Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 1 novembre 2023

I santi come apologia

In occasione della festa di Tutti i Santi rilanciamo quest’articolo di spiritualità e di meditazione sull’odierna ricorrenza.












Enrico Reffo, Processione dei Santi, 1850 circa

I santi come apologia

di Paolo Risso

I santi sono coloro che hanno conformato pienamente la loro vita a quella di Nostro Signore donandosi a Lui totalmente. Essi testimoniano molto più di qualsiasi altro documento o codice la grandezza di Gesù, poiché solo Lui, il suo amore e la sua grazia hanno il potere di muovere la libera volontà umana a compiere la volontà di Dio che ci vuole tutti santi e in Paradiso.

Abbiamo spesso scritto che, essendo­­ Ge­sù l’unico Salvatore del mondo, dal quale dipende la vita o la morte eterna di ogni uomo, di ognuno di noi, Egli è pure la figura più documentata della storia: Dio lo presenta al mondo attraverso una documentazione storica talmente sicura che non può restare alcun dubbio su di Lui. Una domanda allora sorge immediata: una Personalità grande e luminosa – divina – come Gesù, ha lasciato anche dei segni vivi della sua presenza? Ci sono “documenti vivi” di Gesù?

I santi

Il primo segno vivo di Gesù è la sua Chiesa, cioè Egli stesso che si prolunga vivo nei secoli sino alla fine del mondo con il magistero unico della verità, con la sua grazia che passa attraverso il sacerdozio e i sacramenti, con la sua azione di governo delle anime. La Chiesa, realtà unica al mondo, di una vitalità e fecondità straordinarie, lascia stupiti credenti e non credenti, perché, nonostante in essa possano esserci anche uomini indegni o incapaci, è il miracolo continuo e vivente del Cristo vivo.

Hitler, come già Napoleone e, dicono, Stalin, pur volendo distruggere la Chiesa, si proponeva di studiare e capire il segreto della sua forza invincibile per copiarlo in qualche modo, così che persino essi, con la loro follia, le rendevano omaggio. Il segreto della Chiesa è Cristo il quale non permette che neppure i preti la distruggano, come diceva il card. Ercole Consalvi, segretario di stato di papa Pio VII. La Chiesa è il più grande documento del Cristo vivente nei secoli e nell’eternità.

«Si è accesa la fiammata: è evidente quindi che dovette esistere la scintilla o la prima fiamma che, accendendosi, dette origine al fuoco», disse un filosofo. La fiammata è la Chiesa, la scintilla poderosa è il Cristo. Chiesa e Cristo, entrambi inestinguibili.

Nella Chiesa ci sono uomini e donne di tutte le categorie, dai comuni lavoratori ai Pontefici, dai bambini ai sapienti, dai religiosi ai laici, distintisi per una singolare dedizione a Cristo, per una trasparente somiglianza con Lui, così che guardare a loro significa intravedere il Volto e la vita del nostro divino Salvatore.

Sono i santi – sia quelli che la Chiesa ha elevato agli onori dell’altare sia quelli noti a Dio solo – i capolavori del Cristo Crocifisso e Risorto, i “documenti vivi” della sua presenza in mezzo a noi.

Perché i santi sono “documenti” del Cristo?

È un grande miracolo moltiplicare i pani e i pesci. È un miracolo più grande ancora che un membro mutilato del corpo ricresca al suo posto. È capitato tra le mani di Gesù su questa terra, o per intercessione dei santi (per esempio, don Bosco) e di Maria Santissima a Lourdes o a Fatima o altrove.

Ma in fondo tutto ciò riguarda la materia che Dio ha creato e che domina come e quando vuole, senza che essa possa opporre resistenza. Ma il miracolo più grande riguarda la volontà dell’uomo quando si conforma alla volontà di Dio poiché, essendo libera, suo malgrado, può opporsi anche a Dio. 
È tanto facile vivere casto, ognuno nel proprio “stato”, secondo la Legge di Dio? Non c’è forse in noi una forza che ci trascina verso il basso, a tutte le età? Eppure nella Chiesa di ieri e di oggi ci sono uomini e donne di carne come noi, i santi appunto, che sono vissuti vergini o casti secondo la loro condizione di vita, irradiando sulla terra con la loro esistenza limpida e pura il fascino stupefacente del Paradiso. 
È possibile alle forze umane vivere in tal modo? Sì, ma non senza la grazia del Cristo vivo, il Vergine per eccellenza, che ha operato in loro così come opera in noi, se cooperiamo con Lui, se gli siamo fedeli.

