Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 27 maggio 2018

Contro il neo-arianesimo, la Festa della SS. Trinità

Nei periodi di crisi della Chiesa, l'antica eresia di Ario, negatrice della Divinità del Verbo, riemerge. Tutte le eresie, del resto, convergono sempre verso la II Persona della SS. Trinità. Per questo, oggi assistiamo ad un risorgente neo-arianesimo, che presenta sottilmente Cristo come uomo di Nazareth, per quanto eccelso, ma solo uomo, che, per i meriti acquisiti, è stato "divinizzato" dal Padre. Non deve meravigliare, dunque, se, in questo contesto, si tenda a rivalutare la persona di Ario (e di altri eresiarchi) e le sue tesi blasfeme.
Tanto per intenderci, tra i "guru" della neo-chiesa, che ispira molti suoi "pastori", possiamo senz'altro annoverare il sig. Enzo Bianchi, che, alcuni anni fa, ebbe modo di sostenere: "Gesù non si sottrae ai limiti della propria corporeità e non piega le Scritture all’affermazione di sé; al contrario, egli persevera nella radicale obbedienza a Dio e al proprio essere creatura, custodendo con sobrietà e saldezza la propria umanità" (Avvenire, 4.3.2012. V. qui).
Bianchi ammette che, per lui (ma certamente non per la Chiesa, né per Dio stesso ovviamente), il Cristo non sarebbe il Figlio di Dio, Coeterno e Consustanziale al Padre ed allo Spirito Santo, e, quindi, la II Persona della Santissima Trinità; no, asserisce direttamente che si tratterebbe proprio di una creatura. Certo, una creatura grandissima, un maestro superiore agli angeli, però una creatura, ridotto a simbolo dell'etica sociale politically correct (cfr. Antonio Livi, Falsi profeti, in Libertà e persona, 17.3.2012; Ecco "la chiesa  del futuro" che vogliamo, in Cultura cattolica, 11.9.2015; Luigi Amicone, Perdoni il disturbo Santità, ma Enzo Bianchi è cattolico?, in Tempi, 12.9.2015Falsi monaci e falsi storici: le origini del pensiero bianchiano, in Almeno il Cielo si sta aprendo, 20.9.2015).
L'eresia ariana del Bianchi appare ancor più chiara in un'altra occasione:
"Gesù era uomo, totalmente uomo, e questo in effetti si può dire anche degli altri profeti, da Isaia a Ezechiele. ... . Perché abbisogna pensare un Dio che si faccia uomo, attraverso Gesù? Forse ti stupirò, ma accetto questa tua obiezione. Non abbisogna necessariamente. Tanto è vero che la fede ebraica si è mantenuta, il cristianesimo non l’ha annullata. Noi cristiani proviamo la necessità di alzare il velo sulla relazione misteriosa che congiunge l’uomo a Dio, e raccontarci Dio attraverso l’esperienza medesima della carne umana. Ma non è vero che senza Cristo, cade Dio" (Gad Lerner, Il Natale: ma è nato un uomo o un Dio? Intervista a Enzo Bianchi, in La Repubblica, 24.12.2010). 
Pure di recente, il ragionier Bianchi ha sostenuto tali tesi fondate sul neo-arianesimo, parlando - a quanto risulta - al clero di Palermo, invitato dall'arcivescovo Lorefice (cfr. Leonardo Ricotta, Il menù della neo-chiesa: da Lutero ad Ario, in Centro culturale cattolico "Il faro", 22.3.2017), riscuotendo ampi consensi nel clero ignorante. 
Nell'odierna festa della SS. Trinità, perciò, non possiamo che ribadire con forza con Gesù Cristo è la II Persona della SS. Trinità, Coeterno e Consustanziale al Padre, Dio pur'egli, e non semplicemente divinizzato.






Carlo Dolci, SS. Trinità in gloria, 1658-63, Rhode Island School of Design Museum of Art,  Providence


mercoledì 6 gennaio 2016

I Magi e l’Epifania del Signore

Nella solenne festa dell’Epifania di nostro Signore, ricordando che “Tribus miráculis ornátum diem sanctum cólimus: hódie stella Magos duxit ad præsépium: hódie vinum ex aqua factum est ad núptias: hódie in Jordáne a Joánne Christus baptizári vóluit, ut salváret nos, allelúja”, “Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella guida i magi al presepe, oggi l’acqua è mutata in vino alle nozze di Cana, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, alleluja” (Antifona al Magnificat, Secondi Vespri dell’Epifania), rilancio questo contributo di Cristina Siccardi.

