Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 12 febbraio 2020

L’esortazione post-sinodale amazzonica? Un docu-mento che presenta delle “fessure”. Parola di don Nicola Bux in una nuova intervista a Vito Palmiotti

Nei giorni scorsi hai presentato le aspettative (vqui). A Esortazione ormai pubblicata, quali scenari pensi che si apriranno?

I vescovi dell'Amazzonia chiederanno all'Autorità competente, il Papa - come previsto dall'Esortazione - in ragione della loro situazione particolare, di poter servirsi del Documento finale del Sinodo, per venire incontro alle esigenze delle comunità, giacché quel che dice su di esso può essere inteso, dal punto di vista canonico, come un'approvazione espressa alla luce della costituzione apostolica del settembre 2018, Episcopalis Communio. Si comprende quali siano quelle esigenze. Del resto, ci sono in questa esortazione delle aperture problematiche forse ben maggiori del tema dello stesso celibato, che ha quasi del tutto assorbito il dibattito, facendo passare in secondo piano le altre criticità concernenti il sinodo amazzonico.

Il libro di Benedetto XVI e Sarah ha esercitato il suo peso?

Sebbene sia stato detto dalle fonti ufficiali che il documento era pronto prima, da dicembre, mi consta che non è così: anzi, che proprio il libro in oggetto ha spinto a rivedere drasticamente la quarta parte dell'Esortazione, la quale comunque presenta fessure nelle quali infilare quanto è rimasto fuori.

Cosa possiamo ricavare dalla vicenda?

Benedetto XVI e il card. Sarah hanno testimoniato l'importanza del pensiero cattolico. Far pensare è il compito della filosofia, diceva Paul Ricoeur. L'attivismo oggi prevalente nella Chiesa e oltre, non aiuta anzi allontana tanti. Chi è cattolico deve, con determinazione, affermare la verità, e attendere con pazienza il tempo della grazia che la Provvidenza prepara. La Chiesa nella sua totalità non può incorrere nell’eresia. Se siamo membra di un corpo: non vi sono leggi sociologiche e politiche ma prevale la realtà della grazia, realtà ontologica e soprannaturale che rende l’uomo santo e gradito a Dio.

Che ne pensa della prossima kermesse dei vescovi a Bari "Il Mediterraneo frontiera di pace. Un laboratorio di sinodalità e di impegno tra le chiese e i popoli.

Molti cattolici e non, si aspettano dalla Chiesa che faccia conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo: per questo è stata costituita dal suo Fondatore. O dobbiamo ricorrere alle deformazioni di Sanremo e Benigni? Il resto è politica e lascia il tempo che trova. Lo Spirito Santo ci dice che il mondo può essere salvato da Cristo, non da altri, e che la Chiesa può essere rinvigorita da se stessa, non da altri.

mercoledì 5 febbraio 2020

Cosa ci si aspetta dall'Esortazione Apostolica di Papa Francesco? Unità o Verità? Il Papa è infallibile sempre? Don Bux risponde. Intervista a cura di Vito Palmiotti.

