Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 5 maggio 2019

Una singolare immagine di Cristo apotecario (speziale, farmacista) di Adamo ed Eva per meditare

Quest'oggi è la II Domenica dopo Pasqua, dedicata al Buon Pastore.

Il Buon Pastore e la Divina Pastora

Vogliamo celebrare questa occasione, offrendo alla meditazione ed alla riflessione la seguente immagine di Cristo, tratto da una miniatura francese del XVI sec.
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Questa miniatura che segue, a tutta pagina, è dipinta sul retro del foglio 82 dei Chants royaux sur la Conception couronnés au puy de Rouen de 1519 à 1528, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Francia, dipartimento dei manoscritti (francese 1537). Si chiamavano "puy", sotto l'Ancien Régime, o concorsi artistici di poesia o musica, che avevano all'epoca grande popolarità, e permetteva ai migliori scrittori e artisti del regno di Francia di competere in favore delle arti.
Questo manoscritto raccoglie le poesie vincenti degli anni dal 1519 al 1528. Tra i vincitori del Puy de Rouen, si nota il nome di Clément Marot.
Il libro è illustrato con molte miniature a tutta pagina, realizzate a mano da tre artisti diversi.
La miniatura seguente di Cristo farmacista sviluppa un tema molto originale: Cristo è rappresentato come uno speziale nella sua farmacia, intento a prescrivere ad Adamo ed Eva il rimedio della salvezza!
Questo tema sviluppa l'analogia di Cristo come medico, tratto dal Nuovo Testamento in particolare da Sant'Agostino e Papa Gregorio VII: la grazia della redenzione attraverso la croce e la risurrezione è la migliore medicina di cui l'uomo e la donna hanno veramente bisogno.
Come ha dimostrato durante la sua vita pubblica attraverso le molte guarigioni miracolose che ha compiuto, Gesù Cristo non ha solo il potere di guarire le malattie, ma anche di perdonare i peccati: è il Buon Pastore venuto a guarire l'intero uomo, anima e corpo; egli è il medico di cui ha bisogno. La sua compassione per tutti coloro che soffrono va così lontano che si identifica con loro: "Ero malato e mi hai visitato" (Matteo XXV, 36).
La miniatura seguente di Cristo in una farmacia di speziale sembra aver avuto molto successo in seguito. Il Cristo speziale è riprodotto in pittura da Wilhelm Baur di Strasburgo intorno al 1625-1630. E da allora in poi, sono stati registrati più di cento di riprese di questo tema iconografico originale. Molto spesso, queste rappresentazioni sono una fonte di scelta per la storia delle farmacie, in quanto generalmente descrivono le farmacie come esistevano nel momento in cui l'artista ha sfruttato questo tema. Spesso i nomi dei medicamenti erano collocati sui barattoli degli scaffali: gli artisti inscrivevano i nomi delle tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e le quattro virtù cardinali (prudenza, temperanza, fortezza e giustizia).

Fonte: Les tailleurs d'images, 5 mai 2019 (traduzione nostra)




domenica 10 aprile 2016

Il giubileo del perdono di Notre-Dame du Puy

Nella domenica del Buon Pastore rilanciamo volentieri questo contributo di Cristina Siccardi.






Philippe de Champaigne, Il Buon Pastore, XVII sec., Musée des Ursulines, Mâcon


Philippe de Champaigne, Il Buon Pastore, XVII sec.,1650-60, Musée des Beaux-arts, Tours



Jean-Baptiste de Champaigne, Il Buon Pastore, 1650 circa, Palais des Beaux-Arts, Lille

Bartolomé Esteban Pérez Murillo, Il Buon Pastore, 1660 circa, museo del Prado, Madrid

Seguace del Murillo, Il Buon Pastore, XVII sec., collezione privata

Pedro Ruiz González, Il Buon Pastore, 1693, museo del Prado, Madrid

Cristóbal García Salmerón, Il Buon Pastore, XVII sec., museo del Prado, Madrid


Vicente López Portaña, Il Buon Pastore, 1801, Museo de Bellas Artes San Pio V, Valencia

