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domenica 28 maggio 2023
domenica 9 giugno 2019
Domenica di Pentecoste, Domenica delle Rose
Oggi, Domenica di Pentecoste, un tempo era preceduta da una vigilia di digiuno e di preparazione alla festa, con un’apposita messa, dotata com’era del suo carattere battesimale. Odiernamente, a seguito della riforma liturgica di Paolo VI, anticipata da quella della Settimana Santa del Ven. Pio XII, queste caratteristiche della vigilia si sono perse (sul punto, cfr. Abbé Jean-Pierre Herman, La Pentecôte – Fête élaguée ou restaurée ? La suppression de l’antique vigile baptismale de la Pentecôte, in Schola Sainte Cécile, 2 juin 2014).
Un’altra caratteristica legata a questa festa era l’usanza di spargere una pioggia di rose sui fedeli, al termine dell’omelia papale, nella Basilica romana di S. Maria ad Martyres (Pantheon). Proprio in relazione a quest’uso, rilanciamo questo contributo di un nostro amico.
La
Domenica delle Rose
a cura di Giuliano Zoroddu
Negli Ordini
Romani, per la domenica dopo l’Ascensione – l’ottava è d’origine posteriore –
si prescrive una solenne stazione ed una festa di rose assai caratteristica, e
che può lontanamente far ricordare altre simili infiorate pagane. La sinassi si
celebrava nel vecchio Pantheon d’Agrippa, ed il Papa che vi prendeva parte ed
offriva il divin Sacrificio, era solito di recitarvi anche un’omilia, in cui
annunziava al popolo siccome ormai prossima la venuta dello Spirito Santo.
A dare
perciò una forma più sensibile al suo annunzio e a questa celeste discesa
dell’igneo Paraclito, mentre il Pontefice declamava sull’ambone, dall’alto
dell’occhio centrale della Rotonda si faceva cadere sui fedeli una pioggia di
rose in figura eiusdem Spiritus Sancti, come nota l’undecimo Ordine
Romano; cosi che il nome di Pasqua Rosa a Roma divenne sempre più popolare, e
servì a designare la festa di Pentecoste [1].
La messa
stazionale ad Sanctam Mariam Rotundam, com’è appunto chiamata nei
documenti medievali la Rotonda Agrippina, è tutta in attesa della venuta dello
Spirito Santo; tanto che, attribuita nel secolo XV un’ottava anche
all’Ascensione, si sentì il bisogno di aggiungerne la colletta commemorativa a
questa liturgia eucaristica celebrata nel Pantheon, in attesa della venuta del
Paracleto.
(Cardinale
Alfredo Ildefonso Schuster osb, Liber Sacramentorum. Note storiche e
liturgiche sul Messale Romano. Vol. IV. Il Battesimo nello Spirito e nel fuoco
(La Sacra Liturgìa durante il ciclo Pasquale), Torino-Roma, 1930, p. 25)
[1] N.d.R. In Sardegna ancora oggi la Pentecoste viene chiamata “Pasca ‘e
flores” (Pasqua dei fiori).
Fonte: Radiospada,
2.6.2019
L'inno di invocazione dello Spirito Santo nella festa di Pentecoste
martedì 1 gennaio 2019
Invocazione dello Spirito Santo per l’anno nuovo
Cfr. Primo giorno dell'anno: “Veni Creator”, invocazione dello Spirito Santo per l'anno nuovo, in State et tenete traditiones, 1.1.2019; Preghiera allo Spirito Santo per questo primo giorno dell'anno, in Chiesa e postconcilio, 1.1.2019.
sabato 26 maggio 2018
Il Concilio Vaticano II nuova Pentecoste???? Non diciamo eresie!!! La sola e unica Pentecoste: contro l'eresia neo-gioachimita
Nella festa di S. Filippo Neri e nel sabato delle
Quattro Tempora di Pentecoste, rilanciamo la traduzione italiana di questo
contributo, pubblicata anche da Riscossa
cristiana, ed il cui originale inglese è comparso su New
Liturgical Movement.
