Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 3 agosto 2018

Il Magistero della Chiesa v/ il "magistero" di Bergoglio. Chi dei due ha ragione???


Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo” (Gen. 9, 6).

I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male” (Rm. 13, 3-4).

Articoli per approfondimenti sul tema:

S. Skojec, Heresy in the Catechism. Wolf in the Vatican. No Shepherds in Sight, in Onepeterfive, Aug. 2nd, 2018, nonché, in trad. spagnola, Herejía en el Catecismo. El lobo en el Vaticano. No hay Pastores a la vista, in Adelante de la Fe, 3.8.2018;

Id., Pope Francis Is Wrong about the Death Penalty. Here’s Why, in Onepeterfive, Aug. 2nd, 2018, nonché, in trad. spagnola, Por qué se equivoca el Papa con lo de la pena de muerte, in Adelante de la Fe, 3.8.2018;

Id., With Catechism Change, An Opening of Pandora’s Box, in Onepeterfive, Aug. 3, 2018;

St. Alphonsus: “... The public authority is given the power to kill wrongdoers, and that not unjustly ...”, in Rorate caeli, Aug. 3, 2018;

What was black is now white: Pope “changes Catechism” to declare death penalty “inadmissible in all cases”ivi, Aug. 2nd, 2018, in trad. spagnola, Lo que era negro ahora es blanco: el Papa altera el Catecismo para declarar que la pena de muerte es «inadmisible», in Adelante de la Fe, 2.8.2018;

Francisco: “La pena de muerte es contraria al Evangelio”ivi;

A. Caponneto, La pena de muerte. El anunciado fariseísmo de Bergoglioivi, 3.8.2018;

P. Kwasniewski, Pope’s change to Catechism contradicts natural law and the deposit of Faith, in Lifesitenews, Aug. 2, 2018;

Id., Pope’s change to Catechism is not just a prudential judgment, but a rejection of dogmaivi, Aug. 3, 2018;

Id., Catholic professor: Why I can never teach Pope Francis’ new teaching on death penalty, ivi, Oct. 3, 2018;

D. Warren, Not even the Borgia Popes tried to ‘revise’ Church teachingivi, Aug. 3, 2018;

R. De Mattei, Whoever says death penalty is evil in itself ‘falls into heresy’: Church historianivi; in trad. spagnola, La licitud de la pena de muerte es una verdad de fe católica, in Adelante de la Fe, 3.8.2018; nonché, in trad. it. La liceità della pena di morte è una verità di fede cattolica, in Corrispondenza romana, 6.8.2018 ed in Chiesa e postconcilio, 16.8.2018;

Id., Is the Death Penalty Intrinsically Evil?, in The Remnant Newspaper, Aug. 4, 2018;

C. A. Ferrara, Killing Capital Punishment: Francis vs. the Catholic Churchivi, Aug. 2, 2018;

S. Hertz, The Death Penalty, Instituted by God Himself (The Biblical Basis for Catholic Teaching on Capital Punishment)ivi, Aug. 6, 2018;

D. Montagna, Pope Francis changes Catechism to declare death penalty ‘inadmissible’, in Lifesitenews, Aug. 2, 2018;

Id., Priests: Why we’re urging Cardinals to challenge Pope Francis on death penalty, ivi, Aug. 15, 2018;


Id., 75 clergy, scholars appeal to Cardinals: Urge Francis to ‘withdraw’ death penalty teaching, ivi;

D. Hitchens, Academics appeal to cardinals: advise Pope to withdraw ‘scandalous’ Catechism change, in Catholic Herald, Aug. 15, 2018


D. Cummings McLean, ’Doctrinal error’: Catholics react to Pope Francis’ new teaching against death penalty, in Lifesitenews, Aug. 2, 2018;

Id., LGBT ‘Catholic’ groups: If Pope can reverse Church teaching on death penalty, why not homosexuality?ivi, Aug. 3, 2018;

Id., Pope’s new teaching against death penalty is ‘break’ with Catholic teaching: EWTN panelivi;

M. Pakaluk, Cardinal Dulles's Dubia, in First Things, Aug. 8, 2018;

E. Feser, Pope Francis and capital punishmentivi, Aug. 3, 2018;

D. Hitchens, The Catechism and the death penalty: are Catholics right to be worried?, in Catholic Herald, Aug. 4, 2018;

Id., The new Catechism text on the death penalty will damage the Church, ivi, Aug. 8, 2018;

Pena di morte, lo spirito di Pannella muta il Catechismo, in LNBQ, 3.8.2018

R. Cammilleri, I santi impiccati: quando la pena di morte è via di santitàivi, 4.8.2018;

T. Scandrogno, Assoluti morali: esce l’adulterio, entra la pena di morteivi, 5.8.2018;

Cambio sulla pena di morte, reazione a catenaivi, 7.8.2018;

S. Paciolla, Il Catechismo, la pena di morte ed il debole concetto di: “Per molto tempo…, ma oggi…”, in Blog di Sabino Paciolla, 5.8.2018;


La pena di morte - Vittorio Messori, in Chiesa e postconcilio, 12.8.2018


Appello ai Cardinali di Santa Romana Chiesa. Errore del papa sulla pena di morte, ivi, 16.8.2018.

