Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 27 maggio 2023

Madre tra i primi cristiani: la presenza di Maria nella Chiesa nascente

Nella Vigilia della Santa Festa di Pentecoste, rilanciamo questo contributo di riflessione e meditazione sulla presenza di Maria nella Chiesa nascente.

Madre tra i primi cristiani

di Paolo Risso

Gesù ha affidato la Chiesa nascente alla sua divina Madre. Da allora Ella è sempre presente in essa, come Madre e Maestra, e, come fece con gli Apostoli, ci forma, ci sostiene e ci guida a Gesù.

La sera del Venerdì Santo (7 aprile dell’anno 30, questa è la data più sicura, secondo gli esegeti), dopo che Gesù morente aveva affidato Maria, sua Madre, al discepolo prediletto, Giovanni, e questi a Maria come Madre, «Giovanni la prese con sé» (Gv 19,27) e la trattò come Madre sua, come Madre dei suoi confratelli, gli Apostoli di Gesù. 

Fu Maria Santissima a radunare Pietro e gli altri, che erano fuggiti per la paura di fare la stessa fine di Gesù sul Calvario, prima attorno alla memoria vivente del Maestro, e, dalla mattina del terzo giorno, attorno a Lui in persona, risorto, vivo, il Vivente in eterno. Quando Gesù la sera di Pasqua si mostrò vivo ai suoi amici, realizzando la promessa inaudita: «Il terzo giorno risorgerò» (Lc 18,33), Maria certamente era con loro. 

Quando, quaranta giorni dopo, Gesù salì al Cielo e si sottrasse ai loro occhi, essi tornarono a Gerusalemme e si radunarono insieme, i Dodici e centoventi persone credenti nel Figlio di Dio, l’uomo-Dio, già crocifisso e ora glorificato dal Padre, in attesa dello Spirito Santo che li avrebbe condotti alla verità tutta intera e li avrebbe resi annunciatori del Risorto sino agli estremi confini della terra. 

«Tutti – scrive san Luca negli Atti del Apostoli – erano perseveranti e concordi nella preghiera insieme ad alcune donne e a Maria la Madre di Gesù» (At 1,14). Il cinquantesimo giorno, la solennità di Pentecoste, quando scese su di loro la “cascata di luce e di fuoco” dello Spirito Santo, si spalancarono le porte e Pietro, il primo degli Apostoli, uscì dal luogo dove stavano al riparo, e intraprese l’annuncio del Cristo (cf At 2,1-15). 

Madre e Maestra

Maria, la Madre di Gesù, era presente, con il cuore in festa, e al termine di quel giorno, Pietro le portò i primi tremila convertiti al Figlio suo, i suoi primi tremila amici e fratelli, che Maria accolse come suoi figli a immagine del Figlio suo. Era nata la Chiesa, si manifestava la Chiesa. E Lei, la Madre di Gesù, era pure la Madre della Chiesa. 

Pietro e i Dodici e la “gente del loro giro” avevano conosciuto di persona Gesù, ma quelli che non l’avevano mai visto di persona, appena seppero che Maria sua Madre era in mezzo a loro, vollero conoscerla e parlarle e domandarle: “Parlarci di Gesù, raccontaci Gesù! Chi lo fa meglio di te?”. E Maria, per tutti gli anni che rimase ancora sulla terra (circa una dozzina, dice un’antica tradizione), raccontò agli Apostoli del Figlio suo e a quelli, sempre più numerosi, che si convertivano a Lui, quanto Ella sola sapeva del suo Figlio divino. 

I Vangeli non erano ancora stati scritti (cominceranno a essere scritti 10-15 anni dopo l’Ascensione di Gesù), ma i primi cristiani di Gerusalemme e della Palestina, di Antiochia, della Siria, di Cipro... già sapevano dell’annuncio dell’Angelo a Maria, della sua visita alla cugina Elisabetta, della nascita di Gesù a Betlemme e dell’adorazione dei pastori e dei Magi, del posto singolare di san Giuseppe nella famiglia di Gesù, della sua circoncisione e dell’imposizione del suo Nome (Gesù, Dio che salva!). 

