Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 31 dicembre 2023

"Te Deum Laudamus" al termine dell'anno

Al termine dell'anno civile è d'uopo cantare l'inno del Te Deum ed all'inizio di quello nuovo il Veni Creator Spiritus.
Riportiamo l'art. 26 dell'Enchiridion Indulgentiarum della Penitenzieria Apostolica, IV edizione 1999 (tratto dal Sito della S. Sede).

PAENITENTIARIA APOSTOLICA

ENCHIRIDION INDULGENTIARUM

CONCESSIONES

26

Preces supplicationis et gratiarum actionis 

§ 1. Plenaria indulgentia conceditur christifideli qui, in ecclesia vel oratorio, devote interfuerit sollemni cantui vel recitationi: 
1°  hymni Veni, Creator, vel prima anni die ad divinam opem pro totius anni decursu implorandam; vel in sollemnitate Pentecostes; 
2°  hymni Te Deum, ultima anni die, ad gratias Deo referendas pro beneficiis totius anni decursu acceptis.

* * * * * * * * * * *

Preghiere di supplica e ringraziamento:

§ 1. L'indulgenza plenaria è concessa al fedele che, in una chiesa o in un oratorio, partecipa devotamente al canto o alla recita solenne:

inno Vieni Spirito Creatore, o il primo giorno dell'anno per implorare l'aiuto divino per tutto il corso dell'anno o nella solennità di Pentecoste;

inno Te Deum, l'ultimo giorno dell'anno, per rendere grazie a Dio per i benefici ricevuti durante tutto l'anno.








venerdì 2 agosto 2019

Perché Maria è Regina degli Angeli?

In occasione della festa della Madonna, regina degli Angeli, rilanciamo questo contributo.

Perché Maria è Regina degli Angeli?

a cura di Giuliano Zoroddu


1° PUNTO. 

Maria Regina degli Angeli, poiché Figlia prediletta del l’eterno Padre.

Considera come Dio Creatore sapientissimo ordinò le corporali e spirituali pure creature tra loro con unione e dipendenza delle inferiori alle superiori, e di queste alla suprema e più perfetta tra tutte; a quella cioè che fosse stata col fatto stesso, con preminenza di doni e qualità, a tutte le altre preposta. E la più nobile, ricca di ogni prerogativa, e meglio fornita di sapienza e bontà, fu la Vergine Maria, che l’eterno Padre antepose alle opere della creazione, mentre con lei e per lei dava alle altre essere e leggi. “Cum eo eram cuncta componens … Per me reges regnant, et legum conditores iusta decernunt … Mecum sunt divitiae et gloria” (Prov. VIII) [1], può Maria dire con la divina Sapienza. Le cose corporee si subordinava al bene dell’uomo; e questi doveva loro presiedere: “Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram; et praesit piscibus maris, et volatilibus coeli, et be stiis, universaeque terrae, omnique reptili quod movetur in terra” (Gen. 1, 26)[2]. Ma gli uomini consociati con divine ed umane leggi, dagli Angeli ad essi superiori ricevevano lumi ed aiuti; e gli uomini e gli Angeli, il regno tutto delle intelligenze, alla primogenita tra le semplici creature, e al capolavoro fra tutto il puro creato doveva sottostare, e prestar obbedienza. Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina[3] (Gers., Tract. 4. in Magn. et alib.). Adunque all’ordine naturale sovrastando il sovrannaturale; ed in cima di questo trovandosi per ragione del Redentore la divina Madre; a costei il Creatore, colmandola di grazia e poscia di gloria, diede il regno dell’universo, e la costituì Regina degli Angeli e degl’uomini. “Vestita est ab eo gloria et decore: coelorum terrarumque Regina constituta est, et in ministerium data est illi omnis creatura, quae sub Deo est[4] (S. Thom. de Vill. Conc. de Ass.). Quindi s. Germano la chiamò Signora degli Angeli, e Padrona di tutto il creato: “Angelorum Domina, rerum omnium conditarum Hera” (C.P. de Praesent.); e s. Bernardo dopo aver distribuite le creature in differenti gradi per natura e qualità, conchiude: “Omnia quae in coelo sunt et in terra; quae divino imperio sunt subiugata, eadem Beatae Virgini sunt subiecta” (T. 2. l. 6. a 3. c. 6.): tutte le cose celesti e terrestri che sono soggette a Dio, lo sono pur anche alla benedetta sua Madre. Rifletti inoltre, che l’eterno Padre sollevava Maria ad aver con lui un identico Figlio; e a ciò le comunicava, dal fonte ch’egli è di eterna generazione, una fecondità per la quale ad esso potesse congiungersi in affinità. Ma con tal dono le dava altresì un potere che rispondesse alla dignità: ond’è che sui Troni eccedesse colla prossimità, fermezza e stabilità in Dio; sulle Dominazioni col dominio nel disporre e comandare ciò che si attiene ai divini ministeri; sulle Virtù colla fortezza nell’adoperare i mezzi a fini, vincendo qualsiasi ostacolo della natura; e sulle Potestà colla gagliardia nel respingere i maligni spiriti nel Regno di Dio sulla terra, a quel modo che le terrene Podestà allontanano i malfattori. Così Maria, all’eterno Padre strettamente congiunta, ebbe la superiorità su tutti quegli ordini angelici, che di alcun potere sono investiti nella corte Celeste. Perciò chi le negherà il titolo, onde la S. Chiesa la invoca di Regina degli Angeli? Godi di tanta gloria di Maria, e giubila del tuo proprio onore, avendo a madre la Regina degli Angeli. Ringrazia l’eterno Padre che sì alto potere avesse a lei affidato; ed emula l’impegno degli Angeli nel benedire e render gloria alla Regina del Cielo e della Terra.

