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mercoledì 25 dicembre 2019
sabato 26 ottobre 2019
Mentre a Roma si consuma l’apostasia, volgiamo lo sguardo a Cristo Re dell’Universo, distruttore degli idoli demoniaci
Mentre apostati e falsi
cristiani adorano in questo momento l’idolo di Pachamama nella chiesa di S.
Maria in Traspontina, come ci informa il blog Messa in latino, noi volgiamo lo sguardo su Cristo, re dell’universo,
nella vigilia della sua festa liturgica.
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| intanto a Verona, nella Chiesa del Sacro Cuore ......... (da Facebook) |
Cristo Re distruttore
degli idoli demoniaci. Un pensiero di S. Agostino
a cura di Giuliano Zoroddu
Per prepararci a ben
festeggiare la festa della Regalità sociale di Cristo, la festa che ci ricorda
il diritto che Cristo, vero Uomo e vero Dio, ha per nascita e per conquista, di
comandare Egli solo ugualmente ai singoli ed alle società e del dovere che
hanno questi di obbedirgli, per averci, come ci ricorda l’epistola della festa
“fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce … strappati dalla
potestà delle tenebre”, offriamo ai lettori una riflessione di Sant’Agostino
che ci appare molto attuale.
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| Pietro da Cortona, Costantino Magno ordina la distruzione degli idoli pagani e li sostituisce con la Croce e l’immagine di Gesù Cristo Salvatore, 1633-36, Palazzo Barberini, Roma |
Grande è il Signore e degno di
lode oltre ogni dire. Chi è questo Signore
grande e degno di lode oltre ogni dire, se non Gesù Cristo? Voi sapete
certamente che egli apparve fra noi nelle sembianze di uomo. Sapete che fu
concepito nel grembo di una donna, che nacque, fu allattato e portato in
braccio, che fu circonciso e più tardi per lui fu offerto un sacrificio e che
divenne gradatamente adulto. Giunto alla fine della vita, egli fu
schiaffeggiato, coperto di sputi, coronato di spine, confitto in croce ove morì
e fu trafitto dalla lancia. Sapete come egli abbia subito tutta questa serie di
umiliazioni; eppure egli è grande e degno di lode oltre ogni
dire. Non disprezzatelo nella sua piccolezza! Pensate quanto sia
grande! Si fece piccolo perché voi eravate piccoli; riconoscetene la grandezza
e in lui diventerete grandi anche voi. Così infatti va avanti la costruzione di
quella casa; così aumentano, le dimensioni della casa stessa: mediante, cioè,
la crescita delle pietre che vengono adoperate per l’edificio. Crescete dunque
e comprendete la grandezza di Cristo! Anche se piccolo egli è grande, grande a
dismisura. Mancano le parole al salmista, che pur voleva dirci quanto fosse
grande. Difatti, anche se per un giorno intero avesse detto: “Grande, grande!”,
cosa avrebbe detto? Pur dicendo per tutto un giorno: “Grande”, alla fine
avrebbe dovuto interrompersi, perché il giorno ha un termine; mentre la
grandezza del Signore è prima dei giorni e fuori dei giorni, poiché non conosce
giorno. Come esprimersi allora? Grande è il Signore e degno di lode
oltre ogni dire. Quale espressione avrebbe dovuto usare una lingua
piccina per lodare un grande? Ha detto: Oltre ogni dire. È
questa un’espressione sfuggitagli di bocca, ma con essa ha dato alla mente un
delizioso tema di riflessione. È come se dicesse: Ciò che io non riesco ad
esprimere, immaginalo tu e, dopo che ci avrai meditato, sappi che è ancora
poco. E se il pensiero non è in grado di raffigurarselo, potrà la lingua
descriverlo a parole? Grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni
dire. Lui sia lodato e glorificato e la sua gloria venga proclamata
[ovunque]! Così viene edificata la casa.
