Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 21 agosto 2016

Se persino un modernista come Romano Guardini scriveva cose simili ...........

Se un modernista progressista (poi approdato ad un certo conservatorismo) ed ispiratore delle "riforme" del Concilio Vaticano II come il Guardini, che vedeva la liturgia come "gioco" alla presenza di Dio, privo di uno scopo (sic!), scriveva cose come quelle che seguono .... beh ... ciò la dice lunga ...., a differenza dei neomodernisti odierni, almeno sulla sua serietà di pensiero ....

venerdì 8 aprile 2016

Testo dell'intervento - in esclusiva - di S. Em.za card. Robert Sarah nel corso della Presentazione del nuovo libro di don Nicola Bux

Pubblichiamo, in esclusiva assoluta, il testo dell’intervento di S. Em.za il card. Robert Sarah nel corso della presentazione del libro di don Nicola Bux lo scorso 6 aprile.
Ringraziamo sentitamente S. Eminenza per averci onorato con tale suo prezioso ed interessante contributo.


S. EM.ZA ROBERT Card. SARAH

Intervento

Presentazione del libro di Mons. Nicola Bux,
Con i Sacramenti non si scherza
Roma, 6 aprile 2016

Fonte
La Lettera agli Ebrei esorta a conservare la grazia divina in noi, infatti: «per suo mezzo rendiamo a Dio un culto gradito a lui, con riverenza e timore; perché il nostro Dio è un fuoco divoratore» (12, 29). Il nostro culto, quindi, è gradito a Dio, se è compiuto con riverenza e timore, in quanto si svolge alla sua Presenza. Anche la colletta del lunedì della IV settimana di Quaresima recita: «O Dio, che rinnovi il mondo con i tuoi sacramenti, fa che la comunità dei tuoi figli si edifichi con questi segni misteriosi della tua presenza e non resti priva del tuo aiuto per la vita di ogni giorno». La Presenza divina (Shekinah), alla quale si rivolgeva il culto d’Israele, è diventata sacramento grazie al mistero dell’incarnazione, della passione e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Intorno a questo fatto, si sviluppa la ricerca e la riflessione di Nicola Bux nel libro che presentiamo, dando ragione anche del titolo: ‘Con i Sacramenti non si scherza’.
Come è possibile anche soltanto immaginare di prendersi gioco della Presenza di Dio? Com’è possibile scherzare con i sacramenti, che sono i segni efficaci – potremmo dire i farmaci, soprattutto il farmaco dell’immortalità che è l’eucaristia – per guarire dalle ferite del peccato e rimetterci in salute? Si può scherzare con i farmaci? Certamente no. Eppure, come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI, assistiamo, in questi decenni del post-concilio, a «deformazioni della liturgia al limite del sopportabile», quasi un crescendo che non trova fine. Per questo, Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, diede mandato per promulgare l’Istruzione Redemptionis Sacramentum, pubblicata nel 2004 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, d’intesa con quella della Dottrina della Fede – perché nei Sacramenti è in gioco la lex credendi. La stessa preoccupazione ha mosso Benedetto XVI a promulgare nel 2007, l’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis e il Motu proprio Summorum Pontificum, convinto che solo dal rapporto tra il nuovo e l’antico, si sarebbe prodotto un contagio virtuoso, un arricchimento vicendevole per riequilibrare le sorti del rito romano. Quindi, bene fa l’Autore, a mettere in rapporto la fede e la liturgia dei sacramenti sia nella forma ordinaria che in quella straordinaria.
Non scherzare coi sacramenti significa, innanzitutto, mettere al centro il Sacramento dei sacramenti, il Santissimo, oggi inspiegabilmente declassato, in nome di un fantomatico conflitto di segni: si dice che il tabernacolo non può stare sull’altare dove il Signore si rende presente nella Messa. Altrettanto è accaduto con la Croce. Invece, il tabernacolo e in special modo la Croce, fornisce l’orientamento ad Dominum, così necessario in questo tempo, in cui tanti vorrebbero farne a meno del Signore, o vivere come se Dio non esistesse, in modo da fare tutto quello che si vuole. Don Bux ricorda, nell’introduzione del suo libro, le parole di Geremia: «Invece della faccia mi voltarono le spalle» (Ger 7, 23-24) e le commenta così: «se Dio è nel sacramento, la liturgia odierna è, di fatto, ‘di spalle a Dio’. Non è servito aver riscoperto la sua cosiddetta dimensione escatologica: il Signore che viene a visitarci, come diciamo nel Benedictus, per salvarci; e nemmeno l’ecclesiologia di comunione, che discende dallo sguardo alla Trinità, non dal guardarsi tra sacerdote e popolo. La “svolta antropocentrica” ha portato nella Chiesa molta presenza dell’uomo, ma poca presenza di Dio».
E in un altro passo del libro dice: «La dimenticanza di Dio è il pericolo più imminente del nostro tempo. A questa tendenza, la liturgia dovrebbe opporre la presenza di Dio. Ma che cosa accade se la dimenticanza di Dio entra persino nella liturgia, se nella liturgia pensiamo solo a noi stessi? La Chiesa volta le spalle al soprannaturale e cessa di consacrare il mondo. Così, “il cielo del cristianesimo è vuoto” – scrive il filosofo Umberto Galimberti – poiché, a suo giudizio, il cristianesimo non solo “ha perso la dimensione del sacro”, ma addirittura “ha desacralizzato il sacro” (Cfr. U. GalimbertiCristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano 2012). Lo ammette anche l’enciclica Lumen fidei: “La nostra cultura ha perso la percezione di questa presenza concreta di Dio, della sua azione nel mondo. Pensiamo che Dio si trovi solo al di là, in un altro livello di realtà, separato dai nostri rapporti concreti” (§ 17). Invece il sacro per i cristiani è la presenza di Dio e tutto ciò che gli attiene, pertanto: “Il risveglio della fede passa per il risveglio di un nuovo senso sacramentale della vita dell’uomo e dell’esistenza cristiana, mostrando come il visibile e il materiale si aprono verso il mistero dell’eterno” (Ivi, § 40)». I sacramenti sono un mezzo speciale per entrare in contatto con Dio.
