Sante Messe in rito antico in Puglia

martedì 19 dicembre 2023

L’ennesima demolizione della fede e della morale cattoliche

Ieri, Francesco ed il suo sodale, il cardinal Victor M. Fernández, noto come Tucho, l'esperto di baci come qualcuno lo ha chiamato (L’«esperto di baci» Tucho nominato Prefetto del dicastero che fu di giganti come Carafa, Ghisleri, Rebiba, Merry del Val, Ottaviani, Ratzinger, Müller, in blog Messa in latino, 3.7.2023), hanno pubblicato una Dichiarazione concernente la benedizione delle coppie irregolari (cfr. T. ScandroglioLa posta di Tucho: la via dell'eresia è lastricata di dubia, in LNBQ 19.12.2023; L. Scrosatti, «Sì alla benedizione delle coppie gay». Il Papa accelera, ivi; Fiducia Supplicans: Dicastery for Doctrine of the Faith declaration opens door to “blessings” to all “irregular couples”, including homosexuals, in Rorate coeli, 18.12.2023; Ora si possono benedire i sodomiti, scrive la DDF con il placet di Francesco , in blog Messa in latino, 18.12.2023; T. S. Flanders, The Vatican Blesses “Same-Sex Couples”, in One Peter Five, 18.12.2023; M. Haynes,  Pope Francis publishes norms for clergy to ‘bless’ homosexual couples, in Lifesitenews, 18.12.2023). Il documento non ha mancato di suscitare delle reazioni (cfr. S. Koks, Bishop Strickland urges bishops to say ‘no’ to Francis’ ‘blessings’ of homosexual couples, ivi. In traduzione italiana, in blog Messa in latino, 18.12.2023. Cfr. anche A. M. Valli, Benedizione alle coppie gay. Il nuovo documento vaticano e le prime reazioni. Monsignor Strickland: “I vescovi dicano no con una sole voce”, in blog Duc in altum, 18.12.2023. V. anche M. Haynes, Fr. James Martin announces he will bless his ‘friends in same-sex unions’ after Pope’s new text, in Lifesitenews, 18.12.2023; M. J. Matt, Normalizing Sodomy: The True Legacy of Francis, in The Remnant, 18.12.2023; J. Martin, Pope Francis’ same-sex blessings declaration is a major step forward for LGBTQ Catholics, in America, 18.12.2023).
Da parte nostra, pubblichiamo il contributo dell’Avv. Francesco Patruno, che ringraziamo, già diffuso ieri sul blog Duc in altum del giornalista Aldo Maria Valli e, questa mattina, su Messa in latino.
Qui si ricordi solo che Francesco non è legibus solutus, compreso il diritto divino naturale e positivo. Egli è soggetto pur sempre a questa legge. Riteniamo, con l’Avv. Patruno, che questo discutibile documento sia, in verità, più dannoso per le coppie irregolari che vantaggioso. Da parte la circostanza, che non si crede che ci siano eserciti di coppie irregolari ansiose di ricevere la benedizione, e che piuttosto questa dichiarazione sia puramente ideologica ed un ulteriore tassello che prova la sottomissione della Chiesa odierna all’agenda del mondo e del principe di questo mondo, nondimeno non potrà sfuggire che essa si rivela essere una vera e propria presa in giro per queste coppie. La Dichiarazione, infatti, specifica che questa benedizione, per un verso, non sarebbe un atto liturgico, ma piuttosto assimilabile ad un atto di devozione popolare (????); per altro verso, si spiega che essa sarebbe sostanzialmente “a traccia libera”, e non compiuta secondo un rito prestabilito.
Il bacio di Francesco con 
l’imam Al Azhar ad Abu Dhabi.
Fonte

Come dire … ciascun sacerdote s’inventi qualcosa per conto proprio. Ed il compimento della volontà di Dio, pur richiamata in diverse parti del documento, diventa solo un elemento opzionale nella “traccia libera” della presunta benedizione, ponendo seri dubbi sulla sua validità come sacramentale, portando a ritenere che si tratti, nella specie, di un atto sacrilego di un segno sacro – qual è la benedizione. Non può, infatti, pensarsi che, a voler tutto concedere, Dio possa benedire delle persone che non intendono chiedere a Lui un aiuto spirituale per la loro condizione irregolare affinché possano venir fuori da questa. In altre parole, Dio può solo benedire coloro che chiedono un aiuto da Lui per uscire dal fango e non già rimanerci e rotolarvisi. Dio, in effetti, non potrebbe benedire ciò che condanna nella Scrittura né può contraddirsi.
Scrive giustamente uno dei primi commentatori del documento: «Although “On the Pastoral Meaning of Blessings” may be well intended, it wreaks havoc on the very nature of blessings.  Blessings are the Spirit-filled graces that the Father bestows upon his adopted children who abide in his Son, Jesus Christ, as well as upon those whom he desires to be so.  Attempting immorally to exploit God’s blessings makes a mockery of his divine goodness and love» (Fr. T. G. Weinandy, God’s Blessings and Magisterial Teaching, in The Catholic Thing, 19.12.2023). Valutazione che non possiamo non condividere.
Ahhh …. scusate, dimenticavo: con l’epoca di Bergoglio assistiamo ad una nuova Rivelazione.
Buona lettura.
Augustinus Hipponensis


BERGOGLIO APPROVA LA BENEDIZIONE DELLE COPPIE IRREGOLARI. UN DOCUMENTO AMBIGUO CON PROFILI DI ETERODOSSIA? UN PRIMO COMMENTO

Avv. Francesco Patruno

1. Era il 15 marzo 2021 allorché l’allora Congregazione per la dottrina della Fede, pubblicava un proprio Responsum, risalente al 22.2.2021, nel quale rispondeva al dubbio se la Chiesa disponesse del potere di impartire la benedizione alle unioni di persone dello stesso sesso. La risposta che era data era negativa. Il Dicastero vaticano, all’epoca presieduto dal card. Luis F. Ladaria, argomentava, nell’allegata Nota esplicativa, che, essendo le benedizioni dei sacramentali (e non dei sacramenti!) richiedono, per coerenza, che, oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano, «ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni». Per questo, si affermava che non è «lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore». Aggiungeva il Responsum: «La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio». Per questo concludeva che «la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso». Il Responso e la Nota esplicativa erano approvati da Bergoglio.

