Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 1 maggio 2021

La «Corredentrice» affermata dai Santi

Iniziamo questo mese mariano dedicato alla Vergine SS. rilanciando un articolo che difende uno dei titoli, oggi più contestati, della Madonna, quello di corredentrice, che, sebbene non sia stato proclamato dogmaticamente, è quantomeno una verità da ritenersi prossima alla fede, trattandosi di una convinzione plurisecolare del santo popolo di Dio. Ed a riprova, lo riprendiamo attraverso quanto affermato dai Santi.

Buon mese mariano a tutti.







La «Corredentrice» affermata dai Santi

di Padre Mariano Pellegrino

La rapida rassegna del pensiero corredenzionista nella vita e nell’insegnamento di un folto gruppo di santi del secolo XX, presentata nelle scorse settimane, ci conferma e ci conforta con l’affermazione corale della verità salutare e feconda della Corredenzione mariana.


Il percorso singolare e privilegiato di questa galleria agiografica ci ha messo a contatto con la fede ardente e luminosa, palpitante e adamantina di un gruppo di «eletti» del Signore, e, in particolare, con la loro fede vissuta nei riguardi del dolce mistero di Maria quale nostra Madre e Corredentrice universale.

In chiave mistica e contemplativa (con santa Gemma Galgani, santa Elisabetta della Trinità e santa Teresa Benedetta della Croce), in chiave attiva e apostolica (con santa Francesca Saverio Cabrini, il beato Bartolo Longo, san Luigi Orione), dall’alto del soglio pontificio (con san Pio X) o del pulpito di ogni giorno (con san Josemaría Escrivá), si è formato un bel coro polifonico di otto voci che ha cantato e inneggiato a Maria Santissima, alla nostra divina Madre e Corredentrice.

Certo, a voler estendere la ricerca, questo coro di otto «eletti» poteva moltiplicarsi e diventare una potente corale di centinaia di voci, quanti sono stati i santi e i beati, i venerabili e i servi di Dio del secolo XX. Pensiamo, ad esempio, a san Luigi Guanella e al beato Timoteo Giaccardo, a santa Faustina Kowalska e alla beata Anna Sala, al beato Charles De Foucauld e alla venerabile Josefa Mènèndez, al servo di Dio padre Anselmo Treves e alla beata Alexandrina da Costa. Per ricordare soltanto di passaggio qualcuno dei tantissimi servi di Dio, accenniamo a suor Maria Domenica Mantovani, confondatrice delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, morta nel 1934, la quale parla espressamente, con accenti di ardentissima fede, della «pietosissima Corredentrice» e «Regina dei martiri» (1); e a padre Mariano da Torino, cappuccino, morto nel 1972, celebre predicatore e conferenziere, il quale parla di Maria Santissima che «non si aggiunge alla Redenzione, ma entra nel costitutivo della Redenzione stessa...: è la Corredentrice del genere umano» (2).

Ma a noi basta il gruppetto degli otto sopra esaminati, quasi un libamen della ricca mensa degli «eletti» del secolo XX; bastano questi esemplari di uomini e donne, di giovani e anziani, di contemplativi e attivi, di diverse nazionalità, per la conferma della vitalità perenne di una verità – la Corredenzione mariana – che fa parte del patrimonio di fede vissuta dai figli più «eletti» della Chiesa, dai testimoni più sicuri e autentici della fede, dai maestri e modelli di tutti gli uomini, giacché, come insegna la Chiesa, soltanto i santi sono la «via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno» (Lumen gentium, n. 50).

Teologia e Agiografia stanno fra loro in rapporto dinamico paragonabile al rapporto fra il sole (la Teologia) e i suoi raggi (l’Agiografia). La Teologia mariana corredenzionista non potrebbe avere sostegno e conferma più garantita, più alta e preziosa di quella agiografica. E il secolo XX, in tal senso, si presenta come il secolo della Corredenzione mariana, affermata e vissuta a tutti i livelli dell’esperienza agiografica, che va da quella mistica più consumata a quella attiva più dinamica, che va da quella di un Sommo Pontefice (san Pio X) a quella di una semplice ragazza toscana (santa Gemma Galgani).

Il supporto specifico che l’agiografia dona alla Teologia è quello della ortodoxia tradotta in ortoprassi, quale verifica esperienziale, potrebbe dirsi, di una verità concettuale. Si tratta della Theologia cordis, in effetti, la quale, se da una parte non può non basarsi sulla Teologia speculativa, dall’altra garantisce e conferma ella stessa anche la Teologia speculativa. Theologia cordis e sensus fidei si richiamano e si ritrovano qui in unità feconda di grazia, a livello non tanto di dottrina sistematica ed elaborata, quanto di santità della vita vissuta nell’eroicità delle virtù quotidiane. Questo è il magistero vivo della santità. Magistero certamente non meno valido e prezioso di quello dei teologi ricercatori e dei maestri di cattedra per professione.

