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lunedì 10 dicembre 2018
domenica 18 febbraio 2018
In morte (eterna) dell'eresiarca Martin Lutero
Il 18 febbraio 1546 moriva a Eisleben, sua città natale, l'eresiarca Martin Lutero. Ricordiamo questo nemico di Dio con un divertente aneddoto riportato dal Bellarmino (anche Dio ed i Santi hanno il senso dell'humor!):
mercoledì 22 novembre 2017
martedì 31 ottobre 2017
domenica 29 ottobre 2017
La festa di Cristo re come festa antiluterana per antonomasia
Fonte: 500 years of Protestant Revolution: CHRIST THE KING is the Anti-Luther, in Rorate coeli, Oct. 29, 2017
sabato 21 ottobre 2017
I Santi tridentini? Erano ispirati dal demonio …. La svolta luterana del sedicente “episcopato” italiano e della Chiesa ex cattolica
Ebbene
sì. Non appaia blasfema questa nostra sortita volutamente provocatoria. Per
esclusione, infatti, è questa la logica conseguenza: che i grandi Santi ispirati
e sollevati nello spirito del Concilio di Trento e della Controriforma, come S.
Pio V, S. Carlo Borromeo, S. Filippo Neri, S. Ignazio di Loyola, S. Roberto
Bellarmino, S. Lorenzo di Brindisi, S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce,
ecc., sino ad arrivare ai Santi alle soglie del XX sec. come S. Giovanni Bosco,
S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, S. Domenico Savio, ecc., tutti ispirati dal
Concilio tridentino sarebbero stati, in verità, ispirati dal Nemico di Dio!
C’è
poco da discutere. Se un sedicente Segretario dei “Vescovi” italiani come il
sig. Galantino si spinge ad affermare che l’eresiarca Lutero sia stato ispirato
– nella sua opera di riforma protestante – addirittura dal Paraclito, la
conseguenza – inevitabile – è che chi si è opposto a tale azione – come i Santi
sopra menzionati – sarebbero stati ispirati, a loro volta, dall’Avversario, dal
Serpente antico! Delle due l’una. Non può ammettersi in entrambe le parti una
pari ispirazione dello Spirito Santo, perché, in tal caso, si dovrebbe
affermare che esso è contraddittorio ed illogico: lo Spirito non potrebbe
ispirare un’azione ed il suo contrario. Questo sembra evidente.
Necessariamente, dunque, deve concludersi che se Lutero sarebbe stato ispirato
dallo Spirito, i Santi ed il Concilio tridentino sarebbero stati sotto l’egida
dell’antico Nemico di Dio, nell’Opposto dello Spirito cioè.
Questa
vera e propria bestemmia e blasfemia del Segretario della CEI, col
silenzio complice e compiaciuto del “vescovo” di Roma e del presidente della
CEI, sig. Bassetti, denota il degrado di fede in cui i “vescovi” italiani sono
caduti: sono persone sostanzialmente atee, non cattoliche, apostate!
Non
sono gli unici. Una serie di articoli della Civiltà (ex) cattolica
di quest’anno 2017 celebrano con entusiasmo la figura sempre di questo
eresiarca, dipingendolo quasi come un incompreso dalla Chiesa del suo tempo
(addebitando, dunque, la responsabilità della sua disobbedienza alla Chiesa
cattolica! cfr. Mauro Faverzani, Per
i 500 anni di Lutero ora è la Chiesa ad autoaccusarsi, in Corrispondenza
romana, 29.6.2016); uno dalla vocazione sincera (e non, invece, un
gaglioffo, uno scampato alla forca, che, per sfuggire alla condanna a morte per
un omicidio di un suo compagno di studi, decise di diventare monaco, contando
sull’immunità che gli garantivano le mura monastiche: v. Martin
Lutero, assassino e suicida, in Gloria.tv,
11.9.2016). Insomma, quasi un santo, a parere della Civiltà (ex) cattolica.
Ecco
alcuni esempi: «La questione dirimente è stata forse la pretesa, da parte sia
della Chiesa di Roma sia di Lutero, di incarnare in toto la verità e di
esserne dispensatori. Eppure, nonostante tutto, non si può negare il ruolo che
Lutero ha avuto come testimone della fede» (Giancarlo
Pani, Martin Lutero, cinquecento anni dopo, in Civ.
Catt., 2017, vol. IV, q. 4016, pp. 119 ss.). In questo enunciato,
evidentemente eretico e scandaloso, ci sta tutto il neo-modernismo degli
odierni ecclesiastici.
«L’esattezza
di certe formule, la critica al proverbio tradizionale secondo cui desperatio
facit monachum, il problema della validità del voto, il rapporto
conflittuale con il padre e il contesto della scelta fanno propendere
decisamente per una vocazione autentica» (Id.,
La vocazione di Martin Lutero, ivi,
vol. III, q. 4014, pp. 463 ss.).
«Oggi,
a posteriori, è abbastanza ovvio affermare che il confronto con Lutero
non sarebbe stato facile, e quasi certamente sarebbe fallito. Di fatto,
purtroppo, non ci fu» (Id., Il
processo a Lutero e la scomunica, ivi,
vol. I, q. 4000, pp. 364 ss.).
«Lo
storico Erwin Iserloh ha dimostrato che l’affissione delle Tesi non è storia,
ma leggenda, e per di più contraddice l’intenzione del riformatore. Il 31
ottobre Lutero scrive ai vescovi interessati per un problema di fede, di
coscienza e di pastorale: la predicazione delle indulgenze per la fabbrica di
San Pietro è ingannevole perché garantisce la salvezza. Nessuno è sicuro della
propria salvezza. Il vescovo deve predicare non le indulgenze, ma il Vangelo e
le opere di carità» (Id., L’affissione
delle 95 tesi di Lutero: storia o leggenda, ivi,
2016, vol. IV, q. 3993, pp. 213 ss.).
