mercoledì 31 maggio 2023
sabato 27 maggio 2023
Madre tra i primi cristiani: la presenza di Maria nella Chiesa nascente
Nella Vigilia della Santa Festa di Pentecoste, rilanciamo questo contributo di riflessione e meditazione sulla presenza di Maria nella Chiesa nascente.
Madre tra i
primi cristiani
di Paolo Risso
Gesù
ha affidato la Chiesa nascente alla sua divina Madre. Da allora Ella è sempre
presente in essa, come Madre e Maestra, e, come fece con gli Apostoli, ci
forma, ci sostiene e ci guida a Gesù.
La sera del Venerdì Santo (7 aprile dell’anno 30, questa è la data più sicura, secondo gli esegeti), dopo che Gesù morente aveva affidato Maria, sua Madre, al discepolo prediletto, Giovanni, e questi a Maria come Madre, «Giovanni la prese con sé» (Gv 19,27) e la trattò come Madre sua, come Madre dei suoi confratelli, gli Apostoli di Gesù.
Fu Maria Santissima a radunare
Pietro e gli altri, che erano fuggiti per la paura di fare la stessa fine di
Gesù sul Calvario, prima attorno alla memoria vivente del Maestro, e, dalla
mattina del terzo giorno, attorno a Lui in persona, risorto, vivo, il Vivente
in eterno. Quando Gesù la sera di Pasqua si mostrò vivo ai suoi amici,
realizzando la promessa inaudita: «Il terzo giorno risorgerò» (Lc 18,33),
Maria certamente era con loro.
Quando, quaranta giorni dopo, Gesù
salì al Cielo e si sottrasse ai loro occhi, essi tornarono a Gerusalemme e si
radunarono insieme, i Dodici e centoventi persone credenti nel Figlio di Dio,
l’uomo-Dio, già crocifisso e ora glorificato dal Padre, in attesa dello Spirito
Santo che li avrebbe condotti alla verità tutta intera e li avrebbe resi
annunciatori del Risorto sino agli estremi confini della terra.
«Tutti – scrive san
Luca negli Atti del Apostoli – erano perseveranti e concordi nella preghiera
insieme ad alcune donne e a Maria la Madre di Gesù» (At 1,14).
Il cinquantesimo giorno, la solennità di Pentecoste, quando scese su di loro la
“cascata di luce e di fuoco” dello Spirito Santo, si spalancarono le
porte e Pietro, il primo degli Apostoli, uscì dal luogo dove stavano al riparo,
e intraprese l’annuncio del Cristo (cf At 2,1-15).
Madre e
Maestra
Maria, la Madre di Gesù, era
presente, con il cuore in festa, e al termine di quel giorno, Pietro le portò i
primi tremila convertiti al Figlio suo, i suoi primi tremila amici e fratelli,
che Maria accolse come suoi figli a immagine del Figlio suo. Era nata la
Chiesa, si manifestava la Chiesa. E Lei, la Madre di Gesù, era pure la Madre
della Chiesa.
Pietro e i Dodici e la “gente del
loro giro” avevano conosciuto di persona Gesù, ma quelli che non l’avevano mai
visto di persona, appena seppero che Maria sua Madre era in mezzo a loro,
vollero conoscerla e parlarle e domandarle: “Parlarci di Gesù, raccontaci
Gesù! Chi lo fa meglio di te?”. E Maria, per tutti gli anni che rimase
ancora sulla terra (circa una dozzina, dice un’antica tradizione), raccontò
agli Apostoli del Figlio suo e a quelli, sempre più numerosi, che si
convertivano a Lui, quanto Ella sola sapeva del suo Figlio divino.
I Vangeli non erano ancora stati
scritti (cominceranno a essere scritti 10-15 anni dopo l’Ascensione di Gesù),
ma i primi cristiani di Gerusalemme e della Palestina, di Antiochia, della
Siria, di Cipro... già sapevano dell’annuncio dell’Angelo a Maria, della sua
visita alla cugina Elisabetta, della nascita di Gesù a Betlemme e
dell’adorazione dei pastori e dei Magi, del posto singolare di san Giuseppe
nella famiglia di Gesù, della sua circoncisione e dell’imposizione del suo Nome
(Gesù, Dio che salva!).