2° PUNTO.

Maria Regina degli Angeli, poiché Madre del Verbo incarnato.

Considera inoltre che il titolo di Regina degli Angeli si conviene a Maria per essere la Madre di Gesù Cristo, il quale fu costituito da Dio su tutte le gerarchie degli Angeli: “Constituens ad dexteram suam in coelestibus, supra omnem Principatum, et Potestatem, et Virtutem, et Dominationem[5] (Eph. 1, 20); la Madre di colui dal quale furono create le cose: “Quoniam in ipso condita sunt universa in coelis et in terra, visibilia et invisibilia: sive Throni, sive Dominationes, sive Principatus, sive Potestates[6] (Colos. 1, 16). Or se l’eterno Padre diede a Maria tal potere da dover essere a dritto Regina degli Angeli; l’eterno Verbo che è la Sapienza del Padre, ed a cui si attribuisce in particolar modo la scienza, come al Padre la potenza, a Maria, alla quale di già perché sua Madre competeva esser Regina degli Angeli, volle dare tal prerogativa nella scienza, che per essa sorpassasse di lunga mano la pienezza della scienza dei Cherubini nel penetrare gl’intimi segreti misteri di Dio; e quella di cui godono i Principati, gli Arcangeli, e gli Angeli, nel saper eseguir rettamente quanto in grandi o tenui imprese operano nell’universo; e quella infine che hanno le Dominazioni, le Virtù, e le Podestà di ordinare, disporre, ed efficacemente imperare tutto ciò che si attiene alla divina gloria nel ministero degli uomini. L’eterno Verbo non volle dotarla di meno nella scienza, che fatto avesse fatto, nel potere, l’eterno Genitore. Che se i Cherubini primeggiano sugl’inferiori ordini nella perfezione con cui vedono Dio, e nella intensità del lume che da esso ricevono, onde conoscono l’eterne ragioni delle cose, e la bellezza e l’ordine loro, e cotal cognizione diffondono neo sottoposti ordini; chi potrà comprendere di quanto copiosi lucidissimi veri il Verbo arricchisse sua Madre, sicché effettivamente, volendo trasandar ogni altra ragione del suo regio dominio, dire si potesse Regina dei Cherubini? Senza dubbio che da lei quegli spiriti apprendono misteri altissimi, e sono illuminati a meglio penetrar le ragioni di Dio e delle cose, e ad ammirar in queste con maggiore distinzione e perspicuità le parti, l’ordine e il fine loro peculiare. Per il quale altissimo grado che Maria ha di potere insieme e di sapienza, innanzi a lei si confondono i rimanenti ordini delle altre gerarchie; e quelle intelligenze come suoi ministri si muovon prontissimi ad obbedire non che ai comandi, ai cenni e desideri suoi, a pro degl’individui di cui son custodi, e delle città, dei regni e delle nazioni su cui stanno difensori, e reggitori. O