Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 20 giugno 2019

La processione del Corpus Domini quando era celebrata nella Roma cattolica

Pier Leone Ghezzi, Clemente IX alla processione del Corpus Domini in Piazza S. Pietro, 1710-20

Pio VII alla processione del Corpus Domini

Salvatore Buratti, Pio VIII alla processione del Corpus Domini, 1829


Pio IX alla processione del Corpus Domini

Salvatore Busittil, Solenne processione papale del Corpus Domini, 1837-39, partic.

sabato 25 maggio 2019

Ritorno del Pontefice Pio VII a Roma

Il 24 maggio 1814, il Sommo Pontefice Pio VII tornava a Roma dalla prigionia francese.


Carlo Lasinio - Domenico Udine, Il Sommo Pontefice Pio VII il di 24 Maggio 1814 entra trionfante in Roma per la piazza del Popolo, 1814, collezione privata

Giuseppe Pasinati, Medaglia commemorativa in argento del ritorno del papa Pio VII a Roma, AN XV pontificato

Vogliamo ricordare la circostanza storica, con la lezione di catechismo spiccio impartita dalla Signora Marchesa del Grillo, nel celebre film con Alberto Sordi, Il Marchese del Grillo.
Marchese del Grillo: "Mamma il Medioevo è finito. La Chiesa, il Papato e tutti noi siamo finiti. E sò proprio 'sti Francesi che tu disprezzi che hanno portato na ventata d'aria nova dappertutto...."
Marchesa: "Noi non abbiamo bisogno d'aria nuova, caro Onofrio, e le finestre de 'sto palazzo resteranno chiuse finché er Papa non sarà tornato".
Marchese del Grillo: "E allora passerai il resto della tua vita al buio, mamma, perché ricordati che il futuro è nelle mani dei Francesi e in quelle di Napoleone che li guida".
Marchesa: "No. Il nostro futuro è nelle mani del Signore, e quel Napoleone che guida i Francesi, come dici tu, finirà presto o tardi cor culo pe' tera, e ricordati tu invece che morto un Papa, se ne fa sempre un altro!".


domenica 20 gennaio 2019

“Sono caduto Ebreo e mi sono alzato Cristiano”: la conversione di Alfonso Ratisbonne

Questa II Domenica dopo l’Epifania la Chiesa celebra diverse ricorrenze: il miracolo di Gesù alle Nozze di Cana, la festa dei SS. Sebastiano e Fabiano, papa, martiri, nonché la festa della c.d. Madonna del Miracolo, ovverosia l’Apparizione della B.V.M. all’ebreo Alphonse Ratisbonne, nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, a Roma, verso mezzogiorno del 20 gennaio 1842. A quell’ora si è soliti recitare la Supplica alla c.d. Madonna del Miracolo (cfr. Supplica alla Madonna del miracolo recitata il 20 gennaio, in Chiesa e postconcilio, 20.1.2019). Quest’apparizione, che, da sola, fu sufficiente a convertire l’ebreo Ratisbonne, dimostra come il Signore intenda il suo rapporto con il popolo della sua ex alleanza: come missione e non, come qualche infelice, come “dialogo” sulla comprensione di Gesù di Nazareth. La Vergine non dialogò, non aprì bocca col Ratisbonne, gli indicò con l'indice della mano destra di inginocchiarsi e gli fece vedere come d’un tratto che l’unico popolo dell’Alleanza, oggi, sia la Chiesa cattolica. La Madre di Dio, insomma, evangelizzò quell’ebreo che non conosceva il Dio cristiano, che è Triuno. Gli ebrei non è vero, quindi, che conoscono il “Dio sconosciuto”: ce lo attesta lo stesso Signore nelle parole del Vangelo di Giovanni. Il Divino Redentore, infatti, replicando ai giudei, affermò: «Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio. […] Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. […] Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola» (Gv 8, 19.42.54-55).
Queste parole sono la migliore smentita delle affermazioni di qualche infelice e triste personaggio, che, mancando di carità (qual più grande carità è far conoscere il Signore Gesù ed il suo lieto annunzio???), ha affermato che gli ebrei “conoscano” il Padre, il “Dio sconosciuto”. Gesù stesso ha sbugiardato quest’affermazione avventata e perniciosa.
In occasione, per questo, della festa della Madonna del Miracolo, perciò, si rilancia questo contributo.

