Sante Messe in rito antico in Puglia

Visualizzazione post con etichetta islam moderato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta islam moderato. Mostra tutti i post

venerdì 26 agosto 2016

Bikini o burkini? Una tragicommedia degna di Voltaire

I “tormentoni” di quest’estate, che hanno occupato, prima del terremoto nell’Umbria, pagine e pagine di giornali, sono stati i temi “appassionanti” del “sì o no” al burkini, vale a dire il costume da bagno per le donne islamiche, e del diritto alla poligamia dopo la legge c.d. Cirinnà (cfr. Correttore di bozze, Mi sa che l’orgoglioso “no” laico alla poligamia non durerà molto (questione di burkini), in Tempi, 23.8.2016;  Poligamia, burka e burkini: l’Islam sveglia l’Occidente?, in Corrispondenza romana, 20.8.2016; Maria Guarini, Il problema non è il burkini ma la religione che lo impone, in Chiesa e postconcilio, 19.8.2016; Piero Vassallo, Metamorfosi del femminismo, dal nudismo sessantottino all’incappucciamento islamico, in Riscossa cristiana, 16.8.2016; Paolo Deotto, Poligamia. Perché ha ragione Hamza Piccardo, ivi, 8.8.2016; Tommaso Scandroglio, Dopo le unioni gay diventa un diritto anche la poligamia, in LNBQ, 8.8.2016 nonché in Il Timone, 8.8.2016. V. anche curiosamente, Davide Turrini, Poligamia, perché no? La scrittrice francese appoggia la tesi di Piccardo (Ucoii) ma avverte: “Sia laica non islamica”, in Il fatto quotidiano, 12.8.2016; il provocatorio Vittorio Sgarbi, La poligamia? Allora valga pure per le donne, in Il Giornale, 9.8.2016; i discutibili "contro-argomenti" di Dario Accolla, Unioni civili come la poligamia? Caro Piccardo, le spiego perché no, in Il fatto quotidiano, 8.8.2016, superabili con le ironiche osservazioni di Sgarbi; Luigi Manconi, La poligamia non può essere un diritto civile in Italia, in Corriere della sera, 8.8.2016).
Sul tema del “burkini”, dai contorni tragicomici, rilanciamo volentieri questo contributo di Cristina Siccardi.

Bikini o burkini? Una tragicommedia degna di Voltaire

di Cristina Siccardi

Nel Trattato sulla tolleranza, una delle più famose opere di Voltaire, pubblicato in Francia nel 1763, troviamo non solo i fondamenti della sconclusionata e luciferina incultura contemporanea, ma, purtroppo, anche i presupposti che hanno permesso a molti uomini di Chiesa e a molti padri del Concilio Vaticano II di abbracciare, a dispetto di una divina e sapiente Tradizione bimillenaria, la libertà religiosa come bene universale.
Oggi arriviamo al punto che, a fronte di una Chiesa che non dice una parola sull’ostentato e disdicevole malcostume contemporaneo, vediamo il premier francese Manuel Valls scendere a sostegno del bando emesso da alcuni comuni francesi contro l’uso del burkini, ideato nel 2004, con enorme successo commerciale fra le musulmane di tutto il mondo, da una stilista australiana di origine libanese, Aheda Zanetti. Valls ha dichiarato che il pudico burkini è «incompatibile con i valori della Francia» e non è un costume da bagno, bensì «l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna». Il bikini o altre forme di spavalda offesa al pudore, invece, sono parte integrante dei “valori” della Francia, che fa della libertà religiosa uno dei suoi più gloriosi fiori all’occhiello. Ed ecco che dal 2000 al 2013 sono state rase al suolo 20 chiese in Francia e, secondo un rapporto del Senato francese, altre 250 avranno la stessa sorte. Silenzio totale da Roma.
Così, impotenti, abbiamo assistito alla polizia di Parigi, in assetto antisommossa, che ha trascinato via a forza sacerdoti e chierichetti della chiesa di Santa Rita (https://it.zenit.org/articles/parigi-cattolici-sulle-barricate-per-difendere-una-chiesa-dalla-demolizione/), che a breve sarà demolita per far posto ad un parcheggio, mentre le moschee legali ed illegali crescono come funghi in tutta Europa, quell’Europa con sempre meno figli suoi, a causa di una denatalità voluta da un’ideologia che demolisce le famiglie e che favorisce gli aborti. Tuttavia l’aconfessionale liberalismo comincia a pagare pegno alla sua irragionevolezza perché la rivoluzione divora i suoi figli, dando spazio a chi alla propria identità non rinuncia, come gli islamici.
Valls e con lui uomini politici e uomini di Chiesa ricordano la Preghiera a Dio del “buonista” Voltaire contenuta proprio nel Trattato sulla tolleranza? Fra questi nefasti sproloqui, portatori di innumerevoli disgrazie e sciagure, affermava il maestro di pensiero dei tagliatori di gole giacobini: «Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi (…) degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura. Fà sì che questi errori non generino la nostra sventura. Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda; fà che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fà sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te, insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati “uomini” non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione. Fà in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo (…) Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime (…) Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante».
Mentre il dio di Voltaire ha portato alle attuali sciagure di corruzione civile e religiosa, il vero Dio Uno e Trino ha sacrificato Suo Figlio per la salvezza di ognuno. Ha ragione Sergio Romano quando, nella prefazione al Trattato sulla tolleranza (RCS 2010), egli lo definisce un «giornalista», un giornalista che, con le sue passioni intellettuali, la sua vasta cultura, il suo abile modo di raccontare, il suo stile ironico e brillante, la sua curiosità per gli accadimenti del suo tempo, è riuscito diabolicamente a mutare il corso del pensiero europeo e con i suoi grimaldelli a scristianizzare, dopo qualche generazione, le nazioni dove ancora svettano abbazie, cattedrali, chiese di straordinaria potenza e bellezza interna ed esterna.
Prima Lutero nel XVI secolo e poi Voltaire nel XVII secolo hanno lavorato a fianco delle forze malefiche per combattere la Chiesa di Roma, Una Santa Cattolica e Apostolica. Se dapprima le tesi volterriane sono state vincenti poiché c’era un nemico da abbattere, nel XXI secolo i loro risultati, all’atto pratico, iniziano a incrinarsi, a deteriorarsi all’interno di una molteplicità di contraddizioni, distribuite in un immenso labirinto dalle pareti tragicomiche: bikini e/o burkini? Sacerdoti e/o imam nelle chiese? Genitorialità o no alle coppie gay?… Interrogativi che denotano mostruosità fuori di senno e prive di coscienza. Le moderne ambizioni della Dignitatis humanae, un documento conciliare teologicamente tanto discusso quanto staccato dai parametri della vera e pacifica tolleranza cattolica, offrono oggi un frutto amaro sul quale possono operare alacremente gli invasori e prolifici musulmani.
La tragicommedia si conviene assai bene nella nostra epoca, quella che il maestro barocco di questo genere letterario, Pierre Corneille, illustrò così: «Ecco uno strano mostro (…) Il primo atto non è che un prologo, i tre seguenti sono una commedia imperfetta, l’ultimo è una tragedia, e tutto questo cucito insieme fa una commedia». Il Regno di Dio è tutt’altra cosa, un’apoteosi di magnificenza e armonia, beatitudine in terra (come dimostrano i santi) e beatitudine nell’eternità: qui Fede e ragione non obnubilano la mente e l’anima si libra serena nei cieli solcati dalla Verità portata dal Figlio di Dio. Niente a che vedere con gli abissi arati dal «giornalista» Voltaire, che si accontentava di «questo istante».

