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lunedì 1 gennaio 2024
domenica 31 dicembre 2023
"Te Deum Laudamus" al termine dell'anno
Al termine dell'anno civile è d'uopo cantare l'inno del Te Deum ed all'inizio di quello nuovo il Veni Creator Spiritus.
Riportiamo l'art. 26 dell'Enchiridion Indulgentiarum della Penitenzieria Apostolica, IV edizione 1999 (tratto dal Sito della S. Sede).
PAENITENTIARIA APOSTOLICA
ENCHIRIDION INDULGENTIARUM
CONCESSIONES
26
Preces supplicationis et gratiarum actionis
§ 1. Plenaria indulgentia conceditur christifideli qui, in ecclesia vel oratorio, devote interfuerit sollemni cantui vel recitationi:
1° hymni Veni, Creator, vel prima anni die ad divinam opem pro totius anni decursu implorandam; vel in sollemnitate Pentecostes;
2° hymni Te Deum, ultima anni die, ad gratias Deo referendas pro beneficiis totius anni decursu acceptis.
* * * * * * * * * * *
Preghiere di supplica e ringraziamento:
§ 1. L'indulgenza plenaria è concessa al fedele che, in una chiesa o in un oratorio, partecipa devotamente al canto o alla recita solenne:
1° inno Vieni Spirito Creatore, o il primo giorno dell'anno per implorare l'aiuto divino per tutto il corso dell'anno o nella solennità di Pentecoste;
2° inno Te Deum, l'ultimo giorno dell'anno, per rendere grazie a Dio per i benefici ricevuti durante tutto l'anno.
domenica 26 marzo 2023
Ostensione e venerazione nella prima Domenica di Passione del Velo della Veronica in Vaticano
domenica 4 aprile 2021
venerdì 2 agosto 2019
Perché Maria è Regina degli Angeli?
In occasione
della festa della Madonna, regina degli Angeli, rilanciamo questo contributo.
Perché Maria è Regina degli
Angeli?
a cura di Giuliano Zoroddu
1° PUNTO.
Maria Regina
degli Angeli, poiché Figlia prediletta del l’eterno Padre.
Considera come Dio Creatore
sapientissimo ordinò le corporali e spirituali pure creature tra loro con
unione e dipendenza delle inferiori alle superiori, e di queste alla suprema e
più perfetta tra tutte; a quella cioè che fosse stata col fatto stesso, con
preminenza di doni e qualità, a tutte le altre preposta. E la più nobile, ricca
di ogni prerogativa, e meglio fornita di sapienza e bontà, fu la Vergine Maria, che l’eterno Padre antepose alle opere della
creazione, mentre con lei e per lei dava alle altre essere e leggi. “Cum eo
eram cuncta componens … Per me reges regnant, et legum conditores iusta
decernunt … Mecum sunt divitiae et gloria” (Prov. VIII) [1], può Maria dire con la divina Sapienza. Le
cose corporee si subordinava al bene dell’uomo; e questi doveva loro
presiedere: “Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram; et
praesit piscibus maris, et volatilibus coeli, et be stiis, universaeque terrae,
omnique reptili quod movetur in terra” (Gen. 1, 26)[2]. Ma gli uomini consociati con divine ed
umane leggi, dagli Angeli ad essi superiori ricevevano lumi ed aiuti; e gli
uomini e gli Angeli, il regno tutto delle intelligenze, alla primogenita tra le
semplici creature, e al capolavoro fra tutto il puro creato doveva sottostare,
e prestar obbedienza. “Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem,
continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure
dicatur Regina mundi et Domina”[3] (Gers., Tract. 4. in Magn.
et alib.). Adunque all’ordine naturale sovrastando il sovrannaturale;
ed in cima di questo trovandosi per ragione del Redentore la divina Madre; a
costei il Creatore, colmandola di grazia e poscia di gloria, diede il regno
dell’universo, e la costituì Regina degli Angeli e degl’uomini. “Vestita
est ab eo gloria et decore: coelorum terrarumque Regina constituta est, et in
ministerium data est illi omnis creatura, quae sub Deo est”[4] (S. Thom. de Vill. Conc. de
Ass.). Quindi s. Germano la chiamò Signora degli Angeli, e Padrona di
tutto il creato: “Angelorum Domina, rerum omnium conditarum Hera” (C.P.