Matthias Stomer, Adorazione dei Magi, XVII sec.

Fray Juan Bautista Maíno, Adorazione dei Magi, 1612-14, Museo del Prado, Madrid

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, Adorazione dei Magi, 1619, Museo del Prado, Madrid 

Pedro Núñez del Valle, Adorazione dei Magi, 1631, Museo del Prado, Madrid

Carlo Dolci, Adorazione dei Magi, 1633-34, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow




Carlo Dolci, Adorazione dei Re, 1649, National Gallery, Londra

Pieter Paul Rubens, Adorazione dei Magi, 1609, Museo del Prado, Madrid



Pieter Paul Rubens, Adorazione dei Magi, 1620 circa, Hermitage, San Pietroburgo

Carlo Maratti, Adorazione dei magi, XVIII sec., Hermitage, San Pietroburgo

Paolo Veronese, Adorazione dei magi, 1570 circa, Hermitage, San Pietroburgo

Paolo Veronese, Adorazione dei magi, 1573, Chiesa di Santa Corona, Vicenza

Alexandre-François Caminade, Adorazione dei Magi, 1831 circa, Chiesa di Saint-Étienne-du-Mont, Parigi


George Spencer Watson, I tre saggi re, 1920 circa, Touchstones Rochdale Arts and Heritage Centre, Rochdale


I Magi e l’Epifania del Signore

di Cristina Siccardi

Siamo ancora nel Presepe. Gesù è nato. I pastori, avvertiti dall’Angelo, sono giunti nella Notte Santa per adorare Colui che spaccò la storia umana e portò la Salvezza. I primi a sapere della nascita del Salvatore furono alcuni pastori del popolo eletto, avvisati da un angelo del Signore e poi il Salvatore si manifestò ai pagani.

«Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore», spiega sant’Agostino
«in questo giorno celebriamo con non minore solennità la sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani. In quel giorno i pastori giudei lo videro appena nato, oggi i magi venuti dall’Oriente lo hanno adorato. Era nato infatti colui che è la pietra angolare, la pace fra le due pareti, provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, provenienti da opposte direzioni; perché si unissero in lui che è diventato la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei magi. Di lì ha avuto origine quel che doveva portare frutti e crescere per tutto il mondo» (Discorso 201, Epifania del Signore).

Che cosa videro i pastori prima e i Magi d’Oriente dopo? Non videro soltanto Gesù, ma una famiglia. Dio scelse una famiglia composta da madre e padre per entrare nel mondo, e scelse una famiglia composta da madre e padre per manifestarsi al mondo. Pastori e Magi dovettero chiedere il permesso a San Giuseppe e a Maria Santissima per vedere il Salvatore e il Re dei Giudei. Dio scelse la famiglia per nascere e per crescere e così facendo nobilitò divinamente la famiglia, la famiglia secondo il Cuore di Dio, intesa come unione stabile fra un marito ed una moglie, primo ed unico modello invariabile di famiglia cristiana. Tutti gli altri surrogati di coniugio non appartengono alla volontà di Dio e sono contro la stessa ragione umana.

La famiglia cristiana è, invece, quel luogo dove, essendoci Cristo al centro, ogni fatica ed ogni prova viene superata con serenità perché: «(…) io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 28-30). I pastori Giudei sono stati condotti all’Emmanuele grazie all’annuncio di un angelo, i Magi pagani grazie all’apparizione di una stella cometa.

Di fronte a pastori e Magi un incanto mistico e terreno insieme, il Regno di Dio armonicamente innestato nel mondo: una Santa famiglia, un angelo dal Cielo, affiancato da una moltitudine dell’esercito celeste ed una stella nel Cielo per l’entrata nella Storia del Verbo. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà», così lodò l’Onnipotente il coro angelico. Quella buona volontà così rara da trovare, soprattutto in questi sbalestrati tempi, in cui si pensa di essere e di agire senza aver bisogno del Creatore. Che cosa sono scienza e tecnologia senza la coscienza di essere figli di Dio?
«Questa stella – spiega ancora sant’Agostino – ha scompigliato i computi privi di fondamento degli astrologi e i loro presagi, mentre ha fatto intendere agli adoratori degli astri (adoratori della scienza diremmo oggi, ndr) che bisogna piuttosto adorare il creatore del cielo e della terra. Nella sua nascita fece apparire una stella nuova colui che nella sua morte oscurò l’antico soleIn quella luce ha avuto inizio la fede dei pagani (…). Che cosa era se non splendida lingua del cielo per narrare la gloria di Dio, per gridare a tutti con insolito bagliore l’insolito parto di una vergine? Della sua mancata apparizione successiva ha preso il posto il Vangelo nel mondo intero. Che cosa dissero i magi giungendo a Gerusalemme? Dove è nato il Re dei Giudei? Che cosa significa questa domanda? Non erano nati precedentemente tanti re dei Giudei? Perché desideravano così ardentemente conoscere e adorare il re di un popolo straniero? Abbiamo visto infatti – aggiunsero – la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo. L’avrebbero ricercato con tanta passione, l’avrebbero desiderato con tanto pio affetto se non avessero riconosciuto nel re dei Giudei anche il re dei secoli?» (ibidem).

