Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 2 agosto 2019

Perché Maria è Regina degli Angeli?

In occasione della festa della Madonna, regina degli Angeli, rilanciamo questo contributo.

Perché Maria è Regina degli Angeli?

a cura di Giuliano Zoroddu


1° PUNTO. 

Maria Regina degli Angeli, poiché Figlia prediletta del l’eterno Padre.

Considera come Dio Creatore sapientissimo ordinò le corporali e spirituali pure creature tra loro con unione e dipendenza delle inferiori alle superiori, e di queste alla suprema e più perfetta tra tutte; a quella cioè che fosse stata col fatto stesso, con preminenza di doni e qualità, a tutte le altre preposta. E la più nobile, ricca di ogni prerogativa, e meglio fornita di sapienza e bontà, fu la Vergine Maria, che l’eterno Padre antepose alle opere della creazione, mentre con lei e per lei dava alle altre essere e leggi. “Cum eo eram cuncta componens … Per me reges regnant, et legum conditores iusta decernunt … Mecum sunt divitiae et gloria” (Prov. VIII) [1], può Maria dire con la divina Sapienza. Le cose corporee si subordinava al bene dell’uomo; e questi doveva loro presiedere: “Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram; et praesit piscibus maris, et volatilibus coeli, et be stiis, universaeque terrae, omnique reptili quod movetur in terra” (Gen. 1, 26)[2]. Ma gli uomini consociati con divine ed umane leggi, dagli Angeli ad essi superiori ricevevano lumi ed aiuti; e gli uomini e gli Angeli, il regno tutto delle intelligenze, alla primogenita tra le semplici creature, e al capolavoro fra tutto il puro creato doveva sottostare, e prestar obbedienza. Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina[3] (Gers., Tract. 4. in Magn. et alib.). Adunque all’ordine naturale sovrastando il sovrannaturale; ed in cima di questo trovandosi per ragione del Redentore la divina Madre; a costei il Creatore, colmandola di grazia e poscia di gloria, diede il regno dell’universo, e la costituì Regina degli Angeli e degl’uomini. “Vestita est ab eo gloria et decore: coelorum terrarumque Regina constituta est, et in ministerium data est illi omnis creatura, quae sub Deo est[4] (S. Thom. de Vill. Conc. de Ass.). Quindi s. Germano la chiamò Signora degli Angeli, e Padrona di tutto il creato: “Angelorum Domina, rerum omnium conditarum Hera” (C.P. de Praesent.); e s. Bernardo dopo aver distribuite le creature in differenti gradi per natura e qualità, conchiude: “Omnia quae in coelo sunt et in terra; quae divino imperio sunt subiugata, eadem Beatae Virgini sunt subiecta” (T. 2. l. 6. a 3. c. 6.): tutte le cose celesti e terrestri che sono soggette a Dio, lo sono pur anche alla benedetta sua Madre. Rifletti inoltre, che l’eterno Padre sollevava Maria ad aver con lui un identico Figlio; e a ciò le comunicava, dal fonte ch’egli è di eterna generazione, una fecondità per la quale ad esso potesse congiungersi in affinità. Ma con tal dono le dava altresì un potere che rispondesse alla dignità: ond’è che sui Troni eccedesse colla prossimità, fermezza e stabilità in Dio; sulle Dominazioni col dominio nel disporre e comandare ciò che si attiene ai divini ministeri; sulle Virtù colla fortezza nell’adoperare i mezzi a fini, vincendo qualsiasi ostacolo della natura; e sulle Potestà colla gagliardia nel respingere i maligni spiriti nel Regno di Dio sulla terra, a quel modo che le terrene Podestà allontanano i malfattori. Così Maria, all’eterno Padre strettamente congiunta, ebbe la superiorità su tutti quegli ordini angelici, che di alcun potere sono investiti nella corte Celeste. Perciò chi le negherà il titolo, onde la S. Chiesa la invoca di Regina degli Angeli? Godi di tanta gloria di Maria, e giubila del tuo proprio onore, avendo a madre la Regina degli Angeli. Ringrazia l’eterno Padre che sì alto potere avesse a lei affidato; ed emula l’impegno degli Angeli nel benedire e render gloria alla Regina del Cielo e della Terra.

2° PUNTO.

Maria Regina degli Angeli, poiché Madre del Verbo incarnato.

