Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 20 luglio 2017

Sant’Elia: il Profeta degli ultimi tempi

Nella festa di S. Elia, profeta, rilanciamo questo contributo.



Sant’Elia: il Profeta degli ultimi tempi

di Cristiana de Magistris

Il 20 luglio, festa liturgica – nell’Ordine Carmelitano – del profeta Elia, il sacerdote sale all’altare con i paramenti rossi. Eppure sant’Elia non ha versato il sangue per la fede, anzi – come sappiamo dalla Scrittura – non è ancora morto. Egli tornerà negli ultimi tempi come precursore dell’anticristo a predicare e convertire il popolo ebraico, ed allora, secondo la tradizione, verserà il suo sangue nella città di Gerusalemme. È in vista di questo glorioso martirio che la Liturgia carmelitana adotta – in modo profetico per un profeta – i paramenti rossi. 
Elia è il profeta del Dio vivente. Il suo stesso nome, che significa: “JHWH è Dio”, è il vero programma della sua vita. Si tratta di uno dei più grandi uomini dell’Antico Testamento: è colui che sta alla presenza del suo Dio ed è divorato dallo zelo per la Sua gloria. Le parole che si leggono nel primo libro dei Re “Zelo zelatus sum pro Domino Deo exercituum (Sono pieno di zelo per il Signore Dio degli eserciti [1 Re 19,10]) riassumono il tratto essenziale della sua fisionomia – il cui simbolo è il fuoco (Sir 48,1) – che si delinea con straordinaria vivacità nel Testo sacro.
Dopo la morte di Salomone, le dodici tribù di Israele si divisero in due grandi regni: quello di Giuda e quello d’Israele. Il primo formatosi con le due tribù di Giuda e di Beniamino, ebbe per  capitale Gerusalemme; il secondo si compose di dieci tribù con capitale Sichem, poi Samaria. A questo secondo regno appartenne il profeta Elia, che abitava il deserto di Galaad in Samaria. Uomo virtuoso e austero, vestiva una tunica di peli di cammello con ai fianchi una cintura di cuoio: “pieno di zelo per ilDio degli eserciti”, uscì tre volte dal deserto per minacciare Achab, settimo re di Israele, e la regina Iezabele, che avevano pervertito il popolo trascinandolo nell’idolatria; per mandare a morte i 450 profeti di Baal che confuse sul Monte Carmelo; e per annunciare al re, impossessatosi della vigna di Naboth, che sarebbe stato ucciso, e, alla regina, che il suo sangue sarebbe scorso ove era scorso il sangue di Naboth e i cani avrebbero divorate le sue carni. Per tutti questi motivi, Elia fu perseguitato dagli Israeliti, da Achab e da Iezabele e dovette fuggire sul monte Horeb per scampare alla morte. Quando più tardi Ochozia, figlio di Achab, divenne re, Elia gli fece dire di non consultare Belzebu, il dio di Accaron, come aveva intenzione di fare, ma il Dio d’Israele. Ochozia allora gli mandò un capitano con cinquanta soldati per indurlo a scendere dalla montagna e rendergli conto delle sue parole. Elia rispose al capitano: “Se io sono un uomo di Dio, scenda dal cielo un fuoco che divori te e i tuoi cinquanta”. E scese il fuoco e divorò lui e i suoi cinquanta uomini.
Più tardi, Elia andò verso il Giordano con Eliseo, e allorché ebbero attraversato il fiume, un carro di fuoco con cavalli di fuoco separò l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine. Eliseo allora si rivestì del mantello che Elia aveva lasciato cadere e ricevette doppiamente il suo spirito.
Il doppio spirito che Elia lasciò ad Eliseo si trasmise agli eremiti del monte Carmelo, i quali – con l’avvento dell’atteso Messia – si costituirono gradualmente in Ordine religioso, il cui stemma – in forma di scudo – rivela la sua origine “eliana”. Esso, infatti, è sormontato da un braccio con una spada di fuoco e un nastro con una citazione biblica. Il braccio è quello di Elia, che tiene una spada di fuoco, e il nastro porta l’iscrizione “Zelo zelatus sum pro Domino Deo exercituum”. Il braccio e la spada mostrano la passione ardente di Elia per l’assoluto di Dio, la cui “parola bruciava come fiaccola” (Sir 48,1). Per i Carmelitani, Elia è il profeta solitario che coltiva la sete dell’unico Dio e vive alla Sua presenza. Come lui, essi portano “la spada dello spirito, che è la Parola di Dio” (Regola Carmelitana, n. 19) ed è per essi modello di azione, ma soprattutto maestro di orazione e di contemplazione.
