Sante Messe in rito antico in Puglia

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lunedì 24 dicembre 2018

Santi Adamo ed Eva

Nella commemorazione dei Santi Antenati di Gesù, un posto di rilievo hanno Adamo ed Eva, i nostri progenitori. Rilanciamo questo contributo.
La tradizione orientale, non avendo il periodo di Avvento, dedica nondimeno due domeniche alla preparazione del Natale. Nella prima di queste, corrispondente alla III domenica dell'Avvento romano (la ben nota domenica Gaudete), cioè la penultima domenica prima del Natale di Nostro Signore, la tradizione bizantina celebra la domenica dei Santi Progenitori, in onore di tutti gli antenati secondo la carne del Nostro Salvatore, da Adamo fino a Giovanni Battista. Essa cade tra l’11 ed il 17 dicembre (cfr. P. Romano Scalfi, Memoria dei santi progenitori, in Cultura cattolica.itDomenica dei santi Progenitori, in Traditio Marciana, 15.12.2018).
Rilanciamo questo contributo sui Santi Adamo ed Eva.








Santi Adamo ed Eva

Il 24 dicembre ricorre la memoria liturgica dei santi antenati di Gesù, tra i quali la Chiesa venera Adamo ed Eva. Dopo il libero compimento del peccato originale e la cacciata dall’Eden, i nostri progenitori vissero una vita di preghiera e penitenza - come i Padri della Chiesa hanno insegnato e in accordo alle tracce contenute nell’Antico Testamento - morendo riconciliati con Dio


Il 24 dicembre ricorre la memoria liturgica dei santi antenati di Gesù, tra i quali la Chiesa venera Adamo ed Eva. Dopo il libero compimento del peccato originale e la cacciata dall’Eden, i nostri progenitori vissero una vita di preghiera e penitenza - come i Padri della Chiesa hanno insegnato e in accordo alle tracce contenute nell’Antico Testamento - morendo riconciliati con Dio e in attesa della salvezza promessa per i giusti che si sarebbe compiuta con il nuovo Adamo, Cristo, incarnatosi grazie al fiat della nuova Eva, Maria, inizio di una nuova creazione che supera in gloria l’originaria perché redenta dai meriti di Nostro Signore, obbediente fino alla Croce. In questo senso la liturgia pasquale recita: O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore.

Adamo ed Eva vissero e morirono perciò nella speranza della redenzione, che era stata misteriosamente predetta da Dio proprio dopo la loro disobbedienza, nel mentre di quel primordiale dramma in cui pensarono di non poter recuperare l’amicizia con Lui (ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto), che invece non li abbandonò, annunciando nelle parole rivolte al serpente tentatore ciò che la Tradizione ha chiamato «protovangelo» della salvezza, poiché, spiega il Catechismo, «è il primo annunzio del Messia Redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di Lei». Si tratta del celebre versetto della Genesi: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gn 3,15). È l’inizio del combattimento spirituale che da allora accompagnerà la vita terrena di ogni uomo, chiamato a combattere, con l’aiuto della grazia di Dio, per restare unito al bene.

L’esperienza di Adamo ed Eva - creati in uno stato di santità e giustizia originali, partecipi della vita divina, in perfetta armonia tra loro e con tutta la creazione, dove non esistevano né morte né sofferenze - mostra già all’inizio della storia dell’uomo l’infinita misericordia di Dio, che cerca fino all’ultimo di attrarre a Sé la sua creatura, amata al di sopra di tutto il creato: ne ha compassione nonostante il tradimento della Sua amicizia (il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì) e arriva a donarle le grazie necessarie per la santificazione. I progenitori, dopo aver abusato della loro libertà, cadendo nell’inganno di Satana di poter diventare «come Dio» ma «senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio» (san Massimo il Confessore), sperimentarono tutto l’orrore del peccato; e nel loro stato di pellegrini sulla terra ebbero il merito di riconoscere la loro colpa e di vivere per espiarla, stavolta assecondando la grazia.