Il dono della vita

Ma c’è di più. Si può forse donare la propria esistenza, rinunciando a tutto, famiglia, posizione economica, affetti, comodità... per dedicarsi totalmente a Dio in un monastero o per sacrificarsi per il prossimo, vicino o lontano, fino a rischiare la pelle e a immolarsi, magari traditi da coloro che si è soltanto beneficato, così facilmente come si berrebbe un bicchiere d’acqua? Eppure nella Chiesa Cattolica, solo nella Chiesa Cattolica, dai dodici Apostoli a san Massimiliano M. Kolbe e a san Pio da Pietrelcina, questo miracolo di vite offerte e donate in totale oblazione si rinnova in milioni di persone, anche oggi.

Solo la Chiesa Cattolica – che è opera di Gesù Cristo, l’uomo-Dio – possiede uomini e donne così. Questi sono i santi, noti al mondo intero o noti a Dio solo. I santi sono le personalità più sublimi della storia e Gesù solo può formare personalità così. Gesù solo, Figlio di Dio, vivente nella Chiesa, è il Modello e il Formatore delle più grandi “eccellenze” dell’umanità e della storia.

Forse che questo è possibile a forze soltanto umane? Chi ha spinto la giovane Modesta Ravasso (1875-1938) di Trofarello (Torino) a partire per la Colombia come missionaria tra le Figlie di Maria Ausiliatrice, e poi a chiedere a Dio di farle contrarre la lebbra per condividere in tutto la vita di quelle bambine lasciate sole perché colpite da quella terribile malattia?
Chi può fare di un uomo geniale e affascinante che metteva soggezione persino ai dirigenti comunisti e atei dell’est europeo, come re Baldovino del Belgio (1030-1993), un mirabile statista e insieme un uomo di Dio, “un monaco” sul trono, un difensore della vita nascente fino al punto di abdicare pur di non firmare la legge abortista che gli era sottoposta?
Chi può dare a un ragazzino di 14 anni, come il seminarista di Reggio Emilia beato Rolando Rivi (1931-1945), la forza di difendere la fede e la Chiesa Cattolica davanti ai senza-Dio e poi di morire martire per Gesù per le mani omicide di partigiani comunisti?

Chi può fare di un bambino di 12 anni, come il venerabile Silvio Dissegna (1967-1979) di Poirino (Torino), invaso dal cancro alle ossa, “un piccolo Gesù” che sorride e incoraggia persino il medico, e offre continuamente e serenamente la vita, come un eroe sul campo di battaglia, per la salvezza del mondo, passando le notti in preghiera?

È solo Gesù Cristo che compie dei miracoli così, miracoli viventi. È solo Lui, il Crocifisso per amore del Padre e dei fratelli, il Crocifisso Risorto, che opera nelle anime spingendole a vivere la medesima sua avventura di dedizione, che opera nella Chiesa e nei suoi santi, proprio secondo la sua infallibile promessa: «Chi crede in me, compirà le mie opere, e ne compirà di maggiori» (Gv 14,12).

Gesù vivo opera

Quelli citati sono soltanto alcuni esempi. La Chiesa Cattolica però ne possiede a migliaia, a milioni, anche oggi. Cosa ottima fa la Chiesa, quando pone in evidenza molti di costoro, elevandoli agli onori dell’altare per dirci: “Guardate, questa è la grandezza, la sublimità che porta Gesù, Gesù solo, tra gli uomini e le donne di ieri e di oggi. Gesù solo lo può: Lui conosciuto, amato, imitato e vissuto. I santi, piccoli o grandi, noti al mondo o sconosciuti, gridano con la loro vita, più che le pergamene e le lapidi, che Cristo c’è, che Cristo è vivo e opera, che Cristo è necessario, è indispensabile”. I santi sono l’apologia più alta del Cristo e della sua Chiesa.

I santi di tutti i secoli sono i “documenti vivi” di Gesù Cristo e il loro numero supera di molto quello delle carte, dei codici e delle pergamene che parlano di Lui. Essi testimoniano che Gesù è il Vivente oggi, che cambia gli uomini e la storia, che da Lui scaturisce un’energia invincibile, un’esplosione di vita e di amore che nessuno potrà mai fermare, infinitamente più potente di un’esplosione nucleare, e infinitamente meravigliosa e sublime.

Sii anche tu un “documento vivo”, un’apologia viva di Gesù Cristo, una sua stupenda esplosione di vita. Sarai anche tu, così come lo è ogni santo, “il quinto Vangelo”. 