Da chi l’avevano appreso? È ovvio: l’avevano appreso da Maria, la Madre di Gesù, Dio e Signore fatto uomo. Scrive a proposito il venerabile Fulton Sheen (1895-1979), formidabile evangelizzatore del mondo d’oggi attraverso la cattedra di docente, i libri e ancor più per mezzo della radio e della televisione in tutto il mondo: «Ogni membro della Chiesa primitiva, dopo la Pentecoste e fino a quando furono scritti i Vangeli, già sapeva del miracolo dei pani e dei pesci (cf Mc 8,1-9), della Risurrezione (cf Mc 16,9-20), del parto verginale di Maria (cf Mt 1,18-25)». Così sapeva delle altre verità che facevano di Maria Santissima la Donna più grande della terra e dell’eternità. Da quanto leggiamo soprattutto nei Vangeli di Matteo e di Luca, apprendiamo che i primi cristiani, prima che i Vangeli fossero scritti, veneravano in Maria «la Piena di grazia» (Lc 1,28), la Vergine tutta santa, la Madre del Signore (cf Lc 1,39-45), Colei che più di tutti e in modo unico ha collaborato alla Redenzione operata da Gesù (cf Lc 2,1-20; Gv 19,23-27). 

Spiega ancora Fulton Sheen: «Quando furono scritti, i Vangeli registrarono una Tradizione già presente, non l’hanno creata. A un certo punto alcuni [gli Evangelisti] decisero di metterla per iscritto, come Luca inizia il suo Vangelo, “in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,1-4)». Tra le fonti da cui san Luca ha attinto informazioni per le pagine su Maria e il piccolo Gesù, sicuramente c’è Maria stessa, o coloro che avevano attinto da Lei, gli Apostoli e i loro amici, primi tra tutti Pietro e Giovanni, il quale, quest’ultimo, “aveva preso Maria con sé” (cf Gv 19,27). 

Così «la Chiesa nascente – citiamo ancora da Fulton Sheen – non credeva al parto verginale di Maria perché lo dicevano i Vangeli, ma perché la Chiesa già ci credeva e i sacri scrittori lo fissarono nei Vangeli. Se gli Apostoli, che avevano vissuto con il Signore [e lo avevano appreso da Maria], non avessero insegnato il parto verginale, nessun altro lo avrebbe fatto, nessuno lo avrebbe scritto». Luca, che era medico, quindi un uomo incline allo studio, alla ricerca, al dubbio; non avrebbe scritto della verginità e delle altre cose singolarissime che erano dette di Maria Santissima e del Bambino Gesù, se non ne fosse stato più che sicuro. 

Ancora una volta, la prima fonte, il primo testimone e “documento” doveva essere Maria stessa, la quale, fin dall’inizio, dai cristiani della prima ora, era veneratissima nella Chiesa nascente come Madre di Gesù, Madre del Signore, Madre di Dio, oso dire come Corredentrice; e quindi Madre della Chiesa, costituita dai “fratelli” di Gesù, i nuovi “consanguinei di Gesù”, nella vita della grazia santificante, la sua stessa vita divina. Madre della Vite e dei suoi tralciMadre del Capo e delle sue membra, il Corpo mistico di Cristo. 

Presente e luminosa

Se tutto questo è vero, così come è vero, con intelletto di fede e di amore, io contemplo Maria che prega con gli Apostoli e i primi credenti, partecipa all’offerta del Sacrificio di Gesù nella “frazione del Pane” (cf At 2,46). Io contemplo Maria che, nel modo unico che è il suo di Madre, sostiene gli Apostoli nella predicazione e li guida a una comprensione sempre più intima della persona e dell’opera di Gesù, del suo formidabile e radioso mistero di amore. Ma anche Maria che soffre, quando apprende che gli Apostoli sono perseguitati e fatti bastonare e incarcerare dal sinedrio, lo stesso che aveva condannato il suo Gesù, e con amore materno dolcissimo cura le piaghe sui loro corpi feriti. 

Ho sempre avuto la convinzione profonda che l’evangelista Giovanni, il prediletto di Gesù, abbia scritto il Vangelo che illumina sull’intimità del divino Maestro e Redentore con una profondità dovuta alla sua “coabitazione” con Maria Santissima iniziata la sera del Venerdì Santo. Il Vangelo di Giovanni, che riporta al secondo capitolo Maria che a Cana santifica con Gesù una famiglia nascente, anticipando “la sua ora” (cf Gv 2,1-11); il Vangelo che vede Maria, la Madre, presente all’“ora” del Figlio crocifisso e in Giovanni accoglie in eredità la sua Chiesa, la sua opera di Redenzione. 

