Sante Messe in rito antico in Puglia

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martedì 14 marzo 2023

Un ricordo del Servo di Dio Papa Pio VII nell'anniversario della sua elezione a pontefice massimo

Il 14 marzo 1800 fu esaltato al sommo pontificato il cardinale Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti, che assunse il nome di Pio VII, in onore del suo immediato predecessore, morto esule nell'agosto precedente in terra di Francia. Il conclave si era riunito a Venezia, nel monastero di San Giorgio, il 30 novembre 1799. Ma per quasi tre mesi, non si riuscì a raggiungere alcun accordo. Alla fine, fu grazie, tra gli altri, al segretario del conclave, mons. Ercole Consalvi (futuro cardinale e segretario di Stato), se si raggiunse una convergenza di voti sulla persona dell'allora cardinale arcivescovo di Imola, appunto il card. Chiaramonti. In breve egli riuscì ad ottenere l'unanimità ed, appunto, il 14 marzo del 1800, vide la sua elezione. Sono passati 223 anni da quel giorno. Eppure ancora oggi il ricordo di quel santo pontefice è vivo in molti autentici cattolici. 

Quanto manca al popolo cattolico un pastore santo ed accorto come lo fu il servo di Dio papa Pio VII!!!!


Toeodor Matteini, Ritratto di Pio VII, 1801, chiesa di San Giorgio Maggiore, Venezia


domenica 7 ottobre 2018

IN HOC SIGNO VINCES


Trofei cristiani a Lepanto.
Tra questi vi era la bandiera verde della nave ammiraglia, che l'empio Montini, sedicente "beato", che si vorrebbe "santificare", restituì, con sommo disprezzo per la Santa Vergine e per il beneficio accordato ai cristiani a Lepanto, alla Turchia sconfitta, quasi sottomettendosi, a distanza di quattro secoli, al Turco. V. qui 

Stendardo della Armata della Lega Santa benedetto da san Pio V. Fu consegnato solennemente a Don Giovanni d'Austria nella basilica napoletana di santa Chiara il 14 agosto 1571


Madonna "bombardiera" a Lepanto, v. qui

Müezzinzade Alì Pascià, ammiraglio della flotta ottomana a Lepanto. Dopo la sua morte (non si sa se morto suicida), fu decapitato e la sua testa fu infilzata su una picca e sull'albero maestro della Sultana, sua nave ammiraglia, dove venne ammainato lo stendardo ottomano e innalzato quello cristiano

venerdì 7 ottobre 2016

Card. Burke: L'islam è un pericolo: vogliono sottometterci con le armi e con i figli

Nella festa del Vergine Santissima del Rosario, rilanciamo quest’intervista del card. Burke, pubblicata anche da Chiesa e postconcilio, quantomeno indicata nell’odierna ricorrenza della vittoria della flotta cristiana nella terza battaglia di Lepanto (domenica 7 ottobre 1571) (le precedenti battaglie risalgono al 1499, nota anche come battaglia di Zonchio, ed al 1500, nota anche come battaglia di Modone: per riferimenti vqui).



Nicolaus Safuris, Madonna della Consolazione o di Lepanto, XV sec., Chiesa di Santa Maria Formosa, Venezia


Madonna del Rosario, Cattedrale di Nostra Signora del Rosario, Diamantina

Giacomo Colombo, Madonna del Rosario con i SS. Domenico e Rosa da Lima, 1716, Chiesa della SS. Trinità, San Severo

Ambito lombardo, Battaglia di Lepanto, XIX sec., Bergamo

Raffaello Resio, S. Pio V in preghiera dinanzi alla Vergine del Rosario ovvero attribuisce alla Madonna del Rosario l'esito felice della battaglia di Lepanto, 1893-1910, Chiavari

Luigi Gambini, Madonna del Rosario con S. Pio V e la battaglia di Lepanto, 1919, Faenza