Augustinus Hipponensis






“Sono caduto Ebreo e mi sono alzato Cristiano”: la conversione di Alfonso Ratisbonne



Alfonso Ratisbonne, laureato in giurisprudenza, ebreo, fidanzato, gaudente ventisettenne, cui tutto promettevano l’amore, le promesse e le risorse di ricchi banchieri suoi parenti, l’irrisore dei dommi e delle pratiche cattoliche, il beffeggiatore della Medaglia Miracolosa, decise un giorno, per distrarsi di mettersi in viaggio e visitare alcune città dell’Occidente e dell’Oriente, escludendo Roma, che odiava, essendo la sede del Papa. A Napoli avvenne qualcosa di misterioso. Una forza irresistibile lo portò a prenotare il posto per il nuovo viaggio, anziché per Palermo, prenotò per Roma. Arrivato nella città eterna, fece visita a tanti suoi amici tra cui a Teodoro De Bussière, fervente cattolico. Questi, sapendolo miscredente, riuscì, nelle varie conversazioni a fargli prendere la medaglia e a promettere di dire la preghiera alla Madonna di S. Bernardo, a cui, però, con sorriso beffardo e sdegno disse: “vuol dire che sarà per me un’occasione, nelle mie conversazioni con gli amici, di mettere in ridicolo le vostre credenze”. Fai come vuoi, gli rispose il De Bussière, e si mise a pregare con tutta la sua famiglia per la sua conversione. Il 20 gennaio uscirono tutti e due. Si fermarono davanti alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte. Il cattolico andò in Sacrestia per segnare una Messa per un funerale, mentre l’ebreo preferì visitare il tempio, curioso di trovarvi dell’arte, ma nulla lo attrasse, nonostante i lavori del Bernini, del Borromini, del Vanvitelli, del Maini ed di altri illustri artisti ivi raccolti. Si era nel mezzodì. La Chiesa deserta dava l’immagine di un luogo abbandonato; un cane nero passò saltellante accanto a lui e disparve. D’un tratto…lascio la parola al veggente, secondo come ebbe a deporre con giuramento, durante il processo che ne seguì … “Mentre camminavo per la chiesa ed ero giunto incontro ai preparativi del funerale, all’improvviso mi senti preso da un certo turbamento, e vidi come un velo innanzi a me, mi sembrava la chiesa tutta oscura, eccettuata una cappella, quasi tutta la luce della medesima Chiesa si fosse concentrata in quella. Levai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull’Altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa la SS.ma Vergine Maria simile all’atto e nella struttura all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell’Immacolata. A tal vista io caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; procurai, quindi, varie volte di levar gli occhi verso la SS.ma Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li feci abbassare, ciò che però non impediva l’evidenza di quell’apparizione. Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia. Quantunque ella non mi dicesse nulla compresi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della religione cattolica, in una parola capì tutto. Sono caduto ebreo e mi sono alzato cristiano”. In seguito il convertito fece un bellissimo cammino che lo portò al sacerdozio e a partire missionario nella sua terra di Palestina, dove morì da santo[1].


NOTE

[1] Fu battezzato (col nome di Alfonso Maria), cresimato e comunicato al Gesù il 31 gennaio 1842 dal Cardinale Patrizi-Naro e il 20 giugno dello stesso anno entrò nella Compagnia di Gesù. Sacerdote il 24 settembre 1848, nel 1852 lasciò i Gesuiti e si unì al fratello Teodoro nella congregazione dei Padri di Nostra Signora di Sion per la conversione dei Giudei. Stabilitosi a Gerusalemme fu apostolo della fede e delle opere di carità e curò anche la riscoperta dei luoghi della Passione. Morì, ottantenne, ad Ain Karem il 6 maggio 1884.

venerdì 11 maggio 2018

11 maggio 330 : Fondazione e "dedicatio" di Costantinopoli. Un aforisma di Leone XIII


Fonte: Leone XIII, Ep. Quantunque Le siano, 15.6.1887.

