Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 4 maggio 2017

Quanto siete disposti a rischiare per la vostra fede? Una serata evento a Molfetta con don Nicola Bux a commento del film “God’s not dead 2”, 14 maggio 2017, ore 20,00

Dopo il successo del primo film, torna a Molfetta, presso l’UCI Cinema, il film God’s not dead 2, in un evento con la presentazione di don Nicola Bux e Federica Picchi della Dominus Production (la società distributrice del film), domenica 14 maggio 2017, ore 20,00.
Nel film, uno dei testi chiamati dalla difesa, il detective James "Jim" Warner Wallace interpreta se stesso. Egli è autore del libro del 2013 Cold-Case Christianity: A Homicide Detective Investigates the Claims of the Gospels, con cui, sottoponendo ad analisi investigative e forensi i quattro Vangeli, guardando ciò che i testimoni hanno scelto di riportare, minimizzare od omettere del tutto, come dilatano il tempo o lo restringono, giunge alla conclusione che gli stessi riportano, pur da prospettive diverse, contengono testimonianze oculari riguardanti vita, parole, morte, mistero e resurrezione di Gesù di Nazaret. E questo in barba a coloro che vorrebbero che di Gesù non si conoscerebbero le effettive parole, poiché al suo tempo, non esistevano i registratori .... (cfr. Matteo Matzuzzi, Il capo dei gesuiti relativizza Gesù: "Non sappiamo quello che ha detto veramente", in Il Foglio, 22.2.2017; Sandro Magister, Ecco qua il vero "gesuita moderno". Al cui discernimento non scampa neppure Gesù, in Settimo Cielo, 23.2.2017, nonché in Chiesa e postconcilio, 23.2.2017; Paolo Deotto, Mons. Vincenzo Paglia e P. Arturo Sosa Abascal. Roba da pazzi? Valutate voi, in Riscossa cristiana, 23.2.2017; Antonio Livi, Gesù (non) dixit. Il gesuita che offende Cristo, in LNBQ, 24.2.2017, nonché in Chiesa e postconcilio, 24.2.2017; Aldo Maria Valli, Ma Gesù ha detto quel che ha detto? I “dubia” del generale dei gesuiti, in Cristianesimo cattolico, 24.2.2017).





God's not dead 2: rendere ragione della
Speranza che è in noi

«È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta»: questa frase riassume perfettamente il pensiero e l’atteggiamento di Paolo Borsellino nella sua lotta ardua contro la mafia ma anche il senso di ogni battaglia combattuta per un’ideale più grande, anzi, talmente grande, da rendere sensato anche il sacrificio della propria vita, per raggiungerlo.
Come nel caso del bellissimo e curatissimo film God’s not dead 2, basato su una storia vera in cui la protagonista, un’insegnante di scuola superiore (Melissa Joan Hart) rischia la propria carriera per aver risposto alla domanda di una studentessa a proposito di una frase evangelica pronunciata da Gesù. L’insegnante si trova così a lottare strenuamente, insieme al suo avvocato, per difendere il suo sacrosanto diritto alla libertà di pensiero e di parola.
Molto interessante è la maniera in cui, nel film, si evidenzia la trasmissione manipolata delle informazioni che subiscono un vero e proprio “inquinamento ideologico” da parte dell’accusa che, sulla base di elementi frammentari e adeguatamente decontestualizzati, riesce a mettere su un caso giudiziario, montato a regola d’arte che funga da monito per tutti e finalizzato alla rimozione di ogni argomentazione di fede dai luoghi pubblici.
La difesa, affidata al giovane avvocato di ufficio (Jesse Metcalfe) dimostrerà attraverso, una serie di prove schiaccianti, i contenuti affatto ideologici delle risposte fornite dalla professoressa alla sua alunna, in quanto basate su fatti storici, realmente accaduti e non su convinzioni personali. Il film si avvale di una trama avvincente e di un susseguirsi di avvenimenti ad un ritmo incalzante e ricco di colpi di scena.






venerdì 13 gennaio 2017

“Silence”: ovverosia la giustificazione dell’apostasia

Esistono ragioni valide per apostatare? Si può sacrificare la fede per qualche valida ragione? 
All'interrogativo risponde questa recensione al film Silence, uscito ieri nelle sale cinematografiche italiane, pubblicata da LNBQ e ripresa da Il Timone, 11.1.2017, che rilanciamo nella commemorazione del Battesimo di N. S. G. Cristo nelle acque del fiume Giordano e nell’Ottava della festa dell’Epifania.
Su questo film, v. anche Sandro Magister, Basta proselitismo, è tempo di “Silence”. Anche per le missioni cattoliche, in blog Settimo Cielo, 9.1.2017.