In generale, sulla legittimità della pena capitale, v. la serie di articoli di Radiospada dedicati al tema; nonché il breve saggio di don Tranquillo, Dottrina sulla pena di morte, modernismo e Papa Francesco, in FSSPX, 2.8.2018. Cfr., sempre sulla questione della legittimità della pena capitale, A. Card. Dulles, Catholicism & capital punishment, in First Things, Apr. 2001, trad. it. Card. Avery Dulles s.j.: “La pena di morte non è di per sé una violazione del diritto alla vita”, in Blog di Sabino Paciolla, 3.8.2018, nonché in Chiesa e postconcilio, 3.8.2018.

mercoledì 11 luglio 2018

L'apostasia dilaga: eccone un altro: il sig. Nogaro, "vescovo" (si fa per dire) emerito di Caserta .....



"And so the Catholic Church continues on its path of aiding and abetting Europe’s civilizational and cultural suicide — not unwittingly, but with its eyes open. .... The Catholic Church was once one of the foremost bulwarks of defense in the jihad against Europe. But those days are long gone, to the degree that those who call attention to the fact that Europe faces a resurgence today of the same threat that it faced for centuries are ruthlessly harassed and silenced by Catholic authorities" (Steve Skojec, Italian Bishop: Ready to “Turn All the Churches Into Mosques”, in Onepeterfive, July 10, 2018).

Ciò a riprova del tradimento della neo-Chiesa di quella che è stata la Chiesa cattolica per quasi duemila anni, la Chiesa dei martiri iberici, di S. Pio V, dei santi Martiri di Otranto, dei santi crociati .... . Siamo, insomma, di fronte ad un'altra religione. 

sabato 26 novembre 2016

I buoni pastori non sono eretici

La lettera (qui) dei quattro Cardinali al Papa ha suscitato approvazione da più parti (v. La sintesi curata dal nostro blog). Tra gli altri, particolarmente sensibile si dimostra il mondo tedesco, dal quale sembravano provenire le istanze più avanguardiste del dibattito ecclesiale svoltosi in questi ultimi tre anni e che ha portato alla pubblicazione del documento papale Amoris laetitia. L’articolo qui di seguito è apparso su Katholisch.de, cioè «il portale Internet della Chiesa cattolica tedesca», come si può leggere nella sezione “Impressum” del medesimo portale (qui).
Katholische.de ha già dedicato a questa attualissima questione altri articoli positivi (v., per es., in tedesco, qui e qui). Di seguito qui sotto si propone invece la traduzione italiana dell’ultimo breve articolo a tal riguardo apparso sul portale tedesco.
Il giornalista è molto franco e difende l’idea che la Chiesa non possa tralasciare di dare risposte chiare ai fedeli cattolici e di esigere una discussione pubblica e chiarificatrice su «domande di fede». Che la richiesta dei Cardinali trovi sostegno nella franchezza tipica del cattolicesimo tedesco e in un giorno, il 25 novembre, dedicato alla Santa Patrona della filosofia, cioè della disciplina del ragionamento, sono circostanze che lasciano sperare. Caterina d’Alessandria, infatti, narra la tradizione, ottenne sapienza tale a cui tutti i suoi carnefici non poterono controbattere. Forse l’iniziativa dei quattro Cardinali potrebbe dar vita a una ragionata discussione che non muoia nel silenzio ma favorisca «una maggiore chiarezza circa le Verità della Chiesa». La nostra traduzione è stata ripresa pure in Kilian Martin. I buoni pastori non sono eretici, in Chiesa e postconcilio, 28.11.2016.


Wold

I buoni pastori non sono eretici

di Kilian Martin

Cardinali che chiedono al Papa chiarezza non sono eretici, bensì adempiono il loro dovere episcopale. Joachim Meisner, Walter Brandmüller, Raymond Burke e Carlo Caffarra, perciò, con la loro lettera hanno adempiuto al compito loro affidato: consigliare e sostenere il Papa nel cuore dei problemi e nel retto governo della Chiesa. Ora, in una consultazione che sia di buona qualità, vanno ascoltate anche le interrogazioni a riguardo delle decisioni gravi.
Invece un vescovo della Grecia erroneamente rimprovera i Cardinali di diffondere l’eresia. Che Frangkiskos Papamanolis si trovi in errore, lo dimostra la definizione del concetto: Eretico è chi mette in dubbio o addirittura rifiuta una verità di fede definita. Nessuno dei quattro Cardinali si è macchiato di questo reato, perché anzi essi entrano in campo proprio per favorire una maggiore chiarezza circa le Verità della Chiesa.
Gli autori della lettera non sono affatto dissidenti che indossano la Porpora, ma uomini di chiesa che, in modo aperto, si prendono cura della disciplina della Chiesa. E ciò è qualcosa che proprio nella Chiesa in Germania ha una tradizione. Alla fine del XIX secolo, infatti, fu appunto l’episcopato tedesco a porre in guardia circa le conseguenze politiche del dogma dell’infallibilità papale. Successivamente, furono sempre tedeschi i teologi che si fecero avanti con la loro lotta contro l’Antimodernismo. E ancora, furono sempre i vescovi tedeschi che, nel 1968, osarono criticare pubblicamente papa Paolo VI per la sua eciclica Humane vitae. Ma certamente anche la Königsteiner Erklärung [una dichiarazione dei vescovi tedeschi che rifiutavano l’insegnamento dell’enciclica Humane vitae, N. d. T.], fu un atto tanto poco eretico quanto poco lo è adesso la lettera dei Cardinali.
Ci sono domande di fede che la Chiesa deve portare alla luce pubblica del discorso. A questo riguardo si rendono talvolta necessarie anche obbiezioni critiche da parte di vescovi, specialmente Cardinali. Sicché, così come la vita di fede della Chiesa ha assunto forme diverse, così anche le necessarie modalità di correzione sono diverse. Una volta erano dubbi progressisti di fronte a irrigidimenti ecclesiastici, oggi sono richiami e monizioni. E di certo porre dubbi non significa rifiuto: nel dubbio parla sempre il desiderio di un rafforzamento nella fede, attraverso la direzione e la guida della Chiesa. Perciò, la lettera dei Cardinali non è eresia, ma valido contributo a un dibattito esistenziale della Chiesa.

