Sante Messe in rito antico in Puglia

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lunedì 25 dicembre 2023

800° anniversario dell'istituzione del Presepe a Greccio da parte di S. Francesco d'Assisi

In questo Natale celebriamo l’800 anniversario dell’istituzione del Presepe da parte di S. Francesco d’Assisi a Greccio. Era la notte di Natale del 1223 ... e quel che avvenne fu possibile grazie all'interessamento dell'amico del Santo di Assisi, Giovanni Velita o Vellita (detto, nelle Fonti Francescane, Giovanni di Greccio), discendente dei conti Berardi di Celano, e di sua moglie Alticama, figlia di Guido Castelli (Signore di Stroncone o Strongoli). Fu quest'ultima a costruire, con le sue mani, secondo la tradizione, il simulacro di Gesù Bambino. Aiutata dagli Araldi, guardie e servi fedeli al Velita, che si recarono nella valle a convocare più gente possibile per assistere alla rappresentazione sacra.

Riportiamo gli stralci delle Fonti, che descrivono l'evento. 




La Grotta di Greccio in antiche cartoline degli anni '50, '60 e '70



Anonimo maestro di Narni, Istituzione del Presepio di Greccio, 1409, Grotta, Santuario, Greccio

Luigi Venturini, Presepe di Greccio, 1962, Santuario, Greccio 

Lorenzo Ferri, Presepe di Greccio, 1967, Santuario, Greccio


Taddeo Gaddi, Il presepe di Greccio - Storie di S. Francesco, 1335-40, Galleria dell'Accademia, Firenze



Benozzo Gozzoli, Il Presepe di Greccio, 1452, chiesa di S. Francesco, Montefalco

Giotto di Bondone, Il Presepe di Greccio, 1295-99, Basilica superiore di S. Francesco, Assisi

Piero Casentini, Il Presepe di Greccio, 2004, presbiterio della chiesa della Madonna di Loreto, Limiti di Greccio



Giovanni Gasparro, Il Presepio di Greccio, 2023

Emissione filatelica natalizia dello SCV dedicata al Presepe di Greccio


Gerard Seghers, SS. Francesco e Chiara dinanzi al Bambinello Gesù, 1603-51, museo dei Cappuccini, Milano


Pieter de Jode II, SS. Chiara e Francesco adorano il Bambino Gesù, 1645 circa

Dalla VITA PRIMA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

di Tommaso da Celano

CAPITOLO XXX

IL PRESEPIO Dl GRECCIO

466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute. Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.

* * * * * * * * * *

Dalla Legenda Major

di San Bonaventura da Bagnoregio

CAPITOLO X

AMORE PER LA VIRTÙ DELL'ORAZIONE

[…]

1186 7. Tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione. Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino. Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L'uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d'amore, il “bimbo di Bethlehem”. Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno. Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l'esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l'effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie. Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l'efficacia della santa orazione con l'eloquenza probante dei miracoli.


Urna con le ossa di Giovanni Velita, signore di Greccio, conservata all'interno della Grotta di Greccio