L’apostolo san Giacomo, nella sua Epistola, ci propone come modello di preghiera l’orazione fervorosa e potente del santo patriarca Elia, che ottenne da Dio prima la completa siccità sui campi d’Israele per tre anni e sei mesi, e poi l’abbondanza della pioggia. Alla sua preghiera i morti risuscitarono; il fuoco cadde dal cielo per tre volte in punizione degli idolatri; sul monte Oreb, il Signore si manifestò per mezzo del venticello leggero; sul monte Carmelo  apparve la piccola nube, simbolo misterioso della Vergine Maria, Madre di Dio. Sant’Isidoro afferma che tutte le azioni della vita di Elia non furono che un’orazione continua, Elias in sancta meditatione assiduus, da cui nacque la santa Famiglia dei contemplativi del Carmelo. Simeone Metafraste (X sec.) – il grande agiografo bizantino – suggerisce a chiunque voglia comprendere lo spirito di un ordine religioso di studiare lo spirito del fondatore, che è il padre spirituale di tutti quei religiosi. Ma in Elia, aggiunge, il fuoco ardente e lo zelo dell’anima sono così intensi che devono essere studiati da tutti.
Alla fine della sua terrena esistenza, fu il fuoco nella forma di carro e cavalli che rapì il profeta Elia trasportandolo in un luogo ignoto. Suarez afferma esser di fede che Elia, come anche Enoch, non è morto. Sant’Agostino conferma che “né Enoch né Elia hanno subito la corruzione in tutto questo tempo”. “Enoch ed Elia ora hanno gli stessi corpi – sostiene S. Girolamo – che avevano quando furono trasportati” (nel luogo del loro misterioso soggiorno). S. Gregorio specifica che “Sant’Elia non è sfuggito alla morte, ma per lui essa è solo ritardata”.
Circa il luogo del suo soggiorno, alcuni autori ritengono che Elia con Enoch si trovi nel Paradiso terrestre che sarebbe sfuggito all’universale diluvio, altri in un luogo ignoto, ma ameno, conosciuto da Dio solo. Quel che è certo, in entrambi i casi, è che essi posseggono uno straordinario potere di contemplazione e di amore in cui si preparano alla loro venuta finale. Elia, nel luogo dove la divina Provvidenza lo ha posto e sul quale i teologi non ci dicono nulla di certo, prega senza posa per gli uomini, essendo – secondo san Gregorio – in continue estasi, in serafiche contemplazioni e in dolci e soavi colloqui. Nell’esercizio di questa sublime orazione, l’estatico Profeta riceve quella luce abbondante e sovrana con cui dovrà un giorno venire a rischiarare il mondo. Ed è per questo che san Bernardo gli conferisce il nome di luce del mondo: orbis lumen.
“Enoch ed Elia sono felici – afferma ancora san Bernardo – poiché vivono solo per Dio e sono occupati in Lui solo, contemplandolo, amandolo e godendo di Lui”. Suarez sostiene essere del tutto consequenziale al loro stato il fatto che essi siano stati confermati in grazia, benché nel tempo del loro lungo soggiorno non possano più meritare. La loro capacità di meritare, infatti, secondo Suarez, sarebbe sospesa fino al loro ritorno, quando completeranno la loro missione con la predicazione e l’effusione del loro sangue. S. Tommaso afferma che Enoch ed Elia “vivranno insieme fino alla venuta dell’anticristo”. Questa verità, che i Padri riconoscono pressoché unanimemente, Suarez ritiene esser de fide o proxima fidei. La missione di Enoch ed Elia, negli ultimi tempi, sarà quella di predicare in abito di penitenza contro l’anticristo. La missione speciale di Enoch sarà di convertire i Gentili, mentre quella di Elia sarà di convertire i Giudei, i quali, tuttora, nella loro liturgia della Pasqua, gli lasciano un posto vuoto proprio per ricordarne la presenza alla fine dei tempi.