Quando
la Civiltà era ancora pienamente cattolica, ecco quanto scriveva
dell’eresiarca:
«tutto
il sistema di Lutero riposa sul falso: nella Scrittura non c’è un testo che lo
legittimi. Lutero con audacia bronzea torse in parte violentemente la
Scrittura, e in parte vi sostituì le sue falsificazioni» (Lutero e
Luteranismo, in Civ.
catt., 1918, vol. I, pp. 132 ss., partic. p. 141).
Avvenire
e la CEI non sono da meno. Cfr. Mimmo Muolo, Vincenzo Paglia: “La
Riforma? Una felice colpa”, in Avvenire,
6.12.2016; Franco Cardini, L’età moderna? Inizia con le 95 Tesi di Lutero
il 31 ottobre 1517, ivi, 18.8.2017; Giacomo Gambassi, Il
cardinale Bassetti nei luoghi di Lutero, ivi,
2.9.2017; Id., Bassetti nei
luoghi di Lutero, crocevia di riconciliazione, ivi,
8.9.2017. Cfr. la serie di articoli dedicati ai 500 anni della c.d. riforma,
qui.
Si
tratta di falsificazioni storiche e documentali, che aprono la strada alla
probabile “riabilitazione” dell’eresiarca; una strada, per la verità, già
ventilata anche da Benedetto XVI (cfr. Francesca
de Villasmundo, Un colloque au Vatican pour réhabiliter Luther ?,
in Medias-Press.info,
23.3.2017 ed in traduzione italiana qui;
Giuliano Ferrara, Il tribuno
del nuovo gesuitismo che recupera con Lutero anche Pascal, in Il
Foglio, 9.7.2017; Lutero riabilitato. Quando voleva “strappare la
lingua al papa”, in Blitzquotidiano,
3.11.2016; Piero Schiavazzi, Perché
papa Francesco riabilita Lutero, in Limes,
2.11.2016; Lorenzo Bertocchi, Lutero
padre del laicismo e del potere senza il bene, in LNBQ,
27.10.2016; Benedetto XVI, una sintesi purificatrice con i luterani
(nella fede), in Chiesa
e postconcilio, 7.9.2012; Giacomo
Galeazzi, Ratzinger riforma Lutero. Aveva molte idee cattoliche,
in La
Stampa, 5.3.2008). Del resto, non è forse vero che si è sostenuto da più
parti nella Chiesa d’oggi (l’aveva sostenuto persino il “santo” Giovanni Paolo
II!) che le intenzioni del Martin erano buone e sincere (cfr. Lutero e la
Riforma: Bergoglio in continuità con Wojtyla e Ratzinger, in UCCR,
16.2.2017)? Sì, come, del resto, anche quelle che furono di Ario, di
Nestorio, di Giuda Iscariota e persino di Lucifero … . Tutti son partiti con “buone
intenzioni”, salvo poi perdersi lungo la via. Non è forse vero, d’altronde, che
la strada verso l’Inferno è costellata di “buone intenzioni”?
Lutero studiava il modo di uscire dal convento perché non accettava più la castità e il celibato (e quasi sicuramente non le aveva mai accettate, stante l'insincerità della sua vocazione): le sue sedicenti "buone intenzioni" erano solo un pretesto:
«È molto importante sottolineare che il lusso e lo sfarzo, come pure anche la corruzione di buona parte della Curia Romana, non scandalizzarono più di tanto Lutero (come oggi si vuol far credere) — ha scritto il padre domenicano Roberto Coggi –, il quale, a quanto ci risulta, non trasse da ciò alcun turbamento nella sua fede cattolica e nella sua fedeltà nel Romano Pontefice. È quindi falso attribuire la ribellione di Lutero all’autorità ecclesiastica, quale si verificò pochi anni più tardi, a una sua indignazione contro i costumi corrotti del clero» (P. Roberto Coggi, Ripensando Lutero, ESD, Bologna, 2004, p. 9).
Lutero studiava il modo di uscire dal convento perché non accettava più la castità e il celibato (e quasi sicuramente non le aveva mai accettate, stante l'insincerità della sua vocazione): le sue sedicenti "buone intenzioni" erano solo un pretesto:
«È molto importante sottolineare che il lusso e lo sfarzo, come pure anche la corruzione di buona parte della Curia Romana, non scandalizzarono più di tanto Lutero (come oggi si vuol far credere) — ha scritto il padre domenicano Roberto Coggi –, il quale, a quanto ci risulta, non trasse da ciò alcun turbamento nella sua fede cattolica e nella sua fedeltà nel Romano Pontefice. È quindi falso attribuire la ribellione di Lutero all’autorità ecclesiastica, quale si verificò pochi anni più tardi, a una sua indignazione contro i costumi corrotti del clero» (P. Roberto Coggi, Ripensando Lutero, ESD, Bologna, 2004, p. 9).