martedì 25 dicembre 2018

Auguri di Santo Natale per i lettori del Blog

Nel Santo Giorno di Natale non possiamo dimenticare il Festeggiato, la vera Luce del Mondo, che nessuno può fermare, nonostante i suoi nemici.
L’augurio del nostro Blog è, quindi, di ricordare che il Natale è questo ricordo. Tutto il resto, benché scintillante, distrae l’attenzione dal vero Protagonista, il Signore Gesù.
D’altro canto, come nota il prof. Massimo Viglione in un suo post, «Tre Natali della nostra fede, della nostra civiltà, della nostra storia.
- Natale dell'anno 800: in San Pietro, un Re conquistatore e profondamente cristiano, in ginocchio davanti al Vicario di Cristo, come i Re Magi si inginocchiarono a Cristo, viene incoronato Imperatore: nasce simbolicamente la Res Publica Christiana, la nostra società, la più grande civiltà mai esistita;
- Natale 1223: a Greccio, un umile frate di nome Francesco, tutto ricolmo di amore per Cristo, "inventa" il presepe: segnando da quel momento la storia stessa di tutte le chiese e le famiglie cattoliche;
- Natale 1914: nel momento tragico del più grande massacro della storia umana, preparato e voluto al fine della distruzione della società nata simbolicamente nel Natale dell'anno 800, i soldati del fronte franco-tedesco, spontaneamente, escono dalle trincee per vivere un momento di fratellanza in nome del Santo Natale.
Nei giorni in cui il Natale è divenuto coca-cola, rossetto e lingerie, nei giorni in cui gli stessi preti della "neo-chiesa" bestemmiano il presepe o lo buttano nell'immondizia per far posto alla nuova "religione" del migrante mondialista, nei giorni del... "Buone feste"... ricordare questi tre meravigliosi istanti della nostra civiltà è senz'altro opera utile. Il Natale è solo la festa della venuta al mondo della Luce del Mondo, della Salvezza, della Speranza. Dal Natale è nata la nostra civiltà, siamo nati noi» (Fonte: Facebook, 24.12.2018).
Il nostro augurio non è “scomodo”. Oggi, ma anche ieri, gli auguri scomodi erano quanto di più conformista e radical-chic ci potesse essere, impregnati com’erano di sentimentalismo buonista, mondialista, ecc., distraendo dal vero Protagonista ed allontanando l’attenzione dal Mistero che si compì in quell’oscura cittadina della Giudea, Betlemme, il cui nome, in ebraico, Beit Leem, è “Casa del Pane” ed, in arabo, Bayt Lam, “Casa della Carne”. Pane e Carne, ecco racchiuso nel nome di quel luogo tutto il Mistero, che si compì e che avrà il suo culmine nel Sacrificio del Calvario: il Figlio di Dio si fa Carne e Pane (nell’Eucaristia) per noi.
Questo i cristiani, estatici, devono contemplare e per il quale devono rendere gloria a Dio, come gli angeli, che portarono l’annuncio ai pastori in veglia al loro gregge: Gloria in excelsis Deo!
Per questo, il nostro augurio a tutti i frequentatori e lettori del Blog non può che essere quello evangelico, che pone al centro di tutto non l’uomo, ma il Verbo:




In principio erat Verbum,
et Verbum erat apud Deum,
et Deus erat Verbum.
[…]
Erat lux vera,
quæ illuminat omnem hominem
venientem in hunc mundum.
In mundo erat,
et mundus per ipsum factus est,
et mundus eum non cognovit.
In propria venit,
et sui eum non receperunt.
[…]
Et Verbum caro factum est,
et habitavit in nobis :
et vidimus gloriam ejus,
gloriam quasi unigeniti a Patre
plenum gratiæ et veritatis.
(Joan. 1, 1. 9-11. 14)

Auguri di Santo Natale nel Signore!!!




venerdì 30 dicembre 2016

Contemplando il Presepio

Rilanciamo volentieri quest’articolo del prof. De Mattei sulla contemplazione e devozione del Presepio, che pure quest’anno, in occasione del Natale, è stato più volte profanato in tutta Italia (cfr. La notte di Natale presepi profanati in tutta Italia, in Corrispondenza romana, 28.12.2016). Ma l’aspetto drammatico è che quest’anno, a differenza di altri, le profanazioni sono avvenute, in misura maggiore, e forse più eclatante, persino da uomini del clero un tempo cattolico, nei fatti, però, veri atei o agnostici, presi dalla prurigine delle novità e del dialogocismo, dimentichi che il Presepe è ben più di una mera “sceneggiata” come vorrebbero i modernisti (cfr. Paolo Deotto, Basta con gli oltraggi al presepe!, in Riscossa cristiana, 10.12.2016; A Potenza il presepe islamico: Madonna col burqa sposata con Mustafa, in Imolaoggi, 23.12.2016; Nino Materi, "Maria nel mio presepe ha il burqa perché la religione è dialogo", in Il Giornale, 28.12.2016; Don Franco: “Maria nel mio presepe ha il burqa perché la religione è dialogo”, in DirettaNews24, 28.12.2016; Potenza. Il Presepe "islamico" con la "Madonna" velata, in blog MiL, Messa in latino, 28.12.2016; Il parroco: "Ecco perchè ho messo il burqa alla Madonna", in Libero, 28.12.2016; Camillo Langone, La Madonna del presepe con il burqa, in Il Foglio, 29.12.2016; Giuliano Guzzo, Via il presepe col burqa, ma la confusione resta, in blog Giulianoguzzo, 29.12.2016. Qui le foto della profanazione del presepe in chiave islamica).
Certo, se si riducesse il Presepio a mero momento emozionale ed artistico, potrebbero anche aver ragione i nostri a cercare forme artistiche vieppiù ardite. Ma il Presepio è questo? Certamente, una carica sentimentale ce l’ha; suscita indubbiamente dei sentimenti di tenerezza e di intima interiorità, ma ciò dipende dal fatto che esso riproduce visivamente il Mistero, cioè la nascita secondo la carne del Verbo di Dio incarnato, dinanzi al quale tutti dovrebbero stupire. Questi furono i sentimenti che mossero S. Francesco d’Assisi, allorché nel Natale del 1223, a Greccio, volle rappresentare la Natività nella Grotta, realizzando il primo Presepio.
Oggi, invece, perso il collegamento con questo Mistero, si perde anche il vero significato del Presepio, giungendosi anche a realizzarsi quelle forme estreme, che abbiamo segnalato.