quanti millioni d’Angeli servono a Maria! Tutti quegli che sono soggetti a Gesù suo Figlio. “Oportebat Dei Matrem, quae Filii erant, possidere; etenim Filius res omnes conditas ei in servitutem addixit” (S. Io. Damasc., Or. de S. M.). Sì certamente conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che possiede il Figlio: conveniva ché il Figlio assoggettasse a lei le creature a sé soggette. Ma oltre a questa natural convenienza di comune possedimento tra Madre e Figlio, questi le volle donare di più tale scienza che per essa fosse superiore ai Cherubini e a tutti quegli Angeli, a quali appartiene la direzione e l’eseguimento della divina provvidenza nel reggimento degli uomini e nell’amministrazione dell’universo. Che perciò, dice s. Pier Damiani, ella è perfetta come il Sole, poiché come lui di più solido chiarore illumina gli Angeli e gli uomini: “Perfecta ut Sol, quia sicut sol solus orbem illuminat, sic haec solidiori lumine et Angelos et homines illustrat” (Serm. de Annunc. ). E il Sole, splendore eterno e sostanziale dell’eterno Genitore, è il Figlio suo, il quale irradiandola della infinita sapienza, gli stessi Cherubini e le altre Virtù celesti trae in estasi di meraviglia e stupore. “Tu thronum Cherubicum divinitatis fulgore superas … Deipara etiam coelorum Virtutes in stuporem convertit. Obstupuerunt omnes Angeli, Cherubim quoque ac Seraphim[7]. (S. Epiph., Serm. de laud. Virg.). Iddio nell’illuminare le altre creature, e sì massime gli Angeli, e più tra questi i Cherubini, si comporta da Padrone coi suoi servi; con Maria però tratta da Figlio, e da Figlio amantissimo; e quindi in lei con quella pienezza stessa diffonde i suoi lumi, colla quale si posò sostanzialmente nell’immacolato suo seno, come in Tempio di sua Maestà. Attesa la copia e purezza di tanti splendori, s. Epifanio magnifica ed esalta Maria più onorata dei Cherubini: “Omnium Regina, sublimior coelicolis, purior solis radiis, et splendoribus honoratior Cherubim[8] (Or. de laud. Virg.). Vedi nuovo motivo di esultanza all’animo tuo, di congratulamento con Maria, e di rendimento di grazie al Verbo umanato, il quale volendo di fatti sublimar Maria su tutte le gerarchie angeliche, alla potenza onde l’aveva investito il Padre, tanto si compiacque di aggiungere di profondissima Sapienza. Intanto non lasciare di prostrarti a suoi piedi; e venerandola Regina degli Angeli e tua, domandale più copiosi lumi nell’apprendere la immortale sapienza de Santi, custodito e guidato in sul cammino della felicità eterna dal tuo Angelo tutelare.

3° PUNTO.

Maria Regina degli angeli, poiché Sposa dello Spirito Santo.

