Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 9 giugno 2019

Domenica di Pentecoste, Domenica delle Rose

Oggi, Domenica di Pentecoste, un tempo era preceduta da una vigilia di digiuno e di preparazione alla festa, con un’apposita messa, dotata com’era del suo carattere battesimale. Odiernamente, a seguito della riforma liturgica di Paolo VI, anticipata da quella della Settimana Santa del Ven. Pio XII, queste caratteristiche della vigilia si sono perse (sul punto, cfr. Abbé Jean-Pierre Herman, La Pentecôte – Fête élaguée ou restaurée ? La suppression de l’antique vigile baptismale de la Pentecôte, in Schola Sainte Cécile, 2 juin 2014).
Un’altra caratteristica legata a questa festa era l’usanza di spargere una pioggia di rose sui fedeli, al termine dell’omelia papale, nella Basilica romana di S. Maria ad Martyres (Pantheon). Proprio in relazione a quest’uso, rilanciamo questo contributo di un nostro amico.






La Domenica delle Rose

a cura di Giuliano Zoroddu


Negli Ordini Romani, per la domenica dopo l’Ascensione – l’ottava è d’origine posteriore – si prescrive una solenne stazione ed una festa di rose assai caratteristica, e che può lontanamente far ricordare altre simili infiorate pagane. La sinassi si celebrava nel vecchio Pantheon d’Agrippa, ed il Papa che vi prendeva parte ed offriva il divin Sacrificio, era solito di recitarvi anche un’omilia, in cui annunziava al popolo siccome ormai prossima la venuta dello Spirito Santo.
A dare perciò una forma più sensibile al suo annunzio e a questa celeste discesa dell’igneo Paraclito, mentre il Pontefice declamava sull’ambone, dall’alto dell’occhio centrale della Rotonda si faceva cadere sui fedeli una pioggia di rose in figura eiusdem Spiritus Sancti, come nota l’undecimo Ordine Romano; cosi che il nome di Pasqua Rosa a Roma divenne sempre più popolare, e servì a designare la festa di Pentecoste [1].
La messa stazionale ad Sanctam Mariam Rotundam, com’è appunto chiamata nei documenti medievali la Rotonda Agrippina, è tutta in attesa della venuta dello Spirito Santo; tanto che, attribuita nel secolo XV un’ottava anche all’Ascensione, si sentì il bisogno di aggiungerne la colletta commemorativa a questa liturgia eucaristica celebrata nel Pantheon, in attesa della venuta del Paracleto.

(Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster osb, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano. Vol. IV. Il Battesimo nello Spirito e nel fuoco (La Sacra Liturgìa durante il ciclo Pasquale), Torino-Roma, 1930, p. 25)

[1]  N.d.R. In Sardegna ancora oggi la Pentecoste viene chiamata “Pasca ‘e flores” (Pasqua dei fiori).

L'inno di invocazione dello Spirito Santo nella festa di Pentecoste






sabato 26 maggio 2018

Il Concilio Vaticano II nuova Pentecoste???? Non diciamo eresie!!! La sola e unica Pentecoste: contro l'eresia neo-gioachimita

Nella festa di S. Filippo Neri e nel sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste, rilanciamo la traduzione italiana di questo contributo, pubblicata anche da Riscossa cristiana, ed il cui originale inglese è comparso su New Liturgical Movement.

Autore ignoto, S. Filippo Neri appare ad un confratello, XVIII sec., Chiesa dei SS. Prospero e Filippo, Pistoia

Ambito di Carlo Maratti, Un angelo mostra a S. Filippo Neri un quadro della Vergine con Bambino e S. Giovannino, XVII sec., collezione privata

Sebastiano Conca, Madonna con Bambino tra i SS. Filippo Neri e Nicola di Bari, XVIII sec., collezione privata

Pompeo Batoni, Vergine con il Bambino e i SS. Girolamo, Giacomo maggiore e Filippo Neri, 1780, parrocchiale dei santi Faustino e Giovita, Chiari