Provate, amici, a leggere i primi capitoli degli Atti degli Apostoli, delle vicende accadute a Gerusalemme, a Antiochia, in Siria... pensando che Maria era presente e operosa in quell’ambiente della Chiesa nascente, con tutto il fascino e l’autorevolezza che Ella aveva: ma lo capite? Lo immaginate? Era la Madre, è la Madre di Gesù, ed Ella accompagnava la nascita e la crescita del “Cristo mistico” che era la Chiesa!

Una con Gesù

Ma possiamo dire con brevi dense parole ciò che Maria faceva? Penso che nessuno lo abbia detto meglio della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny (1841-1884), vergine e martire. Sentite: «La Madonna Santissima ha trasmesso a noi in modo particolarissimo gli ultimi anni della sua vita, che vanno dalla Passione-Risurrezione di Gesù al suo beato trapasso. Ce li ha lasciati affinché li onoriamo di un culto, di un omaggio particolare, soprattutto di un’imitazione più fedele. Ora che cosa occupò l’anima e la vita di Maria in questi anni pieni di misteri troppo poco meditati? L’Eucaristia, il Calvario e la Chiesa. 

L’Eucaristia, ove Ella ritrovava il suo Gesù, lo possedeva come noi lo possediamo, lo amava, lo adorava, lo serviva e lo offriva per le mani del sacerdote, come, purtroppo, noi non sappiamo e spesso non vogliamo amarlo, servirlo e offrirlo. 

Il Calvario, i cui sanguinosi ricordi riempivano la sua anima, dove, dopo aver visto morire Gesù, straziante dolore sempre vivo nel suo cuore di Madre, andava ancora a raccogliere il Sangue e i meriti del suo divin Figlio per offrirli al Padre celeste. Il Calvario, dove la sua anima santa si offriva sacrificata e immolata con Gesù. 

E la Chiesa. La Chiesa e gli Apostoli che Ella aiutava, sosteneva, formava con le sue incessanti preghiere e una prodigiosa, nascosta immolazione; e questo con un amore e uno zelo attinti al divino braciere del Cuore di Nostro Signore». 

Non ha poteri di “ordine sacro” né poteri gerarchici; quelli li hanno gli Apostoli, quali Pietro, Giovanni, Giacomo... e coloro ai quali essi hanno imposto le mani, ovviamente tutti uomini, come ha stabilito il Signore Gesù (e nessuno può cambiare questa norma divina). Maria però è la Madre, l’Orante, la Corredentrice, la Donna eucaristica, il cui Cuore, uno con il Cuore di Gesù-Ostia, è traboccante di Lui, che irradia in modo unico tra i credenti della prima ora e tra noi, i credenti di questa nostra terribile ora. C’erano e ci sono tenebre dense, ma la Madre ci porta la Luce eterna. Nolite timere! 

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, fasc. n. 19, 14.5.2023

sabato 1 maggio 2021

La «Corredentrice» affermata dai Santi

Iniziamo questo mese mariano dedicato alla Vergine SS. rilanciando un articolo che difende uno dei titoli, oggi più contestati, della Madonna, quello di corredentrice, che, sebbene non sia stato proclamato dogmaticamente, è quantomeno una verità da ritenersi prossima alla fede, trattandosi di una convinzione plurisecolare del santo popolo di Dio. Ed a riprova, lo riprendiamo attraverso quanto affermato dai Santi.

Buon mese mariano a tutti.







La «Corredentrice» affermata dai Santi

di Padre Mariano Pellegrino

La rapida rassegna del pensiero corredenzionista nella vita e nell’insegnamento di un folto gruppo di santi del secolo XX, presentata nelle scorse settimane, ci conferma e ci conforta con l’affermazione corale della verità salutare e feconda della Corredenzione mariana.


Il percorso singolare e privilegiato di questa galleria agiografica ci ha messo a contatto con la fede ardente e luminosa, palpitante e adamantina di un gruppo di «eletti» del Signore, e, in particolare, con la loro fede vissuta nei riguardi del dolce mistero di Maria quale nostra Madre e Corredentrice universale.