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, fasc. n. 41, 29.10.2023

Un aforisma del cardinal Giuseppe Siri nella festa di Tutti i Santi


 

Un aforisma di S. Gerardo Maiella nella festa di Tutti i Santi


 

giovedì 1 novembre 2018

Il significato dei numeri per la Festa di Tutti i Santi. Con un’appendice sull’origine a la trasformazione di Halloween

Nella festa di Tutti i Santi, rilanciamo questo contributo di Chiesa e postconcilio, pubblicato due anni fa.
Un testo, che ci aiuta a meditare sul significato di questa festa e di come Halloween, sia nata come ricorrenza essenzialmente cristiana, e che sia stata via via paganizzata e trasformata in un’occasione di idolatria e di esaltazione dell’Avversario e dei suoi sodali.
Al di là dei vaghi (e storicamente discutibili) legami con il Samhain celtico (che segnava presso i Celti pagani la “fine dell’estate”), in effetti, Halloween nasce in realtà come festa integralmente cristiano-cattolica nel Medioevo, come vigilia della festa di Tutti i Santi; e come momento in cui si recano doni spirituali (aiuti) alle anime ancora prigioniere nel mondo intermedio (Purgatorio) in cui si purificano dalle colpe veniali e soddisfano e riparano, con la loro espiazione, la Giustizia Divina.
Con l’affermazione, in vaste aree dell’Europa, inizia la sua “criminalizzazione”. Saranno, in effetti, proprio i Protestanti, ed in particolare quelli puritani americani, scandalizzati dalla festa cattolica, importata dall’Irlanda, che ne demonizzeranno la pratica ... creando paradossalmente un’assimilazione Halloween-satanismo, che ha finito per essere presa sul serio da gruppi neopagani come Wicca o altri.
È significativo, a questo riguardo, peraltro, che in alcune parti dell’Europa continentale, dove è ancora forte la presenza cattolica e dove le mode ed il protestantesimo hanno scarsamente attecchito, si cerchi, oggi, di recuperare l’antico significato della ricorrenza: in Polonia, per es., ancora oggi, la sera del 31 ottobre, i bambini si vestono tuttora da santi, girando così in processione per le strade.
Rinviamo sul punto ad uno dei più approfonditi articoli sull’origine di Halloween, che sfata una serie di luoghi comuni (alcuni dei quali, ben radicati persino in ambienti cattolici): Sara Pillitteri, Halloween: la fede, le usanze e i luoghi comuni, in Storia delle idee, 29.10.2018.


Il significato dei numeri per la Festa di Tutti i Santi. Con un’appendice sull’origine a la trasformazione di Halloween

di Fr. Cassian Folsom, O.S.B.

Ap 7,2-12; Mt 5,1-12

Sant’Agostino, durante il tempo Pasquale, predicava ogni anno sul significato dei 153 grossi pesci presi nella miracolosa pesca fatta dagli apostoli sul lago di Galilea dopo la Risurrezione del Signore. L’assemblea d’Ippona conosceva bene questo brano evangelico, ma ogni anno aspettava con piacere da Sant’Agostino la spiegazione della numerologia. Similmente, la ricorrenza annuale della festa di Tutti i Santi ci fornisce l’occasione di parlare della numerologia della liturgia. Per coloro che hanno già sentito questa spiegazione, sarà una ripetizione; per coloro invece che non l’hanno mai sentito, sarà una scoperta del significato profondo dei numeri nella Bibbia e nella liturgia.
Quanti santi ci sono? La prima lettura che abbiamo appena ascoltato, dal libro dell’Apocalisse, parla di 144,000. Soltanto? Sembra troppo poco! Il testo, poi, spiega come si è arrivato a questa cifra. Ci sono 12,000 persone da ciascuna delle dodici tribù d’Israele. Il simbolismo è chiaro. Dodici è un numero mistico che significa totalità, completezza. Se volessimo indicare una completezza molto grande diremmo “12” due volte. Anche in Italiano facciamo così, ripetiamo le parole per sottolineare la loro importanza: “pian, piano” vuol dire “veramente piano”. “Or ora” vuol dire “proprio in questo momento”. Quindi, “dodici per dodici” vuol dire un numero veramente grande. E se volessimo andare oltre e indicare un numero superlativo, stravagante, proprio grandissimo? Gli antichi indicavano questo concetto aggiungendo il numero 1.000. Quindi, “12” è già grande. “12 per 12” o 144 vuol dire super-grande. 144.000, invece, è un numero così grande che è quasi impossibile a contare.
Il testo biblico, però, dà questo numero ai Giudei. I Gentili, invece? Una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza popolo e lingua (Ap 7,9). Il concetto è uguale. Una moltitudine immensa di Giudei, e una moltitudine immensa di Gentili.