martedì 29 marzo 2016

I terroristi? Possono essere di tutto, ma non islamici. Così vuole il “politicamente corretto”

Rilanciamo volentieri questo contributo di Paolo Deotto da Riscossa cristiana, che ci fa rileggere le pagine scritte da San Giovanni Bosco sull’Islam; pagine attualissime alla luce dei recenti attentati di Bruxelles, che hanno dimostrato come l’idea stessa di integrazione – così come concepita nell’ambito occidentale – è fallimentare, fondata com’è sulla debolezza e sul sonno dell’Europa, dimentica delle sue radici cristiane (cfr. L.G., Lo Stato Islamico “mostra i muscoli” all’Europa, debole e addormentata, in Corrispondenza romana, 24.3.2016; Stefano Fontana, L'Europa è debole dentro, in Chiesa e postconcilio, 28.3.2016; Piero Vassallo, L’urlo islamico e il cauto bisbiglio dell’Occidente, in Riscossa cristiana, 29.3.2016) ed hanno mostrato come la distinzione tra “islam moderato” ed “islam integralista” sia alquanto artificiosa e, diremmo, innaturale dell’islam stesso (cfr. Sergio Rame, Il divieto choc dei capi islamici: “Non pregate per vittime infedeli”, in Il Giornale, 28.3.2016 ed in Riscossa cristiana, 28.3.2016. V. anche Claudio Cartaldo, Il vescovo ora parla chiaro: “Islam e Corano violenti”, in Il Giornale, 29.3.2016, nonché in Riscossa cristiana, 29.3.2016, che raccoglie le notazioni del coraggioso vescovo polacco monsignor Tadeusz Pieronek).
In senso analogo a Paolo Deotto si esprimeva, nella sua pagina Facebook, lo scrittore Antonio Socci: «BERGOGLIO E WOODY ALLEN
Pur di non parlare di islamismo, cioè dell’ideologia di morte che produce terroristi e stragi in tutto il mondo, papa Bergoglio oggi ha detto: “Dietro gli attentati terroristici di Bruxelles ci sono i fabbricatori, i trafficanti di armi”. E allora all’origine della strage dell’11 settembre ci sono i fabbricanti di aeroplani? E dietro all’Isis che nel febbraio 2015 ha tagliato la testa a 23 cristiani egiziani innocenti, c’è l’industria dell’acciaio che fabbrica le lame? Si resta basiti davanti a tanta superficialità (che serve solo a non dire la verità): IL PROBLEMA E’ L’IDEOLOGIA DELL’ODIO CHE ARMA I CUORI, NON I MEZZI MATERIALI CHE SI USANO! PERCHE’ SI AMMAZZA ANCHE CON LE NUDE MANI O CON LEGGI CRIMINALI E SENTENZE DI TRIBUNALI CHE CONDANNANO A MORTE ASIA BIBI SOLO PERCHE’ CRISTIANA! Se non ci fosse da piangere, perché ci sono tante vittime innocenti, mi verrebbe da dire che Bergoglio per queste baggianate s’ispira a una celebre battuta di Woody Allen: “La psicoanalisi è un mito tenuto vivo dall’industria dei divani”. Più o meno lo stesso concetto e la stessa profondità di giudizio. Ma la tragedia è che Bergoglio non fa il comico. Fa il Papa ...» (v. qui).

I terroristi? Possono essere di tutto, ma non islamici. Così vuole il “politicamente corretto”

di Paolo Deotto

Rileggiamo le chiare parole di San Giovanni Bosco sull’islam.

I morti di Bruxelles e a Pasqua quelli di Lahore. Ma attenzione, non si parli di terrorismo islamico! Al più, si può parlare di “fondamentalisti”, di califfati “sedicenti”. Il conformismo dei pavidi e degli imbroglioni non conosce confini. Di fronte a una galleria di buffonate, in cui si arriva ad addossare la responsabilità del terrorismo ai “mercanti di armi”, rileggiamo le chiare parole di San Giovanni Bosco sull’islam.

