Sante Messe in rito antico in Puglia

domenica 14 gennaio 2018

Lo strano caso della Seconda Lettura spezzettata e mal tradotta nella Messa della II Domenica del Tempo Ordinario secondo il Novus Ordo

Rilanciamo volentieri da Chiesa e postconcilio questo caso di erronea traduzione, o forse si dovrebbe dire di “addomesticamento” della traduzione in lingua italiana della Seconda Lettura nella messa secondo il Novus Ordo, celebrata nella II Domenica del Tempo Ordinario.

“Lo strano caso della Seconda Lettura spezzettata e mal tradotta nella Messa di domani: 1 Cor 6,13-20”

L'articolo pubblicato di seguito mostra un esempio lampante di come le traduzioni lasciate all'arbitrio delle singole conferenze epistolari (in seguito alla revisione della Liturgiam authenticamvedi qui e precedenti) possono dapprima annacquare e, come effetto finale, espungere le verità fondanti della nostra fede.

Questa è una di quelle letture che sono state completamente “fratturate” dai Liturgisti. Anche la traduzione è parecchio carente. Ma un motivo c’è sempre. Sono sicuro che pochissimi sacerdoti domani faranno riferimento a questa Seconda Lettura di San Paolo ai Corinzi, perché nettamente in contrasto con l’Amoris Laetitia e tutto l’insegnamento della neochiesa e di Bergoglio.
Non mi soffermo sul fatto che questa Parola sia stata “spezzettata”, perché il mio commento sarebbe troppo lungo. Lascio come sempre a voi lettori, ogni commento, contributo e aggiunta in merito.
Mi soffermerò solo su due punti che ritengo molto importanti da spiegare. Intanto vi posto la Lettura per intero (senza spezzettamenti – nella versione del 1974):

I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. 14Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
15Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. 17Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. 18Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?20Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1 Cor 6,13-20).

Questa sopra, come vi ho detto, è la versione integrale del brano nella traduzione del 1974. Domani sarà letta completamente in modo diverso. Vi chiedo di procurarvi un “neomessalino” o magari anche il foglietto delle Letture per confrontare le differenze.
Intanto vi è un gravissimo errore di traduzione. Al v. 18 San Paolo scrive: “φεύγετε τὴν πορνείαν – feughete ten porneian”, che correttamente tradotto sarebbe: “fuggite la fornicazione!”.
Nella traduzione che invece sarà proclamata domani si legge: “state lontani dall’impurità”. Come potete notare vi è un totale cambiamento di significato nel messaggio dell’Apostolo. Un conto è dire in tono autorevole: “FUGGITE LA FORNICAZIONE”! Un’altra cosa è dire in tono sommesso: “state lontani dall’impurità”. Il tentativo di queste traduzioni faziosamente errate è quello di “smorzare” i toni della Parola, per essere sempre più “politicamente corretti”. Per “fornicazione” infatti San Paolo intende l’adulterio e le unioni omosessuali. Ai vv. 9-10, quindi immediatamente precedenti a questo testo (e non presenti nella Lettura), l’Apostolo dice infatti: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio”. Mi pare che i toni di Paolo siano tutt’altro che sommessi. Ecco il significato di quel “fuggite la fornicazione!”, anziché “state lontani dall’impurità”.
Ma siamo nella neochiesa. Dove il neovangelo è l’Amoris Laetitia. Certe cose non si possono dire. Altrimenti qualcuno si può anche offendere. E poi…per dirla alla Bergoglio: chi siamo noi per giudicare??????
Qui non si pensa più alla Salvezza dell’anima. Qui si pensa a cercare di accontentare tutti. Ingannando i fedeli. E spalancando loro la porta dell’inferno. La situazione è gravissima!
L’altro aspetto che smonta completamente ogni insegnamento immorale della neochiesa è al v. 19: “ἢ οὐκ οἴδατε ὅτι τὸ σῶμα ὑμῶν ναὸς τοῦ ἐν ὑμῖν ἁγίου πνεύματός ἐστιν – o non sapete che il vostro corpo è Tempio dello Spirito Santo che è in voi…”. Una verità Assoluta. Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel Battesimo. E tutte le volte che si compie un peccato di “fornicazione”, vi è la profanazione di questo Tempio.
Il famoso sdoganamento dell’Amoris Laetitia alla n. 351 per le coppie di divorziati risposati di potersi accostare all’Eucaristia e alla Confessione, non è altro che un INVITO A PROFANARE IL TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO CON LA SANTISSIMA EUCARISTIA! Qui il messaggio della Parola di Dio è molto chiaro. Accostarsi all’Eucaristia con un tempio profanato, significa aggravare maggiormente quella profanazione e quindi il peccato. Che poi questo invito sia stato fatto da uno che riveste gli abiti da Pontefice e dovrebbe pensare alla salute delle anime a lui affidate…. È proprio grottesco. Capiamo la gravita?
Ma tanto per domani state pur tranquilli. La stragrande maggioranza dei predicatori si limiterà ad un breve commento del Vangelo, in versione peace & love, magari forzando il testo…in quel versetto dove Gesù dice: “Venite e vedrete”, interpretandolo come un invito del Signore ai suoi Apostoli…a “farsi migranti”!
Fra Cristoforo