La Liturgia

Il canone romano adopera la stessa numerologia. Ci sono due elenchi di santi nel canone romano. Contate con me i quelli elencati nel gruppo prima della consacrazione. Innanzitutto, ci sono gli apostoli:

Pietro e Paolo,
Andrea, Giacomo,
Giovanni, Tommaso,
Giacomo, Filippo,
Bartolomeo, Matteo,
Simone e Taddeo (12)

Ci sono dodici santi. Poi, i martiri:

Lino, Cleto
Clemente, Sisto
Cornelio e Cipriano,
Lorenzo, Crisogono,
Giovanni e Paolo,
Cosma e Damiano (12).

Quanti santi sono elencati? 12 per 12 – che fa 144. Completezza, totalità, tutti i santi.
Contiamo, poi, i nominativi nel secondo elenco, dopo la consacrazione. Giovanni Battista viene nominato per primo, perché il suo culto era molto sentito dalla Chiesa romana. Infatti, la cattedrale di Roma (che è il Laterano, non San Pietro) è intitolata San Giovanni in Laterano. Dopo San Giovanni Battista, il capo del coro dei santi, seguono due gruppi, un elenco di maschi e un elenco di femmine. Contiamo i nominativi:

Stefano, Mattia, Barnaba, Ignazio, Alessandro, Marcellino, Pietro (7)

Felicita, Perpetua, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia, Anastasia (7).

Sette maschi e sette femmine. Il numero sette, come il numero 12, significa la perfezione, la pienezza. Quindi il secondo elenco, come il primo, vuol dire “Tutti i Santi”, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare… la comunione dei santi. Molti santi hanno una celebrazione nel calendario liturgico, altri invece hanno il loro nome iscritto nel martirologio, ma non hanno un culto liturgico particolare. Inoltre, ci sono santi sconosciuti – o meglio, conosciuti solo a Dio. Oggi, celebriamo la loro festa: la solennità di tutti i santi.
Nella liturgia, siamo circondati dagli angeli e dai santi. Come spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica, “coloro che celebrano la liturgia qui, al di là dei segni, sono già nella Liturgia celeste, dove la celebrazione è totalmente comunione e festa” (CCC 1136). Forse siamo abituati a pensare che noi stessi siamo i soggetti principali della liturgia – ma sarebbe un’idea erronea. Nella liturgia, l’angelo santo porta la nostra offerta sull’altare del cielo davanti alla Maestà Divina, veniamo trasporti fuori di noi stessi, siamo condotti al palazzo del Re, entriamo in un’altra realtà. Il Catechismo descrive elegantemente chi sono i celebranti della liturgia celeste:
Apocalisse di san Giovanni…ci rivela prima di tutto ‘un trono nel cielo, e sul trono Uno… seduto (Ap 4,2): il Signore. Poi l’Agnello, immolato e ritto (Ap 5,6): il Cristo crocifisso e risorto, l’unico Sommo Sacerdote del vero santuario, lo stesso ‘che offre e che viene offerto, che dona ed è donato’. Infine, il ‘fiume di acqua viva’ che scaturisce dal trono di Dio e dell’Agnello (Ap 22,1): uno dei simboli più belli dello Spirito Santo.
Ricapitolati in Cristo, partecipano al servizio della lode di Dio e al compimento del suo disegno: le Potenze celesti, tutta la creazione (i quattro esseri Viventi), i servitori dell’Antica e della Nuova Alleanza (i ventiquattro Vegliardi), il nuovo Popolo di Dio (i 144.000), in particolare i martiri ‘immolati a causa della Parola di Dio’ (Ap 6,9-11), e la santissima Madre di Dio, infine una moltitudine immensa, che nessuno può contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua (Ap 7,9).
È a questa Liturgia eterna che lo Spirito e la Chiesa ci fanno partecipare quando celebriamo, nei sacramenti, il Mistero della salvezza” (CCC 1137-1139).
La solennità di Tutti i Santi ci offre questa visione gloriosa del nostro destino: la comunione dei santi nella liturgia celeste. Preghiamo il Signore di poter pregustare oggi in questa Messa, la gioia che sperimentano i commensali alla cena delle nozze del Signore (cf. Ap 19,9).