Essi verranno in abito di sacco per richiamare le anime alla penitenza e alla povertà. Ed anche, aggiunge l’Aquinate, per indicare che la Chiesa alla fine dei tempi ritornerà ai tempi della sua giovinezza, quando il Battista predicava vestito con peli di cammello. Essi – come mistici ponti – congiungeranno l’inizio della storia alla sua fine.
Sant’Elia sarà dunque predicatore e apostolo di Gesù Cristo nei tempi futuri, quando l’anticristo perseguiterà la Chiesa di Dio, secondo il capitolo 17° del Vangelo di san Matteo, in cui Nostro Signore Gesù Cristo stesso dice che Elia verrà e ristabilirà ogni cosa: Elias quidem venturus et restituet omnia, perché allora, come ha profetizzato Malachia, egli comparirà come precursore del secondo avvento di Gesù Cristo nel mondo.
Contro l’efficace predicazione di Elia e di Enoch, che conquisterà Giudei e Gentili, si scatenerà la rabbia infernale dell’anticristo il quale tenterà di ucciderli: cosa che Dio permetterà, per aggiungere alla loro corona la palma del martirio. Secondo numerosi Padri ed altri importanti autori, questi due ultimi apostoli saranno messi a morte in Gerusalemme come il nostro divin Redentore, ed i loro corpi, gettati sulla piazza, resteranno senza essere sotterrati per tre giorni e mezzo, secondo la profezia di san Giovanni nell’Apocalisse (cap. 11); ma, trascorsi questi tre giorni e mezzo, i due Santi risusciteranno gloriosi e saliranno al cielo in anima e corpo, in una nube luminosa, sotto gli occhi dell’anticristo e dei suoi sostenitori.
Alla morte di Enoch ed Elia seguirà subito la disfatta dell’anticristo, perché – secondo Tertulliano – questi due apostoli degli ultimi tempi “sono riservati per distruggere l’anticristo con il loro sangue”.
Secondo padre Frederick William Faber, fondatore dell’Oratorio di Londra, Elia ebbe un cuore di guerriero e un intelletto di serafino. Lo dimostra la sua fede così eroica che gli meritò di essere sulla terra il suo primo difensore, come san Michele lo era già stato in Cielo contro gli angeli ribelli. Ciò avvenne in quel pubblico “autodafé”, celebrato sul monte Carmelo, allorché, per ordine del re Acab, si trovarono riuniti ottocentocinquanta falsi profeti che Elia confuse con sagace ironia, e debellò, meritando per questo da san Bernardo il titolo di defensor fidei.
L’ardore di questo santo di fuoco, definito dal Crisostomo “angelo della terra e uomo del Cielo”, che fu portato nel luogo del suo misterioso soggiorno da quel fuoco su cui aveva esercitato uno speciale potere sulla terra, ha fatto di lui una sorta di “uomo eterno” che attende l’ora di Dio per incendiare il cuore degli uomini col fuoco del divino amore. Nel luogo in cui vive con Enoch, Elia si prepara alla sua missione finale. Poiché fu il primo devoto della Vergine Santissima, si crede che egli trascorra questo tempo nell’imitazione di Colei che ebbe lo speciale privilegio di vedere adombrata nella misteriosa nuvoletta e che amò con ammirabile anticipazione. È alla scuola della Madre di Dio che il Profeta degli ultimi tempi si prepara ad affrontare l’anticristo, attendendo due cieli: il cielo della terra, dove verserà il suo sangue, e il Cielo dei cieli, dove godrà, infine, della visione di quel Dio la cui gloria ha zelato con impareggiabile ardore.
I tempi tumultuosi che sta vivendo la Chiesa e il mondo, se non sono i tempi dell’anticristo, ne sono certamente una prefigurazione. Il profeta Elia, che attendiamo secondo le profezie scritturistiche, è fin d’ora un modello di azione e di contemplazione, di fede e di speranza, di amore incandescente all’unico vero Dio e di totale rifiuto del compromesso con l’errore. Infine il santo Profeta e Patriarca invita tutti alla generosità più estrema nel servizio di Dio, quella generosità che lo farà tornare sulla terra a versare il suo sangue per il quale ha anticipatamente meritato il titolo di martire. 
Se la moderna cristianità ha relegato (anche) il grande profeta Elia tra i personaggi leggendari, a noi la saggezza di seguire la fede dei nostri Padri che solo la stolta infatuazione dei loro figli si gloria di ignorare.