Angelo Mozzillo, S. Anna con Maria Bambina tra i SS. Gennaro e Filippo Neri, 1805, Napoli

Clemente Alberi (attrib.), S. Filippo Neri, 1835, Pesaro

Riccardo Nobili, Miracolo di S. Filippo Neri, 1889, Rimini

Ambito veronese, SS. Filippo Neri, Luigi Gonzaga ed Elisabetta d'Ungheria, XIX sec., Verona

La sola e unica Pentecoste: contro l'eresia neo-gioachimita

di Peter Kwasniewski

Traduzione di Traditio Marciana

Il Concilio Vaticano II è stato bollato come una "nuova Pentecoste". Ma una nuova o una seconda Pentecoste è impossibile. La Pentecoste è il mistero dell'identità e della vitalità della Chiesa attraverso tutti i secoli fino al ritorno di Cristo nella gloria; la Pentecoste non è un semplice evento, come lo spettacolo pirotecnico del 4 luglio (festa dell'indipendenza statunitense, ndt), ma è un dinamismo che permane, espresso dalla perenne freschezza della liturgia, che "lo Spirito Santo ... copre nel suo dolce seno e con ali splendenti (1), cosa caldamente ricordata in tutte le Domeniche dopo Pentecoste, che riempiono di un verde brillante l'autentico calendario Romano.
Potrebbe esserci una nuova Pentecoste solo se la vecchia avesse fallito; e in modo simile, potrebbe esserci una nuova Messa solo se la vecchia avesse fallito (2). Se ci fosse una nuova Pentecoste, questa darebbe origine a un nuovo tipo di Cattolicesimo, con nuove dottrine, una nuova moralità, una nuova liturgia, una nuova umanità in una nuova creazione, tutte cose che potrebbero essere in aperto conflitto con le loro controparti della "vecchia Pentecoste".
Martin Mosebach analizza eloquentemente il problema: "Lo 'spirito del Concilio' iniziò a esser tirato in ballo contro il senso letterale dei testi conciliari. In modo disastroso, dell'attuazione dei decreti conciliari s'impossessò la rivoluzione culturale del 1968, che scoppiò in tutto il mondo. Questo fu certamente il lavoro di uno spirito, di uno spirito assai impuro. La sovversione politica di ogni forma di autorità, la volgarità dell'estetica, la demolizione filosofica della tradizione non solo devastò le università e le scuole e avvelenò l'atmosfera pubblica, ma al contempo s'impossessò delle alte sfere della Chiesa. Iniziò a diffondersi la sfiducia nella tradizione, l'eliminazione della tradizione, in ogni cosa, in un entità la cui essenza consiste completamente nella tradizione, tanto che qualcuno ebbe a dire che la Chiesa sarebbe nulla senza la tradizione. In tal modo, la battaglia postconciliare che portò la distruzione della tradizione in moltissimi posti non fu altro che il tentato suicidio della Chiesa, un processo nichilistico, letteralmente assurdo. Noi tutti ricordiamo come i vescovi e i professori di teologia, i pastori e i funzionari delle organizzazione cattoliche abbiano proclamato con un tono fiducioso e vittorioso che con il Concilio Vaticano II una nuova Pentecoste si sia realizzata nella Chiesa, cosa che nessuno dei famosi Concili della storia, che hanno in modo così decisivo costituito lo sviluppo della Fede, ha mai preteso d'essere. Una "nuova Pentecoste" non significa altro che una nuova illuminazione, possibilmente una che possa sorpassare quella che fu ricevuta duemila anni fa; perché non passare direttamente al "Terzo Testamento" dell'Educazione della Razza Umana di Gotthold Ephraim Lessing? Nella visione di queste persone, il Vaticano II significò una rottura con la Tradizione così com'era esistita fino ad allora, e questa rottura sarebbe secondo loro stata salutare. Chiunque abbia ascoltato ciò potrebbe aver creduto che la Religione Cattolica abbia trovato realmente se stessa solo dopo il Vaticano II. Si suppone dunque che tutte le generazioni precedenti - alle quali noi qui presenti dobbiamo la nostra fede - siano rimaste nelle tenebre dell'immaturità" (3).