Nella crisi di senso che percorre il mondo, ecco la prospettiva di un libro sui sacramenti: aiutare i fedeli a riscoprire la liturgia sacramentale della Chiesa, nella sua pienezza di vita e di verità, e a rileggere la storia e il significato dei sacramenti cristiani, per rendere la propria fede vita vissuta, migliorando l’esistenza quotidiana dell’uomo. Ma anche a fornire uno strumento capace di soddisfare le curiosità di quanti si interessano del “problema fede”, dal punto di vista dell’evoluzione culturale e di costume.
L’uomo odierno la «la necessità di essere toccata dal Signore. Quella è la fede che troviamo sempre e questa fede la suscita lo Spirito Santo».
Con tale intento, il libro presenta i sacramenti in genere e, nella successione propria del Catechismo della Chiesa Cattolica, i sacramenti della iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), della guarigione (riconciliazione, unzione degli infermi) e del servizio della comunione (matrimonio e ordine), senza escludere l’area estesa dei sacramentali. Li presenta nella forma ordinaria e in quella straordinaria del rito romano. Cerca di rispondere alle domande più dibattute, con l’intenzione di toccare le questioni più spinose. Specialmente l’interesse dei giovani all’antica liturgia dimostra che «Sta avvenendo un passaggio culturale e generazionale nella percezione della liturgia, ma pochi se ne avvertono, malgrado il gran parlare di ‘segni dei tempi’».
Nicola Bux afferma nell’Introduzione che nei sacramenti siamo «faccia a faccia con Cristo»: i sacramenti sono ciò che di visibile è rimasto di lui, dopo l’Ascensione, come ricorda san Leone Magno. La stessa sua Parola si è fatta carne; perciò non si può pensare che la Parola di Dio sia altra cosa dalla ‘carne’ e dalla virtus sacramentale. «Tutti i sacramenti sono conseguenza dell’incarnazione del Verbo in Gesù: se egli non si fosse fatto carne, non ci sarebbe la sua presenza e non sarebbero possibili i suoi atti, le sue azioni: “Gesù ci ha toccato e, attraverso i sacramenti, anche oggi ci tocca”, ricorda ancora Lumen Fidei (§ 31)». Essi sono certamente azioni di Cristo e della Chiesa, ma non sarebbero queste azioni efficaci se Egli non fosse presente.
Il Vaticano II parla di sacramenti della fede: «I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati ‘sacramenti della fede’ (Sacrosanctum Concilium, § 59)».
I sacramenti – ricorda l’Autore – non sono simboli vuoti che rinviano all’invisibile, ma realtà – da res, cosa – visibili dell’invisibile, in quanto essi contengono ciò che significano: contengono la virtus, cioè la potenza efficace che viene dalla persona divino-umana di Gesù Cristo; anzi, il sacramento eucaristico contiene la realtà della persona di Gesù in corpo, sangue, anima e divinità. La potenza viene dalla sua presenza. Eppure, si crede così poco nella loro efficacia e nel loro potere di trasformazione! Evidentemente, anche per essi vi è oggi un reclamato bisogno di capirli; pertanto, nasce il bisogno di spiegarli di nuovo, a causa delle deformazioni che i sacramenti subiscono per ignoranza, da parte, innanzitutto, di non pochi sacerdoti: di conseguenza i fedeli finiscono per non comprenderli.
L’Autore cerca, quindi, di comprendere meglio, nella loro potenza sacra, questi che gli orientali ancora oggi chiamano misteri – come in antico i padri latini - e di capire a quali deformazioni siano soggetti. Sant’Ambrogio ritiene che i misteri siano collegati ai sacramenti, nel senso che questi sono i misteri divini comunicati all’uomo, attraverso gli atti insigni che Gesù stesso ha compiuto e che la Chiesa ha ricevuto, adattandoli alla ricezione di quanti si convertivano al vangelo. Dunque, prima di tutto nei sacramenti ci sono i misteri di Cristo; perciò, non si può parlare della natura dei sacramenti, cioè della loro realtà intima, se non ci si apre ai misteri: cosa da non farsi – dice il vescovo di Milano – ai non iniziati. Emerge il metodo di Ambrogio: «la luce dei misteri riesce più penetrante se colpisce di sorpresa anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche sommaria trattazione previa»: è un giudizio davvero attuale, se si pensa a certi modi da conductor televisivo del prete nella celebrazione dei sacramenti. Infatti, constata D. Bux, capita di assistere ai sacramenti trasformati in lunghe didascalie: è il segno della sfiducia nell’efficacia del rito, in quanto sostituiamo, con le nostre parole, le parole della sacra liturgia, le parole di Cristo, le parole delle formule sacramentali, perché temiamo che le persone non capiscano; che presunzione è la nostra! Dimentichiamo che c’è una dimensione invisibile del mistero – come dice sant’Ambrogio – che penetra nel cuore di sorpresa, cioè senza preparazione, nel senso naturale o mondano della parola. Questo spiega perché la catechesi sia diventata sterile: senza i sacramenti, essa è come una dottrina gnostica, adatta per i sapienti e gli intelligenti.
Conclude l’Autore: «Da Ambrogio impariamo il metodo dei sacramenti: non dare troppe spiegazioni prima che essi abbiano illuminato i credenti, perché esse non sono efficaci: per capire i sacramenti non bisogna aprire gli occhi, ma chiuderli. La parola “mistero”, infatti, viene dal greco myo, che vuol dire chiudere gli occhi, proprio come accade quando vogliamo capire meglio: intelligere. I misteri perciò non si capiscono vedendo con gli occhi della carne, ma vedendo le perfezioni invisibili di Dio con gli occhi interiori. Questo ci farebbe dire che la liturgia non ha bisogno di essere vista con gli occhi fisici, bensì di essere vista con gli occhi dello spirito: è l’inizio della mistica».
E vogliamo concludere anche noi con le parole di Ambrogio, nell’Apologia del profeta Davide: «Ti sei mostrato a me faccia a faccia, o Cristo; ti scopro nei tuoi sacramenti» (S. AmbrogioApologia del profeta Davide, 12, 58, in PL 14, 875). 