giovedì 3 novembre 2016

Qualche chiarimento sul sano "ecumenismo", che non è sinonimo di irenismo .....

Rilanciamo volentieri questo contributo di Franco Parresio.

Ulf Jonsson S.I., Intervista a papa Francesco. In occasione del viaggio apostolico in Svezia, in La Civ. Catt., 28.10.2016, p. 11

Vien proprio da cantare con Gigliola Cinquetti un noto motivetto .....

Sano ecumenismo! No falso irenismo!

di Franco Parresio

Nei giorni del definitivo crollo della basilica (nonché casa) di San Benedetto a Norcia, in Svezia il vescovo di Roma si univa ai suoi fratelli protestanti per celebrare Lutero e i cinquecento anni della molto discutibile riforma anticattolica. La coincidenza dei due eventi – quello sismico in Italia e quello altrettanto devastante in Svezia – non è affatto casuale: sono l’inequivocabile segnale di un cristianesimo – quello occidentale – oramai al collasso totale. È il fallimento della Chiesa postconciliare, la quale ha abbracciato – nel vero senso della parola – un’altra già fallita da più di cinquant’anni: quella luterana di matrice svedese. E a dirlo non sono io, un cattolico romano, ma un autorevole rappresentante di quella chiesa, figlio di pastore protestante: il pluripremiato regista Ingmar Bergman, che nel 1963 – in pieno svolgimento del Concilio – girò quel capolavoro cinematografico che si chiama “Luci d’inverno”: il suicidio di Jonas Persson, non dissuaso e in certo senso indotto nella sua idea di togliersi la vita dal pastore Tomas Ericsson, mette a nudo i limiti del culto luterano. Altro che “Il pranzo di Babette”, così caro a Bergoglio!
E proprio a costui e ai suoi adulatori, dimentichi degli insegnamenti magisteriali in tema di dialogo ecumenico, riporto queste importantissime citazioni dello stesso Magistero della Chiesa, non affatto superate e da tenere ben impresse nella mente:

«Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica».
(Lumen gentium, n. 8)

«Bisogna assolutamente esporre con chiarezza tutta intera la dottrina. Niente è più alieno dall’ecumenismo, quanto quel falso irenismo, dal quale ne viene a soffrire la purezza della dottrina cattolica e ne viene oscurato il senso genuino e preciso».
(Unitatis redintegratio, n. 11)

«Come più volte viene affermato nel decreto “Sull’ecumenismo” […] si deve usare la dovuta prudenza affinché il movimento ecumenico stesso non resti danneggiato ed i fedeli non subiscano detrimento spirituale a causa del pericolo di un falso irenismo o indifferentismo. […] L’azione ecumenica “non può essere se non pienamente e sinceramente cattolica, cioè fedele alla verità che abbiamo ricevuta dagli apostoli e dai padri, e consona alla fede che la Chiesa cattolica ha sempre professato”. […] Per il fatto che la dimensione ecumenica coinvolge tutta la formazione teologica, non si rende superfluo un corso sull’ecumenismo. In tale materia si possono considerare […] i numerosi problemi aventi per oggetto l’ecumenismo, vale a dire: le specifiche questioni scaturite dal movimento ecumenico, circa l’ermeneutica, il ministero, il culto divino, la “intercomunione”, la tradizione, il proselitismo di cattiva lega, il falso irenismo, i laici, i ministeri affidati alle donne nella Chiesa, e simili».
(Direttorio ecumenico, 14 maggio 1967-16 aprile 1970, nn. 2, 74, 75)