de Praesent.); e s. Bernardo dopo aver distribuite le creature in differenti
gradi per natura e qualità, conchiude: “Omnia quae in coelo sunt et in
terra; quae divino imperio sunt subiugata, eadem Beatae Virgini sunt subiecta”
(T. 2. l. 6. a 3. c. 6.): tutte le cose celesti e terrestri che sono soggette a
Dio, lo sono pur anche alla benedetta sua Madre. Rifletti inoltre, che l’eterno
Padre sollevava Maria ad aver con lui un identico Figlio; e a ciò le
comunicava, dal fonte ch’egli è di eterna generazione, una fecondità per la
quale ad esso potesse congiungersi in affinità. Ma con tal dono le dava
altresì un potere che rispondesse alla dignità: ond’è che sui Troni eccedesse
colla prossimità, fermezza e stabilità in Dio; sulle Dominazioni col dominio
nel disporre e comandare ciò che si attiene ai divini ministeri; sulle Virtù
colla fortezza nell’adoperare i mezzi a fini, vincendo qualsiasi ostacolo della
natura; e sulle Potestà colla gagliardia nel respingere i maligni spiriti nel
Regno di Dio sulla terra, a quel modo che le terrene Podestà allontanano i
malfattori. Così Maria, all’eterno Padre strettamente congiunta, ebbe la
superiorità su tutti quegli ordini angelici, che di alcun potere sono
investiti nella corte Celeste. Perciò chi le negherà il titolo, onde la S.
Chiesa la invoca di Regina degli Angeli? Godi di tanta gloria di Maria, e
giubila del tuo proprio onore, avendo a madre la Regina degli Angeli. Ringrazia
l’eterno Padre che sì alto potere avesse a lei affidato; ed emula l’impegno
degli Angeli nel benedire e render gloria alla Regina del Cielo e della Terra.
2° PUNTO.
Maria Regina
degli Angeli, poiché Madre del Verbo incarnato.
Considera inoltre che il
titolo di Regina degli Angeli si conviene a Maria per essere la Madre di Gesù
Cristo, il quale fu costituito da Dio su tutte le gerarchie degli Angeli: “Constituens
ad dexteram suam in coelestibus, supra omnem Principatum, et Potestatem, et
Virtutem, et Dominationem”[5] (Eph. 1, 20); la Madre di colui dal
quale furono create le cose: “Quoniam in ipso condita sunt universa in
coelis et in terra, visibilia et invisibilia: sive Throni, sive Dominationes,
sive Principatus, sive Potestates”[6] (Colos. 1, 16). Or se l’eterno Padre
diede a Maria tal potere da dover essere a dritto Regina degli Angeli; l’eterno
Verbo che è la Sapienza del Padre, ed a cui si attribuisce in particolar modo
la scienza, come al Padre la potenza, a Maria, alla quale di già perché sua
Madre competeva esser Regina degli Angeli, volle dare tal prerogativa nella
scienza, che per essa sorpassasse di lunga mano la pienezza della scienza dei
Cherubini nel penetrare gl’intimi segreti misteri di Dio; e quella di cui
godono i Principati, gli Arcangeli, e gli Angeli, nel saper eseguir rettamente
quanto in grandi o tenui imprese operano nell’universo; e quella infine che
hanno le Dominazioni, le Virtù, e le Podestà di ordinare, disporre, ed
efficacemente imperare tutto ciò che si attiene alla divina gloria nel
ministero degli uomini. L’eterno Verbo non volle dotarla di meno nella
scienza, che fatto avesse fatto, nel potere, l’eterno Genitore. Che se i
Cherubini primeggiano sugl’inferiori ordini nella perfezione con cui vedono
Dio, e nella intensità del lume che da esso ricevono, onde conoscono l’eterne
ragioni delle cose, e la bellezza e l’ordine loro, e cotal cognizione
diffondono neo sottoposti ordini; chi potrà comprendere di quanto copiosi