Considera inoltre che il titolo di Regina degli Angeli si conviene a Maria per essere la Madre di Gesù Cristo, il quale fu costituito da Dio su tutte le gerarchie degli Angeli: “Constituens ad dexteram suam in coelestibus, supra omnem Principatum, et Potestatem, et Virtutem, et Dominationem[5] (Eph. 1, 20); la Madre di colui dal quale furono create le cose: “Quoniam in ipso condita sunt universa in coelis et in terra, visibilia et invisibilia: sive Throni, sive Dominationes, sive Principatus, sive Potestates[6] (Colos. 1, 16). Or se l’eterno Padre diede a Maria tal potere da dover essere a dritto Regina degli Angeli; l’eterno Verbo che è la Sapienza del Padre, ed a cui si attribuisce in particolar modo la scienza, come al Padre la potenza, a Maria, alla quale di già perché sua Madre competeva esser Regina degli Angeli, volle dare tal prerogativa nella scienza, che per essa sorpassasse di lunga mano la pienezza della scienza dei Cherubini nel penetrare gl’intimi segreti misteri di Dio; e quella di cui godono i Principati, gli Arcangeli, e gli Angeli, nel saper eseguir rettamente quanto in grandi o tenui imprese operano nell’universo; e quella infine che hanno le Dominazioni, le Virtù, e le Podestà di ordinare, disporre, ed efficacemente imperare tutto ciò che si attiene alla divina gloria nel ministero degli uomini. L’eterno Verbo non volle dotarla di meno nella scienza, che fatto avesse fatto, nel potere, l’eterno Genitore. Che se i Cherubini primeggiano sugl’inferiori ordini nella perfezione con cui vedono Dio, e nella intensità del lume che da esso ricevono, onde conoscono l’eterne ragioni delle cose, e la bellezza e l’ordine loro, e cotal cognizione diffondono neo sottoposti ordini; chi potrà comprendere di quanto copiosi lucidissimi veri il Verbo arricchisse sua Madre, sicché effettivamente, volendo trasandar ogni altra ragione del suo regio dominio, dire si potesse Regina dei Cherubini? Senza dubbio che da lei quegli spiriti apprendono misteri altissimi, e sono illuminati a meglio penetrar le ragioni di Dio e delle cose, e ad ammirar in queste con maggiore distinzione e perspicuità le parti, l’ordine e il fine loro peculiare. Per il quale altissimo grado che Maria ha di potere insieme e di sapienza, innanzi a lei si confondono i rimanenti ordini delle altre gerarchie; e quelle intelligenze come suoi ministri si muovon prontissimi ad obbedire non che ai comandi, ai cenni e desideri suoi, a pro degl’individui di cui son custodi, e delle città, dei regni e delle nazioni su cui stanno difensori, e reggitori. O quanti millioni d’Angeli servono a Maria! Tutti quegli che sono soggetti a Gesù suo Figlio. “Oportebat Dei Matrem, quae Filii erant, possidere; etenim Filius res omnes conditas ei in servitutem addixit” (S. Io. Damasc., Or. de S. M.). Sì certamente conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che possiede il Figlio: conveniva ché il Figlio assoggettasse a lei le creature a sé soggette. Ma oltre a questa natural convenienza di comune possedimento tra Madre e Figlio, questi le volle donare di più tale scienza che per essa fosse superiore ai Cherubini e a tutti quegli Angeli, a quali appartiene la direzione e l’eseguimento della divina provvidenza nel reggimento degli uomini e nell’amministrazione dell’universo. Che perciò, dice s. Pier Damiani, ella è perfetta come il Sole, poiché come lui di più solido chiarore illumina gli Angeli e gli uomini: “Perfecta ut Sol, quia sicut sol solus orbem illuminat, sic haec solidiori lumine et Angelos et homines illustrat” (Serm. de Annunc. ). E il Sole, splendore eterno e sostanziale dell’eterno Genitore, è il Figlio suo, il quale irradiandola della infinita sapienza, gli stessi Cherubini e le altre Virtù celesti trae in estasi di meraviglia e stupore. “Tu thronum Cherubicum divinitatis fulgore superas … Deipara etiam coelorum Virtutes in stuporem convertit. Obstupuerunt omnes Angeli, Cherubim quoque ac Seraphim[7]. (S. Epiph., Serm. de laud. Virg.). Iddio nell’illuminare le altre creature, e sì massime gli Angeli, e più tra questi i Cherubini, si comporta da Padrone coi suoi servi; con Maria però tratta da Figlio, e da Figlio amantissimo; e quindi in lei con quella pienezza stessa diffonde i suoi lumi, colla quale si posò sostanzialmente nell’immacolato suo seno, come in Tempio di sua Maestà. Attesa la copia e purezza di tanti splendori, s. Epifanio magnifica ed esalta Maria più onorata dei Cherubini: “Omnium Regina, sublimior coelicolis, purior solis radiis, et splendoribus honoratior Cherubim[8] (Or. de laud. Virg.). Vedi nuovo motivo di esultanza all’animo tuo, di congratulamento con Maria, e di rendimento di grazie al Verbo umanato, il quale volendo di fatti sublimar Maria su tutte le gerarchie angeliche, alla potenza onde l’aveva investito il Padre, tanto si compiacque di aggiungere di profondissima Sapienza. Intanto non lasciare di prostrarti a suoi piedi; e venerandola Regina degli Angeli e tua, domandale più copiosi lumi nell’apprendere la immortale sapienza de Santi, custodito e guidato in sul cammino della felicità eterna dal tuo Angelo tutelare.