2. Nel frattempo, nonostante questo chiaro responso della Santa Sede, diverse conferenze episcopali adottavano, in decisa rottura con le indicazioni rinvenienti dal documento, delle benedizioni alle “persone” conviventi nelle coppie omosessuali. Tra queste conferenze vi è quella dei vescovi del Belgio. Fu lo stesso vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, chiamato ad esprimere, nel sinodo tedesco, la propria esperienza, a raccontare che i vescovi belgi avrebbero ricevuto l’approvazione del loro rito di benedizione direttamente da Bergoglio nel corso di una visita ad limina il 22 novembre 2022 (cfr. L. Scrosati, «Noi vescovi belgi benediciamo le coppie gay, con l’ok del Papa», in LNBQ, 22.3.2023; N. Spuntoni, "Ci lascia fare...". Un vescovo "inguaia" il Papa sulle coppie gay, in Il Giornale, 26.3.2023. Sul rito, cfr. Vescovi fiamminghi: pastorale delle persone omosessuali, in Il Regno-Documenti, 2022, n. 19, pp. 604 ss.). Per questo, l’assemblea sinodale tedesca, forte di questo “precedente”, pur essa approvava a larga maggioranza l’apertura alla benedizione della coppie omosessuali (v. G. Cardinale,  Benedizioni delle coppie omosessuali e celibato, strappo della Chiesa tedesca, in Avvenire, 11.3.2023), che era prontamente attuata da alcuni presuli, tra i quali quello di Spira (v. N. Spuntoni, "Benedite le coppie gay": lo "strappo" del vescovo tedesco, in Il Giornale, 4.11.2023; Vescovo tedesco ai suoi preti: benedite le coppie gay, in La Stampa, 3.11.2023). Non è mancato, peraltro, chi sottolineava il valore liturgico di queste benedizioni (cfr. P. Zambaldi, Il docente di liturgia Ewald Volgger: La benedizione delle coppie omosessuali è ovviamente liturgia!, in Leggere i segni dei tempi, 5.10.2022).
A ridosso del c.d. sinodo dei sinodi, la cui prima fase si svolgeva in Vaticano lo scorso ottobre, era resa nota la risposta che Bergoglio, riscontrando la lettera inviategli da alcuni porporati, aveva loro fornito, nella quale, per quanto qui interessi, pur ribadendo la concezione chiara che la Chiesa ha del matrimonio, annunciava un cambiamento di prospettiva: «Nei rapporti con le persone, tuttavia, non dobbiamo perdere la carità pastorale che deve permeare tutte le nostre decisioni e i nostri atteggiamenti. La difesa della verità oggettiva non è l'unica espressione di questa carità, che è fatta anche di gentilezza, pazienza, comprensione, tenerezza e incoraggiamento. Non possiamo quindi diventare giudici che si limitano a negare, respingere, escludere. La prudenza pastorale deve quindi discernere adeguatamente se esistono forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano una concezione errata del matrimonio. Giacché infatti, quando si chiede una benedizione, è una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per un modo migliore di vivere, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio» (La risposta di Francesco ai Dubia del 10 luglio 2023, in blog Scuola Ecclesia Mater, 2.10.2023). I porporati interpellavano nuovamente Bergoglio, con una nota datata 22.7.2023, nella quale, per quanto qui ci interessa, gli stessi si dicevano preoccupati che «la benedizione di coppie omosessuali possa creare in ogni caso confusione, non solo in quanto possa farle sembrare analoghe al matrimonio, ma anche in quanto gli atti omosessuali verrebbero presentati praticamente come un bene, o almeno come il bene possibile che Dio chiede alle persone nel loro cammino verso di Lui» (I nuovi Dubia ed il sinodo della discordia, ivi). Ovviamente, questa volta Bergoglio non rispondeva in alcun modo.
In precedenza, era intervenuto anche il card. Müller, il quale affermava che «la benedizione delle coppie arcobaleno è un'eresia. I vescovi belgi non possono legittimarle facendo riferimento a presunte dichiarazioni del Papa. Anche se lo avesse detto, non è di sua competenza cambiare la Rivelazione» (N. Spuntoni, Müller: «Neanche il Papa può decidere di benedire le coppie gay», in LNBQ, 3.4.2023).