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| Autore ignoto, S. Filippo Neri appare ad un confratello, XVIII sec., Chiesa dei SS. Prospero e Filippo, Pistoia |
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| Ambito di Carlo Maratti, Un angelo mostra a S. Filippo Neri un quadro della Vergine con Bambino e S. Giovannino, XVII sec., collezione privata |
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| Sebastiano Conca, Madonna con Bambino tra i SS. Filippo Neri e Nicola di Bari, XVIII sec., collezione privata |
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| Angelo Mozzillo, S. Anna con Maria Bambina tra i SS. Gennaro e Filippo Neri, 1805, Napoli |
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| Clemente Alberi (attrib.), S. Filippo Neri, 1835, Pesaro |
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| Riccardo Nobili, Miracolo di S. Filippo Neri, 1889, Rimini |
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| Ambito veronese, SS. Filippo Neri, Luigi Gonzaga ed Elisabetta d'Ungheria, XIX sec., Verona |
La sola e unica Pentecoste: contro l'eresia
neo-gioachimita
di Peter Kwasniewski
Traduzione di Traditio Marciana
Il Concilio Vaticano II è stato bollato come una
"nuova Pentecoste". Ma una nuova o una seconda Pentecoste è impossibile.
La Pentecoste è il mistero dell'identità e della vitalità della Chiesa
attraverso tutti i secoli fino al ritorno di Cristo nella gloria; la Pentecoste
non è un semplice evento, come lo spettacolo pirotecnico del 4 luglio (festa
dell'indipendenza statunitense, ndt), ma è un dinamismo che
permane, espresso dalla perenne freschezza della liturgia, che "lo Spirito
Santo ... copre nel suo dolce seno e con ali splendenti (1), cosa caldamente
ricordata in tutte le Domeniche dopo Pentecoste, che riempiono di un verde
brillante l'autentico calendario Romano.
Potrebbe esserci una nuova Pentecoste solo se la
vecchia avesse fallito; e in modo simile, potrebbe esserci una nuova Messa solo
se la vecchia avesse fallito (2). Se ci fosse una nuova Pentecoste, questa
darebbe origine a un nuovo tipo di Cattolicesimo, con nuove dottrine, una nuova
moralità, una nuova liturgia, una nuova umanità in una nuova
creazione, tutte cose che potrebbero essere in aperto conflitto con le
loro controparti della "vecchia Pentecoste".
Martin Mosebach analizza eloquentemente il problema:
"Lo 'spirito del Concilio' iniziò a esser tirato in ballo contro il senso
letterale dei testi conciliari. In modo disastroso, dell'attuazione dei decreti
conciliari s'impossessò la rivoluzione culturale del 1968, che scoppiò in tutto
il mondo. Questo fu certamente il lavoro di uno spirito, di uno spirito assai
impuro. La sovversione politica di ogni forma di autorità, la volgarità
dell'estetica, la demolizione filosofica della tradizione non solo devastò le
università e le scuole e avvelenò l'atmosfera pubblica, ma al contempo
s'impossessò delle alte sfere della Chiesa. Iniziò a diffondersi la sfiducia
nella tradizione, l'eliminazione della tradizione, in ogni cosa, in un entità
la cui essenza consiste completamente nella tradizione, tanto che qualcuno ebbe
a dire che la Chiesa sarebbe nulla senza la tradizione. In tal modo, la
battaglia postconciliare che portò la distruzione della tradizione in
moltissimi posti non fu altro che il tentato suicidio della Chiesa, un processo
nichilistico, letteralmente assurdo. Noi tutti ricordiamo come i vescovi e i
professori di teologia, i pastori e i funzionari delle organizzazione
cattoliche abbiano proclamato con un tono fiducioso e vittorioso che con il
Concilio Vaticano II una nuova Pentecoste si sia realizzata nella Chiesa, cosa
che nessuno dei famosi Concili della storia, che hanno in modo così decisivo
costituito lo sviluppo della Fede, ha mai preteso d'essere. Una "nuova
Pentecoste" non significa altro che una nuova illuminazione, possibilmente
una che possa sorpassare quella che fu ricevuta duemila anni fa; perché non
passare direttamente al "Terzo Testamento" dell'Educazione della
Razza Umana di Gotthold Ephraim Lessing? Nella visione di queste
persone, il Vaticano II significò una rottura con la Tradizione così com'era
esistita fino ad allora, e questa rottura sarebbe secondo loro stata salutare.