3° PUNTO.

Maria Regina degli angeli, poiché Sposa dello Spirito Santo.

Considera che tra gli ordini angelici supremo è quello che si compone di Serafini, Spiriti che ardono d’un vasto amore verso Dio: per la quale singolare proprietà e dote si distinguono dagli ordini inferiori. Or di questi ancora fu Regina Maria per duplice motivo; l’uno comune, l’altro particolare. Il motivo comune è, che ella è Sposa dello Spirito Santo, il quale è Re supremo dell’universo, poiché Dio. Adunque siccome Maria è Regina perché prediletta figlia dell’eterno Padre, e Genitrice del Verbo umanato, così a dismisura più le conviene la regia dignità per essere Sposa dello Spirito Santo. Ogni Sposa di Re è Regina. Il motivo poi singolare e proprio si è il suo amore, col quale sopravanza immensamente l’amore di tutti gli Angeli Serafini. Lo Spirito Santo che è sostanzialmente Amore, si elesse a Sposa Maria, e le diede  somiglianza di se, quanto poteva prenderne creatura. Perciò le accese in cuore tale una vampa di purissima carità, da parere una scintilla rimpetto a lei tutto l’amore de Serafini. “Spiritus Sanctus occurrit Virgini gloriosae, eam recognoscens formam sui amoris … Tantam largitatem et copiam (Virgo) Spiritus Sancti accepit, quantum potest creatura viatria recipere, non Deo unita unitate personae” (S. Bernardin. t. 3. serm. 11. et de Nom. Mar.). Solo Gesù Cristo oltrepassò in amore Maria, mercé la quale la umanità era in lui unita alla divinità nella persona del Verbo. Del resto l’amore delle altre creature è come una lucciola in faccia al sole, se si paragoni con quello di Maria. Laonde i Serafini contemplandola, vieppiù si accendono ad amare quel Dio che sì intensamente è amato dalla loro Regina; ed essendo proprio ufficio di essi eccitare gli Spiriti a sè soggetti a fervorosa carità, nuovo ardore concepiscono dal focosissimo amore di quell’amantissima Regina, onde aggiungano stimoli di carità in quegli ordini inferiori. Eh! possiam francamente asserire, che essendo lo Spirito Santo per natura sostanzialmente Amore; Maria sua Sposa sia per grazia la Regina dell’amore; e conseguentemente siano a lei sudditi quegli Spiriti che posseggono in sommo grado una vita d’intelligenza e di amore. Posto ciò se condegnamente è Regina quella Donna, la quale oltre all’essere Figlia, Madre e Sposa di Re, riunisca in modo eccellentissimo e oltre misura eminente le qualità di Sapienza, Bontà e Potenza; doti che innalzano a dritto su tutti gli altri chi n’è fornito eccedente mente: si negherà a Maria, che di cotali prerogative possiede a dismisura, anche sol per questo riguardo la gloria di Regina degli Angeli? Or intendi meglio l’espressione del Gersone: “Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina”. Se le sensate creature sono servite dalle insensate, ed esse servono alle ragionevoli, le quali altresì la cedono alle pure intelligenze: subordinazione derivante dal riunire che in sé fanno le superiori creature quelle doti che si trovano sparse nelle inferiori colla sopraggiunta di un altro pregio tutto lor proprio, dalle inferiori non ottenibile, trovandosi in Maria una superiorità eminentemente eccedente le proprietà che sono divise negli Angeli; e oltre di ciò un cumulo sublimissimo d’ogni perfezione, a cui non potranno mai giungere tutte insieme le angeliche gerarchie; ella per verità è sovranamente ad esse superiore, è loro Regina. Gran motivo di somma consolazione per te. La tua Madre è Regina degli Angeli, degli stessi Serafini i quali più da vicino rendono a Dio omaggi di adorazione e di amore. O quanto più di essi avvampò di carità! Chiedile adunque che delle ardenti fiamme, ond’ella ama Dio, ti faccia partecipe, talché non solamente ti riscaldi, ma ti accenda del divino amore. Chiedile che simile ti renda agli Angeli nei puri costumi, nella immacolatezza della vita, nella facilità di apprendere la divina sapienza, nell’ardore d’amare il sommo infinito Bene. Frattanto studiati di emulare cotali angeliche prerogative, cooperando diligentemente all’aiuto che te ne porgerà essa Regina de gli Angeli; poiché in chi ella scorge desiderio di giungere a virtù tanta, diffonde in più larga copia i suoi doni, elargisce regalmente le sue munificenze.