Quello che abbiamo visto negli ultimi cinquant'anni è un maldestro tentativo di riesumare l'eresia gioachimita secondo la quale la Chiesa sarebbe entrata nella terza e finale età, la nuova età dello Spirito, che avrebbe lasciato alle spalle il Vecchio Testamento del Padre, rappresentato dalle tavole del decalogo e dai sacrifici animali, e il Nuovo Testamento del Figlio, rappresentato dall'unione costantiniana di Chiesa e Stato e dal santo sacrificio della Messa. La nuova età, in modo ecumenico e interreligioso, "va al di là" dei comandamenti, della Cristianità, e del culto divino tradizionale. Con la riforma liturgica di Paolo VI noi andiamo al di là della tradizione liturgica ereditata; con gl'incontri d'Assisi di Giovanni Paolo II noi andiamo al di là della differenza sostanziale tra la Vera Religione e le false religioni; con l'Amoris Laetitia di Papa Francesco noi andiamo al di là dei rigidi confini del Decalogo e dei Vangeli.
Ora, ovviamente, tutte queste novità non costituirebbero altro che una nuova religione, e una nuova religione è una falsa religione.  In tal guisa, la caratteristica maggiormente distintiva della cosiddetta "nuova Pentecoste" o "nuova primavera" è la manifestazione di un'eresia neo-gioachimita, che è incompatibile con il Cattolicesimo ortodosso. La crisi della Chiesa ai nostri giorni è stato il segno divino della disapprovazione del deliberato allontanamento e del lento abbandono della Scrittura, della Tradizione e (sic) del Magistero, in questi decenni, in cui l'amnesia rimpiazza l'anamnesi, e il sacrilegio soppianta la sacralità. Come nota un autore di Rorate Caeli il 2 maggio 2014: "E' la generale inaffidabilità della maggior parte dei mezzi di comunicazione ufficiali della Chiesa e delle case editrici che ha reso i blog così popolari. Questo è specialmente vero quando si considera l'ovvio discordanza che ogni Cattolico avverte tra la morbidezza e la gaiezza dei mezzi di comunicazione ufficiali e la realtà vista terra a terra, dagli abusi sui bambini agli abusi nei sacramenti, dagli abusi nella liturgia agli abusi di confidenza, dalla promozione dei dissidenti al nascondere le statistiche della crisi generale della demografia Cattolica e della pratica religiosa nella maggior parte del mondo, da quando sono iniziati i geli della primavera".
La Chiesa oggi soffre perché malata nel suo cuore: è letargica nel suo tessuto e intasata nelle sue arterie. Ha bisogno di un trapianto cardiaco, ma piuttosto che darle un cuore differente, ella ha bisogno di liberarsi di quel cuore artificiale e meccanico che le è stato installato da dottori poco competenti, e riacquistare il cuore di carne che la tradizione aveva fatto crescere in lei. Quando questo accadrà, noi saremo testimoni non già di una nuova Pentecoste, ma del rinnovarsi dell'adorazione di Dio in spirito e verità, come Nostro Signore ha profetizzato e ha già stabilito per noi. Dom Paul Delatte (abate di Solesmes dal 1890 al 1921) scrisse, riguardo la sacra liturgia tradizionale: "Nello Spirito Santo  si concentrano, si eternano, si diffondono in tutto l'intero Corpo di Cristo l'immutabile pienezza dell'atto della Redenzione, tutte le ricchezze della Chiesa del passato, del presente e dell'eternità (4).
Non ci meraviglia che Dom Guéranger, in un passo che io amo molto citare, disse: "Lo Spirito Santo ha fatto della liturgia il centro della sua attività nelle anime umane". Questo è ciò in cui dobbiamo trovare la nostra Pentecoste; questo è ciò in cui la Chiesa si rinnova perennemente nella sua giovinezza, trovando a portata di mano l'unico comune linguaggio con cui lodare, benedire, glorificare ed adorare il Re celeste, sinché Egli ritorni dall'Oriente nella gloria: "Ascenderò all'altare di Dio, a Dio che allieta la mia giovinezza".

