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sabato 3 aprile 2021
"Quid quaeritis viventem cum mortuis? Non est hic, sed surrexit" (Luc. XXIV, 6)
venerdì 2 agosto 2019
Perché Maria è Regina degli Angeli?
In occasione
della festa della Madonna, regina degli Angeli, rilanciamo questo contributo.
Perché Maria è Regina degli
Angeli?
a cura di Giuliano Zoroddu
1° PUNTO.
Maria Regina
degli Angeli, poiché Figlia prediletta del l’eterno Padre.
Considera come Dio Creatore
sapientissimo ordinò le corporali e spirituali pure creature tra loro con
unione e dipendenza delle inferiori alle superiori, e di queste alla suprema e
più perfetta tra tutte; a quella cioè che fosse stata col fatto stesso, con
preminenza di doni e qualità, a tutte le altre preposta. E la più nobile, ricca
di ogni prerogativa, e meglio fornita di sapienza e bontà, fu la Vergine Maria, che l’eterno Padre antepose alle opere della
creazione, mentre con lei e per lei dava alle altre essere e leggi. “Cum eo
eram cuncta componens … Per me reges regnant, et legum conditores iusta
decernunt … Mecum sunt divitiae et gloria” (Prov. VIII) [1], può Maria dire con la divina Sapienza. Le
cose corporee si subordinava al bene dell’uomo; e questi doveva loro
presiedere: “Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram; et
praesit piscibus maris, et volatilibus coeli, et be stiis, universaeque terrae,
omnique reptili quod movetur in terra” (Gen. 1, 26)[2]. Ma gli uomini consociati con divine ed
umane leggi, dagli Angeli ad essi superiori ricevevano lumi ed aiuti; e gli
uomini e gli Angeli, il regno tutto delle intelligenze, alla primogenita tra le
semplici creature, e al capolavoro fra tutto il puro creato doveva sottostare,
e prestar obbedienza. “Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem,
continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure
dicatur Regina mundi et Domina”[3] (Gers., Tract. 4. in Magn.
et alib.). Adunque all’ordine naturale sovrastando il sovrannaturale;
ed in cima di questo trovandosi per ragione del Redentore la divina Madre; a
costei il Creatore, colmandola di grazia e poscia di gloria, diede il regno
dell’universo, e la costituì Regina degli Angeli e degl’uomini. “Vestita
est ab eo gloria et decore: coelorum terrarumque Regina constituta est, et in
ministerium data est illi omnis creatura, quae sub Deo est”[4] (S. Thom. de Vill. Conc. de
Ass.). Quindi s. Germano la chiamò Signora degli Angeli, e Padrona di
tutto il creato: “Angelorum Domina, rerum omnium conditarum Hera” (C.P.
de Praesent.); e s. Bernardo dopo aver distribuite le creature in differenti
gradi per natura e qualità, conchiude: “Omnia quae in coelo sunt et in
terra; quae divino imperio sunt subiugata, eadem Beatae Virgini sunt subiecta”
(T. 2. l. 6. a 3. c. 6.): tutte le cose celesti e terrestri che sono soggette a
Dio, lo sono pur anche alla benedetta sua Madre. Rifletti inoltre, che l’eterno
Padre sollevava Maria ad aver con lui un identico Figlio; e a ciò le
comunicava, dal fonte ch’egli è di eterna generazione, una fecondità per la
quale ad esso potesse congiungersi in affinità. Ma con tal dono le dava
altresì un potere che rispondesse alla dignità: ond’è che sui Troni eccedesse
colla prossimità, fermezza e stabilità in Dio; sulle Dominazioni col dominio
nel disporre e comandare ciò che si attiene ai divini ministeri; sulle Virtù
colla fortezza nell’adoperare i mezzi a fini, vincendo qualsiasi ostacolo della
natura; e sulle Potestà colla gagliardia nel respingere i maligni spiriti nel
Regno di Dio sulla terra, a quel modo che le terrene Podestà allontanano i
malfattori. Così Maria, all’eterno Padre strettamente congiunta, ebbe la
superiorità su tutti quegli ordini angelici, che di alcun potere sono
investiti nella corte Celeste. Perciò chi le negherà il titolo, onde la S.
Chiesa la invoca di Regina degli Angeli? Godi di tanta gloria di Maria, e
giubila del tuo proprio onore, avendo a madre la Regina degli Angeli. Ringrazia
l’eterno Padre che sì alto potere avesse a lei affidato; ed emula l’impegno
degli Angeli nel benedire e render gloria alla Regina del Cielo e della Terra.
2° PUNTO.
Maria Regina
degli Angeli, poiché Madre del Verbo incarnato.
