Cfr. Guarda questo video e capirai cosa avviene nella Messa e perché essa non debba essere profanata da abusi, chitarre e tamburi, in I tre sentieri, 4.2.2018
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domenica 4 febbraio 2018
domenica 11 dicembre 2016
domenica 21 agosto 2016
Se persino un modernista come Romano Guardini scriveva cose simili ...........
Se un modernista progressista (poi approdato ad un certo conservatorismo) ed ispiratore delle "riforme" del Concilio Vaticano II come il Guardini, che vedeva la liturgia come "gioco" alla presenza di Dio, privo di uno scopo (sic!), scriveva cose come quelle che seguono .... beh ... ciò la dice lunga ...., a differenza dei neomodernisti odierni, almeno sulla sua serietà di pensiero ....
venerdì 8 aprile 2016
Testo dell'intervento - in esclusiva - di S. Em.za card. Robert Sarah nel corso della Presentazione del nuovo libro di don Nicola Bux
Pubblichiamo, in esclusiva
assoluta, il testo dell’intervento di S. Em.za il card. Robert Sarah nel corso
della presentazione del libro di don Nicola Bux lo scorso 6 aprile.
Ringraziamo sentitamente S.
Eminenza per averci onorato con tale suo prezioso ed interessante contributo.
S.
EM.ZA ROBERT Card. SARAH
Intervento
Presentazione
del libro di Mons. Nicola Bux,
Con i Sacramenti non si scherza
Roma,
6 aprile 2016
![]() |
| Fonte |
La Lettera
agli Ebrei esorta a conservare la grazia divina in noi, infatti: «per suo mezzo
rendiamo a Dio un culto gradito a lui, con riverenza e timore; perché il nostro
Dio è un fuoco divoratore» (12, 29). Il nostro culto, quindi, è gradito a Dio,
se è compiuto con riverenza e timore, in quanto si svolge alla sua Presenza.
Anche la colletta del lunedì della IV settimana di Quaresima recita: «O Dio,
che rinnovi il mondo con i tuoi sacramenti, fa che la comunità dei tuoi figli
si edifichi con questi segni misteriosi della tua presenza e non resti priva
del tuo aiuto per la vita di ogni giorno». La Presenza divina (Shekinah),
alla quale si rivolgeva il culto d’Israele, è diventata sacramento grazie al
mistero dell’incarnazione, della passione e risurrezione di Nostro Signore Gesù
Cristo.
Intorno a
questo fatto, si sviluppa la ricerca e la riflessione di Nicola Bux nel libro
che presentiamo, dando ragione anche del titolo: ‘Con i Sacramenti non si
scherza’.
Come è
possibile anche soltanto immaginare di prendersi gioco della Presenza di Dio?
Com’è possibile scherzare con i sacramenti, che sono i segni efficaci –
potremmo dire i farmaci, soprattutto il farmaco dell’immortalità che è
l’eucaristia – per guarire dalle ferite del peccato e rimetterci in salute? Si
può scherzare con i farmaci? Certamente no. Eppure, come più volte ci ha
ricordato Benedetto XVI, assistiamo, in questi decenni del post-concilio, a
«deformazioni della liturgia al limite del sopportabile», quasi un crescendo
che non trova fine. Per questo, Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Ecclesia
de Eucharistia, diede mandato per promulgare l’Istruzione Redemptionis
Sacramentum, pubblicata nel 2004 dalla Congregazione per il Culto Divino e
la Disciplina dei Sacramenti, d’intesa con quella della Dottrina della Fede –
perché nei Sacramenti è in gioco la lex credendi. La stessa
preoccupazione ha mosso Benedetto XVI a promulgare nel 2007,
l’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis e il Motu
proprio Summorum Pontificum, convinto che solo dal rapporto tra il
nuovo e l’antico, si sarebbe prodotto un contagio virtuoso, un arricchimento
vicendevole per riequilibrare le sorti del rito romano. Quindi, bene fa
l’Autore, a mettere in rapporto la fede e la liturgia dei sacramenti sia nella
forma ordinaria che in quella straordinaria.