PREGHIERA

Eccelsa Madre di Dio, e Regina degli Angeli, non isdegnate guardar per figlio questa povera creatura debole, ignorante, peccatrice. Oh se vi avessi conosciuto sin dai teneri miei anni, onorandovi colle angeliche virtù tanto care all’immacolatissimo vostro Cuore! Me misero! tenni dietro alle vanità della terra, e al pari di loro divenni vuoto di veri beni, e colmo soltanto di miserie e peccati. Deh! gloriosissima Regina, voi che siete ancora la pietosa Madre della misericordia e della clemenza, perdonatemi se mi assomigliai agli Angeli ribelli con la superbia della vita e l’iniquità delle operazioni. Me ne duole di tutto cuore; e vi protesto che pronto a morire anziché disgustarvi in avvenire, vorrò seguire le orme dei fedeli vostri divoti, e con la umiltà e purezza di cuore meritarmi il real vostro patrocinio. Ma perché più facilmente ottener possa un tanto bene, voi che siete obbedita e servita dagli Angeli qual gloriosissima loro Regina, fate che per ossequio e amor vostro, più gelosamente mi custodiscano ed aiutino, e con santi pensieri ed efficaci affetti mi spronino alla mortificazione de’miei sensi e delle mie passioni, all’amore delle virtù, soprattutto della purità. Ispirate altresì al mio spirito sentimenti di riverenza e docilità verso di essi; onde ne ascolti le ispirazioni, segua i consigli, ami gli affetti, né mai gli disgusti nella cura e protezione che prendono di me. Per tal maniera sarò anch’io sicuramente ammesso all’eternità beata; dove insiem cogli Angeli prostrato all’eccelsissimo vostro trono, vi onorerò e benedirò mia particolar Signora e Regina. Pregate, o Regina degli Angeli, pregate per me.



Pasquale Grassi SJ, Le litanie della santissima Vergine spiegate e proposte in forma di considerazioni, Napoli, 1859, pp. 225-230.



[1] “Con lui ero io, disponendo tutte le cose … per me regnano i re e i legislatori ordinano ciò che è giusto … con me stanno ricchezze e gloria”.
[2] “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
[3] “Maria, stando alla gerarchia di Dionigi [lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, ndr], eminentemente ha in sé tutte le perfezioni delle creature inferiori, onde di diritto  sia detta Regina del mondo e Signora”.
[4] “È rivestita da Dio di gloria e grazia, costituita Regina e dei cieli e della terra, e in suo potere sono state poste tutte le creature che stanno sotto Dio”. 
[5] “Lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potestà, di ogni Virtù e Dominazione”. 
[6] “Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”.
[7]  “Tu superi in fulgore il cherubico trono della divinità … la Madre di Dio stupisce le Virtù. Ne stupirono gli Angeli, i Cherubini e i Serafini”.
[8] “Regina di tutti, più sublime degli abitanti del Cielo, più pure dei raggi del sole, più ornata di splendori dei Cherubini”.

domenica 2 ottobre 2016

“Ergo et Fílius hóminis salvat, et Deum Angeli vident, et Angeli pusillórum præsunt fidélium oratiónibus. Præésse Angelos absolúta auctóritas est. Salvatórum ígitur per Christum oratiónes Angeli quotídie Deo ófferunt. Ergo periculóse ille contémnitur, cujus desidéria ac postulatiónes ad ætérnum et invisíbilem Deum, ambitióso Angelórum famulátu ac ministério, pervehúntur” (Lect. IX – III Noct. - Sancti Hilarii Episcopi, Comment. in Matth. can. 18, post initium) - Ss. ANGELORUM CUSTODUM