sabato 13 gennaio 2018

Card. Raymond L. Burke, “Omelia - Missa In Epiphania Domini”, 6 gennaio 2018

In questa Ottava dell’Epifania, Commemorazione del Battesimo di Nostro Signore, pubblichiamo l’omelia dettata dal card. Burke il 6 gennaio scorso, durante la solenne Messa Pontificale, presso la Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini in Roma.



Costantino Sereno, Battesimo di Gesù, 1871, Casale Monferrato

Luigi Morgari, Battesimo di Gesù, 1878-87, Vigevano

Antonio Brilla - Carlo Costa, Battesimo di Gesù con Adamo, Eva e Battistero, 1888-89, Casale Monferrato

   



CARD. RAYMOND L. BURKE

OMELIA

MISSA IN EPIPHANIA DOMINI

CHIESA DELLA SS. TRINITÀ DEI PELLEGRINI
ROMA, 6 GENNAIO 2018

Is 60, 1-6
Mt 2, 1-12

Sia lodato Gesù Cristo!
La festa della Natività del Signore è inseparabilmente unita alla festa della Sua Epifania. Dio Figlio è nato dalla Vergine Maria per la salvezza del mondo e, perciò, tutto il mondo è attratto dalla luce che promana dal Suo Volto dal momento della Nascita. La stella che i Re Magi seguono simboleggia quella luce che attrae ogni uomo di buona volontà alla fonte di vera luce, alla fonte della verità e dell’amore divino: Dio Figlio Incarnato, il Bambino Gesù Nostro Salvatore.
Questa luce non ci attrae ad un qualcosa di passeggero, che può interessarci per qualche tempo, ma che poi svanisce. Questa luce ci attrae verso Dio stesso che è disceso dal cielo per abitare in mezzo a noi, per abitare nella Sua santa Chiesa per la nostra salvezza. Non possiamo mai esaurire la fonte di verità e d’amore alla quale la stella di Betlemme ci attrae. Conoscere, amare e servire il Signore abbraccia l’intero arco della nostra vita ed anticipa, già qui in terra, la vita eterna. Per questa ragione, seguendo la stella, portiamo con noi le nostre offerte da donare al Re dell’Universo.
Essenzialmente, portiamo i nostri cuori per donarli, per farli riposare per sempre, nel Suo Cuore Divino. Il Bambino Gesù si manifesta non come uno spettacolo passeggero, ma come la presenza fedele e duratura di Dio in mezzo a noi, della quale ogni uomo, nel suo intimo, ha fame e sete.
Il profeta Isaia ci illustra il profondo senso della festività odierna. Veramente, nella Natività, “la gloria del Signore brilla sopra” Gerusalemme, ma è una luce che illumina non soltanto i figli e le figlie di Gerusalemme, ma tutte le genti. Ecco le parole ispirate di Isaia: “Cammineranno le genti alla tua luce; i re allo splendore del tuo sorgere”. È la luce che conduce tutti gli uomini alla Chiesa, la vera Gerusalemme, dove Cristo continua sempre la Sua opera salvifica fino all’Ultimo Giorno.
Dom Prosper Guéranger medita la profezia di Isaia con queste parole:
O gloria infinita di questo gran giorno, nel quale comincia il movimento delle genti verso la Chiesa, la vera Gerusalemme! O misericordia del Padre celeste che si è ricordato di tutti i popoli sepolti nelle ombre della morte e del peccato! Ecco che la gloria del Signore si è levata sulla Città santa; e i Re si mettono in cammino per andarlo a contemplare. L’angusta Gerusalemme non può più contenere la calca di gente; è inaugurata un’altra città santa, e verso di essa si dirigerà la moltitudine dei gentili di Madian e d’Efa. Apri il seno nella tua materna gioia, O Roma! ... [L]’umanità intera viene a prendere nel tuo seno una nuova nascita. Apri le tue braccia materne, e accogli noi tutti che veniamo dal Mezzogiorno e dall’Aquilone portando l’incenso e l’oro a Colui che è il Re tuo e nostro.
La festa della manifestazione del Signore alle Nazioni ispira la perenne attività missionaria della Chiesa e l’unione di ogni cristiano a quest’opera missionaria. La Chiesa, quale Corpo Mistico di Cristo, non può cessare mai di andare incontro a tutte le Nazioni annunciando la verità e l’amore di Dio Incarnato, manifestando il Volto di Cristo visto per la prima volta dai Rei Magi a Betlemme.