Egli è più terribile di tutti
gli dèi. Esistono dunque degli dèi,
rispetto ai quali egli è più terribile? Vediamo a chi si riferisca, e
comprenderemo perché parli così. Frattanto però prima che ce ne parli statemi
attenti, o carissimi. Terribile più di tutti gli dèi è colui
che fra gli uomini comparve (per così dire) come uno spaurito. Non emisero
forse dei fremiti le genti? e i popoli non tramarono vane insidie contro il
Signore e il suo Cristo[1]? Non lo attorniarono, forse, quei tori ben
ingrassati? Non s’infuriò, forse, contro di lui quel leone ruggente[2] che entrando nel cuore dei suoi
persecutori, esclamò: Crocifiggilo, crocifiggilo[3]? Quasi che, con quel ruggito, riuscisse ad
impaurire chi è terribile al di sopra, non dico degli uomini
ma di tutti gli dèi! Il luogo ove egli intende
costruirsi la casa è selvaggio, tanto che ieri si diceva: L’abbiamo
trovato nei campi della selva[4]. Quando diceva: Nei
campi della selva, stava cercandosi proprio la casa. Ma perché era
selvaggio quel posto? Gli uomini adoravano gli idoli, e non c’è da stupirsi che
stessero pascolando dei porci. Erano infatti quel figlio che aveva abbandonato
il padre e, vivendo da scialacquone, s’era consumato tutto il patrimonio con le
prostitute, e ora pascolava i porci[5], cioè adorava i demoni. Mediante il culto
idolatrico praticato dai gentili la terra era diventata tutta una selva. Ma
colui che costruisce la casa sradica la selva, e per questo nel titolo del
salmo si dice: Quando veniva edificata la casa, dopo la prigionia[6]. Gli uomini, infatti, erano
prigionieri del diavolo e adoravano i demoni, ma vennero riscattati dalla
prigionia. Essi avevano potuto vendersi, ma non erano in grado di riscattarsi.
Venne il Redentore e sborsò il prezzo: versò il suo sangue e si riacquistò
l’universo. Mi chiederete: “Cos’ha comprato?”. Guardate cosa ha sborsato e
comprenderete cosa abbia comprato. Il sangue di Cristo, ecco il prezzo. Che
cosa può valere tanto? Che cosa, se non tutto l’universo? Che cosa, se non
l’intera umanità? Molto irriconoscenti nei confronti del prezzo sborsato per
loro, ovvero enormemente superbi, sono quei tali che affermano essere stato
quel prezzo così insignificante da potercisi ricomprare solo gli africani,
ovvero si ritengono così importanti che ce lo volle tutto per ricomprare loro
soli. Non gioiscano! non montino in superbia! Quello che egli versò lo versò
per tutti. Egli sa che cosa abbia riscattato, sapendo qual prezzo abbia pagato.
Essendo, dunque, stati liberati dalla prigionia, ecco che da allora si viene
costruendo la casa. Ma, chi sono coloro che ci tenevano prigionieri? Notiamo,
prima di tutto, che il compito di sradicare la selva è affidato a coloro cui si
dice: Annunziate! Essi debbono abbattere la selva, cioè
liberare la terra dalla schiavitù, e debbono mediante la predicazione erigere,
cioè costruire, la mole della casa del Signore. Come infatti riuscire a
sradicare la selva, se non mediante la predicazione di colui che è al di sopra
di tutti gli esseri? Le genti avevano per loro divinità i demoni. Li chiamavano
dèi, ma in realtà erano demoni, come apertamente asserisce l’Apostolo: I sacrifici
dei gentili vengono immolati ai demoni, non a Dio[7]. Immolando le loro vittime ai
demoni, erano schiavi del demonio, e la terra era rimasta tutta intera come una
selva. Fu allora che risuonò l’annunzio di chi è grande e degno di lode
oltre ogni dire.
La grandezza di questo terribile
al di sopra di tutti gli dèi si palesa nella distruzione da lui
operata di tutte le superstizioni che tenevano schiavo il popolo che egli era
venuto a redimere. E, come se qualcuno gli chiedesse: “Ma perché dici sopra
tutti gli dèi? ci sono forse degli dèi?”, prosegue
dicendo: Infatti tutte le divinità dei pagani sono demoni. Stia
attenta la vostra Carità! Cosa sublime diceva or ora, quando affermava
che il Signore è grande e, come incapace di
esprimere tutta la sua lode, confessava che egli è degno di lode oltre
ogni dire. Te l’ho già fatto notare: il salmista ti lascia immaginare
da solo quel che lui personalmente a parole non riesce ad esprimere. Ma poi,
tentando di dire anche lui qualcosa, cosa mi propone di grande riguardo al
nostro Signore Gesù Cristo? Che egli è superiore ai demoni? Difatti, dopo aver
affermato che egli è terribile più di tutti gli dèi, continua: Difatti
tutte le divinità dei pagani sono demoni. Veramente non è una gran
cosa essere superiore ai demoni! Tu stesso, se lo vuoi, lo puoi essere: basta
che tu creda in lui. Consisterà, dunque, in questo la grandezza di quella lode
per cui esclamava: Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire?Egli
cerca di spiegarsi come a lingua umana è consentito; e sebbene grande sia lo
Spirito Santo che pulsa lo strumento, tuttavia il suono deve passare per le
strettoie dello spirito umano e tradursi in sillabe. Egli dunque suscita dei
pensieri ma, volendoli tradurre a parole, cosa riesce a dire? Grande è
il Signore, e degno di lode oltre ogni dire. Di’ pure quanto sia degno
di lode! forza! Prosegue: Egli è terribile al di sopra di tutti gli
dèi. Ma perché dici: Al di sopra di tutti gli dèi? Poiché
tutte le divinità dei pagani sono demoni. Ebbene, tutta la lode che
merita colui che è degno di lode oltre ogni dire consisterà, dunque, nel fatto
che egli è superiore a tutte le divinità del paganesimo, le quali sono demoni?