Considera inoltre che il
titolo di Regina degli Angeli si conviene a Maria per essere la Madre di Gesù
Cristo, il quale fu costituito da Dio su tutte le gerarchie degli Angeli: “Constituens
ad dexteram suam in coelestibus, supra omnem Principatum, et Potestatem, et
Virtutem, et Dominationem”[5] (Eph. 1, 20); la Madre di colui dal
quale furono create le cose: “Quoniam in ipso condita sunt universa in
coelis et in terra, visibilia et invisibilia: sive Throni, sive Dominationes,
sive Principatus, sive Potestates”[6] (Colos. 1, 16). Or se l’eterno Padre
diede a Maria tal potere da dover essere a dritto Regina degli Angeli; l’eterno
Verbo che è la Sapienza del Padre, ed a cui si attribuisce in particolar modo
la scienza, come al Padre la potenza, a Maria, alla quale di già perché sua
Madre competeva esser Regina degli Angeli, volle dare tal prerogativa nella
scienza, che per essa sorpassasse di lunga mano la pienezza della scienza dei
Cherubini nel penetrare gl’intimi segreti misteri di Dio; e quella di cui
godono i Principati, gli Arcangeli, e gli Angeli, nel saper eseguir rettamente
quanto in grandi o tenui imprese operano nell’universo; e quella infine che
hanno le Dominazioni, le Virtù, e le Podestà di ordinare, disporre, ed
efficacemente imperare tutto ciò che si attiene alla divina gloria nel
ministero degli uomini. L’eterno Verbo non volle dotarla di meno nella
scienza, che fatto avesse fatto, nel potere, l’eterno Genitore. Che se i
Cherubini primeggiano sugl’inferiori ordini nella perfezione con cui vedono
Dio, e nella intensità del lume che da esso ricevono, onde conoscono l’eterne
ragioni delle cose, e la bellezza e l’ordine loro, e cotal cognizione
diffondono neo sottoposti ordini; chi potrà comprendere di quanto copiosi
lucidissimi veri il Verbo arricchisse sua Madre, sicché effettivamente, volendo
trasandar ogni altra ragione del suo regio dominio, dire si potesse Regina dei
Cherubini? Senza dubbio che da lei quegli spiriti apprendono misteri altissimi,
e sono illuminati a meglio penetrar le ragioni di Dio e delle cose, e ad ammirar
in queste con maggiore distinzione e perspicuità le parti, l’ordine e il fine
loro peculiare. Per il quale altissimo grado che Maria ha di potere insieme e
di sapienza, innanzi a lei si confondono i rimanenti ordini delle altre
gerarchie; e quelle intelligenze come suoi ministri si muovon prontissimi ad
obbedire non che ai comandi, ai cenni e desideri suoi, a pro degl’individui di
cui son custodi, e delle città, dei regni e delle nazioni su cui stanno
difensori, e reggitori. O quanti millioni d’Angeli servono a Maria! Tutti
quegli che sono soggetti a Gesù suo Figlio. “Oportebat Dei Matrem, quae
Filii erant, possidere; etenim Filius res omnes conditas ei in servitutem
addixit” (S. Io. Damasc., Or. de S. M.). Sì certamente
conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che possiede il Figlio: conveniva
ché il Figlio assoggettasse a lei le creature a sé soggette. Ma oltre a questa
natural convenienza di comune possedimento tra Madre e Figlio, questi le volle donare
di più tale scienza che per essa fosse superiore ai Cherubini e a tutti quegli
Angeli, a quali appartiene la direzione e l’eseguimento della divina
provvidenza nel reggimento degli uomini e nell’amministrazione dell’universo.
Che perciò, dice s. Pier Damiani, ella è perfetta come il Sole, poiché come lui
di più solido chiarore illumina gli Angeli e gli uomini: “Perfecta ut Sol,
quia sicut sol solus orbem illuminat, sic haec solidiori lumine et Angelos et
homines illustrat” (Serm. de Annunc. ). E il Sole, splendore eterno e
sostanziale dell’eterno Genitore, è il Figlio suo, il quale irradiandola della
infinita sapienza, gli stessi Cherubini e le altre Virtù celesti trae in estasi
di meraviglia e stupore. “Tu thronum Cherubicum divinitatis fulgore superas
… Deipara etiam coelorum Virtutes in stuporem convertit. Obstupuerunt omnes
Angeli, Cherubim quoque ac Seraphim”[7]. (S. Epiph., Serm. de laud. Virg.).