I Magi rappresentano la primizia del nostro Credo. Così esprime la grandezza della manifestazione dell’Unto di Dio papa Leone Magno: «E come essi dai loro forzieri presentarono al Signore i mistici doni, così dai nostri cuori presentiamo ciò che è degno di Dio. Quantunque egli infatti sia l’elargitore di tutti i beni, cerca tuttavia anche il frutto della nostra buona volontà: il regno dei cieli non è infatti per chi dorme, ma per chi fatica e veglia nella legge del Signore» e la legge del Signore si identifica con il vero bene di ciascuno. «Così, se non renderemo inutili i suoi doni, meriteremo, per ciò che ci ha dato, di ottenere ciò che ci ha promesso. Onde esortiamo la vostra carità che vi asteniate da ogni opera cattiva e vi dedichiate alla giustizia ed alla castità. I figli della luce devono infatti rigettare le opere delle tenebre (cf Rm 13, 12). Perciò fuggite l’odio, rigettate la menzogna, distruggete la superbia con l’umiltà, rifiutate l’avarizia, amate la generosità: è ben giusto che le membra si addicano al loro capo. In tal modo saremo degni di partecipare alla beatitudine promessaci» (Sermoni, 32, 4).

Quando la Chiesa presenta in questi termini l’Epifania del Signore allora possiamo essere tranquilli di professare la Fede in Cristo. Dal Concilio Vaticano II la Chiesa ha temporaneamente scelto di farsi più umana e ogni anno che passa è sempre più umana; accantonando e spesso disprezzando la dimensione soprannaturale siamo costretti a sentirci dire:
«Le genti divengono discepole quando cercano con sincerità, si aprono con audacia e si mettono in cammino senza indugio. Quanti uomini e quante donne, dall’oriente e dall’occidente, dal nord e dal sud, come questi magi cercano il bene, si sentono viandanti, in cammino, si esercitano a riconoscere la salvezza come umanizzazione e lavorano perché l’umano sia sempre più umano. (…) L’Epifania è manifestazione della vera regalità a tutti, cristiani e non cristiani» (Enzo Bianchi, L’Epifania, manifestazione dell’anti-regalità di Gesù, 6 gennaio 2016, http://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/2016/01/enzo-bianchi-commento-vangelo-6-gennaio.html). «Sul loro esempio [dei Magi, ndr], noi cristiani siamo disposti a cercare con umiltà quella verità che sempre ci precede e che alla fine della storia ci accoglierà, insieme a tutti gli uomini, nel Regno?» (Enzo Bianchi, Epifania del Signore, 6 gennaio 2015, http://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/2015/01/enzo-bianchi-commento-vangelo-epifania.html).

Finché non si tornerà a riconoscere che la regalità universale appartiene soltanto a Cristo e non all’uomo – uomo che si può salvare soltanto in virtù di Cristo – la Chiesa continuerà a perdere la fiducia dei credenti: l’emorragia è già iniziata e nessun Giubileo della Misericordia potrà porvi rimedio. I Magi andarono ad adorare il Re dei Giudei, il Figlio di Dio, incarnato e morto per riscattare ogni anima dalla schiavitù luciferina del peccato, e gli donarono l’incenso, che veniva usato nel tempio, per omaggiare il Sacerdozio di Gesù; l’oro, riconoscendo la sua regalità; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indicando così l’espiazione dei peccati attraverso la morte. Che piaccia o non piaccia, la porta è stretta. Quando un tale chiese a Gesù «Signore, sono pochi quelli che si salvano?», il Salvatore rispose con eloquenza: «Sforzatevi (letteralmente dal greco «agonizzate», ndr) di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno» (Lc 13, 23-34). Non basta essere uomini per ottenere la salvezza.

venerdì 1 gennaio 2016

Il "cardinale" filoluterano Marx propone una chiesa cattolica fluida, mentre Cantalamessa strizza entrambi gli occhi ai luterani, delegittimando il culto di iperdulia della Vergine Maria

