Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 19 settembre 2015

“Verum ingrátus judex, níhilo placátior factus benefício, sed conversióne tantæ multitúdinis actus in rábiem; véritus máxime príncipum decréta, sanctum Epíscopum cum sóciis gládio pércuti jussit” (Lect. V- II Noct.) - Ss. JANUARII EPISCOPI et SOCIORUM MARTYRUM

Esiste, relativamente a san Gennaro, un testo prezioso del prete Uranio. Da esso apprendiamo che san Paolino da Nola, nella sua agonia, credé di vedere ai suoi fianchi Martino e Gennaro. Egli, infatti, sul letto di morte chiedeva insistentemente dove fossero i suoi fratelli. Uno dei presenti, supponendo che cercasse i suoi confratelli vescovi che avevano celebrato con lui l’eucaristia nella sua camera, gli disse che erano intorno a lui. Ma egli rispose che intendeva riferirsi ai suoi confratelli nell’episcopato, Gennaro e Martino di Tours, che poco prima erano a colloquio con lui, promettendogli che presto sarebbero andati a prenderlo. Uranio aggiunge, riguardo al primo: Januarius episcopus simul et Martyr Neapolitanæ urbis illustrat ecclesiam; cioè Gennaro, vescovo e parimenti Martire, illustra la Chiesa Napoletana (Uranio Presbitero, Epistola De Obitu Sancti Paulini Ad Pacatum, § 3, in PL 53, col. 861).
Alcun documento primitivo fa allusione al governo della chiesa di Benevento da parte di san Gennaro. Benché decapitato a Pozzuoli, riposò in pace, sin dal IV sec., nella catacomba di Napoli che porta il suo nome, ed attorno al suo corpo, considerato come il fondamento della linea episcopale napoletano, si fecero seppellire i suoi successori più immediati. Se ne ha conferma dal fatto che san Paolino morì nel 431 ed Uranio scrisse la sua lettera nel 432 o poco dopo. E già allora Gennaro era in possesso dei Napoletani, che lo veneravano quale vescovo e martire e lo consideravano già come loro Patrono.
Gennaro è menzionato in questo giorno nel Martirologio Geronimiano e nel Calendario di Cartagine. Tra i suoi compagni di martirio, o almeno di prigione, Sossio è menzionato il 23 settembre, Festo e Desiderio il 7 settembre, Eutiche ed Acuzio il 18 ottobre.
Il nostro Santo era festeggiato a Napoli dal IV sec., festa soppressa da san Pio V nel calendario universale nel 1568 e ristabilita nel 1586 con rito doppio
San Gennaro è soprattutto celebre a causa della miracolosa liquefazione del suo sangue, che avviene nelle tre feste annuali che Napoli celebra in suo onore. Il sangue del martire sarebbe stato raccolto da una pia matrona, tale Eusebia (che, secondo alcune tradizioni, sarebbe stata la nutrice del santo vescovo), in due lacrimatoi. Questa conservò con grande venerazione questo sangue. Quando, a seguito dell’editto di Costantino, si decise di traslare il corpo del santo da Pozzuoli a Napoli, nelle catacombe di Capodimonte, la pia Eusebia donò al vescovo di Napoli, Severo (o, secondo altre fonti, Cosimo), che accompagnava le reliquie del santo, le due ampolle, che così giunsero nella città partenopea.
In ogni caso, oggi si espongono le due ampolline del sangue e nello stesso tempo la testa del Martire, e dopo un tempo di preghiera più o meno lungo, il sangue comincia a liquefarsi, aumentando di volume come se fosse in ebollizione. Attente verifiche, pure medico-legali, mediante lo spettroscopio, sono state compiute, certificando che alcuna naturale spiegazione del fenomeno sembra possibile e che trattasi di sangue umano. Dio vuole mostrare così al suo popolo di Napoli che il sangue del loro grande Patrono – æterno flori, come è chiamato nell’antica iscrizione del suo sepolcro – è sempre rosso e vivo in presenza del Signore, perché nell’Eternità ed in Dio non c’è passato, ma è sempre presente e vive davanti a Lui. Il martirio del glorioso Vescovo non cessa di proteggere la bella città napoletana ricca del genio dei suoi figli e delle virtù magnifiche dei suoi santi.
La messa è la stessa del 12 luglio, per i santi Nabore e Felice, ma le collette sono improntate alla messa dei martiri Gervasio e Protasio, il 19 giugno, ed il Vangelo lo è dalla festa dei martiri Mario, Marta, ecc., il 19 gennaio.
Molto tempo prima di san Gregorio Magno, si elevava a Roma, presso la porta Tiburtina, una chiesa in onore di san Gennaro, che fu restaurata da Adriano I. Il ricordo se n’è perduto da molto tempo.
In onore del diacono Sossio, il papa Simmaco eresse, in Vaticano, un oratorio, all’interno della chiesa dedicata a Sant’Andrea, e che era il primo entrando a destra. Esso rimase in piedi sino al XV sec. (Cfr. M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 738-739). Eccone l’iscrizione dedicatoria, in cui, a quelle del diacono, si uniscono le lodi del vescovo Gennaro. Essa è preziosa per i dettagli storici che essa racchiude:

PONTIFICIS • VENERANDA • SEQVENS • VESTIGIA • SOSIVS
AEQVAVIT • MERITI • NOBILITATE • GRADVM
MARTYRIO • CONIVNCTVS • ORAT • VERVSQVE • MINISTER
REDDIDIT • OFFICII • DEBITA • IVRA • SVI
ILLE • SACERDOTEM • CVPIENS • SVBDVCERE • MORTI
CONTIGIT • OPTATAM • SVB • PIETATE • NECEM
O • LAETA • ET • IVCVNDA • QVIES • O • VITA • DVORVM
FVNERE • SVB • GEMINO • QVOS • TENET • VNA • SALVS
ITE • SIMVL • SEMPER • CAELESTIA • SVMITE • DONA
PAR • PRETIVM • POSCIT • GLORIA • PAR • FIDEI
SYMMACHVS • ANTISTES • TANTI • SACRATOR • HONORIS
HAEC • FECIT • TITVLIS • COMMEMORANDA • SVIS

Sossio, seguendo le vestigia del suo vescovo,
arrivò ad uguagliarne la dignità con la sublimità dei suoi meriti.
Congiunto a lui nel martirio, da vero diacono,
Apre le sue labbra alla preghiera e, così, compie integralmente il suo ufficio levitico.
Volendo sottrarre il Vescovo alla morte,
quest’atto di pietà gli fece trovare il martirio che desiderava. 
O quanto lieta, gioconda e piena di quiete deve essere la vita di entrambi!
I morti sono due, ma la vita di cui godono è adesso identica.
Vivete sempre insieme congiunti, e godete della ricompensa celeste,
perché il merito di una identica fede esige un’uguale ricompensa.
Il pontefice Simmaco, in loro onore, ha dedicò quest’iscrizione commemorativa.

Secondo quest’epigrafe, Sossio sarebbe stato martirizzato per aver visitato il suo Vescovo in carcere. Secondo la Passio di san Gennaro è il contrario e sarebbe stato quest’ultimo ad essere stato martirizzato per essersi recato a confortare ed assistere i suoi diaconi ed i cristiani in prigione (Cfr. Sossio Capasso, Frattamaggiore: storia, chiese e monumenti, uomini illustri, documenti, Frattamaggiore 19922, pp. 17-18; Pasquale Ferro, L’epigrafe del Papa Simmaco ed il culto di S. Sossio, in Rassegna storica dei Comuni, anno III, n. 2-3, 1971, passim; Giuseppe Vergara, Ancora una parola sugli atti del martirio di San Gennaro e Compagni, in Rivista di Letteratura e di Storia ecclesiastica, 1970, pp. 105 ss.). Forse esisteva un altro vescovo di nome Gennaro? Non si sa. Quel che è probabile è che il papa Simmaco poté avere notizie su san Sossio da Concordio, Vescovo di Miseno, il quale partecipò a Roma alle sedute dei sinodi del 2 ottobre 501 e 6 novembre 502. 
Quanto venerabili sono questi ricordi agiografici, che hanno trovato una consacrazione nella liturgia grazie agli antichi pontefici! Quanto alla peculiare venerazione cui i martiri Gennaro e Sossio ebbero a Roma, poiché la Città eterna aveva loro dedicato un santuario accanto alla stessa Basilica vaticana, essa dimostra quanto il loro culto fosse diffuso.