Fr. Cassian Folsom, O.S.B. - 15 nov. 2015

* * *

Un accenno all’odierna scristianizzazione

Halloween, deriva da All Hallow’s Eve e vuol dire semplicemente ‘Sera della festa dei Santi’, ‘Vigilia della festa dei santi’.
La chiesa cattolica l’1 novembre fa memoria di tutti i santi e la sera del 31 ottobre è appunto la vigilia della festa. Ma l’1 novembre era il giorno della festa celtica di Samhain ed alcune delle tradizioni dell’odierna Halloween vi rimandano.
Cosa è avvenuto? Perché questa coincidenza? Halloween è una festa pagana o cristiana? Siamo dinanzi ad una espropriazione cristiana o ad un camuffamento sincretista di riti magici? Cosa è bene fare in campo educativo? Incoraggiare o opporsi alla celebrazione di Halloween?
La festa celtica di Samhain ”era un momento di contemplazione gioiosa, in cui si faceva memoria della propria storia, della propria gente, dei propri cari, in cui si celebrava la speranza di non soccombere alle sventure, alle malattie, alla morte stessa, che non era l’ultima parola, se era vero che i propri cari, almeno una volta l’anno, potevano essere in qualche modo presenti. Nella magica notte di Samhain non erano le oscure forze del caos che riportavano nel mondo i morti, ma il ricordo e l’amore dei vivi che li celebravano gioiosamente”.
L’annuncio del vangelo nel mondo celtico si misurò con questa tradizione che manifestava il desiderio che la morte non fosse l’ultima parola sulla vita umana e testimoniava, a suo modo, la speranza nell’immortalità delle anime. Il cristianesimo comprese che la propria convinzione della costante presenza ed intercessione della chiesa celeste, della comunione dei santi che già vivono in Dio, poteva rinnovare dall’interno l’attesa ed il desiderio che la tradizione di Samhain celebrava. La resurrezione di Cristo era l’annuncio che la presenza benedicente dei propri defunti non era pura illusione, ma certezza dal momento che noi, i viventi di questa terra, viviamo accompagnati dal Cristo e da tutti i suoi santi. Samhain divenne così Halloween.
Tuttavia, nella corrente letteratura esoterica ed occultistica si danno delle fantasiose e infondate versioni della festa di celtica Samhain che sono poi quelle che fanno da riferimento alle moderne celebrazioni stregonesche e neopaganeggianti e che hanno creato agli occhi di molte persone l’immagine inquietante di Halloween, ma che nella maggior parte dei casi ormai acquista un aspetto satanico. Ciò avviene attribuendo a Samhain il nome di una oscura divinità, ‘Il Signore della morte’, ‘Il Principe delle Tenebre’, che in occasione della sua celebrazione chiamava a sé gli spiriti dei morti, facendo sì che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese per una notte, permettendo agli spiriti dei morti e anche ai mortali di passare liberamente da un mondo all’altro. Per questo Samhain viene considerato dai moderni e fantasiosi esoteristi come un momento dedicato alla divinazione, in cui cioè si può facilmente prevedere il futuro e predire la fortuna. E così la ‘festa dei morti’ di ancestrale tradizione celtica, perduta la sua giustificazione cristiana, si trasformò in una specie di celebrazione dell’oscurità, della magia, con contorno di streghe e demoni. La solidarietà tra le generazioni, tra i morti e i vivi, aveva lasciato posto ad un terrore cupo e gotico della morte. Ed è così che Halloween costituisce uno dei tanti processi di ‘de-cattolicizzazione’, “spazzata via dalla nuova visione orrifica, estremamente moderna nel suo essere allo stesso tempo scientista, positivista e affascinata dall’elemento magico-occultistico”.
Utile ricordare a tutti cosa ne pensa don Gabriele Amorth, uno dei più grandi esorcisti: 
“Halloween non è una festa, ma un evento inquietante che ha lo scopo di ironizzare, con l’uso delle maschere, su ciò che è male per farlo passare come un divertimento innocente. È il capodanno dei satanisti, la notte per eccellenza dell’occulto, di chi lo pratica perché si festeggia il dio dell’occulto, Satana. E poco importa saperlo o non saperlo perché i suoi effetti malefici e devastanti nel tempo, raggiungono anche le persone che, inconsapevolmente, vi partecipano… Fuggite da tutti i simboli di Halloween, sono “porte” sataniche che portano i demoni nelle vostre case, portano la divisone, invidie e malefici…”
Preghiamo e adoperiamoci perché, a partire dalle Parrocchie e anche nella scuola, si diano insegnamenti corretti e edificanti, altrimenti, purtroppo, è serio il rischio di sfociare nel satanismo, inconsapevole nei bambini e nei giovani che abbracciano le mode del tempo e irresponsabilmente ignorato da chi dovrebbe vigilare ma soprattutto insegnare altro. 

La Comunione dei Santi: un insegnamento dogmatico






sabato 27 ottobre 2018

Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re del Sommo Pontefice Leone XIII

Nella festa di Cristo, Re dell’Universo, rilanciamo questo Atto di consacrazione del genere umano a Cristo Re, dettato dal Sommo Pontefice Leone XIII.