Si ha un segno di questo riconoscimento di Dio nelle parole che Eva pronuncia dopo aver partorito Caino: Ho acquistato un uomo dal Signore (Gn 4,1). Sono parole di lode all’Onnipotente. I progenitori comprendono cioè di essere stati resi partecipi, in «una sola carne», della Sua opera di creazione più alta. Pochi versetti più avanti l’autore sacro, spesso scarno, riferisce un ringraziamento in tutto simile per la nascita del terzo figlio, chiamato Set: Perché - disse - Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso. Le discordie tra gli uomini, che sono sempre liberi ma feriti nella loro natura in conseguenza del peccato originale, li precipitano in un abisso senza fine, eppure Dio continua a non abbandonarli propiziando una nuova discendenza. Set diventa padre di Enos e il capitolo 4 della Genesi si chiude con una notizia significativa: Allora si cominciò a invocare il nome del Signore. Un Signore che perdona chi ha contrizione per i propri peccati e lo riconosce come Padre e fine ultimo.

La santità raggiunta, o si potrebbe dire recuperata, da Adamo ed Eva ci ricorda che, finché si è nello stato della prova (il nostro stato qui sulla terra, prima del Giudizio), Dio non fa mancare il suo aiuto all’uomo disposto ad accoglierlo. Ricorda anche tutte le conseguenze concrete del peccato originale, che il mondo oggi preferisce ignorare e deridere mentre crede ciecamente a una pseudo-teoria secondo cui l’uomo, l’unica creatura dotata di intelletto e chiamata a conoscere e amare Dio, avrebbe un antenato in comune con la scimmia [per un approfondimento sul tema, vedi Evoluzionismo. Dubbi e obiezioni, di Marco Respinti; Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, del fisico Antonino Zichichi].

Non è questo il luogo per esporre la dottrina sul peccato originale, basti ricordare che la Chiesa insegna con chiarezza che «il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo» (CCC 390). È alla luce di quel fatto che si riempie di senso il mistero di Cristo incarnato e morto in croce, secondo quell’intima connessione che san Paolo sintetizzò così: «Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia». I progenitori caduti, e ravvedutisi, a questa grazia hanno saputo credere.

Per saperne di più:
Catechismo della Chiesa Cattolica, L’uomo (punti 355-384); La caduta (punti 385-421)

martedì 26 luglio 2016

"Propónitur nobis Annæ thálamus, conjugális vitæ simul et virginitátis formam réferens, illam matris, hanc fíliæ: quarum áltera recens sterilitáte liberáta est, áltera autem aliquánto post, Christi partum, ad nostræ natúræ conditiónem divíno opifício formátum, supra natúram est editúra" (Sermo sancti Joánnis Damascéni, 2 de Nativ. B. Mariæ prope finem – Lect. IV – II Noct.) - SANCTÆ ANNÆ MATRIS B. MARIÆ VIRG.

Il 26 luglio la Chiesa celebra la festa della Santa e giusta Antenata del Signore Anna (san Gioacchino ricorre, nel calendario tradizionale, l'indomani della festa dell'Assunzione).
I privilegi e le grazie di cui Dio aveva circondato la concezione immacolata di Maria, sua Madre benedetta, non potevano non riflettersi sui suoi beati genitori ai quali l’apocrifo Protoevangelium Jacobi (Giacomo il minore, parente di Gesù), che, secondo i critici, dev’essere stato composto prima del 150 d. C., dà il nome di Gioacchino e di Anna.
Oltre a questo testo, le maggiori notizie sulle vite dei genitori della Madre di Dio ci giungono dalla letteratura apocrifa del Vangelo della Natività di Maria e dallo pseudo Vangelo di Matteo. Ma senz'altro più autorevole tra tutti è il Protovangelo sopra ricordato, che, in Oriente, addirittura è letto nelle feste mariane dai greci, dai siriaci e da altri.
In Occidente, tutti questi testi apocrifi, in linea generale, sono stati respinti sino a quando Jacopo da Varagine non li trasfuse nella sua Legenda Aurea nel XIII sec. rivalutandoli ed apprezzandoli.
Da allora la vita dei Santi genitori della Vergine si diffuse in Occidente, alimentando il loro culto, ma anche aspetti leggendari e fantasiosi della loro vita. Così è sorta la convinzione che Sant'Anna sarebbe nata, per grazia divina, dopo che i suoi genitori l'avevano attesa per oltre vent'anni di vita matrimoniale; san Gioacchino sarebbe vissuto sino alla presentazione di Maria al Tempio ed Anna, rimasta vedova, si sarebbe risposata con Cleofa, da cui sarebbe nata Maria di Cleofa - sorellastra, dunque, della Vergine - e che sarebbe andata in moglie ad Alfeo, da cui sarebbero nati Giacomo il Minore, Simone, Giuda e Giuseppe il giusto. In seguito, rimasta ancora vedova, Anna si sarebbe risposata, per la terza volta, con un tale Salomas. Da queste nuove nozze sarebbe nata santa Maria Salome, la madre cioè dei due figli di Zebedeo, Giacomo il Maggiore e Giovanni. Si tratta, però, di leggende senza alcuna attendibilità sia storica sia biblica.  
Sappiamo, in ogni caso, che, fin dal VI sec., Giustiniano eresse a Costantinopoli una chiesa in onore di sant’Anna, a cui, con san Gioacchino, il Menologio dedicò come giorno di festa collettiva di entrambi il 9 settembre. Sant'Anna è celebrata singolarmente, invece, il 25 luglio, di cui si ricorda la "dormizione" avvenuta a Gerusalemme (all'età, pare, di 79 anni, prima dell'Annunciazione della Vergine), ma in verità questo giorno sarebbe quello della dedicazione della chiesa giustinianea o l'anniversario della traslazione a Costantinopoli delle sue reliquie unitamente al suo maphorion (velo) nel 710.