Iddio nell’illuminare le altre creature, e sì massime gli Angeli, e più tra
questi i Cherubini, si comporta da Padrone coi suoi servi; con Maria però
tratta da Figlio, e da Figlio amantissimo; e quindi in lei con quella pienezza
stessa diffonde i suoi lumi, colla quale si posò sostanzialmente
nell’immacolato suo seno, come in Tempio di sua Maestà. Attesa la copia e
purezza di tanti splendori, s. Epifanio magnifica ed esalta Maria più onorata
dei Cherubini: “Omnium Regina, sublimior coelicolis, purior solis radiis, et
splendoribus honoratior Cherubim”[8] (Or. de laud. Virg.). Vedi nuovo
motivo di esultanza all’animo tuo, di congratulamento con Maria, e di
rendimento di grazie al Verbo umanato, il quale volendo di fatti sublimar Maria
su tutte le gerarchie angeliche, alla potenza onde l’aveva investito il Padre,
tanto si compiacque di aggiungere di profondissima Sapienza. Intanto non
lasciare di prostrarti a suoi piedi; e venerandola Regina degli Angeli e tua,
domandale più copiosi lumi nell’apprendere la immortale sapienza de Santi,
custodito e guidato in sul cammino della felicità eterna dal tuo Angelo
tutelare.
3° PUNTO.
Maria Regina
degli angeli, poiché Sposa dello Spirito Santo.
Considera che tra gli ordini
angelici supremo è quello che si compone di Serafini, Spiriti che ardono d’un
vasto amore verso Dio: per la quale singolare proprietà e dote si distinguono
dagli ordini inferiori. Or di questi ancora fu Regina Maria per duplice motivo;
l’uno comune, l’altro particolare. Il motivo comune è, che ella è Sposa dello
Spirito Santo, il quale è Re supremo dell’universo, poiché Dio. Adunque
siccome Maria è Regina perché prediletta figlia dell’eterno Padre, e Genitrice
del Verbo umanato, così a dismisura più le conviene la regia dignità per essere
Sposa dello Spirito Santo. Ogni Sposa di Re è Regina. Il motivo poi singolare e
proprio si è il suo amore, col quale sopravanza immensamente l’amore di tutti
gli Angeli Serafini. Lo Spirito Santo che è sostanzialmente Amore, si elesse a
Sposa Maria, e le diede somiglianza di se, quanto poteva prenderne
creatura. Perciò le accese in cuore tale una vampa di purissima carità, da
parere una scintilla rimpetto a lei tutto l’amore de Serafini. “Spiritus
Sanctus occurrit Virgini gloriosae, eam recognoscens formam sui amoris … Tantam
largitatem et copiam (Virgo) Spiritus Sancti accepit, quantum potest creatura
viatria recipere, non Deo unita unitate personae” (S. Bernardin. t. 3.
serm. 11. et de Nom. Mar.). Solo Gesù Cristo oltrepassò in amore Maria, mercé
la quale la umanità era in lui unita alla divinità nella persona del Verbo. Del
resto l’amore delle altre creature è come una lucciola in faccia al sole, se si
paragoni con quello di Maria. Laonde i Serafini contemplandola, vieppiù
si accendono ad amare quel Dio che sì intensamente è amato dalla loro Regina;
ed essendo proprio ufficio di essi eccitare gli Spiriti a sè soggetti a
fervorosa carità, nuovo ardore concepiscono dal focosissimo amore di
quell’amantissima Regina, onde aggiungano stimoli di carità in quegli ordini
inferiori. Eh! possiam francamente asserire, che essendo lo Spirito
Santo per natura sostanzialmente Amore; Maria sua Sposa sia per grazia la
Regina dell’amore; e conseguentemente siano a lei sudditi quegli Spiriti che
posseggono in sommo grado una vita d’intelligenza e di amore. Posto ciò se
condegnamente è Regina quella Donna, la quale oltre all’essere Figlia, Madre e
Sposa di Re, riunisca in modo eccellentissimo e oltre misura eminente le
qualità di Sapienza, Bontà e Potenza; doti che innalzano a dritto su tutti gli
altri chi n’è fornito eccedente mente: si negherà a Maria, che di cotali
prerogative possiede a dismisura, anche sol per questo riguardo la gloria di
Regina degli Angeli? Or intendi meglio l’espressione del Gersone: “Maria,
iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem
creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina”.
Se le sensate creature sono servite dalle insensate, ed esse servono alle
ragionevoli, le quali altresì la cedono alle pure intelligenze: subordinazione
derivante dal riunire che in sé fanno le superiori creature quelle doti che si
trovano sparse nelle inferiori colla sopraggiunta di un altro pregio tutto lor
proprio, dalle inferiori non ottenibile, trovandosi in Maria una superiorità
eminentemente eccedente le proprietà che sono divise negli Angeli; e oltre di
ciò un cumulo sublimissimo d’ogni perfezione, a cui non potranno mai giungere
tutte insieme le angeliche gerarchie; ella per verità è sovranamente ad esse
superiore, è loro Regina. Gran motivo di somma consolazione per te. La tua
Madre è Regina degli Angeli, degli stessi Serafini i quali più da vicino
rendono a Dio omaggi di adorazione e di amore. O quanto più di essi avvampò di
carità! Chiedile adunque che delle ardenti fiamme, ond’ella ama Dio, ti faccia
partecipe, talché non solamente ti riscaldi, ma ti accenda del divino amore.