In questi giorni di festa, non possiamo ignorare che i nemici della Chiesa e della fede sono all’opera …, cercando di demolirla, svilendo anche la figura della Vergine Maria, ed anzi addebitando alla Chiesa “preconciliare” la responsabilità per la quale gli eretici protestanti non l’accetterebbero, in quanto sarebbe stata “onorata in maniera esagerata”! A dirlo non è una persona qualunque, ma lo stesso “predicatore della Casa pontificia”, P. Cantalamessa, in un recente suo “comizio” presso la corte dei miracoli dell’hotel Santa Marta, riprendendo le idee del rag. Bianchi (v. qui), come riportato dalla Radiovaticana (v. qui) e che non ha mancato di suscitare legittime proteste in ambito cattolico (v. qui, qui, quiqui, qui).
La sua voce fa eco a quello dello stesso “card.” Marx, il quale avrebbe riunito intorno a sé circa 200 teologi per proporre un cambiamento nella Chiesa. Anzi, la creazione o fondazione di una sorta di Chiesa cattolica liquida, con dogmi … parimenti liquidi, fluidi o vaporosi, che possono essere rimessi in discussione di continuo … . Ma questa neo-chiesa non sarebbe più la Chiesa di Cristo.
La notizia è stata diffusa su vari network internazionali, ivi incluso l’autorevole National Catholic Reporter del 15 dicembre scorso (v. Christa Pongratz-Lippitt, ‘Synodality must once again become a structural practice in the church,’ German cardinals and theologians insist, in NCR, 15 dic. 2015. V. anche Anne Dolhein, Le cardinal Reinhard Marx appelle à des changements fondamentaux dans l’Eglise, in Reinformation.TV, 19 dic. 2015). Noi riportiamo la notizia, con la traduzione dal francese, dal sito Pro Liturgia del 28 dic. 2015.
Nuove battaglie per la fede si profilano.
Tornano in mente le parole profetiche della beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824) della sua visione del 12 settembre 1820: «Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo. … Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni. C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra”».
In una visione di data imprecisata del 1820: «… Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre».
Nella visione del 22 aprile 1823: «Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti».
Che Dio ci preservi dalla genia dei novatori!

Lundi 28/12/2015. Du 6 au 8 décembre dernier, à Munich (D), le Cardinal Reinhard Marx, bras droit du Pape François, a réuni 200 théologiens se réclamant de Vatican II.
Tous ont participé à l’élaboration d’un programme comprenant :
- la liberté de conscience de tous les fidèles pour juger de leur foi,
- l’établissement d’un magistère parallèle à celui des évêques et qui serait exercé par les théologiens,
- la possibilité d’interpréter les enseignements du magistère en fonctions des nécessités pastorales,
- la possibilité de discuter en permanence des articles de la foi,
- la mise en place d’une Eglise essentiellement “synodale” dans laquelle les différentes confessions puissent trouver leurs places respectives,
- la possibilité de célébrer des liturgies évolutives et ouvertes aux exigences de l’œcuménisme ainsi que des communautés locales.
Parmi les signataires de ce programme se trouvent des participants au “Synode de l’ombre” organisé à Rome le 25 mai par les conférences épiscopales de France (Mgr Pontier), d’Allemagne et de Suisse pour mettre en avant les idées les plus étrangères à la foi catholique.
Les loups dont avait parlé Benoît XVI le jour de son élection sortent du bois : ils sortent de partout et sont nombreux !
Sur son tweet, Mgr Marc Aillet, Evêque de Bayonne, pose avec courage la question : “Au nom de quel bilan [ces théologiens] prétendent-ils donner des leçons d’avenir à l’Eglise ?” Et d’ajouter : “Il est fort à gager que la génération JPII et BXVI leur survivra...”
Au regard de ce qui se passe actuellement dans l’Eglise, des fidèles inquiets se demandent : le Pape François est-il manipulé ?
Manipulable ? Ou... manipulateur ?