NOTE dell'autore

(1) Gerard Manley Hopkins, La grandezza di Dio.
(2) Una nuova Messa è una contraddizione in termini; la Chiesa non ha l'autorità per fare una cosa del genere.
(3) In occasione del XC genetliaco di Benedetto XVI, Prefazione a P. Kwasniewski, Nobile bellezza, Santità trascendente: perché l'età moderna ha bisogno della Messa di sempre, xii-xiii.
(4) Commentario della Regola di S. Benedetto, 133.

domenica 20 maggio 2018

Inno "Veni Creator Spiritus"










Luigi Marai, Pentecoste, 1878, Verona

Bergognone, Discesa dello Spirito Su Maria e sugli Apostoli, 1508, partic.  Polittico della Pentecoste, chiesa di Santo Spirito, Bergamo 

Morazzone, Pentecoste, 1615 circa, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano

Francesco Allegrini, Pentecoste, 1640-60, Gubbio

Antonio de Torres, Pentecoste, 1719

Franco Trotta, Pentecoste, 1863, Campobasso


Ludovico Seitz, Pentecoste, 1892 circa, Cappella tedesca o del Coro, Basilica della Santa Casa, Loreto

La Madonna e lo Spirito Santo. Un’ineffabile unità sponsale

Dieci giorni dopo la sua ammirabile Ascensione, Gesù Cristo, manda agli Apostoli lo Spirito Santo, “che procede dal Padre e dal Figlio” (e non solo dal Padre!), illuminandoli su tutte le verità della fede, ricordando loro le parole del Divin Maestro, santificandoli in grazia e rivestendoli di una forza sovrannaturale. Lo Spirito Santo è sempre presente nella Santa Chiesa, ne è l’anima, l’ispira e la dirige nella sua missione evangelizzatrice verso tutte le genti, verso i Giudei come verso i Pagani. Anche i battezzati sono fatti Tempio dello Spirito Santo: guardiamoci dall’estinguere in noi il fuoco del Paraclito coi peccati e lasciamoci guidare dalle sue divine ispirazioni.
In questa festa di Pentecoste non possiamo non considerare ed esaltare Colei, che dello Spirito Santo fu Sposa e portatrice nel senso vero del termine, Colei, cioè, che è «più venerabile dei Cherubini», che ebbe un’unione con lo Spirito Santo in un grado tale da superare ogni misura. Ecco cosa diceva di Lei san Francesco d’Assisi, in una sua preghiera alla Vergine Maria: «Santa Madre vergine, non è mai nata al mondo una tra le donne simile a te, figlia ed ancella dell’altissimo Re e Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo». Fu il Santo di Assisi a chiamare la Madre di Dio, per la prima volta, “sposa dello Spirito Santo”. A lui fecero eco poi san Luigi M. Grignion de Montfort, sant’Alfonso M. de Liguori nel sec. XVIII ed, infine, san Massimiliano Kolbe. In onore della Madonna, che ebbe un’unione tutta particolare con lo Spirito Santo, rilanciamo il seguente contributo.





















La Madonna e lo Spirito Santo. Un’ineffabile unità sponsale

di Rosario Silesio

L’Oriente cristiano chiama “pneumatofori”, portatori dello Spirito Santo, quegli uomini santissimi che avendo raggiunto la perfezione possono fare da maestri nello spirito e intercedere come mediatori presso Dio per i fedeli. Tale titolo si addice sommamente alla Vergine Immacolata...