3. Sotto la guida del neo-prefetto, il cardinal Victor M. Fernández, il Dicastero per la dottrina della fede si è mostrato, dal settembre 2023, molto sensibile alle istanze legate al mondo LGBT nell’ambito della Chiesa. Commenta il giornalista Spuntoni: «Fernández è entrato in carica da pochi mesi, ma la linea che sta perseguendo è di rottura coi suoi predecessori. Il Papa lo aveva spronato in una lettera ad inizio mandato a svoltare pagina» (così N. Spuntoni, Bergoglio dice sì alle benedizioni arcobaleno, in Il Giornale, 18.12.2023).
A titolo esemplificativo di questa “sensibilità” nuova, può segnalarsi che, in data 31.10.2023, il Dicastero de quo forniva alcune Risposte a Mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro in Brasile, concernenti alcune domande riguardo alla possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive. In particolare, si rispondeva positivamente ai dubbi circa la possibilità che un individuo transgender od omoaffettiva e che convive possa essere testimone ad un matrimonio, non essendoci nella legislazione universale della Chiesa delle disposizioni che impediscano o inabilitino un soggetto transgender od omosessuale convivente dall’assumere la veste di testimone di nozze.  
Da ultimo, in data 18.12.2023, il predetto Dicastero vaticano presieduto dal Fernández, ha diramato una dichiarazione, dal titolo Fiducia supplicans, approvata ex audientia in pari data da Bergoglio, sul “senso spirituale delle benedizioni”. Come ci ricorda Vatican News, erano 23 anni che l’ex Sant’Uffizio non pubblicava una dichiarazione (l’ultima fu nel 2000 Dominus Jesus), documento dall’alto valore dottrinale (Dichiarazione dottrinale apre alle benedizioni per coppie “irregolari”, in Vatican News, 18.12.2023).
Il gesuita americano P. James Martin, vicino notoriamente al mondo LGBT, membro del sinodo e consultore del Dicastero per la Comunicazione, ha twittato su X, all’uscita della dichiarazione: «This is a major step forward in the church's ministry to LGBTQ people and recognizes the desire for same-sex couples for God's presence and help in their committed and loving relationships». Ancora, P. Martin, commentando il valore dirompente del documento, rammenta, sempre su X, «The declaration opens the door to non-liturgical blessings for same-sex couples, something that had been previously off limits for bishops, priests and deacons» ed infine, sempre su X: «In short, yesterday, as a priest, I was forbidden to bless same-sex couples at all. Today, with some limitations, I can».
Di là dei commenti entusiasti di Padre Martin, va detto che questo nuovo documento, composto da una Presentazione, una Introduzione e da quattro capitoli, divisi a loro volta in 45 punti, non sembrerebbe porsi come atto vincolante, ma come un atto volto a favorire, «insieme alla comprensione della dottrina perenne della Chiesa, la ricezione dell’insegnamento del Santo Padre» (Presentazione). Si spiega, poi: «Come nella già citata risposta del Santo Padre ai Dubia di due Cardinali, la presente Dichiarazione resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione. Il valore di questo documento, tuttavia, è quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica. Tale riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa. Questo rende ragione del fatto che il testo abbia assunto la tipologia di “Dichiarazione”. Ed è proprio in tale contesto che si può comprendere la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio» (ivi).
Nell’Introduzione si aggiunge che questa Dichiarazione intenderebbe venire incontro a coloro che non avrebbero condiviso il Responso dell’allora Congregazione per la dottrina della fede: «appare opportuno riprendere il tema ed offrire una visione che componga in coerenza gli aspetti dottrinali con quelli pastorali, perché “ogni insegnamento della dottrina deve situarsi nell’atteggiamento evangelizzatore che risvegli l’adesione del cuore con la vicinanza, l’amore e la testimonianza”».
Sebbene si evidenzi il rischio «di confondere una benedizione, data a qualsiasi altra unione, con il rito proprio del sacramento del matrimonio» (n. 6), bisognerebbe evitare anche il pericolo di «pretendere, per una semplice benedizione, le stesse condizioni morali che si chiedono per la ricezione dei sacramenti. Tale rischio esige che si ampli ulteriormente questa prospettiva. Infatti, vi è il pericolo che un gesto pastorale, così amato e diffuso, sia sottoposto a troppi prerequisiti di carattere morale, i quali, con la pretesa di un controllo, potrebbero porre in ombra la forza incondizionata dell’amore di Dio su cui si fonda il gesto della benedizione» (n. 12).
Dopo aver ripercorso il senso delle benedizioni nella sacra Scrittura, si afferma: «Nel suo mistero di amore, attraverso Cristo, Dio comunica alla sua Chiesa il potere di benedire. Concessa da Dio all’essere umano ed elargita da questi al prossimo, la benedizione si trasforma in inclusione, solidarietà e pacificazione. È un messaggio positivo di conforto, custodia e incoraggiamento. La benedizione esprime l’abbraccio misericordioso di Dio e la maternità della Chiesa che invita il fedele ad avere gli stessi sentimenti di Dio verso i propri fratelli e sorelle» (n. 19).
Con riferimento alle c.d. coppie irregolari e segnatamente quelle composte da persone dello stesso sesso, si afferma che «si impartisce una benedizione che non solo ha valore ascendente ma che è anche l’invocazione di una benedizione discendente da parte di Dio stesso su coloro che, riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status, ma mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo. Queste forme di benedizione esprimono una supplica a Dio perché conceda quegli aiuti che provengono dagli impulsi del suo Spirito – che la teologia classica chiama “grazie attuali” – affinché le umane relazioni possano maturare e crescere nella fedeltà al messaggio del Vangelo, liberarsi dalle loro imperfezioni e fragilità ed esprimersi nella dimensione sempre più grande dell’amore divino» (n. 31).
Con questo pensiero, obiettivamente, si può convenire, tuttavia, esso appare incompleto, come avremo modo di osservare in seguito.
Andiamo, però, avanti: «non si deve né promuovere né prevedere un rituale per le benedizioni di coppie in una situazione irregolare, ma non si deve neppure impedire o proibire la vicinanza della Chiesa ad ogni situazione in cui si chieda l’aiuto di Dio attraverso una semplice benedizione. Nella breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà» (n. 38).
Di per sé, si potrebbe dare di questo passo del documento un’interpretazione, potremmo dire, ortodossa, nella misura in cui si specifica che la benedizione sia richiesta, senza rivendicare la legittimazione dello status personale, quale ausilio a Dio perché quella persona possa compiere la sua volontà, che, logicamente, dovrebbe essere quella di allontanarsi da una situazione di peccato. Si spiega, in effetti, in vari punti della dichiarazione: «Da un punto di vista strettamente liturgico, la benedizione richiede che quello che si benedice sia conforme alla volontà di Dio espressa negli insegnamenti della Chiesa» (n. 9). Ed ancora: «Chi chiede una benedizione si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua storia e chi chiede una benedizione alla Chiesa riconosce quest’ultima come sacramento della salvezza che Dio offre. Cercare la benedizione nella Chiesa è ammettere che la vita ecclesiale sgorga dal grembo della misericordia di Dio e ci aiuta ad andare avanti, a vivere meglio, a rispondere alla volontà del Signore» (n. 20). E poi: «La grazia di Dio, infatti, opera nella vita di coloro che non si pretendono giusti ma si riconoscono umilmente peccatori come tutti. Essa è in grado di orientare ogni cosa secondo i misteriosi ed imprevedibili disegni di Dio. Perciò, con instancabile sapienza e maternità, la Chiesa accoglie tutti coloro che si avvicinano a Dio con cuore umile, accompagnandoli con quegli aiuti spirituali che consentono a tutti di comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro esistenza» (n. 32).
Il documento, nondimeno, appare volutamente ambiguo, perché tace su cosa consista esattamente, nella specie, questa volontà di Dio, più volte evocata, ma mai delineata nei suoi contorni, lasciando all’interprete la sua individuazione. E diremmo, interpretazione.
Tuttavia, c’è un aspetto a nostro avviso davvero inquietante – e forse questo potrebbe celare possibili profili di eterodossia: vale a dire, la dichiarazione rimette al ministro ordinato la possibilità di chiedere («potrebbe chiedere»), nel rito “a traccia libera”, «… anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà». Insomma, l’introduzione nel testo del verbo «potrebbe» e della congiunzione «anche» riduce, in pratica, il compimento della volontà divina ad elemento accessorio ed opzionale, a mera facoltatività, che potrebbe, perciò, mancare del tutto nella benedizione, non rivestendo carattere, invece, primario come ci si sarebbe dovuti attendere dalle premesse da cui la Dichiarazione muoveva.
Si aggiunge: «proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo, quando la preghiera di benedizione, benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici, sia chiesta da una coppia in una situazione irregolare, questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso» (n. 39).
Ed ancora: «Tale benedizione può invece trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio. Infatti, attraverso queste benedizioni che vengono impartite non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare, non si intende legittimare nulla ma soltanto aprire la propria vita a Dio, chiedere il suo aiuto per vivere meglio, ed anche invocare lo Spirito Santo perché i valori del Vangelo possano essere vissuti con maggiore fedeltà» (n. 40).
Con specifico riferimento alle coppie omosessuali si conclude, per quanto ci interessa: «Quanto detto nella presente Dichiarazione a proposito delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, è sufficiente ad orientare il prudente e paterno discernimento dei ministri ordinati a tal proposito. Oltre alle indicazioni di cui sopra, non si debbono dunque aspettare altre risposte su eventuali modalità per normare dettagli o aspetti pratici riguardo a benedizioni di questo tipo» (n. 41).