«L’Ecumenismo non è semplicismo, non è irenismo superficiale e incurante delle intrinseche istanze della verità religiosa. “Niente è più alieno dall’Ecumenismo, dice il Concilio, quanto quel falso irenismo, dal quale viene a soffrire la purezza della dottrina cattolica, e viene oscurato il suo senso genuino e preciso” (Unitatis redintegratio 11). L’avvicinamento dei Fratelli disuniti, mentre deve farsi con grande rispetto e grande comprensione dei valori veramente cristiani ch’essi possiedono e col desiderio anche di apprendere da loro ciò che di vero e di buono possono darci, non deve avvenire a scapito dell’integrità della fede cattolica e della nostra disciplina ecclesiale, e non deve essere guidato dalla facile critica alle cose nostre per essere altrettanto facilmente disposto al mimetismo delle cose altrui, anche se buone e rispettabili».
(Paolo VI, Udienza generale del 18 gennaio 1967)

martedì 1 novembre 2016

Lutero, Francesco e gli altri. Alcune note a margine dell’incontro di Lund

Come noto, ieri si è consumato l’incontro tra il Vescovo di Roma ed i luterani svedesi per celebrare e commemorare (sic!) il cinquecentesimo anniversario della c.d. riforma luterana (cfr. Gratitudine per l’eresia: l’imbarazzante dichiarazione congiunta di Lund, in Radiospada, 1.11.2016).
Quest’evento è subito apparso molto discusso e discutibile, anche perché si è voluto esaltare un personaggio – Lutero – che è stato una rovina del genere umano, causa della dannazione e perdizione di numerose anime, che l’hanno seguito nell’empietà! A riprova di ciò valga un bel florilegio di sue … illuminate citazioni (v. Florilegio luterano… della serie: Ipse dixit, in ivi, 31.10.2016 e qui). Come cattolici, rimaniamo ancorati e ribadiamo la sua ferma condanna, espressa dal Sommo Pontefice papa Leone X nella bolla di scomunica dell’eresiarca (Prima traduzione italiana della Bolla di Papa Leone X contro il luteranesimo, ivi, 22.4.2013; nonché in Riscossa cristiana, 10.1.2016). Per cui, davvero incomprensibile la “febbre ecumenista” che affligge molti pastori odierni (cfr. Marco Tosatti, Febbre ecumenica, ma i cattolici hanno dovuto sudare per avere la Messa col papa, in Stilum Curiae, 28.10.2016; Perché mitizzare da parte cattolica un nemico della fede come Martin Lutero, padre del protestantesimo, in Il Timone, 27.10.2016), che ravviserebbero degli aspetti positivi in Lutero, il quale, a loro dire, non avrebbe avuto intenzione – bontà sua – di separarsi da Roma, ma che anzi sarebbe stato animato da buone intenzioni. Per far ciò, fanno riferimento ad una lettera “aperta” del monaco agostiniano, scritta al Pontefice, del 6 settembre (in realtà, ottobre/novembre) 1520, nella quale egli denunciava al papa Leone X i presunti fraintendimenti dei quali sarebbe stato vittima e gli presentava, al contempo, non già una ritrattazione delle sue tesi erronee (all’epoca, infatti, Lutero già conosceva la bolla Exsurge Domine con cui Leone X gli intimava la ritrattazione delle sue tesi, pena la scomunica), ma un trattatello, Von Freiheit eines Christenmenschen, La libertà del cristiano, con un intento, a suo modo di vedere, … fraudolentemente conciliativo, nel quale tuttavia riproponeva gli errori che gli erano stati censurati, anzi li aggravava, affermando la ferma scissione tra la vita spirituale, completamente libera, e quella corporale, soggetta all’amore per il prossimo e quindi vincolata.
Non si dimentichi che, allorché scrisse il suo trattatello falsamente ossequioso verso il papa, egli aveva già demolito la fede con il trattato teologico De captivitate babylonica ecclesiae praeludium contro i sacramenti e con la lettera An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung (Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca: del miglioramento dello Stato cristiano), con la quale aveva invitato i nobili, i capi, i tutori della Germania alla lotta contro la Chiesa di Roma contestando l’infallibilità del papa (che all’epoca non era ancora un dogma di fede ma una tradizione ben consolidata), il monachesimo e il celibato sacerdotale, e in cui nuovamente stigmatizzava i mali di Roma e confessava di aver voluto «assalire violentissimamente il papa, come l’Anticristo». Dunque, quella lettera del tardo autunno del 1520 al papa Leone X era chiaramente una farsa, un inganno, per dipingersi come “vittima” del Pontefice … . Purtroppo, però, i “pastori” odierni, non conoscendo bene queste vicende, cadono nel fraintendimento dettato dalla loro ignoranza, scambiando un inganno per un sussulto di sincerità.
Peraltro, anche a voler tutto concedere alla tesi circa le presunte buone intenzioni di Lutero, l’argomento, nondimeno, non regge. Dimenticano questi “pastori” che persino Satana, in fondo, era iniziato bene, essendo un angelo, e non aveva intenzione di … ribellarsi a Dio, se Dio, ovviamente, avesse assecondato la superbia di quella creatura … Anche altri eresiarchi avevano iniziato bene e con buone intenzioni …: Ario, Nestorio, Pelagio, ecc. Nessuno di loro, in fondo, non aveva … buone intenzioni. Ma si sa … la strada verso la perdizione è lastricata di buone intenzioni. Lutero non fu un riformatore, ma un rivoluzionario, nel senso ovviamente negativo del termine (cfr. Matteo Carletti, Quella di Martin Lutero fu una rivoluzione, punto e basta. Ma molti cattolici non la pensano più così, in Il Timone, 31.10.2016; nonché Id., Lutero, Rivoluzione senza appello, in Libertà e persona, 26.10.2016).