lucidissimi veri il Verbo arricchisse sua Madre, sicché effettivamente, volendo
trasandar ogni altra ragione del suo regio dominio, dire si potesse Regina dei
Cherubini? Senza dubbio che da lei quegli spiriti apprendono misteri altissimi,
e sono illuminati a meglio penetrar le ragioni di Dio e delle cose, e ad ammirar
in queste con maggiore distinzione e perspicuità le parti, l’ordine e il fine
loro peculiare. Per il quale altissimo grado che Maria ha di potere insieme e
di sapienza, innanzi a lei si confondono i rimanenti ordini delle altre
gerarchie; e quelle intelligenze come suoi ministri si muovon prontissimi ad
obbedire non che ai comandi, ai cenni e desideri suoi, a pro degl’individui di
cui son custodi, e delle città, dei regni e delle nazioni su cui stanno
difensori, e reggitori. O quanti millioni d’Angeli servono a Maria! Tutti
quegli che sono soggetti a Gesù suo Figlio. “Oportebat Dei Matrem, quae
Filii erant, possidere; etenim Filius res omnes conditas ei in servitutem
addixit” (S. Io. Damasc., Or. de S. M.). Sì certamente
conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che possiede il Figlio: conveniva
ché il Figlio assoggettasse a lei le creature a sé soggette. Ma oltre a questa
natural convenienza di comune possedimento tra Madre e Figlio, questi le volle donare
di più tale scienza che per essa fosse superiore ai Cherubini e a tutti quegli
Angeli, a quali appartiene la direzione e l’eseguimento della divina
provvidenza nel reggimento degli uomini e nell’amministrazione dell’universo.
Che perciò, dice s. Pier Damiani, ella è perfetta come il Sole, poiché come lui
di più solido chiarore illumina gli Angeli e gli uomini: “Perfecta ut Sol,
quia sicut sol solus orbem illuminat, sic haec solidiori lumine et Angelos et
homines illustrat” (Serm. de Annunc. ). E il Sole, splendore eterno e
sostanziale dell’eterno Genitore, è il Figlio suo, il quale irradiandola della
infinita sapienza, gli stessi Cherubini e le altre Virtù celesti trae in estasi
di meraviglia e stupore. “Tu thronum Cherubicum divinitatis fulgore superas
… Deipara etiam coelorum Virtutes in stuporem convertit. Obstupuerunt omnes
Angeli, Cherubim quoque ac Seraphim”[7]. (S. Epiph., Serm. de laud. Virg.).
Iddio nell’illuminare le altre creature, e sì massime gli Angeli, e più tra
questi i Cherubini, si comporta da Padrone coi suoi servi; con Maria però
tratta da Figlio, e da Figlio amantissimo; e quindi in lei con quella pienezza
stessa diffonde i suoi lumi, colla quale si posò sostanzialmente
nell’immacolato suo seno, come in Tempio di sua Maestà. Attesa la copia e
purezza di tanti splendori, s. Epifanio magnifica ed esalta Maria più onorata
dei Cherubini: “Omnium Regina, sublimior coelicolis, purior solis radiis, et
splendoribus honoratior Cherubim”[8] (Or. de laud. Virg.). Vedi nuovo
motivo di esultanza all’animo tuo, di congratulamento con Maria, e di
rendimento di grazie al Verbo umanato, il quale volendo di fatti sublimar Maria
su tutte le gerarchie angeliche, alla potenza onde l’aveva investito il Padre,
tanto si compiacque di aggiungere di profondissima Sapienza. Intanto non
lasciare di prostrarti a suoi piedi; e venerandola Regina degli Angeli e tua,
domandale più copiosi lumi nell’apprendere la immortale sapienza de Santi,
custodito e guidato in sul cammino della felicità eterna dal tuo Angelo
tutelare.
3° PUNTO.
Maria Regina
degli angeli, poiché Sposa dello Spirito Santo.