Considera che tra gli ordini angelici supremo è quello che si compone di Serafini, Spiriti che ardono d’un vasto amore verso Dio: per la quale singolare proprietà e dote si distinguono dagli ordini inferiori. Or di questi ancora fu Regina Maria per duplice motivo; l’uno comune, l’altro particolare. Il motivo comune è, che ella è Sposa dello Spirito Santo, il quale è Re supremo dell’universo, poiché Dio. Adunque siccome Maria è Regina perché prediletta figlia dell’eterno Padre, e Genitrice del Verbo umanato, così a dismisura più le conviene la regia dignità per essere Sposa dello Spirito Santo. Ogni Sposa di Re è Regina. Il motivo poi singolare e proprio si è il suo amore, col quale sopravanza immensamente l’amore di tutti gli Angeli Serafini. Lo Spirito Santo che è sostanzialmente Amore, si elesse a Sposa Maria, e le diede  somiglianza di se, quanto poteva prenderne creatura. Perciò le accese in cuore tale una vampa di purissima carità, da parere una scintilla rimpetto a lei tutto l’amore de Serafini. “Spiritus Sanctus occurrit Virgini gloriosae, eam recognoscens formam sui amoris … Tantam largitatem et copiam (Virgo) Spiritus Sancti accepit, quantum potest creatura viatria recipere, non Deo unita unitate personae” (S. Bernardin. t. 3. serm. 11. et de Nom. Mar.). Solo Gesù Cristo oltrepassò in amore Maria, mercé la quale la umanità era in lui unita alla divinità nella persona del Verbo. Del resto l’amore delle altre creature è come una lucciola in faccia al sole, se si paragoni con quello di Maria. Laonde i Serafini contemplandola, vieppiù si accendono ad amare quel Dio che sì intensamente è amato dalla loro Regina; ed essendo proprio ufficio di essi eccitare gli Spiriti a sè soggetti a fervorosa carità, nuovo ardore concepiscono dal focosissimo amore di quell’amantissima Regina, onde aggiungano stimoli di carità in quegli ordini inferiori. Eh! possiam francamente asserire, che essendo lo Spirito Santo per natura sostanzialmente Amore; Maria sua Sposa sia per grazia la Regina dell’amore; e conseguentemente siano a lei sudditi quegli Spiriti che posseggono in sommo grado una vita d’intelligenza e di amore. Posto ciò se condegnamente è Regina quella Donna, la quale oltre all’essere Figlia, Madre e Sposa di Re, riunisca in modo eccellentissimo e oltre misura eminente le qualità di Sapienza, Bontà e Potenza; doti che innalzano a dritto su tutti gli altri chi n’è fornito eccedente mente: si negherà a Maria, che di cotali prerogative possiede a dismisura, anche sol per questo riguardo la gloria di Regina degli Angeli? Or intendi meglio l’espressione del Gersone: “Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina”. Se le sensate creature sono servite dalle insensate, ed esse servono alle ragionevoli, le quali altresì la cedono alle pure intelligenze: subordinazione derivante dal riunire che in sé fanno le superiori creature quelle doti che si trovano sparse nelle inferiori colla sopraggiunta di un altro pregio tutto lor proprio, dalle inferiori non ottenibile, trovandosi in Maria una superiorità eminentemente eccedente le proprietà che sono divise negli Angeli; e oltre di ciò un cumulo sublimissimo d’ogni perfezione, a cui non potranno mai giungere tutte insieme le angeliche gerarchie; ella per verità è sovranamente ad esse superiore, è loro Regina. Gran motivo di somma consolazione per te. La tua Madre è Regina degli Angeli, degli stessi Serafini i quali più da vicino rendono a Dio omaggi di adorazione e di amore. O quanto più di essi avvampò di carità! Chiedile adunque che delle ardenti fiamme, ond’ella ama Dio, ti faccia partecipe, talché non solamente ti riscaldi, ma ti accenda del divino amore. Chiedile che simile ti renda agli Angeli nei puri costumi, nella immacolatezza della vita, nella facilità di apprendere la divina sapienza, nell’ardore d’amare il sommo infinito Bene. Frattanto studiati di emulare cotali angeliche prerogative, cooperando diligentemente all’aiuto che te ne porgerà essa Regina de gli Angeli; poiché in chi ella scorge desiderio di giungere a virtù tanta, diffonde in più larga copia i suoi doni, elargisce regalmente le sue munificenze.