Un matrimonio per la pace

Il peccato originale causò la perdita dell’amicizia tra Dio e gli uomini, causò la ribellione delle misere creature. La pertinacia nel peccato offende Dio, il quale è la Verità, dunque infinita giustizia: Egli non può chiudere gli occhi alle offese fatte a Lui. Per questo mandò l’angelo per avvisare gli uomini: «Guai, guai, guai agli abitanti della terra» (Ap 8,13). Questo triplice “guai” – in latino vae – era visto dai medievali come l’antitesi all’Ave pronunciato dall’arcangelo Gabriele alla Madonna nel giorno dell’Annunciazione. Il nome del arcangelo Gabriele significa infatti “Dio-Forte”, perché il suo annunzio mostrò la fortezza di Dio, la fortezza della sua grazia, che devastò i cuori induriti e creò i santi sulla terra, la quale senza il suo intervento sarebbe stata destinata alla perdizione. 
A livello politico e sociale, se due regni sono in guerra, basta che si concluda un matrimonio tra due principi dei medesimi e allora tra i regni torna a regnare la concordia. Così il matrimonio tra Maria e Iddio porta la pace e la riconciliazione tra Dio e gli uomini. Ci sono due cause di questo matrimonio – insegna san Lorenzo da Brindisi –: l’amore di Dio e la divina bellezza di Maria. Una Bellezza, che si esprime nelle parole piena di grazia, che significa senza macchia di peccato, piena di ogni beneplacito divino. «Hai trovato grazia presso Dio»: ecco la risposta d’amore di Dio verso Maria. Nella Santissima Trinità lo Spirito Santo viene chiamato Amore, ed è pertanto proprio Lui lo Sposo di Maria, che si è donato completamente a Lei.

Un matrimonio fecondo

All’interno della Santissima Trinità lo Spirito Santo non ha fecondità, in quanto Esso procede dal Padre e dal Figlio e da Lui non procede nulla (1). Lo Spirito Santo non può dunque avere autorità sopra la Persona divina del Figlio, perché da esso procede. Tuttavia Gesù applicò a sé le parole del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione» (Lc 4,18). L’autorità dello Spirito Santo su Gesù si fonda dunque su qualcos’altro, cioè sul mistero dell’Incarnazione. Così come Maria, essendo la Madre di Gesù, fu l’educatrice della santissima Umanità del Verbo, ugualmente lo Spirito Santo si posò su Gesù, abitando nella sua anima umana, santificandola sempre di più e sviluppando in essa tutte le meraviglie di grazia (cf. Lc 2,52). Maria formava “l’uomo esteriore” per facilitare allo Spirito Santo la sua divina formazione interiore.
Profetizzando l’Incarnazione del Verbo il profeta Isaia disse: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore» (Is 11,1-2). San Bernardo commentando questa profezia disse: «Il fatto che lo Spirito del Signore si sia posato su di Lui, dimostra che in Lui non vi era nulla che lo contrastasse. In noi, infatti, siccome lo spirito non è affatto superiore, non si posa, dal momento che la carne lotta contro lo spirito e lo spirito contro la carne». Le stesse parole possono essere applicate all’Immacolata. Anche in Lei non si trova niente che potrebbe contrastare lo Spirito Santo, infatti dice il Dottore Mellifluo: «Colei che ignora la concupiscenza viene riempita di grazia affinché, per la venuta in Lei dello Spirito Santo, Lei che ha sdegnato qualunque rapporto con l’uomo, possa dare alla luce il Figlio dell’Altissimo». Così in Maria lo Spirito Santo trova la sua fecondità. Dice san Massimiliano: «Maria Immacolata, sempre piena di grazia e piena di Dio, in due circostanze è stata investita dallo Spirito Santo, a Nazareth nel giorno dell’Annunciazione, e nel cenacolo, il giorno di Pentecoste, quando era in preghiera con gli Apostoli, con i discepoli e con i primi cristiani. La prima volta diventa Madre di Gesù. Ma Gesù è il Redentore, Capo del Corpo Mistico e noi siamo sue membra. La seconda volta, a Pentecoste, Maria Santissima diviene Madre nostra, secondo il testamento di Gesù morente, per generarci alla grazia, riceve dallo Spirito Santo la potenza d’amore materno verso tutti gli uomini suoi figli, e comincia la sua missione nella Chiesa come Maestra degli Apostoli, esempio e guida dei cristiani, conforto e sostegno dei perseguitati e dei martiri» (2).