Chi non è giovanissimo ricorda il cupo periodo in cui in Italia imperversarono le “Brigate Rosse”, gruppi di terroristi di ispirazione marxista, che colpivano le persone considerate “nemici della classe operaia”, che dopo ogni atto criminale lasciavano scritti in cui spiegavano la loro origine politica, lo scopo delle loro azioni. Eppure in quegli anni il bigottismo dominante prescriveva che le Brigate Rosse dovevano essere “presunte”, anzi, probabilmente erano gli onnipresenti “fascisti” che organizzavano tutto per screditare la sinistra. La quale sinistra, dominata dal PCI, aveva finanziato il Movimento Studentesco e poi le altre varie forme di criminalità che ne erano derivate e in parte si trovava come l’apprendista stregone, ma in parte aveva tutto l’interesse a continuare a favorire il terrorismo per tenere sulla corda gli svirilizzati democristiani.
Comunque i criminali rossi, per quanto si sgolassero a rivendicare la loro origine marxista, “non” dovevano essere rossi.
Ora accade un fenomeno simile per il terrorismo islamico. Naturalmente lo sdegno è unanime, la condanna è unanime, poi il repertorio prevede il dolore, la rabbia e la ferma volontà di non cedere al terrorismo (questa non l’ho mai capita. Cedere cosa?). Ma il repertorio prevede anche che non si parli di terrorismo islamico, che non si faccia l’ovvio collegamento con una pseudo-religione che, nata dalla violenza, esprime violenza. È nella sua stessa essenza. No, siamo in piena orgia di dialogo e quindi, se si parla di califfato, questo è “presunto” (e invece il califfato mondiale è proprio uno degli impegni del bravo islamico), come afferma la signora Boldrini Laura (clicca qui); e aggiunge che per combattere il terrorismo bisogna addirittura favorire l’immigrazione. Certo, la signora Boldrini va capita. È in un’età critica per una donna (55 anni al 28 aprile), le rughe iniziano a farsi strada, in particolare quelle sul collo si fanno più evidenti, e quindi un turbamento generale può facilmente portare a straparlare. Però, le castronerie sono e sempre restano castronerie.
Oppure abbiamo Bergoglio, che ogni tanto condanna le stragi di cristiani, bontà sua, ma si guarda bene dal parlare di terrorismo islamico. Certo, anche Bergoglio va capito, è umano voler difendere i propri amici e quindi cercare di minimizzare o nascondere le loro colpe, ma, suvvia, attribuire la colpa del terrorismo ai mercanti di armi (clicca qui) è un tantino comico. Anzitutto i mercanti di armi hanno il loro vero business nelle grandi forniture. I pochi chili di esplosivo o i pochi mitragliatori con cui fare qualche bella strage rappresentano gli spiccioli e, per la cronaca, restando in Europa, nacque un fiorente mercato d’armi “fai da te” dopo il dissolvimento dell’esercito jugoslavo con relativo saccheggio di armerie. Ma, a parte ciò, non sono certo i “mercanti di armi” a spingere fanatici assassini a farsi saltare in aria. Il delinquente professionale tutela sé stesso. Il delinquente islamico, imbevuto di falsità, arriva a un punto di demenza tale da uccidere uccidendosi.
Su questo tema, abbiamo letto ieri un articolo, in buona parte condivisibile (clicca qui), di Vittorio Feltri. E a proposito delle curiose elucubrazioni da Santa Marta, Feltri scrive:


Comunque sia, il conformismo e l’ignoranza dilaganti impongono di non parlare di terrorismo islamico, perché l’islam è buono, è bello, è bravo. Non è ben chiaro se sia buono, bello e bravo come il luteranesimo, ce lo faranno sapere. Probabilmente sono buoni, belli e bravi ex aequo, perché la nuova religione mondiale è in via di formazione e prevede il “todos Caballeros”. In attesa comunque di aggiornamenti, può essere utile rileggere una sintesi semplice, chiara e senza pruriti buonisti sull’islam. La scrisse San Giovanni Bosco che, essendo cattolico e santo, non aveva paura a parlare chiaro. Parlava chiaro perché gli interessava solo difendere e diffondere la Vera Fede. Non aveva tanti interessi mondani da coltivare, come i quattro cialtroni che in questo tempi sciagurati infestano e distruggono la civiltà.
Pubblichiamo qui di seguito le pagine sull’islam contenute nel libro “Il cattolico istruito nella sua religione”, pubblicato nel 1853 dal Sacerdote Giovanni Bosco, prete cattolico. Nel libro si immagina il colloquio tra un padre e i figli; col padre, che istruisce i figli sulle verità di Fede, interloquisce il figlio maggiore. Buona lettura a tutti, e preghiamo il Signore che ci doni presto santi sacerdoti come Giovanni Bosco.
















domenica 21 febbraio 2016

Un santo patrono per la conversione dei musulmani. Una riflessione apologetica anticonformista ....

«Damásci sancti Petri Maviméni, qui, cum díceret Arábibus quibúsdam, ad se ægrótum veniéntibus: “Omnis qui fidem Christiánam cathólicam non ampléctitur, damnátus est, sicut et Máhumet, pseudoprophéta vester,” ab illis est necátus»; «A Damàsco san Piétro di Maiùma, il quale, avendo detto ad alcuni Arabi, che erano andati da lui mentre era infermo: “Chiunque non abbraccia la fede cristiana cattolica è dannato, come anche il vostro falso profeta Maométto”, fu da essi ammazzato». Così, oggi, 21 febbraio, commemora il Martirologio romano. Un Santo, insomma, ben lontano dal modello “dialogogista” ed “ecumenista”, che considera l’islam “religione di pace”. Al contrario, un Santo che sarebbe oggi di scandalo per i conformisti-pacifinti; un Santo davvero anticonformista rispetto al pensiero dominante del nostro tempo. Ieri il mondo – almeno in Italia – ha tessuto onorificenze sperticate in morte dello scrittore Umberto Eco, che coerentemente con le sue idee avrà un “funerale laico” (ovvero un “non funerale”); uno scrittore, il quale, come ricorda un editoriale de Il Messaggero, a firma di Mario Ajello, era anticonformista su tutto e sempre; ma sempre, parimenti, conformista sul pensiero dominante, cioè sempre allineato su quelle cose per le quali non c’è un prezzo da pagare, perché sono gratis, sono politicamente (e, perché no?, pure religiosamente e culturalmente) corrette, ed il mondo desidera sentirsi dire (cfr. M. Ajello, Umberto Eco/ Originale in tutto, ma in politica seguiva il pensiero dominante, in Il Messaggero, 20.2.2016); oggi la Chiesa propone, al contrario, la figura di un vero anticonformista (beninteso: anticonformista rispetto al pensiero d’oggi, che è quello maggiormente lontano da Cristo), che ha pagato un prezzo: la sua stessa vita. Strano gioco del destino; strana coincidenza. O forse no. Non esistono le coincidenze. In filigrana, la Chiesa sembra, dunque, quasi affermare che il vero anticonformismo sta non già in ciò che è allineato al pensiero dominante, al pacifismo buonista, lontano dalla Verità, bensì sta in tutto ciò che ha un alto prezzo, vita compresa, che in ultima analisi non sarebbe altro che la Verità di Cristo stesso.
Nella memoria, dunque, del summenzionato Santo “anticonformista” e controcorrente rispetto al pensiero d’oggi, rilanciamo volentieri questo saggio – in inglese.