Da chi l’avevano appreso? È ovvio:
l’avevano appreso da Maria, la Madre di Gesù, Dio e Signore fatto uomo. Scrive
a proposito il venerabile Fulton Sheen (1895-1979), formidabile evangelizzatore
del mondo d’oggi attraverso la cattedra di docente, i libri e ancor più per mezzo
della radio e della televisione in tutto il mondo: «Ogni membro della Chiesa
primitiva, dopo la Pentecoste e fino a quando furono scritti i Vangeli, già
sapeva del miracolo dei pani e dei pesci (cf Mc 8,1-9), della
Risurrezione (cf Mc 16,9-20), del parto verginale di Maria
(cf Mt 1,18-25)». Così sapeva delle altre verità che facevano
di Maria Santissima la Donna più grande della terra e dell’eternità. Da quanto
leggiamo soprattutto nei Vangeli di Matteo e di Luca, apprendiamo che i primi
cristiani, prima che i Vangeli fossero scritti, veneravano in Maria «la
Piena di grazia» (Lc 1,28), la Vergine tutta santa, la Madre
del Signore (cf Lc 1,39-45), Colei che più di tutti e in modo
unico ha collaborato alla Redenzione operata da Gesù (cf Lc 2,1-20; Gv 19,23-27).
Spiega ancora Fulton Sheen: «Quando
furono scritti, i Vangeli registrarono una Tradizione già presente, non l’hanno
creata. A un certo punto alcuni [gli Evangelisti] decisero di metterla per
iscritto, come Luca inizia il suo Vangelo, “in modo che tu possa renderti
conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,1-4)».
Tra le fonti da cui san Luca ha attinto informazioni per le pagine su Maria e
il piccolo Gesù, sicuramente c’è Maria stessa, o coloro che avevano attinto da
Lei, gli Apostoli e i loro amici, primi tra tutti Pietro e Giovanni, il quale,
quest’ultimo, “aveva preso Maria con sé” (cf Gv 19,27).
Così «la Chiesa nascente – citiamo
ancora da Fulton Sheen – non credeva al parto verginale di Maria perché lo
dicevano i Vangeli, ma perché la Chiesa già ci credeva e i sacri scrittori lo
fissarono nei Vangeli. Se gli Apostoli, che avevano vissuto con il Signore [e
lo avevano appreso da Maria], non avessero insegnato il parto verginale, nessun
altro lo avrebbe fatto, nessuno lo avrebbe scritto». Luca, che era medico,
quindi un uomo incline allo studio, alla ricerca, al dubbio; non avrebbe
scritto della verginità e delle altre cose singolarissime che erano dette di
Maria Santissima e del Bambino Gesù, se non ne fosse stato più che sicuro.
Ancora una volta, la prima fonte,
il primo testimone e “documento” doveva essere Maria stessa, la quale, fin
dall’inizio, dai cristiani della prima ora, era veneratissima nella Chiesa
nascente come Madre di Gesù, Madre del Signore, Madre di Dio, oso dire come
Corredentrice; e quindi Madre della Chiesa, costituita dai “fratelli” di Gesù,
i nuovi “consanguinei di Gesù”, nella vita della grazia santificante, la sua
stessa vita divina. Madre della Vite e dei suoi tralci. Madre
del Capo e delle sue membra, il Corpo mistico di Cristo.
Presente e
luminosa
Se tutto questo è vero, così come è
vero, con intelletto di fede e di amore, io contemplo Maria che prega con gli
Apostoli e i primi credenti, partecipa all’offerta del Sacrificio di Gesù nella
“frazione del Pane” (cf At 2,46). Io contemplo Maria che, nel
modo unico che è il suo di Madre, sostiene gli Apostoli nella predicazione e li
guida a una comprensione sempre più intima della persona e dell’opera di Gesù,
del suo formidabile e radioso mistero di amore. Ma anche Maria che soffre,
quando apprende che gli Apostoli sono perseguitati e fatti bastonare e
incarcerare dal sinedrio, lo stesso che aveva condannato il suo Gesù, e con
amore materno dolcissimo cura le piaghe sui loro corpi feriti.
Ho sempre avuto la convinzione
profonda che l’evangelista Giovanni, il prediletto di Gesù, abbia scritto il
Vangelo che illumina sull’intimità del divino Maestro e Redentore con una
profondità dovuta alla sua “coabitazione” con Maria Santissima iniziata
la sera del Venerdì Santo. Il Vangelo di Giovanni, che riporta al secondo
capitolo Maria che a Cana santifica con Gesù una famiglia nascente, anticipando
“la sua ora” (cf Gv 2,1-11); il Vangelo che vede Maria,
la Madre, presente all’“ora” del Figlio crocifisso e in Giovanni accoglie in
eredità la sua Chiesa, la sua opera di Redenzione.