* * * * * *

Dal 6 all’ 8 dicembre 200 teologi sedicenti “fedeli al Vaticano II” sono stati convocati dal Card. Marx, il braccio destro dal Papa, per elaborare il seguente programma:
- La libertà di coscienza dei fedeli per valutare la propria fede
- Lo stabilimento di un magistero parallelo a quello dei vescovi che sarebbe esercitato dai teologi
- La possibilità di interpretare gli insegnamenti del magistero in funzione delle necessità pastorali
- La possibilità di discutere continuamente degli articoli di fede
- La creazione di una chiesa essenzialmente “sinodale” nella quale le varie confessioni potrebbero trovare il proprio posto
- La possibilità di celebrare liturgie evolutive e aperte alle esigenze dell’ecumenismo nonché delle comunità locali
Tra i firmatari di questo programma ritroviamo i partecipanti al “Sinodo segreto” organizzato a Roma il 25 maggio dalle conferenze episcopali di Francia (Mgr Pontier), di Germania e Svizzera per presentare varie idee estranee alla fede cattolica. I lupi di cui parlava Benedetto XVI il giorno dell’elezione escono dal bosco: escono dappertutto e sono pure numerosi! In un recente tweet, Mons. Marc Aillet, Vescovo di Bayonne, fa con coraggio questa domanda: “In nome di quel bilancio [questi teologi] pretendono dare lezioni di avvenire alla Chiesa?” e aggiunse: “Scommetto che la generazione GP II e B XVI sopravvivrà loro”.
Vedendo cosa succede all’interno della chiesa, molti fedeli sono preoccupati e si chiedono: Papa Francesco sarà manipolato? Manipolabile? O… Manipolatore?

martedì 8 dicembre 2015

Vittorio Messori: "Fatima non fu solo per i cattolici"

Come si identificano gli avversari della fede cattolica? Semplice: dalla loro avversione alla Vergine Maria. Chiunque osi avanzare dubbi o perplessità su Maria è segno inequivocabile, non abbisognevole di ulteriori prove, che è avversario pure del Figlio di Lei, in quanto emulatore di colui che, più di tutte le creature, si scaglia con prava pertinacia contro la Vergine: cioè colui la cui testa è schiacciata dal piede dell’umile fanciulla di Nazaret. I privilegi di Maria, infatti, sono in verità privilegi del Figlio e concessi in Sua funzione ed in vista di Lui.
Parlando l’anno scorso dell’Immacolata Concezione della Vergine segnalavamo come l’opposizione a questo dogma sia dei protestanti sia dei c.d. ortodossi. Va notato tuttavia che, per quanto concerne la c.d. ortodossia, non si tratta di una visione unanime di avversione. Cfr. sul punto Kallistos Timothee Ware, La Madre di Dio nella teologia e nella devozione ortodossa, in Georges Gharib – Ermanno M. Toniolo, Testi mariani del secondo millennio, vol. I, Autori orientali, secoli XI-XX, Roma 2008, pp. 899-934. Ware spiegando il titolo di Panaghia, Tuttasanta, afferma che la c.d. Ortodossia, la quale «non accetta la dottrina cattolica romana riguardo all’Immacolata Concezione», lo intende «nel senso che Maria è libera da ogni peccato attuale, anche se è nata soggetta agli effetti del peccato originale, come gli altri santi uomini e donne dell’Antica Alleanza» (p. 915). Tuttavia l’A. non spiega come possa essere libera dal peccato attuale (godendo perciò – sottinteso – di un qualche speciale privilegio), ma non da quello originale e dagli effetti di questo, visto che esso ha reso la natura umana vulnerabile  e non più integra, né come Cristo, Sapienza di Dio (1 Cor 1, 24), possa aver abitato in un corpo “schiavo del peccato” (cfr. Sap. 1, 4), anche solo secondo natura. Dinanzi alle difficoltà – non esplicitate – tuttavia, solo in nota, l’A. è costretto ad ammettere che, prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata nel 1854, «un certo numero di scrittori ortodossi ha ... affermato tale dottrina, o comunque qualcosa di simile» (nota 3, ivi). In effetti, si rinvia ad un contributo del medesimo A., The Sanctity and Glory of the Mother of God: Orthodox Approaches, in The Way, suppl. 51, London 1984, pp. 79-96, partic. pp. 85-92, in cui si ricorda come la dottrina immaculatista fu esplicitamente sostenuta da insigni ortodossi Cirillo Lucaris, Elia Miniati, san Demetrio di Rostov, Simeone di Polotsk, ecc. Il che fa comprendere che le ragioni di opposizione sono per lo più psicologiche, dovute cioè ad un «riflesso antiromano». Significativo a questo riguardo un altro Autore ecco come argomenta: «L’Immacolata Concezione come opinione teologica (theologoúmenon) è stata tollerata nella Chiesa ortodossa del passato ed è stata anche sostenuta da alcuni teologi degni di stima. Se non proprio il termine, per lo meno l’espressione di una credenza molto vicina a quest’idea è sicuramente presente nel patriarca Fozio e in Gregorio Palamas. L’Immacolata Concezione è apertamente insegnata dall’ultimo patriarca dell’impero bizantino, Giorgio Scolarios, morto nel 1456» (Elisabeth Behr-Sigel, in Thomáš Špidlík – Giovanni Guaita – Maria Campatelli, Testi mariani del secondo millennio, vol. II, Autori dell’area russa, secoli XI-XX, Città Nuova, Roma 2000, p. 576).
Tornando ora al nostro discorso, abbiamo già segnalato qualche giorno fa l’ultima fatica di Vittorio Messori nella riedizione del suo noto testo Ipotesi su Maria (v. qui). Oggi, nella festa dell’Immacolata Concezione ne riproponiamo volentieri un’ulteriore riflessione, questa volta appuntata contro le teorie di Enzo Bianchi. Già in altra occasione non si è mancato, da parte nostra, di evidenziare cosa il fondatore di Bose pensi di Maria (v. qui) … . Oggi quest’ultimo si scaglia contro l’apparizione della Vergine a Fatima, circoscrivendo il suo messaggio solo ai cattolici e non già all’intera umanità. A lui risponde con dovizia il nostro Messori.



