pastorali dei vescovi tedeschi sono state poi ulteriormente rafforzate a inizio maggio dalla Conferenza episcopale tedesca, guidata dal cardinal Reinhard Marx di Monaco. Successivamente, anche l’organizzazione laicale più importante in Germania – il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (Zentralkomitee der deutschen Katholiken – ZdK) – ha pubblicato la propria dichiarazione sul Sinodo dei Vescovi. In un documento del 9 maggio 2015, quest’organizzazione si è spinta un passo oltre i vescovi e ha chiesto, non solo l’ammissione ai sacramenti dei divorziati “risposati”, ma anche l’accettazione di altre forme di convivenza, così come la benedizione liturgica per le coppie omosessuali, domandando alla Chiesa di intraprendere un profondo «riesame della questione della contraccezione».
Il documento dello ZdK dichiara esplicitamente: «Con il concetto di “famiglia”, intendiamo anche quelle forme non-coniugali di relazioni vissute e di responsabilità generazionali che danno un grande contributo alla coesione sociale e che devono essere trattate con giustizia. (…) Anche in altre forme di vita in comune ci sono valori da trovare che esprimono il matrimonio come l’alleanza tra Dio e gli uomini: l’indissolubile (sic) “sì” per l’altra persona, la costante disponibilità di riconciliarsi, così come la prospettiva in merito ad un proficuo rapporto di scambio di doni tra persone. Queste forme di vissuto e di famiglia devono essere rispettate, anche se non si trovano all’interno del profilo del matrimonio sacramentale. Ci riferiamo qui a relazioni durature (convivenze), matrimoni civili, così come a unioni civilmente registrate (cioè, le unioni omosessuali).
Ancora più sorprendentemente, forse, il documento auspica una “rivalutazione dei metodi di contraccezione artificiali”, poiché in nessun altro settore (dicono) si trova una così grande discrepanza tra il Magistero pontificio e le scelte di coscienza nella vita quotidiana dei fedeli cattolici. Esso inoltre domanda che la Chiesa sia disposta «a percepire il cambiamento pastorale che Papa Francesco ha chiesto, sia come incoraggiamento, che come possibilità per le conferenze episcopali (poi) di sviluppare sentieri pastorali riguardanti il matrimonio e la famiglia che siano appropriati e teologicamente responsabili».
È rilevante notare, inoltre, che entrambe le organizzazioni – la Conferenza episcopale tedesca, così come il Comitato Centrale ZdK – presentino gli stessi argomenti e linee generali di pensiero: vale a dire, che le “realtà della vita” dei cattolici di oggi debbano in modo decisivo influenzare e cambiare alcuni insegnamenti della dottrina morale cattolica. Entrambi i gruppi affermano che ci sono elementi positivi che possono trovarsi in altre forme di relazioni al di fuori del Sacramento del Matrimonio. Molti di questi argomenti sembrano, in parte, derivare dagli scritti dello stesso cardinale Walter Kasper, che è palesemente promotore della liberalizzazione della dottrina morale cattolica.
Le proposte concordanti o convergenti indicano anche che queste due organizzazioni ora lavorano piuttosto in stretta collaborazione, nel tentativo di esercitare una forte pressione sulla Chiesa universale. È importante notare che lo ZdK stesso è in parte finanziato dalla Conferenza episcopale tedesca, ed è anche spiritualmente assistito e per di più consigliato dall’attuale vescovo di Stoccarda, Gebhard Fürst.
Le audaci affermazioni, persino esplicitamente rivoluzionarie, del ZdK hanno causato delle forti reazioni in Germania. Almeno sei vescovi tedeschi sono usciti allo scoperto e hanno dichiarato la loro opposizione a queste affermazioni oggettivamente eretiche che, secondo un giornalista sempre bene informato, Edward Pentin, potrebbero portare ad uno scisma.
Il primo vescovo, mons. Stefan Oster, della diocesi di Passau nella Germania meridionale, ha dichiarato sul suo profilo facebook che lo ZdK non rappresenta quasi più i cattolici tedeschi, soprattutto quando parla in questo modo. Egli ha dichiarato che «le richieste dello ZdK rappresenterebbero un radicale cambiamento di molto di ciò che è ritenuto valido riguardo il matrimonio e la sessualità»; e ribadisce la dottrina cattolica secondo la quale, dopo la Rivelazione, qualsiasi «pratica sessuale vissuta ha un suo posto legittimo solo all’interno del matrimonio tra un uomo e una donna, in cui entrambi siano aperti alla procreazione della vita e abbiamo contratto un legame che dura fino alla morte di uno dei coniugi».