Carmelo Zimatore - Diego Grillo, Battaglia di Lepanto, 1920, Oppido Mamertina

Amedeo Trivisonno, Battaglia di Lepanto, 1925-49, Campobasso 


Ludovico Seitz - Domenico Torti,  Il trionfo del Rosario, 1883-84, Galleria dei Candelabri, Musei Vaticani, Città del Vaticano, Roma.
La didascalia, tratta da un testo di Leone XIII, recita: Est rRsarium præcipue implorando matris dei patrocinio adversus hostes Catholici Nominis institutum 

“L’Islam è un pericolo: vogliono sottometterci con le armi e con i figli”

Il prelato: “Quando saranno maggioranza imporre la sharia al mondo sarà un obbligo”.

Di Fausto Biloslavo


Trieste. L’Islam che vuole conquistare il mondo, le bandiere nere che puntano su Roma, l’immigrazione che sovverte la maggioranza, i cristiani sotto tiro pure in Occidente, nessuna alternativa alla famiglia tradizionale e Vladimir Putin «convertito» sono solo alcune risposte forti del cardinale Raymond Leo Burke nell’intervista esclusiva a il Giornale (guarda il video).
Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta e membro della Congregazione delle cause dei santi, il porporato del Wisconsin, classe 1948, è lo stendardo della chiesa tradizionale. Non pronuncia mai una parola contro Papa Francesco, ma durante tutta l’intervista naviga fuori dal coro del politicamente corretto a cominciare dalla difesa a spada tratta della famiglia classica.

Nel 2016 i cristiani sono ancora perseguitati?
«In certe parti del mondo sono perseguitati e anche espulsi dalle loro terre. E accade in paesi storicamente importanti dal punto di vista religioso come l’Iraq, dove arrivò Abramo, terra dei caldei. Ma anche nei paesi del primo mondo, per esempio nel mio paese (gli Stati Uniti, nda), c’è il tentativo di negare ai cristiani il diritto di seguire la propria coscienza. E di resistere all’aborto, alla sterilizzazione o altre prassi mediche che procurano la morte (eutanasia, nda). I problemi per i cristiani non riguardano solo il Medio Oriente, ma anche l’Occidente».

La stessa Unione europea, in nome del politicamente corretto, spesso chiude gli occhi sulle minacce ai cristiani. Cosa ne pensa?
«È chiaro che i musulmani hanno come obiettivo finale conquistare il potere sul mondo. L’Islam attraverso la sharia, la loro legge, deve governare il mondo e permette atti di violenza contro gli infedeli, come i cristiani. Ma noi stentiamo a riconoscere questa realtà e a reagire difendendo la fede cristiana».

Lei sostiene che chiudiamo gli occhi?
«Sì e penso che le ragioni siano molte. In tanti non capiscono cos’è veramente l’Islam. E creano questi slogan, che crediamo tutti nello stesso Dio, che siamo tutti quanti uniti dall’amore e così via. Non è vero. Un’altra ragione è che i cristiani hanno molto trascurato una verità fondamentale: c’è un solo salvatore del mondo, Gesù Cristo. Non dobbiamo fare proselitismo imponendo la cristianità, ma se crediamo in Gesù è nostro dovere darne testimonianza. Penso che questa testimonianza non sia più molto forte anche nei paesi che un tempo venivano chiamati cristiani, come le nazioni europee».

Lei ha appena scritto un libro, «Hope for the world: to unite all things in Christ», che parla anche di Islam.
«L’Islam è una minaccia nel senso, che per il vero musulmano Allah deve governare il mondo. Cristo nel Vangelo disse date a Cesare quello che è di Cesare. Al contrario la religione islamica che si basa sulla legge del Corano punta a governare nel Paese dove si trovano i musulmani. Fino a quando sono minoranza non possono insistere, ma quando diventano maggioranza devono applicare la sharia. Oggi ci sono enclave, interi quartieri, in Europa dove vige di fatto il regime musulmano».