4. Che dire, in conclusione, di questa nuova dichiarazione della Santa Sede?
Esso, come molti documenti prodotti sotto il regno di Bergoglio, presenta una buona dose di ambiguità nella misura in cui non si spieghi in cosa consista esattamente la volontà di Dio di cui la benedizione costruirebbe un aiuto spirituale nel suo compimento.
Soprattutto rimane in ombra, per non dire del tutto oscurato, l’aspetto che la richiesta di aiuto nel compimento della volontà divina sia, nel rito di benedizione “a traccia libera”, soltanto un  elemento opzionale delle possibili richieste a Dio.
Per di più, si omette di sottolineare che la benedizione, essendo un sacramentale e non un sacramento, conferisce la grazia ex opere operantis (Ecclesiae), ossia in forza del soggetto – la Chiesa, attraverso il suo ministro ordinato – che compie quel rito (cfr. can. 1166 codice diritto canonico), ma pure dalle disposizioni interiori del fedele che la richiede. Ed è chiaro che sia difficile ipotizzare, in concreto, che una persona omoaffettiva convivente, richiedente questo sacramentale, sia ben disposta a compiere la volontà di Dio, vale a dire abbandonare quella sua condizione di convivenza.
C’è poi un ultimo aspetto da porre all’attenzione. Il can. 1167 § 2 del codice di diritto canonico stabilisce: «Nel porre o amministrare i sacramentali si osservino accuratamente i riti e le formule approvate della Chiesa». Nella dichiarazione odierna si afferma, al contrario, che questa benedizione non sarebbe un atto liturgico, bensì di pietà popolare, per cui si dovrebbe ricorrere ad una formula a traccia libera: «non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare» (n. 40). Per cui, ci sarebbe da domandarsi (e lasciamo questa domanda aperta a possibili risposte), in buona sostanza, che validità possa avere una benedizione di tal fatta e che non si tratti, in realtà, solo di una sonora presa in giro delle coppie irregolari, arrecandosi ad esse piuttosto un danno spirituale, anziché un beneficio. Ci auguriamo che queste coppie non si ritrovino a dover esclamare come la buon’anima di Massimo Troisi, «pensavo fosse amore ed invece era solo un calesse» … .

mercoledì 1 novembre 2023

I santi come apologia

In occasione della festa di Tutti i Santi rilanciamo quest’articolo di spiritualità e di meditazione sull’odierna ricorrenza.












Enrico Reffo, Processione dei Santi, 1850 circa

I santi come apologia

di Paolo Risso

I santi sono coloro che hanno conformato pienamente la loro vita a quella di Nostro Signore donandosi a Lui totalmente. Essi testimoniano molto più di qualsiasi altro documento o codice la grandezza di Gesù, poiché solo Lui, il suo amore e la sua grazia hanno il potere di muovere la libera volontà umana a compiere la volontà di Dio che ci vuole tutti santi e in Paradiso.

Abbiamo spesso scritto che, essendo­­ Ge­sù l’unico Salvatore del mondo, dal quale dipende la vita o la morte eterna di ogni uomo, di ognuno di noi, Egli è pure la figura più documentata della storia: Dio lo presenta al mondo attraverso una documentazione storica talmente sicura che non può restare alcun dubbio su di Lui. Una domanda allora sorge immediata: una Personalità grande e luminosa – divina – come Gesù, ha lasciato anche dei segni vivi della sua presenza? Ci sono “documenti vivi” di Gesù?

I santi

Il primo segno vivo di Gesù è la sua Chiesa, cioè Egli stesso che si prolunga vivo nei secoli sino alla fine del mondo con il magistero unico della verità, con la sua grazia che passa attraverso il sacerdozio e i sacramenti, con la sua azione di governo delle anime. La Chiesa, realtà unica al mondo, di una vitalità e fecondità straordinarie, lascia stupiti credenti e non credenti, perché, nonostante in essa possano esserci anche uomini indegni o incapaci, è il miracolo continuo e vivente del Cristo vivo.

Hitler, come già Napoleone e, dicono, Stalin, pur volendo distruggere la Chiesa, si proponeva di studiare e capire il segreto della sua forza invincibile per copiarlo in qualche modo, così che persino essi, con la loro follia, le rendevano omaggio. Il segreto della Chiesa è Cristo il quale non permette che neppure i preti la distruggano, come diceva il card. Ercole Consalvi, segretario di stato di papa Pio VII. La Chiesa è il più grande documento del Cristo vivente nei secoli e nell’eternità.