PREGHIERA

Eccelsa Madre di Dio, e Regina degli Angeli, non isdegnate guardar per figlio questa povera creatura debole, ignorante, peccatrice. Oh se vi avessi conosciuto sin dai teneri miei anni, onorandovi colle angeliche virtù tanto care all’immacolatissimo vostro Cuore! Me misero! tenni dietro alle vanità della terra, e al pari di loro divenni vuoto di veri beni, e colmo soltanto di miserie e peccati. Deh! gloriosissima Regina, voi che siete ancora la pietosa Madre della misericordia e della clemenza, perdonatemi se mi assomigliai agli Angeli ribelli con la superbia della vita e l’iniquità delle operazioni. Me ne duole di tutto cuore; e vi protesto che pronto a morire anziché disgustarvi in avvenire, vorrò seguire le orme dei fedeli vostri divoti, e con la umiltà e purezza di cuore meritarmi il real vostro patrocinio. Ma perché più facilmente ottener possa un tanto bene, voi che siete obbedita e servita dagli Angeli qual gloriosissima loro Regina, fate che per ossequio e amor vostro, più gelosamente mi custodiscano ed aiutino, e con santi pensieri ed efficaci affetti mi spronino alla mortificazione de’miei sensi e delle mie passioni, all’amore delle virtù, soprattutto della purità. Ispirate altresì al mio spirito sentimenti di riverenza e docilità verso di essi; onde ne ascolti le ispirazioni, segua i consigli, ami gli affetti, né mai gli disgusti nella cura e protezione che prendono di me. Per tal maniera sarò anch’io sicuramente ammesso all’eternità beata; dove insiem cogli Angeli prostrato all’eccelsissimo vostro trono, vi onorerò e benedirò mia particolar Signora e Regina. Pregate, o Regina degli Angeli, pregate per me.



Pasquale Grassi SJ, Le litanie della santissima Vergine spiegate e proposte in forma di considerazioni, Napoli, 1859, pp. 225-230.



[1] “Con lui ero io, disponendo tutte le cose … per me regnano i re e i legislatori ordinano ciò che è giusto … con me stanno ricchezze e gloria”.
[2] “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
[3] “Maria, stando alla gerarchia di Dionigi [lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, ndr], eminentemente ha in sé tutte le perfezioni delle creature inferiori, onde di diritto  sia detta Regina del mondo e Signora”.
[4] “È rivestita da Dio di gloria e grazia, costituita Regina e dei cieli e della terra, e in suo potere sono state poste tutte le creature che stanno sotto Dio”. 
[5] “Lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potestà, di ogni Virtù e Dominazione”. 
[6] “Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”.
[7]  “Tu superi in fulgore il cherubico trono della divinità … la Madre di Dio stupisce le Virtù. Ne stupirono gli Angeli, i Cherubini e i Serafini”.
[8] “Regina di tutti, più sublime degli abitanti del Cielo, più pure dei raggi del sole, più ornata di splendori dei Cherubini”.

Festa del Perdono della Porziuncola (o di Assisi) e della Vergine degli Angeli

... io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni... (San Francesco d'Assisi)

Anonimo napoletano, S. Maria degli Angeli, XIX sec.

domenica 7 aprile 2019

Domenica di Passione: Ostensione del Velo della Veronica conservato nella Cappella Papale Vaticana di San Pietro