Domenico Fetti, Immacolata Concezione, 1615-19, Hermitage, San Pietroburgo

Fra Juan Sánchez Cotán, Immacolata Concezione, 1617-18 

Bartolomé Esteban Murillo, Immacolata Concezione c.d. Esquilache, 1645-55, Hermitage, San Pietroburgo

Bartolomé Esteban Murillo, Immacolata Concezione c.d. Walpole, 1680 circa, Hermitage, San Pietroburgo

Miguel Jacinto Meléndez, Immacolata Concezione, XVII sec., collezione privata

Francisco Solis, Immacolata Concezione, XVII sec.

Mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus,
et in capite ejus corona stellarum duodecim ... .
Carlo Maratti, Visione di S. Giovanni a Patmos, 1680 circa, Rijksmuseum, Amsterdam

Juan Francisco de Aguilera, La Purísima Concepción con i santi gesuiti, 1720, Museo Nacional de Arte, Città del Messico

Francesco Podesti, Discussione su Maria concepita senza peccato, 1858-1865, Sale dell'Immacolata, Palazzo Apostolico, Città del Vaticano, Roma


«Caro Enzo Bianchi, Fatima non fu solo per i cattolici»

di Vittorio Messori

Vittorio Messori torna alla carica con nuove «Ipotesi su Maria». Il fortunato volume pubblicato da Ares per la prima volta nel 2005, approda in libreria in una veste tutta nuova, in edizione interamente rivista dall’Autore e ampliata di 13 capitoli (150 pagine in più, per un totale di 672, al prezzo di 21,50 euro). Di seguito riportiamo, in anteprima, alcune spigolature tratte dal penultimo capitolo, in cui lo scrittore difende la veridicità di Fatima dalle critiche avanzate dal teologo Enzo Bianchi sulla scorta del padre domenicano Jean Cardonnel. 

Mi càpita di rivedere in rete l’articolo apparso su Le Monde nel maggio del 2000, quando Giovanni Paolo II fece rivelare al mondo quello che chiamano «terzo segreto» di Fatima. Il pezzo del giornale francese su questo evento è firmato da Jean Cardonnel, il domenicano morto alcuni anni fa, per tutta la vita l’intrattabile leader di ogni contestazione sia clericale sia politica, uno dei vedovi inconsolabili degli anni di piombo della Chiesa e della società. Uno per il quale non solo i soliti Mao, Che Gue­vara, Ho Chi Minh ma anche lo sterminatore del popolo cambogiano, Pol Pot, erano da venerare nell’Olimpo delle sacre rivoluzioni.

A Cardonnel si deve tra l’altro un precedente giuridico inedito e pericoloso. Era già molto vecchio, più vicino ai novanta che agli ottanta, insopportabile per la maggioranza dei confratelli per questa sua ossessione contestatrice, per il suo culto del «no» previo a tutto, ma si continuava a ospitarlo – data l’età – nel convento domenicano di Montpellier. Alla fine, il superiore di quella casa religiosa, non potendone più dei suoi costanti malumori, approfittò di uno dei suoi viaggi per sgomberare la sua cella, impacchettare con cura le cose e trovargli un posto in una casa di riposo per anziani. Al ritorno, l’ira di Cardonnel (egli pure, come da copione di ogni prete «adulto» che si rispetti, vietava a chiunque di chiamarlo «padre») esplose clamorosa e, dicendosi vittima di una violenza intollerabile, non pensò neanche un momento a confrontarsi con la legge della Chiesa, il diritto canonico.