Si riferisce a Molenbeek, le banlieue, quartieri in Inghilterra e paesi del Nord, villaggi in Bosnia. Rappresentano dei tentativi di integrazione falliti?
«È un fallimento perché si tratta di uno Stato dentro uno Stato. Il problema è che i musulmani puntano all’espansione. Tutta la storia della presenza islamica in Europa è un tentativo di conquistarla. Abbiamo appena celebrato l’8 settembre la vittoria dei cavalieri di Malta dopo tre mesi di assedio dei musulmani nel 1565. Malta sarebbe stato il trampolino di lancio verso l’Europa».

Sui muri di Sirte, ex roccaforte delle bandiere nere in Libia, c’erano tante scritte dello Stato islamico sulla conquista di Roma.
«È un pericolo reale. L’Islam si realizza nella conquista. E qual è la conquista più importante nei confronti dei cristiani? Roma».

In Siria e Iraq i cristiani rischiano di scomparire?
«Certo. Esiste un piano per sradicarli. I paesi cosiddetti cristiani insistono sull’eguale diritto per tutte le religioni, ma in determinate nazioni musulmane non si può neppure costruire una chiesa o professare il proprio credo in pubblico».

Contro lo Stato islamico bisogna intervenire militarmente?
«Bisogna fermarlo con i giusti mezzi a nostra disposizione trattandosi di criminali della peggior specie».

Il nostro giornale ha lanciato una campagna con il sostegno dei lettori per raccontare la tragedia attuale dei cristiani. Che ne pensa?
«Apprezzo quello che il Giornale sta facendo per rendere nota la persecuzione dei cristiani. Il vero servizio dei media non è ripetere le cose che piacciono alla maggioranza, ma rincorrere la verità dei fatti. Negli Stati Uniti, ma non solo, la gente non sente mai una voce diversa, fuori dal coro».

L’immigrazione è una risorsa o un pericolo?
«Ho sentito diverse volte degli islamici che spiegavano: Quello che non siamo riusciti a fare con le armi in passato lo stiamo facendo oggi con la natalità e l’immigrazione. La popolazione sta cambiando. Se va avanti così, in paesi come l’Italia, la maggioranza sarà musulmana».

Se così fosse siamo noi troppo deboli?
«Tutto questo accade per la corruzione dell’Occidente. Non ci sono più famiglie sufficientemente numerose. In maniera supina accettiamo prassi che sono contrarie alla legge naturale come l’aborto o il cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso. È la dimostrazione che non siamo più forti nelle fede. Ed una facile preda per la conquista».

Lei è americano. Vladimir Putin, il presidente russo, ex ufficiale del Kgb, è una minaccia o l’ultimo difensore di valori tradizionali?
«Sono molto soddisfatto della sua difesa della vita e della famiglia, come Dio ha creato dall’inizio con un uomo e una donna. Non possiamo negare ad un persona come Putin la conversione. È possibile che oggi abbia capito quello che non capiva 30 anni fa (ai tempi del Kgb, nda)».

sabato 5 settembre 2015

“Lacrimárum dono insignítus, omnipoténti Deo placatiónis hóstiam quotídie offerébat. Quod cum aliquándo nocte Domínicæ Nativitátis perágeret, Christum Jesum sub pulchérrimi infántis spécie vidére proméruit. Tantúmque in eo erat commíssi gregis præsídium, ut cælitus aliquándo accéptum fúerit, pontíficis sui intercessióne ac méritis stetísse rempúblicam. Prophetíæ spíritu afflátus, plura humánæ cognitióni prorsus impérvia prædixit; morbos ac dæmones suis précibus sæpe fugávit; libros étiam cæléstem doctrínam ac pietátem spirántes, grammáticæ pene rudis, conscrípsit” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI LAURENTII JUSTINIANI, EPISCOPI ET CONFESSORIS, PROTOPATRIARCHÆ ET COMPATRONI PRINCIPALIS VENETIARUM