Lello da Orvieto, Madonna in trono col Bambino tra i SS. Gennaro e Restituta, 1322 circa, Duomo, Napoli

Caravaggio, S. Gennaro mostra la testa e le sue reliquie, 1607, collezione Morton B. Harris, New York

Filippo Vitale, S. Gennaro, XVII sec., collezione privata


Andrea Vaccaro, Gloria di S. Gennaro, 1635 circa, Museo del Prado, Madrid

Andrea Vaccaro, S. Gennaro, XVII sec., Museo Nacional de San Carlos, Città del Messico


Luca Giordano, S. Gennaro intercede presso la Vergine, Cristo ed il Padre Eterno, per la fine della peste del 1656, XVII sec., Palazzo Reale, Napoli

Luca Giordano, S. Gennaro davanti all'anfiteatro di Pozzuoli, 1675 circa, chiesa dei Girolamini, Napoli


Francesco Solimena, S. Gennaro benedicente, 1702, Museo del Tesoro di San Gennaro, Napoli

Francesco Solimena, SS. Benedetto, Scolastica, Stefano e Gennaro, 1733 circa, collezione privata

Francesco Solimena, S. Gennaro con un Santo domenicano e S. Aspreno chiedono alla Vergine ed al Bambino l'intercessione per Napoli, 1720, collezione privata

Jusepe de Ribera, S. Gennaro in gloria, 1631, Convento de Agustinas Recoletas de Monterrey, Salamanca







Jusepe de Ribera, S. Gennaro esce illeso dalla fornace, 1646, Cappella di S. Gennaro, Cattedrale, Napoli

Jusepe de Ribera, Testa di S. Gennaro, 1645-50 circa, Galleria Porcini (Galleria Napoli Nobilissima), Napoli




Domenichino, Martirio di S. Gennaro, 1634-41, Cappella di S. Gennaro, Cattedrale, Napoli

Massimo Stanzione, Guarigione di un'ossessa per intercessione di S. Gennaro, 1641-43, Sacrestia del Tesoro di S. Gennaro, Cattedrale, Napoli



Giovan Francesco de Rosa detto Il Pacecco, Madonna con S. Gennaro, XVII sec., Cappella di S. Gennaro, Cattedrale, Napoli


Giovan Francesco de Rosa detto Il Pacecco, S. Gennaro con angelo reggiampolle, XVII sec., collezione privata

Andrea Malinconico, S. Gennaro in gloria, XVII sec.

Paolo De Matteis, S. Gennaro nell'anfiteatro di Pozzuoli, 1710, Basilica di Santa Maria Maggiore, Piedimonte Matese

Francesco De Mura, S. Gennaro, XVIII sec., collezione privata

Giuseppe Maddaloni, S. Gennaro in gloria tra angeli e cherubini, XVIII sec., Chiesa di S. Antonio di Padova, Torre del Greco


Giuseppe Tomajoli, Gloria di S. Gennaro, XVIII sec., collezione privata

martedì 24 marzo 2015

San Gennaro, il papa ed il clero partenopeo. Una breve riflessione

Abbiamo assistito nel pomeriggio dello scorso 21 marzo alla visita del papa, durante la sua visita pastorale a Napoli, all’incontro, in Cattedrale, col clero, con i religiosi e religiose. A parte il divertente “siparietto”, in stile napoletano, dell’assedio al papa delle claustrali, mentre il cardinale Sepe, in dialetto locale ed in maniera quasi … - sia detto con rispetto – grottesca e da film felliniano, invitava le religiose a moderarsi nel loro … entusiasmo (v. video de La Repubblica), al termine dell’incontro è stata prelevata la teca contenente le reliquie del sangue del santo vescovo martire patrono della città partenopea, San Gennaro (v. video dell'incontro per intero).


A quanto annunciato dall’arcivescovo Sepe, il sangue si era – in quel momento – “già sciolto a metà”. La teca è stata quindi offerta al papa, che ha benedetto i presenti.
«San Gennaro vuole bene al Papa e a Napoli» ha esultato il cardinale Crescenzio Sepe. Ma in quel momento il Pontefice ha commentato: «Si vede che il santo ci vuole a metà e dobbiamo convertirci tutti perché ci voglia bene di più» (v. il video de La Repubblica).