Aspetta un istante e ascolta il seguito: Il Signore ha
creato i cieli. Grande quindi non solamente più dei demoni, ma più dei
cieli, creati da lui. Se non avesse detto altro che: Egli è al di sopra
dei demoni, poiché tutte le divinità dei pagani sono demoni, e a
questo si fosse ridotta la lode tributata al Signore, non avrebbe detto di
Cristo nemmeno quello che noi siamo soliti pensare di lui. Ma egli
aggiunge: Il Signore ha creato i cieli. Considerate la
distanza tra i cieli e i demoni, e fra i cieli e colui che dei cieli è il
creatore. Ecco quanto alto è il Signore. Né ha detto: “Il Signore ha il suo
trono al di sopra dei cieli”, poiché, in tal caso, si sarebbe potuto pensare
che un altro abbia creato i cieli e lui vi sia solamente seduto. Dice: Il
Signore ha creato i cieli. Se ha creato i cieli, ha creato gli angeli;
e come gli angeli, così ha formato gli Apostoli, cui obbedivano i demoni. Anzi,
gli stessi Apostoli erano dei cieli portanti il Signore. E quale Signore
portavano? Quello dal quale erano stati creati. E ascolta se siano o meno dei
cieli! I cieli annunziano la gloria del Signore[8].
E a questi cieli è detto: Annunziate alle genti la gloria di lui, in
mezzo a tutti i popoli i suoi prodigi. Poiché grande è il Signore, e degno di
lode oltre ogni dire: egli è terribile più che tutti gli dèi. Quali
dèi? Tutti gli dèi delle genti, che sono demoni. Egli è
terribile sopra tutti questi dèi. Il Signore, al contrario,
ha creato i cieli. O cieli, che il Signore ha creati, annunziate in
mezzo, alle genti la gloria di lui! Che su tutta la terra si edifichi la sua
casa, e tutta la terra canti il cantico nuovo!
(Sant’Agostino, Sul salmo 95, 4-6)
[1] Cf. Sal 2, 1.
[2] Cf. Sal 21, 13-14.
[3] Mt 27, 23.
[4] Sal 131, 6; cf.
Aug., En. in Sal. 131, 11.
[5] Cf. Lc 15, 12-15.
[6] Sal 95, 1.
[7] 1 Cor 10, 20.
[8] Sal 18, 2.
venerdì 9 marzo 2018
Un aforisma di S. Agostino sul tema del "non indurci in tentazione" della preghiera del "Padre nostro"
Il tema del "non indurci in tentazione" della preghiera del Pater, già da noi affrontato qui, continua a tenere banco. Cfr. S. Magister, "Pater noster" senza pace. È scontro fra le traduzioni, in Settimo Cielo, 7.3.2018
mercoledì 14 febbraio 2018
Un pensiero ed un proposito quaresimale in un aforisma di S. Agostino
Fonte: Oggi inizia il tempo di Quaresima: una palestra per l'anima e per il corpo, in Chiesa e postconcilio, 14.2.2018
martedì 29 agosto 2017
giovedì 10 novembre 2016
sabato 22 ottobre 2016
domenica 28 agosto 2016
I tre mezzi supremi della dissoluzione in corso
Nella festa dell’insigne Dottore
della Chiesa e vescovo d’Ippona Agostino, rilanciamo questo contributo.