Chiunque abbia ascoltato ciò potrebbe aver creduto che la Religione Cattolica
abbia trovato realmente se stessa solo dopo il Vaticano II. Si suppone dunque
che tutte le generazioni precedenti - alle quali noi qui presenti dobbiamo la
nostra fede - siano rimaste nelle tenebre dell'immaturità" (3).
Quello che abbiamo visto negli ultimi cinquant'anni è
un maldestro tentativo di riesumare l'eresia gioachimita secondo la quale la
Chiesa sarebbe entrata nella terza e finale età, la nuova età dello Spirito,
che avrebbe lasciato alle spalle il Vecchio Testamento del Padre, rappresentato
dalle tavole del decalogo e dai sacrifici animali, e il Nuovo Testamento del
Figlio, rappresentato dall'unione costantiniana di Chiesa e Stato e dal santo
sacrificio della Messa. La nuova età, in modo ecumenico e interreligioso,
"va al di là" dei comandamenti, della Cristianità, e del culto divino
tradizionale. Con la riforma liturgica di Paolo VI noi andiamo al di là della
tradizione liturgica ereditata; con gl'incontri d'Assisi di Giovanni Paolo II
noi andiamo al di là della differenza sostanziale tra la Vera Religione e le
false religioni; con l'Amoris Laetitia di Papa Francesco noi
andiamo al di là dei rigidi confini del Decalogo e dei Vangeli.
Ora, ovviamente, tutte queste novità non
costituirebbero altro che una nuova religione, e una nuova religione è una
falsa religione. In tal guisa, la caratteristica maggiormente distintiva
della cosiddetta "nuova Pentecoste" o "nuova primavera" è
la manifestazione di un'eresia neo-gioachimita, che è incompatibile con il
Cattolicesimo ortodosso. La crisi della Chiesa ai nostri giorni è stato il
segno divino della disapprovazione del deliberato allontanamento e del lento
abbandono della Scrittura, della Tradizione e (sic) del Magistero, in questi
decenni, in cui l'amnesia rimpiazza l'anamnesi, e il sacrilegio soppianta la
sacralità. Come nota un autore di Rorate Caeli il 2 maggio
2014: "E' la generale inaffidabilità della maggior parte dei mezzi di
comunicazione ufficiali della Chiesa e delle case editrici che ha reso i blog
così popolari. Questo è specialmente vero quando si considera l'ovvio discordanza
che ogni Cattolico avverte tra la morbidezza e la gaiezza dei mezzi di
comunicazione ufficiali e la realtà vista terra a terra, dagli abusi sui
bambini agli abusi nei sacramenti, dagli abusi nella liturgia agli abusi di
confidenza, dalla promozione dei dissidenti al nascondere le statistiche della
crisi generale della demografia Cattolica e della pratica religiosa nella
maggior parte del mondo, da quando sono iniziati i geli della primavera".
La Chiesa oggi soffre perché malata nel suo cuore: è
letargica nel suo tessuto e intasata nelle sue arterie. Ha bisogno di un
trapianto cardiaco, ma piuttosto che darle un cuore differente, ella ha bisogno
di liberarsi di quel cuore artificiale e meccanico che le è stato installato da
dottori poco competenti, e riacquistare il cuore di carne che la tradizione
aveva fatto crescere in lei. Quando questo accadrà, noi saremo testimoni non
già di una nuova Pentecoste, ma del rinnovarsi dell'adorazione di Dio in
spirito e verità, come Nostro Signore ha profetizzato e ha già stabilito per
noi. Dom Paul Delatte (abate di Solesmes dal 1890 al 1921) scrisse, riguardo la
sacra liturgia tradizionale: "Nello Spirito Santo si concentrano, si
eternano, si diffondono in tutto l'intero Corpo di Cristo l'immutabile pienezza
dell'atto della Redenzione, tutte le ricchezze della Chiesa del passato, del
presente e dell'eternità (4).
Non ci meraviglia che Dom Guéranger, in un passo che
io amo molto citare, disse: "Lo Spirito Santo ha fatto della liturgia il
centro della sua attività nelle anime umane". Questo è ciò in cui dobbiamo
trovare la nostra Pentecoste; questo è ciò in cui la Chiesa si rinnova
perennemente nella sua giovinezza, trovando a portata di mano l'unico comune
linguaggio con cui lodare, benedire, glorificare ed adorare il Re celeste,
sinché Egli ritorni dall'Oriente nella gloria: "Ascenderò all'altare di
Dio, a Dio che allieta la mia giovinezza".