Possiamo allora rivedere i nostri fratelli e le nostre sorelle del mondo nei Re Magi del Vangelo. Nonostante la loro distanza da Cristo o il loro ostinarsi a non volerLo raggiungere, il Signore li chiama a Sé e vuole l’offerta dei loro cuori. Essi debbono trovare in noi la testimonianza che la verità e l’amore si trovano già in questo mondo, in Cristo che è vivo e presente nella Chiesa per la salvezza di tutto il mondo. Offriamo questa testimonianza soprattutto ogni volta che ci avviciniamo all’altare del Sacrificio di Cristo per unire i nostri cuori al Suo glorioso Cuore trafitto.
Dom Prosper Guéranger coglie il senso del nostro pellegrinaggio terreno, riflettendo sulla manifestazione di Cristo, Re di tutti i cuori, quando i Rei Magi si avvicinarono alla mangiatoia di Betlemme:
I Magi, primizie della Gentilità, sono stati introdotti presso il gran Re che cercavano, e noi tutti li abbiamo seguiti... Tutte le fatiche di quel lungo viaggio che porta a Dio sono dimenticate; l’Emmanuele rimane con noi, e noi con lui. Betlemme, che ci ha ricevuti, ci custodisce per sempre, perché a Betlemme possediamo il Bambino, e Maria Madre sua... Supplichiamo questa Madre incomparabile di presentarci essa stessa il Figlio che è la nostra luce, il nostro amore, il nostro Pane di vita nel momento in cui ci avvicineremo all’altare verso il quale ci conduce la Stella della fede. Fin da questo momento apriamo i nostri tesori; teniamo in mano il nostro oro, il nostro incenso e la nostra mirra, per il Neonato. Egli gradirà questi doni con bontà, e non sarà in ritardo con noi. Quando ci ritireremo come i Magi, lasceremo come loro i nostri cuori sotto il dominio del divino Re, e anche noi per un’altra strada, per una via del tutto nuova, rientreremo in quella patria mortale che deve ancora trattenerci, fino al giorno in cui la vita e la luce eterna verranno a far sparire in noi tutto ciò che vi è di ombra e di tempo.
Dopo la Santa Messa di questa mattina, utilizzando i gessetti benedetti, segneremo le porte delle nostre abitazioni con la Croce di Cristo e le prime lettere dei nomi dei Rei Magi per significare che veramente le nostre case ed i nostri cuori appartengono a Cristo Re, che la nostra vita terrena è realmente un pellegrinaggio che conduce alla vita eterna e che attendiamo la consumazione del nostro pellegrinaggio terreno, al ritorno di Cristo Re nella gloria.
Oggi, nelle cattedrali del mondo, dopo il canto del Vangelo, si annuncia ai fedeli “il giorno della prossima festa di Pasqua”. Questo annuncio ci ricorda la finalità della Nascita e dell’Epifania del Signore: l’offerta della Sua vita sulla Croce per la salvezza del mondo. Questo annuncio ci ricorda che il Cuore di Cristo Re è stato trafitto dalla lancia del soldato Romano, dopo la Sua morte sulla Croce, per rimanere sempre aperto nella gloria al fine di ricevere il dono dei nostri cuori.
Condotti dalla stella della Fede all’altare sul quale Cristo Re non cessa mai di rendere sacramentalmente presente il Suo Sacrificio sul Calvario, eleviamo i nostri cuori, uniti al Cuore Immacolato di Maria, al Suo glorioso Cuore trapassato. Offrendo il tesoro dei nostri cuori al Cuore Eucaristico di Cristo, questi saranno purificati da tutto ciò che non è di Dio e saranno fortificati per perseverare nel seguire la stella della Fede che ci porta sempre a Dio Padre, nel Suo Figlio Unigenito Incarnato, per opera dello Spirito Santo. Così, nel pellegrinaggio della nostra vita terrena, rimarremo con Cristo, vivo nella Chiesa, sulla via che ci conduce alla mèta del nostro pellegrinaggio: la vita eterna alla presenza di Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo – insieme con gli angeli e tutti i santi. Allora, con i Rei Magi, proveremo “una gioia grandissima”, una gioia che è eterna; mentre adesso, sempre insieme ai Rei Magi, prostriamoci e adoriamo il Signore. 