Provate, amici, a leggere i primi
capitoli degli Atti degli Apostoli, delle vicende accadute a Gerusalemme, a
Antiochia, in Siria... pensando che Maria era presente e operosa in
quell’ambiente della Chiesa nascente, con tutto il fascino e l’autorevolezza
che Ella aveva: ma lo capite? Lo immaginate? Era la Madre, è la Madre di Gesù,
ed Ella accompagnava la nascita e la crescita del “Cristo mistico” che era la
Chiesa!
Una con Gesù
Ma possiamo dire con brevi dense
parole ciò che Maria faceva? Penso che nessuno lo abbia detto meglio della
Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny (1841-1884), vergine e martire. Sentite: «La
Madonna Santissima ha trasmesso a noi in modo particolarissimo gli ultimi anni
della sua vita, che vanno dalla Passione-Risurrezione di Gesù al suo beato
trapasso. Ce li ha lasciati affinché li onoriamo di un culto, di un omaggio
particolare, soprattutto di un’imitazione più fedele. Ora che cosa occupò
l’anima e la vita di Maria in questi anni pieni di misteri troppo poco
meditati? L’Eucaristia, il Calvario e la Chiesa.
L’Eucaristia, ove Ella ritrovava il suo Gesù,
lo possedeva come noi lo possediamo, lo amava, lo adorava, lo serviva e lo
offriva per le mani del sacerdote, come, purtroppo, noi non sappiamo e spesso
non vogliamo amarlo, servirlo e offrirlo.
Il Calvario, i cui sanguinosi ricordi
riempivano la sua anima, dove, dopo aver visto morire Gesù, straziante dolore
sempre vivo nel suo cuore di Madre, andava ancora a raccogliere il Sangue e i
meriti del suo divin Figlio per offrirli al Padre celeste. Il Calvario, dove la
sua anima santa si offriva sacrificata e immolata con Gesù.
E la Chiesa. La Chiesa e gli Apostoli che Ella
aiutava, sosteneva, formava con le sue incessanti preghiere e una prodigiosa,
nascosta immolazione; e questo con un amore e uno zelo attinti al divino
braciere del Cuore di Nostro Signore».
Non ha poteri di “ordine sacro” né
poteri gerarchici; quelli li hanno gli Apostoli, quali Pietro, Giovanni,
Giacomo... e coloro ai quali essi hanno imposto le mani, ovviamente tutti
uomini, come ha stabilito il Signore Gesù (e nessuno può cambiare questa norma
divina). Maria però è la Madre, l’Orante, la Corredentrice, la Donna
eucaristica, il cui Cuore, uno con il Cuore di Gesù-Ostia, è traboccante di
Lui, che irradia in modo unico tra i credenti della prima ora e tra noi, i
credenti di questa nostra terribile ora. C’erano e ci sono tenebre dense, ma la
Madre ci porta la Luce eterna. Nolite timere!
lunedì 15 agosto 2022
Catechesi tenute dal cardinal Comastri a La Verna in preparazione alla festa dell'Assunzione di Maria nell'agosto 2022
domenica 1 maggio 2022
lunedì 31 maggio 2021
sabato 1 maggio 2021
La «Corredentrice» affermata dai Santi
Iniziamo questo mese mariano dedicato alla Vergine SS. rilanciando un articolo che difende uno dei titoli, oggi più contestati, della Madonna, quello di corredentrice, che, sebbene non sia stato proclamato dogmaticamente, è quantomeno una verità da ritenersi prossima alla fede, trattandosi di una convinzione plurisecolare del santo popolo di Dio. Ed a riprova, lo riprendiamo attraverso quanto affermato dai Santi.
Buon mese mariano a tutti.
di Padre Mariano Pellegrino
La rapida rassegna del pensiero corredenzionista nella vita e nell’insegnamento di un folto gruppo di santi del secolo XX, presentata nelle scorse settimane, ci conferma e ci conforta con l’affermazione corale della verità salutare e feconda della Corredenzione mariana.
Il percorso singolare e
privilegiato di questa galleria agiografica ci ha messo a contatto con la fede
ardente e luminosa, palpitante e adamantina di un gruppo di «eletti» del
Signore, e, in particolare, con la loro fede vissuta nei riguardi del dolce
mistero di Maria quale nostra Madre e Corredentrice universale.