Nella distinzione tra antica e Nuova Roma (per non parlare della III Roma) e della teoria della migrazione del potere imperiale, e che potrebbe avere, forse, un senso dal lato della potestà imperiale e della romanitas, ma non da quello religioso (facendo dei "patriarchi" una sorta di "papa", quasi che il papato sia "migrato" a Costantinopoli e poi a Mosca), può ricercarsi, in ogni caso, le origini della nascita delle discordie tra Roma e Costantinopoli e, quindi, in ultima analisi persino dello sciagurato scisma d'Oriente dei foziani nel 1054.

mercoledì 4 aprile 2018

Convegno "Chiesa cattolica, dove vai?", Roma, 7 aprile 2018, ore 15,00



Fonte: 

Riccardo Cascioli, Burke: Correggere il Papa per obbedire a Cristo, in LNBQ, 5.4.2018;

Diane Montagna, Cardinals Burke and Zen to address confusion in the Church this week, in Lifesitenews, Apr. 3, 2018;

Roma 7 aprile. Chiesa cattolica, dove vai? “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”, in Chiesa e postconcilio, 3.4.2018;

Marco Tosatti, Chiesa cattolica dove vai? Sabato a Roma. Su autorità papale e confusione, in Stilum Curiae, 3.4.2018

Convegno del 7 aprile, in Libertà e persona, 29.3.2018

Lorenzo Bertocchi, Chiesa dove vai? La risposta è nel segno di Caffarra, in LNBQ, 15.3.2018

venerdì 23 marzo 2018

Mostra del pittore Giovanni Gasparro. "I Papi di Napoleone" - Museo Napoleonico, Roma, 22 marzo - 6 maggio 2018

Ieri si è aperta a Roma, presso il Museo Napoleonico, la mostra del noto artista, e nostro amico, Giovanni Gasparro, dedicata ai Papi dell’epoca napoleonica, Pio VI e Pio VII. Ovviamente, la mostra è arricchita anche di opere dello stesso artista, riguardanti quel periodo storico, come ad es. un ritratto del Santo dell’Anti-rivoluzione, S. Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione del Preziosissimo Sangue. Non mancano, peraltro, opere di altri artisti coevi ai due papi.
La mostra rimarrà aperta sino al prossimo 6 maggio.
Volentieri, quindi, la segnaliamo e ne pubblichiamo una recensione. Ringraziamo l'amico Alessandro Franzoni per le foto, tratte dal suo profilo facebook.







Giovanni Gasparro, Pio VI Pontefice Massimo, 2016

Giovanni Gasparro, Studio per "Quum memoranda. Ritratto del servo di Dio, Papa Pio VII", 2014

Giovanni Gasparro, Quum memoranda. Ritratto del servo di Dio, Papa Pio VII, 2014

Giovanni Gasparro, Studio per "San Gaspare del Bufalo intercede per le anime del Purgatorio", 2016


Giovanni Gasparro, Beata Anna Maria Taigi, 2016

Jean-Baptiste Wicar, Studio per la "Ratifica del Concordato", 1803

Anonimo, Stemma di Pio VII, inizio XIX secolo

Vito Marini, Facciata di Casa Marini a Recanati in occasione del passaggio di Pio VII, 1814

GIOVANNI GASPARRO. I PAPI DI NAPOLEONE


a cura di Fabio Benedettucci

Museo Napoleonico. Piazza di Ponte Umberto I, Roma
22 marzo – 6 maggio 2018

Giovanni Gasparro. I Papi di Napoleone è un’esposizione incentrata su due dipinti del giovane artista pugliese raffiguranti i pontefici regnanti durante l’età di Napoleone: Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti. La mostra, ospitata al Museo Napoleonico dal 22 marzo al 6 maggio 2018, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Insieme ai due dipinti saranno esposti anche alcuni bozzetti, utili per comprendere il processo creativo dell’artista. A corredo dell’esposizione, il Museo Napoleonico presenterà un selezionato nucleo di opere grafiche generalmente conservate nei depositi, attraverso le quali saranno illustrati aspetti e momenti differenti dei pontificati di Pio VI e Pio VII, entrambi caratterizzati da lunghi periodi d’esilio.
In un ideale dialogo con i dipinti di Giovanni Gasparro, saranno esposti acquerelli, disegni, incisioni, realizzati da numerosi artisti significativi vissuti tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Tra essi, l’orafo Paolo Spagna, autore di un disegno raffigurante lo stemma di papa Braschi, Giuseppe Valadier, del quale si presenterà il progetto per un arco trionfale, e Jean–Baptiste Wicar, rappresentato in mostra da un raffinato disegno preparatorio per un grande dipinto oggi nella residenza pontificia di Castel Gandolfo.
Giovane, ma già affermato pittore, Giovanni Gasparro è nato a Bari nel 1983. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Il suo lavoro ha ricevuto importanti riconoscimenti: nel 2014, con Quum memoranda - ritratto di papa Pio VII (esposto in mostra), Giovanni Gasparro ha vinto il Premio Pio Alferano e il Premio Brazzale. Nella Basilica di San Giuseppe Artigiano all’Aquila ha dipinto 19 tele, commissionate nel 2011 a seguito del terremoto, che rappresentano il maggior ciclo di pitture religiose eseguito in Italia negli ultimi decenni.