Leone XIII
Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re

Nell'Anno Liturgico dell'Ordo Antiquior, e a coronamento di esso, la festa di Cristo Re è assegnata all'ultima domenica di ottobre, ultima Domenica prima della Festa di Tutti i Santi, che tali sono in virtù di Lui, mentre il Messale romano riformato, approvato da Paolo VI nel 1969, la colloca all'ultima domenica dell'anno liturgico. Dunque comunemente la si celebra oggi. 
Vi invito a leggere un articolo collocato tra le 'pagine fisse' del blog : La festa di Cristo Re nella storia, nella liturgia, nella teologia [qui] che ricostruisce la genesi storica della festa di Cristo Re, delineandone la portata teologica, e dimostrando perché lo spostamento in questione è tutt'altro che irrilevante.
Colgo l'occasione per proporre l'Atto di Consacrazione del genere umano all'universorum Rex. Re di tutti e di tutte le cose e non soltanto genericamente Re dell'universo, come l'ha declassato la Festa di Cristo Re del nuovo Ordinamento liturgico, che indebolisce la dimensione storica, immanente del Regno... 
Inserisco, di seguito, l'Inno Te sæculórum Príncipem, preceduto dall'indicazione delle strofe inopinatamente soppresse (nel Mattutino e nelle Lodi) e quindi non più né pregate né meditate sui nuovi breviari... Poi dicono che non è cambiato nulla? 

Leone XIII - Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re

«O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, guarda a noi umilmente prostrati innanzi a te. Noi siamo tuoi, e tuoi vogliamo essere; e per vivere a te più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al tuo sacratissimo Cuore.

«Molti, purtroppo, non ti conobbero mai; molti, disprezzando i tuoi comandamenti, ti ripudiarono. O benignissimo Ge­sù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al tuo sacratissimo Cuore.

«O Signore, sii il Re non solo dei fe­deli, che non si allontanarono mai da te, ma anche di quei figli prodighi che ti abbandonarono; fa' che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Sii il Re di coloro, che vivono nell'inganno e nell'errore, o per discordia da te separati: ri­chiamali al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.

«Largisci, o Signore, incolumità e liber­tà sicura alla tua Chiesa, concedi a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine: fa' che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce: Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Amen».

* * *

Inno Te sæculórum Príncipem

Nel Breviario non riformato, l'inno dei Vespri afferma: "Te nationum praesides / Honore tollant publico, / Colant magistri, iudices, / Leges et artes exprimant. // Submissa regum fulgeant / Tibi dicata insignia: / Mitique sceptro patriam / Domosque subde civium". "Te i governanti delle nazioni esaltino con pubblici onori, te onorino i maestri, i giudici, te esprimano le leggi e le arti. Risplendano, a te dedicate e sottomesse, le insegne dei re: sottometti al tuo mite scettro la patria e le dimore dei cittadini").
Nell'inno del Mattutino si legge: "Cui iure sceptrum gentium / Pater supremum credidit" ("A te [Redentore] il Padre ha consegnato, per diritto, lo scettro dei popoli"). E ancora "Iesu, tibi sit gloria, qui sceptra mundi temperas" ("A te, o Gesù, sia gloria, che regoli gli scettri [= le autorità] del mondo").
Stessi concetti ribaditi dall'inno delle Lodi: "O ter beata civitas / Cui rite Christus imperat, / Quae iussa pergit exsequi / Edicta mundo caelitus!" ("O tre volte beata la società, cui Cristo legittimamente comanda, che esegue gli ordini che il cielo ha impartito al mondo!").
La festa di Cristo Re fu istituita da Pio XI l'11 dicembre 1925 mediante l'enciclica Quas primas. Se la festa è di nuova istituzione non è per nulla nuova l'idea della regalità attribuita alla figura di Cristo, che non soltanto la Scrittura, i Padri e i teologi, ma anche l'arte sacra e il senso comune dei fedeli concordemente affermano. L'istituzione di una ricorrenza specifica dedicata a questo mistero risulta chiara dal testo dell'enciclica:
[...] "Se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l'umana società". Papa Pio IX si riferisce al laicismo (non alla laicità): "La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti, si cominciò a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste [...]


Te sæculórum Príncipem,
Te, Christe, Regem Géntium,
Te méntium te córdium
Unum fatémur árbitrum.

Scelésta turba clámitat :
Regnáre Christum nólumus :
Te nos ovántes ómnium
Regem suprémum dícimus.(soppressa!)

O Christe, Princeps Pácifer,
Mentes rebélles súbjice:
Tuóque amóre dévios,
Ovíle in unum cóngrega. (soppressa!)

Ad hoc cruénta ab árbore
Pendes apértis bráchiis,
Diráque fossum cúspide
Cor igne flagrans éxhibes.