Considera che tra gli ordini
angelici supremo è quello che si compone di Serafini, Spiriti che ardono d’un
vasto amore verso Dio: per la quale singolare proprietà e dote si distinguono
dagli ordini inferiori. Or di questi ancora fu Regina Maria per duplice motivo;
l’uno comune, l’altro particolare. Il motivo comune è, che ella è Sposa dello
Spirito Santo, il quale è Re supremo dell’universo, poiché Dio. Adunque
siccome Maria è Regina perché prediletta figlia dell’eterno Padre, e Genitrice
del Verbo umanato, così a dismisura più le conviene la regia dignità per essere
Sposa dello Spirito Santo. Ogni Sposa di Re è Regina. Il motivo poi singolare e
proprio si è il suo amore, col quale sopravanza immensamente l’amore di tutti
gli Angeli Serafini. Lo Spirito Santo che è sostanzialmente Amore, si elesse a
Sposa Maria, e le diede somiglianza di se, quanto poteva prenderne
creatura. Perciò le accese in cuore tale una vampa di purissima carità, da
parere una scintilla rimpetto a lei tutto l’amore de Serafini. “Spiritus
Sanctus occurrit Virgini gloriosae, eam recognoscens formam sui amoris … Tantam
largitatem et copiam (Virgo) Spiritus Sancti accepit, quantum potest creatura
viatria recipere, non Deo unita unitate personae” (S. Bernardin. t. 3.
serm. 11. et de Nom. Mar.). Solo Gesù Cristo oltrepassò in amore Maria, mercé
la quale la umanità era in lui unita alla divinità nella persona del Verbo. Del
resto l’amore delle altre creature è come una lucciola in faccia al sole, se si
paragoni con quello di Maria. Laonde i Serafini contemplandola, vieppiù
si accendono ad amare quel Dio che sì intensamente è amato dalla loro Regina;
ed essendo proprio ufficio di essi eccitare gli Spiriti a sè soggetti a
fervorosa carità, nuovo ardore concepiscono dal focosissimo amore di
quell’amantissima Regina, onde aggiungano stimoli di carità in quegli ordini
inferiori. Eh! possiam francamente asserire, che essendo lo Spirito
Santo per natura sostanzialmente Amore; Maria sua Sposa sia per grazia la
Regina dell’amore; e conseguentemente siano a lei sudditi quegli Spiriti che
posseggono in sommo grado una vita d’intelligenza e di amore. Posto ciò se
condegnamente è Regina quella Donna, la quale oltre all’essere Figlia, Madre e
Sposa di Re, riunisca in modo eccellentissimo e oltre misura eminente le
qualità di Sapienza, Bontà e Potenza; doti che innalzano a dritto su tutti gli
altri chi n’è fornito eccedente mente: si negherà a Maria, che di cotali
prerogative possiede a dismisura, anche sol per questo riguardo la gloria di
Regina degli Angeli? Or intendi meglio l’espressione del Gersone: “Maria,
iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem
creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina”.
Se le sensate creature sono servite dalle insensate, ed esse servono alle
ragionevoli, le quali altresì la cedono alle pure intelligenze: subordinazione
derivante dal riunire che in sé fanno le superiori creature quelle doti che si
trovano sparse nelle inferiori colla sopraggiunta di un altro pregio tutto lor
proprio, dalle inferiori non ottenibile, trovandosi in Maria una superiorità
eminentemente eccedente le proprietà che sono divise negli Angeli; e oltre di
ciò un cumulo sublimissimo d’ogni perfezione, a cui non potranno mai giungere
tutte insieme le angeliche gerarchie; ella per verità è sovranamente ad esse
superiore, è loro Regina. Gran motivo di somma consolazione per te. La tua
Madre è Regina degli Angeli, degli stessi Serafini i quali più da vicino
rendono a Dio omaggi di adorazione e di amore. O quanto più di essi avvampò di
carità! Chiedile adunque che delle ardenti fiamme, ond’ella ama Dio, ti faccia
partecipe, talché non solamente ti riscaldi, ma ti accenda del divino amore.
Chiedile che simile ti renda agli Angeli nei puri costumi, nella immacolatezza
della vita, nella facilità di apprendere la divina sapienza, nell’ardore
d’amare il sommo infinito Bene. Frattanto studiati di emulare cotali angeliche
prerogative, cooperando diligentemente all’aiuto che te ne porgerà essa Regina
de gli Angeli; poiché in chi ella scorge desiderio di giungere a virtù tanta,
diffonde in più larga copia i suoi doni, elargisce regalmente le sue
munificenze.