In chiave mistica e
contemplativa (con santa Gemma Galgani, santa Elisabetta della Trinità e santa
Teresa Benedetta della Croce), in chiave attiva e apostolica (con santa
Francesca Saverio Cabrini, il beato Bartolo Longo, san Luigi Orione), dall’alto
del soglio pontificio (con san Pio X) o del pulpito di ogni giorno (con san
Josemaría Escrivá), si è formato un bel coro polifonico di otto voci che ha
cantato e inneggiato a Maria Santissima, alla nostra divina Madre e
Corredentrice.
Certo, a voler estendere
la ricerca, questo coro di otto «eletti» poteva moltiplicarsi e diventare una
potente corale di centinaia di voci, quanti sono stati i santi e i beati, i
venerabili e i servi di Dio del secolo XX. Pensiamo, ad esempio, a san Luigi
Guanella e al beato Timoteo Giaccardo, a santa Faustina Kowalska e alla beata
Anna Sala, al beato Charles De Foucauld e alla venerabile Josefa Mènèndez, al
servo di Dio padre Anselmo Treves e alla beata Alexandrina da Costa. Per
ricordare soltanto di passaggio qualcuno dei tantissimi servi di Dio,
accenniamo a suor Maria Domenica Mantovani, confondatrice delle Piccole Suore
della Sacra Famiglia, morta nel 1934, la quale parla espressamente, con accenti
di ardentissima fede, della «pietosissima Corredentrice» e «Regina dei martiri»
(1); e a padre Mariano da Torino, cappuccino, morto nel 1972, celebre
predicatore e conferenziere, il quale parla di Maria Santissima che «non si
aggiunge alla Redenzione, ma entra nel costitutivo della Redenzione stessa...:
è la Corredentrice del genere umano» (2).
Ma a noi basta il
gruppetto degli otto sopra esaminati, quasi un libamen della
ricca mensa degli «eletti» del secolo XX; bastano questi esemplari di uomini e
donne, di giovani e anziani, di contemplativi e attivi, di diverse nazionalità,
per la conferma della vitalità perenne di una verità – la Corredenzione mariana
– che fa parte del patrimonio di fede vissuta dai figli più «eletti» della
Chiesa, dai testimoni più sicuri e autentici della fede, dai maestri e modelli
di tutti gli uomini, giacché, come insegna la Chiesa, soltanto i santi sono la «via
sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare alla
perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e la condizione
propria di ciascuno» (Lumen gentium, n. 50).
Teologia e Agiografia
stanno fra loro in rapporto dinamico paragonabile al rapporto fra il sole (la
Teologia) e i suoi raggi (l’Agiografia). La Teologia mariana corredenzionista
non potrebbe avere sostegno e conferma più garantita, più alta e preziosa di
quella agiografica. E il secolo XX, in tal senso, si presenta come il secolo
della Corredenzione mariana, affermata e vissuta a tutti i livelli
dell’esperienza agiografica, che va da quella mistica più consumata a quella
attiva più dinamica, che va da quella di un Sommo Pontefice (san Pio X) a quella
di una semplice ragazza toscana (santa Gemma Galgani).
Il supporto specifico
che l’agiografia dona alla Teologia è quello della ortodoxia tradotta
in ortoprassi, quale verifica esperienziale, potrebbe dirsi, di una
verità concettuale. Si tratta della Theologia cordis, in effetti,
la quale, se da una parte non può non basarsi sulla Teologia speculativa,
dall’altra garantisce e conferma ella stessa anche la Teologia
speculativa. Theologia cordis e sensus fidei si
richiamano e si ritrovano qui in unità feconda di grazia, a livello non tanto
di dottrina sistematica ed elaborata, quanto di santità della vita vissuta
nell’eroicità delle virtù quotidiane. Questo è il magistero vivo della santità.
Magistero certamente non meno valido e prezioso di quello dei teologi
ricercatori e dei maestri di cattedra per professione.