«Si è accesa la fiammata: è evidente quindi che dovette esistere la scintilla o la prima fiamma che, accendendosi, dette origine al fuoco», disse un filosofo. La fiammata è la Chiesa, la scintilla poderosa è il Cristo. Chiesa e Cristo, entrambi inestinguibili.

Nella Chiesa ci sono uomini e donne di tutte le categorie, dai comuni lavoratori ai Pontefici, dai bambini ai sapienti, dai religiosi ai laici, distintisi per una singolare dedizione a Cristo, per una trasparente somiglianza con Lui, così che guardare a loro significa intravedere il Volto e la vita del nostro divino Salvatore.

Sono i santi – sia quelli che la Chiesa ha elevato agli onori dell’altare sia quelli noti a Dio solo – i capolavori del Cristo Crocifisso e Risorto, i “documenti vivi” della sua presenza in mezzo a noi.

Perché i santi sono “documenti” del Cristo?

È un grande miracolo moltiplicare i pani e i pesci. È un miracolo più grande ancora che un membro mutilato del corpo ricresca al suo posto. È capitato tra le mani di Gesù su questa terra, o per intercessione dei santi (per esempio, don Bosco) e di Maria Santissima a Lourdes o a Fatima o altrove.

Ma in fondo tutto ciò riguarda la materia che Dio ha creato e che domina come e quando vuole, senza che essa possa opporre resistenza. Ma il miracolo più grande riguarda la volontà dell’uomo quando si conforma alla volontà di Dio poiché, essendo libera, suo malgrado, può opporsi anche a Dio. 
È tanto facile vivere casto, ognuno nel proprio “stato”, secondo la Legge di Dio? Non c’è forse in noi una forza che ci trascina verso il basso, a tutte le età? Eppure nella Chiesa di ieri e di oggi ci sono uomini e donne di carne come noi, i santi appunto, che sono vissuti vergini o casti secondo la loro condizione di vita, irradiando sulla terra con la loro esistenza limpida e pura il fascino stupefacente del Paradiso. 
È possibile alle forze umane vivere in tal modo? Sì, ma non senza la grazia del Cristo vivo, il Vergine per eccellenza, che ha operato in loro così come opera in noi, se cooperiamo con Lui, se gli siamo fedeli.

Il dono della vita

Ma c’è di più. Si può forse donare la propria esistenza, rinunciando a tutto, famiglia, posizione economica, affetti, comodità... per dedicarsi totalmente a Dio in un monastero o per sacrificarsi per il prossimo, vicino o lontano, fino a rischiare la pelle e a immolarsi, magari traditi da coloro che si è soltanto beneficato, così facilmente come si berrebbe un bicchiere d’acqua? Eppure nella Chiesa Cattolica, solo nella Chiesa Cattolica, dai dodici Apostoli a san Massimiliano M. Kolbe e a san Pio da Pietrelcina, questo miracolo di vite offerte e donate in totale oblazione si rinnova in milioni di persone, anche oggi.

Solo la Chiesa Cattolica – che è opera di Gesù Cristo, l’uomo-Dio – possiede uomini e donne così. Questi sono i santi, noti al mondo intero o noti a Dio solo. I santi sono le personalità più sublimi della storia e Gesù solo può formare personalità così. Gesù solo, Figlio di Dio, vivente nella Chiesa, è il Modello e il Formatore delle più grandi “eccellenze” dell’umanità e della storia.

Forse che questo è possibile a forze soltanto umane? Chi ha spinto la giovane Modesta Ravasso (1875-1938) di Trofarello (Torino) a partire per la Colombia come missionaria tra le Figlie di Maria Ausiliatrice, e poi a chiedere a Dio di farle contrarre la lebbra per condividere in tutto la vita di quelle bambine lasciate sole perché colpite da quella terribile malattia?
Chi può fare di un uomo geniale e affascinante che metteva soggezione persino ai dirigenti comunisti e atei dell’est europeo, come re Baldovino del Belgio (1030-1993), un mirabile statista e insieme un uomo di Dio, “un monaco” sul trono, un difensore della vita nascente fino al punto di abdicare pur di non firmare la legge abortista che gli era sottoposta?
Chi può dare a un ragazzino di 14 anni, come il seminarista di Reggio Emilia beato Rolando Rivi (1931-1945), la forza di difendere la fede e la Chiesa Cattolica davanti ai senza-Dio e poi di morire martire per Gesù per le mani omicide di partigiani comunisti?

Chi può fare di un bambino di 12 anni, come il venerabile Silvio Dissegna (1967-1979) di Poirino (Torino), invaso dal cancro alle ossa, “un piccolo Gesù” che sorride e incoraggia persino il medico, e offre continuamente e serenamente la vita, come un eroe sul campo di battaglia, per la salvezza del mondo, passando le notti in preghiera?

È solo Gesù Cristo che compie dei miracoli così, miracoli viventi. È solo Lui, il Crocifisso per amore del Padre e dei fratelli, il Crocifisso Risorto, che opera nelle anime spingendole a vivere la medesima sua avventura di dedizione, che opera nella Chiesa e nei suoi santi, proprio secondo la sua infallibile promessa: «Chi crede in me, compirà le mie opere, e ne compirà di maggiori» (Gv 14,12).

Gesù vivo opera

Quelli citati sono soltanto alcuni esempi. La Chiesa Cattolica però ne possiede a migliaia, a milioni, anche oggi. Cosa ottima fa la Chiesa, quando pone in evidenza molti di costoro, elevandoli agli onori dell’altare per dirci: “Guardate, questa è la grandezza, la sublimità che porta Gesù, Gesù solo, tra gli uomini e le donne di ieri e di oggi. Gesù solo lo può: Lui conosciuto, amato, imitato e vissuto. I santi, piccoli o grandi, noti al mondo o sconosciuti, gridano con la loro vita, più che le pergamene e le lapidi, che Cristo c’è, che Cristo è vivo e opera, che Cristo è necessario, è indispensabile”. I santi sono l’apologia più alta del Cristo e della sua Chiesa.

I santi di tutti i secoli sono i “documenti vivi” di Gesù Cristo e il loro numero supera di molto quello delle carte, dei codici e delle pergamene che parlano di Lui. Essi testimoniano che Gesù è il Vivente oggi, che cambia gli uomini e la storia, che da Lui scaturisce un’energia invincibile, un’esplosione di vita e di amore che nessuno potrà mai fermare, infinitamente più potente di un’esplosione nucleare, e infinitamente meravigliosa e sublime.