Il 16 maggio, le sue critiche sono state sostenute da altri cinque vescovi tedeschi che gli hanno scritto una lettera di sostegno esprimendo verso di lui una straordinaria gratitudine. Tra essi, vi erano il vescovo Rudolf Voderholzer di Ratisbona e il vescovo Gregor Maria Hanke di Eichstätt. Un altro vescovo tedesco, mons. Franz-Josef Overbeck, ha recentemente fatto una dichiarazione pubblica dicendo che, per quanto riguarda il matrimonio e la famiglia, non bisogna aspettarsi troppo dal prossimo Sinodo dei Vescovi a Roma: a suo avviso non è in alcun modo possibile, per la Chiesa cattolica, benedire le unioni omosessuali.
L’autore e giornalista tedesco, Mathias von Gersdorff, ha sottolineato che, nel documento delloZdK, i fini del matrimonio sono separati dal fine primario, che è la procreazione della vita: ma «se il matrimonio non è essenzialmente per la procreazione, e l’atto sessuale non è solo da praticarsi all’interno dei matrimoni, allora la morale cattolica collasserà del tutto».
Di fronte a tale crescente resistenza al Programma “Kasperiano” della Misericordia e il consequenziale indebolimento delle Leggi di Cristo, il capo della Conferenza Episcopale Tedesca, lo stesso cardinal Reinhard Marx, il 15 maggio ha improvvisamente dichiarato che, in una certa misura, le affermazioni dello ZdK sono «teologicamente inaccettabili». «La richiesta di una benedizione per relazioni tra persone dello stesso sesso e per un secondo matrimonio dopo il divorzio civile – ha detto – non è in linea con l’insegnamento e la tradizione della Chiesa. La richiesta di una “accettazione incondizionata” di forme di convivenza in coppie dello stesso sesso contraddice anche l’insegnamento e la tradizione della Chiesa».
Queste parole del cardinale Marx giungono inaspettatamente e potrebbero indicare che egli si è reso conto (anche se forse a malincuore) che la resistenza contro la sua agenda liberale è, almeno per il momento, troppo forte. Come scrive lo stesso von Gersdorff: «La Chiesa Cattolica di Germania con le sue posizioni è completamente isolata rispetto al prossimo Sinodo sulla Famiglia dell’autunno 2015. Nessuna delegazione, tranne la delegazione tedesca sostiene all’unanimità le idee del Cardinal Kasper in materia di ammissione alla Comunione dei divorziati risposati». Tuttavia, come lo stesso Gersdorff sottolinea, il cardinale Marx sospende il giudizio e aggiunge, alla fine del suo comunicato stampa, che questi temi «hanno bisogno di nuovi chiarimenti teologici e non di premature richieste di semplificazione».
Il professor Robert Spaemann, considerato il più importante filosofo cattolico tedesco, ha recentemente espresso pubblicamente le sue riserve verso ogni possibile variazione delle leggi di Gesù Cristo in materia di matrimonio e la famiglia, e anche verso l’intervento attivo di Papa Francesco nelle discussioni del Sinodo dei Vescovi. «In Vaticano – ha detto Spaemann –alcune persone stanno già sospirando. Oggi, egli (Papa Francesco) ha già un’altra idea diversa da quella di ieri». Sembra che l’intenzione del Papa sia quella di svolgere il ruolo di moderatore tra due partiti che si confronteranno all’interno del Sinodo.
Allo stesso tempo, però, egli si schiera anticipatamente, favorendo la posizione del cardinale Walter Kasper, escludendo, ad esempio, l’Istituto Giovanni Paolo II per Studi sulla Famiglia dalle consultazioni pre-sinodali. Inoltre, “Cicero”, rivista laica tedesca, ha pubblicato nel suo numero di maggio una relazione importante sul pontificato di Francesco e sui conflitti che il papato ha suscitato a Roma. In questo recente saggio, il vaticanista Giuseppe Rusconi riassume molte critiche, provenienti soprattutto da illustri prelati e dai dipendenti della Curia, relative a Papa Francesco, soprattutto per quanto riguarda il Sinodo della Famiglia. In questo importante articolo, Rusconi rivela anche alcuni pareri schietti e ponderati sullo stesso cardinal Marx, scelto come consultore del Papa, e come membro del Pontificio Consiglio dei Nove.
Rusconi ricorda le dichiarazioni del card. Marx, secondo cui, «noi non siamo una filiale di Roma», a cui ha risposto il cardinale anch’egli tedesco, Paul Josef Cordes, dichiarando al giornale “Die Tagespost”: «In qualità di esperto di etica sociale, il cardinale Marx dovrebbe avere qualche conoscenza riguardo alla dipendenza degli enti secondari dalla loro casa madre. Ma, nel contesto della Chiesa, tali osservazioni dovrebbero piuttosto essere lasciate al pub del villaggio».
Nonostante l’evidenza mostri che la resistenza contro i “Kasperiani” in Germania, come a Roma, sia in aumento, la battaglia più grande per la Chiesa cattolica tedesca sicuramente non è ancora finita. È dunque urgente, per tutti i fedeli cattolici, contribuire seriamente, per quanto possibile, a rafforzare l’insegnamento tradizionale della Chiesa sul matrimonio e la famiglia – in modo da assicurare che gli insegnamenti di Gesù Cristo non siano ulteriormente derisi o indeboliti.