Francisco Domingo Marqués, Il beato Giovanni de Ribera, viceré e vescovo di Valencia, supervisiona l'espulsione dei Mori, 1864, Museu de Belles Arts de València, Valencia

Tomorrow in Her Martyrology the Church commemorates the martyrdom of Saint Peter Mavimeno at Damascus in the year 743. Some Arabs came to see him while he was ill, and to them he said, ”Whoever does not embrace the Catholic Christian religion will be damned, as your false prophet Mohammed is,” whereupon they killed him.
“There is also the superstition of the Ishmaelites which to this day prevails and keeps people in error, being a forerunner of the Antichrist…. From that time to the present a false prophet named Mohammed has appeared in their midst. This man, after having chanced upon the Old and New Testaments and likewise, it seems, having conversed with an Arian monk, devised his own heresy. Then, having insinuated himself into the good graces of the people by a show of seeming piety, he gave out that a certain book had been sent down to him from heaven. He had set down some ridiculous compositions in this book of his and he gave it to them as an object of veneration.”
-St. John Damascene (d. 749), Syrian Arab Catholic monk and scholar. Quoted from his bookOn Heresies under the section On the Heresy of the Ishmaelites (in The Fathers of the Church. Vol. 37. Translated by the Catholic University of America. CUA Press. 1958. Pages 153-160.)
“We profess Christ to be truly God and your prophet to be a precursor of the Antichrist and other profane doctrine.”
-Sts. Habenitus, Jeremiah, Peter, Sabinian, Walabonsus, and Wistremundus (d. 851), martyrs of Cordoba, Spain. Reported in the Memoriale Sanctorum in response to Spanish Umayyad Caliph ‘Abd Ar-Rahman II’s ministers that they convert to Islam on pain of death.
“Any cult which denies the divinity of Christ, does not profess the existence of the Holy Trinity, refutes baptism, defames Christians, and derogates the priesthood, we consider to be damned.”
-Sts. Aurelius, Felix, George, Liliosa, and Natalia (d. 852), martyrs of Cordoba, Spain. Reported in the Memoriale Sanctorum in response to Spanish Umayyad Caliph ‘Abd Ar-Rahman II’s ministers that they convert to Islam on pain of death.
“On the other hand, those who founded sects committed to erroneous doctrines proceeded in a way that is opposite to this, the point is clear in the case of Muhammad. He seduced the people by promises of carnal pleasure to which the concupiscence of the flesh goads us. His teaching also contained precepts that were in conformity with his promises, and he gave free rein to carnal pleasure. In all this, as is not unexpected, he was obeyed by carnal men. As for proofs of the truth of his doctrine, he brought forward only such as could be grasped by the natural ability of anyone with a very modest wisdom. Indeed, the truths that he taught he mingled with many fables and with doctrines of the greatest falsity. He did not bring forth any signs produced in a supernatural way, which alone fittingly gives witness to divine inspiration; for a visible action that can be only divine reveals an invisibly inspired teacher of truth. On the contrary, Muhammad said that he was sent in the power of his arms—which are signs not lacking even to robbers and tyrants.”
-St. Thomas Aquinas (d. 1274), Theologian and Doctor of the Church. Quoted from his De Rationibus Fidei Contra Saracenos, Graecos, et Armenos and translated from Fr. Damian Fehlner’s Aquinas on Reasons for the Faith: Against the Muslims, Greeks, and Armenians(Franciscans of the Immaculate. 2002.).
“As we have seen, Muhammed had neither supernatural miracles nor natural motives of reason to persuade those of his sect. As he lacked in everything, he took to bestial and barbaric means, which is the force of arms. Thus he introduced and promulgated his message with robberies, murders, and bloodshedding, destroying those who did not want to receive it, and with the same means his ministers conserve this today, until God placates his anger and destroys this pestilence from the earth...
“(Muhammad) can also be figured for the dragon in the same Apocalypse which says that the dragon swept up a third of the stars and hurled down a third to earth. Although this line is more appropriately understood concerning the Antichrist, Mohammed was his precursor – the prophet of Satan, father of the sons of haughtiness...
“Even if all the things contained in his law were fables in philosophy and errors in theology, even for those who do not possess the light of reason, the very manners (Islam) teaches are from a school of vicious bestialities. (Muhammad) did not prove his new sect with any motive, having neither supernatural miracles nor natural reasons, but solely the force of arms, violence, fictions, lies, and carnal license. It remains an impious, blasphemous, vicious cult, an innovention of the devil, and the direct way into the fires of hell. It does not even merit the name of being called a religion.”
-St. Juan de Ribera (d.1611), Archbishop of Valencia, missionary to Spanish Muslims, and organizer of the Muslim expulsions of 1609 from Spain. Quoted in several locations from his 1599 Catechismo para la Instruccion de los Nuevos Convertidos de los Moros (1P5 translation).
“The Mahometan paradise, however, is only fit for beasts; for filthy sensual pleasure is all the believer has to expect there.”
St. Alfonsus Liguori (d. 1787). Quoted from his book, The History of Heresies and their Refutation.

Fonte: blog Plinthos, Feb. 20th, 2016

mercoledì 23 dicembre 2015

I semi dell’apostasia portano alla dissoluzione della Chiesa. Il caso di Udine. E non solo.