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| Luca Ferrari (da Reggio), Madonna con Bambino e Santi (SS. Agostino, Antonio da Padova e Giovanni Battista), 1640-54, Parrocchia Villa Estense, Padova |
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| Ambito veneto, S. Agostino scrivente, 1773, Padova |
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| Ambito emiliano, S. Agostino, XVIII sec., Bologna |
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| Ambito veneto, SS. Atanasio ed Agostino, XVIII sec., Padova |
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| Ambito veneto, Madonna della cintola con i SS. Agostino e Monica, XVIII sec., Padova |
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| Ambito lombardo, S. Agostino, XVIII sec., Bergamo |
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| Ambito napoletano, S. Agostino scrive ed abbatte l'errore, XIX sec., Cerignola |
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| Ambito meridionale, S. Agostino, XIX sec., Lucera |
I tre mezzi supremi della
dissoluzione in corso
«Mentire è un vizio che conduce al male, ma è davvero una gran
virtù quando è rivolta al bene. Perciò sii più virtuoso che mai. Si deve
mentire come il diavolo, non timidamente, non di tanto in tanto, ma audacemente
e sempre». (Voltaire, lettera a Thiriot)
di Massimo Viglione
Le ragioni per le quali il nostro mondo sta andando verso la dissoluzione e
il nichilismo assoluto sono molteplici, ma ve ne sono tre fondamentali, su cui
si basano tutte le altre.
1. Perché i dissolutori sanno che possono dire qualsiasi folle o ridicola
menzogna (che i bambini di un anno hanno bisogno di sesso e quindi la pedofilia
pacifica va accettata, o che è giusto cantare a ballare “Gelato al cioccolato”
durante la Messa, o che l’Islam è una religione di pace, o che l’Italia è un
paese proiettato verso il futuro, o che gli insetti sono buoni, e così via),
che prima o poi, a furia di essere detta e ridetta, sarà da alcuni accettata,
da molti difesa, da quasi tutti infine inverata;
2. perché i dissolutori sanno che qualsiasi cosa ci facciano (modificarci
antropologicamente insegnando l’omosessualismo e il gender perfino nelle scuole
ai nostri bambini, ridurci in miseria, toglierci il posto fisso e la pensione,
mandare in galera gli innocenti che si difendono e liberare i violenti che
assalgono gli innocenti, dare le case degli italiani agli immigrati,
distruggere la nostra civiltà e dissolvere il nostro popolo mediante
un’invasione generale delle nostre terre, profanare mostruosamente le cose più
sacre della nostra religione, e così via)… noi non reagiamo. Basta una partita
di calcio, un cellulare, un divertimento, e dimentichiamo tutto. Compresi
migliaia di morti ammazzati nelle nostre strade senza difesa alcuna.
Loro sanno che noi non reagiamo. Ci hanno anche messo Facebook come
sfogatoio generale… Tanto sanno che facciamo poco o nulla di concreto. Tutte
cose per loro perfettamente gestibili.
3. Poi c’è l’adesione – conscia o inconscia che sia – alle mode e al “mainstream”:
meglio non apparire scomodi, diversi, ma apparire come ci vogliono. Meglio non
pensare e pensare solo a noi stessi.
Ecco le tre armi invincibili della dissoluzione, perché annullano ogni
possibile reazione: menzogna, abitudine, moda.
Ci hanno tolto le armi per difenderci, ogni genere di armi. E, ora, di
conseguenza, siamo indifesi.
In più, coloro che dovrebbero essere le nostre guide e i nostri difensori,
i nostri maestri e punti di riferimento, sono passati nella quasi totalità con
i dissolutori e sostengono il loro gioco in ogni modo possibile, ma anzitutto,
ancora una volta, con la menzogna eretta a sistema di indottrinamento
psicologico “delle masse”. Perché ci hanno trasformato da persone in “massa”.
E chi non si adegua, è intollerante, esagerato, pericoloso, ridicolo,
oppure razzista, omofobo, ecc. ecc. E deve essere isolato, licenziato,
emarginato, perché non accetta la menzogna, l’abitudine, la moda.
Ecco spiegato in poche righe il meccanismo operativo della dissoluzione.
Poi c’è il meccanismo ideologico a monte. Ma quello è molto più complicato.
Volete sapere qual è la verità? La verità è che oggi mentono tutti, o quasi
tutti. Come nessun altra società della storia passata, la nostra è la società
della menzogna eretta a sistema di vita pubblica.
Non per niente, come loro stessi dicono, siamo tutti figli di Voltaire.
E i risultati sono dinanzi ai nostri occhi.
Forse, sarebbe giunto il momento non solo di dirci la verità tutta e fino
in fondo, ma – cosa enormemente più difficile a farsi – accettarla come essa è.
Ammettere di aver sbagliato, magari per anni, magari per una vita intera.