Persino il Corano ne tramanda i nomi Imrân (Gioacchino) e Hannah (Anna), dedicandovi una sura, la terza, intitolata Âl ‘Imrân, cioè La Famiglia di Imran.
La venerazione verso gli avi del Divin Redentore si sparse un po’ dovunque in Oriente. I siriani venerano sant’Anna sotto il nome di Dina il 25 luglio; ma generalmente gli altri orientali tendono ad avvicinare la festa dei genitori della Madre di Dio alla solennità della sua nascita o della sua assunzione al cielo. Nel Calendario bizantino, i santi Gioacchino ed Anna sono onorati dei titoli di τν γων κα δικαων θεοπατρων ωακεμ κα ννηϛ, cioè i santi e giusti antenati di Dio Gioacchino ed Anna. 
Nel mondo latino, una delle prime tracce di culto verso i genitori della santa Vergine si trova nella biografia di Leone III, che fece riprodurre le loro immagini a Santa Maria Maggiore.
Si è d’accordo, in genere, a riconoscere un’altra rappresentazione di sant’Anna in una nicchia della basilica di Santa Maria Antiqua al Foro romano, dove sono dipinte tre sante madri coi loro bambini nelle braccia: sant’Anna con la Vergine Maria, sant’Elisabetta con san Giovanni Battista ed infine Nostra Signora col bambino Gesù. Questa pittura è del VII – VIII sec. ed è stata attribuita all'epoca del papa Costantino (708 -715).


La festa liturgica di sant’Anna comincia ad apparire qua e là presso i Latini durante il basso Medioevo; non fu introdotta tuttavia definitivamente nel Messale romano che sotto Gregorio XIII nel 1584.
Riguardo alle reliquie della Santa, secondo una tradizione, il suo corpo sarebbe stato portato ad Apt, in Francia, da san Lazzaro, l'amico di Cristo ed il fratello di Marta e Maria. In seguito, sarebbe stato nascosto, alla fine del IV sec., dal santo vescovo Auspicio ed infine ritrovato durante il regno di Carlo Magno (la memoria di questa "invenzione" era celebrata localmente il lunedì dopo l'Ottava di Pasqua). Successivamente, nel 1664, furono traslate in una splendida cappella il 4 maggio, che da allora era celebrato come giorno festivo.
Secondo altre tradizioni, invece, i resti del corpo della Santa sarebbero stati portati dalla Terra Santa a Costantinopoli nel 710, ove ancora nel 1333 erano conservati nella basilica di Santa Sofia. Da lì, vari frammenti ossei si sono diffusi per varie chiese. Ad es., a Douai si venera un piede della Santa e la memoria della traslazione di questa reliquia era celebrata il 16 settembre. 
Roma ha eretto alla memoria della santa Madre della beata Vergine almeno una decina di chiese e cappelle. La Basilica patriarcale di San Paolo era già in possesso della preziosa reliquia del braccio di sant’Anna al tempo di santa Brigida di Svezia, che ne ottenne una briciola. Sant’Anna le apparve allora e le insegnò il modo di custodire e di venerare le sue sante reliquie. Tra il XIX ed il XX sec., Leone XIII e Benedetto XV hanno donato dei frammenti dello stesso braccio di sant’Anna ad alcuni insigni santuari, a lei dedicati, in Canada ed in Bretagna, dove Dio si è compiaciuto anche di illustrarli mediante numerosi miracoli.
Prima degli sconvolgimenti politici del 1870, una delle tradizioni della Roma papalina comportava una cerimonia speciale in occasione della festa di sant’Anna. La confraternita dei palafrenieri pontifici le aveva eretto una chiesa, alle porte stesse del palazzo del Vaticano. Ora, il 26 luglio, questa confraternita organizzava una processione grandiosa che accompagnava la statua della Santa fino alla dimora del Cardinale Protettore. Quando l’immagine di sant’Anna giungeva sul ponte Sant’Angelo, il cannone della Mole di Adriano faceva sentire parecchie salve sparate in suo onore. Sebbene dal 1870 il Papa non uscisse più dal Vaticano, Benedetto XV volle tuttavia, per un’entrata laterale che comunica col palazzo pontificio, visitare quest’antico santuario di sant’Anna dove aveva fatto eseguire dei restauri. Il 30 maggio 1929, con la Costituzione apostolica Ex Lateranensi pacto, Pio XI istituiva questa chiesa quale pontificia parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, affidandone la cura agli agostiniani.