giovedì 7 aprile 2016

Card. Sarah: "Oggi i sacramenti sono vittime di deformazioni"

Ieri si è svolta a Roma la presentazione dell’ultimo volume scritto da don Nicola Bux (v. qui), che sarà disponibile nelle librerie a partire dal 14 aprile prossimo.
La sala dell’Hotel Columbus, che poteva accogliere circa duecento spettatori, si è rivelata assolutamente insufficiente ad accogliere il gran numero di partecipanti all’evento, superiore a qualsiasi aspettativa, anche la più rosea.
Intanto è confermata la presentazione a Milano il prossimo 2 maggio e, probabilmente, il 1° giugno (ma la data è ancora da definire, sebbene appaia quella probabile) a Bari.
Una buona sintesi dell’incontro di ieri è stato offerto da La Stampa. Anche il blog Rossoporpora ne ha tracciato una sintesi (v. qui), ripresa da Chiesa e postconcilio. Per una recensione del libro, v. Marco Guerra, Il sacramento sconfigge il male dell'uomo, in La nuova bussola quotidiana, 7.4.2016.
In attesa che ci siano dati i testi delle relazioni degli intervenuti.

Fotografia della sala strapiena scattata da un partecipante e riprodotta su Facebook





Altre foto della presentazione - dibattito del libro

Da Chiesa e postconcilio

Sarah: oggi i sacramenti sono vittime di deformazioni

Il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, insieme con il cardinale Burke e Ettore Gotti Tedeschi, ha presentato il libro di Nicola Bux «Non si scherza con i sacramenti» (Cantagalli), introduzione di Vittorio Messori. «Ho proposto al Papa lo stop alle foto durante le celebrazioni».

Il card. Robert Sarah
DI IACOPO SCARAMUZZI

ROMA. I sacramenti sono, oggi, vittime di abusi e «deformazioni» a causa di «cattive decisioni deliberatamente prese da non pochi sacerdoti» che, declassando ad esempio l’eucaristia «a nome di un fantomatico conflitto dei segni», «confondono i fedeli». E’ la denuncia del cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che, insieme al cardinale statunitense Raymond Leo Burke, patrono del Sovrano militare ordine di Malta, e all’economista Ettore Gotti Tedeschi, ha presentato il libro «Con i sacramenti non si scherza» (Cantagalli, 222 pagine), prefazione di Vittorio Messori. 
La presentazione, organizzata dalla casa editrice in collaborazione con la Pia Fondazione Paventi di San Bonaventura e avvenuta ieri sera in un’affollata sala dell’hotel Columbus, su via della Conciliazione, è stata moderata da Jacopo Coghe (Generazione famiglia). Al dibattito sono intervenuti Paolo Rodari (Repubblica) e Guillame Ferluc (Paix Ltiurgique). Avevano inviato messaggi di adesione i cardinali Gehrard Ludwig Mueller, Peter Erdo, Mauro Piacenza, oltre al defunto cardinale Georges Cottier, i monsignori Enrico Dal Covolo, Jean Lafitte, Guido Marini, e lo stesso Vittorio Messori, che firma la introduzione, e che parteciperà ad una successiva presentazione del volume che si terrà a Milano il prossimo due maggio.  
Presenti in sala, tra gli altri, i cardinali Walter Brandumuller, Velasio De Paolis, José Saraiva Martins, mons. Agostino Marchetto, mons. Carlo Maria Viganò, mons. Guido Pozzo, e i parlamentari italiani Gaetano Quagliariello e Alfredo Mantovano. 
«Come è possibile anche solo immaginare di prendersi gioco della presenza di Dio?», ha detto Sarah nell’intervento di apertura. «I sacramenti sono segni efficaci, farmaci che rimettono dal peccato: si può scherzare con i farmaci che ti salvano e ti rimettono in salute?». Eppure, ha proseguito il porporato guineano, «come ci ha più volte ricordato Papa Benedetto XVI, in questi decenni del post Concilio assistiamo a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile, in un crescendo che non trova fine». E «per questo Papa Giovanni Paolo II scrisse l’enciclica Ecclesia de Eucharistia, a cui seguì l’istruzione Redemprionis sacramentum, che ribadiva come nei sacramenti è in gioco la lex credendi. La stessa preoccupazione ha mosso Papa Benedetto XVI a promulgare l’esortazione apostolica Sacramentum caritatis e il motu proprio Summorum pontificum».  