venerdì 5 giugno 2015

“Frisónibus ad idololatríam relápsis, Evangélium prædicáre rursus aggréditur, cumque offício pastoráli occuparétur, a bárbaris et ímpiis homínibus juxta Bornam flúvium cum Eóbano coëpíscopo multísque áliis cruénta cæde perémptus martyrii palma condecorátur” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI BONIFATII, EPISCOPI (ARCHIEPISCOPI MOGUNTINI) ET MARTYRIS

Se per certi aspetti, il grande Apostolo dei Germanici nell’VIII sec. rassomiglia a sant’Agostino di Canterbury: se ne differisce tuttavia parecchio, poiché l’azione apostolica di Bonifacio fu più completa, più vasta, più energica, più lunga e più duratura. Questo coraggioso figlio di san Benedetto, la cui diocesi aveva per limiti, da un lato, l’Olanda e, dall’altro, il Tirolo, ovvero quasi tutto il cuore dell’Europa, per conseguenza, appariva come uno di quei colossi dall’attività multiforme, ma sempre perfetta. Se consideriamo in effetti Bonifacio sia come monaco, sia come vescovo, sia come dottore ed evangelizzatore di popoli, sia come diplomatico, sia come martire, ciò non diminuisce mai la sua grandezza, giacché è sempre perfetto in qualsiasi veste lo si veda.
È tuttavia una nota speciale nell’attività del Santo, che non deve essere dimenticata. Assieme al carattere episcopale, Gregorio II gli aveva dato l’incarico di legato della Sede apostolica presso i germanici ed, in tutta l’attività variegata che esercitò presso i Franchi ed i tedeschi in seguito, fu sempre a nome del Pontefice romano che Bonifacio intervenne ed agì. Si può dire che nessuno comprese meglio di lui a quell’epoca la romanità della sua missione; nessuno l’esercitò con una simile fede ed un tale zelo. Si considerò come l’araldo di Pietro e del Pontefice romano e fu in questa qualità che, sulle sue spalle di gigante, sostenne durante i lunghi anni, come un nuovo san Paolo, la sollecitudine di tutte le Chiese della Germania. Una gloria gli mancava: l’aureola del martirio, ed egli pure l’ambì. Curvato già sotto il peso degli anni, si imbarcò per la Frisia, che, nella sua gioventù, era stato il campo delle sue prime battaglie, al tempo di san Willibrordo. Questa volta tuttavia l’apostolo, come prevedendo la sua morte, portò con lui il drappo funebre nel quale doveva essere avvolto ed ordinò che il suo cadavere fosse sepolto nel suo caro monastero di Fulda. Qui si riconosce il monaco che era, giacché, sebbene col suo corpo era fuori della clausura, tuttavia il suo cuore era legato alla solitudine monastica.
Il 5 giugno 755, giorno di Pentecoste, mentre si stavano celebrando i divini misteri, un’orda di pagani frisoni assalirono Bonifacio ed i suoi compagni, tra i quali si trovarono alcuni vescovi ed un gran numero di monaci, che, in odio alla fede, furono massacrati.