Ad hoc in aris ábderis
Vini dapísque imágine,
Fundens salútem fíliis
Transverberáto péctore.


Te natiónum Præsides
Honóre tollant público,
Colant magístri, júdices,
Leges et artes éxprimant. (soppressa!)

Submíssa regum fúlgeant
ibi dicáta insígnia:
Mitíque sceptro pátriam
Domósque subde cívium.(soppressa!)

Jesu tibi sit glória,
Qui sceptra mundi témperas,
Cum Patre, et almo Spíritu,
In sempitérna sæcula. Amen.
Te, Principe dei secoli
Te, Cristo, Re delle genti
Te, delle menti, Te dei cuori,
confessiamo unico Sovrano.

La turba scellerata urla:
«Non vogliamo che Cristo regni»
Ma noi, acclamando, di ogni cosa
Ti dichiariamo Re supremo.


Cristo, Principe Portatore di pace,
assoggetta le anime ribelli;
e, con il tuo amore, gli erranti
raduna in un solo ovile.

Per questo dall'albero sanguinante
pendi con le braccia stese,
e, dalla crudele punta perforato,
il cuore, di fuoco flagrante, manifesti.


Per questo sugli altari ti tieni nascosto
di vino e di cibo nell'immagine
effondendo la salvezza sui figli
dal petto transverberato.

Te delle nazioni i principi
manifestino [Re] con pubblico onore
[Te] adorino i maestri, i giudici
[Te] le leggi e le arti esprimano.


Le sottomesse insegne dei re
[a Te] dedicate vi rifulgano:
e con mite scettro la Patria
e le case dei cittadini assoggetta.


Gesù, a Te sia gloria,
che reggi gli scettri del mondo,
con il Padre, e l'almo Spirito
per i secoli sempiterni. Amen.

Fonte: Chiesa e postconcilio, 20.11.2016

martedì 1 novembre 2016

Litanie dei Santi

In questo momento di gravissima crisi della Chiesa e della fede, nel quale coloro che difesero indefessamente la fede cattolica sono additati, addirittura, come esempi negativi, invochiamo l'intercessione della Chiesa celeste, dei Santi e segnatamente di quelli che hanno combattuto le eresie di ogni risma, particolarmente il veleno di Lutero e degli altri c.d. riformatori. 




Antifona di Introito della festa di Ognissanti, "Gaudeamus"





domenica 1 novembre 2015

Litaniae Sanctorum


Ai morti ha dato la vita .... Una visita archeologica con P. Manns nella Valle di Giosafat, a Gerusalemme

(cliccare sull'immagine per il video)

(cliccare sull'immagine per il video)

“Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?”: ama la Chiesa! - Editoriale di novembre di “Radicati nella fede”

Nella festa di Tutti i Santi rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede del mese di novembre 2015.










Beato Angelico, Giudizio universale, partic. dei Beati e del Paradiso, 1425-30, Museo di San Marco, Firenze



Albrecht Dürer, Tutti i Santi adorano la Trinità, Altare Landauer, 1511, Kunsthistorisches Museum, Vienna


“CHE COSA MAI POSSIEDI CHE TU NON ABBIA RICEVUTO?”: 
AMA LA CHIESA!


Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 11 - Novembre 2015



Quanto più la crisi della Chiesa si fa terribile, vasta e profonda, tanto più occorre amare la Chiesa stessa.
Quanto più aumentano gli scandali nella casa di Dio, tanto più bisogna amare la Chiesa.
E questo amore deve essere molto concreto e operativo.
Il dovere della reazione non va mai disgiunto da un amore profondo per la Sposa di Cristo, la Santa Madre Chiesa; e su questo nessuno può scherzare.
D’altronde tu reagisci, domandi il ritorno della Chiesa alla sua Tradizione, riferendoti e utilizzando ciò che tu hai ricevuto dalla Chiesa stessa, la Tradizione appunto. Essere Cattolici tradizionali vuol dire fare proprio questo.
La Tradizione è della Chiesa, non è tua.
Non potresti appellarti alla Tradizione se tu non l’avessi prima ricevuta. Ma da chi l’hai ricevuta, se non dalla Chiesa stessa?
Come non si può seguire Cristo senza la Chiesa, la crisi Protestante insegna, così non si può essere Tradizionali senza la Chiesa.
I Protestanti pretesero di ricongiungersi a Cristo, saltando la Chiesa cattolica e la sua storia, e persero Cristo nelle nebbie di un mitico passato. I Tradizionali, se non continueranno ad avere un amore per la Chiesa potente fino al sangue, resteranno con una Tradizione vuota, fatta di rabbia e recriminazioni più o meno amare; ma una Tradizione senza la Chiesa non ha Cristo dentro.
Si potrebbero applicare ai “tradizionalisti acidi”, non amanti la Chiesa, le parole di S. Paolo ai Corinti:
Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?” (1 Cor 4,7).
Sì, perché se è vero che sbaglia chi chiede un’obbedienza alla Chiesa, domandando di andare contro le verità della fede e della morale, domandando di andare contro il Vangelo e il dogma, o di dimenticarli; sbaglia ugualmente chi si attacca al dogma e al Vangelo, utilizzandolo contro l’unica Chiesa di Cristo.
Rischiano questo secondo errore tutti quelli che, partiti per la difesa del cattolicesimo tradizionale, incominciano a disquisire se il Papa è o non è tale, su chi sia veramente il vescovo, o dove sussista veramente la Chiesa di Dio. Questi estendono la difesa della Tradizione a un campo che non compete loro, rischiando il pericolo gravissimo di porsi fuori della Chiesa.
Dice il père Calmel “La Chiesa non è un’istituzione di questo mondo: discende dal Cielo, direttamente da Dio (…) La Chiesa è invincibile, anche se con figli soggetti alla sconfitta e spesso vinti e che tuttavia, finché rimangono nel suo seno, non saranno mai vinti irreparabilmente. Quando lo sono è perché si sono separati da lei (…) Essa resta la dispensatrice infallibile della salvezza, il Tempio santo di Dio. Coloro che l’abbandonano si perdono, ma essa non è mai perduta”. (R. T. Calmel,Breve apologia della Chiesa di sempre, pagg. 17 e 18)
Insomma, la Chiesa è una e solo una. Non c’è una chiesa tradizionale e una chiesa modernista, c’è una sola Chiesa cattolica, i cui figli rischieranno di perdersi se la abbandoneranno, anche se con la scusa di difenderla.
Basterebbe per capire questo, lo ripetiamo, il fatto che la Tradizione per cui lottiamo, l’abbiamo ricevuta dalla Chiesa, anzi è la Chiesa stessa.
E la Tradizione, Vangelo – dogma – sacramenti – disciplina, non l’hai ricevuta una volta per tutte, continui a riceverla dalla Chiesa che è il Corpo Mistico di Cristo. E’ chiaro quindi che, in ogni decisione e attitudine, devi salvare questa unità della Chiesa e con la Chiesa, senza mettere in dubbio la sua visibilità. Chi è Papa o vescovo, questo compete direttamente a Dio solo, e non a te. A te che hai capito la crisi della Chiesa, compete solo lo stare fermo nella sua Tradizione, in ciò che la Chiesa ha detto e fatto fuori da questi terribili momenti di apostasia. Dio si è rivelato, ti ha dato la ragione per riconoscere la sua rivelazione e per custodirla; non ti chiede di far politica ecclesiastica.
Occorre evitare due estremi letali per la fede: l’”autoritarismo” o “obbedientismo” da un lato e il “sedevacantismo” dall’altro: entrambi portano a lungo andare all’ateismo, alla perdita della fede.
Il primo fa stare dentro la Chiesa con una falsa obbedienza che non salvaguarda il Vangelo e i sacramenti; il secondo fa cercare una falsa chiesa alternativa: entrambi questi errori partono da una visione troppo umana della Chiesa, mancano entrambi di visione soprannaturale.
Occorre essere autenticamente tradizionali: il tradizionale sta di fronte a Dio, custodendo con amore il tesoro della Chiesa; il sedevacantista, che si inventa un’altra chiesa o non sa più dove essa sia, sta di fronte a se stesso utilizzando le cose ricevute da Dio.
Sempre père Calmel parla, con accenti commossi, dei veri cristiani, dei cristiani secondo la Tradizione, che custodiscono la fede amando immensamente la Chiesa:
Questi cristiani, che custodiscono la Tradizione senza nulla concedere alla rivoluzione, desiderano ardentemente, per essere pienamente figli della Chiesa, che la loro fedeltà sia penetrata di umiltà e di fervore; non amano né il settarismo, né l’ostentazione. Al loro posto, che è modesto e a stento tollerato, cercano di custodire ciò che la Chiesa ha trasmesso loro, ben sicuri che essa non lo ha revocato, e si sforzano, nel custodirlo, di salvaguardare lo spirito di ciò che custodiscono” (R. T. Calmel, op. cit., pag. 101).
Preghiamo carissimi, perché in noi aumenti l’amore alla Chiesa una e visibile, quanto più diventano violente le ondate dell’apostasia.

Fonte: Radicati nella fede, 30.10.2015