In vista dell’imminente pubblicazione dell’Esortazione Apostolica che seguirà il sinodo sull’Amazzonia, stiamo assistendo ad una radicalizzazione di posizioni stile ultrà al punto che, ad esempio, se Ratzinger e Sarah scrivono delle riflessioni si urla al successo da una parte e lo scandalo dall’altra, si assiste a una sorta di standing ovation di una fazione alla sola ipotesi di ritiro della firma di Benedetto, salvo poi sdegnarsi quando questa di fatto rimane in qualche modo sulla copertina. Quindi nuovamente si assiste ad una serie di epiteti tesi a descrivere Benedetto “lucido solo mezz’ora al giorno” (e magari è proprio la mezz’ora in cui ha scritto poi tornerebbe in uno stato soporifero per ventitrè ore e mezza) e se così non fosse allora diventa una grave ingerenza nei confronti di qualcosa che nessuno conosce ma che è tirato per la giacca di qua e di la, interpretando i pensieri di colui - il papa - che deve dare una indicazione, si spera chiara, tra le altre cose,  su un tema delicato quale la possibilità di aprire al clero uxorato, in alcune “situazioni particolari” come chiedono i padri sinodali nel documento finale del controverso e discusso Sinodo sull’Amazzonia.
L’impressione che se ne ricava è che manchi uno sguardo cattolico e il senso della realtà Che farà il papa? Il cardinal Charles Journet, insigne patrologo, diceva: «Quanto all’assioma “Dove è il Papa, lì è la Chiesa” vale quando il Papa si comporta come Papa e capo della Chiesa; nel caso contrario, né la Chiesa è in lui, né lui nella Chiesa». D. Nicola Bux ha partecipato, da esperto invitato da Ratzinger cardinale e poi papa, al sinodo sull’Eucaristia del 2005 e a quello sul Medioriente del 2010: quindi sa come vanno le cose. Certo, se continua questo can can, altro che sinodo: il papa potrebbe risentirsi e mutare qualcosa Cosa vuol dire sinodalità, parola di cui tutti si riempiono la bocca?

I variegati fans di san Francesco ignorano forse che egli si definiva uomo cattolico ed apostolico: la prima è ormai parola rara da udire, eppure indica lo sguardo alla realtà ‘secondo la totalità dei suoi fattori’. Dal greco katà olòn. Purtroppo, la morale del ‘caso per caso’ e l’enfasi sulla ‘Chiesa locale’, hanno contribuito all’oblio. Infatti, si ritiene che, dare la Comunione a una coppia di divorziati risposati in un paesino sperduto, e non darla in una parrocchia di città, possa farsi senza pregiudicare l’unità del tutto, che è poi la Chiesa cattolica. Proprio su questo bisogna soffermarsi. L’unità è il bene più prezioso, dice san Giovanni Crisostomo, purché le diversità non siano avverse tra loro, ma convergano verso l’unità, siano cioè uni-versus, universali. Ecco la Chiesa universale o cattolica. Il Papa dovrebbe essere segno e vincolo di ciò. Dobbiamo sperare che l’Esortazione serva a questo: per essere cattolica, dovrebbe non rifarsi al Documento finale del Sinodo. Se così sarà, non poco lo si dovrà anche al contributo di Benedetto XVI e del cardinal Sarah con il loro libro sul celibato sacerdotale, e di quanti nella Chiesa non hanno smesso di dire la verità senza venir meno alla carità, senza cedere alla tentazione di separarsi, che è soprattutto dovuta alla mancanza della pazienza dell’amore. Dietro quel libro c’è una parte non piccola della Chiesa, di cui il papa, da pater patruum, non può non tener conto; non solo: ci sono duemila anni di traditio di Gesù Cristo e degli Apostoli, che, con la Scrittura, è fonte della rivelazione. La pazienza è la prima caratteristica dell’amore indicata da san Paolo: la carità è paziente. In conclusione, la sinodalità può essere sinonimo di cammino e di sguardo comune (sempre stando all’etimo greco) e in tal senso, ciascun cristiano e la Chiesa devono usarla. Ma la Chiesa non è un Sinodo e nemmeno un Concilio permanenti, ma una comunità gerarchicamente ordinata. Se il Documento finale ha espresso la parola dei vescovi e degli altri padri sinodali, l’Esortazione comunicherà la parola del papa, che non necessariamente deve concordare con quella. Si ricordi la nota praevia fatta apporre da Paolo VI alla costituzione Lumen Gentium. Il Sinodo è rappresentativo e non sostitutivo dell’intero episcopato cattolico.

Il Papa è infallibile, sempre?