"Presepe" dell'anno 2015 nel chiostro di Palazzo di Città del Comune di Corato (BA)


"Presepe" dell'anno 2016 nel chiostro di Palazzo di Città del Comune di Corato (BA)

Contemplando il Presepio

di Roberto de Mattei

La devozione al Santo Presepio è una devozione per tutti i tempi, ma particolarmente per quelli difficili in cui viviamo. Con la parola Presepio non intendiamo solo, nel senso stretto del termine, la mangiatoia in cui venne deposto Gesù Bambino, che si venera a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore, conosciuta per questo come S. Maria ad praesepem. Oggetto della nostra venerazione è il grande scenario della Natività di nostro Signore, come è stato rappresentato, da tanti devoti ed artisti nel corso dei secoli.
Lo scenario che contempliamo in amoroso silenzio ci presenta un evento che è, allo stesso tempo, storico ed eterno. È uno scenario storico, non mitico o fantasioso, perché rappresenta ciò che avvenne realmente, il 25 dicembre dell’anno 753, o 748, come sostengono alcuni, dalla fondazione di Roma, in un preciso luogo storico, una grotta di Betlemme, in Palestina. Rifiutiamo la distinzione modernista tra il Gesù storico e il Gesù della fede e affermiamo prima di tutto una verità storica. Su questo fondamento storico si appoggia la nostra fede, che è l’assenso razionale che prestiamo alle parole del Vangelo. A queste parole, divinamente ispirate, la Sacra Tradizione della Chiesa ha aggiunto altri elementi che concorrono ad offrirci il quadro completo di quanto avvenne a Betlemme tra il 25 dicembre e l’Epifania.
Lo scenario storico ha anche una sua esemplarità perenne. Davanti a noi non è solo la Sacra Famiglia, ma un microcosmo che dalla nuda terra della Grotta si estende al firmamento stellato. Tutta la natura inanimata rende gloria al suo Creatore con la sua sola presenza. Il bue, l’asinello e le pecore rappresentano il mondo animale che dà gloria al Signore attraverso la sua sottomissione all’uomo, re del creato. I Pastori e i Re Magi offrono l’immagine di una società gerarchicamente ordinata che converge nell’adorare Gesù.
I Cori Angelici, anch’essi gerarchicamente ordinati, adorano e riveriscono il loro Signore. Con il bagliore che irradiano e il tripudio dei loro canti, gli Angeli trasfigurano l’atmosfera. È grazie ad essi che la capanna si trasforma in una reggia, la paglia splende come oro purissimo, le pietre brillano come rari gioielli. Maria e Giuseppe al centro della scena, ci offrono il modello di un’assoluta conformità alla Volontà divina, di una perfetta adorazione del Mistero dell’Incarnazione, di un’unione mistica trasformante con l’uomo-Dio che diviene visibile. Gesù Cristo regna sulla mangiatoia, che è il suo trono di amore. Ma il mistero di amore è anche un mistero di giustizia.
Il Presepio, osserva il padre Nepveu è anche il Tribunale di Giustizia di Gesù, perché egli vi pronunzia la sentenza che un giorno sarà pronunziata contro il mondo: Vae Mundo (Mt 18, 7): guai a chi segue il mondo! Guai ai superbi, ai sensuali, agli effeminati, perché il loro è uno stato di opposizione allo stato di Gesù nel Presepio. Gesù nel Presepio è la Verità che dissipa le tenebre in cui sono immersi gli erranti; è la Via che conduce coloro che hanno perso il cammino; è la Vita che viene infusa in chi decade e muore.
Gesù sa ciò che noi non sappiamo, può ciò che noi non possiamo, ci muove a offrirgli quell’amore che vogliamo dargli, ma di cui non siamo capaci. Amiamo Gesù nel Presepio e amiamo il Presepio in Lui. Odiamo con quell’odio che significa radicale separazione dal male e totale unione al bene, tutti coloro che odiano il Presepio e vorrebbero bandirlo dalle nostre città e dalle nostre case. Combattiamo per difendere il Presepio perché combattiamo per difendere la Civiltà cristiana di cui il Presepio è modello.
Nel Presepio regna l’ordine, che è la retta disposizione delle cose, e perciò regna la pace, che è la tranquillità dell’ordine. Il Presepio si oppone al caos contemporaneo e prefigura l’ordine sacrale del Regno di Maria che la Madonna ha promesso a Fatima. Alla vigilia delle lotte che ci attendono nel 2017 il nostro cuore riposa in questi giorni nel Santo Presepio.