NOTE dell'autore
(1) Gerard Manley Hopkins, La grandezza di Dio.
(2) Una nuova Messa è una
contraddizione in termini; la Chiesa non ha l'autorità per fare una cosa del
genere.
(3) In occasione del XC genetliaco di
Benedetto XVI, Prefazione a P. Kwasniewski, Nobile bellezza,
Santità trascendente: perché l'età moderna ha bisogno della Messa di sempre,
xii-xiii.
(4) Commentario della Regola di S. Benedetto, 133.
Fonte: Traditio
Marciana, 21.5.2018
domenica 20 maggio 2018
Inno "Veni Creator Spiritus"
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| Luigi Marai, Pentecoste, 1878, Verona |
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| Bergognone, Discesa dello Spirito Su Maria e sugli Apostoli, 1508, partic. Polittico della Pentecoste, chiesa di Santo Spirito, Bergamo |
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| Morazzone, Pentecoste, 1615 circa, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano |
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| Francesco Allegrini, Pentecoste, 1640-60, Gubbio |
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| Antonio de Torres, Pentecoste, 1719 |
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| Franco Trotta, Pentecoste, 1863, Campobasso |
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| Ludovico Seitz, Pentecoste, 1892 circa, Cappella tedesca o del Coro, Basilica della Santa Casa, Loreto |
La Madonna e lo Spirito Santo. Un’ineffabile unità sponsale
Dieci giorni dopo la sua ammirabile Ascensione, Gesù Cristo, manda agli Apostoli lo Spirito Santo, “che procede dal Padre e dal Figlio” (e non solo dal Padre!), illuminandoli su tutte le verità della fede, ricordando loro le parole del Divin Maestro, santificandoli in grazia e rivestendoli di una forza sovrannaturale. Lo Spirito Santo è sempre presente nella Santa Chiesa, ne è l’anima, l’ispira e la dirige nella sua missione evangelizzatrice verso tutte le genti, verso i Giudei come verso i Pagani. Anche i battezzati sono fatti Tempio dello Spirito Santo: guardiamoci dall’estinguere in noi il fuoco del Paraclito coi peccati e lasciamoci guidare dalle sue divine ispirazioni.
In questa festa di Pentecoste non possiamo non considerare ed esaltare Colei, che dello Spirito Santo fu Sposa e portatrice nel senso vero del termine, Colei, cioè, che è «più venerabile dei Cherubini», che ebbe un’unione con lo Spirito Santo in un grado tale da superare ogni misura. Ecco cosa diceva di Lei san Francesco d’Assisi, in una sua preghiera alla Vergine Maria: «Santa Madre vergine, non è mai nata al mondo una tra le donne simile a te, figlia ed ancella dell’altissimo Re e Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo». Fu il Santo di Assisi a chiamare la Madre di Dio, per la prima volta, “sposa dello Spirito Santo”. A lui fecero eco poi san Luigi M. Grignion de Montfort, sant’Alfonso M. de Liguori nel sec. XVIII ed, infine, san Massimiliano Kolbe. In onore della Madonna, che ebbe un’unione tutta particolare con lo Spirito Santo, rilanciamo il seguente contributo.
La Madonna e lo
Spirito Santo. Un’ineffabile unità sponsale
di Rosario Silesio
L’Oriente cristiano chiama “pneumatofori”,
portatori dello Spirito Santo, quegli uomini santissimi che avendo raggiunto la
perfezione possono fare da maestri nello spirito e intercedere come mediatori
presso Dio per i fedeli. Tale titolo si addice sommamente alla Vergine
Immacolata...
Un matrimonio per la pace
Il peccato originale causò la
perdita dell’amicizia tra Dio e gli uomini, causò la ribellione delle misere
creature. La pertinacia nel peccato offende Dio, il quale è la Verità, dunque
infinita giustizia: Egli non può chiudere gli occhi alle offese fatte a Lui.