Noi
preferiamo stare dalla parte della Vera Chiesa Cattolica, dalla parte dei Veri
Santi, dalla parte del Concilio di Trento piuttosto che da quella di codesti
eretici ed apostati, che vogliono lodare l’eresiarca Lutero, che i mistici ci
assicurano giace – sventurato – all’Inferno, torturato, per l’eternità, dagli
angeli decaduti. Egli era, è e rimane un volgare eretico (cfr. Francesco Agnoli, Jacques Maritain
legge Martin Lutero, in Libertà
e persona, 19.10.2017; Id.,
Lutero, un Macchiavelli della fede, in LNBQ,
18.8.2016; Gederson Falcometa,
Giuda, Teilhard de Chardin, Martin Lutero e il Concilio e… i mass media,
in Riscossa
cristiana, 18.10.2017; Principi filosofici e teologici della Riforma
protestante (1517). Un saggio di don Marino Neri, in Vigiliae
Alexandrinae, 22.5.2017, ripreso in Lutero resta un eretico con
buona pace dei “rivisitatori”, in MiL,
30.5.2017), causa e dannazione di molti europei e, diciamolo chiaramente, di
molti ecclesiastici oggi, e distruttore dell’unità europea (cfr. Francesco Agnoli, Carlo Magno e
Lutero: costruzione e distruzione dell’Europa, in Libertà
e persona, 11.10.2017; Stefano
Fontana, La gnosi luterana e la dottrina del potere politico, ivi, 25.3.2017, nonché in Totus tuus,
13.6.2017).
Sull’attuale
situazione ecclesiale, davvero possono riprendersi le parole di S. Gregorio
Magno: «Merorem, Petre, quem cotidie patior, et semper mihi per usum vetus
est, et semper per augmentum novus» (Dialogi, I, 3).
Rilanciamo
per questo l’editoriale de LNBQ, ripreso da Galantino & co su Lutero.
Quello che la Chiesa ha omesso di dire nel 500° anniversario della riforma
protestante, in Il
Timone, 21.10.2017 . Per la notizia sull’uscita galantiniana, cfr. «La
Riforma Protestante un evento dello Spirito Santo». Galantino esalta Martin
Lutero, ivi, 19.10.2017; La Riforma un evento
dello Spirito Santo. Galantino esalta Lutero, in MiL, 20.10.2017; Giuseppe Rusconi, Il vescovo Galantino, il monaco Lutero
e il vescovo Zambito, in Rossoporpora,
20.12.2017; Francesca de Villasmundo,
I vescovi italiani riabilitano Lutero, in Riscossa
cristiana, 20.10.2017; Francesco Boezi, Galantino accelera su Lutero: "Opera dello Spirito Santo", in Il Giornale, 21.10.2017).
Lo Spirito di Lutero conquista Galantino
di
Stefano Fontana
A leggere che secondo il vescovo Galantino la Riforma fu “un evento dello Spirito Santo” viene
subito da pensare che lo Spirito Santo allora si contraddice. Siccome questo
non è possibile, non rimane che ritenere l’affermazione molto temeraria.
Affermazioni simili sono oggi molto frequenti ed è importante chiederci da dove
provengano.
L’essenza della posizione di Martin Lutero è la
riduzione della fede ad atto di fede. Nella
fede non ci sono contenuti, verità cui aderire, ma ciò che conta è l’affidarsi,
senza ragioni, a Cristo, fidandosi che lui coprirà con un mantello tutte le nostre
colpe. Per la religione cattolica non è così. La fede ha due versanti, quello
dell’atto soggettivo del credere e quello oggettivo delle verità cui ai
aderisce con la fede per l’autorità di Dio che ce le ha rivelate. E’ la fides qua e
la fides quae. Quella cattolica non è una fede cieca, è l’adesione
al dogma. La fede di Lutero invece è solo atto senza dogmi.
Perché ricordo questo aspetto? Perché il fatto che
Lutero sia stato spinto dall’amore di Dio, o dalla “passione per Dio” - come si intitolava il convegno alla
Lateranense ove mons. Galantino ha fatto il suo intervento – dice poco di
significativo dal punto di vista cattolico. Passione per quale Dio? La passione
è solo il polo soggettivo della fede come atto, manca il polo oggettivo delle
verità credute, ossia dei dogmi. Accettare come valida questa impostazione
fondata sulla sola “passione per Dio” significa già accettare l’impostazione
luterana. E che dialogo ci può essere se si accetta fin da subito la posizione
dell’altro con cui si vorrebbe dialogare?
Celebrando questo 500mo anniversario della Riforma
luterana, la Chiesa cattolica ha fatto spesso questo errore
di impostazione iniziale: spostare l’attenzione dalla dottrina alle “intenzioni”
di Lutero, ossia dai contenuti della fede all’atto di fede. Tutti vedono che in
questo modo si sposa già fin dall’inizio la posizione luterana e la si fa
propria. Nella fede luterana è centrale la coscienza, dato che non interessa
tanto Cristo in sé, quanto Cristo per me, il Cristo della
fede e non il cristo della Storia. Il Padre Coggi dei domenicani di Bologna ce
lo ha spiegato molto bene. La fede per Lutero non è conoscenza ma esperienza
soggettiva, fatta in coscienza al cui interno si consuma il rapporto io-Tu tra
il credente e Dio. Se, quindi, la Chiesa cattolica si concentra sulla coscienza
del monaco Lutero piuttosto che sulla dottrina luterana rinuncia alle proprie
esigenze già in partenza, accettando la validità di una fede senza dogmi. Le
intenzioni di Lutero non contano se non per una ricostruzione storica o
psicologica. Contano le cose da lui scritte e formalizzate nella dottrina della
Riforma. Contano le cose da lui scritte contrarie alla verità della fede
cattolica.