A tal proposito, il
gruppetto dei santi e dei beati presi in esame nel presente studio, per
verificarne l’adesione personale alla verità della Corredenzione mariana,
costituisce sicuramente un capitolo forse emblematico della vitalità e
ricchezza, della validità e bellezza della Theologia cordis e del sensus
fidei di chi vive la propria vita di fede secondo l’insegnamento e la
tradizione della Chiesa, e ne realizza la dimensione di grazia nella propria
anima e nella propria esperienza di vita, e magari nell’esperienza di vittima
anche cruenta, come avvenne alla giovanissima santa Gemma Galgani, e come
testimoniò di sé un’altra giovane, santa Elisabetta della Trinità, che, a
somiglianza di Maria Corredentrice, nelle sue terribili sofferenze, era stata
associata da Cristo «alla grande opera della sua Redenzione» (Lettera 261).
Teologia speculativa e Teologia affettiva fanno davvero simbiosi radiosa di
verità e di amore in tutti i santi.
Viene opportuna,
inoltre, la riflessione sul fatto significativo e istruttivo che pressoché
tutti i santi e i beati (come anche i venerabili e i servi di Dio), senza
alcuna difficoltà, hanno fatto uso dei termini Corredentrice e
Mediatrice, con semplicità e sicurezza, in riferimento alla duplice fase
della missione salvifica di Maria: la fase della Corredenzione vera
e propria, ossia la fase terrestre, che copre l’arco della vita terrena di Gesù
e di Maria nell’operare la Redenzione universale con il pagamento del doloroso
riscatto per il riacquisto della grazia perduta dai nostri Progenitori; e la
fase della Mediazione o dispensazione delle grazie, ossia la
fase celeste che parte dall’Assunzione di Maria in Cielo e si
estende fino alla fine dei tempi con la distribuzione della
grazia salvifica a tutti gli uomini «ancora peregrinanti – come dice il
Vaticano II – e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano
condotti nella patria beata» (LG 62).
Questo uso secolare,
ordinato e tranquillo, dei termini Corredentrice e Mediatrice nel linguaggio
corrente della Theologia cordis dei santi, che è l’espressione genuina del
sensus fidelium più elevato e garantito, in armonia con il linguaggio di Sommi
Pontefici e di tanti teologi, può bastare a sufficienza a rassicurare e a
tacitare quanti, oggi particolarmente (e, come risulta evidente, stranamente),
si preoccupano per l’uso di tali termini e si agitano, incerti e pavidi, per la
reazione contraria, ben nota ab initio, dei fratelli protestanti, i
quali negano qualsiasi possibile cooperazione, sia corredentiva che mediativa,
di Maria Santissima alla salvezza, così come negano, ugualmente inde ab
initio, le verità di fede della Verginità perpetua, dell’Immacolata
Concezione e dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo al Cielo. I
nostri santi, invece, i nostri beati e venerabili, in ogni tempo, nella loro
carità e umiltà, non si fanno mai condizionare né dagli erranti, né dagli
errori nel testimoniare e comunicare la verità tutta intera e tutta intatta
nella sua purezza, quella verità che, sola, ci fa veramente «liberi» (Gv 8,32).
Anche questa particolare
lezione sull’uso dei termini Corredentrice e Mediatrice, che ci viene
dall’agiografia corredenzionista del secolo XX, risulta, in effetti,
illuminante e preziosa per la stessa odierna Teologia speculativa, ed è di
conforto e di sostegno a quanti, teologi e semplici fedeli, stanno fedelmente
alla scuola dei papi san Pio X, Pio XI e Giovanni Paolo II, alla scuola di
santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), del beato Ildefonso card.
Schuster, di san Luigi Orione, di san Josemaría Escrivá, e di tanti altri santi
e beati, venerabili e servi di Dio, testimoni liberi nel professare la propria
fede nella verità della Corredenzione e Mediazione mariana, chiamando e pregando
Maria Santissima Corredentrice universale e Mediatrice di tutte le grazie per
l’umanità intera.
L’Agiografia corredenzionista del secolo XX, dunque, come detto agli inizi, ha svolto e svolge un compito importante e autorevole per la stessa Chiesa docente e discente, dando il suo altissimo contributo di vita e di santità a conferma e sostegno della fede perenne per questa nostra Chiesa che avanza e cresce, Maria Matre et Mediatrice, «fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (LG 62).
NOTE
1) A. Martinelli, Un grande cuore di figlia e di madre. Suor Maria
Domenica Mantovani, Milano 1964, p. 316.
2) P. Mariano da Torino, Fede e vita cristiana, Roma 1990, p. 179.




















