Chiedile che simile ti renda agli Angeli nei puri costumi, nella immacolatezza
della vita, nella facilità di apprendere la divina sapienza, nell’ardore
d’amare il sommo infinito Bene. Frattanto studiati di emulare cotali angeliche
prerogative, cooperando diligentemente all’aiuto che te ne porgerà essa Regina
de gli Angeli; poiché in chi ella scorge desiderio di giungere a virtù tanta,
diffonde in più larga copia i suoi doni, elargisce regalmente le sue
munificenze.
PREGHIERA
Eccelsa Madre di Dio, e Regina
degli Angeli, non isdegnate guardar per figlio questa povera creatura debole,
ignorante, peccatrice. Oh se vi avessi conosciuto sin dai teneri miei anni,
onorandovi colle angeliche virtù tanto care all’immacolatissimo vostro Cuore!
Me misero! tenni dietro alle vanità della terra, e al pari di loro divenni
vuoto di veri beni, e colmo soltanto di miserie e peccati. Deh! gloriosissima
Regina, voi che siete ancora la pietosa Madre della misericordia e della
clemenza, perdonatemi se mi assomigliai agli Angeli ribelli con la superbia
della vita e l’iniquità delle operazioni. Me ne duole di tutto cuore; e vi
protesto che pronto a morire anziché disgustarvi in avvenire, vorrò seguire le
orme dei fedeli vostri divoti, e con la umiltà e purezza di cuore meritarmi il
real vostro patrocinio. Ma perché più facilmente ottener possa un tanto bene,
voi che siete obbedita e servita dagli Angeli qual gloriosissima loro Regina,
fate che per ossequio e amor vostro, più gelosamente mi custodiscano ed
aiutino, e con santi pensieri ed efficaci affetti mi spronino alla
mortificazione de’miei sensi e delle mie passioni, all’amore delle virtù,
soprattutto della purità. Ispirate altresì al mio spirito sentimenti di
riverenza e docilità verso di essi; onde ne ascolti le ispirazioni, segua i
consigli, ami gli affetti, né mai gli disgusti nella cura e protezione che
prendono di me. Per tal maniera sarò anch’io sicuramente ammesso all’eternità
beata; dove insiem cogli Angeli prostrato all’eccelsissimo vostro trono, vi
onorerò e benedirò mia particolar Signora e Regina. Pregate, o Regina degli
Angeli, pregate per me.
Pasquale Grassi SJ, Le
litanie della santissima Vergine spiegate e proposte in forma di considerazioni,
Napoli, 1859, pp. 225-230.
[1] “Con lui ero io, disponendo tutte le
cose … per me regnano i re e i legislatori ordinano ciò che è giusto … con me
stanno ricchezze e gloria”.
[2] “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a
nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul
bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano
sulla terra”.
[3] “Maria, stando alla gerarchia di
Dionigi [lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, ndr], eminentemente ha in sé tutte le
perfezioni delle creature inferiori, onde di diritto sia detta Regina del
mondo e Signora”.
[4] “È rivestita da Dio di gloria e
grazia, costituita Regina e dei cieli e della terra, e in suo potere sono state
poste tutte le creature che stanno sotto Dio”.
[5] “Lo fece sedere alla sua destra nei
cieli, al di sopra di ogni Principato e Potestà, di ogni Virtù e
Dominazione”.
[6] “Per mezzo di lui sono state create
tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle
invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”.
[7] “Tu superi in fulgore il
cherubico trono della divinità … la Madre di Dio stupisce le Virtù. Ne
stupirono gli Angeli, i Cherubini e i Serafini”.
[8] “Regina di tutti, più sublime degli
abitanti del Cielo, più pure dei raggi del sole, più ornata di splendori dei
Cherubini”.
Fonte:
Radiospada,
2.8.2019
lunedì 10 dicembre 2018
Un aforisma del papa Leone X in occasione della festa della Trasvolazione angelica della Santa Casa di Loreto
domenica 2 ottobre 2016
“Ergo et Fílius hóminis salvat, et Deum Angeli vident, et Angeli pusillórum præsunt fidélium oratiónibus. Præésse Angelos absolúta auctóritas est. Salvatórum ígitur per Christum oratiónes Angeli quotídie Deo ófferunt. Ergo periculóse ille contémnitur, cujus desidéria ac postulatiónes ad ætérnum et invisíbilem Deum, ambitióso Angelórum famulátu ac ministério, pervehúntur” (Lect. IX – III Noct. - Sancti Hilarii Episcopi, Comment. in Matth. can. 18, post initium) - Ss. ANGELORUM CUSTODUM
In verità, la festa romana del 29 settembre
comprendeva, con san Michele, tutta la corte celeste e, fin dalla prima
colletta della messa, essa metteva in evidenza l’ufficio speciale affidato da
Dio agli Angeli, che è di vegliare con sollecitudine su noi.