domenica 16 luglio 2017

16 luglio 1216 - 2017 - Anniversario del transito del Sommo Pontefice Innocenzo III, gloria del Pontificato romano


Il 16 luglio 1216, nella festa della Vergine del Monte Carmelo, si addormenta nel Signore, andando a ricevere la sua ricompensa, Papa Innocenzo III dei conti di Segni, Sommo Pontefice e gloria del Pontificato romano

La Solennità di Nostra Signora del Monte Carmelo al Santuario Stella Maris sul Monte Carmelo

(Cliccare sull'immagine per il video)



Lo scapolare del Carmine e il messaggio centenario di Fatima

Nella festa della Regina decor Carmeli, rilanciamo questo contributo di don Marcello Stanzione.










Francesco e Giuseppe Verzella (attr.), Madonna del Carmine, Chiesa di S. Michele, Procida

Antonio Acero de la Cruz, Madonna del Carmine, 1636, Museo de Arte del Banco de la Republica de Colombia, Bogotà, Colombia

Madonna del Carmine, XVIII-XIX sec., Chiesa del Carmine, Andria

Corrado Giaquinto, La Madonna intercede per le anime del Purgatorio e consegna lo scapolare a S. Simone Stock, XVIII sec.



Lo scapolare del Carmine e il messaggio centenario di Fatima

di Don Marcello Stanzione

Vergine del monte Carmelo e molti cattolici in quel giorno riceveranno lo Scapolare del Carmine o Abitino della Madonna. Alcune persone, purtroppo anche dei sacerdoti, hanno obiettato contro la devozione dello Scapolare della Madonna del Carmine, per il suo carattere “superstizioso” e per il fatto che la salvezza del portatore di quest’abitino atterrebbe ad un’osservanza puramente esteriore, indipendente dalle disposizioni interiori dell’anima (Stato di grazia, virtù, ecc.).
Ad esse rispondiamo con San Luigi Maria Grignion di Monfort: “Le pratiche esteriori ben fatte aiutano le interiori, sia perché esse fanno ricordare all’uomo, che si guida sempre coi sensi, di quello che ha fatto e di quello che deve fare; sia perché esse sono proprie per edificare il prossimo che li vede, cosa che non fanno quelle che sono puramente interiori. Nessun uomo del mondo dunque critichi né metta qui il naso per dire che la vera devozione è nel cuore, che occorre evitare quello che è esteriore, che può esservi della vanità, che occorre nascondere la propria devozione, ecc. … io rispondo loro col mio maestro: “Gli uomini vedano le vostre buone opere, affinché essi glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt. 5, 16), non già, come dice San Gregorio, che si devono fare le proprie azioni e devozioni esteriori per compiacere gli uomini e trarne delle lodi, questo sarebbe vanità; ma le si fanno talvolta davanti agli uomini, nella veduta di compiacere a Dio e di farlo glorificare per questo, senza farsi scrupolo dei disprezzi e delle lodi degli uomini”. Più avanti, lo stesso santo annota: “Una delle ragioni per le quali così pochi cristiani pensano alle loro promesse nel santo battesimo e vivono con tanta superficialità, è che essi non portano nessun segno esteriore che glielo faccia ricordare”.
Ma, si insiste: lo Scapolare (…) è una “assicurazione-salvezza” ben meschina che dispensa dal santificarsi e dall’obbedire ai Comandamenti di Dio. Diversamente detto, il peccatore, dopo aver ricevuto lo Scapolare, potrebbe darsi in perfetta sicurezza a tutti i peccati dicendosi: “Poiché porto lo scapolare, sono certo di non essere dannato”.
Occorre rispondere che colui che abusasse così della devozione alla Santa Vergine, sarebbe indegno dei suoi favori. E’ per questo che sarebbe bene a torto contando sul suo Scapolare per peccare più liberamente, poiché non si prende in giro Iddio (Galati 6, 7).
Lo Scapolare della Madonna del Carmine non è soltanto uno strumento che ci garantisce l’indulgenza divina nell’istante dell’ultimo respiro affinché se andiamo in Purgatorio possiamo al più presto andare in Paradiso. Esso è anche “un sacramentale” che attrae le benedizioni divine, anche materiali, su chi lo usa con pietà sincera e devozione ardente nei riguardi della Madonna. Lungo i secoli innumerevoli miracoli e conversioni hanno dimostrato la sua enorme efficacia spirituale tra i fedeli cattolici. Nelle “Cronache del Carmelo” ne troviamo innumerevoli esempi. Vediamone appena qualcuno:
1- “Nello stesso giorno in cui San Simone Stock, generale dei frati carmelitani, ricevette dalla Madre di Dio lo Scapolare e la promessa, fu chiamato ad assistere un moribondo, che era disperato a causa dei suoi molti e gravi peccati. Quando arrivò, mise sul pover’uomo che era assai tentato dal demonio, lo Scapolare del Carmine che aveva appena ricevuto, chiedendo alla Madonna che mantenesse la promessa che gli aveva appena fatto. Immediatamente l’impenitente si pentì di tutte le sue colpe, si confessò sacramentalmente e morì nella grazia di Dio”.