Non devono meravigliare, per questo, fatti come il recente crollo della Basilica di San Benedetto a Norcia. Molti vi hanno ravvisato un segno (cfr. Massimo Viglione, Terremoto: a Norcia i veri “segni dei tempi”, in Riscossa cristiana, 31.10.2016; Giulia Bianco, Crolla Norcia, crolla l’Europa, ivi; Antonio Socci, Ora col terremoto tutti scoprono l’Italia dei borghi. Ma in quelle terre colpite c’è anche l’anima dell’Italia e dell’Europa, in blog Lo straniero, 30.10.2016; Id., Crolla la Chiesa (materialmente e spiritualmente), ivi, 31.10.2016). Ed in effetti, ciò non può essere escluso, vista anche la contiguità temporale. San Benedetto, patrono d’Europa, è stato uno dei costruttori della res publica christiana. Aveva ragione Paolo VI, quando, citando il suo venerato Predecessore, Pio XII (Cfr. Pio XII, Omelia nella Messa Solenne celebrata nella Basilica Patriarcale di S. Paolo Fuori le Mura in occasione del XIV centenario dalla morte di S. Benedetto da Norcia, 18 settembre 1947, in AAS 39 (1947), pp. 452 ss., partic. p. 453), e proclamando S. Benedetto Abate a Patrono d’Europa, affermava che il Santo di Norcia ed i suoi figli spirituali «portarono con la croce, con il libro e con l’aratro il progresso cristiano alle popolazioni sparse dal Mediterraneo alla Scandinavia, dall’Irlanda alle pianure della Polonia» (Paolo VI, Lett. Ap. Pacis Nuntius, 24 ottobre 1964, in AAS 56 (1964), p. 965) e che, quindi, simbolicamente l’Europa nasceva grazie all’opera civilizzatrice della Chiesa e dei suoi figli. Tale concetto espresso dall’intellettuale Papa Montini è stato anche riproposto dal successore. In un discorso risalente al 1980, alludendo ancora all’opera benedettina, così Papa Wojtyla si esprimeva: «… La croce, il libro e l’aratro sono stati gli strumenti della sua opera di bonifica e di rinascita. La lode a Dio, nel Cristo e con la comunità, mediante la liturgia assidua, diligente ed elevante; il lavoro manuale, intellettuale ed artistico, fedelmente compiuto nel silenzio esteriore ed interiore; la carità vicendevole, e specialmente verso i sofferenti e i più poveri, nell’obbedienza e nell’umiltà: ecco in sintesi il messaggio e il programma di vita che san Benedetto ha inculcato ed ha praticato e per cui l’Europa si è potuta dire “cristiana”» (Giovanni Paolo II, Discorso alle Autorità civili, Visita Pastorale alla Diocesi di Norcia, 23 marzo 1980, § 2. Cfr. anche Id., Lett. Ap. Sanctorum Altrix per il XVI centenario della nascita di S. Benedetto Patrono d’Europa, Messaggero di Pace, 11 luglio 1980, § 1).
Lutero, invece, aveva rotto quell’unità, che Benedetto ed i suoi figli avevano edificato portando sin nelle terre più lontane dell’Europa l’annuncio cristiano: Inghilterra, Germania, Scandinavia, ecc., sino ai confini della Russia, avevano conosciuto l’opera di monaci missionari, degni figli di Benedetto, e sovente pure martiri. E per secoli, prima della rovina luterana, in quelle terre la fede cattolica aveva resistito, tanto che, per far vincere l’eresia luterana, i principi e le autorità politiche, per ragioni di opportunismo politico, dovettero imporre Lutero ed i c.d. riformatori con la forza alle popolazioni cattoliche (cfr. Angela Ambrogetti, Violenta, imposta dall’alto contro il voler del popolo: un libro racconta come la Riforma prese piede in Svezia, in Il Timone, 31.10.2016. Per approfondimenti cfr. Corrado Gnerre, I veri motivi della Riforma protestante (prima parte), in Riscossa cristiana, 22.10.2016; la seconda parte, ivi, 25.10.2016; Id., La Riforma protestante culla del razionalismo e dell’esoterismo moderni, ivi, 27.10.2016).
Per cui, in un’ottica cristiana, può leggersi quel crollo, giusto alla vigilia della commemorazione luterana (30 ottobre 2016), come una riprovazione divina. Come a dire che la Chiesa attuale a San Benedetto ed a ciò che rappresentò e rappresenta si è preferito l’eresiarca tedesco celebrando simbolicamente il 500° anniversario della sua rottura. Dio, rispettoso della libertà umana, non poteva che prenderne atto. Alla fede cattolica rappresentata dal Santo Patriarca, padre del Monachesimo Occidentale, si è preferito colui che si scagliò violentemente contro i sacramenti, la Chiesa, il monachesimo ed il celibato sacerdotale.
Della Basilica, che sorge sul luogo di nascita di Benedetto, è rimasta in piedi sostanzialmente solo la facciata: il transetto, la navata e l’abside sono crollate. Immagine emblematica dello stato in cui versa la Chiesa attuale, rimasta in piedi solo nella sua “facciata”, ma che all’interno ha visto un’opera demolitoria sistematica.
Mentre si affacciano questi innumerevoli pensieri, rilanciamo, in questa odierna festa di Ognissanti, la seguente riflessione del dott. Andrea Sandri.