Non
scherzare coi sacramenti significa, innanzitutto, mettere al centro il
Sacramento dei sacramenti, il Santissimo, oggi inspiegabilmente declassato, in
nome di un fantomatico conflitto di segni: si dice che il tabernacolo non può
stare sull’altare dove il Signore si rende presente nella Messa. Altrettanto è
accaduto con la Croce. Invece, il tabernacolo e in special modo la Croce,
fornisce l’orientamento ad Dominum, così necessario in questo
tempo, in cui tanti vorrebbero farne a meno del Signore, o vivere come se Dio
non esistesse, in modo da fare tutto quello che si vuole. Don Bux ricorda,
nell’introduzione del suo libro, le parole di Geremia: «Invece della faccia mi
voltarono le spalle» (Ger 7, 23-24) e le commenta così: «se Dio è
nel sacramento, la liturgia odierna è, di fatto, ‘di spalle a Dio’.
Non è servito aver riscoperto la sua cosiddetta dimensione escatologica: il
Signore che viene a visitarci, come diciamo nel Benedictus, per
salvarci; e nemmeno l’ecclesiologia di comunione, che discende dallo sguardo
alla Trinità, non dal guardarsi tra sacerdote e popolo. La “svolta
antropocentrica” ha portato nella Chiesa molta presenza dell’uomo, ma poca
presenza di Dio».
E in un
altro passo del libro dice: «La dimenticanza di Dio è il pericolo più imminente
del nostro tempo. A questa tendenza, la liturgia dovrebbe opporre la presenza
di Dio. Ma che cosa accade se la dimenticanza di Dio entra persino nella
liturgia, se nella liturgia pensiamo solo a noi stessi? La Chiesa volta le
spalle al soprannaturale e cessa di consacrare il mondo. Così, “il cielo del cristianesimo è vuoto”
– scrive il filosofo Umberto Galimberti – poiché, a suo giudizio, il
cristianesimo non solo “ha perso la dimensione
del sacro”, ma addirittura “ha desacralizzato il sacro” (Cfr. U. Galimberti, Cristianesimo. La religione dal cielo
vuoto, Feltrinelli, Milano 2012). Lo ammette anche
l’enciclica Lumen fidei: “La nostra cultura ha perso la percezione
di questa presenza concreta di Dio, della sua azione nel mondo. Pensiamo che
Dio si trovi solo al di là, in un altro livello di realtà, separato dai nostri
rapporti concreti” (§ 17). Invece il sacro per i cristiani è la presenza di Dio
e tutto ciò che gli attiene, pertanto: “Il risveglio della fede passa per il
risveglio di un nuovo senso sacramentale della vita dell’uomo e dell’esistenza
cristiana, mostrando come il visibile e il materiale si aprono verso il mistero
dell’eterno” (Ivi, § 40)». I sacramenti sono un mezzo speciale per
entrare in contatto con Dio.
Nella crisi
di senso che percorre il mondo, ecco la prospettiva di un libro sui sacramenti:
aiutare i fedeli a riscoprire la liturgia sacramentale della Chiesa, nella sua
pienezza di vita e di verità, e a rileggere la storia e il significato dei
sacramenti cristiani, per rendere la propria fede vita vissuta, migliorando
l’esistenza quotidiana dell’uomo. Ma anche a fornire uno strumento capace di
soddisfare le curiosità di quanti si interessano del “problema fede”, dal punto
di vista dell’evoluzione culturale e di costume.
L’uomo
odierno la «la necessità di essere toccata dal Signore. Quella è la fede che
troviamo sempre e questa fede la suscita lo Spirito Santo».
Con tale
intento, il libro presenta i sacramenti in genere e, nella successione propria
del Catechismo della Chiesa Cattolica, i sacramenti della
iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), della guarigione
(riconciliazione, unzione degli infermi) e del servizio della comunione
(matrimonio e ordine), senza escludere l’area estesa dei sacramentali. Li
presenta nella forma ordinaria e in quella straordinaria del rito romano. Cerca
di rispondere alle domande più dibattute, con l’intenzione di toccare le
questioni più spinose. Specialmente l’interesse dei giovani all’antica liturgia
dimostra che «Sta avvenendo un passaggio culturale e generazionale nella
percezione della liturgia, ma pochi se ne avvertono, malgrado il gran parlare
di ‘segni dei tempi’».