2- “Sant’Alfonso de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi, morì nel 1787 con lo Scapolare del Carmelo addosso. Quando venne avviato il processo di beatificazione del santo vescovo, fondatore dei Redentoristi e patrono dei teologi moralisti, all’aprirsi del suo tumulo, si constatò che il corpo era ridotto in cenere, così come il suo abito: soltanto il suo Scapolare era completamente intatto. Questa preziosa reliquia si conserva nel Monastero di sant’Alfonso a Roma. Lo stesso fenomeno  di conservazione dello scapolare si verificò quando venne aperto il tumulo di San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, quasi un secolo dopo.”.
3- “Nell’ospedale di Belleview, di Nuova York, fu ricoverato un anziano. L’infermeria che lo assistette, vedendo sopra le sue vesti uno Scapolare colore castagno scuro, pensò subito di chiamare un sacerdote cattolico. Mentre questi recitava la preghiera degli agonizzanti, il malato apri gli occhi e disse: “Padre io, non sono cattolico”. “Allora, perché usa questo Scapolare?” “Ho promesso ad un amico che l’avrei usato sempre e di pregare tutti i giorni un’Ave Maria”. “Ma sei in punto di morte. Non vuoi diventare cattolico?”. “Si, Padre, lo voglio. L’ho desiderato tutta la mia vita”. Il sacerdote lo preparò rapidamente, lo battezzò e gli somministrò gli ultimi sacramenti. Poco tempo dopo l’anziano moriva serenamente. La Santissima Vergine aveva preso sotto la sua protezione quella povera anima che indossava il suo scudo” (Lo Scapolare del Monte Carmelo – Edizioni Segno, Udine, 1971).
L’Ordine dei frati della Madonna del Carmelo si installò in Portogallo quando lo spirito cristiano della nazione era ancora difeso anche con la spada da santi ed eroi. Il suo maggior protettore fu il Beato Nun’Alvares Pereira, chiamato Nuno di Santa Maria perché il tenero amore per Maria santissima fu il più elevato e sublime ideale della sua vita. Da giovane, Nuno si era dedicato interamente a Lei e tutto ciò che faceva era in nome e onore di Maria. Dopo essere stato armato cavaliere, incise sulla sua spada il nome di Maria e nel suo stendardo la sua immagine. Nelle sue grandi lotte, riponeva sempre la speranza nella Madre di Dio e da Lei attendeva la vittoria. Come ringraziamento per i grandi benefici ricevuti ordinò di costruire chiese e conventi, come il Monastero della Battaglia e il Convento del Carmelo a Lisbona, dove, a 70 anni, entrò come fratello converso unitamente ad altri compagni d’arme. Si può persino considerare il Beato Nuno come fondatore dell’Ordine in Portogallo, poiché fu grazie a lui, per la sua influenza, che si stabilì in questo paese una Provincia Carmelitana nel 1423. Nel 1250 i Cavalieri di S. Giovanni avevano donato ai carmelitani un convento a Moura, ma fu la fondazione di Lisbona che diede loro slancio. A partire da allora, lo Scapolare fu molto diffuso in Portogallo, come in tutta l’Europa. Ma il tempo e l’incostanza di tanti cattolici lo fece gradualmente relegare nell’oblio.
Nel 1917 a Fatima, a conclusione delle apparizioni, durante le quali la Madonna proclamò la verità della sua sovranità e profetizzò il trionfo del Suo Cuore Immacolato, Ella apparve rivestita dell’abito della sua più antica devozione – quello del Carmelo. E, in questo modo, mostrò come una sintesi tra lo storicamente più remoto (il Monte Carmelo), il più recente (la devozione al Cuore Immacolato di Maria) ed il futuro glorioso, che è il trionfo di questo stesso Cuore (Fatima e la Madonna del Carmelo, P. Higino di santa Teresa , Coimbra, 1951).
Lo Scapolare è un segno inequivocabile che il cattolico zelante nell’adempimento delle richieste della Madre di Dio troverà in questa devozione una fonte abbondante di grazie per la sua conversione personale e per il suo apostolato, specialmente nella nostra società che oggi è estremamente secolarizzata e rozzamente materialista e chiusa ai valori dello spirito. Questo “Vestito di Grazia” fortificherà la sua certezza che, quando per lui arriverà la morte nel chiudere gli occhi a questa vita e all’aprirsi all’al di là , troverà il suo fine ultimo, Gesù Cristo, nella Gloria Eterna insieme alla Beata Vergine Maria.
È importante proprio in questo 2017 in cui ricordiamo il centenario delle apparizioni di Fatima, ribadire l’importanza spirituale dello Scapolare della Madonna del Carmine che un santo come Giovanni Paolo II portava sempre addosso.