Cuore di Gesù, Re e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi.
O Maria, Regina concepita senza peccato originale, prega per noi.
San Giuseppe, Sposo della Madre di Dio, prega per noi.
O Santi Re Magi, pregate per noi.
San Filippo Neri, prega per noi.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Così sia. 

domenica 7 gennaio 2018

Il metodo di Dio: la Chiesa – Editoriale di gennaio 2018 di “Radicati nella fede”

Nella festa della Santa Famiglia di Nazaret, nella quale si fa memoria del mistero dello smarrimento e ritrovamento del fanciullo Gesù nel Tempio di Gerusalemme, rilanciamo questo contributo di Radicati nella fede, ripreso da Chiesa e postconcilio e Riscossa cristiana.


Bernardino Luini, Gesù tra i dottori, 1515-30, National Gallery, Londra

Jacques Stella, Gesù ritrovato nel Tempio dai suoi genitori, XVII sec., Musée des Beaux-Arts, Lione

Luca Giordano, Disputa di Gesù tra i dottori, 1656-60, Gallerie Barberini-Corsini, Roma

Luca Giordano, Gesù tra i dottori, XVII sec., collezione privata

Ambito francese, Gesù tra i dottori, XIX sec., Verona


Ferdinando Bassi, Ritrovamento di Gesù nel Tempio, 1848, Trento

Bottega siciliana, Gesù tra i dottori, 1870, Caltagirone

Nicolò Barabino, Disputa di Gesù tra i dottori, 1875-90, Genova

Heinrich Hofmann, Gesù nel Tempio tra i dottori, 1884, Kunsthalle, Amburgo

IL METODO DI DIO: LA CHIESA


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno XI n. 1 - Gennaio 2018

Un Tradizionalismo individualista è un puro non-senso.
Spieghiamoci subito riguardo al termine “tradizionalista”: lo usiamo qui per farci capire dai più, ma questo termine non ci piace. Vorremmo semplicemente dire “un Cattolicesimo”, ma usiamo volutamente il termine “un tradizionalismo” perché è quello usato contro di noi per definirci nel nostro attaccamento alla Tradizione della Chiesa. Se allora questo termine ci individua nella nostra accanita salvaguardia di ciò che la Chiesa ha fatto, e non solo detto, nel passato, questo ci piace.
Ma dicevamo, un tradizionalismo individualista è un puro non senso, perché il metodo di Dio si chiama Chiesa.
Qual è il pericolo più grande che corre oggi una parte dei fedeli legati al mondo della Tradizione? Quello di rinchiudersi in una osservanza individualista della vita cristiana.
La causa di questa tendenza è ben chiara: dovendosi “difendere” da una chiesa ufficiale che sembra disprezzare il proprio passato, che non concede veri spazi di vita alla Tradizione, che anzi osteggia duramente la presenza di comunità tradizionali, il fedele tradizionale perde quella fiducia nella chiesa stessa e tende a rinchiudersi nei propri bastioni. È quello che succede a un figlio sempre trattato duramente, in modo ingiustificato, dal padre, che finisce col trovarsi solo ad affrontare la sua dura esistenza.
Umanamente si può capire questa reazione, ma resta inaccettabile e va prontamente corretta. Anzi, va colta quale essa è: la più grande tentazione che il demonio possa mettere sulla nostra strada. Ad ogni situazione della vita personale e ad ogni stagione della storia della Chiesa, corrisponde una tentazione; e quella che dobbiamo vincere oggi con le armi di Dio, è quella di far meno della Chiesa stessa. 
La chiesa “ufficiale” ti “bastona”? ebbene tu continui ad amare la Chiesa che è tua madre, da cui hai ricevuto tutto. Ti bastona di più, e tu la ami di più.
Ma anche questo resta una posizione puramente personale, che rischia di fermarsi ad un individualismo devoto, se non diventa metodo. Ma non può diventare metodo, se non riconosci che la Chiesa è il metodo di Dio. Non è la Chiesa che ha bisogno del tuo amore, ma sei tu che hai assolutamente necessità della Chiesa e hai bisogno di amarla.
La Chiesa è istituita da Gesù Cristo, che mette insieme i suoi discepoli in una comunità visibile, e ne fa la sua presenza nel mondo, il prolungamento della sua presenza nella storia. Come dice P. Calmel, “La Chiesa è inseparabilmente sia mediatrice di salvezza per la sua predicazione, i suoi insegnamenti, la sua gerarchia, sia dimora sacra ove Dio abita grazie alla carità che brucia sempre nel cuore della Chiesa e grazie alla presenza eucaristica del Signore Gesù che nutre questa carità”.
Come non si può diventare cristiani senza la Chiesa, così non si resta cristiani senza la Chiesa. E la Chiesa è una società visibile che ha i doni della grazia di Dio.
Questo che è vero sempre, perché Dio ha scelto questo modo, questo metodo, per raggiungerci e afferrarci nel tempo, diventa drammaticamente urgente nei tempi di necessità quale il nostro. 
Quando la confusione si fa tanta, quando molte anime vengono ingannate e si perdono, occorre seguire ancora di più il metodo di Dio: la Chiesa. Occorre cioè vivere la comunità della Chiesa, dentro una trama di rapporti con i fratelli nella fede; occorre che questa comunità sia guidata dall'autorità, che garantisce il legame con la Tradizione, cioè con la verità del Vangelo. Occorre non fare da sé.
Occorre non fare da sé, ma “seguire”. Nell'esperienza concreta cosa vorrebbe dire amare la Chiesa, se non ci fosse questo “seguire”? Cosa vorrebbe dire salvare la Tradizione, se non ci fosse questo seguire?
E su questo non bisogna complicare troppo: riconosci dove il Signore ti ha colpito con la sua grazia, e lì inizia a seguire. Questo seguire eviterà in te inutili amarezze che distruggono la carità; questo seguire ti darà quella pace sostanziale che non ti farà mettere in questione il dono della grazia.
All'inizio di un nuovo anno l'invito più urgente è quello di seguire. 
Ma chi devo seguire? Devo seguire chi non “gioca” con la tradizione, quasi fosse un passatempo spirituale; devo seguire chi dà la vita dentro una stabilità che opera, devo seguire chi il cristianesimo lo fa, e non solo ne parla.
Preghiamo che nessuno si perda dentro una personale superbia che si crogiola amaramente nella propria solitudine, perché il metodo è la Chiesa. 