martedì 5 gennaio 2016

Quando togliere il presepe?

Quando si toglie il presepe? Dopo l’Epifania o dopo la Candelora? A quest’interrogativo cerchiamo di dare una risposta.

Quando togliere il presepe?

Prima o dopo il Battesimo del Signore?

Nota di Mil: noi siamo per la presentazione del Signore (2 febbraio) o addirittura, come era uso in molti conventi francescani, appena prima di Quaresima....

Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde oggi ad una domanda posta da un lettore in Sudafrica.
La mia domanda è semplice ma talvolta c’è confusione: quando andrebbe tolto il presepe o scena della Natività in chiesa? Andrebbe fatto prima del Battesimo del Signore o dopo? -- M.M., Città del Capo, Sudafrica
Questa e altre domande simili sorgono quasi ogni anno intorno a questo periodo, quindi parte di ciò che diremo adesso sarà già stata pubblicata nelle risposte precedenti. Non c'è un grande accordo su quello che potrebbe essere ritenuto magistero sul presepe e altre tradizioni natalizie. La maggior parte di queste tradizioni sono abituali e quindi non definite da norme ufficiali. Dal momento che nelle usanze esistono varianti legittimate, non vi è per questa domanda una risposta necessariamente giusta o errata.
Dipinti, mosaici e rilievi hanno raffigurato la Natività sin dai tempi più antichi. E' possibile che una delle prime rappresentazioni di un presepe fosse una cappella fatta costruire da papa Sisto III (432-440) come rappresentazione della grotta di Betlemme. Questa piccola cappella, ormai andata completamente perduta, era adiacente alla basilica di Santa Maria Maggiore, la cui costruzione era stata iniziata dallo stesso Pontefice. I rilievi ritenuti appartenenti alla mangiatoia originale erano stati inizialmente collocati in questa cappella nel VII secolo e si trovano adesso sotto l'altare maggiore della basilica.
Esistono tuttavia alcune linee guida che manifestano il pensiero della Chiesa in materia del presepe. A livello universale il Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia, Principi e Orientamenti contiene alcune pertinenti indicazioni che enfatizzano l'importanza di collocare un presepe sia in casa sia in chiesa durante questo periodo. Riguardo al presepe in n. 104 dice:
“104. Come è noto, oltre alle rappresentazioni del presepio betlemita, esistenti fin dall’antichità nelle chiese, a partire dal secolo XIII si è diffusa la consuetudine, influenzata senza dubbio dal presepe allestito a Greccio da san Francesco d’Assisi nel 1223, di costruire piccoli presepi nelle abitazioni domestiche. La loro preparazione (in cui saranno coinvolti particolarmente i bambini) diviene occasione perché i vari membri della famiglia si pongano in contatto con il mistero del Natale, e si raccolgano talora per un momento di preghiera o di lettura delle pagine bibliche riguardanti la nascita di Gesù.”
Questo viene rafforzato dal n. 111:
“111. Nella Messa di mezzanotte, di grande significato liturgico e di forte ascendente popolare potranno essere valorizzati:
- all’inizio della Messa, il canto dell’annuncio della nascita del Signore, nella formula del Martirologio Romano;
- la preghiera dei fedeli dovrà assumere un carattere veramente universale, espresso anche, ove ciò sia pertinente, attraverso il segno della pluralità delle lingue; e nella presentazione dei doni all’offertorio vi sarà sempre un concreto ricordo dei poveri;
- al termine della celebrazione potrà aver luogo il bacio dei fedeli all’immagine del Bambino Gesù e la collocazione di essa nel presepio allestito in chiesa o nelle adiacenze.”
I vescovi diocesani possono inoltre emanare linee guida locali che andranno sempre tenute da conto.
Riguardo alla domanda su quando togliere il presepe, ancora una volta le usanze variano da un luogo all’altro, e non esiste una regola assoluta. In alcune località può essere usanza togliere il presepe dopo l'Epifania. In altre, e forse più comunemente, dopo la festività del Battesimo del Signore, che segna la fine del tempo ufficiale del Natale nel calendario attuale.
Questa festività si celebra solitamente la domenica dopo l'Epifania. Tuttavia, nei Paesi in cui l'Epifania è spostata alla domenica tra il 2 e l'8 gennaio, la festività viene celebrata di lunedì, il 9 gennaio, anche qualora il giorno di Natale capiti di domenica e l'Epifania cada l'8 gennaio. In questo caso la stagione del Natale termina di lunedì anziché di domenica.
In alcuni Paesi non è inusuale mantenere alcune delle decorazioni natalizie sino alla festività della Presentazione del Signore, il 2 febbraio. San Giovanni Paolo II Papa faceva la sua ultima visita al presepe in Piazza San Pietro dopo aver celebrato la Messa serale del 2 febbraio. Dopo questa visita la scena della Natività veniva smantellata.
Ciò corrisponde a un'usanza di lunga data in cui la vigilia della Candelora era il giorno per la rimozione delle decorazioni natalizie, specialmente quelli costituiti da piante. Questa tradizione è testimoniata dal poeta Robert Herrick (1591-1654) in due dei suoi poemi, uno dei quali è intitolato Cerimonia per la Vigilia della Candelora:
“Down with the rosemary, and so / Down with the bays and mistletoe; / Down with the holly, ivy, all, / Wherewith ye dress'd the Christmas Hall.”
(“Via il rosmarino, e così / Via gli allori e il vischio; / Via l'agrifoglio, l'edera, e tutto, / Con il quali avete addobbato la sala da pranzo per il Natale.”)
Herrick riprende un tema simile nei primi versi della strofa più lunga:
“Down with the rosemary and bays,/ Down with the mistletoe; / Instead of holly, now up-raise, / The greener box (for show). / The holly hitherto did sway; / Let box now domineer, / Until the dancing Easter day, / Or Easter's eve appear.”
(“Via il rosmarino e gli allori, / Via il vischio; / Invece dell'agrifoglio, ora innalzate, / il più verde bosso – per fare bella figura. / L'agrifoglio finora ha dominato; / Lasciate ora dominare il bosso, / sino a che il danzante giorno di Pasqua / o la vigilia di Pasqua, apparirà.”)
Di conseguenza, visto il rischio di aumentare lo stato di confusione, posso solo dire che la migliore opzione sia di mantenere le usanze già esistenti in ogni località.