L’idea oggi prevalente è che le intenzioni di
Lutero erano buone ed ispirate dallo Spirito
Santo, mentre poi la cose presero una strada diversa, complici anche le
chiusure della Chiesa cattolica. Bisognerebbe quindi recuperare le buone
intenzioni degli inizi e usufruirne anche per una riforma del cattolicesimo
stesso. Si è anche detto in questi giorni che Lutero avrebbe addirittura
anticipato il Vaticano II, richiamando l’attenzione sul Vangelo. E rieccoci all’atto
senza i contenuti. Aver proposto la salvezza per Sola Scriptura è
stato un grave errore e non un merito, in quanto l’attenzione al Vangelo, dal
punto di vista cattolico, senza la dovuta attenzione alla Tradizione e al
Magistero non è cosa da apprezzare. Se il Vaticano II fosse stato influenzato
da un’eresia, come si dice in questo caso, ne deriverebbe un inquinamento dello
stesso Concilio dalle proporzioni devastanti.
Sia sostenendo che la Riforma è stata un dono dello
Spirito Santo, sia dicendo che la valorizzazione luterana
del Vangelo ha anticipato il Vaticano II, si insiste solo ed eventualmente
sulle “intenzioni” e non sui contenuti. Ma insistendo solo sulle intenzioni di
coscienza sparisce completamente il concetto di eresia. Uno non è eretico per
le sue intenzioni ma per quanto ha detto di contrario al dogma. E da questo
punto di vista Lutero è stato un eretico, quali che fossero le sue intenzioni.
Faccio notare che se sparisce il concetto di eresia sparisce anche quello di
dogma.
L’altro aspetto della strategia della Chiesa
cattolica in questo 500mo anniversario della Riforma protestante è quello di
fare un pezzo di strada insieme, cioè di fare delle cose insieme puntando sulla
prassi più che sulla dottrina. Anche questo obiettivo lo si persegue meglio non
tenendo conto della dottrina luterana ma delle cosiddette buone intenzioni del
monaco Lutero. Depurando la fede dai suoi contenuti e soffermandosi sul suo
essere un atto personale si pensa di camminare meglio insieme. Ma per andare
dove? Verso quale Cristo? Verso quale salvezza? L’atto di fede preso in se
stesso è cieco, sono i contenuti a dargli la luce. Anticipare la prassi
rispetto alla dottrina è un’altra concessione fatta in partenza alla posizione
luterana.
C’è infine l’aspetto forse più inquietante della
questione. Incentrarsi sulla fede come atto, ossia sulla coscienza e sulla
prassi piuttosto che sui contenuti e sulla dottrina, potrebbe voler dire
maturare insieme una nuova autocoscienza credente (come direbbe Hegel), ossia
vedere insieme i contenuti in un modo nuovo. L’eresia sarebbe allora uno
stimolo indispensabile all’evoluzione dialettica del dogma. Ma questa sarebbe
una concessione all’evoluzione del dogma all’interno dell’autocoscienza dei
credenti completamente fuori della visione cattolica, anche se certamente
compatibile con la confessione protestante.
Fonte: LNBQ,
21.10.2017
venerdì 4 agosto 2017
sabato 18 febbraio 2017
Mons. Schneider: "Lutero non è un testimone del Vangelo" (stralcio dell'intervista per Rorate caeli). In morte dell'eresiarca tedesco
Il 18 febbraio 1546 moriva suicida l’eretico Martin Lutero, dopo
una notte di gozzoviglie. Vi sono varie “testimonianze”, protestanti e cattoliche,
su questo ultimo gesto disperato di Lutero.
Qui, ci basti ricordare la principale; quella del suo servo personale,
Ambrogio Kuntzell (o Kudtfeld) il quale, colpito nell’animo da quel terribile
castigo di Dio sul suo padrone, finì col confessare tutte le particolarità! Ecco
la sua testimonianza: «Martin Lutero, la sera prima della sua morte, si lasciò
vincere dalla sua abituale intemperanza e con tale eccesso che noi fummo
obbligati a portarlo via, del tutto ubriaco, e coricarlo nel suo letto. Poi, ci
ritirammo nella nostra camera, senza nulla presagire di spiacevole! All’indomani,
noi ritornammo presso il nostro padrone per aiutarlo a vestirsi, come d’uso.
Allora - oh, quale dolore! - noi vedemmo il nostro padrone Martino appeso al
letto e strangolato miseramente! Aveva la bocca contorta, la parte destra del
volto nera, il collo rosso e deforme. Di fronte a questo orrendo spettacolo,
fummo presi tutti da un grande timore! Non di meno corremmo, senza alcun
ritardo, dai Prìncipi, suoi convitati della vigilia, ad annunziare loro quell’esecrabile
fine di Lutero! Costoro, colpiti dal terrore come noi, ci impegnarono subito,
con mille promesse e coi più solenni giuramenti, ad osservare, su quell’avvenimento,
un silenzio eterno, e che nulla di nulla fosse fatto trapelare. Poi, ci
ordinarono di staccare dal capestro l’orribile cadavere di Lutero, di metterlo
sul suo letto e di divulgare, dopo, in mezzo al popolo, che il “maestro Lutero”
aveva improvvisamente abbandonata questa vita»! Questo è il racconto della
morte-suicida di Lutero, fatta dal suo domestico Kudtfeld; un “racconto” che fu
pubblicato, ad Anversa, nel 1606, dallo scienziato Sédulius. Il dottor de Coster
- subito chiamato! - fu lui che constatò che la bocca di Lutero era contorta,
che la parte destra del suo viso era nera e che il collo era rosso e deforme,
come se fosse stato appunto strangolato. Questa sua diagnosi la si può
verificare su una incisione che Lucas Fortnagel fece subito il giorno dopo la
morte di Lutero, e che fu pubblicata da Jacques Maritain nella sua opera: Tre riformatori,
a pagina 49 (dell’edizione francese). Lutero, quindi, non morì di morte
naturale, come si è falsamente scritto su tutti i libri di storia del protestantesimo,
ma morì “suicida” nel suo stesso letto, dopo una lautissima cena in cui, come
al solito, aveva bevuto smisuratamente e si era rimpinzato di cibo oltre ogni
limite! Sopra il suo letto, un giorno, egli vi aveva scritto: «Papa, da vivo
ero la tua PESTE; da morto sarò la tua MORTE»! (Pestis eram vivus, moriens
ero mors tua).