Per questo mandò l’angelo per avvisare gli uomini: «Guai, guai, guai agli
abitanti della terra» (Ap 8,13). Questo triplice “guai” – in latino vae
– era visto dai medievali come l’antitesi all’Ave pronunciato dall’arcangelo
Gabriele alla Madonna nel giorno dell’Annunciazione. Il nome del arcangelo
Gabriele significa infatti “Dio-Forte”, perché il suo annunzio mostrò la
fortezza di Dio, la fortezza della sua grazia, che devastò i cuori induriti e
creò i santi sulla terra, la quale senza il suo intervento sarebbe stata
destinata alla perdizione.
A livello politico e sociale, se
due regni sono in guerra, basta che si concluda un matrimonio tra due principi
dei medesimi e allora tra i regni torna a regnare la concordia. Così il
matrimonio tra Maria e Iddio porta la pace e la riconciliazione tra Dio e gli
uomini. Ci sono due cause di questo matrimonio – insegna san Lorenzo da
Brindisi –: l’amore di Dio e la divina bellezza di Maria. Una Bellezza, che si
esprime nelle parole piena di grazia, che significa senza macchia di peccato,
piena di ogni beneplacito divino. «Hai trovato grazia presso Dio»: ecco la
risposta d’amore di Dio verso Maria. Nella Santissima Trinità lo Spirito Santo
viene chiamato Amore, ed è pertanto proprio Lui lo Sposo di Maria, che si è donato
completamente a Lei.
Un matrimonio fecondo
All’interno della Santissima
Trinità lo Spirito Santo non ha fecondità, in quanto Esso procede dal Padre e
dal Figlio e da Lui non procede nulla (1). Lo Spirito Santo non può dunque
avere autorità sopra la Persona divina del Figlio, perché da esso procede.
Tuttavia Gesù applicò a sé le parole del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore
è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione» (Lc 4,18). L’autorità
dello Spirito Santo su Gesù si fonda dunque su qualcos’altro, cioè sul mistero
dell’Incarnazione. Così come Maria, essendo la Madre di Gesù, fu l’educatrice
della santissima Umanità del Verbo, ugualmente lo Spirito Santo si posò su
Gesù, abitando nella sua anima umana, santificandola sempre di più e sviluppando
in essa tutte le meraviglie di grazia (cf. Lc 2,52). Maria formava “l’uomo
esteriore” per facilitare allo Spirito Santo la sua divina formazione
interiore.
Profetizzando l’Incarnazione del
Verbo il profeta Isaia disse: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un
virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del
Signore» (Is 11,1-2). San Bernardo commentando questa profezia disse: «Il fatto
che lo Spirito del Signore si sia posato su di Lui, dimostra che in Lui non vi era
nulla che lo contrastasse. In noi, infatti, siccome lo spirito non è affatto superiore,
non si posa, dal momento che la carne lotta contro lo spirito e lo spirito
contro la carne». Le stesse parole possono essere applicate all’Immacolata.
Anche in Lei non si trova niente che potrebbe contrastare lo Spirito Santo,
infatti dice il Dottore Mellifluo: «Colei che ignora la concupiscenza viene
riempita di grazia affinché, per la venuta in Lei dello Spirito Santo, Lei che
ha sdegnato qualunque rapporto con l’uomo, possa dare alla luce il Figlio dell’Altissimo».
Così in Maria lo Spirito Santo trova la sua fecondità. Dice san Massimiliano:
«Maria Immacolata, sempre piena di grazia e piena di Dio, in due circostanze è
stata investita dallo Spirito Santo, a Nazareth nel giorno dell’Annunciazione,
e nel cenacolo, il giorno di Pentecoste, quando era in preghiera con gli
Apostoli, con i discepoli e con i primi cristiani. La prima volta diventa Madre
di Gesù. Ma Gesù è il Redentore, Capo del Corpo Mistico e noi siamo sue membra.
La seconda volta, a Pentecoste, Maria Santissima diviene Madre nostra, secondo
il testamento di Gesù morente, per generarci alla grazia, riceve dallo Spirito
Santo la potenza d’amore materno verso tutti gli uomini suoi figli, e comincia
la sua missione nella Chiesa come Maestra degli Apostoli, esempio e guida dei
cristiani, conforto e sostegno dei perseguitati e dei martiri» (2).