A tal proposito, il gruppetto dei santi e dei beati presi in esame nel presente studio, per verificarne l’adesione personale alla verità della Corredenzione mariana, costituisce sicuramente un capitolo forse emblematico della vitalità e ricchezza, della validità e bellezza della Theologia cordis e del sensus fidei di chi vive la propria vita di fede secondo l’insegnamento e la tradizione della Chiesa, e ne realizza la dimensione di grazia nella propria anima e nella propria esperienza di vita, e magari nell’esperienza di vittima anche cruenta, come avvenne alla giovanissima santa Gemma Galgani, e come testimoniò di sé un’altra giovane, santa Elisabetta della Trinità, che, a somiglianza di Maria Corredentrice, nelle sue terribili sofferenze, era stata associata da Cristo «alla grande opera della sua Redenzione» (Lettera 261). Teologia speculativa e Teologia affettiva fanno davvero simbiosi radiosa di verità e di amore in tutti i santi.

Viene opportuna, inoltre, la riflessione sul fatto significativo e istruttivo che pressoché tutti i santi e i beati (come anche i venerabili e i servi di Dio), senza alcuna difficoltà, hanno fatto uso dei termini Corredentrice e Mediatrice, con semplicità e sicurezza, in riferimento alla duplice fase della missione salvifica di Maria: la fase della Corredenzione vera e propria, ossia la fase terrestre, che copre l’arco della vita terrena di Gesù e di Maria nell’operare la Redenzione universale con il pagamento del doloroso riscatto per il riacquisto della grazia perduta dai nostri Progenitori; e la fase della Mediazione o dispensazione delle grazie, ossia la fase celeste che parte dall’Assunzione di Maria in Cielo e si estende fino alla fine dei tempi con la distribuzione della grazia salvifica a tutti gli uomini «ancora peregrinanti – come dice il Vaticano II – e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG 62).

Questo uso secolare, ordinato e tranquillo, dei termini Corredentrice e Mediatrice nel linguaggio corrente della Theologia cordis dei santi, che è l’espressione genuina del sensus fidelium più elevato e garantito, in armonia con il linguaggio di Sommi Pontefici e di tanti teologi, può bastare a sufficienza a rassicurare e a tacitare quanti, oggi particolarmente (e, come risulta evidente, stranamente), si preoccupano per l’uso di tali termini e si agitano, incerti e pavidi, per la reazione contraria, ben nota ab initio, dei fratelli protestanti, i quali negano qualsiasi possibile cooperazione, sia corredentiva che mediativa, di Maria Santissima alla salvezza, così come negano, ugualmente inde ab initio, le verità di fede della Verginità perpetua, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo al Cielo. I nostri santi, invece, i nostri beati e venerabili, in ogni tempo, nella loro carità e umiltà, non si fanno mai condizionare né dagli erranti, né dagli errori nel testimoniare e comunicare la verità tutta intera e tutta intatta nella sua purezza, quella verità che, sola, ci fa veramente «liberi» (Gv 8,32).

Anche questa particolare lezione sull’uso dei termini Corredentrice e Mediatrice, che ci viene dall’agiografia corredenzionista del secolo XX, risulta, in effetti, illuminante e preziosa per la stessa odierna Teologia speculativa, ed è di conforto e di sostegno a quanti, teologi e semplici fedeli, stanno fedelmente alla scuola dei papi san Pio X, Pio XI e Giovanni Paolo II, alla scuola di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), del beato Ildefonso card. Schuster, di san Luigi Orione, di san Josemaría Escrivá, e di tanti altri santi e beati, venerabili e servi di Dio, testimoni liberi nel professare la propria fede nella verità della Corredenzione e Mediazione mariana, chiamando e pregando Maria Santissima Corredentrice universale e Mediatrice di tutte le grazie per l’umanità intera.

L’Agiografia corredenzionista del secolo XX, dunque, come detto agli inizi, ha svolto e svolge un compito importante e autorevole per la stessa Chiesa docente e discente, dando il suo altissimo contributo di vita e di santità a conferma e sostegno della fede perenne per questa nostra Chiesa che avanza e cresce, Maria Matre et Mediatrice, «fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (LG 62).

NOTE

1) A. Martinelli, Un grande cuore di figlia e di madre. Suor Maria Domenica Mantovani, Milano 1964, p. 316.

2) P. Mariano da Torino, Fede e vita cristiana, Roma 1990, p. 179.

Fonte: Settimanale di Padre Pio, 26.4.2020, fasc. n. 17

martedì 9 ottobre 2018

Il papa che voleva salvare il mondo tramite la Madonna

In occasione del pio transito del Venerabile Pio XII, rilanciamo questo contributo.