In verità, la festa romana del 29 settembre comprendeva, con san Michele, tutta la corte celeste e, fin dalla prima colletta della messa, essa metteva in evidenza l’ufficio speciale affidato da Dio agli Angeli, che è di vegliare con sollecitudine su noi.
Questo pensiero profondo dei sacri Dottori rivela una magnifica unità di tutta la creazione, visibile ed invisibile, mortale ed angelica.
Le creature superiori sono in rapporto intimo con le gerarchie inferiori che esse illuminano e proteggono.
Una seconda festa degli Angeli custodi, distaccata dalla festa primitiva del 29 settembre, non si poté stabilire che in un’epoca molto tarda, e quando lo spirito della liturgia cessò di essere compreso: poiché san Michele aveva la sua festa, si volle che pure gli Angeli custodi avessero la loro.
È così che Paolo V, con un decreto del 27 settembre 1608, dichiarò la festa degli Angeli custodi duplex ad libitum, e la fissò al primo giorno libero dopo quella di san Michele. Più tardi, Clemente X, nel 1670, le assegnò il 2 ottobre con rito doppio, elevato al rango di rito doppio maggiore nel 1883.
Roma cristiana ha dedicato ai Santi Angeli Custodi una chiesa nel quartiere Monte Sacro, costruita tra il 1924 ed il ’25. Dal 1965 è titolo cardinalizio (Santi Angeli Custodi a Città Giardino). Essa è stata dedicata agli angeli custodi per ricordare la chiesa seicentesca di Sant’Angelo Custode al Tritone, esistente nel rione Trevi (su questa chiesuola, cfr. M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 273-274), che fu demolita tra il 1928 e il 1929 per l’allargamento di via del Tritone e la costruzione del tunnel sotto il Quirinale.
La messa rappresenta come una rapsodia di messe precedenti in onore dell’Arcangelo.
L’introito è lo stesso del 29 settembre.
Il Signore deputa gli Angeli a custodia dei fedeli, non soltanto per una ragione di unità ed armonia nell’ordine del creato, ma anche a causa del dovere degli Angeli nei riguardi del Cristo. È da lui, in effetti, che ricevono la loro gloria; pure per tale ragione, questi spiriti beati, in dovere di gratitudine e di soggezione verso colui che è caput hominum et angelorum, custodiscono la Chiesa ed i fedeli, che rappresentano la Sposa scelta dal Salvatore ed i membri del suo corpo mistico.
La prima lettura è tratta dall’Esodo (Es. 23, 20-23). Il Signore vi promette al popolo israelita, in giro per la Palestina, un angelo per guidarli ed assisterli. Qui, l’Angelo rappresenta Dio stesso: egli porta l’impronta del suo Nome ineffabile; che l’Israelita sappia dunque che non potrebbe impunemente mancargli di rispetto. Egli è anche il vendicatore della santità di Dio offesa ed ha il potere di ridurre ad obbedienza col terrore questo popolo carnale.
Nella storia di molti santi, notiamo anche la severità dei loro Angeli custodi, attenti a non lasciare impunita in queste anime elette la più leggera infedeltà. Forse, si potrebbe ricercare la ragione di questa sorta di rigore pieno d’amore, non solo nel piano sapientissimo della Provvidenza che vuole, col ministero degli Angeli, purificare e condurre ad una santità speciale alcune anime predestinate, ma anche nella squisita perfezione stessa della natura angelica, la quale non può concepire, così come lo fanno Gesù Cristo e la beata Vergine, errore di esperienza propria e diretta, cioè la debolezza umana: Non habemus Pontificem qui non possit compati infirmitatibus nostris, probatus per omnia, absque peccato.
Il responsorio, tratto dal Sal. 91 (90), concerne l’ordine dato da Dio ai suoi Angeli di difenderci in tutte le nostre vie, ed è comune alla I Domenica di Quaresima.
Il versetto alleluiatico è tratto dal Sal. 103 (102).
Gli Angeli sono i ministri della Divina Provvidenza, la quale, per condurci alla predestinazione finale, ha costume di distribuire volta a volta le ricompense o i patimenti. Gli Angeli salgono al cielo per offrire a Dio l’incenso delle nostre preghiere e ci riportano il balsamo delle divine misericordie. Talora, al contrario, essi accusano la nostra ingratitudine e Dio mette allora le fruste tra le loro mani per richiamare all’ordine i suoi piccoli bambini di quaggiù.
La lettura evangelica è la stessa dell’8 maggio. Il Salvatore ci rivela esplicitamente il mistero magnifico d’amante condiscendenza che è oggetto della festa di questo giorno. Tutti i fedeli, pure i più piccoli e più umili, sono affidati agli Angeli incaricati di custodirli.
L’antifona per l’offertorio è tratta dal Sal. 103 (102).
L’antifona per la Comunione (Dan 3, 58) è improntata al celebre cantico chiamato un tempo delle benedizioni.
Bisogna notare coi santi Padri che la parola Angelo indica propriamente una funzione. Essi che, per natura, sono dei puri spiriti diventano angeli, cioè messaggeri, quando ci sono mandati o ci comunicano qualche cosa da parte di Dio.
San Paolo univa tanta delicatezza ad un sentimento di riverenza verso gli Angeli allorché, ordinando alle donne cristiane di velare la loro testa in chiesa, in segno di modesta soggezione, voleva che ciò lo si facesse propter angelos, cioè perché gli Angeli non fossero offesi o scandalizzati.
Nell’Apocalisse, san Giovanni inviò le sue sette lettere per i vescovi dell’Asia agli Angeli rispettivi delle loro chiese, cioè agli spiriti beati preposti dal Signore a guardia di queste giovani comunità.
Le antiche liturgie fanno spesso menzione dell’angelo del Sacrificio, che trasporta i nostri doni mistici dall’altare terrestre a quello del cielo; quest’Angelo, che obtulit orationem Domino, mentre Tobia badava alle sue opere di carità e di misericordia.
San Benedetto, d’accordo con tutta la tradizione patristica, parlando degli Angeli nobis deputati, che annunciano die noctuque Domino factorum nostrorum opera, esigeva dai suoi monaci un sovrano rispetto per l’ufficio divino a causa della presenza Divinitatis et Angelorum ejus nella chiesa (San Benedetto, Regula Monachorum, VII, 28 e XIX, 6, in PL 66, 372B e 476A, ora in Id., Regola, in San Gregorio Magno, Vita di san Benedetto e la Regola7, trad. it. di PP. Benedettini di Subiaco (a cura di), con Introduzione di Attilio Stendardi, Roma 2006, pp. 137 e 161).