PREGHIERA
Eccelsa Madre di Dio, e Regina
degli Angeli, non isdegnate guardar per figlio questa povera creatura debole,
ignorante, peccatrice. Oh se vi avessi conosciuto sin dai teneri miei anni,
onorandovi colle angeliche virtù tanto care all’immacolatissimo vostro Cuore!
Me misero! tenni dietro alle vanità della terra, e al pari di loro divenni
vuoto di veri beni, e colmo soltanto di miserie e peccati. Deh! gloriosissima
Regina, voi che siete ancora la pietosa Madre della misericordia e della
clemenza, perdonatemi se mi assomigliai agli Angeli ribelli con la superbia
della vita e l’iniquità delle operazioni. Me ne duole di tutto cuore; e vi
protesto che pronto a morire anziché disgustarvi in avvenire, vorrò seguire le
orme dei fedeli vostri divoti, e con la umiltà e purezza di cuore meritarmi il
real vostro patrocinio. Ma perché più facilmente ottener possa un tanto bene,
voi che siete obbedita e servita dagli Angeli qual gloriosissima loro Regina,
fate che per ossequio e amor vostro, più gelosamente mi custodiscano ed
aiutino, e con santi pensieri ed efficaci affetti mi spronino alla
mortificazione de’miei sensi e delle mie passioni, all’amore delle virtù,
soprattutto della purità. Ispirate altresì al mio spirito sentimenti di
riverenza e docilità verso di essi; onde ne ascolti le ispirazioni, segua i
consigli, ami gli affetti, né mai gli disgusti nella cura e protezione che
prendono di me. Per tal maniera sarò anch’io sicuramente ammesso all’eternità
beata; dove insiem cogli Angeli prostrato all’eccelsissimo vostro trono, vi
onorerò e benedirò mia particolar Signora e Regina. Pregate, o Regina degli
Angeli, pregate per me.
Pasquale Grassi SJ, Le
litanie della santissima Vergine spiegate e proposte in forma di considerazioni,
Napoli, 1859, pp. 225-230.
[1] “Con lui ero io, disponendo tutte le
cose … per me regnano i re e i legislatori ordinano ciò che è giusto … con me
stanno ricchezze e gloria”.
[2] “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a
nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul
bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano
sulla terra”.
[3] “Maria, stando alla gerarchia di
Dionigi [lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, ndr], eminentemente ha in sé tutte le
perfezioni delle creature inferiori, onde di diritto sia detta Regina del
mondo e Signora”.
[4] “È rivestita da Dio di gloria e
grazia, costituita Regina e dei cieli e della terra, e in suo potere sono state
poste tutte le creature che stanno sotto Dio”.
[5] “Lo fece sedere alla sua destra nei
cieli, al di sopra di ogni Principato e Potestà, di ogni Virtù e
Dominazione”.
[6] “Per mezzo di lui sono state create
tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle
invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”.
[7] “Tu superi in fulgore il
cherubico trono della divinità … la Madre di Dio stupisce le Virtù. Ne
stupirono gli Angeli, i Cherubini e i Serafini”.
[8] “Regina di tutti, più sublime degli
abitanti del Cielo, più pure dei raggi del sole, più ornata di splendori dei
Cherubini”.