Erzsebet Hikady, Il Buon Pastore, 1950 circa, collezione privata

Il giubileo del perdono di Notre-Dame du Puy

di Cristina Siccardi

La scorsa settimana abbiamo parlato delle Sacre Spine di Bari e di Andria, che il 25 marzo, contemporaneamente giorno dell’Annunciazione e del Venerdì Santo, hanno dato segni di vita: una ha trasudato sangue, dal quale di scorgeva un volto di uomo, l’altra ha gemmato di bianco.
Nello stesso giorno un’altra Spina è miracolosamente divenuta viva, quella custodita nella parrocchia di San Giovanni Bianco (Bergamo). Non accadeva dal 1932 (nel 2005, infatti, nella coincidenza delle due date, il miracolo non si era verificato) e prima ancora dal 1598. Fatto, quindi, rarissimo.
Ha dichiarato il Vescovo Francesco Beschi ai fedeli: «Care sorelle e cari fratelli, la venerazione della reliquia della Sacra Spina, custodita nella chiesa e dalla comunità parrocchiale di San Giovanni Bianco, si è storicamente alimentata ad un particolare segno, chiamato “fioritura”, che si verificherebbe in occasione della coincidenza del 25 marzo, solennità dell’Annunciazione di Maria, con la celebrazione del Venerdì Santo. Con grande gioia posso annunciare che il segno si è manifestato». Nelle fotografie è possibile notare germogli così turgidi e carnosi da dare l’idea che siano pronti a fiorire, davvero impressionante.
Questo segno manifesta che Cristo Risorto è particolarmente presente in questi tempi di colossale corruzione spirituale e morale: dissolvenza della Fede dentro e fuori la Chiesa, che si unisce ad un ripudio dei principi e dei valori fondanti l’esistenza. Se da un lato Satana e gli spiriti maligni «si aggirano per il mondo a perdizione delle anime» con assordante schiamazzo distruttivo e grande favor pubblico, dall’altro, nel silenzio costruttivo, Cristo Vivo opera e, allo stesso tempo, dà sostegno e coraggio a chi si avvede dei suoi richiami. Tempo di Grazia, dunque, perché «laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la Grazia» (Rm 5, 20).
E la Grazia ha dei percorsi ben precisi in Europa, il cui tessuto sociale ha perso la sua aderenza cristiana, ma le sue strade no, ricche come sono di Arte cristiana, la quale custodisce Tesori cristiani, miracoli cristiani, reliquie cristiane, apparizioni cristiane, come a Le Puy en Velay (Alta Loira), in Francia, dove quest’anno si celebra il XXXI Giubileo de «Le Grand Pardon de Notre-Dame du Puy»: proprio in questo Santuario si celebra la coincidenza dell’Annunciazione e del Venerdì Santo. Secondo la Tradizione, nel luglio del 47 la Vergine Santissima apparve sul Monte Anis ad una donna, Vila, guarendola da una grave malattia e due secoli dopo la Madonna riapparve nello stesso luogo ad una paralitica e la sanò. La cappella originaria venne, nel corso dei secoli, trasformata nell’attuale Santuario.
Fu Papa Giovanni XVI ad istituire nel 992 il primo Giubileo du Puy al fine di onorare la Madre di Dio e ricordare il nostro riscatto grazie a Dio fatto uomo, morto sulla Croce per la remissione dei nostri peccati. Incarnazione e Redenzione. Questo Giubileo di Le Puy coinciderà anche con il 300° anniversario della morte di Louis-Marie Grignon de Montfort, apostolo della devozione mariana e legato da grande devozione alla Cattedrale di Le Puy. La statua di Notre-Dame de France, che domina il Santuario, ricorda tutte le grazie private e pubbliche concesse alla nazione blu bianca rossa nel corso dei secoli. La bellissima preghiera della «Salve Regina» fu composta da Ademar de Monteil, Vescovo di Puy e venne cantata per la prima volta proprio in questa Cattedrale il 15 agosto 1096, nei giorni che avviarono la prima Crociata.
Una grande scalinata (134 gradini) conduce alla cattedrale in stile romanico; essa presenta influenze diverse, riconducibili all’Oriente e alla Spagna moresca. Il coro della cattedrale poggia direttamente su un alto spuntone roccioso. Sull’altare maggiore si trova la Vergine Nera, una statua che sostituisce una precedente effigie bruciata durante la Rivoluzione Francese (1794). Le Puy era una città molto importante nel mondo cristiano del primo millennio: «Via Podiensis», uno dei percorsi di Saint-Jacques de Compostelle.
Dall’alto del picco roccioso Corneille, la Statua della Madonna di Francia (alta 38,7 m e del peso di 835 tonnellate) domina la città; fu scolpita da Jean-Marie Bonnassieux, ricavando il ferro della fusione di 213 cannoni, offerti dal generale Pélissier, vincitore della guerra di Crimea (1860). Il monumento rappresenta la Santa Vergine nell’atto di indicare la città a Gesù perché la benedica.