Nicola Bux
afferma nell’Introduzione che nei sacramenti siamo «faccia a faccia con
Cristo»: i sacramenti sono ciò che di visibile è rimasto di lui, dopo
l’Ascensione, come ricorda san Leone Magno. La stessa sua Parola si è fatta
carne; perciò non si può pensare che la Parola di Dio sia altra cosa dalla
‘carne’ e dalla virtus sacramentale. «Tutti i sacramenti sono
conseguenza dell’incarnazione del Verbo in Gesù: se egli non si fosse fatto
carne, non ci sarebbe la sua presenza e non sarebbero possibili i suoi atti, le
sue azioni: “Gesù ci ha toccato e, attraverso i sacramenti, anche oggi ci
tocca”, ricorda ancora Lumen Fidei (§ 31)». Essi sono
certamente azioni di Cristo e della Chiesa, ma non sarebbero queste azioni
efficaci se Egli non fosse presente.
Il Vaticano
II parla di sacramenti della fede: «I sacramenti sono ordinati alla
santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a
rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire.
Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la
nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati ‘sacramenti della
fede’ (Sacrosanctum Concilium, § 59)».
I sacramenti
– ricorda l’Autore – non sono simboli vuoti che rinviano all’invisibile, ma
realtà – da res, cosa – visibili dell’invisibile, in
quanto essi contengono ciò che significano: contengono la virtus,
cioè la potenza efficace che viene dalla persona divino-umana di Gesù Cristo;
anzi, il sacramento eucaristico contiene la realtà della persona di Gesù in
corpo, sangue, anima e divinità. La potenza viene dalla sua presenza. Eppure,
si crede così poco nella loro efficacia e nel loro potere di trasformazione!
Evidentemente, anche per essi vi è oggi un reclamato bisogno di capirli;
pertanto, nasce il bisogno di spiegarli di nuovo, a causa delle deformazioni
che i sacramenti subiscono per ignoranza, da parte, innanzitutto, di non pochi
sacerdoti: di conseguenza i fedeli finiscono per non comprenderli.
L’Autore
cerca, quindi, di comprendere meglio, nella loro potenza sacra, questi che gli
orientali ancora oggi chiamano misteri – come in antico i
padri latini - e di capire a quali deformazioni siano soggetti. Sant’Ambrogio
ritiene che i misteri siano collegati ai sacramenti, nel senso che questi sono
i misteri divini comunicati all’uomo, attraverso gli atti insigni che Gesù
stesso ha compiuto e che la Chiesa ha ricevuto, adattandoli alla ricezione di
quanti si convertivano al vangelo. Dunque, prima di tutto nei sacramenti ci
sono i misteri di Cristo; perciò, non si può parlare della natura dei
sacramenti, cioè della loro realtà intima, se non ci si apre ai misteri: cosa da
non farsi – dice il vescovo di Milano – ai non iniziati. Emerge il metodo di
Ambrogio: «la luce dei misteri riesce più penetrante se colpisce di sorpresa
anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche sommaria trattazione
previa»: è un giudizio davvero attuale, se si pensa a certi modi da conductor televisivo
del prete nella celebrazione dei sacramenti. Infatti, constata D. Bux, capita
di assistere ai sacramenti trasformati in lunghe didascalie: è il segno della
sfiducia nell’efficacia del rito, in quanto sostituiamo, con le nostre parole,
le parole della sacra liturgia, le parole di Cristo, le parole delle formule
sacramentali, perché temiamo che le persone non capiscano; che presunzione è la
nostra! Dimentichiamo che c’è una dimensione invisibile del mistero – come dice
sant’Ambrogio – che penetra nel cuore di sorpresa, cioè senza preparazione, nel
senso naturale o mondano della parola. Questo spiega perché la catechesi sia
diventata sterile: senza i sacramenti, essa è come una dottrina gnostica, adatta
per i sapienti e gli intelligenti.