Sii anche tu un “documento vivo”, un’apologia viva di Gesù Cristo, una sua stupenda esplosione di vita. Sarai anche tu, così come lo è ogni santo, “il quinto Vangelo”. 

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, fasc. n. 41, 29.10.2023

Un aforisma del cardinal Giuseppe Siri nella festa di Tutti i Santi


 

Un aforisma di S. Gerardo Maiella nella festa di Tutti i Santi


 

martedì 24 ottobre 2023

Quanto vale Gerusalemme? Niente .... Tutto .....

Per capire il conflitto odierno, illuminante è questa scena tratta dal film colossal del 2005, Le crociate - Kingdom of Heaven.

Baliano di Ibelin chiede: “Quanto vale Gerusalemme?”

Saladino risponde: “Niente… Tutto”.

In quella terra, una pace che manca da sempre; è un conflitto lungo quanto la storia stessa e che non finirà mai. Proprio perché Gerusalemme è niente e tutto sia per i cristiani sia per ebrei ed islamici.

lunedì 9 ottobre 2023

Aforisma del Ven. Pio XII nel ricordo del suo beato transito - 9 ottobre 1958 - 2023


 

9 ottobre 1958 - 2023 - Anniversario del beato transito del Venerabile Pontefice Pio XII



Rare fotografie del corpo del papa Pio XII, rivestito dell'abito corale, con mozzetta e camauro, avvolto in più strati di cellophane, dopo l’immersione del cadavere in un misterioso miscuglio di erbe aromatiche, secondo le prescrizioni del medico personale del Papa (che era un semplice oculista), Riccardo Galeazzi Lisi, che, a suo dire, aveva inventato un innovativo metodo di imbalsamazione. L’averlo avvolto nel cellophane, tuttavia, innalzò la temperatura corporea a livelli tali che la salma, nel tragitto tra Castel Gandolfo a Roma, esplose sulla Via Appia, all’altezza della Basilica di San Giovanni in Laterano. Fu necessaria una tappa non prevista, durante la quale il cadavere del Sommo Pontefice fu sottoposto ad una nuova procedura d’imbalsamazione. Il danno però era ormai fatto: durante i tre giorni di esposizione nella Basilica Vaticana, accadde il peggio: il volto del grande padre della cattolicità cominciò a smembrarsi e gli cadde addirittura il setto nasale. Tremendo fu lo spettacolo a cui assistettero migliaia di pellegrini in fila per rendergli omaggio e diverse guardie nobili svennero a causa dei miasmi esalati dalla salma. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre fu necessario chiudere la Basilica di San Pietro per apportare ulteriori interventi alla salma, apponendo una maschera di cera sul volto del venerato pontefice. Galeazzi Lisi, che aveva già diffuso vendendole a caro prezzo le immagini del papa morente scattate di nascosto con una piccola macchina fotografica tenuta nascosta in tasca, fu licenziato in tronco dal collegio cardinalizio e successivamente radiato dall’ordine nazionale dei medici (tratto da Francesco Capozza, Pio XII, quando il Papa fu imbalsamato ma si decompose in pubblico, in Libero, 11.10.2022)

Salma del papa, rivestita degli abiti liturgici papali, esposta a Castelgandolfo

La salma del papa in San Pietro

65° anniversario del beato transito del Papa Pio XII, morto dopo una lunga agonia il 9 ottobre 1958, alle ore 3,52, nella Villa Papale di Castelgandolfo, all'età di 82 anni (le ultime ore del Sommo Pontefice sono descritte in Le ultime ore di Pio XII, in Radiospada, 9.10.2022).

Regnò per quasi vent'anni, essendo il suo pontificato iniziato nei momenti più difficili del XX secolo. Due anni prima della morte vergò il suo brevissimo testamento, in cui lasciava scritto «[…] i non pochi Atti e discorsi, da me per necessità di officio emanati o pronunziati, bastano a far conoscere, a chi per avventura lo desiderasse, il mio pensiero intorno alle varie questioni religiose e morali» (Il testamento del Santo Padre Pio XII, ivi, 9.10.2020).

La sua morte è stata compianta in tutto il mondo.

Tra i messaggi di cordoglio c'erano quelli del presidente americano Eisenhower e di molti leader ebrei come il ministro degli Esteri israeliano Golda Meir e il rabbino italiano Elio Toaff. Il direttore d'orchestra ebreo-americano Leonard Bernstein chiese un minuto di silenzio prima di un concerto della New York Philarmonic Orchestra nell'ottobre 1958.

Il Pastor Angelicus e Defensor Civitatis (i suoi acclamati titoli) è attualmente considerato Venerabile dalla Chiesa cattolica romana nonostante la famigerata campagna di odio (avviata nel 1963 in seguito alla rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth “Il Vicario” sul palco di Berlino) per denigrare la sua santa memoria.

I documenti dimostrano che, lungi dall’aver abbandonato al loro destino gli ebrei perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale, il presunto “silenzio” (= diplomazia professionale) di Pio XII contribuì in maniera decisiva –direttamente o indirettamente– alla salvezza di circa 850.000 ebrei europei (cfr. Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”, in ivi, 5.7.2022).

A questo proposito, riguardo a recenti documenti ritrovati nell’archivio Vaticano, pubblicati dal settimanale culturale del Corriere della Sera, La Lettura (fasc. n. 616 del 17.9.2023, pp. 2-5, di cui riproduciamo qui di seguito le immagini dell'articolo), e che hanno suscitato ampio scalpore sui mass-media (cfr. Antonio Carioti, Pio XII sapeva della Shoah: la prova in una lettera scritta nel 1942 da un gesuita tedesco, in Corriere della sera, 16.9.2023; Matteo Luigi Napolitano, Pio XII, il Papa che “sapeva”, in L’Osservatore romano, 19.9.2023; Giovanni Maria Vian, Quello che i titoli sul silenzio di papa Pio XII hanno trascurato, in Domani, 7.10.2023), rilancio un’analisi precisa e puntuale su questi documenti:





«1. La Lettura, il settimanale culturale del Corriere della Sera, pubblica un’intervista a Giovanni Coco, archivista di Santa Madre Chiesa, esattamente in forze all’Archivio Apostolico Vaticano, presentando un documento inedito sui campi di sterminio all’est. Si tratta di una lettera drammatica inviata dal gesuita Lothar König al confratello Robert Leiber, segretario di Pio XII.