Del resto, come poteva morire se non in modo così disperato chi
aveva in orrore anche solo il leggere il canone della Messa e che il giorno
della sua stessa ordinazione sacerdotale, mentre il suo Vescovo gli conferiva
la potestà di consacrare (Accipe potestatem sacrificandi pro vivis et
mortuis), si augurava che la terra l’inghiottisse (così ricorda Jacques Maritain, Tre riformatori.
Lutero, Cartesio, Rousseau, Morcelliana, Brescia, 20018, con Introduzione
di Antonio Pavan e Prefazione
di Giovanni Battista Montini, pp.
52-53)?
Nonostante la sua morte suicida, non crediate che sia in Paradiso
a godere il pegno dei giusti. Egli, infatti, giace all’Inferno, tormentato di
continuo dai demoni, dopo aver rifiutato l’ultima ancora di salvezza che Dio
gli aveva offerto. Come abbiamo già ricordato in altra occasione (v. qui).
A questo riguardo assai interessante è il dialogo – vero – tra
Lutero e la moglie, la ex monaca Katharina von Bora, come ci è riportata da uno
storico, al di sopra di ogni sospetto quale fu Jean-Marie-Vincent Audin, nella
sua Storia della vita di Martin Lutero. Ecco la traduzione italiana:
«Una sera, le stelle scintillavano di straordinario splendore, il cielo sembrava
di fuoco … - Osserva come quei punti luminoso risplendono, disse Caterina a
Lutero … Lutero alzò gli occhi – Oh! che viva luce! disse, essa non risplende
per noi! – E perché? soggiunse Bora, forse che saremmo privati del regno de’
cieli? Lutero sospirò … - Forse, disse, per punirci perché abbiamo abbandonato
il nostro stato - Bisognerebbe dunque ritornarvi? suggiunse Caterina. – È
troppo tardi, il carro è impantanato, replicò il dottore, e ruppe il colloquio»
(Jean-Marie-Vincent Audin, Storia
della vita, delle opere e delle dottrine di Martino Lutero, vol. II, Milano 1842, p. 126. Nella versione francese, Id., Histoire de la vie, des écrits e
des doctrines de Martin Luther, vol. II, Paris 1841, p. 278). Lutero
aveva, dunque, rimorsi di coscienza per aver abbandonato i suoi voti? Dio,
dunque, nella sua infinita misericordia, aveva offerto all’eresiarca un’ultima
ancora di salvezza, nella speranza che lo spettacolo del cielo lo inducesse a
pentimento ed a resipiscenza per il male commesso, per i voti infranti e per
essere stato causa, con le sue empie, dottrine, della dannazione di molte genti
ed intere generazioni di uomini.
Che sia dannato, poi, non lo diciamo noi. Ce l’attestano i mistici.
Una di queste, come ricordavamo in altre occasioni, fu la Beata Maria Serafina
Micheli, elevata agli onori degli altari nel maggio 2011 (v. qui
e qui).
Come ci racconta don Marcello Stanzione (v. Suor Serafina Micheli e
la visione di Lutero all’Inferno, in Milizia
di San Michele, nonché La posizione di Martin Lutero all’inferno/
Extra Ecclesiam nulla salus, in Radiospada,
24.8.2012), nel 1883, la mistica si trovava a passare per Eisleben, nella
Sassonia, città natale di Lutero. Si festeggiava, in quel giorno, il quarto
centenario della nascita del grande eretico (10 novembre 1483), che spaccò l’Europa
e la Chiesa in due, perciò le strade erano affollate, i balconi imbandierati.
Tra le numerose autorità presenti si aspettava, da un momento all’altro, anche
l’arrivo dell’imperatore Guglielmo I, che avrebbe presieduto alle solenni
celebrazioni. La futura beata, pur notando il grande trambusto non era interessata
a sapere il perché di quell’insolita animazione, l’unico suo desiderio era
quello di cercare una chiesa e pregare per poter fare una visita a Gesù
Sacramentato. Dopo aver camminato per diverso tempo, finalmente, ne trovò una,
ma le porte erano chiuse. Si inginocchiò ugualmente sui gradini ... d’accesso,
per fare le sue orazioni. Essendo di sera, non s’era accorta che non era una
chiesa cattolica, ma protestante. Mentre pregava le comparve l’angelo custode,
che le disse: “Alzati, perché questo è un tempio protestante”. Poi le
soggiunse: “Ma io voglio farti vedere il luogo dove Martin Lutero è condannato
e la pena che subisce in castigo del suo orgoglio”. Dopo queste parole vide un’orribile
voragine di fuoco, in cui venivano crudelmente tormentate un incalcolabile
numero di anime. Nel fondo di questa voragine v’era un uomo, Martin Lutero, che
si distingueva dagli altri: era circondato da demoni che lo costringevano a
stare in ginocchio e tutti, muniti di martelli, si sforzavano, ma invano, di conficcargli
nella testa un grosso chiodo. La suora pensava: se il popolo in festa vedesse
questa scena drammatica, certamente non tributerebbe onori, ricordi,
commemorazioni e festeggiamenti per un tale personaggio. In seguito, quando le
si presentava l’occasione ricordava alle sue consorelle di vivere nell’umiltà e
nel nascondimento. Era convinta che Martin Lutero fosse punito nell’Inferno
soprattutto per il primo peccato capitale, la superbia.