Conclude
l’Autore: «Da Ambrogio impariamo il metodo dei sacramenti: non dare troppe
spiegazioni prima che essi abbiano illuminato i credenti, perché esse non sono
efficaci: per capire i sacramenti non bisogna aprire gli occhi, ma chiuderli.
La parola “mistero”, infatti, viene dal greco myo, che vuol dire
chiudere gli occhi, proprio come accade quando vogliamo capire meglio: intelligere.
I misteri perciò non si capiscono vedendo con gli occhi della carne, ma vedendo
le perfezioni invisibili di Dio con gli occhi interiori. Questo ci farebbe dire
che la liturgia non ha bisogno di essere vista con gli occhi fisici, bensì di
essere vista con gli occhi dello spirito: è l’inizio della mistica».
E vogliamo
concludere anche noi con le parole di Ambrogio, nell’Apologia del profeta
Davide: «Ti sei mostrato a me faccia a faccia, o Cristo; ti scopro nei tuoi
sacramenti» (S. Ambrogio, Apologia
del profeta Davide, 12, 58, in PL 14, 875).
giovedì 7 aprile 2016
Card. Sarah: "Oggi i sacramenti sono vittime di deformazioni"
Ieri si è svolta a Roma la presentazione dell’ultimo volume scritto da don
Nicola Bux (v. qui), che sarà disponibile nelle librerie a partire dal 14 aprile
prossimo.
La sala dell’Hotel Columbus, che poteva accogliere circa duecento
spettatori, si è rivelata assolutamente insufficiente ad accogliere il gran
numero di partecipanti all’evento, superiore a qualsiasi aspettativa, anche la
più rosea.
Intanto è confermata la presentazione a Milano il prossimo 2 maggio e,
probabilmente, il 1° giugno (ma la data è ancora da definire, sebbene appaia
quella probabile) a Bari.
Una buona sintesi dell’incontro di ieri è stato offerto da La Stampa. Anche il blog Rossoporpora ne ha tracciato una sintesi (v. qui), ripresa da Chiesa e postconcilio. Per una recensione del libro, v. Marco Guerra, Il sacramento sconfigge il male dell'uomo, in La nuova bussola quotidiana, 7.4.2016.
In
attesa che ci siano dati i testi delle relazioni degli intervenuti.
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| Fotografia della sala strapiena scattata da un partecipante e riprodotta su Facebook |
Sarah: oggi i sacramenti sono vittime di deformazioni
Il Prefetto della
Congregazione per il Culto Divino, insieme con il cardinale Burke e Ettore
Gotti Tedeschi, ha presentato il libro di Nicola Bux «Non si scherza con i
sacramenti» (Cantagalli), introduzione di Vittorio Messori. «Ho proposto al
Papa lo stop alle foto durante le celebrazioni».
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| Il card. Robert Sarah |
DI IACOPO SCARAMUZZI
ROMA. I sacramenti sono,
oggi, vittime di abusi e «deformazioni» a causa di «cattive decisioni
deliberatamente prese da non pochi sacerdoti» che, declassando ad esempio
l’eucaristia «a nome di un fantomatico conflitto dei segni», «confondono i
fedeli». E’ la denuncia del cardinale Robert Sarah, prefetto della
congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che, insieme
al cardinale statunitense Raymond Leo Burke, patrono del Sovrano militare
ordine di Malta, e all’economista Ettore Gotti Tedeschi, ha presentato il libro
«Con i sacramenti non si scherza» (Cantagalli, 222 pagine), prefazione di
Vittorio Messori.