Si rivolse invece alla legge della laicissima Repubblica francese, chiamando la Gendarmerie e denunciando il superiore per violazione di domicilio. Il tribunale, dopo lungo dibattito, gli diede ragione, condannò il superiore del convento che aveva proceduto allo sgombero e – per la prima volta, non solo in Francia – dichiarò che la cella di un religioso era un domicilio privato come ogni comune alloggio. Sentenza faziosa e pericolosa, dicevo, perché scavalca e in qualche modo imbavaglia l’autorità ecclesiastica anche all’interno dei suoi spazi.

Ma torniamo al Cardonnel commentatore di Fatima. Scriveva su Le Monde: «Quel presunto “segreto” è un falso, tanto falso quanto la donazione di Costantino con la quale si è voluto legittimare un diabolico controsenso: l’impero cristiano. Un grande teologo italiano – non si dimentichi il suo nome: Enzo Bianchi, fondatore di una nuova comunità monastica – si è subito reso conto della superstizione e della frode perpetrata dal Vaticano a Fatima. Sul quotidiano romano La Repubblica, fratel Bianchi mette implacabilmente il dito nella piaga. Scrive infatti: “Un Dio che, nel 1917, pensa di rivelare che i cristiani saranno perseguitati e che non parla della shoah e dei sei milioni di ebrei annientati non è un Dio credibile”». Continua l’articolo di Cardonnel: «Sì, bisogna scoprire la piaga: come non vedere la tara del presunto segreto di Fatima, la prova lampante che è un falso, che non può venire da Dio? Un falso che squalifica, che scredita l’Eterno. Un Dio, ripeto, non credibile: il Dio del razzismo cattolico, che si interessa solo dei suoi, della sua razza cattolica, nell’oblio del popolo di Gesù».

C’è da rimanere molto sorpresi da simili discorsi e soprattutto, per noi cattolici italiani, c’è da sorprendersi per la citazione (non smentita, anzi ribadita, dall’interessato) di fratel Bianchi. Circola ormai una convinzione, anche tra certi cristiani, secondo la quale la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti nei 12 anni tra 1933 e 1945 sarebbe, senza paragone possibile: il Male Assoluto, il Massimo Delitto della storia intera, l’Esempio Radicale della malvagità umana. Non a caso, la colpa nazista è considerata inespiabile e ancor oggi si braccano, per processarli e condannarli, dei novantenni se non dei centenari considerati in qualche modo responsabili di quello che viene detto, con termine religioso, «l’Olocausto» per eccellenza. Per un simile delitto, e solo per questo, non è prevista alcuna prescrizione. Stando al Cardonnel e al Bianchi, Dio stesso – se vuol parlarci attraverso Maria – deve, sottolineo deve, ricordare e ovviamente maledire la Shoah, altrimenti non sarebbe «un Dio credibile». Non è il vero Signore se non esecra esplicitamente Auschwitz.

Sia ben chiaro – è davvero inutile sottolinearlo – che non si tratta certo di sminuire la gravità del delitto perpetrato all’ombra di una croce uncinata, che fu il tragico rovesciamento della croce cristiana. Non c’è che da unirsi, ovviamente, alla condanna universale. Ma è davvero paradossale rifiutare Fatima perché nel 1917 la Madonna non avrebbe previsto e condannato – a nome del Figlio e della Trinità intera – quei lager tedeschi che sarebbero venuti una ventina d’anni dopo. Nel 1917, ripetiamo: proprio l’anno in cui Lenin prendeva il potere, dando inizio a quel mostro comunista che avrebbe fatto almeno 100 milioni di morti e che avrebbe praticato la più violenta e sanguinosa repressione religiosa della storia, in nome di un ateismo di Stato proclamato sin dalle Costituzioni dell’Unione Sovietica e dei suoi satelliti. 

La ricerca storica più recente, capeggiata dal celebre docente tedesco Ernst Nolte, dimostra, documenti alla mano, che il nazionalsocialismo nasce come reazione al marx-leninismo: senza Lenin nel 1917, niente Hitler nel 1933. Senza il colpo di Stato di San Pietroburgo, l’ex imbianchino di Vienna avrebbe al massimo fatto l’ideologo in qualche stube di Monaco di Baviera per qualche oscuro gruppetto di fanatici. Mettere in guardia, a Fatima, dal comunismo che proprio allora nasceva, significava mettere in guardia dalle altre ideologie mortifere che sarebbero venute dopo di esso e per causa di esso. Il nazionalismo primo fra tutti.