Ammettere che i “nostri eroi” mentono, e che sono diventati “eroi”, ovvero
hanno raggiunto quella posizione di potere, proprio perché mentono. Dovremmo
ammettere a noi stessi che non è difficile capire quando un potente, chiunque
sia, mente: è sufficiente utilizzare il proprio cervello ed essere onesti fino
in fondo. Costi quello che costi.
È l’unica via di salvezza che abbiamo. Altrimenti, il ghigno sulfureo di
colui che è l’incarnazione stessa dell’illuminismo e della modernità ci
sommergerà tutti per sempre.
Ricordiamoci di 500.000 cristiani che hanno dato la vita in Francia per non
aver ceduto a quel ghigno tra il 1792 e il 1794.
Ecco uno spunto di meditazione in chiusura di questa estate del 2016.
sabato 6 agosto 2016
Un nuovo genere di fede? Confutazione di un articolo comparso sulla rivista "Apulia Theologica"
Pubblichiamo
volentieri questa critica ad un articolo comparso sulla rivista della facoltà “teologica”
pugliese Apulia Theologica, con la quale vengono stigmatizzate le tesi
discutibili diffuse su questa. In primo luogo: la negazione dell’ispirazione
divina delle Sacre Scritture, e dunque del valore della Rivelazione. Si dimentica
in tal modo quanto insegna l’Apostolo Paolo, che chiama le Scritture eloquia
Dei (Rom. 3); nonché quanto lo stesso rammenta al suo discepolo Timoteo nella sua II Epistola (2 Tim. 3, 16)
e cioè che omnis Scriptura divinitus inspirata. Diversamente opinando,
meglio opinando come ritiene la rivista pugliese, sottolinea sant’Agostino, tota
scripturarum vacillaret auctoritas, ideoque et fides nostra (de doct.
Christ., lib. I, cap. 27).
Per
questo, come cattolici ribadiamo e riaffermiamo quanto stabilisce, tra l’altro, il Beato Pio IX in modo infallibile: «… Questa Rivelazione soprannaturale,
secondo la fede della Chiesa universale, proclamata anche dal santo Concilio
Tridentino, è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte
ricevute dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli dalla
stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli, ispirati dallo Spirito Santo,
tramandate di generazione in generazione fino a noi [CONC. TRID., Sess. IV,
Decr. De Can. Script.]. Ora questi libri, sia del Vecchio che del Nuovo
Testamento, integri in tutte le loro parti, come sono numerati nel decreto del
medesimo Concilio e come si trovano tradotti nell'antica edizione latina,
devono ritenersi per sacri e canonici. La Chiesa li considera sacri e
canonici non perché, composti da opera umana, siano poi stati approvati dalla
sua autorità, e neppure perché contengono la Rivelazione divina senza errore,
ma perché, essendo stati scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, hanno
Dio come autore e come tali sono stati affidati alla Chiesa. Poiché
quelle cose che il santo Concilio Tridentino decretò per porre conveniente
freno alle menti presuntuose sono state interpretate in modo malvagio da
taluni, Noi rinnoviamo il medesimo decreto e dichiariamo che questo è il suo
significato: nelle cose della fede e dei costumi appartenenti alla edificazione
della dottrina Cristiana deve essere tenuto per vero quel senso della sacra
Scrittura che ha sempre tenuto e tiene la Santa Madre Chiesa, alla cui autorità
spetta giudicare del vero pensiero e della vera interpretazione delle sante
Scritture; perciò a nessuno deve essere lecito interpretare tale
Scrittura contro questo intendimento o anche contro l'unanime giudizio dei
Padri» (Beato Pio IX,
Cost. Ap. Dei Filius, cap. II).
Lo
stesso Pontefice, sempre infallibilmente, stabilì nel can. 4 relativo a questo
capitolo: «Se qualcuno non accetterà come sacri e canonici i libri interi
della sacra Scrittura, in tutte le loro parti, come li ha
accreditati il santo Concilio Tridentino, o negherà che siano divinamente
ispirati: sia anatema».