Ma possono essere ancora pastori quelli che offrono le pecore del proprio gregge al lupo? E magari cedono alle lusinghe del lupo?
Il caso di Udine, che proponiamo, non è che un pallido esempio di quanto la Chiesa si stia disfacendo dinanzi all’Islam, sedicente “religione di pace” come vorrebbe qualcuno in alto loco. Cfr. L'estranea 'natività' di Udine: come difenderci dalle commistioni che diventano profanazioni?, in Chiesa e postconcilio, 24.12.2015.
Ancora, significativo è il caso de L'Osservatore Romano e Radio Vaticana che vedono nella coincidenza della data della nascita del Signore con quella del c.d. profeta quasi un "segno di Dio" (v. Aleteia, 24.12.2015; Radio Vaticana, 23.12.2015. Cfr. per un commento, Vaticano: nascita di Gesù o di Maometto buona novella, cuore in festa, in Radiospada, 23.12.2015. V. anche Il Timone, 24.12.2015). 
Emblematico è anche il caso di Genova, dove un vescovo ausiliare si è recato a pregare in moschea, verso La Mecca, rivolgendo orazioni ad un dio, Allah, non trinitario, che, guardato appena un po’ da vicino, offre allarmanti caratteristiche che non hanno nulla a che fare con il Dio Trinità, professato dai cristiani, poiché, senza relazione com’è, non garantisce a questa realtà (sia divina sia umana) né l’armonia né il funzionamento (così I. Biffi, Nel Catechismo l’originalità che sa dialogare, in Avvenire, 10 agosto 2005, p. 16). La divinità islamica, infatti, sarebbe un “dio incartato”, a differenza del Dio cristiano, incarnato: anzi gli è opposto. Allah, del resto, era la divinità suprema del pantheon politeista arabo; una sorta di Giove dei popoli arabi. Maometto, allorché distrusse i 360 idoli adorati a La Mecca ed affermò che Allah fosse l’unica divinità, in realtà non rese quel dio il nostro stesso Dio, sebbene lo condisse con elementi sparsi attinti dal giudaismo e dal cristianesimo nestoriano. Nota Magdi Cristiano Allam: «sarebbe come se il cristianesimo si fondasse sul culto assoluto di Giove» (M. C. Allam, Islam. Siamo in guerra, Milano, 2015, p. 67). Per cui, non possiamo affermare che le preghiere che un cristiano possa rivolgere a quella divinità siano preghiere rivolte, in verità, al Dio cristiano. Al contrario. Si tratta di un chiaro caso di abbandono della fede, forse dovuto alla scarsa o nulla fede degli odierni pastori e degli stessi fedeli, in nome di un ovattato, quanto politicamente corretto, buonismo e pacifismo.

Mons. Anselmi, prima dell'apertura della porta santa in Genova, prega in moschea. V. qui e qui

Molti moderni pastori non credono più nel Dio Triuno né ne hanno timore presi come sono dalla “misericordia”, tanto da permettersi di ritenere che Dio possa tollerare di tutto dai suoi ministri e dai fedeli, nonostante Egli sia Dio geloso! Insegnava S. Tommaso d’Aquino: «quod mysterium Christi explicite credi non potest sine fide Trinitatis, quia in mysterio Christi hoc continetur quod filius Dei carnem assumpserit, quod per gratiam spiritus sancti mundum renovaverit, et iterum quod de spiritu sancto conceptus fuerit» (S. Tommaso D’Aquino, Summa Theol., II-II, q. 2, a. 8: «Non è possibile credere esplicitamente il mistero di Cristo senza la fede nella Trinità: poiché il mistero di Cristo implica l’assunzione della carne da parte del Figlio di Dio, la rinnovazione del mondo mediante la grazia, e la concezione del Cristo per opera dello Spirito Santo»).
Non possiamo, perciò, non qualificare quei gesti come atti di apostasia.
Scrive san Pio X nel suo Catechismo al n. 128 che «Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno, la fede cattolica già professata». Al n. 229 del Catechismo Maggiore: «Gli apostati sono coloro che abiurano, ossia rinnegano con atto esterno la fede cattolica, che prima professavano». Commenta Padre Dragone: «Il cattolico nel santo Battesimo si è impegnato a professare in privato e in pubblico la sua religione. Quando, con un atto pubblico ed esterno, abbandona il cattolicesimo per aderire a un’altra religione (protestante, maomettana, buddista…), o per non aderire a nessuna religione positiva (atei, materialisti, massoni, deisti, idealisti, panteisti, comunisti, socialisti, marxisti…) diventa apostata, perché rinnega la religione cattolica e se ne allontana. L’apostasia è un peccato gravissimo, separa dalla Chiesa e dalla comunione dei santi e priva della possibilità di salvezza. Riflessione. – Per il ritorno degli erranti all’unità della Chiesa cattolica, più delle parole e degli scritti polemici, giovano la preghiera, la penitenza e il buon esempio. Esempio. – Giuliano, nipote dell’imperatore Costanzo, passò alla storia col nome infame di «apostata». Battezzato nella religione cristiana, fino a vent’anni frequentò la Chiesa e i Sacramenti. Dapprima rinunciò alla fede ma solo in segreto, per non essere privato del diritto al trono. Fatto imperatore, gettò la maschera, rinnegò apertamente il Cristianesimo, si proclamò credente nelle dottrine e nei riti pagani, e si propose di far rifiorire il paganesimo. Numerosi cristiani furono da lui martirizzati. Però la vendetta divina non si fece attendere a lungo. Dopo appena tre anni di regno Giuliano morì combattendo contro i Parti. Si racconta che prima di morire estrasse di sua mano la freccia che gli si era infitta nel petto, raccolse una manata di sangue che sgorgava dalla ferita e lo lanciò contro il cielo gridando disperato: “Galileo, hai vinto!”» (Catechismo san Pio X commentato, CLS, Verrua Savoia, 2009, p. 203).
Ed è evidente che la preghiera rivolta alla divinità islamica è un atto di apostasia, perché quella divinità non è il Dio Uno e Trino professato dalla fede cristiana. Né può dirsi che quel dio islamico sia il medesimo Dio, meglio conosciuto dai cristiani, stante la diversità ontologica tra il primo ed il Secondo. Ricorda ancora Inos Biffi «Il Signore ha mandato i suoi apostoli ad annunziare e a testimoniare il suo Vangelo nel mondo intero, così che tutti gli uomini – proprio tutti – diventino credenti in Lui. Ne consegue che il suo discepolo non arrossirà a proclamare che la sola “vera religione” – per usare le parole di Agostino – è quella annunziata da Cristo e in atto in Lui; che non c’è un Dio cristiano e, a lui equivalente o quasi, il Dio di altre religioni, sia pure monoteistiche, ma che l’unico vero Dio è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, o la Trinità» (Nel Catechismo, cit.).
Ma il caso del vescovo genovese ne è solo un esempio.
Vi sono stati altri chiari segni di cedimento, giungendo persino ad inserire nel presepe elementi islamici (v. qui e qui) o a sollecitare la compresenza, accanto al Crocifisso, dei simboli musulmani (v. qui) o insistere nell’insegnamento del ramadan a scuola (v. qui). Tutti segni di cedimento, che spianano la strada alla conquista islamica. In tal maniera ci mostriamo chiaramente ingrati nei confronti dei doni di Dio: è infatti un dono ed una grazia di Dio se le nostre terre non sono (ancora) islamiche, perché i nostri padri hanno impetrato dall’Onnipotente, per intercessione della Regina delle Vittorie, Maria, la salvezza dell’Occidente dal pericolo della mezzaluna, vincendo innumerevoli volte ed infine a Lepanto ed a Vienna. Mostrandoci ingrati verso queste grazie di Dio, apriremo la strada alla nostra dissoluzione e distruzione.
Del resto è significativo che uno dei maggiori sultanati islamici abbia vietato la celebrazione del Natale (v. qui)!
Presto, chissà, anche da noi sarà realtà e la pubblica celebrazione del Natale sarà causa di imprigionamenti e persecuzioni.