In chiave mistica e contemplativa (con santa Gemma Galgani, santa Elisabetta della Trinità e santa Teresa Benedetta della Croce), in chiave attiva e apostolica (con santa Francesca Saverio Cabrini, il beato Bartolo Longo, san Luigi Orione), dall’alto del soglio pontificio (con san Pio X) o del pulpito di ogni giorno (con san Josemaría Escrivá), si è formato un bel coro polifonico di otto voci che ha cantato e inneggiato a Maria Santissima, alla nostra divina Madre e Corredentrice.

Certo, a voler estendere la ricerca, questo coro di otto «eletti» poteva moltiplicarsi e diventare una potente corale di centinaia di voci, quanti sono stati i santi e i beati, i venerabili e i servi di Dio del secolo XX. Pensiamo, ad esempio, a san Luigi Guanella e al beato Timoteo Giaccardo, a santa Faustina Kowalska e alla beata Anna Sala, al beato Charles De Foucauld e alla venerabile Josefa Mènèndez, al servo di Dio padre Anselmo Treves e alla beata Alexandrina da Costa. Per ricordare soltanto di passaggio qualcuno dei tantissimi servi di Dio, accenniamo a suor Maria Domenica Mantovani, confondatrice delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, morta nel 1934, la quale parla espressamente, con accenti di ardentissima fede, della «pietosissima Corredentrice» e «Regina dei martiri» (1); e a padre Mariano da Torino, cappuccino, morto nel 1972, celebre predicatore e conferenziere, il quale parla di Maria Santissima che «non si aggiunge alla Redenzione, ma entra nel costitutivo della Redenzione stessa...: è la Corredentrice del genere umano» (2).

Ma a noi basta il gruppetto degli otto sopra esaminati, quasi un libamen della ricca mensa degli «eletti» del secolo XX; bastano questi esemplari di uomini e donne, di giovani e anziani, di contemplativi e attivi, di diverse nazionalità, per la conferma della vitalità perenne di una verità – la Corredenzione mariana – che fa parte del patrimonio di fede vissuta dai figli più «eletti» della Chiesa, dai testimoni più sicuri e autentici della fede, dai maestri e modelli di tutti gli uomini, giacché, come insegna la Chiesa, soltanto i santi sono la «via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno» (Lumen gentium, n. 50).

Teologia e Agiografia stanno fra loro in rapporto dinamico paragonabile al rapporto fra il sole (la Teologia) e i suoi raggi (l’Agiografia). La Teologia mariana corredenzionista non potrebbe avere sostegno e conferma più garantita, più alta e preziosa di quella agiografica. E il secolo XX, in tal senso, si presenta come il secolo della Corredenzione mariana, affermata e vissuta a tutti i livelli dell’esperienza agiografica, che va da quella mistica più consumata a quella attiva più dinamica, che va da quella di un Sommo Pontefice (san Pio X) a quella di una semplice ragazza toscana (santa Gemma Galgani).

Il supporto specifico che l’agiografia dona alla Teologia è quello della ortodoxia tradotta in ortoprassi, quale verifica esperienziale, potrebbe dirsi, di una verità concettuale. Si tratta della Theologia cordis, in effetti, la quale, se da una parte non può non basarsi sulla Teologia speculativa, dall’altra garantisce e conferma ella stessa anche la Teologia speculativa. Theologia cordis e sensus fidei si richiamano e si ritrovano qui in unità feconda di grazia, a livello non tanto di dottrina sistematica ed elaborata, quanto di santità della vita vissuta nell’eroicità delle virtù quotidiane. Questo è il magistero vivo della santità. Magistero certamente non meno valido e prezioso di quello dei teologi ricercatori e dei maestri di cattedra per professione.

A tal proposito, il gruppetto dei santi e dei beati presi in esame nel presente studio, per verificarne l’adesione personale alla verità della Corredenzione mariana, costituisce sicuramente un capitolo forse emblematico della vitalità e ricchezza, della validità e bellezza della Theologia cordis e del sensus fidei di chi vive la propria vita di fede secondo l’insegnamento e la tradizione della Chiesa, e ne realizza la dimensione di grazia nella propria anima e nella propria esperienza di vita, e magari nell’esperienza di vittima anche cruenta, come avvenne alla giovanissima santa Gemma Galgani, e come testimoniò di sé un’altra giovane, santa Elisabetta della Trinità, che, a somiglianza di Maria Corredentrice, nelle sue terribili sofferenze, era stata associata da Cristo «alla grande opera della sua Redenzione» (Lettera 261). Teologia speculativa e Teologia affettiva fanno davvero simbiosi radiosa di verità e di amore in tutti i santi.