Ci
domandiamo legittimamente come si faccia, al giorno d’oggi, a rimettere in
discussione elementari verità di fede, solennemente affermate, e se sia davvero
lecito rispolverare, in chiave relativista, antiche eresie, già condannate
dalla Chiesa, quale lo gnosticismo. Nell’articolo, in effetti, si confuta l’idea
gnosticheggiante, per la verità mai del tutto sopita all’interno di correnti
eretiche di marca neoplatonica, di un Dio “femminilizzato”, che è un caposaldo della
“teologia” da strapazzo fondata sulla concezione di quell’Androgino
(cioè Ermafrodito, Uomo-Donna) primitivo, vagheggiato dalle tradizioni
esoteriche (e che sarebbe presente, in questa prospettiva, pure nella Divinità …), e che sarebbe fondato sull’errata interpretazione del passo della Genesi laddove si afferma che l’uomo
sarebbe immagine e somiglianza di Dio. Si dimentica però – come ben spiega l’Aquinate
(ah quanto male deriva alla Chiesa dal non seguire più nei seminari e nelle scuole teologiche l’insegnamento dell’Angelico!)
- che le creature irrazionali non sono a immagine e somiglianza di Dio: vi è in
esse solo un vestigio del Creatore. Le creature angeliche innanzitutto, e poi
anche gli uomini, sono a immagine di Dio (imago creationis) non nel corpo, ma nell’anima intellettuale. L’essenza dell’anima umana è immagine dell’unità
della natura divina, le potenze, della Trinità delle Persone. Angeli e uomini
possono poi essere a somiglianza di Dio nella Grazia, che è come una seconda
creazione (imago recreationis), questa volta sovrannaturale, che
diventerà consumata nella Gloria (imago similitudinis). Questa
somiglianza non è comune a tutti gli uomini, ma solo a quelli che sono in
grazia di Dio: può essere acquistata, ma anche perduta. Infine, l’uomo e la
donna sono ad immagine di Dio per quel che riguarda il principale (l’anima spirituale
e le sue potenze) ma solo l’uomo (vir) lo è per quel che riguarda gli
aspetti secondari. In questo senso San Paolo afferma che «l’uomo è immagine e
gloria di Dio, la donna invece è gloria dell’uomo» (per questo l’uomo deve
pregare a capo scoperto e la donna col capo velato) perché «non viene l’uomo
dalla donna, ma la donna dall’uomo; né fu fatto l’uomo per la donna, ma la
donna per l’uomo» (1 Cor. 11, 9).
Risponde
a queste “teologie”, che vorrebbero pure in Dio un principio femminino, sempre
il nostro San Tommaso: «Come riferisce Sant’Agostino (12 de Trin. c. 5),
alcuni ammisero nell’uomo l’immagine della Trinità, non rispetto a ciascun
individuo, ma a più individui [della specie umana], affermando che
“l’uomo fa pensare alla Persona del Padre; fa pensare a quella del Figlio ciò che
deriva dall’uomo per generazione; e così dicono che la donna fa pensare alla
terza Persona, cioè allo Spirito Santo, poiché essa è derivata dall’uomo, in
maniera però da non essere figlio o figlia di lui”. La qual teoria appare
assurda a prima vista. Primo, perché lo Spirito Santo verrebbe ad essere
principio del Figlio, come la donna è principio della prole che nasce
dall’uomo. Secondo, perché ciascun uomo non sarebbe fatto che a immagine di una
sola Persona. Terzo, perché in questa ipotesi, la Scrittura avrebbe dovuto
parlare dell’immagine di Dio nell’uomo soltanto dopo la produzione della prole».
In una nota di commento alla Summa pubblicata dall’ESD, il domenicano Padre
Tito Sante Centi ci precisa che la dottrina condannata era «abbastanza
diffusa tra i Padri greci quando S. Agostino prese a refutarla» e ne sarebbe
autore Metodio di Olimpo (+ 311). «La teoria - aggiunge p. Centi - ha
trovato favore in alcuni teologi moderni, nonostante la netta opposizione di S.
Agostino e di S. Tommaso».
Forse
sarebbe bene che questi “teologi” neoplatonici ricordino la prescrizione del
codice di diritto canonico: «I fedeli, consapevoli della propria
responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i
sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della
fede o dispongono come capi della Chiesa» (can. 212 § 1); «Coloro che si
dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di
manifestare con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti,
conservando il dovuto ossequio nei confronti del magistero della Chiesa»
(can. 218).
Ci
chiediamo se coloro che scrivono su questa rivista siano disposti a
sottoscrivere e ribadire queste verità di fede … .