Udine: musulmani all’attacco del Natale. E la Curia bela

Se i Pastori della Chiesa di Udine si documentassero un po’ sull’islam, potrebbero essere una guida per i fedeli a loro affidati… o forse sono già documentati e trovano più comodo ficcare la testa nella sabbia? Forniamo comunque un’interessante serie di link a siti islamici, assolutamente espliciti.

di Redazione

Se il lupo rappresenta la ferocia, la pecora è senza dubbio l’opposto, l’animale da sempre simbolo della pavidità. Poi c’è, anzi “dovrebbe esserci”, il buon pastore, quello che è disposto a dare la vita per le pecore a lui affidate, e che affronta il lupo.
Oggigiorno le cose vanno in un modo un po’ diverso. Il lupo si è evoluto e si presenta mite e dialogante. Però sempre lupo è, e il suo intento è quello di mangiare le pecore. Il pastore invece si presenta come prima, vestito da pastore, però è cambiato dentro. Ci si chiede: è rincretinito o è diventato un pusillanime? Forse, tutte e due le cose. Sta di fatto che il pastore proclama: “Bene, bene, vediamo che dice il lupo. Il suo atteggiamento è interessante, e del resto noi pastori siamo dialoganti. Eccetera”. Mentre il pastore si apre al dialogo, il lupo controlla se in cucina ha tutti gi ingredienti per rendere saporita la pietanza, e tra sé e sé dice soddisfatto: “Ma quanto è fesso questo pastore, è proprio quello che fa per me”. Il risultato comunque è scontato: il pastore dialoga, il lupo mangia, e le pecore finiscono sbranate.
Accade a Udine che, nell’orgia dialogica in cui siamo immersi, si fa avanti l’Associazione Partecipazione & Spiritualità Musulmana che , come ci comunica gioiosamente il Messaggero Veneto – Edizione Udine , si appresta a diffondere in città il manifesto che vedete in fotografia e a proporre, sotto il titolo “Gesù e Muhammad, raggi della medesima luce” una serie di iniziative, presentate da tale sig. Fauzi Mjoual, segretario e tesoriere del centro Misericordia e Solidarietà (altra associazione che partecipa all’iniziativa). Il tutto, ovviamente, per “ricercare e valorizzare i tanti punti di convergenza tra gli esseri umani, in modo da allontanare lo spettro del rigetto dell’altro e della violenza, che spinge l’umanità verso l’abisso dell’incomprensione totale”.
A questo punto sarebbe legittimo attendersi da un Pastore della Chiesa cattolica alcune parole precise, tipo:
Cari fedeli, ricordiamoci che l’islam è una falsa religione, ed è un’eresia anzitutto perché nega la natura divina di Nostro Signore Gesù Cristo e la Santissima Trinità; oltre al resto.
Ricordiamoci anche che è nostro preciso dovere ammonire chi è nell’errore, e quindi anche i musulmani perché ben sappiamo che se non si convertono all’unica vera Fede, saranno dannati in eterno;
In ogni caso non lasciamoci fuorviare da queste iniziative che con belle parole possono far cadere nel gravissimo errore del sincretismo, peraltro funzionale al mai rinnegato sogno musulmano di convertire tutto il mondo all’islam, anche a fil di spada (o meglio, dato il progresso, a raffiche di mitra).
Accade invece che Mons. Guido Genero, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine, dichiari (è sempre il Messaggero Veneto a documentarci) che “Di primo acchito ci pare un fatto positivo, ma, prima di esprimere qualsiasi tipo di giudizio, attendiamo di vedere questi manifesti”.
A parte il fatto che i manifesti, come li abbiamo visti noi tutti, li avrà già visti anche Mons. Genero, ci sembra strano che un vicario generale di un’Arcidiocesi sia così poco documentato sulla vera natura dell’islam, da aver bisogno di rifugiarsi dietro queste frasi vuote per prendere tempo. Comprendiamo però benissimo che quando si ricoprono cariche così impegnative il tempo a disposizione sia molto poco e quindi abbiamo fatto qualche veloce ricerca. Magari ciò che abbiamo letto potrà essere utile anche ai Pastori dell’Arcidiocesi di Udine. Con tutto il rispetto, facciamo notare che la ricerca ci è costata solo una manciata di minuti…
Orbene, se scorriamo un po’ il sito della già citata Associazione “Misericordia e Solidarietà” troviamo una chiara,chiarissima dichiarazione di intenti: “E’ degno di nota il fatto che l’unico paese europeo in qualche modo citato dal Profeta Muhammad (saws) sia l’Italia, in particolare la sua capitale Roma: “Fu chiesto al Messaggero di Allah: quale città sarà conquistata per prima: Costantinopoli o Roma? Disse: “La città di Eraclio sarà conquistata per prima; ovvero Costantinopoli”. Ciò lascia intendere che anche Roma abbraccerà l’Islam”. Non inventiamo nulla: stiamo solo leggendo ciò che anche voi potete leggere, cliccando qui. Le parole usate non lasciano spazio a equivoci: il verbo “conquistare” è ben chiaro, e lo è ancor di più, se si legge tutta la pagina linkata, che si apre con il ricordo delle conquiste militari islamiche in Italia.
Insomma, bisogna riconoscere che l’Associazione “Misericordia e Solidarietà” non manca di chiarezza. E può farlo, perché sa che una società debosciata e svirilizzata, dove i Pastori sono così tesi al “dialogo” da aver lasciato da parte Nostro Signore Gesù Cristo, sarà sempre pronta a inchinarsi davanti all’unica legge che i pusillanimi rispettano, quella del più forte.
L’islam fa paura, la Fede cattolica è da tempo persa, e troppi “pastori” sono pronti a piegare la testa di fronte a queste belle iniziative di dialogo. E poi va riconosciuta una notevole capacità nel marketing, addirittura l’associazione islamica ha nel suo titolo la parola magica “Misericordia”… che vogliamo di più?
Il Corano, qualcuno lo ha letto? Sì? Benissimo. Allora smettiamola, almeno, di fare gli ipocriti e rifugiarci dietro frasi vuote, come quella di Mons. Genero, sopra riportata. Il Corano è chiarissimo, quanto a intenti di conquista, gli islamici di “Misericordia e Solidarietà” sono a loro volta chiarissimi. Cosa serve di più?
Già, servirebbe la Fede cattolica. Ma in alto loco ci è stato spiegato che la “interreligiosità” è una “grazia”; è la stessa autorevole fonte che ci ha spiegato che il proselitismo è una grande sciocchezza. È chiaro che per quell’autorevole voce si era sbagliato Nostro Signore Gesù Cristo, quando ordinò di portare il Vangelo in tutto il mondo e arrivò a dire che “chi si convertirà e sarà battezzato, sarà salvo”. Gli altri no. Eravamo molti, molti anni prima del 13-3-2013…
Comunque, se i pastori della Chiesa udinese vogliono documentarsi un po’ di più sul’islam possono anche andare a visitare uno dei più antichi e illustri siti islamici, “radio islam“, in rete da anni in ben 23 lingue, con l’intento di favorire il dialogo e la conoscenza tra mondo occidentale e islam. È un sito interessante, che già nell’home page fa dichiarazioni fanatiche di antisemitismo e che fornisce ai suoi lettori anche alcune letture istruttive, come il “Mein Kampf“ e il testamento di Hitler. Notoriamente si tratta di scritti di alto valore pedagogico, tesi a favorire quel “dialogo” a tutti offerto a prezzi da discount…
Ci sembra che non ci sia molto da aggiungere.
E a tutti i fedeli dell’Arcidiocesi di Udine auguriamo Buon Natale, nascita del Salvatore, Nostro Signore Gesù Cristo. E basta.