Questo pensiero profondo dei sacri Dottori
rivela una magnifica unità di tutta la creazione, visibile ed invisibile,
mortale ed angelica.
Le creature superiori sono in rapporto intimo
con le gerarchie inferiori che esse illuminano e proteggono.
Una seconda festa degli Angeli custodi,
distaccata dalla festa primitiva del 29 settembre, non si poté stabilire che in
un’epoca molto tarda, e quando lo spirito della liturgia cessò di essere
compreso: poiché san Michele aveva la sua festa, si volle che pure gli Angeli
custodi avessero la loro.
È così che Paolo V, con un decreto del 27
settembre 1608, dichiarò la festa degli Angeli custodi duplex
ad libitum, e la fissò al primo giorno libero
dopo quella di san Michele. Più tardi, Clemente X, nel 1670, le assegnò il 2
ottobre con rito doppio, elevato al rango di rito doppio maggiore nel 1883.
Roma
cristiana ha dedicato ai Santi Angeli Custodi una chiesa nel quartiere Monte
Sacro, costruita tra il 1924 ed il ’25. Dal 1965 è titolo cardinalizio (Santi Angeli Custodi a Città Giardino). Essa è stata dedicata agli angeli custodi per
ricordare la chiesa seicentesca di Sant’Angelo
Custode al
Tritone, esistente nel rione Trevi (su questa chiesuola, cfr. M. Armellini, Le
chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana,
Roma 18912, pp. 273-274), che
fu demolita tra il 1928 e il 1929 per l’allargamento di via del Tritone e la
costruzione del tunnel sotto il Quirinale.
La
messa rappresenta come una rapsodia di messe precedenti in onore dell’Arcangelo.
L’introito
è lo stesso del 29 settembre.
Il
Signore deputa gli Angeli a custodia dei fedeli, non soltanto per una ragione
di unità ed armonia nell’ordine del creato, ma anche a causa del dovere degli
Angeli nei riguardi del Cristo. È da lui, in effetti, che ricevono la loro
gloria; pure per tale ragione, questi spiriti beati, in dovere di gratitudine e
di soggezione verso colui che è caput
hominum et angelorum, custodiscono la Chiesa ed i
fedeli, che rappresentano la Sposa scelta dal Salvatore ed i membri del suo
corpo mistico.
La
prima lettura è tratta dall’Esodo (Es. 23, 20-23). Il Signore vi promette al
popolo israelita, in giro per la Palestina, un angelo per guidarli ed
assisterli. Qui, l’Angelo rappresenta Dio stesso: egli porta l’impronta del suo
Nome ineffabile; che l’Israelita sappia dunque che non potrebbe impunemente
mancargli di rispetto. Egli è anche il vendicatore della santità di Dio offesa
ed ha il potere di ridurre ad obbedienza col terrore questo popolo carnale.
Nella
storia di molti santi, notiamo anche la severità dei loro Angeli custodi,
attenti a non lasciare impunita in queste anime elette la più leggera
infedeltà. Forse, si potrebbe ricercare la ragione di questa sorta di rigore
pieno d’amore, non solo nel piano sapientissimo della Provvidenza che vuole,
col ministero degli Angeli, purificare e condurre ad una santità speciale
alcune anime predestinate, ma anche nella squisita perfezione stessa della
natura angelica, la quale non può concepire, così come lo fanno Gesù Cristo e
la beata Vergine, errore di esperienza propria e diretta, cioè la debolezza
umana: Non habemus Pontificem
qui non possit compati infirmitatibus nostris, probatus per omnia, absque
peccato.
Il
responsorio, tratto dal Sal. 91 (90), concerne l’ordine dato da Dio ai suoi
Angeli di difenderci in tutte le nostre vie, ed è comune alla I Domenica di
Quaresima.
Il
versetto alleluiatico è tratto dal Sal. 103 (102).
Gli
Angeli sono i ministri della Divina Provvidenza, la quale, per condurci alla
predestinazione finale, ha costume di distribuire volta a volta le ricompense o
i patimenti. Gli Angeli salgono al cielo per offrire a Dio l’incenso delle nostre
preghiere e ci riportano il balsamo delle divine misericordie. Talora, al
contrario, essi accusano la nostra ingratitudine e Dio mette allora le fruste
tra le loro mani per richiamare all’ordine i suoi piccoli bambini di quaggiù.
La
lettura evangelica è la stessa dell’8 maggio. Il Salvatore ci rivela
esplicitamente il mistero magnifico d’amante condiscendenza che è oggetto della
festa di questo giorno. Tutti i fedeli, pure i più piccoli e più umili, sono
affidati agli Angeli incaricati di custodirli.
L’antifona
per l’offertorio è tratta dal Sal. 103 (102).