Il Corriere della Sera, nella pagina culturale di ieri, aveva anticipato la notizia sull’inedito. Oggi Coco ne riferisce al “domenicale” del Corriere.

“Questa è una lettera inedita, scritta da un gesuita tedesco antinazista, Lothar König. Contiene un allegato con una statistica di sacerdoti detenuti nei campi di concentramento fatti costruire da Adolf Hitler. Ma soprattutto parla di Auschwitz e di Dachau. E riporta da fonti credibili notizie secondo le quali ogni giorno circa seimila tra ebrei e polacchi venivano uccisi “negli altiforni” del Lager di Belzec, vicino al confine ucraino. È datata 14 dicembre 1942...”.

2. Quale il valore di questa lettera di König a Leiber? “Enorme, credo - osserva Coco - È un caso unico, perché rappresenta la sola testimonianza di una corrispondenza che doveva essere nutrita e prolungata nel tempo. Si capisce dalla familiarità con la quale Lothar König si rivolge in tedesco a padre Robert Leiber, segretario di Pio XII”, chiamandolo “caro amico”.

Va tenuto presente che König era un grande antinazista. Ma i documenti da noi consultati ci svelano che lo era anche il padre Leiber. Era dunque una corrispondenza tra due antinazisti che si fidavano l’uno dell’altro. Il che significa che padre Leiber e Pio XII sapevano benissimo del Kreisau Kreis, il circolo di cui König faceva parte: “Una rete della resistenza tedesca composta da cattolici e protestanti, la cui intelligence era in grado di fare arrivare a Roma le notizie più riservate sui crimini hitleriani”.

3. Queste notizie ricevute dal Papa andavano diffuse al mondo? Andava aperta la loggia su piazza San Pietro per denunciare, in piena Shoah (nel 1942 con mezza Europa sotto il tallone hitleriano), i crimini di Hitler che nel frattempo teneva in ostaggio così tanti innocenti. No.
Il padre König, infatti, sconsigliava fortemente un tale passo, raccomandando al confratello Leiber (citiamo Coco) “di usare quelle informazioni con la massima cautela, senza dire una sola parola che potesse tradire le fonti. König temeva una fuga di notizie dal Vaticano, oppure che la lettera potesse essere scoperta in caso di un’irruzione nazista”.

Cautela, dunque, prudenza, non chiasso, non denuncia plateale. Erano questi anche gli ingredienti del Circolo di Kreisau, poi accusato per il fallito attentato a Hitler. König, che faceva parte di quel circolo, dovette fuggire perché ricercato. Ecco perché la raccomandazione del gesuita al segretario di Pio XII “era un invito al silenzio per non bruciare la rete della resistenza tedesca al nazismo”.
Ecco le parole dello stesso padre König: “I numeri sono ufficiali...C’è anche un rapporto di vari testimoni […]. Entrambi gli allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la mia testa, ma anche la testa degli altri se non vengono usati con la massima prudenza e cura...”.

4. Grazie al documento da lui scoperto, dice Coco, “stavolta si ha la certezza che dalla chiesa cattolica tedesca arrivavano a Pio XII notizie esatte e dettagliate sui crimini che si stavano perpetrando contro gli ebrei. Si parla del Lager di Belzec, non lontano dalla cittadina ucraina di Rava-Rus’ka dove tra il 5 e l’11 dicembre 1942 erano stati fucilati più di cinquemila ebrei. «Le ultime informazioni su Rava-Rus'ka con il suo altoforno delle SS, dove ogni giorno muoiono fino a 6000 uomini, soprattutto polacchi e ebrei, le ho trovate confermate da altre fonti...», scrive König. Ma nella lettera si accenna anche a un altro rapporto che non conosciamo ancora, riferito ad Auschwitz”.

Coco sa benissimo (e lo ammette onestamente) che la sua scoperta non rappresenta proprio una novità. Per Coco la vera novità sta nel fatto che, in quel dicembre 1942, in Vaticano giunsero notizie “esatte e dettagliate” sui crimini nazisti. Ora, quest’affermazione sull’esattezza delle notizie va temperata con quello che pensavano le organizzazioni ebraiche e gli alleati.

5. Accertare le fonti era il cruccio di tutte le organizzazioni antinaziste. Il giurista Paul Guggenheim, che dirigeva la sede ginevrina del Congresso Mondiale Ebraico, bloccò le notizie sui campi di sterminio che il suo subordinato Gerhart Riegner stava per diffondere al mondo. Gli chiese infatti dapprima di cancellare la menzione dei grandi forni crematori, e poi di aggiungere (in quella che è la seconda parte del dispaccio, come noi oggi la conosciamo) una nota di cautela circa la non verificabilità delle fonti.

Gli archivi inglesi ci informano che a fine ottobre 1942 Guggenheim si recò al consolato americano a Ginevra per riferire le notizie che aveva ricevuto.

Lasciamo parlare il console americano: “L’informatore del Professor Guggenheim conferma che per tutte le cattive notizie recate dal Dott. Gerhart Riegner, Segretario del Congresso Ebraico Mondiale a Ginevra, e dal signor Lichtheim, dell’Agenzia ebraica per la Palestina di Ginevra, concernenti la situazione ebraica in Lettonia, salvo che per quelle riguardanti i dettagli dell’assassinio degli ebrei e il numero degli uccisi, ci sono numerose divergenze in vari rapporti. È solo nell’essenziale che questi rapporti sono unanimi”. Ovviamente, nessuna menzione dei forni crematori.

6. La documentazione esistente ci informa del fatto che la dichiarazione interalleata del 17 dicembre 1942 contro i crimini nazisti fu fatta solo dietro forte insistenza dei circoli ebraici internazionali presso Roosevelt, cui era stato rilasciato, l’8 dicembre 1942, un importante memorandum sulla tragedia ebraica. Notiamo la contemporaneità fra questi eventi e la data del documento illustrato da Coco.
Alla dichiarazione interalleata seguirono fatti concreti? No, dato che la priorità non era bombardare le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz, ma sconfiggere la Germania sul campo. Ma con tutto ciò, gli alleati ritenevano ritenevano affidabili le notizie provenienti dai Lager?