La Pneumatofora

In Oriente la Madonna viene chiamata Pneumatofora, portatrice dello Spirito Santo. Con questo titolo in antichità erano chiamati gli uomini santissimi. Anzitutto i monaci d’Egitto, che raggiungendo la perfezione, potevano fare da maestri nello spirito, compiere i miracoli ed invocare la clemenza di Dio sul popolo cristiano – fare cioè da mediatori, espiatori tra Dio e i fedeli –. Il titolo di Pneumatofora si applica dunque in modo sommo all’Immacolata. «Tutte le anime ricevono le grazie dallo Spirito Santo, il quale dimora nelle anime dei giusti. Se è così allora Egli dimora nell’anima dell’Immacolata in modo più perfetto. Ella è divinizzata. Il titolo di Sposa con il quale la chiamiamo è solo un’ombra lontana della realtà. Lo Spirito Santo ha formato in Lei l’Umanità di Gesù in modo miracoloso. L’anima dell’Immacolata è totalmente divinizzata. La sua relazione con la Santissima Trinità nell’ordine soprannaturale è straordinaria e le deriva dal titolo di Madre di Dio. Madre Santissima è quasi Complemento della Santissima Trinità. Se Gesù dice alle anime dei giusti: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23), quale differenza ci sarà tra l’inabitazione della Santissima Trinità in noi e nella Madre Santissima?» (CK 160). Per questo san Massimiliano sostiene che lo Spirito Santo si manifestò attraverso Maria. Chiama Maria «quasi-incarnazione dello Spirito Santo». Chiunque vuole sapere com’è lo Spirito Amore, la Terza Persona della Trinità, fissi lo sguardo su Maria, perché in Lei risplende in maniera perfettissima tutto il Suo agire, la Sua misericordia, dolcezza, clemenza, fortezza e santità. «Gesù Cristo ha due nature: quella divina e quella umana, unita in una sola Persona divina. L’Immacolata è così strettamente unita allo Spirito Santo, che non lo possiamo capire. Possiamo dire, in un certo senso, che lo Spirito Santo e l’Immacolata sono “due persone” e “misticamente una cosa sola” grazie alla loro stretta unione. Di conseguenza tutte le grazie che scorrono da Dio Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo passano attraverso la Madre Santissima e per questo Lei è la Mediatrice» (CK 39).

La Madre della Chiesa

Se Maria Santissima rende in qualche modo fecondo lo Spirito Santo, generando nel suo grembo il Cristo, non va però dimenticato che Cristo è il Primogenito degli eletti e il Capo della Chiesa. Secondo il pensiero dei Padri, la Chiesa è stata concepita all’Annunciazione, in quanto corpo del Capo Mistico che è Cristo; poi è stata partorita sul Calvario, nelle “doglie” di dolore di Maria Santissima, resa madre del genere umano, presso la croce; infine, però, la Chiesa è divenuta veramente tale solo a Pentecoste quando su di Essa, per la mediazione dell’Immacolata, sono stati effusi gli abbondanti doni dello Spirito Santo. Ella dunque, in quanto Sposa dello Spirito Santo, non è solo a giusto titolo Madre di Cristo e quindi Madre di Dio, ma anche vera Madre della Chiesa. Proprio per questo dobbiamo celebrare come lieto evento l’introduzione nel calendario liturgico della festa di Maria Madre della Chiesa, fissata ogni anno per il lunedì successivo alla Pentecoste, per segnalare il legame strettissimo tra questa Solennità e il ruolo di Maria Santissima verso la Chiesa. Il cardinale Robert Sarah, promulgando in nome di Francesco il decreto sulla nuova memoria nel calendario liturgico, scrive: «Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (cf. At 1,14). In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”».

NOTE
1) Cf. San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, n. 20 e 21.
2) Le Conferenze di san Massimiliano M. Kolbe, Casa Mariana Editrice, Frigento 2014, n. 67, (sigla CK).