Jacques Stella, Battesimo di Gesù, XVII sec., Cappella del fonte battesimale, chiesa di Saint-Louis-en-l'île, Parigi

Claudio Francesco Beaumont, Battesimo di Gesù, XVIII sec., Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, Racconigi



Silence, o della giustificazione dell’apostasia

di Brad Miner*

Quando San Francesco Saverio portò il cattolicesimo in Giappone nel 1549, era dura imbattersi in persone convertite. Saverio ebbe molte difficoltà a imparare il giapponese, e, inizialmente, si affidò alle immagini, di solito illustrazioni di Cristo, di Maria e dei santi, per raccontare la storia cristiana. Morì tre anni dopo l’inizio della sua missione in questo paese.

Tuttavia, si convertirono in centinaia di migliaia, e la Chiesa giapponese prosperò per più di una generazione, fino all’inizio delle persecuzioni. Nel 1597, ventisei cristiani furono crocifissi a Nagasaki. A partire dell’anno seguente e fino agli anni ‘30 del secolo successivo, altri 205 nel paese furono martirizzati. E, dall’arrivo in Giappone, nel 1639, dei due preti-eroi portoghesi, di cui parla anche Shusaku Endo nel suo romanzo Silenzio, del 1966, ne vennero uccisi altri 206 con la colpa di essere Kirishitan.

Quello che le autorità giapponesi ritenevano essere un contributo commerciale con i paesi occidentali, da quel momento venne considerato una minaccia letale al patrimonio culturale giapponese. L’opera missionaria era pericolosa, e quei finti preti, basati su veri missionari, erano totalmente pronti a morire per Gesù. Ma il libro di Endo (e la sua nuova versione cinematografica di Martin Scorsese) non parla di martirio, ma su come evitarlo. Le autorità vogliono, soprattutto, l’apostasia (convinta o non), e la maggior parte dei personaggi principali diventano apostati.

Ora, a distanza di cinque secoli, è facile guardare con disdegno un prete che conosce i rischi e abbandona la vocazione della fede a cui la sua ordinazione lo aveva vincolato. Scorsese sembra chiedersi: Cosa fareste se vi venisse chiesto di calpestare un’immagine sacra di Gesù, se, così facendo, salvaste la vita di altri? I Kirishitan sono sospesi a testa in giù sopra una fossa, con delle piccole incisioni sul collo, sanguinando lentamente a morte, e solo voi potete salvarli. Non dovete fare altro che pestare il piede su di una fumi-e – una specie di icona demoniaca su cui è raffigurato Cristo. Cosa fareste voi?

Bene, quelle centinaia di veri martiri giapponesi, tutti quanti santi, morirono per il loro rifiuto a diventare apostati – perché credevano che le loro vite, nonostante una fine agonizzante, fossero redente da Cristo. Li aspettava la gioia eterna. 

Endo era un cattolico convertito, ed è giusto chiedersi quanto completa fosse la sua conversione. Martin Scorsese è cattolico dalla nascita, ma, nonostante il suo incontro con Papa Francesco durante il lancio del suo film (la cui prima è stata il 23 dicembre), non lascia trasparire in nessun modo la sua fede cattolica. 