Fonte: Riscossa cristiana, 21.12.2015. V. anche il sequel, Udine, seconda puntata. Il fascino del suicidio, ivi, 22.12.2015.

giovedì 26 novembre 2015

Storia di fede e massacri. Il peccato mortale di essere cristiani

Nella memoria liturgica di S. Silvestro Guzzolini, abate, e S. Pietro Alessandrino, vescovo, e compagni, martiri, rilancio quest’articolo sullo sterminio silenzioso dei cristiani in terra islamica … (v. anche, dello stesso autore, La bomba durante la messa, la fede che resiste. Cronaca da Aleppo, in Il Foglio, 23.11.2015 e lo Speciale dedicato allo Sterminio dei cristiani). A dimostrazione come non possa parlarsi di un islam integralista ed un islam moderato ...., ma semplicemente dell'islam, come affermato di recente dal presidente turco Erdogan (v. qui e qui).

Apparizione di Cristo con la veste strappata a S. Pietro di Alessandria

Icona di S. Pietro d'Alessandria

Storia di fede e massacri. Il peccato mortale di essere cristiani

Inchiesta su uno sterminio silenzioso

di Matteo Matzuzzi

In Nigeria, solo a Maiduguri, centomila cristiani costretti alla fuga nell'ultimo biennio

“Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2014, dei pick-up muniti di altoparlante circolavano nei quartieri di Mosul annunciando un ultimatum e distribuendo un volantino in cui si leggeva: i cristiani devono convertirsi all’islam, pagare la tassa, lasciare la città senza prendere nulla con sé entro il mezzogiorno del giorno seguente. O saranno decapitati. ‘Fra voi e noi non ci sarà che la spada’, precisava il volantino. Il risultato? Sono partiti tutti”.
Louis Raphaël I Sako,
Patriarca di Babilonia dei caldei