Lutero, Francesco e gli altri. Alcune note a margine dell’incontro di Lund

di Andrea Sandri

Quella di Lutero fu un’eresia medioevale che, nonostante le pretese dei suoi nemici e di chi si rifà ancora al suo nome, non sopravvisse al suo tempo. Se si vogliono tracciare le coordinate che individuano la posizione teologica di Lutero bisogna ripercorrere da un canto gli sviluppi della tarda scolastica verso la concezione nominalistica rispetto agli universali – verso l’opinione secondo cui la realtà è costituita assolutamente dalla volontà divina e non può essere indagata se non convenzionalmente dall’uomo: le essenze non sono che nomina per chiamare cose di cui l’uomo non può ultimamente conoscere la ragione – e dall’altro le tappe della reazione anticuriale in Francia e, soprattutto, in Germania, quando, per soddisfare le pretese di dominio di Ludovico il Bavaro, teologi e filosofi come Guglielmo da Ockham e Marsilio da Padova teorizzarono la perfetta autonomia del potere temporale dal potere spirituale del Papa. Mentre il nominalismo contribuiva a disgiungere l’incerta conoscenza umana e il diritto naturale, che su di essa si fonda, dalla lex aeterna, il pensiero politico anticuriale fondava su quella disgiunzione, secondo un modello non meno volontaristico, l’autonomia del potere terreno. Secondo un’allegoria fisiologica diffusa a quel tempo la Chiesa, come la, pensava, e il Principe, a mo’ del cuore, voleva e dava propulsione e vita al proprio regno in tutta indipendenza dalla funzione spirituale della Chiesa.

Lutero prima della propria ordinazione sacerdotale aveva meditato l’Expositio canonis missae di Gabriel Biel (1408-1495) nella quale questo autore, che fu teologo e predicatore a Erfurt e a Magonza, uomo pio e apologeta del dovere di subordinazione al Pontefice, interpreta le parole del Te igitur (“Una cum famulo tuo Papa nostro N. et antiste nostro N. et rege nostro”) affermando sì, con Ockham e la lezione anticuriale, che il Papa e il re sono ciascuno princeps nel proprio ambito, ma aggiungendo che i due poteri, pur reciprocamente autonomi, sono luci nel firmamento della Chiesa - intesa qui agostinianamente quest’ultima più come universale congegatio fidelium che come potere organizzato giuridicamente. Proprio l’unità superiore che sovrasta e raccoglie in sé le potestà, spirituale e terrena, giustifica i loro reciproci doveri - così il regno deve prestare assistenza alla potestà spirituale e questa, secondo un modello antico ricorrente nei Padri, è obbligata alla preghiera per il regno. Come si vede il rigido dualismo della politica di Ockham è conciliato da Biel con una visione che, da un lato, si lascia ricondurre all’equilibrio già individuato a più riprese da San Tommaso d’Aquino nei suoi scritti, e, dall’altro, opera una rilevante variazione di significato all’interno di quello stesso equilibrio. Infatti il teologo tedesco non soltanto ristabilisce un rapporto di reciprocità, anche se non di subordinazione, tra i due poteri, bensì riassegna al potere terreno uno scopo trascendente che è mediato dalla appartenenza alla universale comunità dei fedeli e si traduce nel campeggiare della luce naturale nel firmamento della Chiesa. Ma è sul concetto stesso di Chiesa, in quanto elemento dell’unità soteriologica che si compie nell’imperium spirituale e si spezza nella discessio dei regni da esso, che Biel, per restare fedele allo schema di Ockham, deve prendere congedo dall’Aquinate - mentre infatti quest’ultimo indica, proprio nel senso della continuità dell’Imperium romanum, la Chiesa romana con a capo il Papa come struttura in cui si realizza l’auctoritas e l’attuazione catechontica della fede e rispetto alla quale può avvenire la discessio dei regni, per Biel ecclesia è l’agostiniana comunità dei santi orientata al compimento della civitas dei, la congregatio fidelium di cui sono parti tanto il potere spirituale quanto i regni terreni, e dalla quale entrambi possono secedere.

La Expositio canonis missae nel tentativo di neutralizzare in un’unità superiore la contrapposizione tra regni e Chiesa romana insinua in realtà un preoccupante elemento di instabilità nel momento in cui sullo sfondo del firmamento della Chiesa, che è totalità e mediazione di entrambi i poteri, riconosce al potere spirituale il diritto, “supernaturaliter et specialiter” conferito da Cristo, di comunicare la grazia attraverso i sacramenti e la cura delle anime e, di conseguenza, di esercitare lo ius excomunicandi. La rappresentazione esteticamente armoniosa del firmamento di Biel appare così contenere i presupposti della propria catastrofe - perché, se si accetta l’idea che la Chiesa romana è unica mediatrice in terra della grazia e della fede in Cristo, allora tutta la realtà universale della congregatio fidelium è qui riassunta nella cattolicità romana, e se, invece, si sostiene che la mediazione è tutta nel firmamento, il potere spirituale non può che ridursi a segno esteriore e relativo di una comunione in Cristo la quale lo sovrasta e lo comprende infinitamente - e diventare, se si vuole rimanere nell’immagine di Biel, una stella quasi spenta. Mentre la prima attribuzione di significato porta evidentemente all’equilibrio sostenuto da San Tommaso e, in fondo, alla stessa concezione di Biel che immaginava ancora il rapporto fra congregatio fidelium e Chiesa romana alla stregua di un’unità dialettica, la seconda allude invece a una svolta radicale e a una rottura con la Tradizione.