La Pneumatofora
In Oriente la Madonna viene
chiamata Pneumatofora, portatrice dello Spirito Santo. Con questo titolo
in antichità erano chiamati gli uomini santissimi. Anzitutto i monaci d’Egitto,
che raggiungendo la perfezione, potevano fare da maestri nello spirito,
compiere i miracoli ed invocare la clemenza di Dio sul popolo cristiano – fare
cioè da mediatori, espiatori tra Dio e i fedeli –. Il titolo di Pneumatofora
si applica dunque in modo sommo all’Immacolata. «Tutte le anime ricevono le
grazie dallo Spirito Santo, il quale dimora nelle anime dei giusti. Se è così
allora Egli dimora nell’anima dell’Immacolata in modo più perfetto. Ella è
divinizzata. Il titolo di Sposa con il quale la chiamiamo è solo un’ombra
lontana della realtà. Lo Spirito Santo ha formato in Lei l’Umanità di Gesù in
modo miracoloso. L’anima dell’Immacolata è totalmente divinizzata. La sua relazione
con la Santissima Trinità nell’ordine soprannaturale è straordinaria e le
deriva dal titolo di Madre di Dio. Madre Santissima è quasi Complemento della
Santissima Trinità. Se Gesù dice alle anime dei giusti: “Noi verremo a lui e
prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23), quale differenza ci sarà tra l’inabitazione
della Santissima Trinità in noi e nella Madre Santissima?» (CK 160). Per questo
san Massimiliano sostiene che lo Spirito Santo si manifestò attraverso Maria.
Chiama Maria «quasi-incarnazione dello Spirito Santo». Chiunque vuole sapere
com’è lo Spirito Amore, la Terza Persona della Trinità, fissi lo sguardo su
Maria, perché in Lei risplende in maniera perfettissima tutto il Suo agire, la
Sua misericordia, dolcezza, clemenza, fortezza e santità. «Gesù Cristo ha due
nature: quella divina e quella umana, unita in una sola Persona divina. L’Immacolata
è così strettamente unita allo Spirito Santo, che non lo possiamo capire.
Possiamo dire, in un certo senso, che lo Spirito Santo e l’Immacolata sono “due
persone” e “misticamente una cosa sola” grazie alla loro stretta unione. Di
conseguenza tutte le grazie che scorrono da Dio Padre attraverso il Figlio e lo
Spirito Santo passano attraverso la Madre Santissima e per questo Lei è la
Mediatrice» (CK 39).
La Madre della Chiesa
Se Maria Santissima rende in
qualche modo fecondo lo Spirito Santo, generando nel suo grembo il Cristo, non
va però dimenticato che Cristo è il Primogenito degli eletti e il Capo della
Chiesa. Secondo il pensiero dei Padri, la Chiesa è stata concepita all’Annunciazione,
in quanto corpo del Capo Mistico che è Cristo; poi è stata partorita sul
Calvario, nelle “doglie” di dolore di Maria Santissima, resa madre del genere
umano, presso la croce; infine, però, la Chiesa è divenuta veramente tale solo
a Pentecoste quando su di Essa, per la mediazione dell’Immacolata, sono stati
effusi gli abbondanti doni dello Spirito Santo. Ella dunque, in quanto Sposa
dello Spirito Santo, non è solo a giusto titolo Madre di Cristo e quindi Madre
di Dio, ma anche vera Madre della Chiesa. Proprio per questo dobbiamo celebrare
come lieto evento l’introduzione nel calendario liturgico della festa di Maria
Madre della Chiesa, fissata ogni anno per il lunedì successivo alla Pentecoste,
per segnalare il legame strettissimo tra questa Solennità e il ruolo di Maria
Santissima verso la Chiesa. Il cardinale Robert Sarah, promulgando in nome di Francesco il decreto sulla nuova memoria nel calendario liturgico, scrive:
«Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria
missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della
venuta dello Spirito Santo (cf. At 1,14). In questo sentire, nel corso dei
secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo
equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro
che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”».
NOTE
1) Cf. San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, n. 20 e 21.
1) Cf. San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, n. 20 e 21.
2) Le Conferenze di san
Massimiliano M. Kolbe, Casa Mariana Editrice, Frigento 2014, n. 67, (sigla
CK).
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