Scuola fiorentina, Affidamento di un bambino al proprio angelo custode, XVII sec., collezione privata


Luis Juárez, Angelo custode, XVII sec., Museo Nacional de Arte, Città del Messico

Vicente Carducho, Allegoria del Santo Angelo custode, XVII sec., Eremo del Santo Angelo custode, Cigarral, Toledo

Bartolomeo Cavarozzi, Angelo custode, XVII sec., Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires

Carlo Bonomi, Angelo custode, 1625-30 circa, Pinacoteca Nazionale, Ferrara

Bernardo Strozzi, Angelo custode, 1628-32, Museum of Fine Arts, Houston

Pietro Ricchi detto Il Lucchese, L'Angelo custode protegge dall'ira divina, 1653

Carlo Dolci, Angelo custode, 1630 circa, collezione privata

Carlo Dolci, Angelo custode, 1640-45, Szépművészeti Múzeum, Budapest

Carlo Dolci, Angelo custode, 1670-75, Museo dell'Opera del Duomo, Prato

Cecco da Caravaggio, Angelo custode con i SS. Ursula e Tommaso apostolo, 1615 circa, museo del Prado, Madrid

Giovanni Bettino Cignaroli, Madonna col Bambino e Santi (Angelo custode e SS. Lorenzo, Lucia, Barbara ed Antonio da Padova), 1759-62, museo del Prado, Madrid

Marcantonio Franceschini, Angelo custode, 1716, Dulwich Picture Gallery, Londra



Domenico Antonio Vaccaro, Angelo custode, 1724 circa

Giambattista Tiepolo, Angelo custode, 1737-38, Civici musei e gallerie di storia e arte, Udine

Pompeo Batoni, Angelo custode, 1761 circa, collezione privata

Francesco de Mura, Angelo custode, XVIII sec.

venerdì 2 ottobre 2015

Dalla Missa De Angelis




Non dimentichiamo i nostri Angeli custodi di cui oggi ricorre la festa

Rilancio da Chiesa e postconcilio:

Non dimentichiamo i nostri Angeli custodi di cui oggi ricorre la festa

Angele Dei, qui custos es mei,
me, tibi commíssum pietáte supérna,
illúmina, custódi, rege et gubérna.
Amen.