venerdì 8 dicembre 2017

La colonna romana per il trionfo dell’Immacolata

Nella festa dell’Immacolato Concepimento di Maria rilanciamo questo contributo.























 







  

 








  






La colonna romana per il trionfo dell’Immacolata

dal Numero 47 del 3 dicembre 2017

di Carlo Codega

L’Immacolata più famosa di Roma svetta sopra i palazzi di piazza di Spagna e domina il cielo della Città Eterna dall’alto di una colonna bimillenaria; è la testimonianza pubblica e civile data dalla cristianità a quello straordinario trionfo di Maria che fu la proclamazione del dogma dell’Immacolata.

Ogni passeggiata romana, dalla più compitamente devota alla più sfacciatamente mondana, non può non solcare il selciato della celebre piazza di Spagna. La monumentale e ingegnosa scalinata tardo-barocca su cui svetta la Chiesa di Trinità dei Monti è uno dei più amati scorci della Roma papalina, la cui magnificenza riesce persino ad oscurare altre preziosità monumentali barocche. 
Questo luogo ormai dominato dal turismo carnale racchiude però un tesoro della vita devozionale romana: ogni anno, l’8 dicembre, il popolo romano si riunisce lì non per eventi di moda o per il bighellonaggio perditempo, bensì per prestare il suo ossequio, nella piccola e contigua piazza Mignatelli, all’Immacolata Madre di Dio. Parliamo infatti della celebre Colonna dell’Immacolata a cui ogni anno i pompieri di Roma, secondo una tradizione poco meno che secolare, offrono un serto di fiori con una spettacolare e acrobatica manovra, alla presenza dello stesso Vicario di Cristo. La Colonna dell’Immacolata è però al contempo una catechesi visiva sul dogma dell’Immacolata Concezione e sulle altre prerogative della Santissima Madre di Dio, oltre che un compendio della storia di questo dogma, storia tanto più gloriosa quanto più contrastata.