Il libro riprende molto il romanzo anti-coloniale di Joseph ConradCuore di tenebra (1899), la storia di un uomo di nome Marlow che fa un viaggio in Congo in cerca di un commerciante d’avorio di nome Kurtz, descritto come “emissario della pietà, della scienza, del progresso” ma venerato dagli indigeni come un dio. Il libro di Conrad ha ispirato anche Apocalypse Now, il film del 1979 di Francis Ford Coppola, in cui un capitano dei servizi segreti dell’esercito statunitense va nel Mekong in cerca di un colonello ribelle, anche lui di nome Kurtz, divenuto un dio per i Montagnard. Entrambi i Kurtz muoiono pronunciando la famosa frase: “L’orrore! L’orrore!”.

Cosa ha a che fare questo con Silenzio di Scorsese? I due preti Gesuiti, Sebastiao Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver) arrivano in Giappone per cercare Padre Cristovao Ferreira (Liam Neeson), che si dice sia diventato un indigeno, al punto da diventare apostata e sposarsi.

Quando Endo lesse Cuore di tenebra, evidentemente rimase impressionato dall’organizzazione fittizia con cui corrisponde Kurtz, la Società Internazionale per la Soppressione delle Usanze Selvagge, perché questa è sicuramente una parte di quello a cui equivale l’attività missionaria in ogni parte del mondo – perlomeno, nella mentalità indigena – e, probabilmente, Endo amava Cristo, ma non era particolarmente appassionato dei cristiani.

Quando Marlow/Rodrigues/Garfield, alla fine, si confronta con Kurtz/Ferreira/Neeson, è l’uomo più anziano, ex insegnante di Rodrigues in Portogallo, che assicura l’apostasia dell’uomo più giovane.

Il film di Scorsese è, di fatto, la seconda trasposizione sul grande schermo del libro di Endo. La prima fu Chinmoku (Silenzio in giapponese) di Masahiro Shinoda, del 1971. Due attori americani impersonarono i preti portoghesi, ma con una differenza: entrambi erano in grado di pronunciare la maggior parte delle loro battute in giapponese, mentre Garfield, verso la fine del film di Scorsese, ne mastica appena qualche parola. Forse, la cosa più sorprendente riguardo al primo film è la scelta di Tetsuro Tamba (che aveva interpretato Tanaka “Tigre” nel film di James Bond Si vive solo due volte) per il ruolo di Ferreira. Come dire: ecco qua un Gesuita portoghese che è diventato un vero indigeno!

Il film di Shinoda ha una durata ragionevole di due ore, quello di Scorsese quasi tre; questo perché è ripetitivo e non perché debba raccontare di più rispetto a Shinoda. Quando il libro raggiunge l’apice, Rodrigues sente la sabbia che gli cede sotto i piedi
Dai più profondi recessi del mio essere, un’altra voce si fece sentire in un sussurro. Supponendo che Dio non esita … 

Era una fantasia spaventosa. Se non esiste, quanto diventa tutto assurdo! Quale assurdo dramma diventano le vite di Mokichi e di Ichizo, legati al palo e lambiti dalle onde. E i missionari che hanno passato tre anni solcando i mari per giungere in questo paese … che illusione è stata la loro! Anch’io qui, a vagare su desolate montagne: che assurda situazione!

Silenzio di Scorsese non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni. “Cristo sarebbe diventato un apostata a causa dell’amore” dice Ferreira a Rodrigues e, naturalmente, Scorsese è d’accordo.

La visione di Silenzio, è consentita ai bambini solo in presenza di un adulto, per via delle molteplici scene di tortura. Molti americani e britannici si sono visti rubare la scena per il film da un superbo cast giapponese che include: Yosuke Kubozuka nel ruolo di Kichijiro, un Giuda che guadagna molto più argento rispetto a quello originale; Issei Ogata nel ruolo del principale antagonista dei missionari, l’inquisitore Inoue; Shin’ya Tsukamoto (Mokichi) e il grande Yoshi Oida (Ichizo), nel ruolo dei paesani cattolici martirizzati dall’inquisitore. Non sorprenderebbe se uno tra Oida o Kubozuka ricevesse una nomination all’Oscar come attore non protagonista. Nel caso, si tratterebbe, probabilmente, dell’unico accenno al film da parte dell’Accademia.

*Pubblicato su The Catholic Thing, 26 dicembre 2016. Traduzione di Davide Polenghi