Fonte:
Radiospada,
2.8.2019
Festa del Perdono della Porziuncola (o di Assisi) e della Vergine degli Angeli
domenica 21 aprile 2019
domenica 7 aprile 2019
Domenica di Passione: Ostensione del Velo della Veronica conservato nella Cappella Papale Vaticana di San Pietro
Riprendiamo da un precedente nostro post:
Ogni anno, per la Domenica di Passione, si ripete in San Pietro l'ostensione del Velo della Veronica, il panno cioè dove si sarebbe impresso il Volto Santo di nostro Signor Gesù Cristo. La venerazione di questa insigne reliquia, cantata dall'Alighieri (Par. XXXI) e dal Petrarca (RVF, XVI), ci fa contemplare il Volto del Cristo che nei prossimi giorni vedremo oltraggiato sacrilegamente dagli empi sinedriti, dai vili sgherri ebrei e dalla spietata soldatesca di Pilato; quel Volto amantissimo che si rivestirà del pallore della morte per il compimento dell'opera suprema dell'umana Redenzione. Cerchiamo sempre questo dolce Volto (cfr Ps XXVI, 8), imploriamolo come fonte di ogni nostro bene spirituale e temporale (cfr Ps XLIV, 13), guardiamolo come esempio di pazienza nelle tribolazione. Miriamolo soprattutto come modello di perseveranza, perché alla fine di questa vita mortale ci appaia come Volto di Misericordia e non come Volto di Giudice severo ma giusto nell'emissione di un giudizio di condanna. Nel 1208 Innocenzo III, nel concedere l'ndulgenza plenaria a quanti avessero assistito a questa pubblica ostensione, compose questa bella orazione:
«Deus, qui nobis signatis lumine vultus tui memoriale tuum ad instantiam Veronicæ sudario impressam imaginem relinquere voluisti, per passionem et crucem tuam tribue nobis quæsumus, ut ita nunc in terris per speculum et in ænigmate ipsam adorare et venerari valeamus, ut facie ad faciem venientem iudicem te securi videamus. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen».
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| Jacopo Amigoni, Il Santo Volto, XVIII sec., Museo Nacional del Prado, Madrid |
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| Vladimir Lukič Borovikovskij, Santo Volto, 1823, Museo statale russo, San Pietroburgo |
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| Juan Antonio Vera Calvo, La Veronica mostra il Volto Santo alla santa Vergine ed a S. Giovanni, 1864, Museo Nacional del Prado, Madrid |
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| Volto divino, 1874, collezione privata |
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| Gabriel Cornelius Ritter von Max, Veraikon, 1915 |
martedì 1 gennaio 2019
Invocazione dello Spirito Santo per l’anno nuovo
Cfr. Primo giorno dell'anno: “Veni Creator”, invocazione dello Spirito Santo per l'anno nuovo, in State et tenete traditiones, 1.1.2019; Preghiera allo Spirito Santo per questo primo giorno dell'anno, in Chiesa e postconcilio, 1.1.2019.
lunedì 31 dicembre 2018
Canto solenne del "Te Deum" per la fine dell'anno civile
Cfr. Te Deum laudamus e un pensiero di fine anno, in Chiesa e postconcilio, 31.12.2018; Plenary Indulgence reminders: Te Deum on Dec. 31 Veni Creator on Jan. 1, in Rorate Caeli, Dec. 31, 2018.
domenica 18 marzo 2018
Ostensione del Velo della Veronica in Vaticano
Ogni anno, per la Domenica di Passione, si ripete in San Pietro l'ostensione del Velo della Veronica, il panno cioè dove si sarebbe impresso il Volto Santo di nostro Signor Gesù Cristo. La venerazione di questa insigne reliquia, cantata dall'Alighieri (Par. XXXI) e dal Petrarca (RVF, XVI), ci fa contemplare il Volto del Cristo che nei prossimi giorni vedremo oltraggiato sacrilegamente dagli empi sinedriti, dai vili sgherri ebrei e dalla spietata soldatesca di Pilato; quel Volto amatissimo che si rivestirà del pallore della morte per il compimento dell'opera suprema dell'umana Redenzione. Cerchiamo sempre questo dolce Volto (cfr. Ps. XXVI, 8), imploriamolo come fonte di ogni nostro bene spirituale e temporale (cfr. Ps. XLIV, 13), guardiamolo come esempio di pazienza nelle tribolazione. Miriamolo soprattutto come modello di perseveranza, perché alla fine di questa vita mortale ci appaia come Volto di Misericordia e non come Volto di Giudice severo ma giusto nell'emissione di un giudizio di condanna.
Nel 1208 Innocenzo III, nel concedere l'indulgenza plenaria a quanti avessero assistito a questa pubblica ostensione, compose questa bella orazione:
«Deus, qui nobis signatis lumine vultus tui memoriale tuum ad instantiam Veronicæ sudario impressam imaginem relinquere voluisti, per passionem et crucem tuam tribue nobis quæsumus, ut ita nunc in terris per speculum et in ænigmate ipsam adorare et venerari valeamus, ut facie ad faciem venientem iudicem te securi videamus. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen».