Una colonna romana illibata

L’8 dicembre 1854, nel solenne contesto cerimoniale della basilica di San Pietro, il beato pontefice Pio IX dichiarava, dopo secoli di battaglia e di discussione, che «la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento» (Ineffabilis Deus). Proprio nel momento in cui, rivestito della pienezza del ministero petrino, il Beato definiva tale dogma, una luce – evidentemente inspiegabile e soprannaturale – lo colpiva da una finestra della basilica, dando agli astanti un attestato della benevolenza divina all’opera del “dolce Cristo in terra”. Immediatamente la città di Roma – che ancora era veramente la città del Papa – si industriò per dare una testimonianza pubblica e civile a questo straordinario trionfo dell’Immacolata, trionfo del soprannaturale in un secolo troppo sfrontatamente “naturale” e trionfo della grazia davanti all’insolenza del peccato.
All’architetto modenese Luigi Poletti sorse subito un’idea brillante. Da ormai 80 anni una grande colonna romana giaceva abbandonata nel cortile della Curia Innocenziana, l’attuale palazzo del Parlamento a Montecitorio, allora sede degli uffici economici della Santa Sede. Questa colonna lunga ben 12 metri di prezioso marmo cipollino era venuta alla luce nel 1777 durante gli scavi presso il monastero delle benedettine a Campo Marzio: questo gigante accasciato balzò subito all’occhio dei cultori delle antichità romane – particolarmente numerosi nel XVIII secolo – i quali proposero varie soluzioni per riutilizzarla. Tutte le proposte presto caddero nel vuoto per due motivi: la pesantezza di questa colonna, che richiese ben 10 argani e cento persone per spostarla, e soprattutto un difetto strutturale alla base che la rendeva inutilizzabile. Pertanto non si poté fare meglio che spostarla di qualche centinaio di metri nel cortile di Palazzo Montecitorio, dove attraversò incolume il periodo rivoluzionario come un ingombrante ma innocuo relitto del passato. Ai cultori e agli architetti una cosa era però chiara: questa colonna di prezioso marmo non solo era al presente inutilizzabile ma non era mai stata utilizzata, nemmeno dagli stessi Romani, in quanto era fragile alla base, con evidente tendenza a sfaldarsi... la colonna insomma giaceva lì inutilizzata da qualcosa come due millenni! 
Una colonna mai utilizzata che all’architetto Poletti – nel momento in cui pensava come onorare pubblicamente il nuovo dogma – venne immediatamente in mente: cosa meglio di una colonna illibata e rimasta nascosta da quasi due millenni, per fare da base e da trono all’Immacolata, venuta al mondo proprio quasi due millenni prima? Una colonna che giaceva lì così come era uscita dalle mani dello scultore e mai contaminata dall’utilizzo in costruzioni pagane, proprio in attesa del dogma che definisse la Madre di Dio come Immacolata, uscita completamente pura dalle mani del Creatore e rimasta tale. Ecco che quindi con tre anelli di ferro, mascherati da un fregio bronzeo, si ovviò al problema strutturale, permettendo a quella colonna provvidenzialmente sfuggita dall’uso pagano e profano, di far svettare su Roma la più sacra delle creature: l’Immacolata Concezione.

L’Immacolata tra Spagna e piazza di Spagna

Piazza di Spagna è certamente uno dei luoghi più belli di Roma ma domandarsi perché proprio lì sia stata posta la Colonna dell’Immacolata non è una questione senza valore. Numerose altre piazze avrebbero potuto ben ospitare tale commemorazione monumentale del glorioso dogma e l’accostamento a qualche basilica avrebbe potuto sembrare più idoneo; peraltro la Colonna non domina nemmeno la piazza di Spagna ma è quasi rinchiusa in un suo cantuccio, chiamato piazza Mignatelli. Il motivo in realtà è semplice: l’architetto Poletti, le autorità papali e i benefattori che permisero la realizzazione dell’opera, vollero con ciò avvicinare il più possibile la Colonna al palazzo dell’ambasciata di Spagna, per tributare un ringraziamento alla nazione che più di tutte le altre si era spesa nel corso dei secoli per l’affermazione del dogma dell’Immacolata Concezione.
La posizione “immacolista” – cioè di coloro che nella discussione con i “macolisti” sostennero fortemente l’esenzione della Madonna da ogni peccato sin dal concepimento – vanta infatti una lunga tradizione nella penisola iberica, fino almeno dalla grande opera del terziario francescano, il beato Raimondo Lullo († 1316). Nel corso dei secoli la quasi unanimità delle università e dei teologi spagnoli – soprattutto francescani – sostennero l’Immacolata Concezione, tanto che l’università di Salamanca nel 1618 si vincolò con voto solenne a difendere il privilegio di Maria Santissima. Anzi dalla Sicilia il cosiddetto “voto sanguinario” – con cui si prometteva di difendere l’Immacolata Concezione fino all’effusione del sangue – si diffuse soprattutto in Spagna: singoli uomini e intere città suggellarono firmando con una goccia del loro sangue questa promessa, che avrebbe fatto molto discutere gli illuministi e i cattolici tiepidi. Non di meno gli stessi re s’impegnarono per diffondere tale privilegio: sotto Filippo III (1578-1621) la Spagna fu consacrata all’Immacolata e sotto Carlo III (1716-1788) – sovrano pur profondamente influenzato dall’Illuminismo – l’Immacolata fu dichiarata “Patrona della Spagna”. Più volte i re spagnoli si trovarono a vietare pubblicamente la diffusione di opinioni contrarie all’Immacolata, fino a decretare talora delle espulsioni, e, soprattutto, numerose volte si fecero promotori presso la Santa Sede della dichiarazione ufficiale di tale dogma.
Tutto ciò basta a spiegare come il Papa stesso, una volta riconosciuta la verità indiscutibile di tale privilegio, abbia voluto tributare alla nazione spagnola l’onore di veder sorgere di fronte alla propria rappresentanza diplomatica la magnifica Colonna commemorativa. 

