Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 31 marzo 2024

Cristo è veramente risorto! Auguri di Santa Pasqua

Christus resurrexit, vere a mortuis resurrexit!

Cristo è risorto, è veramente risorto dai morti. Auguri di Santa Pasqua ai nostri lettori

Irma Martin, Le tre donne alla tomba di Cristo, 1843, Musée du louvre, Parigi


domenica 24 marzo 2024

Domenica delle Palme ed arte

Henry Courtney Selous - Charles Mottram, Gerusalemme nella sua grandezza ovvero L'ingresso di Gesù a Gerusalemme, 1860, collezione privata

Zdzisław Jasiński, Domenica delle Palme, 1891


Alfred Emile Stevens, Palmsonntag (Domenica delle Palme), 1862 circa


Gustave Janet, Pio IX in processione la domenica delle Palme in San Pietro, XIX sec. Incisione da "Le Monde Illustré" n.209 del 13 aprile 1861 

Michel des Gobelins Corneille, S. Genoveffa riceve la palma da S. Medardo la Domenica delle Palme (o S. Chiara d'Assisi riceve la palma dal vescovo di Assisi il 20 marzo 1212), XVIII sec.

Artista sconosciuto, Pio IX in sedia gestatoria la Domenica delle Palme in San Pietro (disegno ispirato a Gustave Janet), XIX sec.

Serafima Nasonovna Blonskaya, Domenica delle Palme, XIX sec.

G. S. Amato, Un costume quaresimale: l'ingresso solenne la Domenica delle Palme a Roma, XIX-XX sec.

Jean Leon Gerome (ambito di), L'ingresso di Gesù a Gerusalemme, collezione privata

Gustave Dorè (ambito), L'ingresso di Gesù a Gerusalemme, XIX sec.

Jehan Georges Vibert, La Domenica delle Palme in Spagna, 1873

Désiré François Laugée, La Domenica delle Palme, 1892, collezione privata



Ambito europeo, Fotografia colorata della Domenica delle Palme, XIX sec.

mercoledì 27 dicembre 2023

350° anniversario delle apparizioni di Nostro Signore Gesù Cristo a S. Margherita M. Alacoque

S. Margherita Maria Alacoque ebbe diverse apparizioni del Signore Gesù dal 1673 sino alla morte nel 1690. La prima si verificò, a Paray-Le-Monial, in occasione della festa di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista, l'apostolo amato da Gesù e da Maria.

Jan van Bijlert, S.. Giovanni apostolo ed evangelista, 1625-30, Centraal Museum, Utrecht 

Giovanni Gasparro, San Giovanni apostolo amministra la Comunione alla Beata Vergine Maria, 2017, Seattle, Washington (USA), collezione privata


Giovanni Gasparro, Il discepolo amato, 2022, collezione privata

1) La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.

2) Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce.

3) Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come soli e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme.

Quest’anno, a partire da oggi sino al 2024, dunque, ricorreranno i 350 anni di queste celebri apparizioni.

Noi non possiamo non ricordare questi eventi, che tanto segnarono la storia della Chiesa e della devozione verso quel Cuore, che ha tanto amato gli uomini da dare la propria vita.




lunedì 25 dicembre 2023

Auguri

Un augurio di Santo Natale ai nostri lettori in questo tempo di grave difficoltà per la Chiesa. Stiamo vivendo in pieno il tempo tra il Giovedì ed il Venerdì Santo della Chiesa, allorché si consumano tradimenti, delle derisioni, degli oltraggi e delle defezioni dalla vera fede. E' l'ora della prova della Chiesa.

Possa la luce del Signore nascente illuminare le tenebre, che si avvolgono, spazzandole via.

Nonostante tutto e tutti, Auguri di un Santo Natale.




Melchior Paul von Deschwanden, Das Christuskind, Il Cristo bambino, 1881

800° anniversario dell'istituzione del Presepe a Greccio da parte di S. Francesco d'Assisi

In questo Natale celebriamo l’800 anniversario dell’istituzione del Presepe da parte di S. Francesco d’Assisi a Greccio. Era la notte di Natale del 1223 ... e quel che avvenne fu possibile grazie all'interessamento dell'amico del Santo di Assisi, Giovanni Velita o Vellita (detto, nelle Fonti Francescane, Giovanni di Greccio), discendente dei conti Berardi di Celano, e di sua moglie Alticama, figlia di Guido Castelli (Signore di Stroncone o Strongoli). Fu quest'ultima a costruire, con le sue mani, secondo la tradizione, il simulacro di Gesù Bambino. Aiutata dagli Araldi, guardie e servi fedeli al Velita, che si recarono nella valle a convocare più gente possibile per assistere alla rappresentazione sacra.

Riportiamo gli stralci delle Fonti, che descrivono l'evento. 




La Grotta di Greccio in antiche cartoline degli anni '50, '60 e '70



Anonimo maestro di Narni, Istituzione del Presepio di Greccio, 1409, Grotta, Santuario, Greccio

Luigi Venturini, Presepe di Greccio, 1962, Santuario, Greccio 

Lorenzo Ferri, Presepe di Greccio, 1967, Santuario, Greccio


Taddeo Gaddi, Il presepe di Greccio - Storie di S. Francesco, 1335-40, Galleria dell'Accademia, Firenze



Benozzo Gozzoli, Il Presepe di Greccio, 1452, chiesa di S. Francesco, Montefalco

Giotto di Bondone, Il Presepe di Greccio, 1295-99, Basilica superiore di S. Francesco, Assisi

Piero Casentini, Il Presepe di Greccio, 2004, presbiterio della chiesa della Madonna di Loreto, Limiti di Greccio



Giovanni Gasparro, Il Presepio di Greccio, 2023

Emissione filatelica natalizia dello SCV dedicata al Presepe di Greccio


Gerard Seghers, SS. Francesco e Chiara dinanzi al Bambinello Gesù, 1603-51, museo dei Cappuccini, Milano


Pieter de Jode II, SS. Chiara e Francesco adorano il Bambino Gesù, 1645 circa

Dalla VITA PRIMA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

di Tommaso da Celano

CAPITOLO XXX

IL PRESEPIO Dl GRECCIO

466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute. Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.

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Dalla Legenda Major

di San Bonaventura da Bagnoregio

CAPITOLO X

AMORE PER LA VIRTÙ DELL'ORAZIONE

[…]

1186 7. Tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione. Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino. Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L'uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d'amore, il “bimbo di Bethlehem”. Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno. Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l'esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l'effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie. Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l'efficacia della santa orazione con l'eloquenza probante dei miracoli.


Urna con le ossa di Giovanni Velita, signore di Greccio, conservata all'interno della Grotta di Greccio