Vanno perciò rigettati, in quanto erronei, contrari alla fede,
maleodoranti, perniciosi, storicamente falsi, che portano all’esaltazione di un’anima
reproba ed al danno di tante anime, tutti quegli insegnamenti “magisteriali”,
che dipingono l’eresiarca come un sincero cercatore di un rinnovamento
spirituale della Chiesa, come un una persona profondamente religiosa che ardeva
di ansia apostolica per la salvezza delle anime (forse chi lo dice dimentica i Discorsi
conviviali dell’eresiarca … o che aveva avallato la bigamia: v. qui)
o come personaggio il cui pensiero sarebbe asseritamente cristocentrico, un
personaggio che aveva idee cattoliche, ecc. (su queste ed altri insegnamenti “magisteriali”
sull’eresiarca, in piena continuità tra loro, cfr. Lutero e la Riforma:
Bergoglio in continuità con Wojtyla e Ratzinger, in UCCRline.it,
16.2.2017). Nulla di più fallace ed erroneo. Non foss’altro perché – come ricordato
con un aforisma in altra
occasione - anche Lucifero aveva buone intenzioni (dal suo punto di vista
ovviamente) ed iniziò bene: era un eccelso angelo! Pure Giuda Iscariota iniziò
bene: era un discepolo prescelto da Gesù stesso! Pure Ario o Nestorio iniziarono
bene (l’uno era prete e l’altro patriarca di Costantinopoli) ed avevano –
inizialmente – idee cattoliche … . Chi dice questo non ha inteso che,
nella logica del Vangelo, non è detto che chi inizia bene, finisca parimenti
bene. Anzi, è vero il contrario. Nella storia della Chiesa, molti Santi hanno
iniziato la vita da grandi peccatori, per poi finire bene. È la logica degli
operai dell’ultim’ora.
Non a caso, peraltro, la Chiesa ha sempre invitato i fedeli ad
invocare da Dio il dono della perseveranza finale, poiché il momento della
morte è quello decisivo, più importante persino della nascita: è quello in cui
ci si gioca l’eternità. Poco importa – dinanzi a Dio – cosa si sia stati in
vita: ciò che conta è come ci si trovi, in rapporto a Dio, al momento della
morte. Per questo, invochiamo la Vergine, nell’Ave Maria, di pregare per noi «adesso
e nell’ora della nostra morte» (nunc et in hora mortis nostrae), stante
la decisività di quell’istante finale nel quale è in gioco l’eternità.
Nel giorno della morte dell’eresiarca, perciò quanto mai appropriato
è questo stralcio dell’intervista a Mons. Schneider, nel quale – in maniera
chiara – ricorda come Lutero non possa essere definito un testimone del
Vangelo. L’intervista è riportata in Rorate
caeli, Feb. 16, 2017.
| Lucas Cranach il Giovane, Lutero sul letto di morte, 1546, Niedersächsisches Landesmuseum, Hannover. Il collo di Lutero appare rigonfio e livido: chiaro sintomo della sua morte da soffocamento |
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| Katharina von Bora in abito da lutto, 1546 |
Martin
Luther is Not A Witness to the Gospel Bishop Schneider on Vatican Document
CFN Intro: On
February 16 Rorate Caeli and Adelante la Fe posted a comprehensive video interview with the well-known conservative
Bishop Athanasius Schneider of Kazakistan that runs about 48 minutes. The
interview covered a myriad of topics, but CFN is spotlighting Bishop Schneider’s
magnificent response regarding a recent Vatican document that names the
heresiarch Martin Luther as a witness to the Gospel. We know you will benefit
from Bishop Schneider’s forthright commentary (JV).
Question: A controversial document from the Pontifical Council for Christian Unity
equates Saint Ignatius of Loyola and Saint Francis of Borgia with Martin
Luther, calling him a witness to the Gospel. We as Catholics are aware of the serious
damage Luther caused to the Church, what should be our position if our
ecclesiastical authorities invite us to consider Luther as a witness to the
Gospel?
Bishop
Schneider. Well,
this document is issued by the Pontifical Council for Christian Unity, this
Council has no doctrinal authority. We have no need to take seriously this
document, which is objectively wrong. It is against the evidence. We cannot put
on the same level Luther and Saint Ignatius. This is a contradiction. Luther cannot
be a witness to the Gospel, and the Church will not ask us to accept this
because it is only a statement from the pontifical Council so it need not be
taken seriously.
When we examine
in sincerity and honesty Luther and his work, he caused immense damage to the
entire Christianity. He divided Christianity. He is not a witness of the
Gospel. He denied almost the entire previous tradition from 1500 years. This
cannot be a witness to the Gospel who puts himself as the authority to
interpret the Word of God. This is against the Faith which Christ gave us and
which the apostles transmitted to us in a basic manner – to reject the
Holy Tradition as really a fount of revelation and the entire thinking of the
Church which the Holy Ghost guided in the dogmatic and doctrinal issues, and
this is the case. Luther did not reject [merely] the disciplinary tradition,
the pastoral tradition, but he rejected the fundamental doctrinal tradition of
the Church. And the doctrinal tradition of the Church is the Gospel. This is Gospel. And when I reject the substance
of the entire Apostolic and immutable constant tradition of the Church (in the
case of Luther, 1500 years) I am rejecting the Gospel.