Dal feudalesimo alla missione

La monarchia spagnola, all’epoca della promulgazione del dogma, spettava alla famiglia dei Borbone, la quale aveva ramificazioni in molti paesi d’Europa. Risulta quindi interessante che proprio il re delle due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, nipote di Carlo IV di Spagna, abbia fornito i mezzi finanziari per concludere la costruzione della monumentale Colonna dell’Immacolata. Il principale motivo della sua munificenza fu che l’8 dicembre 1856, alla fine della Santa Messa per l’Immacolata, il sovrano era stato ferito dalla baionetta del soldato mazziniano Agesilao Milano, che lo considerava un tiranno. Ritenne la sua sopravvivenza una grazia dell’Immacolata, il che lo spinse a costruire una chiesa all’Immacolata a Napoli e a contribuire alla costruzione del monumento a Roma, risolvendo al contempo una vertenza che da quasi un secolo opponeva il regno al Papa: il tradizionale tributo della “chinea”, con la quale il re di Napoli, ammetteva la sua sottomissione feudale al Sommo Pontefice, nonostante ormai non più rispettato dai sovrani delle due Sicilie, fu ufficialmente e definitivamente abrogato dal Santo Padre in cambio del devoto gesto di Ferdinando II. In tal modo lo stesso Papa che difendeva a spada tratta i domini temporali della Chiesa dalle pretese dei cosiddetti “patrioti” italiani, rinunciava alla sottomissione feudale del re delle due Sicilie (erede del regno di Napoli), dimostrando la profonda concretezza di chi sa a che cosa il Sommo Pontefice possa rinunciare e a che cosa no. Il governo temporale della Chiesa – a differenza di un diritto feudale – non è un mero dominio politico, che così come si è realizzato nella storia può cessare, bensì un’esigenza teologica che assicura alla Chiesa la libertà necessaria a svolgere il suo ministero spirituale di maestra e guida di tutte le genti verso la Verità e la salvezza. L’ubicazione della colonna tuttavia sembra ricordarci questa profonda verità: se la Colonna sta dirimpetto all’ambasciata spagnola, tuttavia sulla medesima appendice della piazza di Spagna, si apre anche la severa facciata del palazzo di Propaganda Fide, la congregazione vaticana che da secoli si occupa dell’evangelizzazione dei popoli e dell’espansione della Fede cattolica nel mondo.
L’Immacolata Concezione, proclamata con un atto del supremo Magistero del Papa, diviene così la stella a cui deve guardare la Chiesa per condurre la sua missione spirituale nel mondo, ovvero l’evangelizzazione dei popoli.

Ai piedi dell’Immacolata Madre Semprevergine: Mosè e Davide...