Tra l’altro, Bianchi e Cardonnel sono incomprensibili anche quando denunciano che a Fatima si sarebbe manifestato «il Dio del razzismo cattolico, che si interessa solo dei suoi, della sua razza cattolica». Ma che discorso è mai questo? Per l’ateismo sovietico non c’erano zone franche, nel mondo religioso: a parte il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime da Lenin sino a Gorbaciov (egli pure ebbe una giovinezza da persecutore) passando per Stalin, non furono cattoliche, ma ortodosse, i due dimenticano che nell’immensa Unione Sovietica erano presenti tutte le religioni. Così, i pope furono massacrati alla pari dei preti, dei rabbini, degli imam, dei maestri buddisti.

Lo stesso avvenne ovunque, nel mondo, il comunismo giunse al potere: nessuno scampo per chi non accettava il materialismo e non condannava la religione, tutte le religioni, come «oppio dei popoli». E questo cominciò proprio in quel fatale 1917, quando la Madonna diede l’allarme per una ideologia perversa, anche perché si presentava con un volto nobile, apparentemente evangelico (giustizia, liberazione, eguaglianza, fraternità), ma che avrebbe risvegliato tutti i dèmoni, compreso quel regime tedesco che si presenta, sin dal nome, come l’unione di nazionalismo e di socialismo. 

Le apparizioni di Fatima, come tutte le altre pur ufficialmente riconosciute, non sono de fide, possono essere criticate e magari non accettate anche dai credenti. Purché, però, lo si faccia su basi più presentabili di queste.

Visto che parliamo di Fatima e di comunismo: viene giusto a proposito ricordare quanto avvenne a Vienna nel decennio tra il 1945 e il 1955. Mentre gli inglesi, esperti e pragmatici, avrebbero voluto contenere l’Urss a Est, l’insipienza americana fermò i suoi carri armati in vista di Berlino per permettere a Stalin di dilagare nell’Europa orientale, occupando anche l’Austria. Il Paese fu diviso in quattro zone, sul modello della Ger­mania, ma quella riservata ai russi era la più importante e vasta, era quella dove stava la capitale stessa. Il ministro degli esteri, quel Molotov che aveva firmato il trattato con Hitler, permettendogli così di scatenare la guerra, disse e ripeté che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga e a Budapest, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell’intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Opporsi significava quasi certamente una nuova guerra.

Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss (e conoscendo quindi sulla sua pelle l’orrore di quel regime), andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell, per avere ispirazione sul che fare per la sua Patria. Lì, fu sorpreso da una voce interiore, una locuzione interna, che gli disse: «Pregate tutti, tutti i giorni, il rosario e sarete salvi». Buon organizzatore, oltre che sacerdote stimato, padre Petrus promosse una «Crociata nazionale del Rosario», nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso presidente della Repubblica, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi gruppi si riunivano, spesso all’aperto, nelle città e nelle campagne recitando la corona e la stessa Vienna era percorsa da imponenti processioni mariane, sorvegliate con ostilità dall’Armata Rossa.

Gli anni passavano senza che l’occupazione cessasse, ma il popolo non si stancava di pregare la Madonna di Fatima. Ed ecco che nel 1955, all’improvviso, il Cancelliere austriaco fu con­vocato a Mosca, dove fu ricevuto al Cremlino dal Soviet Supremo. Qui, gli fu comunicato che l’Urss aveva deciso di ritirare le sue truppe e di ridare all’Austria la piena indipendenza. In cambio, si poneva una sola condizione, che le autorità del Paese che veniva liberato accettarono di buon grado: un impegno di neutralità che, tra l’altro, avrebbe portato grandi vantaggi a Vienna, facendola diventare la terza città delle Nazioni Unite dopo New York e Ginevra. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione del tutto inaspettata e unica, sia prima sia dopo: mai, come aveva ricordato Molotov dieci anni prima, mai l’Urss aveva accettato né avrebbe accettato di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. 

Furono stupiti politici, diplomatici, militari, nel mondo intero. Ma non si stupirono coloro che da anni pregavano con la «Crociata del Rosario»: in effetti, il giorno in cui la notizia del ritiro fu annunciata a Mosca al Cancelliere era un 13 maggio, l’anniversario dell’inizio delle apparizioni di Fatima. Tanto per completare il quadro, lo sgombero totale dell’Armata Rossa fu fissato dal governo comunista per l’ottobre: tra i generali russi (dispiaciuti di lasciare un Paese così bello e strategicamente così importante) nessuno, ovviamente, sospettava che proprio ottobre è, per la tradizione cattolica che risale ai tempi della battaglia di Lepanto, il mese del rosario.