Il magistero c’è quando il papa e tutti i vescovi concordano (Compendio CCC 185) - sottolineo ‘concordano’ - nel proporre un insegnamento definitivo sulla fede e sulla morale. Che vuol dire definitivo? Deve essere – come le foto ad alta definizione – dai contorni nitidi. Infatti, come negli atti dommatici straordinari, il papa usa tre verbi: pronunziamo, dichiariamo e definiamo, così nell’insegnamento ordinario, se dovesse permanere la discordia non ci sarebbe il magistero. Oggi succede che molti vescovi non concordano ma sono discordi persino su una dottrina già creduta per fede: la discordanza significa che non c’è infallibilità, ma non per questo i fedeli non sono tenuti ad obbedirvi, salvo che quell’insegnamento contrasti con il depositum fidei. Se un padre dicesse una cosa e la madre l’opposto, i figli a chi dovrebbero obbedire? Abbiamo ragione di sperare e pregare che l’Esortazione sia chiara e senza eccezioni. Se non fosse così, si favorirebbe l’avvicinarsi della ‘grande apostasia’ che asservirebbe la Chiesa; la prova che scuoterà la Chiesa (CCC 675-677) ben oltre l’attuale crisi di fede: la persecuzione.

martedì 30 gennaio 2018

Contro i rumors della neo-chiesa sulla proposta di abolizione del celibato ecclesiastico un aforisma del papa Benedetto XV


Fonte: Benedetto XV, Ep. Cum in Catholicae, 29 gennaio 1920

Cfr. A. Tornielli, Stella: “Allo studio l’ipotesi di ordinare preti degli anziani sposati”, in Vatican Insider, 22.1.2018; Fra Cristoforo, Spunto di Riflessione: finalmente si scoprono le carte – la commissione di studio per i preti sposati esiste ed è al lavoro. Parola del Cardinale Prefetto del Clero, in Anonimi della Croce, 22.1.2018; M. Hickson, Cardinal Prefect of Congregation for Clergy Promotes Possibility of Married Priesthood, in Onepeterfive, Jan. 24, 2018.

sabato 1 ottobre 2016

San Girolamo, la Vulgata ed il celibato del clero

Ieri abbiamo celebrato la festa di S. Girolamo. Oltre ad essere il santo traduttore, in latino, della Bibbia, che si accompagnò a dotti ebrei al fine di meglio comprendere il senso delle Scritture ebraiche dell’Antico Testamento, fu anche colui che difese strenuamente il celibato ecclesiastico, che oggi si vorrebbe rimettere in discussione con un ennesimo sinodo distruttivo, così com’è stato per il matrimonio (cfr. E se il Sinodo fosse un diversivo per far cadere il celibato dei sacerdoti?, in blog MiL – Messa in latino, 23.5.2014; Sandro Magister, Il prossimo sinodo è già in cantiere. Sui preti sposati, in blog www.chiesa, 9.12.2015; Id., Pochi preti celibi? E allora largo ai preti sposati, ivi,21.9.2016; Lorenzo Bertocchi, Un sinodo sul celibato sacerdotale?, in LNBQ, 23.4.2016; Matteo Matzuzzi, E se al prossimo Sinodo si discutesse di preti sposati?, in Il Foglio, 9.9.2016).