La presentazione,
organizzata dalla casa editrice in collaborazione con la Pia Fondazione Paventi
di San Bonaventura e avvenuta ieri sera in un’affollata sala dell’hotel
Columbus, su via della Conciliazione, è stata moderata da Jacopo Coghe
(Generazione famiglia). Al dibattito sono intervenuti Paolo Rodari (Repubblica)
e Guillame Ferluc (Paix Ltiurgique). Avevano inviato messaggi di adesione i
cardinali Gehrard Ludwig Mueller, Peter Erdo, Mauro Piacenza, oltre al defunto
cardinale Georges Cottier, i monsignori Enrico Dal Covolo, Jean Lafitte, Guido
Marini, e lo stesso Vittorio Messori, che firma la introduzione, e che
parteciperà ad una successiva presentazione del volume che si terrà a Milano il
prossimo due maggio.
Presenti in sala, tra
gli altri, i cardinali Walter Brandumuller, Velasio De Paolis, José Saraiva
Martins, mons. Agostino Marchetto, mons. Carlo Maria Viganò, mons. Guido Pozzo,
e i parlamentari italiani Gaetano Quagliariello e Alfredo Mantovano.
«Come è possibile
anche solo immaginare di prendersi gioco della presenza di Dio?», ha detto
Sarah nell’intervento di apertura. «I sacramenti sono segni efficaci, farmaci
che rimettono dal peccato: si può scherzare con i farmaci che ti salvano e ti
rimettono in salute?». Eppure, ha proseguito il porporato guineano, «come ci ha
più volte ricordato Papa Benedetto XVI, in questi decenni del post Concilio
assistiamo a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile, in un
crescendo che non trova fine». E «per questo Papa Giovanni Paolo II scrisse
l’enciclica Ecclesia de Eucharistia, a cui seguì l’istruzione Redemprionis
sacramentum, che ribadiva come nei sacramenti è in gioco la lex credendi. La
stessa preoccupazione ha mosso Papa Benedetto XVI a promulgare l’esortazione
apostolica Sacramentum caritatis e il motu proprio Summorum pontificum».
Per Sarah, «non
scherzare con i sacramenti significa mettere al centro il sacramento dei
sacramenti, il santissimo, oggi inspiegabilmente declassato a nome di un
fantomatico conflitto dei segni, altrettanto è accaduto con la croce. Ma il tabernacolo
fornisce l’orientamento ad Dominum, così necessario in questo tempo in cui
tanti vorrebbero vivere come se Dio non esistesse, e fare ciò che vogliono».
Oggi, per il prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina
dei sacramenti, «sta avvenendo un passaggio culturale e generazionale nella
percezione della liturgia, ma pochi se ne avvertono, malgrado il tanto parlare
dei segni dei tempi». E «anche Papa Francesco scrive nella enciclica Lumen
fidei che Gesù ci ha toccato», così come «il Concilio vaticano II parla di
sacramenti della fede, perché i sacramenti non solo suppongono la fede, ma la
nutrono e la irrobustiscono».
Eppure, ha proseguito
Sarah, oggi «si crede così poco nel loro potere di trasformazione. Oggi si va
affermando il bisogno di capirli, di spiegarli di nuovo, a causa di
deformazioni e cattive decisioni deliberatamente prese da non pochi sacerdoti
che confondono i fedeli, i quali finiscono per non capirli». Per il porporato,
«alcuni preti hanno modi da conduttore televisivo, capita di assistere a
sacramenti trasformati in lunghe didascalie». Ma «per capire i sacramenti non
bisogna aprire gli occhi, ma chiuderli. I sacramenti non si capiscono con gli
occhi della carne, ma con quelli dello spirito».
Quindi il cardinale
ha aggiunto: «Ho incontrato il Papa sabato e gli ho detto: `se vogliamo
ritrovare la vera liturgia Lei ha il potere di cacciare i fotografi
dell’altare. Abbiamo trasformato le liturgie in uno spettacolo”».
Nei loro interventi,
il card. Burke ha tra l’altro sottolineato che dopo il Concilio vaticano II «si
è diffusa una mentalità mondana, secolare, che ha disprezzato la ricca
tradizione della Chiesa». Per Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, da tempo
«si sta scherzando con i sacramenti in un modo che sta diventando
insopportabile».