Oggi è la festa degli Angeli custodi, laicisticamente trasformata nella "festa dei nonni" dal 2005, per legge del parlamento italiano e proprio, guarda caso, per il 2 ottobre: il giorno della ricorrenza degli Angeli custodi che, nel nuovo mondo secolarizzato, assumono ora il volto dei nonni. Che in qualche modo lo sono, angeli custodi, ma in maniera molto umana e non soprannaturale come quella che ci stiamo perdendo chi per indifferenza e chi per ignoranza, nella totale incuria dei Pastori, sulla maggior parte dei quali è meglio stendere un velo pietoso.
Oltre alle parole di Padre Pio pubblicate di seguito, vi invito a rileggere (o a scoprire, per chi ci conoscesse solo ora) uno splendido insegnamento: Il ministero dei Santi Angeli nella Comunione dei Santi [qui].

Padre Pio parla dell'Angelo Custode

In una lettera scritta da Padre Pio a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, il Santo esalta l’amore di Dio che ha donato all’uomo un dono così grande come l’Angelo Custode:
«O Raffaelina, quanto consola il sapersi di essere sempre sotto la custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabile!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce dolce per l’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere l'anima devota che si studia d’amare Gesù, avendo sempre con sé un sí insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all'angelo san Michele lassù nell'empireo difesero l’onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li rilegarono nell'inferno?Ebbene, sappiate che egli è ancor potente contro satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giammai potrà venir meno dal difenderci. Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi più tristi.Sappiate, o Raffaelina, che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata non vi lagnate di non avere un anima amica, a cui possiate aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi. O deliziosa intimità, o beata compagnia! O se gli uomini tutti sapessero comprendere ed apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo celeste spirito! Rammentate spesso la di lui presenza: bisogna fissarlo coll'occhio dell’anima; ringraziatelo, pregatelo. Egli è così delicato, così sensibile; rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Invocate spesso questo angelo custode, quest’angelo benefico, ripetete spesso la bella preghiera: «Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidata dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre» (Ep. II, p. 403-404).


Ciò che vuole Dio, non ciò che concederebbe il papa - Editoriale di ottobre di “Radicati nella fede”

Nella memoria liturgica dei Santi Angeli Custodi, rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede del mese di ottobre 2015, ripreso anche da Chiesa e postconcilio.