Per Sarah, «non scherzare con i sacramenti significa mettere al centro il sacramento dei sacramenti, il santissimo, oggi inspiegabilmente declassato a nome di un fantomatico conflitto dei segni, altrettanto è accaduto con la croce. Ma il tabernacolo fornisce l’orientamento ad Dominum, così necessario in questo tempo in cui tanti vorrebbero vivere come se Dio non esistesse, e fare ciò che vogliono». Oggi, per il prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, «sta avvenendo un passaggio culturale e generazionale nella percezione della liturgia, ma pochi se ne avvertono, malgrado il tanto parlare dei segni dei tempi». E «anche Papa Francesco scrive nella enciclica Lumen fidei che Gesù ci ha toccato», così come «il Concilio vaticano II parla di sacramenti della fede, perché i sacramenti non solo suppongono la fede, ma la nutrono e la irrobustiscono».  
Eppure, ha proseguito Sarah, oggi «si crede così poco nel loro potere di trasformazione. Oggi si va affermando il bisogno di capirli, di spiegarli di nuovo, a causa di deformazioni e cattive decisioni deliberatamente prese da non pochi sacerdoti che confondono i fedeli, i quali finiscono per non capirli». Per il porporato, «alcuni preti hanno modi da conduttore televisivo, capita di assistere a sacramenti trasformati in lunghe didascalie». Ma «per capire i sacramenti non bisogna aprire gli occhi, ma chiuderli. I sacramenti non si capiscono con gli occhi della carne, ma con quelli dello spirito». 
Quindi il cardinale ha aggiunto: «Ho incontrato il Papa sabato e gli ho detto: `se vogliamo ritrovare la vera liturgia Lei ha il potere di cacciare i fotografi dell’altare. Abbiamo trasformato le liturgie in uno spettacolo”». 
Nei loro interventi, il card. Burke ha tra l’altro sottolineato che dopo il Concilio vaticano II «si è diffusa una mentalità mondana, secolare, che ha disprezzato la ricca tradizione della Chiesa». Per Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, da tempo «si sta scherzando con i sacramenti in un modo che sta diventando insopportabile». 
La Chiesa, si legge in una presentazione del volume di Nicola Bux, «pare voler dissolvere i contorni netti della fede in una sorta di brodo indeterminato e rimescolato dal “secondo me” di certi sacerdoti. Ebbene, della fede, i sacramenti sono l’espressione, il frutto, il dono più alto e prezioso. Ecco, dunque, il nostro liturgista dedicarsi al tema, con la passione consueta. Per ognuno dei sette “segni efficaci” l’autore chiarisce l’oggetto, il significato, la storia. Poi – necessaria, e più che mai attuale – l’avvertenza circa le deformazioni, gli equivoci, le aggiunte o le sottrazioni che oggi minacciano quel sacramento. Dunque, una catechesi in uno stile che sa essere al contempo dotto e divulgativo, seguìta da una sorta di “manuale per l’uso”. Alla base di tutto quanto succede nella Catholica ormai da decenni, c’è quanto l’autore denunciava anche nei libri precedenti: quella “svolta antropocentrica che ha portato nella Chiesa molta presenza dell’uomo, ma poca presenza di Dio!”. La sociologia invece della teologia, il Mondo che oscura il Cielo, l’orizzontale senza il verticale, la profanità che scaccia la sacralità. La sintesi cattolica – quella sorta di legge dell’et-et, di unione degli opposti che regge l’intero edificio della fede – è stata troppo spesso abbandonata per una unilateralità inammissibile».