Un
nuovo genere di fede?
di
Manuela Antonacci
Ciò
che più colpisce nel leggere i primi due saggi contenuti nella rivista della
facoltà teologica pugliese Apulia
Theologica, nel numero dedicato al tema del rapporto tra Maschile e
Femminile nelle Sacre Scritture, è senza dubbio la scarsa considerazione che di
esse emerge. Ciò appare chiaramente sin dall’Introduzione, a cura di
Sebastiano Pinto che si apre con le seguenti, testuali parole: La Bibbia è scritta da uomini e riflette la
prospettiva maschilista e patriarcale delle società arcaiche (cfr. S. Pinto, Uomo e donna nella Bibbia: generi a confronto. Quello che le donne non
dicono ma fanno, in Apulia Theologica, 2 (2016), Maschile/femminile a più voci. La
problematica, a cura di A. Caputo –
L. Renna, Ed. EDB, Bari 2016, p. 5). Affermazione piuttosto azzardata e
arbitraria che considera il testo sacro opera squisitamente umana, ponendosi in
aperta contraddizione con quanto è contenuto nella Costituzione Dogmatica Dei Verbum a proposito della divina
ispirazione delle Sacre Scritture.
Nel
Capitolo III, sotto l’intestazione L’ispirazione
divina e l’interpretazione della Scrittura la Costituzione afferma: «Le verità divinamente rivelate che sono
contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per
ispirazione dello Spirito Santo. La santa madre Chiesa, per fede apostolica,
ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento,
con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo […]»
(DV 11).
L’analisi
condotta da Sebastiano Pinto, nell’Introduzione e dalla teologa
Selene Zorzi, nel primo saggio, invece, sembra smentire tutto questo.
Il
quadro dell’Antico Testamento che ci forniscono è infatti assai povero e
avvilente. Si tratta di un’analisi che tende a vivisezionare le Sacre Scritture
e a tracciare un confine netto tra un Antico Testamento foriero di antiche
ideologie patriarcali, che avrebbe influito in modo negativo sulla costruzione
dei ruoli femminili, arrivando addirittura, nei secoli, a ridimensionare la
missione delle donne cristiane; eppure, proprio l’Antico Testamento è composto,
in parte, da libri dedicati a donne considerate straordinarie, Ester e
Giuditta, descritte come esempi eccezionali di coraggio e fortezza, quindi
virtù tipicamente “maschili”, fornendo un’idea tutt’altro che stereotipata
della donna che ama e serve Dio; quanto al Nuovo Testamento, esso sarebbe
dominato da un Gesù, il cui modo di vivere la propria virilità avrebbe portato,
secondo le affermazioni di Selene Zorzi, alla costruzione di un modello di
maschilità non “machista”, abbattendo finalmente, l’androcentrismo imperante nell’Antico Testamento. Nel suo saggio la
teologa afferma, infatti, che: «La
modalità in cui Gesù ha vissuto la sua mascolinità costituisce una critica alla
maschilità androcentrica, a un assetto antropologico e sociale in cui l’uomo
maschio è al centro e supporta piuttosto una prospettiva comunionale della
Chiesa, della società e delle relazioni di genere. La mascolinità di Gesù può
essere dunque il punto di confronto e ripensamento forte per le nuove forme di
ricostruzione del maschile» (S. Zorzi, Maschile/ Femminile nella tradizione teologica, ivi, p. 44).
Certamente,
il culmine della Rivelazione di Dio agli uomini è rappresentata da Cristo
stesso, il Logos, la Parola per eccellenza, come sottolinea la stessa Dei Verbum: «La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e
sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il
mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione» (DV 2).
Il
Figlio non solo è la persona che trasmette la verità, ma è Lui stesso la
pienezza della Rivelazione.
Tuttavia,
la storia della salvezza, dalla creazione ai patriarchi, dall'alleanza ai libri
sapienziali, nelle parole e nei segni, è preparazione a questa rivelazione
definitiva (cfr. DV 3). Per
questo non ha senso operare un distinguo arbitrario
tra contenuti più o meno “evoluti”, più o meno “maschilisti” più o meno
“moderni” e “accettabili” all’interno delle Sacre Scritture, che invece sono il
frutto dell'unico Autore divino.
Ponendosi,
al contrario, in un’ottica sbagliata, ideologica e prevenuta si rischia,
infatti, di fornire una lettura parziale e dunque superficiale del testo sacro,
laddove, ad esempio, come nel saggio della Zorzi, ci si ostini a soffermarsi
solo sull’uso “discriminante” delle categorie di genere e di determinate
espressioni, perdendo completamente di vista la “sostanza” ovvero il messaggio
di salvezza contenuto nei testi analizzati.