sabato 6 gennaio 2018

Aforismi sull'Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo






Pedro Núñez del Valle, Adorazione dei Magi, 1631, museo del Prado, Madrid

PVBLICATIO FESTORVM A.D. 2018

Novéritis, fratres caríssimi, quod annuénte Dei misericórdia, sicut de Nativitáte Dómini nostri Jesu Christi gavísi sumus, ita et de Resurrectióne ejúsdem Salvatóris nostri gáudium vobis annuntiámus.

Die vigésima octáva Januárii erit Domínica in Septuagésima.

Décima quarta Februárii dies Cínerum, et inítium jejúnii sacratíssimæ Quadragésimæ.

Prima Aprílis sanctum Pascha Dómini nostri Jesu Christi cum gáudio celebríbitis.

Décima Máii erit Ascénsio Dómini nostri Jesu Christi.

Vigésima ejúsdem Festum Pentecóstes.

Trigésima prima ejúsdem Festum sacratíssimi Córporis Christi.

Secúnda Decémbris Domínica prima Advéntus Dómini nostri Jesu Christi, cui est honor et glória, in sæcula sæculórum. Amen.

giovedì 4 gennaio 2018

Circa la professione di fede promossa dai 3+2 vescovi

Lo scorso 31 dicembre, tre vescovi kazaki, della diocesi di Astana, i monss. Tomash Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider, hanno sottoscritto una solenne professione di fede circa l’insegnamento tradizionale della Chiesa riguardo al divieto di accesso dei divorziati risposati al Sacramento dell’Eucaristia (cfr. Kazakhstan Bishops Call Communion for Remarried “Alien to the Entire Tradition of the Catholic and Apostolic Faith, in Onepeterfive, Jan. 1st, 2018; D. Montagna, Three bishops call Pope’s reading of Amoris Laetitia ‘alien’ to Catholic faith, in Lifesitenews, Jan. 2nd, 2018; Full text of Kazakhstan Catholic Bishops statement on Amoris Laetitia, ivi; I vescovi Tomash Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider: Professione delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale, in Corrispondenza romana, 2.1.2018; Pubblica Professione di fede dei tre vescovi del Kazakhstan sul matrimonio sacramentale, in Chiesa e postconcilio, 2.1.2018; Professione delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale, in Riscossa cristiana, 2.1.2018; ).
Una professione di fede quantomeno opportuna, vista la recente pubblicazione, sugli Acta Apostolicae Sedis, della nota missiva di adesione del Vescovo di Roma ai Criteri – di accesso alla Comunione – elaborati dai vescovi della regione ecclesiastica di Buenos Aires ed al rescritto del Segretario di Stato, card. Parolin, su cui abbiamo avuto modo di intervenire in altra occasione (v. qui) e che è stata condivisa dal prof. De Mattei – e di ciò lo ringraziamo pubblicamente (cfr. R. De Mattei, De Mattei: A Response to Edward Peters on the Buenos Aires Letter & Authentic Magisterium, in Onepeterfive, Dec. 19, 2017; De Mattei risponde a Edward Peters sulla lettera di Buenos Aires e il magistero autentico, in Corrispondenza romana, 28.12.2017, nonché in Chiesa e postconcilio, 28.12.2017).
Da parte nostra si è sostenuto, non senza argomentazioni giuridico-canoniche, che quei documenti fossero da ritenersi “magisteriali” non in quanto provenienti dalla Chiesa e, quindi, ascrivibili a giusto titolo nell’ambito della Tradizione bimillenaria della Chiesa, ma in quanto chiara, pubblica ufficializzazione dell’avvenuto mutamento dottrinale - riteniamo abusivo – compiuto dal Vescovo di Roma; ufficializzazione, che, pensiamo, non possa essere minimizzata e ridotta quasi ad una trascurabile opinione di un privato dottore (cfr. Bugie e fango sugli Acta Apostolicae Sedis, ivi, 29.12.2017). Non si veda in quest’opposizione chissà quale dietrologia (cfr. M. Faggioli, The opposition to Pope Francis is not really about ‘Amoris Laetitia, in La Croix, Dec. 29, 2017). No, è solo una questione di verità evangelica, che va riaffermata e ribadita in quest’epoca nella quale essa viene messa in dubbio.