Proprio all’interno dei problemi posti dalle tesi di Biel bisogna cercare l’inizio del pensiero teologico, ecclesiologico e politico di Martin Lutero. Il possibile significato antiromano dell’Expositio dovette rivelarsi a Lutero durante la disputa sulle indulgenze, laddove la distinzione tra congregatio fidelium e potere spirituale può costituire un argomento per negare l’autorità del Pontefice e della gerarchia ecclesiastica quanto alla interpretazione delle Sacre Scritture e alla remissione dei peccati.

Notoriamente la lettura antiromana dell’Expositio di Biel fu la via eletta da Lutero che negò al Papa ogni giurisdizione sulle anime (il potere delle chiavi) che non fosse legata al diritto canonico. Ogni successiva posizione teologica e politica di Lutero può essere compresa nel contesto della riduzione della mediazione della grazia al cielo della universale congregatio fidelium retto da Cristo. Così finalmente poté affermare, dissolvendo la Cristianità medioevale, l’immediatezza del potere dei principi a Cristo (“unmittelbar zu Gott”), ridefinire, in base alla stessa immediatezza applicata all’individuo, in senso soggettivo il concetto di fede, sostenere coerentemente la natura meramente amministrativa dell’istituzione ecclesiastica cui naturaliter era assegnato a capo il principe, indicare la lettura della Scrittura all’interno delle mura di quella stessa istituzione come grande sacramento rispetto al quale dissolvono ben cinque sacramenti e altri due sono conservati in maniera instabile: il battesimo come segno esterno di una conversione in fondo già avvenuta per opera di Cristo (di qui la difficoltà protestante ad accettare il battesimo degli infanti nonostante l’insegnamento esplicito di Lutero) e l’eucarestia come sacramento della misericordia rispetto al quale la confessione dovette apparire uno scandaloso pleonasmo inventato dal Papa per conoscere i peccati dei cristiani (l’idea di una cena della misericordia non è infrequente nella teologica “cattolica” odierna).

Non ci sono motivi per dubitare che l’Unmittelbarkeit del rapporto tra individuo e Dio si iscriva ancora, per Lutero e i fautori della rivoluzione protestante, in un sistema della trascendenza di Dio. Tale immediatezza può ancora essere letta, soprattutto per quanto riguarda il teologo di Erfurt, secondo le categorie della mistica eckhartiana, impoverita però quest’ultima della auctoritas della Chiesa che aspettava e giudicava con giusto discernimento le parole del mistico di ritorno dalla sua unione immediata con la Trinità (o pretesa tale). Tuttavia proprio la negazione di una giurisdizione sulla fede e la fatale inclinazione a ridurre quest’ultima all’esperienza individuale introdusse una instabilità che si risolse, approssimativamente nel giro di un secolo, in una comprensione soggettiva – in senso letterale perché il soggetto si muta in orizzonte ultimo del cristianesimo – e trascendentale (non trascendente) della fede. Ha così origine il pensiero moderno, trascendentale e non trascendente, come comprensione dell’uomo, del mondo e di Dio essenzialmente distinta dalla teologia di Lutero che è ancora medioevale pur nel grave errore professato.

Non è un caso che la congregatio fidelium convocata da Cristo ossia la stessa “chiesa universale”, che Lutero e i primi fautori della Riforma pongono a fondamento trascendente del mondo morale, si ripresenti nei secoli in versioni che corrispondono allo sviluppo filosofico dell’io e della ragione umana autonoma, dell’Unmittelbarkeit dell’uomo a se stesso, e che possono essere riassunte nei singoli passaggi rappresentanti, a ben vedere, le scansioni della filosofia e della giurisprudenza moderna: veritas lex naturalis, veritas lex rationalis, veritas noumenon, veritas spiritus, veritas jus, veritas factum e, infine, veritas ipsa voluntas. Tra l’idea ancora agostiniana e medioevale per la quale veritas divina lux - e alla quale i mistici renani, gli scolastici nominalisti del XIV e lo stesso Lutero non sono estranei – e l’asserzione assolutizzante secondo veritas lex naturalis si apre un abisso che coincide con la stessa inconciliabilità tra trascendenza di Dio e dominio trascendentale della ragione. Secondo percorsi complessi, che rasentano il paradosso borgesiano, levatrice di questo salto abissale verso il pensiero moderno fu proprio la seconda scolastica ultimamente impegnata nella battaglia post-tridentina contro le tesi di Lutero. In particolare nell’opera di Francisco de Vitoria, gli anni della cui vita terrena coincidono pressappoco con quelli dell’inventore del servum arbitrium, ma già nei commenti alla Summa di San Tommaso stilati dal Cardinal Caetano e da Domingo de Soto e più tardi nella scolastica suareziana, la lex naturalis tende a neutralizzarsi, a porsi in una condizione di relativa autonomia rispetto al radicamento trinitario in cui San Tommaso l’aveva riconosciuta. Emerge così la lex naturalis come sistema del diritto internazionale nell’epoca delle scoperte geografiche e del disfacimento della Cristianità medioevale causato dalla stessa eresia luterana. Non può stupire il fatto che la fondazione della Società delle Nazioni e quindi delle Nazioni Unite sia stata accompagnata da un continuato revival delle dottrine vitoriane, e che la statua di de Vitoria, e non quella di Lutero, sia collocata dinnanzi alla sede dell’Onu a New York. Come in campo riformato la congregatio fidelium, nella quale si attua irrazionalmente la fede in Cristo, degrada vieppiù, per la sua instabilità, in un regno morale dove la ragione (la grande “puttana” contro la quale inveisce Lutero) riprende dominio nella forma del razionalismo più radicale, in campo post-tridentino la “chiesa universale” si estende ai confini esterni della lex naturalis equivocamente disgiunta dalla partecipazione alla lex aeterna che esige l’atto sovrannaturale di assenso della fede: ancora razionalismo. Nell’etiam si Deus non daretur del protestante Ugo Grozio, la cui venerazione per de Vitoria è provata, confluiscono in un unico fiume, quello del pensiero moderno, le due correnti, e si annunciano le fasi successive che sfociano nel mare apertamente anticristiano della veritas ipsa voluntas. La lettura evolutiva, formalizzata in tempi recenti dal professor Plinio Corrêa de Oliveira e ripresa da più autori, secondo la quale non vi sarebbe alcuna soluzione di continuità tra Lutero e la Rivoluzione francese è, almeno in parte, fuorviante, e vela gli inizi cinquecenteschi della profonda crisi moderna della Chiesa cattolica e del mondo.