Riprendiamo da un precedente nostro post

Ogni anno, per la Domenica di Passione, si ripete in San Pietro l'ostensione del Velo della Veronica, il panno cioè dove si sarebbe impresso il Volto Santo di nostro Signor Gesù Cristo. La venerazione di questa insigne reliquia, cantata dall'Alighieri (Par. XXXI) e dal Petrarca (RVF, XVI), ci fa contemplare il Volto del Cristo che nei prossimi giorni vedremo oltraggiato sacrilegamente dagli empi sinedriti, dai vili sgherri ebrei e dalla spietata soldatesca di Pilato; quel Volto amantissimo che si rivestirà del pallore della morte per il compimento dell'opera suprema dell'umana Redenzione. Cerchiamo sempre questo dolce Volto (cfr Ps XXVI, 8), imploriamolo come fonte di ogni nostro bene spirituale e temporale (cfr Ps XLIV, 13), guardiamolo come esempio di pazienza nelle tribolazione. Miriamolo soprattutto come modello di perseveranza, perché alla fine di questa vita mortale ci appaia come Volto di Misericordia e non come Volto di Giudice severo ma giusto nell'emissione di un giudizio di condanna. Nel 1208 Innocenzo III, nel concedere l'ndulgenza plenaria a quanti avessero assistito a questa pubblica ostensione, compose questa bella orazione:

«Deus, qui nobis signatis lumine vultus tui memoriale tuum ad instantiam Veronicæ sudario impressam imaginem relinquere voluisti, per passionem et crucem tuam tribue nobis quæsumus, ut ita nunc in terris per speculum et in ænigmate ipsam adorare et venerari valeamus, ut facie ad faciem venientem iudicem te securi videamus. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen».


Jacopo Amigoni, Il Santo Volto, XVIII sec., Museo Nacional del Prado, Madrid

Vladimir Lukič Borovikovskij, Santo Volto, 1823, Museo statale russo, San Pietroburgo

Juan Antonio Vera Calvo, La Veronica mostra il Volto Santo alla santa Vergine ed a S. Giovanni, 1864, Museo Nacional del Prado, Madrid


Volto divino, 1874, collezione privata

Gabriel Cornelius Ritter von Max, Veraikon, 1915

domenica 18 marzo 2018

Ostensione del Velo della Veronica in Vaticano

Ogni anno, per la Domenica di Passione, si ripete in San Pietro l'ostensione del Velo della Veronica, il panno cioè dove si sarebbe impresso il Volto Santo di nostro Signor Gesù Cristo. La venerazione di questa insigne reliquia, cantata dall'Alighieri (Par. XXXI) e dal Petrarca (RVF, XVI), ci fa contemplare il Volto del Cristo che nei prossimi giorni vedremo oltraggiato sacrilegamente dagli empi sinedriti, dai vili sgherri ebrei e dalla spietata soldatesca di Pilato; quel Volto amatissimo che si rivestirà del pallore della morte per il compimento dell'opera suprema dell'umana Redenzione. Cerchiamo sempre questo dolce Volto (cfr. Ps. XXVI, 8), imploriamolo come fonte di ogni nostro bene spirituale e temporale (cfr. Ps. XLIV, 13), guardiamolo come esempio di pazienza nelle tribolazione. Miriamolo soprattutto come modello di perseveranza, perché alla fine di questa vita mortale ci appaia come Volto di Misericordia e non come Volto di Giudice severo ma giusto nell'emissione di un giudizio di condanna.
Nel 1208 Innocenzo III, nel concedere l'indulgenza plenaria a quanti avessero assistito a questa pubblica ostensione, compose questa bella orazione:

«Deus, qui nobis signatis lumine vultus tui memoriale tuum ad instantiam Veronicæ sudario impressam imaginem relinquere voluisti, per passionem et crucem tuam tribue nobis quæsumus, ut ita nunc in terris per speculum et in ænigmate ipsam adorare et venerari valeamus, ut facie ad faciem venientem iudicem te securi videamus. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen».

FONTE



Ugo da Carpi, Volto Santo della Veronica tra i SS. Pietro e Paolo, 1525 circa, Ciborio della Veronica, Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, Roma