Se prima della pubblicazione sugli Acta ci potessero essere dubbi interpretativi circa la natura della missiva del vescovo di Roma, che riteneva l’interpretazione dell’accesso graduale dei divorziati risposati alla Comunione così come elaborata dai vescovi argentini come unica possibile (il che poneva termine a diverse ed altre interpretazioni, magari più aderenti alla Tradizione della Chiesa per la quale il divieto è assoluto e non temperato in alcun modo e neppure dall’eventuale colpa/discolpa di alcuno dei coniugi), oggi alcun dubbio può sussistere al riguardo. La pubblicazione costituisce un’indubbia ufficializzazione e, potremmo dire, “solennizzazione” dell’avvenuto mutamento dottrinale, di cui, con buona pace di alcuni autori, forse è il caso che si prenda atto per trarne le giuste conseguenze. Quantomeno per non generare ulteriore confusione, proponendo interpretazioni – peraltro oggi ufficialmente escluse, pure le più bizzarre (tra queste ci piace porre in luce quella decisamente fantasiosa del card. Ouellet, secondo cui, in certi casi, si potrebbe consentire ai divorziati risposati di accostarsi ai Sacramenti, affinché, di fatto, ottengano ... la grazia di non chiederli! cfr. P. Baklinski, Did this Vatican Cardinal flip-flop on Communion for remarried because of Pope Francis?, in Lifesitenews, Oct. 18, 2017), essendo quella degli argentini “l’unica possibile”! – che cerchino di far quadrare un cerchio, affermando che mancherebbe l'intenzione del vescovo di Roma di esercitare l'autorità magisteriale.
Ed il mutamento dottrinale, pensiamo, sia avvenuto non agendo sul can. 915 – norma di carattere generale concernente una serie indistinta di peccatori ostinati – bensì sulla norma speciale e specifica dei divorziati risposati fatta propria dall’insegnamento magisteriale della Chiesa e segnatamente, ad es., dall’esortazione Familiaris Consortio. Per incidens: coloro che negano il valore di “magistero” ad un’esortazione apostolica, in quanto documento pastorale-esortativo, dovrebbero poi spiegare perché l’attribuiscono, invece, alla Familiaris consortio, visto che anch’essa – quanto a natura del documento adoperato – è un’esortazione apostolica … . A parte questa considerazione, ad ogni modo, dicevamo che il mutamento dottrinale della norma specifica – che deve ritenersi tacitamente abrogata – avrebbe inciso sulle tradizionali condizioni di peccato mortale (materia grave, deliberato consenso e piena avvertenza), e segnatamente sulla piena avvertenza e deliberato consenso, scadendo nell'etica della situazione, in quanto l'ambito delle circostanze attenuanti sarebbe ampliato e reso indeterminato in maniera più o meno occulta (affidandosi, di fatto, al "discernimento" del confessore), tanto da coincidere, nel loro esito pratico, pur non negandosi l'esistenza di una norma oggettivamente valida, con l'etica della situazione. Per questo, e cioè per come è presentata tale novità, essa sarebbe quantomeno favens haeresim (cfr. FAVENS HÆRESIM - L'equivocità magisteriale come deliberata premessa dell'errore, in opportuneimportune, 13.11.2017).
Per cui, sarebbe non realistico non prendere atto che il Vescovo di Roma abbia inteso mutare la dottrina di sempre della Chiesa, traendo le conseguenze teologiche e canoniche che dovrebbero trarsi al riguardo.
In questo contesto si pone l’odierna professione di fede dei vescovi di Astana, confermandosi il Kazakistan come un bastione di fedeltà alla fede di sempre (cfr. E. Barbieri, Il Kazakistan: un bastione di fedeltà nella confusione presente, in Corrispondenza romana, 2.1.2018). In effetti, questa professione – dall’indubbio carattere spiazzante per i vescovi ed in primis per quello dell’Urbe – comporterà che chiunque non vi aderisca dei circa 5.000 vescovi esistenti nel mondo non possa essere considerato cattolico, ponendosi quindi fuori dalla cattolicità. Certo, magari chi non vi aderirà, potrà fregiarsi nominalmente dell’appellativo di cattolico, ma ciò sarà solo una questione nominale, non sostanziale. Per essere sostanzialmente cattolici e, quindi, veri successori degli Apostoli e veri Pastori (e non mercenari), i vescovi, loro malgrado, dovranno aderire e compiere una tale professione.