Il papa che voleva salvare il mondo tramite la Madonna

di Aurelio Porfiri


Non dobbiamo dimenticare la specialissima devozione che Pio XII aveva verso la Vergine e che proclamò il dogma dell’assunzione nel 1950. Nel suo amore a Maria si nasconde infatti l'antidoto ad ogni problema.

Per ragioni anagrafiche, quando pensiamo ad un Papa che ha avuto una speciale devozione per la Vergine Maria, ci vengono in mente papa Francesco e la Madonna che scoglie i nodi o San Giovanni Paolo II che aveva scelto come proprio motto Totus Tuus ego sum. Eppure non dobbiamo dimenticare la specialissima devozione che Pio XII aveva verso la Vergine Maria. Infatti fu lui a proclamare il dogma dell’assunzione il primo novembre del 1950.

Sergio Gaspari, in un articolo su Madre di Dio (10 ottobre 2008) reperibile su latheotokos.it così affermava: «Il 9 ottobre 1958, nella residenza estiva di Castelgandolfo moriva Pio XII, Eugenio Maria Pacelli, nato nel 1876, pontefice dal 1939 al 1958, detto, per antonomasia, il Papa della Madonna. Il Pastore supremo che scomunicò nel 1949 i comunisti atei, ma che si era adoperato indefessamente per l’assistenza alle vittime della seconda guerra mondiale, che già preconizzava della futura Europa unita, tecnicamente gigante, spiritualmente atrofizzata, il Papa che avviò le prime riforme liturgiche effettuate poi dal Vaticano II (1962-65).

Nel Battesimo, al nome di Eugenio, veniva aggiunto quello di Maria. Giovane diciottenne, il 13 dicembre 1894, si iscriveva nella Congregazione mariana dei Gesuiti in Roma. Il 3 aprile 1899, celebrava la sua prima Messa dinanzi alla Salus Populi romani di Santa Maria Maggiore. Il suo primo discorso da sacerdote fu sulla Vergine. Veniva consacrato vescovo il 13 maggio 1917, il giorno stesso in cui a Fatima appariva la Madonna. La sua elevazione a cardinale fu annunciata il 7 dicembre 1929, vigilia dell’Immacolata.  Eletto Papa il 2 marzo 1939, nello stringere tra le mani il timone della nave di Pietro, affidava il suo pontificato a Maria "Stella del mare". Si ammalò la prima domenica di ottobre del 1958, festa della Madonna del rosario; spirava, con il rosario in mano, il 9 ottobre”. Come vediamo, una vita veramente impregnata di devozione mariana.

Come detto, Pio XII moriva 60 anni fa. Circa 3 mesi prima della morte egli promulgò la sua ultima enciclica, Meminisse Iuvat (14 luglio 1958), un documento meno conosciuto di altri e dedicato alle pubbliche preghiere nella novena dell’Assunta. Quindi, l’ultima enciclica di questo pontefice mariano è ancora nel nome di Maria e anche di questo documento, come della morte del grande pontefice, celebriamo i 60 anni.

Qui il grande Papa mette tutti gli eventi umani, anche quelli più tragici, nella luce del soprannaturale: «Ma se esaminiamo con animo pensoso le cause di tanti pericoli, presenti e futuri, facilmente vediamo che le decisioni, le forze e le istituzioni degli uomini sono inevitabilmente destinate a venir meno, qualora l'autorità di Dio - che illumina le menti con i suoi comandi e i suoi divieti, che è principio e garanzia della giustizia, fonte della verità e fondamento delle leggi - o venga trascurata, o non collocata al suo giusto posto, o addirittura soppressa».

Egli non sta solo riferendosi ad eventi del passato, ma pensa soprattutto a quanto sta avvenendo nei paesi dell’Europa dell’est e soprattutto in Cina, visto che l’anno prima, nel 1957, era stata costituita l’Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi, che di fatto toglieva la giurisdizione sui cattolici cinesi alla Santa Sede e la metteva sotto il diretto controllo del Partito Comunista professantesi ateo.

Ecco allora che il passaggio successivo, letto con questo e con la sofferenza dei cattolici sotto i regimi comunisti in mente, acquista tutta la sua pregnanza: «D'altro lato, vediamo con sommo dolore del Nostro cuore di Padre, che la chiesa cattolica, di rito sia latino sia orientale, è, in non poche nazioni, oppressa da gravi vessazioni; si mettono i fedeli e i ministri del culto, se non a parole, certamente coi fatti, di fronte a questo dilemma: o astenersi dal professare e diffondere pubblicamente la loro fede, o subir danni, anche gravi. Molti vescovi sono già stati scacciati dalle loro sedi, o impediti dall'esercitare liberamente il ministero, o imprigionati, o mandati in esilio. (...) Inoltre i giornali, le riviste, le pubblicazioni cattoliche quasi del tutto sono messe al silenzio, come se la verità sia esclusivo dominio e arbitrio di chi comanda, e come se le scienze divine e umane, e le arti liberali non abbiano il diritto di essere libere, per poter fiorire a vantaggio del pubblico bene. Le scuole un tempo aperte dai cattolici, sono vietate e abolite; al loro posto ne sono state istituite altre, che o non impartiscono affatto le nozioni di Dio e della religione, o proclamano e diffondono le massime dell'ateismo, cosa che spessissimo avviene».