Icona russa di S. Anna la giusta, 1893, Monastero di San Pantaleimon, Monte Athos

Icona miracolosa di S. Anna con la Santissima Madre di Dio, Skita di S. Anna, Monte Athos



Angelos Akotanos, S. Anna e la Vergine, XV sec., Μουσείο Μπενάκη, Atene











Daniel Gran, Gloria di S. Anna, XVIII sec., Annakirche, Vienna

Juan de las Roelas, Educazione della Vergine, 1610 circa, Museo de Bellas Artes, Siviglia

Diego Velázquez (attrib.), L'educazione della Vergine, Yale University Art Gallery, Yale

Francisco de Herrera il Vecchio, Immacolata tra i SS. Gioacchino ed Anna, XVII sec.

Juan de Juanes (Juan Macip Vicente), Annunciazione di S. Anna, XVI sec., Hermitage, San Pietroburgo

Juan Simón Gutiérrez, S. Anna, 1700 circa, Museo de Bellas Artes, Siviglia

Andrés de la Concha (attrib.), S. Anna con Maria, S. Giuseppe e S. Gioacchino e la Trinità, XVI sec., cattedrale metropolitana, Città del Messico

Jusepe de Ribera detto Lo Spagnoletto (attrib.), Educazione della Vergine o Famiglia della Vergine, ovvero S. Anna con la Vergine e con S. Gioacchino, XVII sec., collezione privata, Como

Francesco Solimena, La Vergine con i SS. Gioacchino ed Anna, XVII sec., collezione privata


Bartolomé Esteban Murillo, Educazione della Vergine, 1655 circa, Museo del Prado, Madrid

Giovanni Romanelli (attrib.), Educazione della Vergine Maria, 1630 circa, Art Gallery of South Australia, Adelaide

Louis Jean François Lagrenée, Educazione della Vergine, 1772 circa, collezione privata

Juan Carreno de Miranda, Educazione della Vergine con S. Gioacchino, 1676


Bartolomeo Cesi, Concezione della Vergine Maria in S. Anna, 1593-95, Pinacoteca Nazionale, Bologna

Arturo Viligiardi, S. Anna istruisce la Vergine, 1926, partic., Pontificia Parrocchia di S. Anna in Vaticano, Città del Vaticano, Roma

I SS. Gioacchino ed Anna con la Vergine bambina intercedono per le anime purganti

Statua di S. Anna con la Vergine ed il Bambino, Chiesa di S. Anna, Barcellona

Francesco Citarelli (attr.), S. Anna, Castellammare di Stabia




S. Anna, XIX-XX sec., Parrocchia S. Domenico, Corato (BA)

Francisco del Rincón, S. Anna con la Vergine ed il Bambino Gesù, XVII sec., Santiago Apóstol, Valladolid




Veneratissima statua di S. Anna, Chiesa di S. Anna, Gerusalemme. 
La chiesa di S. Anna sorge sul luogo dove, secondo una tradizione, era la casa gerosolomitana dei genitori della Vergine e dove nacque la stessa Madre di Dio.


Statua di S. Anna, esterno del recinto dei resti della chiesa crociata di S. Anna, Sefforis. La chiesa crociata sorgeva - secondo la tradizione - sull'abitazione di S. Anna, che sarebbe stata originaria di Sefforis.