L’antifona
per la Comunione (Dan 3, 58) è improntata al celebre cantico chiamato un tempo delle
benedizioni.
Bisogna
notare coi santi Padri che la parola Angelo indica propriamente una
funzione. Essi che, per natura, sono dei puri spiriti diventano angeli,
cioè messaggeri, quando ci sono mandati o ci comunicano qualche cosa da parte
di Dio.
San
Paolo univa tanta delicatezza ad un sentimento di riverenza verso gli Angeli
allorché, ordinando alle donne cristiane di velare la loro testa in chiesa, in
segno di modesta soggezione, voleva che ciò lo si facesse propter angelos,
cioè perché gli Angeli non fossero offesi o scandalizzati.
Nell’Apocalisse,
san Giovanni inviò le sue sette lettere per i vescovi dell’Asia agli Angeli
rispettivi delle loro chiese, cioè agli spiriti beati preposti dal Signore a
guardia di queste giovani comunità.
Le
antiche liturgie fanno spesso menzione dell’angelo del Sacrificio, che
trasporta i nostri doni mistici dall’altare terrestre a quello del cielo; quest’Angelo,
che obtulit orationem Domino, mentre Tobia badava alle sue opere di carità e di
misericordia.
San Benedetto, d’accordo
con tutta la tradizione patristica, parlando degli Angeli nobis deputati, che annunciano die noctuque Domino factorum nostrorum opera, esigeva dai suoi
monaci un sovrano rispetto per l’ufficio divino a causa della presenza Divinitatis et Angelorum ejus nella chiesa (San Benedetto, Regula Monachorum, VII, 28 e XIX, 6, in PL 66, 372B e 476A, ora in Id., Regola,
in San Gregorio Magno, Vita di
san Benedetto e la Regola7, trad. it. di PP. Benedettini di Subiaco
(a cura di), con Introduzione di Attilio
Stendardi, Roma 2006, pp. 137 e 161).
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| Scuola fiorentina, Affidamento di un bambino al proprio angelo custode, XVII sec., collezione privata |
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| Luis Juárez, Angelo custode, XVII sec., Museo Nacional de Arte, Città del Messico |
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| Vicente Carducho, Allegoria del Santo Angelo custode, XVII sec., Eremo del Santo Angelo custode, Cigarral, Toledo |
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| Bartolomeo Cavarozzi, Angelo custode, XVII sec., Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires |
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| Carlo Bonomi, Angelo custode, 1625-30 circa, Pinacoteca Nazionale, Ferrara |
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| Bernardo Strozzi, Angelo custode, 1628-32, Museum of Fine Arts, Houston |
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| Pietro Ricchi detto Il Lucchese, L'Angelo custode protegge dall'ira divina, 1653 |
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| Carlo Dolci, Angelo custode, 1630 circa, collezione privata |
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| Carlo Dolci, Angelo custode, 1670-75, Museo dell'Opera del Duomo, Prato |
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| Cecco da Caravaggio, Angelo custode con i SS. Ursula e Tommaso apostolo, 1615 circa, museo del Prado, Madrid |
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| Giovanni Bettino Cignaroli, Madonna col Bambino e Santi (Angelo custode e SS. Lorenzo, Lucia, Barbara ed Antonio da Padova), 1759-62, museo del Prado, Madrid |
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| Marcantonio Franceschini, Angelo custode, 1716, Dulwich Picture Gallery, Londra |
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| Domenico Antonio Vaccaro, Angelo custode, 1724 circa |
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| Giambattista Tiepolo, Angelo custode, 1737-38, Civici musei e gallerie di storia e arte, Udine |
| Pompeo Batoni, Angelo custode, 1761 circa, collezione privata |
| Francesco de Mura, Angelo custode, XVIII sec. |
domenica 14 febbraio 2016
Inno bizantino della Quaresima "Ora i poteri del cielo"
(in versione russa)
(in versione greca)
Fonte: New Liturgical Movement, Feb. 12, 2016; Gregory Dipippo, Another Chant for the Liturgy of the Presanctified, ivi, March 9, 2018.
Nella tradizione liturgica latina, invece, abbiamo l'inno vesperale Audi Benigne Conditor
venerdì 2 ottobre 2015
Non dimentichiamo i nostri Angeli custodi di cui oggi ricorre la festa
Rilancio da Chiesa e
postconcilio:
Non dimentichiamo i
nostri Angeli custodi di cui oggi ricorre la festa
Angele Dei, qui
custos es mei,
me, tibi commíssum
pietáte supérna,
illúmina,
custódi, rege et gubérna.
Amen.