Questo santo vescovo, canonizzato nel 1690, vero esempio insigne di umiltà e di zelo pastorale, morì l’8 gennaio 1455, ma il suo natale cadendo durante l’ottava dell’Epifania, fece sì che la sua festa fosse trasferita, con rito semidoppio, da Innocenzo XII, nel 1692, a questo giorno che è l’anniversario della sua elevazione all’episcopato (5 settembre 1433).
San Lorenzo Giustiniani può, in qualche modo, essere considerato come uno dei precursori della riforma ecclesiastica intrapresa più tardi dal Concilio di Trento e da san Carlo Borromeo. Come sant’Antonino di Firenze, suo contemporaneo, egli reagì contro gli eccessi del fasto dell’Umanesimo e portò sul suo seggio patriarcale le virtù apostoliche dei religiosi. Egli apparteneva alla nuova congregazione dei canonici regolari di San Giorgio in Alga, fondata alla fine del ‘300 sull’isola veneziana di San Giorgio in Alga, presso un antico monastero benedettino abbandonato. Questa congregazione sarà poi soppressa, su richiesta del governo veneto, dal papa Clemente IX nel 1668 con la bolla Romanus pontifex.
Egli era semplice, molto austero con se stesso, vera ostia di propiziazione per il popolo che gli era affidato; le sue entrate andavano tutte ai poveri ed all’erezione di nuovi monasteri. La Serenissima era all’epoca alla vetta della gloria e della potenza, ma Dio amò farle sapere che, se lo stato veneziano restava in piedi, ciò era dovuto non all’abilità diplomatica dei suoi Dogi o alle sue galere ben armate, bensì alla santità ed ai meriti del suo vescovo.
La messa è la stessa di sant’Andrea Corsini, il 4 febbraio.
La prima colletta chiede a Dio, per intercessione del nostro Santo, che «devotiónem nobis áugeat».
Bisogna ricordare qui il senso antico della parola latina devotio, che implica, più che un atto di culto, la consacrazione stabile ed assoluta del cristiano alla Divinità: una sorta di professione religiosa, di cui quella che emettono i religiosi non ne è che uno sviluppo. Questo voto, o consacrazione definitiva dell’anima a Dio, è sigillato, infatti, da un sacramento irrevocabile: quello del Battesimo.

Moretto da Brescia, Madonna col Bambino con i SS. Giovanni evangelista e Lorenzo Giustiniani, con l’allegoria della Sapienza, 1550 circa, Museo diocesano, Brescia

Gentile Bellini, S. Lorenzo Giustiniani, 1465, Gallerie dell’Accademia, Venezia



Pordenone, S. Lorenzo Giustiniani ed altri santi (SS. Francesco, Agostino, Bernardino da Siena e Giovanni Battista) ed i due fratelli Turchini committenti, 1532, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Gentile Bellini, S. Lorenzo Giustiniani, 1465 circa, Muzeum Narodowe w Warszawie, Varsavia


Sebastiano Santi, Cristo Crocifisso tra i SS. Agostino, Lorenzo Giustiniani, Antonio da Padova e Gaetano da Thiene, Chiesa dei SS. Geremia e Lucia, XIX sec., Venezia

Seguace di Jacopo Bellini, S. Lorenzo Giustiniani, 1500 circa, collezione privata

Giuseppe Angeli, Immacolata Concezione con i SS. Antonio abate, Lorenzo Giustiniani, Agostino e Bernardo di Mentone, 1765, Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia

Edward Kaiser, copia di Madonna col Bambino tra i SS. Lorenzo Giustiniani e Zeno, 1874, collezione privata


Giovanni Battista Crosato, Vergine con Bambino con i SS. Antonio di Padova e Lorenzo Giustiniani, XIX sec., Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano, Roma

Felice Chiereghini, S. Lorenzo Giustiniani, 1788, Cattedrale, Padova