Viene opportuna, inoltre, la riflessione sul fatto significativo e istruttivo che pressoché tutti i santi e i beati (come anche i venerabili e i servi di Dio), senza alcuna difficoltà, hanno fatto uso dei termini Corredentrice e Mediatrice, con semplicità e sicurezza, in riferimento alla duplice fase della missione salvifica di Maria: la fase della Corredenzione vera e propria, ossia la fase terrestre, che copre l’arco della vita terrena di Gesù e di Maria nell’operare la Redenzione universale con il pagamento del doloroso riscatto per il riacquisto della grazia perduta dai nostri Progenitori; e la fase della Mediazione o dispensazione delle grazie, ossia la fase celeste che parte dall’Assunzione di Maria in Cielo e si estende fino alla fine dei tempi con la distribuzione della grazia salvifica a tutti gli uomini «ancora peregrinanti – come dice il Vaticano II – e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG 62).

Questo uso secolare, ordinato e tranquillo, dei termini Corredentrice e Mediatrice nel linguaggio corrente della Theologia cordis dei santi, che è l’espressione genuina del sensus fidelium più elevato e garantito, in armonia con il linguaggio di Sommi Pontefici e di tanti teologi, può bastare a sufficienza a rassicurare e a tacitare quanti, oggi particolarmente (e, come risulta evidente, stranamente), si preoccupano per l’uso di tali termini e si agitano, incerti e pavidi, per la reazione contraria, ben nota ab initio, dei fratelli protestanti, i quali negano qualsiasi possibile cooperazione, sia corredentiva che mediativa, di Maria Santissima alla salvezza, così come negano, ugualmente inde ab initio, le verità di fede della Verginità perpetua, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo al Cielo. I nostri santi, invece, i nostri beati e venerabili, in ogni tempo, nella loro carità e umiltà, non si fanno mai condizionare né dagli erranti, né dagli errori nel testimoniare e comunicare la verità tutta intera e tutta intatta nella sua purezza, quella verità che, sola, ci fa veramente «liberi» (Gv 8,32).

Anche questa particolare lezione sull’uso dei termini Corredentrice e Mediatrice, che ci viene dall’agiografia corredenzionista del secolo XX, risulta, in effetti, illuminante e preziosa per la stessa odierna Teologia speculativa, ed è di conforto e di sostegno a quanti, teologi e semplici fedeli, stanno fedelmente alla scuola dei papi san Pio X, Pio XI e Giovanni Paolo II, alla scuola di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), del beato Ildefonso card. Schuster, di san Luigi Orione, di san Josemaría Escrivá, e di tanti altri santi e beati, venerabili e servi di Dio, testimoni liberi nel professare la propria fede nella verità della Corredenzione e Mediazione mariana, chiamando e pregando Maria Santissima Corredentrice universale e Mediatrice di tutte le grazie per l’umanità intera.

L’Agiografia corredenzionista del secolo XX, dunque, come detto agli inizi, ha svolto e svolge un compito importante e autorevole per la stessa Chiesa docente e discente, dando il suo altissimo contributo di vita e di santità a conferma e sostegno della fede perenne per questa nostra Chiesa che avanza e cresce, Maria Matre et Mediatrice, «fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (LG 62).

NOTE

1) A. Martinelli, Un grande cuore di figlia e di madre. Suor Maria Domenica Mantovani, Milano 1964, p. 316.

2) P. Mariano da Torino, Fede e vita cristiana, Roma 1990, p. 179.

Fonte: Settimanale di Padre Pio, 26.4.2020, fasc. n. 17

venerdì 1 maggio 2020

Una bella storia per l'inizio del Mese Mariano: la Madonna entra in reparto e i contagi si fermano

In quest’inizio del mese mariano, non possiamo non affidarci alla Vergine, la quale, anche in questo frangente di pandemia, non ha mancato di dimostrare la sua materna protezione verso i suoi figli e per coloro che la invocano con fiducia.
Per questo non possiamo non condividere questa bella storia che ci giunge da Crotone, che è stato rilanciato anche sul blog MiL, Messa in Latino e su Chiesa e postconcilio.
Buon mese mariano a tutti.




