sabato 15 ottobre 2016

Galleria in onore di S. Teresa di Gesù (d'Avila), patrona di Spagna

Alonso Cano, S. Teresa in trono, XVII sec.


  
Copia da Fernando Alvarez de Sotomayor, S. Teresa, 1930, collezione privata

Anonimo, Sacra conversazione dei SS. Giovanni della Croce e Teresa d'Avila, XVII sec.


Fray Diego de Leiva, Cristo flagellato alla colonna appare a S. Teresa, 1627 circa, Universidad de Navarra, Pamplona 

Seguace di Gregorio Martínez, Apparizione del Cristo flagellato alla colonna a S. Teresa, 1618-19, chiesa parrocchiale, Cubillas de Cerrato

Nicolas Pitau o Pittou il Vecchio, S. Teresa d'Avila contempla la Crocifissione, 1644-71, Rijksmuseum, Amsterdam

Pieter de Bailliu Senior, S. Teresa, 1623-60, Rijksmuseum, Amsterdam

Cornelis Galle Senior e Theodoor Galle, S. Teresa, 1633 circa, Rijksmuseum, Amsterdam

Gerrit van Honthorst (Gherardo delle Notti), Cristo Salvatore incorona S. Teresa, 1614-15, Chiesa di S. Anna, Genova

Anonimo, S. Teresa offre i cuori dei carmelitani al Purissimo Cuore di Maria, Museo Nacional del Virreinato, Tepozotlán

Anonimo, S. Teresa da bambina, XVII sec., Convento de San José, Avila

Francisco de Herrera il Vecchio (attrib.), S. Teresa, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

Anonimo, Comunione di S. Teresa da parte di S. Pietro d'Alcantara alla presenza dei SS. Francesco e Lorenzo martire, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

Juan García de Miranda, S. Teresa si confessa da S. Pietro d'Alcantara, XVII sec., Museo del Pardo, Madrid

Andrea Vaccaro, Visione del collare, XVIII sec., Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid


Michelangelo Unterberger, Transverberazione di S. Teresa, 1745-48,  Museo diocesano, Bressanone

Juan García de Miranda, Educazione della piccola Teresa, 1735, Museo del Prado, Madrid


Luis de Madrazo y Kuntz, Primo Miracolo di Santa Teresa: resurrezione di suo nipote Don Gonzalo Ovalle, figlio di sua sorella Juana de Ahumada, 1855, Museo del Prado, Madrid

Benito Mercadé y Fábregas, S. Teresa riferisce delle sue fondazioni riformate il padre Jerónimo Gracián (1545-1614), provinciale e visitatore dell'Ordine del Carmelo, 1868, Museo del Prado, Madrid

Pablo Pardo González, Viatico di S. Teresa, 1870, Museo del Prado, Madrid

José Alcazar Tejedor, S. Teresa, 1884, Museo del Prado, Madrid







Stanza del transito di S. Teresa trasformata in Cappella, Monastero delle Carmelitane, Alba de Tormes.
In questa stanza, il 4 ottobre 1582, quando l'orologio del monastero segnava le 9,00 della notte, morì S. Teresa. L'indomani sarebbe stato, per disposizione pontificia di adeguamento del calendario, il 15 ottobre.

En esta celda quedó instalada la Santa cuando llegó gravemente enferma, el 20 de septiembre de 1582, y aquí pasó la mayor parte de su enfermedad. El 3 de octubre a las 5 de la tarde, recibió la Unción de enfermos y a las 9 de la noche, el Viático. Aquí el 4 de octubre, cuando el reloj del monasterio daba las 9 de la noche entregó su alma al Señor. Fue reformada hacia el 1700, para convertirla en capilla.