Mentre il fiume del pensiero moderno, con la sua sostanza razionalistica, immanentistica e trascendentalista, è divenuto per lo più la dottrina ufficiale delle facoltà teologiche protestanti soprattutto in Germania dove il nome di Lutero è stato il marchio di fabbrica per diffondere, di volta in volta, sotto le false spoglie di Dio, le scansioni dell’io, della ragione illuminista, del noumeno kantiano, del sentimento religioso di Schleiermacher, dello spirito hegeliano e del soggetto dell’etica mondiale delle più recenti scuole teologiche, è continuato a scorrere in maniera carsica nella teologia cattolica insinuandosi nei dubia e nelle soluzioni dei commentatori moderni (gesuiti e non) di San Tommaso e attraverso una mai assopita accondiscendenza verso uno stile cartesiano che si manifesta nella sistematicità dei trattati di teologia ed emerge in maniera preoccupante con la codificazione del Diritto canonico cui fa pendant l’infallibilismo ovvero una lettura sovranista che si è impossessata del dogma dell’infallibilità sfigurando terribilmente il papato e facendone una funzione della veritas ipsa voluntas. Durante il Concilio Vaticano II il fiume esce da ogni canale sotterraneo e confluisce, sotto il sole, nel bacino della dichiarazione Nostra Aetate sulle “relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane” nella quale l’impostazione neutralizzante di de Vitoria e del razionalismo successivo è sostanza evidente sia delle premesse:
Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino;

come delle conclusioni:
Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano.

L’indifferenza compulsiva con cui nel post-concilio le case editrici cattoliche ufficiali e accreditate presero a pubblicare nelle stesse collane le opere di de Lubac, Theilard de Chardin, Rahner, Küng, Marxsen, Vorgrimler, Lehmann, Metz, Tillich, Schillebeeks, Auer, Häring, Käsemann, Schnackenburg, Schoonenberg, Schweizer, Bultmann, Bonhoeffer, Gogarten, Hulsbosch, testimonia il sorgere di una “nuova patristica” (così all’incirca si espresse Cornelio Fabro) i cui preamboli non sono né luterani né cattolici ma semplicemente razionalistici e moderni. Anche la riforma liturgica, che è di sovente attribuita alla piaggeria conciliare verso i protestanti, sembra piuttosto corrispondere, in maniera assai più profonda e grave, come è stato puntualmente dimostrato dal padre oratoriano canadese Jonathan Robinson nel suo libro The Mass and Modernity (Ignatius Press, San Francisco 2005; it.: Messa e modernità, Cantagalli, Siena 2010), alle esigenze acquisite alla gerarchia cattolica di un pensiero dell’immanenza e dell’io trascendentale.

Nella prospettiva, fin qui delineata, dell’emergenza di un pensiero moderno che ha sin dall’inizio del suo apparire catturato sia la teologia protestante che quella cattolica, e che, seguendo percorsi talora differenti talora di reciproca seppur celata influenza, ha finito per imporsi egualmente in entrambi i campi nella seconda metà del secolo XIX, ci si chiede se veramente l’incontro a Lund tra Francesco e gli esponenti mondiali delle chiese luterane per la celebrazione dei cinquecentesimo anniversario della Riforma possa essere criticato come un cedimento della Chiesa cattolica alle tesi luterane originarie sulla fede in Cristo o se piuttosto non si tratti di un convegno di cultori dell’io trascendentale e delle sue possibilità esistenziali (diritti dell’uomo, solidarietà ed etica mondiale) assisi attorno a un monaco medioevale che per zelo amaro e infinita melanconia distrusse la gloriosa chiesa medioevale. La seconda ipotesi, che appare più probabile, è persino più cupa della prima e richiede un più faticoso approfondimento da parte dei cattolici fedeli alla Tradizione.