Fonte: La Stampa, 6.4.2016

mercoledì 9 marzo 2016

Mosca, capolavoro di arte liturgica. Mentre noi non riusciamo più a progettare chiese degne di tale nome

Quando la fede è ancora viva, si offre a Dio il meglio e la bellezza e la stessa arte, che incanta, diventa davvero preghiera, orazione-pratica, anche per chi la realizza, giacché la realizza in ginocchio rendendo così servizio a Dio.
Quando la fede è morta, o prossima a morire, anche l’arte ne risente, diventando decadente, offrendosi a Dio non la parte migliore, ma quella peggiore e la bruttezza; non le primizie, ma l'autocelebrazione cervellotica dell'uomo, della sua superbia e della sua chiusura (o ri-chiusura) all'Eternità, non avendo alcun respiro d'Infinito, in grado di incantare e far pregare.
La Chiesa cattolica latina, per lo più, ormai ha abbandonato l’arte del bello, esaltando la bruttezza, il non-senso ed il vuoto in tutte le sue forme: architettoniche, pittoriche e musicali … . Se questa è stata l'apertura di Paolo VI agli artisti .... ed all'arte, forse era meglio una chiusura.
Per un .... confronto:



chiesa di S. Paolo, Foligno

MOSCA, CAPOLAVORO DI ARTE LITURGICA. MENTRE NOI NON RIUSCIAMO PIÙ A PROGETTARE CHIESE DEGNE DI TALE NOME

È stata consacrata lo scorso 27 dicembre dal patriarca Kirill la nuova chiesa della Protezione della Madre di Dio a sud ovest di Mosca. 
L’idea è nata nel 2001 nel monastero di Optina. Il luogo scelto è stato il distretto di Yasenevo, su una dolce collina, la parte più alta della città, a simboleggiare la presenza vigile della Vergine. 
Il progetto è stato affidato all’archimandrita Melchisidek (Pavel Artyukhin). Ci sono voluti sette anni per acquistare il terreno e ottenere i permessi governativi, dopo di che sono iniziati i lavori. 
Ne suo ricordare il sacrificio dei soldati russi, lungo i secoli, per la difesa di Mosca, la chiesa ha ricevuto numerose donazioni da parte dell’esercito. 
Quello che ne è uscito è un capolavoro di arte liturgica, che vale la pena ammirare più che descrivere.
Qui una carrellata di immagini
Qui la possibilità di compiere una visita virtuale della chiesa
Qui il discorso di Kirill il giorno della consacrazione.

Fonte: Il Timone, 9.3.2016