Ma torniamo in Italia, dove si sta svolgendo, a Cagliari, una mostra molto importante, dal titolo In Hoc Signo. La mostra, allestita nella Fondazione Banco di Sardegna (via Salvatore da Horta 2) è dedicata all’Ardia e a «San Costantino», infatti in questo territorio l’Imperatore romano è venerato come Santo, così come accade per la Chiesa bizantina. L’Ardia è una manifestazione tradizionale che si tiene a Sedilo il 6 e 7 luglio di ogni anno e consiste in una rituale processione a cavallo con tre tappe finali di corsa per raggiungere il Santuario dedicato a Costantino I (localmente denominato Santu Antinu).
Vittorio Sgarbi è il curatore della mostra. Lo storico dell’Arte il 24 marzo u.s. ha dedicato, a ridosso della strage di Bruxelles, la sua striscia settimanale di Virus suRai2 proprio alla mostra In Hoc Signo poiché: «Quel segno della croce è il simbolo anche per l’arte contemporanea esposta a Cagliari, della consapevolezza della nostra civiltà cristiana» e, intervistato da Paolo Curelli della testata La nuova Sardegna (3 aprile 2016) ha affermato: «In hoc signo vinces rappresenta, ora più che mai, la forza dello spirito (…) Ancora una volta “non possiamo che dirci cristiani” e ritrovarci nel simbolo del crocifisso. La costituzione europea non afferma le nostre radici cristiane, più volte evocate da diversi pontefici, ma il cristianesimo è presente in ogni nostra città, mentre siamo ormai arretrati da questa posizione in una indifferenza che è contraddetta dalla nostra arte e dalla nostra storia. La croce vessillo di Sant’Antine, l’imperatore Costantino I, è la vera croce ritrovata da sua madre Sant’Elena (…) Costantino rappresenta la vittoria, militare, politica ma anche culturale. L’imperatore che evita il disfacimento dell’impero fondando Costantinopoli e che, infine, fa trionfare il cristianesimo con l’editto di Milano del 313 facendolo diventare istrumentum regni».
In questa mostra è esposta, fra le altre, un’opera del Maestro Giovanni Gasparro, pittore pluripremiato, di Fede cattolica, dal titolo In hoc signo vinces  Il sogno di Costantino, un vero e proprio capolavoro. Memore della visione pittorica di Piero della Francesca negli affreschi con le Storie della Vera Croce della Basilica aretina di San Francesco, l’artista ha ambientato la scena in un notturno, all’interno della tenda del campo di battaglia.
Rinunciando all’iconografia del sogno, egli ha optato per la visione: l’imperatore è folgorato estaticamente dal simbolo abbagliante della Croce di Cristo, sormontata dal Chrismon, il Chi Rho, monogramma cristologico: XP sono le prime due lettere della parola greca Χριστός, Christòs, monogramma che venne ripreso sul labaro, lo stendardo militare imperiale, per espresso volere di Costantino che, come scrive Gasparro nella nota esplicativa al suo dipinto: «sposò virilmente l’opzione monoteista cristiana quando ancora non era giunto a Roma per la Battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio. Apparvero a lui ed all’intero esercito, un incrocio di luci che sormontava il sole e la scritta ν τούτ νίκα, e Cristo stesso, nella notte successiva, gli avrebbe indicando in sogno, di usare il medesimo simbolo come vessillo in battaglia. Costantino seguì quellindicazione che si rivelò foriera di vittoria, tanto da spingere l’imperatore a legittimare il culto dei cristiani con l’editto epocale di Milano».
Nell’opera Costantino è sveglio, pienamente cosciente della visione. «È seminudo perché disarmato nel “subire” la visione della Croce di Gesù. Ho inteso fondere i due episodi storici dell’apparizione del Chi Rho all’esercito ed il sogno notturno». La luce che si diparte dalla Croce, squarciando le tenebre della notte, è «per me allusione strumentale a sottendere la luce della Grazia divina che vince le tenebre del peccato e della morte. L’alba del Cristianesimo nell’Occidente romano, ha avuto questo carattere. Di lì è nata la nostra Civiltà. Il piccolo bacile argenteo posto sul triclinio (la cui foggia è dedotta dai coevi esemplari pompeiani) è simbolo dell’accettazione del messaggio evangelico (forma del bacile concava, quindi accogliente), nonché la rifrazione e promanazione dello stesso messaggio al mondo, anche per merito di Costantino (allo stesso modo in cui l’argento riflette, come uno specchio, la luce emanata dalla Croce-Chrismon)».
Così, mentre le croci spariscono dalle scuole, dagli uffici pubblici, dalle chiese di moderna e apostatica fattura, e dai cuori della gente, le Sacre Spine sanguinano, gemmano, sono in potenza di fiorire, intanto la Tradizione avanza nel silenzio delle anime in orazione, nelle Sante Messe, sempre più diffuse, in Vetus Ordo, negli scritti come nel passa parola; e ci sono pittori di fama internazionale che dipingono magistralmente, al servizio della vera Arte e del vero Cattolicesimo. Come «In hoc signo vinces» («Con questo segno vincerai») valse per Costantino, allo stesso modo varrà per i credenti in Cristo.

Fonte: Corrispondenza romana, 6.4.2016