For example,
in Kazakistan where I am living there was a holy martyr priest who was
beatified, Blessed Oleksa Zarytsky whom my parents had known personally, he
blessed me when I was a child. This priest was from the Byzantine Rite, but
Catholic. And the Communist asked them not to deny Christ, not to deny the sacraments,
but only to deny one point of the Gospel: the primacy of Peter, the papacy
(which is in the Gospel). Blessed Oleksa told the tribunal, “If I would deny
this point on the primacy of Peter, I will deny entire Gospel. I will be the
anti-witness of the entire Gospel.” This is in our time, he died in 1963.
So, in the
case of Luther, he rejected the heart of the Church, which is the Eucharist. He
rejected the sacrificial essence and substance of the Eucharistic celebration,
and this is the heart of the Church – the Eucharist. This is just one example.
So how could one be a witness to the Gospel when he rejects the heart of the
Church, the sacrificial nature of the Mass itself?
Luther
called the Mass an invention of the devil, a blasphemy. He called the papacy an
invention of satan. How can we name this person as a witness? When we do this,
we don’t believe in the sacrificial character of the Mass, or we don’t believe
in the primacy of Peter, or we don’t believe in the Catholic manner of the
unchangeable doctrinal tradition of the Church, or we are committing a lie and
playing only a game of political correctness. This is very dishonest. Or we
have an intellectual position of relativism, that truth and untruth are the
same. And so in this case when this document from the Pontifical Council states
that Luther is more or less the same level as St. Ignatius, they are putting
truth and error at the same level. This is the position of philosophical and
theological relativism. And this is very dangerous.
So I think
we need not take this document seriously, because it has no doctrinal
authority. It is in itself contradictory and completely wrong. This document
will not last for many years. Because the Church is more powerful, the unchangeable
truth is more powerful than this weak and very wrong document. It will pass
away with time.
Fonte: Catholic Family News, Feb. 17, 2017
Fonte: Catholic Family News, Feb. 17, 2017
mercoledì 18 gennaio 2017
18 - 25 gennaio: Ottavario di preghiera per il ritorno dei dissidenti in seno alla Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana
Oggi, come ci ricorda un amico, nella festa della Cattedra di S. Pietro in Roma, con memoria di S. Paolo, inizia l’Ottavario di preghiera
per il ritorno, in seno alla Santa Madre Chiesa, di tutti i dissidenti,
affinché vi sia un solo gregge ed un solo Pastore.
Riproduciamo qui di seguito le formule di preghiere approvate dal papa Benedetto XV, vero pastore della Chiesa e sollecito verso il suo intero gregge, che aveva a cuore la salvezza eterna delle sue pecore. Pure dissidenti. E che non le confermava nel loro errore.
Per riferimenti, cfr. Ottavario di preghiera per la conversione dei non cattolici, in Radiospada, 18.1.2017.
Per riferimenti, cfr. Ottavario di preghiera per la conversione dei non cattolici, in Radiospada, 18.1.2017.
Preghiera
approvata e indulgenziata* da S.S. Benedetto XV
Ant.
(Ioan. XVII, 21): Ut omnes unum sint, sicut tu, Pater, in
me, et ego in te, ut et ipsi in nobis unum sint; ut credat mundus, quia tu me
misisti.
℣. Ego dico tibi quia tu es Petrus.
℞. Et super hanc petram ædificabo
Ecclesiam meam.
Oremus
Dómine Jesu
Christe, qui dixísti Apóstolis tuis: Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: ne respícias
peccáta mea, sed fidem Ecclésiæ tuæ; eámque secúndum voluntátem tuam pacifícáre
et coadunáre dignéris: Qui vivis et regnas Deus per ómnia sæcula sæculórum. Amen.
Ogni
giorno dell’Ottavario è dedicato a una categoria:
18
gennaio: Pregare per la conversione di tutti gli Eretici e gli erranti.
19
gennaio: Pregare per la conversione dei Foziani e di tutti gli Scismatici.
20
gennaio: Pregare per la conversione dei Luterani e di tutti i Protestanti
21
gennaio: Pregare per la conversione degli Anglicani.
22
gennaio: Pregare per la conversione dei Cattolici non più praticanti
23
gennaio: Pregare per la conversione degli Ebrei.
24
gennaio: Pregare per la conversione dei Maomettani
25
gennaio: Pregare per la conversione di tutti gli Infedeli.
* «A tutti i fedeli che […] reciteranno ogni
anno tali preghiere una volta al giorno, e poi nell’ottavo giorno, veramente
pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato
qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per
la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la
conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi
concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria
di tutti i loro peccati. Concediamo inoltre la possibilità di lucrare la
predetta indulgenza plenaria a coloro che, confessati debitamente i peccati e
ricevuta la Santa Comunione, compiuta pure la visita nel giorno della festa
della Cattedra di San Pietro in Roma, chiedano perdono. Inoltre, agli stessi
fedeli che con il cuore contrito, in qualunque degli otto giorni menzionati,
abbiano recitato le stesse preghiere, concediamo duecento giorni di indulgenza
nella forma consueta della Chiesa» (Benedetto XV, Breve “Romanorum
Pontificum”, 25 febbraio 1916)
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| Aristide Bolla, Ritratto di Benedetto XV, 1919, Verona |
martedì 17 gennaio 2017
Commemorazione filatelica semiseria ed ironica dell'eresiarca Lutero
Mentre l'attuale corso vaticano intende commemorare entusiasticamente l'eresiarca Lutero e la sua ribellione (cfr. Scandalosa emissione filatelica vaticana: commemora la Rivoluzione protestante con l'effige dell'eresiarca, in Chiesa e postconcilio, 16.1.2017, nonché in Radiospada, 16.1.2017; Jan Bentz, Vatican to issue stamp featuring Martin Luther, in Lifesitenews, Jan. 17, 2017), proponiamo dei degni ed ironici francobolli, realizzati da un valente nostro amico cattolico, che il Vaticano avrebbe dovuto stampare se fosse ancora animato da veri sentimenti cattolici.