L’ufficio di san Bonifacio fu esteso da papa Pio IX alla Chiesa universale.
La messa fu originariamente redatta per i paesi tedeschi, nei quali si celebrava il Santo come l’apostolo ed il patrono della razza germanica. L’estensione di questa messa alla Chiesa intera rende un po’ fuori luogo nel Messale questo particolarismo regionale.
L’antifona per l’Introito è tratta da Isaia (65, 19.23). Le nazioni cristiane potranno, come gli alberi, rinnovare le loro foglie ingiallite, ma non si seccheranno mai completamente, perché i loro differenti apostoli annaffiarono un tempo il seme evangelico con tanti sudori e tanto sangue, che Dio, per riguardo ai meriti dei padri, non priverà mai interamente della sua benedizione anche i loro figli degenerati. La parte cattolica della Germania si ricorda dei prodigi ammirevoli che Dio operò in questo paese al tempo di Bonifacio, di Sturmio di Fulda, di Lullo di Magonza e di Willibrordo, e sente ancor oggi che la magnificenza del passato è la garanzia di questa grazia futura, che, secondo la sacra Scrittura, guarirà le nazioni.
Talvolta la nostra pigrizia ci fa trovare troppo ardua la missione che c’è imposta, o ci nutre l’illusione di avere compiuto già delle grandi cose per Dio. Per dissipare questi pensieri, bisogna considerare quanto i santi abbiano fatto e sofferto, ed allora ci sentiremo tutti piccoli di fronte a questi colossi di attività e di virtù.
Amiamo a riportare qui il bel inno di santo Bonifacio, dovuto alla penna del beato Rabano Mauro:

Præsulis exultans celebret Germania laudes,
Et Bonifatii opus Martyris almificum.
Ordinat hunc Roma, mittit Britannia mater,
Doctorem populis et decus Ecclesiæ,
Pontificem summum, signorum fulmine clarum,
Eloquio nitidum, moribus egregium.
Quem Francus Frisoque simul Saxoque ministrum
Æternæ vitæ prædicat esse sibi.
Quod terra moritur frumentum, plurima confert
Semina, fructumque multiplicare studet.
Sicque Sacerdotis Domini lætissima crescit
Paucis ex granis multiplicanda seges.
Gloria summa Patri, compar sit gloria Nato;
Laus et in æternum, Spiritus alme, Tibi. Amen.





Jan Joesten van Hillegom, Santi benedettini: S. Bonifacio, S. Gregorio Magno, Adalberto di Egmond, Gerone di Noordwijk, 1529-30, Frans Hals museum, Haarlem

Cornelis Bloemaert, S. Bonifacio, 1630 circa


Alfred Rethel, S. Bonifacio costruisce una cappella sul luogo della quercia "Donareiche" abbattuta, XIX sec., Kunstmuseum, Düsseldorf

Alfred Rethel, Predica di S. Bonifacio, XIX sec., Museen der Stadt, Aachen

Johann Michael Wittmer, San Bonifiacio abbatte "Donareiche" l'Albero di Thor, 1861, collezione privata