San Girolamo, il santo della Vulgata e del celibato del clero

di Alfredo Incollingo

Ci sono santi ospedalieri, confessori e crociati; santi nobili e umili d'origine; santi di provenienza laica o chierici; ci sono poi uomini di Dio che furono in vita letterati e fini studiosi. Erano intellettuali che posero la loro intelligenza e la loro penna al servizio di Dio e il loro impegno li valse la qualifica di Dottore della Chiesa Cattolica: vennero naturalmente riconosciuti pilastri indispensabili del cattolicesimo.
San Girolamo è tra questi uno dei più ricordati. Lo conosciamo principalmente per la sua Vulgata, per il suo intenso lavoro di traduttore che ha permesso ai primi cristiani di conoscere le Scritture, prima riservate a chi sapeva leggere in aramaico o in greco. Per noi cristiani d'occidente ha rivestito un ruolo decisivo per la conoscenza della Bibbia: la Vulgata, che abbiamo citato prima, è la sua traduzione latina del testo sacro. La tradizione biblica occidentale, almeno, trae la sua origine dall'intenso lavoro di San Girolamo.
Nacque a Stridone, in Illiria, nel 347, ma ancora adolescente si trasferì a Roma per continuare i suoi studi di retorica. Probabilmente, dopo un'attenta valutazione sul suo futuro, decise di abbandonare ogni mondanità per andare a Treviri, dove viveva una comunità di anacoreti che tanto aveva attirato la sua attenzione. Si fece eremita ad Aquilea, che ospitava una grande e rinomata cerchia di asceti. Questa esperienza lo deluse profondamente per le continue rivalità tra i superiori e i singoli membri della comunità.
Decise così di lasciare l'Occidente per l'Oriente, stabilendosi nel deserto della Calcide, in Siria, vivendo per due anni in totale isolamento. Il santo non trovò pace neanche in pieno deserto! Ad animare gli eremiti e i cristiani della regione, oltre alle classiche rivalità tra vescovi, si intromise anche l'eresia ariana che creò non pochi problemi alla Chiesa Cattolica. Girolamo fuggì ad Antiochia nella speranza di trovare un luogo adatto alle sue necessità spirituali. In città approfondì presso la scuola teologica locale lo studio della disciplina, venendo consacrato presbitero dal vescovo Paolino. Sempre per motivi di studio si trasferì a Costantinopoli, imparando il greco con San Gregorio Nazianzeno e venendo a conoscenza così di importanti opere teologiche.
Fu la sua profonda conoscenza della lingue ellenica a convincere Papa Damaso I a commissionargli la traduzione in latino della Bibbia dei Settanta, la traduzione greca della Scrittura aramaica. Dopo aver lasciato con Nazianzeno Costantinopoli, Girolamo fece ritorno all'Urbe nel 382. Venne nominato segretario del pontefice, indicato da questi tra l'altro come suo successore, e lavorò alla prima Bibbia in latino. La Vulgata sarà il testo di riferimento per la copia e poi per la stampa di tutti i testi sacri cristiani finora conosciuti, almeno fino al XX secolo, quando si preferì tradurre la Bibbia direttamente dall'aramaico, senza la mediazione greca (per ottenere un testo scevro da errori di traduzione).
Fu un personaggio attivo nella Curia romana, tanto da meritarsi gli elogi del Papa e l'inimicizia del clero per le sue riforme, controcorrenti. All'epoca, a Roma, era sorto un gruppo di nobildonne e di popolane volenterose nel dedicare totalmente la propria vita alla contemplazione, rinunciando a tutto, soprattutto alla propria sessualità. San Girolamo promosse questa iniziativa quale padre spirituale delle donne, convincendosi del necessario celibato per condurre un'esistenza completamente dedicata a Dio.
Prima delle leggi dell'imperatore Onorio il clero poteva sposarsi e avere concubine e le battaglie girolomite non furono gradite. Quando morì Damaso I, con un colpo di mano il clero romano elesse come suo successore il diacono Siricio, e Girolamo fu attaccato da più fronti e costretto all'esilio da Roma nel 385. Aleggiava sulla sua persona inoltre il sospetto di istigazione al suicidio: una giovane consacrata era morta forse per i troppi digiuni cui si sottoponeva, seguendo pedissequamente gli insegnamenti del santo.
Da Ostia, e con un gruppo di discepoli, ritornò in Oriente, nei pressi di Gerusalemme, dove si stabilì. Onde promuovere la sua riforma sul celibato fondò ben due monasteri, uno maschile e uno femminile, che seguiva le sue regole sull'astinenza e il rifiuto in toto della mondanità. Visse nel suo convento fino alla morte, dedicandosi alla traduzione della Bibbia, avvenuta nel 420, l'anno dell'approvazione della sua riforma con una legge dell'imperatore Onorio che imponeva il celibato a tutto il clero.