Come sotto S. Pio X – e per molto tempo dopo di lui – il mancato giuramento antimodernista (per il testo, v. qui) comportava la qualifica di eresia o rendeva quantomeno dubbia l’ortodossia del soggetto (tanto da essere deferito al Tribunale del Sant'Offizio, v. m.p. Sacrorum Antistitum), oggi il prelato che non intenda aderire a questa professione dovrebbe considerarsi sostenitore del mutamento dottrinale, con le implicazioni sopra accennate.
Il discrimen tra vescovo cattolico e sedicente “vescovo” sta oggi in questo. Di qui ben a ragione sono comprensibili le motivazioni degli altri due sottoscrittori, che si sono aggiunti agli originari tre presuli, vale a dire mons. Carlo Maria Viganò e mons. Luigi Negri (cfr. D. Montagna, Former US Nuncio joins statement calling Pope’s reading of Amoris Laetitia ‘alien’ to Catholic faith, in Lifesitenews, Jan. 2nd, 2018; D. Hitchens, Five bishops reaffirm traditional teaching on Communion, in Catholic Herald, Jan. 3rd, 2018; Due vescovi italiani aderiscono alla professione di verità sul matrimonio sacramentale, in Corrispondenza romana, 3.1.2018 ed in Chiesa e postconcilio, 2.1.2018;
Possiamo ben comprendere l’irritazione in quelle, un tempo sacre, stanze da parte dell’attuale establishment chiesastico, come ci racconta il giornalista Marco Tosatti (La strategia del Pontefice contro i cinque vescovi coraggiosi, secondo Anonimi della Croce: screditarli. Poi, una coincidenza singolare, in Stilum Curiae, 3.1.2018). Certo però che se quanto afferma il giornalista fosse confermato e cioè al vero che il Vescovo di Roma cercasse con il discredito di “minimizzare” l’iniziativa dei tre+due presuli, crediamo che egli abbia sbagliato strategia, poiché, anche se fossero screditati come persone, rimarrebbe che, senza l’adesione di alcuno degli altri cinquemila e passa vescovi della Chiesa (vescovo di Roma compreso) a quella professione, sarebbero questi ultimi a risultarne screditati, in quanto non aderenti ad una professione di fede integralmente cattolica. Cosicché, come lo fu per il giuramento antimodernista, coloro che non vi aderissero sarebbero semplicemente non cattolici e, quindi, de facto, non più Pastori legittimi dell’Ecclesia Catholica, in quanto eretici ed aderenti ad una chiesa che non sarebbe quella di Cristo. Questa sarebbe la conseguenza.
Per cui, non prendesse sotto gamba quest’eventualità il vescovo di Roma! Potrebbe non aderire alla suddetta professione solo se dimostrasse mediante la Tradizione che sarebbe quella professione ad essere contro il deposito della fede. Ma fino a che non ne sarà dimostrata l’eterodossia alla luce della Tradizione e del magistero bimillenario della Chiesa – cosa che riteniamo impossibile – riteniamo che la mancata adesione alla professione comporterà la qualifica di eretici per i presuli che non la sottoscrivessero.
Un suggerimento estremo dunque ci sentiamo di poterlo dare ai vescovi e cardinali della Catholica: sottoscrivetela e rimangiatevi quanto scritto su AL! Meglio passare da ridicoli e macchiette dinanzi al mondo (dicendo “ragazzi, abbiamo scherzato …”), piuttosto che passare, dinanzi alla Chiesa ed a Dio, da eretici ostinati, con ciò che questo comporta!
Del resto, non aveva detto il vescovo di Roma, per il quale - forse - le parole non hanno molto peso, che avrebbe recitato, se glielo avessero chiesto, quanti Credo si volesse (cfr. qui; S. Cernuzio, Francesco in aereo: “Non sono un anticristo o un antipapa. Se volete recito il Credo…”, in Zenit, 22.9.2015; M. Ansaldo, Bergoglio: "Io comunista o antipapa? Se necessario recito il Credo...", in La Repubblica, 23.9.2015??? Bene: reciti allora questa professione di fede. Pubblicamente. E vi aderisca e la sottoscriva. In fondo, è pur sempre un credo ... .