E ancora: «I missionari, che, abbandonata la casa e la dolce terra natia,avevano sopportato gravi e numerosi disagi per dare agli altri la luce e la forza dell'evangelo, sono stati espulsi da tanti luoghi, come individui nocivi e pericolosi; in tal modo il clero rimasto, impari di numero in confronto dell'estensione territoriale, e spesso inviso e perseguitato, non può provvedere alle esigenze dei fedeli. Con dolore vediamo che talora sono calpestati i diritti della Chiesa, alla quale spetta, soltanto dietro il mandato della Santa Sede, scegliere e consacrare i vescovi, destinati a reggere legittimamente il gregge cristiano».

Il Papa non fa i nomi, ma chi non li comprende? E in realtà c’è un piccolo mistero in questo senso. Nella versione italiana reperibile nel sito vaticano dedicato al Pontefice, alla nota 1, c’è questo inciso in corsivo: «Invito a pregare la vergine Maria durante la novena dell'Assunta soprattutto per la chiesa provata e perseguitata nei paesi dell'Est Europa e in Cina. Esortazione ai cristiani a essere forti nella prova. Incito a tornare ai valori evangelici attraverso un profondo rinnovamento morale» (nel testo riportato ho rimosso un errore di battitura “tornare ai colori ai valori evangelici...”). Questo inciso esiste solo nella versione italiana, ma non in quelle latina, portoghese o inglese. Ma il messaggio era comunque diretto chiaramente, forse il Papa o chi per lui ha voluto essere sicuro che non ci fossero margini per una cattiva interpretazione (anche se nel testo in verità il Pontefice già parla di Europa e Asia orientale).

Ma ecco che tutto viene affidato a Maria Santissima: «Adoperatevi, dunque, venerabili fratelli, perché con la vostra esortazione e col vostro esempio, i fedeli a voi affidati, quanto più è possibile numerosi e supplici accorrano nei giorni stabiliti agli altari della Madre di Dio, la quale "a tutto il genere umano è fatta causa di salvezza"; e con una sola voce e con un sol cuore implorino che alfine dappertutto sia resa la libertà alla chiesa; quella libertà che ad essa serve non soltanto per ottenere l'eterna salvezza degli uomini, ma anche per confermare le giuste leggi col dovere di coscienza, e per consolidare i fondamenti della società civile».

A 60 anni da questo documento sembra siamo ad uno snodo cruciale per la risoluzione del conflitto fra la Chiesa Cattolica e il governo della Cina. Sono cambiate cose importanti tali da giustificare questa risoluzione? Alcuni pensano che siano cambiate, altri ritengono che la situazione non sia diversa da quella descritta da papa Pacelli. Continuiamo ad affidare alla Vergine Maria il bene e il destino di questo grande popolo.

mercoledì 13 giugno 2018

"O Gloriosa Domina, excelsa super sidera" - l'inno mariano con cui S. Antonio di Padova si addormentò nel Signore

Quest'inno non è altro che la seconda metà del componimento Quem terra, pontus, aethera, composto da Venanzio Fortunato (530-609), vescovo di Poitiers. Entrambi sono inni popolari mariani usati nella Liturgia, Quem terra, pontus, aethera è usato per l'Ufficio delle Letture, mentre O Gloriosa Domina viene usato per le Lodi nel Comune della Beata Vergine Maria. 
Esso era uno dei preferiti di Sant'Antonio di Padova. La tradizione vuole che fosse cantata dalla madre di Sant'Antonio, Maria Tarasia Taveira, quando il piccolo Fernando, futuro Antonio, era fanciullo a Lisbona. Il canto gli entrò talmente a cuore che anche il Santo portoghese spesso lo intonava quando era un bambino. Era un tale favorito di Sant'Antonio, che era costantemente sulle sue labbra durante la sua vita e lo cantò in punto di morte, con un filo di voce, mentre era all'Arcella in Padova. Ancora oggi si canta presso la tomba del santo, nella celebre basilica, ogni venerdì. 




Medaglia commemorativa con S. Antonio da Padova e Vergine Immacolata
con le parole "O Gloriosa Domina excelsa super sidera". FONTE