L’architetto Poletti progettò d’innalzare verticalmente la colonna marmorea come imponente basamento per il trionfo dell’Immacolata Concezione, svettante sopra i palazzi circostanti, e come solido piedistallo al suo benedetto piede, con cui schiaccia e schiaccerà la testa del serpente infernale fino alla fine dei tempi. La colonna poggia a sua volta però su un massiccio piedistallo marmoreo a più livelli, in cui l’autore ha concentrato l’aspetto catechetico del monumento. Sullo sfondo dell’armonico piedistallo di candido marmo, spiccano ai quattro angoli le voluminose statue di altrettanti personaggi veterotestamentari: Mosè, il re Davide e i profeti Isaia ed Ezechiele. L’inserzione così evidente di quattro personaggi dell’Antico Testamento ha una notevole funzione pedagogica: quel dogma così tanto contrastato e frutto di discussioni plurisecolari, in realtà, a chi avesse ben inteso lo spirito delle Scritture e non si fosse irrigidito sulle sue limitate visioni, doveva essere già palese nell’Antico Testamento, perché così come tutte le Scritture parlano di Cristo, al contempo e inseparabilmente, parlano di Maria. 
Parlando di Maria, l’Antico Testamento, sin dal Pentateuco e poi via via nei Salmi e nei Profeti, enuncia anche i suoi privilegi tra cui il principale e, in un certo senso, il più grande: l’Immacolata Concezione. Già la bolla Ineffabilis Deus fondava teologicamente il dogma – la cui proclamazione è immortalata anche in un bassorilievo sottostante – innanzitutto sul celebre Protovangelo – il primo annuncio del futuro Redentore – ovvero su Genesi 3,15, il cui autore, come per tutto il Pentateuco, fu sostanzialmente il grande Mosè. «Io porrò inimicizia tra te e la donna» (Gen 3,15): rivolgendosi al serpente maligno, il Signore gli profetizzò che nell’immensa lotta tra il bene e il male, il suo acerrimo nemico sarebbe stata la Donna. La Donna avrebbe vinto il serpente proprio perché in questa grande lotta Ella non sarebbe mai stata sottomessa allo spirito maligno, ma sempre lo avrebbe tenuto sotto i suoi piedi. Questa Donna non è certo Eva – che anzi fu “madre della disgrazia” – bensì Maria Santissima, Madre della grazia, che, a differenza del resto del genere umano, sfuggì da ogni sottomissione alla morte e al peccato, ed è così veramente e senza dubbio Immacolata sin dal suo concepimento.
Perché mai però, tra tutto il genere umano, una donna è stata scelta per godere di questo esimio privilegio di essere priva del peccato originale, di ogni altro peccato e della stessa concupiscenza che ci spinge al peccato? È la seconda statua a spiegarcelo al tocco della sua cetra: «L’Altissimo ha santificato la sua dimora», canta il re Davide, il salmista per eccellenza, nel Salmo 46. Il motivo che giustifica il privilegio unico di cui fu adornata la Vergine Maria è proprio la sua Maternità divina, il suo legame singolarissimo con il Verbo di Dio: non a caso il bassorilievo appena a sinistra nel livello inferiore illustra appunto l’Annunciazione. In quanto destinata a divenire Madre di Dio, ad ospitare nel suo grembo l’Immenso e a divenire il suo tempio per nove mesi, Maria Santissima fu “santificata” nel modo più alto e completo: proprio perché la sua carne doveva divenire la carne di Cristo, doveva essere, insieme a tutta la sua persona, completamente santa, ovvero priva di peccato e piena di grazia, piena di benedizioni celesti. Come un tempio viene separato e consacrato per divenire luogo della presenza di Dio, così Maria, vero Tempio di Dio, doveva essere separata dal resto dell’umanità peccatrice e consacrata, ovvero riempita di grazia divina, per ospitare degnamente il Verbo Incarnato. 

...e i santi profeti Isaia ed Ezechiele

Se il dogma dell’Immacolata – il terzo dogma mariano della storia – poggia su quello della Maternità divina, proclamato ad Efeso nel 431, esso ha collegamenti evidenti con l’altro dogma allora promulgato, quello della Verginità perpetua, dato che l’Assunzione lo sarà solo nel 1950. Sono i due profeti a rivelarci questa armonia nascosta tra i due dogmi: Colei che, in quanto pensata dall’eternità come Madre di Dio, era stata preservata dal peccato originale e, così, da ogni altro peccato – mantenendo la purezza integra dell’anima – doveva, divenendo effettivamente Madre di Dio, mantenere anche la purezza completa e integra del corpo, che aveva già volontariamente votata a Dio. La maternità annunciatale dall’Angelo non doveva essere in contraddizione con la verginità che aveva promesso a Dio, come esigenza della sensibilità e purezza spirituale di Colei che, piena di grazia, non poteva che rendere a Dio tutto ciò che Le aveva dato. Ecco allora che il passo di Isaia 7,14, la profezia data all’empio re Acab, risuona con tutto il vigore del carisma profetico a cantare il miracolo per cui Maria divenne vera madre senza perdere la sua verginità, né nel concepire (virginitas ante partum) e né nel partorire Gesù (virginitas in partu): «Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio». E poi, per aggiungere il terzo giglio allo stelo verginale di Maria e completare questo coro veterotestamentario, ecco la figura imponente e la parola infuocata del profeta Ezechiele: «Questa porta rimarrà chiusa» (Ez 44,2). In questo modo l’Immacolata Madre di Dio completa la perfezione integra della sua anima, priva di peccato, con l’integrità del suo corpo, celebrata anche dalla verginità dopo il parto: la Verginità perpetua nelle parole di Ezechiele è infatti come la porta “bella” del Tempio (o porta della misericordia), destinata a rimanere chiusa al passaggio di qualsiasi uomo, perché riservata al passaggio di Dio. Nessuna immagine potrebbe essere più adatta a compendiare i tre dogmi mariani. La “porta bella” è la porta inviolata del Tempio, porta non utilizzabile dagli uomini ma destinata solo a Dio, anzi è la porta che ne conserva la presenza, così come la Semprevergine Maria custodì nel suo grembo inviolato il Redentore in quanto Madre di Dio. La “porta bella” o “speciosa” è pero anche detta porta della misericordia – “hesed” in ebraico – ma “hesed” si traduce anche come grazia: la porta chiusa è la porta della grazia, niente di più adatto per Colei che in quanto Immacolata – priva di qualsiasi tipo di peccato – era anche “piena di grazia”, come la chiamò l’Angelo Gabriele.