Oggi è la festa
degli Angeli custodi, laicisticamente trasformata nella "festa dei
nonni" dal 2005, per legge del parlamento italiano e proprio, guarda caso,
per il 2 ottobre: il giorno della ricorrenza degli Angeli custodi che, nel
nuovo mondo secolarizzato, assumono ora il volto dei nonni. Che in qualche modo
lo sono, angeli custodi, ma in maniera molto umana e non soprannaturale come
quella che ci stiamo perdendo chi per indifferenza e chi per ignoranza, nella
totale incuria dei Pastori, sulla maggior parte dei quali è meglio stendere un
velo pietoso.
Oltre alle parole di
Padre Pio pubblicate di seguito, vi invito a rileggere (o a scoprire, per chi
ci conoscesse solo ora) uno splendido insegnamento: Il ministero dei
Santi Angeli nella Comunione dei Santi [qui].
Padre Pio parla
dell'Angelo Custode
In una lettera
scritta da Padre Pio a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, il Santo esalta
l’amore di Dio che ha donato all’uomo un dono così grande come l’Angelo Custode:
«O Raffaelina, quanto consola il sapersi di essere sempre sotto la custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabile!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce dolce per l’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere l'anima devota che si studia d’amare Gesù, avendo sempre con sé un sí insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all'angelo san Michele lassù nell'empireo difesero l’onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li rilegarono nell'inferno?Ebbene, sappiate che egli è ancor potente contro satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giammai potrà venir meno dal difenderci. Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi più tristi.Sappiate, o Raffaelina, che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata non vi lagnate di non avere un anima amica, a cui possiate aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi. O deliziosa intimità, o beata compagnia! O se gli uomini tutti sapessero comprendere ed apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l'uomo, a noi assegnò questo celeste spirito! Rammentate spesso la di lui presenza: bisogna fissarlo coll'occhio dell’anima; ringraziatelo, pregatelo. Egli è così delicato, così sensibile; rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Invocate spesso questo angelo custode, quest’angelo benefico, ripetete spesso la bella preghiera: «Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidata dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre» (Ep. II, p. 403-404).
Ciò che vuole Dio, non ciò che concederebbe il papa - Editoriale di ottobre di “Radicati nella fede”
Nella memoria liturgica dei Santi
Angeli Custodi, rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede del
mese di ottobre 2015, ripreso anche da Chiesa e postconcilio.
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| Benedetto Gennari, Angelo custode, XVIII sec., collezione privata |
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| Guercino, Angelo custode, XVII sec., Pinacoteca civica, Fano |
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| Antonio de Pereda y Salgado, Angelo custode, 1646 |
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| Domenichino, Angelo custode, 1615, Museo di Capodimonte, Napoli |
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| Melchior-Paul von Deschwanden, Angelo custode, 1859 |
CIÒ CHE VUOLE DIO, NON CIÒ CHE CONCEDEREBBE IL PAPA
Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 10 - Ottobre 2015
Lo scrivevamo il mese scorso, la
nuova messa post-conciliare culla l’agnosticismo, culla il dubbio di fede e l’incertezza
perenne, perché intrattiene in un dialogo estenuante tra prete e assemblea e
non abitua più a porsi difronte a Dio solo. Per assurdo nella nuova messa, così
umana e comunitaria, ci può stare anche chi non crede quasi più o continua a
custodire i propri dubbi di fede. Ci può stare chi, non essendo credente, cerca
dei motivi più umani per frequentare ancora la chiesa, magari pensando al bene
psicologico o sociale che in essa si può ancora trovare. È un agnosticismo a
metà, l’agnosticismo di chi, pur non stando difronte a Dio, non si decide ad
abbandonare la Chiesa.
Passateci il termine, è una sorta
di “agnosticismo cattolico”.
Questo “agnosticismo cattolico”,
cullato nella nuova messa, non si ferma al rito, ma investe tutti gli aspetti
dell’appartenenza cattolica, come tutto l’affronto della vita. È un
agnosticismo universale, che coinvolge tutto, è “cattolico” appunto.
L’agnosticismo cattolico non fa
decidere se stare con Dio oppure no, ed è per questo pericolosissimo, illude.
Ti illude, ti fa pensare ancora cattolico mentre non lo sei più; e illudendoti
rende impossibile il pianto e il dolore che ti porterebbero alla
conversione.
L’agnostico cattolico ha seri
dubbi di fede, ma vuole ancora appartenere alla Chiesa.
Perché fa così? Semplicemente
perché il peccato non è ragionevole, è contraddittorio, non ha logica. Il
peccato si nutre di sentimento, non di ragione. Non credi più o quasi, ma ci
tieni ancora alla Chiesa. Ci tieni forse per una nostalgia delle tue radici o
forse perché, in un mondo tutto sociale, occorre appartenere ancora a qualche
cosa; un club deve pur esserci ancora per te.