FONTE
FONTE
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| Ugo da Carpi, Volto Santo della Veronica tra i SS. Pietro e Paolo, 1525 circa, Ciborio della Veronica, Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, Roma |
La consuetudine di riprodurre questa reliquia è da far risalire al miracolo avvenuto in Vaticano nel 1849 quando, esposto ai fedeli, il Velo divenne straordinariamente vivido e brillante. Da allora, ogni anno per circa 50 anni, furono create riproduzioni del Velo su lino o su seta da offrire ai fedeli in occasione delle esposizioni al pubblico realizzate ogni Domenica della Passione. La parola maiuscola "Gratis" che talvolta compare sotto l'immagine, sta a indicare che la possibilità di toccare questa reliquia è un favore gratuitamente donato e che perciò essa non dovrebbe essere oggetto di eccessiva speculazione. Sulle riproduzioni autorizzate dal Vaticano si apponeva il sigillo papale in cera o ceralacca, veniva cioè posto il sigillo di un cardinale, oppure, successivamente, quello dell’Arciconfraternita del Sacro Volto. In realtà, per quanto ben più rare, esistono reliquie del Volto Santo create in Vaticano anche nel 1700 e nel primo 1800. Queste immagini, che mostrano generalmente una lancia accanto al volto di Gesù, sono spoglie, meno belle e meno decorative rispetto a quelle che furono prodotte dopo il miracolo del 1849, poiché il miracolo di per sé fu l'occasione che permise agli artisti di poter lavorare non più con l'immagine sbiadita ma con dettagli del volto nitidi e precisi che il miracolo svelò e che fino ad allora erano rimasti nascosti.
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| Jean Pierre Jonquieres, Vera Effigies Sacri Vultus Domini Nostri Jesu Christi. Quae Romae in Sacrosanta Basilica S. Petri in Vaticano religiosissime asservatur et colitur, 1860 |
| Francesco Pozzi, Vera Effigie del Volto Santo di Nostro Signore Gesù Cristo, XVIII-XIX sec., Palazzo Fraternita dei Laici, Arezzo |
| Vero Volto di N.S. G. C. e lancia di Longino, 1775, Germanisches Nationalmuseum, Norimberga |
venerdì 16 febbraio 2018
Un antico strumento penitenziale: la "virgula poenitentiaria"
Uno strumento
penitenziale molto in auge in passato, specie durante la Quaresima, è la c.d. virgula
pœnitentiaria. Con essa il penitenziere (nella Basilica di S. Pietro il
Cardinale Penitenziere Maggiore) o i confessori toccavano il capo dei fedeli
penitenti, cui conseguiva la concessione di particolari indulgenze. Le sue
origini, verosimilmente, sono da ricercarsi nell’antica pratica romana di
affrancazione dello schiavo nota come manumissio vindicta, mediante
la quale il magistrato, dinanzi alla volontà del padrone di liberare lo
schiavo, toccava il capo di quest’ultimo con una verga, rendendolo libero. In
seguito, la verga, nell’ambito ecclesiastico, era adoperata, oltre come
strumento penitenziale come detto innanzi, anche per tenere ordine e mantenere
l’attenzione durante le prediche. Tale mezzo, nell’uno e nell’altro uso, era
specialmente in auge nel Meridione e nelle Spagne. L’uso di questa verga
durante le prediche è ancora oggi ricordato in Sardegna.
Per ogni colpo di questa canna sul capo dei penitenti, i papi Benedetto XIV (bolla Pastor bonus, 13.4.1744, § 50) e Clemente XIV concessero cento giorni di indulgenze, tanto per il penitenziere
quanto per il penitente. Fu abolita il 29 aprile 1967.
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| Virgula pœnitentiaria della Basilica di S. Maria Maggiore, Roma |
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| Il Cardinale Nicola Canali, Penitenziere Maggiore, adopera la virgula pœnitentiaria durante una cerimonia penitenziale della Quaresima dell'Anno Santo 1950 |
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| Sede del Cardinale Penitenziere Maggiore nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, Roma. Su questo tronetto sedeva il Cardinale Penitenziere Maggiore e da esso adoperava la virgula. |
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