La Madonna entra in reparto e i contagi si fermano

di Andrea Zambrano




«Io di miracoli non parlo. Ma metti mai che…». Il cappellano ospedaliero don Claudio Pirillo mette le mani avanti, ma sa che qualche cosa deve essere andato per il verso giusto. Ad accorgersi che potrebbe essere un miracolo invece è stata un’infermiera dell’ospedale di Crotone San Giovanni di Dio. Dal 26 di marzo i contagi Covid si sono arrestati. E da quel giorno hanno iniziato a guarire i primi malati di Coronavirus fino a che da una settimana Crotone è una provincia Covid free dato che al momento non figurano nuovi contagi.

Ebbene. Il 26 marzo è anche la data in cui in ospedale ha fatto il suo ingresso anche una signora speciale. Si chiama Madonna di Capocolonna ed è la patrona della diocesi calabrese. L’effige della Madonna nera, che viene portata i processione tutti gli anni dai crotonesi fino al promontorio (Capocolonna) in cui oggi sorge il suo santuario, era stata prestata temporaneamente dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta con questa singolare motivazione: «Nei prossimi giorni il Quadricello della Madonna di Capocolonna, lo manderò per qualche giorno presso l’ospedale di Crotone come segno della vicinanza della nostra chiesa a questo luogo nel quale si sta combattendo una battaglia importante per la salute è il benessere di tutti noi».

Ebbene: da quel giorno i contagi si sono arrestati e le guarigioni hanno iniziato a contarsi copiose.
«È andata proprio così – spiega al Timone il cappellano don Claudio –. A Crotone abbiamo tre immagini: quella originale, grande, viene esposta ogni sette anni, mentre in processione una volta all’anno esce un “quadricello” che viene scortato da oltre 120mila crotonesi. Bene, il vescovo ha nella sua cappella privata una copia del quadricello della Madonna nera e dal 26 marzo me lo ha consegnato direttamente perché lo potessi custodire in ospedale».

Il quadro però non è rimasto solo nella cappella. «No, durante la preghiera e la Messa con il personale medico lo espongo – prosegue il sacerdote – e poi lo porto in processione per farlo vedere ai malati». E loro? «Pregano e si affidano», aggiunge. Quindi, pare di capire che la donazione del vescovo non sia stato un semplice gesto devozionale, ma qualche cosa di concreto deve averlo operato.

«Sì, ho letto l’articolo su quanto dice l’infermiera… che cosa vuole che le dica? Bè… diciamo che le vie del Signore sono davvero misteriose, ma in un’ottica di fede dobbiamo dire che se non ci avessimo creduto non l’avremmo esposta e non ci saremmo affidati a Lei».

Storia ricca di significati quella della Madonna di Capocolonna, che affonda le sue radici – come tante devozioni italiane – ai tempi in cui i Saraceni nel 1519 compivano le loro consuete scorribande da Sibari al basso Ionio. A Capocolonna, appena a sud di Crotone, i Mori devastarono il promontorio su cui sorgeva una chiesetta che ospitava il quadro di origine bizantina. Antica devozione, arrivata a sostituire il tempietto pagano di Hera Lacinia che della città fondata dagli Achei era il cuore religioso. Ed è li, nella città di Kroton, fratello di Alcinoo, Re dei Feaci, che diede ospitalità ad Odisseo, che i musulmani devastarono tutto, portandosi via anche quel quadro come bottino di guerra. Solo che la nave pronta a salpare per la Turchia, non voleva saperne di mollare gli ormeggi. Così, gli islamici decisero di gettare in mare quell’immagine quasi a volersi liberare di una zavorra. Recuperata da un pescatore, l’icona fu portata “trionfalmente” in città e da lì iniziò la sua nuova vita di Protettrice dei crotonesi.

Oggi, mutatis mutandis, la Madonna nera è ancora lì, pronta a difendere i suoi cittadini.
Miracolo? Rispondere non è facile, ma anche in questo caso è sempre meglio crederci. Anche perché non sappiamo che cosa sarebbe accaduto, e soprattutto quanti morti ci sarebbero stati, se la Madonna non fosse entrata in reparto dove è stata accolta con la stessa devozione dei crotonesi che nel ‘500 la salvarono dalle acque. Nel dubbio, sempre meglio optare per la scommessa di Pascal.