Augustinus Hipponensis

lunedì 1 gennaio 2018

Un aforisma sul nuovo anno di Chesterton


"Veni Creator Spiritus" all'inizio dell'anno




Ricordiamo che, recitando o cantando il Te Deum alla fine dell'anno ed il Veni Creator Spiritus il primo giorno dell'anno civile è annessa l'indulgenza plenaria!

Un augurio speciale e non convenzionale propostoci dal prof. Massimo Viglione contro i falsi profeti dei “ponti”

Ci siamo domandati: come fare degli auguri sinceri e non convenzionali???
Cosa proporre contro l’ideologia “pontistica” oggi imperante???
Semplice: proporre muri contro i ponti! Elogiare i muri (cfr. S. Caputo, Immigrazione, l’elogio delle frontiere, in Il Giornale, 5.9.2015; M. C. Allam, Elogio dei muri che proteggono la civiltà, ivi, 21.5.2017;
Le mura, infatti, proteggono, danno ordine, sicurezza … . I ponti aprono la strada indiscriminata alla conquista, alla sottomissione, alla perdita di identità. Gli assalti, infatti, si compiono issando ponti, ponteggi, ecc.
La Scrittura, infatti, elogia in più punti le mura di protezione.
Persino la Gerusalemme celeste, nella visione dell’Apocalisse, ha solide mura e non ponti!

Io sono un muro e i miei seni sono come torri! Così sono ai suoi occhi come colei che ha trovato pace!” (Ct. 8, 10)

Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.” (Sal. 120, 6-7)

Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l`oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.” (Tb 13, 17)

In quel giorno si canterà questo canto nel paese di Giuda: Abbiamo una città forte; egli ha eretto a nostra salvezza mura e baluardo.” (Is. 26, 1)

Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte.” (Is. 60, 18)

Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.” (Ger. 1, 18)

“Io, per questo popolo, ti renderò come un muro durissimo di bronzo; combatteranno contro di te ma non potranno prevalere, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti. Oracolo del Signore.” (Ger. 15, 20)

La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte : sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d`Israele. … Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.” (Ap 21, 12.18)

Abbatter muri o la siepe di protezione è, per la Scrittura, sinonimo di desolazione, conquista, di essere alla mercé di chiunque:

Dove non esiste siepe, la proprietà è saccheggiata, ove non c`è moglie, l`uomo geme randagio.” (Sir. 36, 25)

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.” (Is. 5, 5-6)

Pietro Leone Bombelli da Paolo de Angelis, S. Leone Magno costruttore delle mura leonine, 1790 circa

Giuseppe Vasi, Mura leonine, 1760

Ecco gli auguri del prof. Viglione, che facciamo nostri:

Buon anno dalle mura d’Italia

Nel ricambiare e nel fare gli auguri di un sereno e proficuo anno nuovo, mi permetto di avanzare una proposta.
Dichiariamo il 2018 - almeno per tutti noi - l’anno del mantenimento di ciò che siamo da sempre, dalla fede alla morale, dalla cultura all’identità civile ed etnica.
Che il 2018 sia l’anno delle grandi mura, di cui è piena l’Italia.
Le mura, erette dai nostri antenati per difendersi e che ora vanno difese.
Viva le mura e buon anno a tutte le amiche e a tutti gli amici.