E come fa un simile fedele ad
appartenere ancora alla Chiesa? Deve domandare che la Chiesa si adegui all’agnosticismo
moderno. Deve domandare, pretendere, che la Chiesa si “umanizzi”, perché sia
ancora interessante per quelli che, come lui, non sanno più come Dio sia e cosa
voglia; per quelli che, come lui, fanno della loro ricerca di Dio il tutto,
rifiutando la Rivelazione. Se credono ancora nell’esistenza di Dio, ci tengono
a dire che su di Lui c’è libera ricerca e libero pensiero, perché la
Rivelazione, Tradizione e Scrittura, è in fondo un’ espressione umana da
reinterpretare nel continuo cammino dell’uomo.
In sostanza chiedono una chiesa “latitudinarista”,
quella di anglicana memoria: nell’ Inghilterra anglicana, accanto alla chiesa
alta e alla chiesa bassa, nel XIX secolo si instaurò sempre più una “Chiesa
Larga”, cioè “scettica, beata nel suo scetticismo dogmatico, appena limitato
da una certa convenienza esteriore, adattabile a qualunque dottrina” (C.
Lovera di Catiglione, Il movimento di Oxford, Morcelliana 1935,
p.42).
Siamo ormai anche noi alla Chiesa
larga, alla chiesa senza dogma, senza morale assoluta, che salva solo
qualche convenienza esteriore, e per questo con la necessità di adattarsi
continuamente a quello che la società le chiede di mano in mano.
Solo che questi agnostici di casa
nostra, sentendosi ancora cattolici, a chi chiedono questa chiesa larga? La
chiedono al Papa, certo!
Assistiamo ai giorni nostri
proprio a questa tragica assurdità: i cattolici latitudinaristi, agnostici ma
desiderosi di appartenere ancora alla Chiesa, chiedono che il Papa allarghi su
tutto, dottrina e morale. Chiedono che il Papa faccia una casa grande dove
tutti, proprio tutti, possano stare dentro; tutti eccetto i
non-latitudinaristi, i tradizionali.
E siccome sono agnostici, non si chiedono se Dio lo vuole, ma se il Papa lo concede! Siamo ormai alla follia.
E siccome sono agnostici, non si chiedono se Dio lo vuole, ma se il Papa lo concede! Siamo ormai alla follia.
I mesi che verranno saranno il
teatro di questi latitudinaristi di ogni ordine e grado,
fedeli-preti-vescovi-cardinali. Battaglieranno per ottenere dal Papa più
concessioni possibili, ma tutte quelle che otterranno non avranno alcun valore,
perché non si domandano cosa Dio voglia.
La Chiesa è di Dio, suo unico Signore
è Gesù Cristo, e vi appartiene solo chi domanda la verità di Dio e la volontà
di Dio. Le concessioni degli ecclesiastici, più o meno larghe, più o meno alla
moda con l’immoralità del mondo, non valgono nulla. Non valgono nulla perché
gli ecclesiastici hanno l’unico potere di ripetere la volontà di Dio e di
aiutare le anime a compierla.
Dio ha parlato, si è rivelato,
non è rimasto un Dio sconosciuto; non è un Dio per gli agnostici. Se fosse così
non ci sarebbe la Chiesa, né il Papa, né i vescovi né i preti.
Il Papa c’è per custodire ciò che
c’è già, ciò che è di Dio. Il Papa non costruisce un Dio per gli agnostici del
momento, questo sarebbe mostruoso, sarebbe di fatto l’ateismo.
Il Papa non è un sorta di “ Re
Mida”, che toccando trasforma in buono ciò che non lo è. Il Papa ha l’unico
potere di ricordare ciò che Dio ha rivelato e chiesto, punto.
Per questo, nei mesi che
verranno, dovremo chiedere la grazia di non scandalizzarci, cioè di non
inciampare nella fede, vedendo i tanti, i troppi cattolici agnostici inneggiare
alle possibili concessioni della gerarchia allo spirito del mondo, nella
dottrina e nella morale.
E non ci scandalizzeremo se ci
terremo fermi nella domanda: ma tutto questo Dio lo vuole? Tutto questo
allargare le maglie sulle religioni non cristiane, sul matrimonio e sui
divorziati risposati, sulla disciplina dei sacramenti, Dio lo vuole? Tutte le
parole tenere sulle immoralità alla moda, Dio le vuole? Dio ha parlato così?
Cosa dice la Sacra Scrittura e l’insegnamento bimillenario della Chiesa che le
fa eco?
Non ciò che il Papa concederà, ma
ciò che Dio vuole: questo dobbiamo domandarci.
Solo così sarà al sicuro la
nostra anima, solo così sarà salva la Chiesa stessa, Papa, cardinali, vescovi,
preti e fedeli insieme.
Alla fine della vita compariremo
difronte a Dio, e saremo giudicati se avremo fatto la sua volontà, e non su
quanto avremo ottenuto dal Papa.
Fonte: Radicati nella fede, 29.9.2015
Fonte: Radicati nella fede, 29.9.2015
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