È un genocidio, punto. Bisogna chiamare le cose con il loro nome”. Bashar Warda, vescovo caldeo di Erbil, Kurdistan, primo punto d’approdo per i cristiani e yazidi cacciati dalle loro case nella piana di Ninive, sfrattati dall’avanzare dell’orda nera del Califfato islamico, scandisce e ripete ogni volta che può quella parola che imbarazza gli storici e pure tanti uomini di chiesa. Definizione controversa, quella di genocidio, basti pensare all’eterna disputa su quel che accadde nell’Impero ottomano in via di disfacimento un secolo fa, quando gli armeni furono condotti a tappe forzate da un capo all’altro dell’Anatolia, con i turchi che ancora oggi negano tutto e parlano di semplici “trasferimenti”. Per Warda “ci sono tutti gli elementi, gli eventi, le storie e le esperienze che soddisfano la definizione di genocidio”, e solo usando la corretta definizione “queste esperienze non saranno dimenticate, i sacrifici di questa gente non saranno dimenticati. Non si aspettino altri vent’anni per guardarsi indietro e dire ‘mi dispiace se non abbiamo fatto qualcosa di veramente decisivo’”, prosegue citando implicitamente la vergogna di Srebrenica e delle sue fosse comuni. Il patriarca di Baghdad, mar Louis Raphaël I Sako, nel suo ultimo libro “Più forti del terrore” (Emi), aveva chiarito perché a suo giudizio è corretto parlare di genocidio: “Se si confrontano gli avvenimenti passati con ciò che accade oggi, è l’ampiezza del dramma che cambia. Decine di migliaia di cristiani sono stati scacciati dalla piana di Ninive in un colpo solo. Nelle guerre precedenti, alcuni individui erano uccisi, oggi tutta la popolazione è colpita”. Questo, aggiungeva Sako, “è un attacco di massa il cui scopo è di far partire tutti i cristiani. Qui si può veramente parlare di epurazione religiosa e addirittura di genocidio”.
Fare stime è difficile, i numeri ballano e i censimenti non sono sempre possibili, data la situazione sul terreno sconvolto da anni di guerre e tensioni etniche e religiose. Quel che si può dire, è che rispetto a un paio d’anni fa il numero di paesi dove la persecuzione nei confronti dei cristiani è considerata estrema (cioè a livello massimo) è passato da sei a dieci, ha scritto di recente in un rapporto la Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla chiesa che soffre. A Cina, Eritrea, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Corea del nord si sono infatti aggiunti Iraq, Nigeria, Sudan e Siria. Certo, a Pechino le croci vengono rimosse dalle chiese perché considerate “troppo vistose”; i cristiani non allineati ai vescovi di nomina governativa pregano nella clandestinità, come i loro precursori duemila anni fa nelle catacombe. Nell’ultimo anno, nel solo Zhejiang, il restyling delle chiese (che è nient’altro che la rimozione della croce) ha coinvolto 425 edifici. “Ci sono troppe croci”, ha detto il segretario locale del Partito, preoccupato dalla poca armonia nello skyline cittadino. “La croce è il simbolo della nostra fede. Rimuovendo le croci, le autorità insultano la nostra fede, violano i nostri diritti che pure sono garantiti dalla Costituzione cinese”, diceva qualche tempo fa il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong. “All’inizio pensavo che la campagna derivasse da una decisione del governo locale. Poi sono giunto alla conclusione che la linea è quella dello Stato centrale. Ciò è una terribile regressione della politica religiosa” della Cina, chiosava.
Dal rapporto, però, balza subito all’occhio che “le nuove entrate sono tutte segnate dall’ascesa dell’estremismo islamico, che si conferma come una delle principali minacce alla comunità cristiana”. Emblematico è il caso dell’Iraq, dove le case dei cristiani sono state marchiate con la “N” di nazareno. Qui oltre centoventimila cristiani sono stati obbligati a scegliere se convertirsi o morire passati per la spada dei jihadisti. Le immagini diffuse nei mesi scorsi dai network del Califfato hanno testimoniato il ritorno delle enclave di dhimmi, dove i non musulmani tollerati sono chiamati a firmare contratti e a pagare tasse per aver salva la vita, a patto di non suonare le campane e di non costruire nuove chiese. In Nigeria, nella sola diocesi di Maiduguri centomila cristiani sono stati costretti alla fuga nell’ultimo biennio. Trecentocinquanta le chiese distrutte, date alle fiamme o rase al suolo. È di martedì sera l’ultimo attacco per mano di Boko Haram, a Yola, capitale dello stato di Adamawa, nel martoriato nord-est del paese. Quarantanove morti secondo gli ultimi bollettini della Croce Rossa (in continuo aggiornamento), cento feriti, dopo che un attentatore suicida si è fatto esplodere in una stazione di servizio, vicino a un mercato di frutta e verdura. L’arcivescovo di Jos, mons. Ignatius Kaigama, presidente della Conferenza episcopale nigeriana, diceva la scorsa estate che per i combattenti di Boko Haram “la vita è niente; non gli importa nulla della loro vita: è inutile. Prendono, però, altre vite, questo è il problema. Vanno in chiesa, vanno al ristorante, vanno al mercato, vanno a scuola e mettono le bombe. Ciò significa che la loro filosofia di vita è irrazionale”. Il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, chiedeva anche l’uso delle armi per proteggere il popolo. Il governo “finora ha fatto poco. Ora dicono che lo faranno. Ci spero, ma sono un po’ scettico. A ogni modo, non basta condannare Boko Haram, perché che cosa insegna l’islam nelle sue scuole in Nigeria? A non rispettare le altre religioni. Se questo è il discorso normale, se i bambini crescono così, poi è chiaro che si crea un terreno fertile per l’emergere di Boko Haram o dell’Isis o di al Qaida”.
Davanti all’inferno sulla terra, tra i cadaveri bruciati che riempiono le strade, rimane la speranza che solo la fede può dare. Può sembrare paradossale, ma tutte le testimonianze dai luoghi della persecuzione narrano di una fede che si fa sempre più forte, nonché di una volontà ferma e sempre più convinta di rimanere nelle proprie terre, se necessario fino al martirio. “Nella mia diocesi di Aleppo, nel nord della Siria, siamo sulla linea del fronte di questa sofferenza. La mia cattedrale è stata bombardata sei volte e ora è inagibile. La mia casa è stata colpita più di dieci volte. Stiamo affrontando la furia di un jihad estremista. Potremmo scomparire presto”, ha scritto Jean-Clément Jeanbart, arcivescovo greco-melkita di Aleppo. Noi, aggiungeva, “siamo il primo obiettivo della campagna di pulizia religiosa del cosiddetto Califfato. Veniamo massacrati quotidianamente e anche altri cristiani subiscono lo stesso trattamento”.
I mesi tra il 2013 e il 2015 sono stati catastrofici per i cristiani in diverse regioni del mondo. Non sono gli unici ad aver sofferto, certo. Ma tutti i dati mostrano come essi siano stati quelli più colpiti rispetto ai fedeli di altre religioni. L’International Society for Human Rights, con base a Francoforte, già nel 2012 sosteneva che l’ottanta per cento di tutti gli attacchi di discriminazione religiosa aveva come bersaglio proprio i cristiani. L’Unione europea – non certo entità d’emanazione pontificia – aggiustava la cifra, ma neanche più di tanto: settantacinque per cento. David Brooks, sul New York Times di martedì scorso, snocciolava qualche numero per dare l’idea del massacro silenzioso e spesso tollerato: “Nel novembre del 2014, prendendo un mese a caso, ci sono stati 664 attacchi jihadisti in quattordici paesi, che hanno causato la morte di 5.042 persone. Dal 1984 – aggiungeva Brooks – si stima che un milione e mezzo di cristiani sia stato ucciso dalle milizie islamiste in Sudan”. Una mappa del terrore che già un anno e mezzo fa, a Pasqua, aveva fatto dire al premier britannico David Cameron che “la cristianità è oggi la religione più perseguitata nel mondo”.