La consuetudine di riprodurre questa reliquia è da far risalire al miracolo avvenuto in Vaticano nel 1849 quando, esposto ai fedeli, il Velo divenne straordinariamente vivido e brillante. Da allora, ogni anno per circa 50 anni, furono create riproduzioni del Velo su lino o su seta da offrire ai fedeli in occasione delle esposizioni al pubblico realizzate ogni Domenica della Passione. La parola maiuscola "Gratis" che talvolta compare sotto l'immagine, sta a indicare che la possibilità di toccare questa reliquia è un favore gratuitamente donato e che perciò essa non dovrebbe essere oggetto di eccessiva speculazione. Sulle riproduzioni autorizzate dal Vaticano si apponeva il sigillo papale in cera o ceralacca, veniva cioè posto il sigillo di un cardinale, oppure, successivamente, quello dell’Arciconfraternita del Sacro Volto. In realtà, per quanto ben più rare, esistono reliquie del Volto Santo create in Vaticano anche nel 1700 e nel primo 1800. Queste immagini, che mostrano generalmente una lancia accanto al volto di Gesù, sono spoglie, meno belle e meno decorative rispetto a quelle che furono prodotte dopo il miracolo del 1849, poiché il miracolo di per sé fu l'occasione che permise agli artisti di poter lavorare non più con l'immagine sbiadita ma con dettagli del volto nitidi e precisi che il miracolo svelò e che fino ad allora erano rimasti nascosti.


Jean Pierre Jonquieres, Vera Effigies Sacri Vultus Domini Nostri Jesu Christi. Quae Romae in Sacrosanta Basilica S. Petri in Vaticano religiosissime asservatur et colitur, 1860

Francesco Pozzi, Vera Effigie del Volto Santo di Nostro Signore Gesù Cristo, XVIII-XIX sec., Palazzo Fraternita dei Laici, Arezzo



 



Vero Volto di N.S. G. C. e lancia di Longino, 1775, Germanisches Nationalmuseum, Norimberga

venerdì 16 febbraio 2018

Un antico strumento penitenziale: la "virgula poenitentiaria"

Uno strumento penitenziale molto in auge in passato, specie durante la Quaresima, è la c.d. virgula pœnitentiaria. Con essa il penitenziere (nella Basilica di S. Pietro il Cardinale Penitenziere Maggiore) o i confessori toccavano il capo dei fedeli penitenti, cui conseguiva la concessione di particolari indulgenze. Le sue origini, verosimilmente, sono da ricercarsi nell’antica pratica romana di affrancazione dello schiavo nota come manumissio vindicta, mediante la quale il magistrato, dinanzi alla volontà del padrone di liberare lo schiavo, toccava il capo di quest’ultimo con una verga, rendendolo libero. In seguito, la verga, nell’ambito ecclesiastico, era adoperata, oltre come strumento penitenziale come detto innanzi, anche per tenere ordine e mantenere l’attenzione durante le prediche. Tale mezzo, nell’uno e nell’altro uso, era specialmente in auge nel Meridione e nelle Spagne. L’uso di questa verga durante le prediche è ancora oggi ricordato in Sardegna.
Per ogni colpo di questa canna sul capo dei penitenti, i papi Benedetto XIV (bolla Pastor bonus, 13.4.1744, § 50) e Clemente XIV concessero cento giorni di indulgenze, tanto per il penitenziere quanto per il penitente. Fu abolita il 29 aprile 1967.


Virgula pœnitentiaria della Basilica di S. Maria Maggiore, Roma

Il Cardinale Nicola Canali, Penitenziere Maggiore, adopera la virgula pœnitentiaria durante una cerimonia penitenziale della Quaresima dell'Anno Santo 1950




Sede del Cardinale Penitenziere Maggiore nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, Roma. Su questo tronetto sedeva il Cardinale Penitenziere Maggiore e da esso adoperava la virgula.

lunedì 1 gennaio 2018

sabato 31 dicembre 2016

Canto del "Te Deum"






Cf. Plenary Indulgence reminders: Te Deum on Dec. 31, Veni Creator on Jan. 1, in Rorate caeli, Dec. 31, 2016 


Viktor Mikhaylovich Vasnetsov, Dio degli eserciti, 1885

Vladimir Lukič Borovikovskij, Trinità con Dio Padre che contempla il Figlio morto, 1820 circa, Galleria di Stato Tretyakov, Mosca


Mikhail Vasiliev, Dio degli eserciti, XIX sec., Galleria di Stato Tretyakov, Mosca