Un colosso di bronzo... e di grazia

Se finora, tra colonne romane e ambasciate spagnole, tra profeti di marmo e re in carne ed ossa, abbiamo girato in lungo e in largo attorno a questo benedetto monumento, non resta che arrampicarci su di esso o prender posto sulle vertiginose scale dei devoti pompieri per arrivare su su, verso ciò che ci interessa veramente: l’Immacolata. La cima della colonna romana, tramite un capitello di fattura moderna, ci introduce alla statua della Madre di Dio: un colosso di bronzo altro 4 metri e pesante 20.000 libbre (circa 9 tonnellate) uscito dalle forge di Giuseppe Obici di Spilamberto. Potremmo pensare che il dogma dell’Immacolata meritasse una statua di candido marmo, intagliata fino a renderla un’esile figura manierista, così da comunicarci perfettamente il carattere celestiale della Santissima Madre di Dio, che calcò sì la terra peccatrice ma rimanendone estranea, nella sua purezza angelica e nella sua impeccabilità “divina”. Invece l’Immacolata più famosa di Roma è un pesante colosso di scuro bronzo, innalzato a fatica verso il cielo nel 1857 da una squadra di pompieri, che trasmette un senso di gloriosa e inarrestabile forza, svettando sopra i palazzi circostanti e imponendosi agli sguardi degli astanti più distratti. 
La testa del serpente, che muove il suo corpo sinuoso sulla superficie del globo, non risulta solo schiacciata dalla pesante massa bronzea, ma persino oppressa, annientata, scomparendo quasi sotto il calcagno poderoso della Vergine. È il trionfo di Maria, il trionfo dell’Immacolata: il dogma del 1854 non sancì solo la fine di una disputa teologica e non rappresentò un mero contentino dato ai devoti di Maria, ma iniziò una nuova fase nella storia della lotta tra il bene e il male, tra la grazia e il peccato. Il riconoscimento ufficiale del privilegio di Maria Santissima segna una nuova epoca, l’epoca di Maria, in cui lo scontro tra l’Immacolata Madre di Dio e l’iniquo serpente dovrà giungere alle sue estreme conseguenze. Ma la Colonna dell’Immacolata sta lì proprio a dirci chi vincerà: è Maria, la Sempre Vittoriosa, che ora domina il cielo della Città Eterna dall’alto di una colonna bimillenaria a cospetto di tutta la storia dell’umanità – quella pagana e quella cristiana – e che tornerà a vincere anche sopra questa inquieta modernità segnata da satana. Un colosso sì ma un colosso di grazia, in cui le libbre di bronzo non possono eguagliare il grado di carità e in cui la pesante mole non può impedirci di guardare in viso la Santissima Madre di Dio, per scoprirvi due occhi distolti dalla terra e pieni di Cielo. È questo il senso dell’Immacolata Concezione: occhi volti al Cielo, a contemplare quel Dio che regna sovrano nel suo Cuore, e piedi ben fissati a terra, per continuare a tenere sotto il benedetto piede l’iniquo serpente che minaccia la vita dei tanti figli.


8 settembre 1857, il Beato Pio IX benedice la nuova colonna dell'Immacolata a p.za di Spagna, dono del Re Ferdinando II delle Due Sicilie