Sorridiamo (amaramente) ... per non piangere a causa dell'arrendevolezza dinanzi all'eretico tedesco.
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| L'incisione del francobollo, Lutero, zampogna del demonio, è di Erhard Schoen, del 1535 |
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| L'incisione del francobollo, Lutero e sua moglie, Caterina von Bora, è del 1580 |
Fonte: Nuova emissione filatelica - Edizione per il quinto centenario della Pseudoriforma Luterana - Francobollo da € 0,70 e da € 2,50, in Opportune importune, 16.1.2017
giovedì 3 novembre 2016
Qualche chiarimento sul sano "ecumenismo", che non è sinonimo di irenismo .....
Rilanciamo volentieri questo contributo di Franco Parresio.
Ulf Jonsson S.I., Intervista a papa Francesco. In occasione del viaggio apostolico in Svezia, in La Civ. Catt., 28.10.2016, p. 11
Sano ecumenismo! No
falso irenismo!
di Franco Parresio
Nei giorni del definitivo crollo della
basilica (nonché casa) di San Benedetto a Norcia, in Svezia il vescovo di Roma
si univa ai suoi fratelli protestanti
per celebrare Lutero e i cinquecento
anni della molto discutibile riforma anticattolica. La coincidenza dei due
eventi – quello sismico in Italia e quello altrettanto devastante in Svezia –
non è affatto casuale: sono l’inequivocabile segnale di un cristianesimo – quello
occidentale – oramai al collasso totale. È il fallimento della Chiesa
postconciliare, la quale ha abbracciato – nel vero senso della parola – un’altra
già fallita da più di cinquant’anni: quella luterana di matrice svedese. E a
dirlo non sono io, un cattolico romano, ma un autorevole rappresentante di
quella chiesa, figlio di pastore protestante: il pluripremiato regista Ingmar Bergman, che nel 1963 – in pieno svolgimento del Concilio – girò
quel capolavoro cinematografico che si chiama “Luci d’inverno”: il
suicidio di Jonas Persson, non dissuaso e in certo senso indotto nella sua idea
di togliersi la vita dal pastore Tomas Ericsson, mette a nudo i limiti del
culto luterano. Altro che “Il pranzo di Babette”, così caro a Bergoglio!
E proprio a costui e ai suoi adulatori,
dimentichi degli insegnamenti magisteriali in tema di dialogo ecumenico,
riporto queste importantissime citazioni dello stesso Magistero della Chiesa,
non affatto superate e da tenere ben impresse nella mente:
«Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo
professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo
la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a
lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e
costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa
Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella
Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione
con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di
santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla
Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica».
(Lumen gentium, n.
8)
«Bisogna assolutamente esporre con chiarezza tutta intera la dottrina.
Niente è più alieno dall’ecumenismo, quanto quel falso irenismo, dal quale ne viene a soffrire la purezza della
dottrina cattolica e ne viene oscurato il senso genuino e preciso».
(Unitatis redintegratio, n. 11)
«Come più volte viene affermato
nel decreto “Sull’ecumenismo” […] si deve usare la dovuta prudenza affinché il
movimento ecumenico stesso non resti danneggiato ed i fedeli non subiscano detrimento
spirituale a causa del pericolo di un falso irenismo o indifferentismo. […] L’azione ecumenica “non
può essere se non pienamente e sinceramente cattolica, cioè fedele alla verità
che abbiamo ricevuta dagli apostoli e dai padri, e consona alla fede che la
Chiesa cattolica ha sempre professato”. […] Per il fatto che la dimensione
ecumenica coinvolge tutta la formazione teologica, non si rende superfluo un
corso sull’ecumenismo. In tale materia si possono considerare […]
i numerosi problemi aventi per oggetto l’ecumenismo, vale a dire: le specifiche
questioni scaturite dal movimento ecumenico, circa l’ermeneutica, il ministero,
il culto divino, la “intercomunione”, la tradizione, il proselitismo di cattiva
lega, il falso irenismo, i laici, i ministeri affidati alle donne nella Chiesa,
e simili».
(Direttorio ecumenico,
14 maggio
1967-16 aprile 1970, nn. 2, 74, 75)
«L’Ecumenismo non è semplicismo, non è irenismo superficiale
e incurante delle intrinseche istanze della verità religiosa. “Niente è più
alieno dall’Ecumenismo, dice il Concilio, quanto quel falso irenismo, dal quale
viene a soffrire la purezza della dottrina cattolica, e viene oscurato il suo
senso genuino e preciso” (Unitatis redintegratio 11). L’avvicinamento
dei Fratelli disuniti, mentre deve farsi con grande rispetto e grande
comprensione dei valori veramente cristiani ch’essi possiedono e col desiderio
anche di apprendere da loro ciò che di vero e di buono possono darci, non deve
avvenire a scapito dell’integrità della fede cattolica e della nostra
disciplina ecclesiale, e non deve essere guidato dalla facile critica alle cose
nostre per essere altrettanto facilmente disposto al mimetismo delle cose
altrui, anche se buone e rispettabili».
(Paolo VI, Udienza generale del 18 gennaio 1967)
(Paolo VI, Udienza generale del 18 gennaio 1967)
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