La Chiesa, si legge
in una presentazione del volume di Nicola Bux, «pare voler dissolvere i
contorni netti della fede in una sorta di brodo indeterminato e rimescolato dal
“secondo me” di certi sacerdoti. Ebbene, della fede, i sacramenti sono
l’espressione, il frutto, il dono più alto e prezioso. Ecco, dunque, il nostro
liturgista dedicarsi al tema, con la passione consueta. Per ognuno dei sette
“segni efficaci” l’autore chiarisce l’oggetto, il significato, la storia. Poi –
necessaria, e più che mai attuale – l’avvertenza circa le deformazioni, gli
equivoci, le aggiunte o le sottrazioni che oggi minacciano quel sacramento.
Dunque, una catechesi in uno stile che sa essere al contempo dotto e
divulgativo, seguìta da una sorta di “manuale per l’uso”. Alla base di tutto
quanto succede nella Catholica ormai da decenni, c’è quanto l’autore denunciava
anche nei libri precedenti: quella “svolta antropocentrica che ha portato nella
Chiesa molta presenza dell’uomo, ma poca presenza di Dio!”. La sociologia
invece della teologia, il Mondo che oscura il Cielo, l’orizzontale senza il
verticale, la profanità che scaccia la sacralità. La sintesi cattolica – quella
sorta di legge dell’et-et, di unione degli opposti che regge l’intero edificio
della fede – è stata troppo spesso abbandonata per una unilateralità
inammissibile».
mercoledì 9 marzo 2016
Mosca, capolavoro di arte liturgica. Mentre noi non riusciamo più a progettare chiese degne di tale nome
Quando la fede è ancora viva, si offre a Dio il meglio
e la bellezza e la stessa arte, che incanta, diventa davvero preghiera, orazione-pratica, anche per chi la realizza, giacché la realizza in ginocchio rendendo così servizio a Dio.
Quando la fede è morta, o prossima a morire, anche l’arte ne risente, diventando decadente, offrendosi a
Dio non la parte migliore, ma quella peggiore e la bruttezza; non le primizie, ma l'autocelebrazione cervellotica dell'uomo, della sua superbia e della sua chiusura (o ri-chiusura) all'Eternità, non avendo alcun respiro d'Infinito, in grado di incantare e far pregare.
La Chiesa cattolica latina, per lo più, ormai ha abbandonato l’arte del bello, esaltando la bruttezza, il non-senso ed il vuoto in
tutte le sue forme: architettoniche, pittoriche e musicali … . Se questa è stata l'apertura di Paolo VI agli artisti .... ed all'arte, forse era meglio una chiusura.
Per un .... confronto:
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| chiesa di S. Paolo, Foligno |
MOSCA, CAPOLAVORO DI ARTE
LITURGICA. MENTRE NOI NON RIUSCIAMO PIÙ A PROGETTARE CHIESE DEGNE DI TALE NOME
È stata consacrata lo scorso 27
dicembre dal patriarca Kirill la nuova chiesa della Protezione della Madre di
Dio a sud ovest di Mosca.
L’idea è nata nel 2001 nel
monastero di Optina. Il luogo scelto è stato il distretto di Yasenevo, su una
dolce collina, la parte più alta della città, a simboleggiare la presenza
vigile della Vergine.
Il progetto è stato affidato
all’archimandrita Melchisidek (Pavel Artyukhin). Ci sono voluti sette anni per
acquistare il terreno e ottenere i permessi governativi, dopo di che sono
iniziati i lavori.
Ne suo ricordare il sacrificio
dei soldati russi, lungo i secoli, per la difesa di Mosca, la chiesa ha
ricevuto numerose donazioni da parte dell’esercito.
Quello che ne è uscito è un
capolavoro di arte liturgica, che vale la pena ammirare più che descrivere.
Qui una carrellata di immagini
Qui la possibilità di compiere una visita virtuale della
chiesa
lunedì 25 gennaio 2016
Bigiottismi del laicismo, corruzione e pseudo diritti, pazzia in aforismi di Chesterton, Gomez Davila e S. Antonio abate
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