Benedetto Gennari, Angelo custode, XVIII sec., collezione privata

Guercino, Angelo custode, XVII sec., Pinacoteca civica, Fano

Antonio de Pereda y Salgado, Angelo custode, 1646

Domenichino, Angelo custode, 1615, Museo di Capodimonte, Napoli

Melchior-Paul von Deschwanden, Angelo custode, 1859

CIÒ CHE VUOLE DIO, NON CIÒ CHE CONCEDEREBBE IL PAPA

Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 10 - Ottobre 2015


Lo scrivevamo il mese scorso, la nuova messa post-conciliare culla l’agnosticismo, culla il dubbio di fede e l’incertezza perenne, perché intrattiene in un dialogo estenuante tra prete e assemblea e non abitua più a porsi difronte a Dio solo. Per assurdo nella nuova messa, così umana e comunitaria, ci può stare anche chi non crede quasi più o continua a custodire i propri dubbi di fede. Ci può stare chi, non essendo credente, cerca dei motivi più umani per frequentare ancora la chiesa, magari pensando al bene psicologico o sociale che in essa si può ancora trovare. È un agnosticismo a metà, l’agnosticismo di chi, pur non stando difronte a Dio, non si decide ad abbandonare la Chiesa.
Passateci il termine, è una sorta di “agnosticismo cattolico”.
Questo “agnosticismo cattolico”, cullato nella nuova messa, non si ferma al rito, ma investe tutti gli aspetti dell’appartenenza cattolica, come tutto l’affronto della vita. È un agnosticismo universale, che coinvolge tutto, è “cattolico” appunto.
L’agnosticismo cattolico non fa decidere se stare con Dio oppure no, ed è per questo pericolosissimo, illude. Ti illude, ti fa pensare ancora cattolico mentre non lo sei più; e illudendoti rende impossibile il pianto e il dolore che ti porterebbero alla conversione. 
L’agnostico cattolico ha seri dubbi di fede, ma vuole ancora appartenere alla Chiesa.
Perché fa così? Semplicemente perché il peccato non è ragionevole, è contraddittorio, non ha logica. Il peccato si nutre di sentimento, non di ragione. Non credi più o quasi, ma ci tieni ancora alla Chiesa. Ci tieni forse per una nostalgia delle tue radici o forse perché, in un mondo tutto sociale, occorre appartenere ancora a qualche cosa; un club deve pur esserci ancora per te.
E come fa un simile fedele ad appartenere ancora alla Chiesa? Deve domandare che la Chiesa si adegui all’agnosticismo moderno. Deve domandare, pretendere, che la Chiesa si “umanizzi”, perché sia ancora interessante per quelli che, come lui, non sanno più come Dio sia e cosa voglia; per quelli che, come lui, fanno della loro ricerca di Dio il tutto, rifiutando la Rivelazione. Se credono ancora nell’esistenza di Dio, ci tengono a dire che su di Lui c’è libera ricerca e libero pensiero, perché la Rivelazione, Tradizione e Scrittura, è in fondo un’ espressione umana da reinterpretare nel continuo cammino dell’uomo.
In sostanza chiedono una chiesa “latitudinarista”, quella di anglicana memoria: nell’ Inghilterra anglicana, accanto alla chiesa alta e alla chiesa bassa, nel XIX secolo si instaurò sempre più una “Chiesa Larga”, cioè “scettica, beata nel suo scetticismo dogmatico, appena limitato da una certa convenienza esteriore, adattabile a qualunque dottrina” (C. Lovera di Catiglione, Il movimento di Oxford, Morcelliana 1935, p.42).
Siamo ormai anche noi alla Chiesa larga, alla chiesa senza dogma, senza morale assoluta, che salva solo qualche convenienza esteriore, e per questo con la necessità di adattarsi continuamente a quello che la società le chiede di mano in mano.
Solo che questi agnostici di casa nostra, sentendosi ancora cattolici, a chi chiedono questa chiesa larga? La chiedono al Papa, certo!
Assistiamo ai giorni nostri proprio a questa tragica assurdità: i cattolici latitudinaristi, agnostici ma desiderosi di appartenere ancora alla Chiesa, chiedono che il Papa allarghi su tutto, dottrina e morale. Chiedono che il Papa faccia una casa grande dove tutti, proprio tutti, possano stare dentro; tutti eccetto i non-latitudinaristi, i tradizionali.
E siccome sono agnostici, non si chiedono se Dio lo vuole, ma se il Papa lo concede! Siamo ormai alla follia.
I mesi che verranno saranno il teatro di questi latitudinaristi di ogni ordine e grado, fedeli-preti-vescovi-cardinali. Battaglieranno per ottenere dal Papa più concessioni possibili, ma tutte quelle che otterranno non avranno alcun valore, perché non si domandano cosa Dio voglia.
La Chiesa è di Dio, suo unico Signore è Gesù Cristo, e vi appartiene solo chi domanda la verità di Dio e la volontà di Dio. Le concessioni degli ecclesiastici, più o meno larghe, più o meno alla moda con l’immoralità del mondo, non valgono nulla. Non valgono nulla perché gli ecclesiastici hanno l’unico potere di ripetere la volontà di Dio e di aiutare le anime a compierla.
Dio ha parlato, si è rivelato, non è rimasto un Dio sconosciuto; non è un Dio per gli agnostici. Se fosse così non ci sarebbe la Chiesa, né il Papa, né i vescovi né i preti.
Il Papa c’è per custodire ciò che c’è già, ciò che è di Dio. Il Papa non costruisce un Dio per gli agnostici del momento, questo sarebbe mostruoso, sarebbe di fatto l’ateismo.
Il Papa non è un sorta di “ Re Mida”, che toccando trasforma in buono ciò che non lo è. Il Papa ha l’unico potere di ricordare ciò che Dio ha rivelato e chiesto, punto.
Per questo, nei mesi che verranno, dovremo chiedere la grazia di non scandalizzarci, cioè di non inciampare nella fede, vedendo i tanti, i troppi cattolici agnostici inneggiare alle possibili concessioni della gerarchia allo spirito del mondo, nella dottrina e nella morale.
E non ci scandalizzeremo se ci terremo fermi nella domanda: ma tutto questo Dio lo vuole? Tutto questo allargare le maglie sulle religioni non cristiane, sul matrimonio e sui divorziati risposati, sulla disciplina dei sacramenti, Dio lo vuole? Tutte le parole tenere sulle immoralità alla moda, Dio le vuole? Dio ha parlato così? Cosa dice la Sacra Scrittura e l’insegnamento bimillenario della Chiesa che le fa eco?
Non ciò che il Papa concederà, ma ciò che Dio vuole: questo dobbiamo domandarci.
Solo così sarà al sicuro la nostra anima, solo così sarà salva la Chiesa stessa, Papa, cardinali, vescovi, preti e fedeli insieme.
Alla fine della vita compariremo difronte a Dio, e saremo giudicati se avremo fatto la sua volontà, e non su quanto avremo ottenuto dal Papa.

Fonte: Radicati nella fede, 29.9.2015