[Traduzione dall’inglese a cura di Maria Irene De Maeyer]

Fonte: Zenit, 18.12.2015, ripreso dal blog MIL Messainlatino, 4.1.2016

sabato 28 novembre 2015

La ricetta per combattere il fanatismo islamico? Togliere i presepi ed i simboli cristiani

È assurdo ed irrazionale che, per fronteggiare l’impatto forte e violento dell’islam, che per sua natura è privo di una spiritualità e per questo è “di successo” (v. L’islam è senza spiritualità, in Il Foglio, 29.11.2015), alcune nazioni europee – quelle più coinvolte col terrorismo di matrice islamica e non solo (v. Islam e integrazione, dal Belgio un’idea nuova: «Vietare tutti i simboli religiosi», in Tempi, 26.11.2015) – e persino talune amministrazioni nostrane (v. la vicenda del preside di Rozzano, qui, qui, qui, qui, qui e qui) pensino bene non già di riaffermare con forza le proprie radici cristiane, bensì di indebolire ulteriormente il loro già fragile tessuto socio-culturale, mostrandosi debole. Ad un contenuto – di per sé inaccettabile – che si presenta forte e coeso, cosa si giustappone? Il nulla. Il vuoto. E questo senza alcun senso di vergogna e di ritegno (cfr. R. Casadei, Nulla contro nulla. O dell’impossibilità di opporsi a un nemico che non sappiamo nemmeno chiamare per nome, in Tempi, 28.11.2015). Si tratta di un ennesimo inchino, come ha affermato Mauro Zanon su Il Foglio del 26.11.2015. In fondo il laicismo è il miglior alleato del fanatismo islamico, come ricorda Leone Grotti su Tempi, 24.11.2015! La riprova? Il noto autore - ateo - Michel Onfray, famoso per il suo Trattato di ateologia, nel quale critica in maniera il Cristianesimo ed i suoi simboli, non pubblicherà in Francia, bensì all’estero, il suo prossimo testo, annunciato per il 2016, di forte critica alla fede di Maometto, Penser l’islam, convinto così di favorire un dibattito sereno su quella religione (v. La Francia scopre il terrore di criticare l’islam, in Il Foglio, 28.11.2015). Per il noto filosofo libertario, dunque, il Cristianesimo si può criticare, pure con toni aspri e sopra le righe, mentre l’Islam no. Anzi, in Francia si pensa - ingenuamente - di “educare” questa religione ai “valori” (o sedicenti tali) “occidentali”, che non sono quelli cristiani ovviamente (v. In Francia arriva il vademecum per gli imam, in Il Foglio, 28.11.2015).
Come abbiamo lamentato già in altre occasioni, quest’indebolimento non sarà scevro di conseguenze! Come osserva un attento nostro amico, “Una classe dirigente miope ed ottusa ha trascinato il vecchio continente nella sfida ciclopica dell’immigrazione di massa proprio nel momento di maggior debolezza, dopo aver ottenuto l’espulsione dalla società di quegli anticorpi rappresentati dalle peculiarità culturali che costituiscono, al contrario, la marcia in più dei nuovi arrivati. Proprio in trincee interculturali ..., gli ultimi scampoli di gloria dello stile di vita occidentale subentrato agli autoctoni valori millenari, improntato sull’edonismo e sul libertinismo e che trova nell’“Imagine” di Lennon (no religion too) il suo inno più efficace, rischiano di soccombere di fronte alla prorompente vitalità del modello esistenziale testimoniato dagli immigrati islamici. Solo l’apertura immediata di una stagione di risveglio spirituale e di riscoperta delle proprie radici originarie, sulla linea di quanto avvenuto in Russia dopo lo sbriciolamento dell’Urss, potrebbe impedire all’Europa un prevedibile processo di conformazione culturale a questo modello” (così N. Spuntoni, Il vicino di casa islamico: pungolo o spauracchio?, Opinione pubblica, 27.11.2015). 

I sindaci francesi si rivoltano contro il divieto di esporre il presepe in municipio

di Ivan Francese

Tre primi cittadini del Front National rifiutano di rimuovere la Natività dai propri Comuni: “Non è censurando le nostre radici che si difende la laicità”.


Il fondamentalismo religioso e il terrorismo si combattono davvero censurando la propria identità e le proprie radici? Secondo una certa tradizione francese, apparentemente sì.
Nella Francia ancora scossa dagli attentati del 13 novembre scorso, fa discutere il gesto di tre sindaci del Front National, che si sono opposti al diktat dell’Associazione nazionale dei sindaci (l’equivalente della nostra Anci) che voleva imporre loro la rimozione del presepe da tutti i municipi del Paese.
I tre primi cittadini, che per amor di cronaca governano i Comuni di Cogolin, Fréjus e Luc-en-Provence, hanno preso carta e penna e scritto una lettera di protesta con cui annunciano le proprie dimissioni dall’associazione: “Protestiamo contro l’abbandono di tutte le nostre tradizioni e delle nostre radici culturali - scrivono gli amministratori locali - Non desideriamo più prendere parte a un’associazione che, con il pretesto di difendere la laicità, calpesta cultura e tradizioni del nostro Paese.”
Il divieto all’esposizione del Presepe nei municipi scaturisce dalla pubblicazione di un “vademecum sulla laicità” promosso dall’Associazione nazionale dei sindaci francesi, che spiega di rifarsi alla famosa legge del 1905 sulla separazione tra le confessioni religiose e lo Stato. “Non si tratta di un diktat, ma di un vademecum - spiega la vicepresidente dell’associazione, Anès Lebrun - La stessa giurisprudenza francese è contraddittoria in materia, divisa tra chi ritiene che il presepe rappresenti una manifestazione del culto e chi lo intende come fenomeno esclusivamente culturale.”
Il Front National però, che pure è famoso per la propria difesa della laicità repubblicana, rigetta queste tesi come pretestuose: “A quanto il divieto delle processioni votive? - domanda polemico il movimento di Marine Le Pen - I rappresentanti del Front National difendono con fermezza il principio di laicità, ma non ignorano la storia. È incontestabile che il Cristianesimo sia un’espressione della cultura francese”.

Fonte: Il Giornale, 26.11.2015. Lo stesso articolo è anche su Il Timone.