Ce lo dice un altro sconcertante episodio.

7. Nel 1943 Stati Uniti e Gran Bretagna volevano pubblicare una nuova dichiarazione sui crimini di guerra tedeschi in Polonia. Essa fu diramata il 30 agosto 1943 e pubblicata nella raccolta ufficiale del Dipartimento di Stato americano. Ebbene: un paragrafo di quella dichiarazione avrebbe dovuto menzionare i forni crematori, ma poi fu eliminato.

Perché? Lasciamo parlare le carte americane.

“Su suggerimento del Governo britannico, che afferma non esserci prove sufficienti per giustificare una dichiarazione circa l’esecuzione nelle camere a gas, è stato concordato di eliminare l’ultima frase del paragrafo secondo della Dichiarazione sui crimini tedeschi in Polonia da “dove” a “camere a gas”, così lasciando terminare il secondo paragrafo con “campi di concentramento”.
Quando si dice “il silenzio sulle camere a gas”…

8. Bene, dunque, la massima “democrazia archivistica” su Pio XII, ma attenzione a non lasciarsi prendere dalla “sindrome delle novità”. Per esempio, le tragiche notizie provenienti da Rava-Rus'ka non erano una novità. Ne parlava in prima pagina il Jewish Post già il 1° febbraio 1943; e non è il solo esempio.

9. A mo’ di post-scriptum. Notiamo del veleno in coda all’articolo della Lettura.

In merito al ritardo con cui certe carte vengono alla luce, Coco osserva: “Probabilmente chi ha maneggiato quei documenti prima di noi non ha capito l’importanza del contenuto. Sa, nel passato non sempre gli archivi venivano visti come una priorità in alcuni uffici del Vaticano. E non sempre nel passato — fuori da qui — gli archivisti sono stati selezionati con occhio per la loro professionalità”.
«Fuori da qui» è un inciso che fa capire che secondo Coco la perfetta professionalità archivistica alberga solo presso l’Archivio Apostolico Vaticano?

Che ci sia altissima professionalità in questo archivio, è fuor di dubbio. È dunque negli altri archivi vaticani che Coco lamenta mancanza di professionalità? E, per esperienza diretta anche degli altri archivi, su quali basi lo afferma?» (Fonte).

sabato 7 ottobre 2023

Il breve “Monet Apostolus” di Gregorio XIII che istituisce la festa del Rosario

Nella festa della Madonna del Rosario, rilanciamo questo testo.

Offriamo in traduzione italiana il breve “Monet Apostolus” a mezzo del quale, il 1° aprile 1573, papa Gregorio XIII Boncompagni istituiva la Solennità del Santissimo Rosario di Maria.


GREGORIUS PP. XIII


Ad perpetuam rei memoriam


L’Apostolo ci ammonisce a render grazie di ogni cosa e le storie delle Sacre Scritture ci istruiscono sulla necessità di celebrare con solenni festività annuali gli insigni benefici di Dio, perché a Lui dal quale furono ricevuti siano rese le dovute grazie, e i fedeli, che li ricevettero, si ricordino di essi e siano sempre più infiammati nel culto divino.
La qualcosa, quantunque sia stata ordinata in molte occasione, massimamente lo fu invero quando il Dio dei nostri padri con mano forte liberò il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto.

E anche noi ogni giorno riceviamo da Dio Ottimo Massimo benefici non minori. Tra questi è da annoverare quello singolarissimo concessoci dalla di Lui ineffabile clemenza lo scorso anno, quando il sette d’ottobre, non lontano dal golfo di Corinto, la flotta dei Turchi, grandemente superiore e imbaldanzita dalle vittorie del passato, fu sconfitta e fracassata dalla flotta dei Cristiani, per la virtù del Signore Iddio degli eserciti che con essi combatteva. Che grazie a questa vittoria, tutto il popolo cristiano sia stato miracolosamente strappato alle fauci del tiranno turco, nessuno lo può negare; e Noi, volendo obbedire al comando dell’Apostolo e seguire gli esempi dei Santi Padri, abbiamo deciso di istituire la memoria annuale di questo insignissimo beneficio.
Poiché le preci offerte a Dio ascendo al suo cospetto più gradite quanto più son degni gli intercessori e ove siano presentate con qualche pio modo di pregare; memori che il beato Domenico, Fondatore dell’Ordine dei Predicatori, quando la Francia e l’Italia erano oppresse da perniciose eresie, ha istituito, al fine di placare l’ira di Dio e implorare l’intercessione della beatissima Vergine, quel piissimo modo di pregare che si chiama Rosario o Salterio della beatissima Vergine; e considerando che in quello stesso giorno sette d’ottobre (che in quell’anno era la prima domenica del mese) in tutto il mondo le Confraternite militanti sotto il titolo del Rosario, giusta le loro costituzioni e consuetudini, in processione elevassero a Dio devote preci, le quali – è da credere piamente – per l’intercessione della beatissima Vergine abbiano grande profittato alla vittoria ottenuta; Noi abbiamo stimato sarebbe stato giusto istituire una solenne festa sotto il titolo del Rosario da celebrarsi ogni anno la prima domenica d’Ottobre, per conservare la memoria di questa vittoria senza alcun dubbio concessa da Dio, e render grazie a Dio e alla beatissima Vergine.

Pertanto, motu proprio e nella pienezza dell’apostolica potestà, a lode di Dio, di nostro Signor Gesù Cristo e della sua gloriosa Vergine Madre, a tenore delle presenti, stabiliamo che in futuro ogni prima domenica d’ottobre, in tutto il mondo, in quelle chiese dove sia presente l’altare o la cappella del Rosario, si celebri con rito doppio maggiore e si santifichi la Solennità del Rosario. Nello stesso giorno si reciti l’ufficio della beatissima Vergine con le nove lezioni.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del pescatore, il primo d’aprile dell’anno del Signore 1573, primo del Nostro pontificato.


Fonte: Radiospada, 7.10.2023