Non sappiamo bene in che misura il sangue si sia disciolto. Dai video in rete non ne possiamo trarne la sicurezza. Soprattutto non siamo in grado di poter dire se il sangue fosse già sciolto – magari da alcune ore o da alcuni giorni. Secondo Giacomo Galeazzi, per Vatican Insider, il sangue addirittura si sarebbe sciolto completamente, tanto da far gridare al “miracolo” (Giacomo Galeazzi, Il sangue di san Gennaro si è sciolto davanti a Francesco, in Vatican Insider, 21.3.2015).
Certo, l’evento prodigioso non si verificò, stando alle cronache, né con Giovanni Paolo II nel 1990 né con Benedetto XVI nel 2007.
Questo potrebbe essere un dato emblematico.
Ma che significato dare a questa “liquefazione” più o meno parziale? Poteva almeno sciogliersi del tutto oppure no, come era avvenuto con i predecessori?
Si sprecherebbero le ipotesi dal sapore quasi cabalistico se volessimo rispondere a questi interrogativi.
Forse ciò da solo esprime il consenso ed il compiacimento del Santo o di Dio?
Proprio ieri ricordava, da “Il Mattino”, il prof. Baima Bollone che il sangue si era liquefatto anche in altre occasioni (oltre ovviamente durante le sue feste liturgiche): nel 1848 per il papa Pio IX (cfr. Ugo Cundari, La liquefazione del sangue di San Gennaro: «Nessuna prova scientifica, un evento non spiegabile». Intervista al prof. Pierluigi Baima Bollone, in Il Mattino online, 22.3.2015). In quell’occasione, il santo pontefice dell’Immacolata, in fuga da Roma, assisté al miracolo ed in segno di riconoscenza per il Patrono di Napoli donò alla Cappella del Tesoro un calice di oro zecchino dal costo elevatissimo, ben maggiore a quello - all'epoca - di una carrozza di lusso.

Calice donato dal beato Pio IX, Tesoro di S. Gennaro, Napoli

In precedenza, un’altra liquefazione era avvenuta anche nel 1799, durante cioè la c.d. Repubblica Partenopea filo-illuminista e filo-rivoluzionaria, che aveva scacciato i Borbone e che era d’impronta marcatamente anti-cattolica. In quella circostanza, l’evento prodigioso fu visto come segno di benevolenza celeste verso i rivoluzionari. Perciò, san Gennaro fu “spodestato” dal patronato ed addirittura, in quanto traditore, “condannato all’inferno”. In sua vece fu nominato quale Patrono il popolarissimo sant’Antonio da Padova. Dopo pochi anni, quando furono tornati i Borbone, san Gennaro fu “perdonato” e riammesso nel suo patronato (Cfr. per la vicenda Marina Cepeda Fuentes, Il miracolo di San Gennaro e la Repubblica Napoletana del 1799, in Totalità.it. Magazine Online di Cultura e Politica, 19.9.2012).
Dunque, non possiamo trarre dalla liquidazione, intera o parziale che sia, come anche dalla non liquefazione, un auspicio o un compiacimento celeste. O almeno questo è da solo insufficiente. Se lo facessimo, accrediteremmo l’idea, pur accolta da molti sacerdoti e prelati, che la devozione farebbe rima con superstizione e giustificherebbe le convinzioni di coloro che dubitano della stessa prodigiosità dell’evento. In altre parole, il fenomeno può essere variamente interpretato, in modo contraddittorio, a seconda delle circostanze.
Al di là del significato che potremmo attribuire al fatto, dunque, ci ha colpito la battuta – se vogliamo “leggera” - del papa, il quale pur dinanzi all’evento prodigioso (non parliamo di vero e proprio miracolo), non è riuscito a trasformare quell’evento da siparietto in un’assemblea orante, che ringraziasse Dio per il dono elargito e verificatosi sotto i suoi occhi e di quelli degli astanti. Ciò è ancora più biasimevole se lo si ritiene un miracolo, nel qual caso le battute irriverenti, già di dubbio gusto, lo sono maggiormente soprattutto se fatte da ecclesiastici.
La familiarità con un Santo – qual è san Gennaro per i napoletani – è comprensibilissima; è molto “napoletano” scherzare o addirittura adirarsi con san Gennaro, sebbene la saggezza popolare inviti a scherzare con i fanti ed a lasciar stare i santi!
Tuttavia tale intimità e familiarità non devono far dimenticare che il Santo è un solo “tramite”, un mezzo, e che ciò che ci viene donato attraverso quello strumento deve riportare l’attenzione sempre al Vero Protagonista, al Dio di ogni misericordia e datore di ogni dono. E rivedendo le immagini ed i video dell’incontro si ha la netta percezione che si trattasse di tutto (siparietti compresi) fuorché di un incontro orante e composto tra il papa ed i sacerdoti e tra questi ed il Santo, dove il più composto era proprio il papa … . Ci permettiamo una chiosa finale. Saremmo – forse lo abbiamo dimenticato – in Quaresima. Forse era il caso che il clero ed i religiosi napoletani lì convenuti si ricordassero che sentiranno, nei racconti della Passione, del Sangue del Protagonista sparso sulla Croce tra non molti giorni. Era, dunque, quantomeno opportuno ridare rilievo a quel Protagonista. Anche i Santi, del resto, lo sanno e non farebbero mai i "protagonisti" fuori tempo mettendosi loro al centro a scapito di quello Vero!

Augustinus Hipponensis