Ad
esempio, nel racconto del Genesi, vero e proprio canto dell’amore di Dio che
esplode nella creazione, la Teologa si sofferma sulla presunta misoginia
contenuta nell’immagine con cui viene descritta la creazione di Eva «plasmata
dalla costola di Adamo». Espressione con
cui, secondo la Zorzi, si intenderebbe sottolineare la presunta inferiorità di
Eva (e quindi della donna) rispetto all’uomo, non valutando, nemmeno per un
momento, invece, l’ipotesi più plausibile e sensata che con tale espressione,
nel testo biblico si intenda, al contrario, affermare l’identità strutturale
tra l’uomo e la donna, riconfermata nell’affermazione finale di Adamo: «Essa
è carne della mia carne e ossa delle mie ossa».
Tutto
questo comporta il pagamento di un prezzo salato: la perdita o forse la
“dimenticanza” del messaggio di salvezza contenuto nel libro del Genesi.
Genesi
è il punto di partenza della storia d’ amore e amicizia tra Dio e l’uomo,
creato ad “immagine e somiglianza” del suo Creatore, non può essere ridotta ad
un puzzle di espressioni più o meno limitanti e limitate.
Riducendo
l’analisi del testo biblico alla descrizione puramente formale dell’uso delle
categorie grammaticali di genere, come si evince dal saggio della Zorzi, si
incorre nel pericolo di perdere la “perla preziosa” del Messaggio sotteso alle
Sacre Scritture, che si dispiega nei modi e tempi più vari e creativi, in
quanto suggeriti dallo Spirito stesso. A conferma di questo ci viene ancora una
volta in soccorso la Dei Verbum: «Le verità divinamente rivelate che sono
contenute ed espresse nei libri della Sacra Scrittura furono scritte per
ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati
consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri. Dio scelse e si
servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità affinché agendo Egli
in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle
cose che Egli voleva fossero scritte. Poiché, dunque, tutto ciò che gli autori
ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo,
bisogna ritenere per conseguenza che i libri delle Sacre Scritture insegnano
con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra
salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture»
(DV 11).
Dio
dunque è veramente l’Autore della Bibbia e nonostante la varietà dei suoi
redattori umani, delle espressioni contenute in essa e del contesto
storico-sociale in cui essi hanno vissuto e operato, la Sacra Scrittura è un
testo profondamente unitario, a motivo dell’unicità del suo Autore.
Con
forza la Tradizione della Chiesa afferma, attraverso la Dei Verbum, le parole dell’apostolo Paolo. «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per
convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio
sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona» (2 Tm 3, 16).
La
perdita di tale consapevolezza porta ad una lettura parziale e deviante della
Scrittura, così come emerge dal saggio della Zorzi, in particolare, nella sua
analisi conclusiva in cui insiste nell’affermare che l’uso di un’immagine di
Dio, solo al maschile, avrebbe contribuito a diffondere e giustificare la
diffusione di un’ideologia “sessista”. A sostegno della sua tesi, la Zorzi cita
Mary Daly (filosofa e teologa statunitense, nonché femminista radicale)
la quale affermava che «Se Dio è maschio,
allora il maschio è Dio» (cfr. M. Daly,
Al di là di Dio Padre. Verso una
filosofia della liberazione delle donne, Editori Riuniti, Roma 1990, p. 27)
intendendo sottolineare, in questo modo, come Dio sia stato usato per
supportare strutture sociali oppressive nei confronti delle donne.
È
davvero il caso di verificare l’attendibilità dell’affermazione di Mary Daly,
insieme ad un’altra sua “celebre” frase, questa volta rivolta direttamente
contro la Chiesa Cattolica: «Una donna
che chiedesse la parità nella Chiesa potrebbe essere paragonata a un nero che
chiedesse la parità nel Ku Klux
Klan» (Id., La Chiesa ed il secondo sesso,
prefazione 2° edizione, Milano, Rizzoli 1982).
In risposta a queste elucubrazioni basterà
semplicemente portare degli esempi concreti, anzi “incarnati”: non parole ma
fatti.
Fino
a centocinquanta anni fa gran parte delle donne istruite era composta da
cattoliche religiose e questo è tutt’altro che un caso. Pensiamo a santa
Caterina da Siena, consigliera di papi e re, che la Chiesa ha definito
“Dottore”, così come Ildegarda di Bingen (che Zorzi cita spesso nel suo saggio)
che ha fornito contributi importanti nel campo della teologia, della medicina,
della scienza, della musica ecc.
Come
dimenticare Santa Teresa d’Avila che, dopo aver riformato un ordine religioso
corrotto, ha fondato numerosi monasteri e ha scritto opere considerate dei
“classici“ della teologia, anch’ella dichiarata Dottore della Chiesa? E infine
(ma di esempi si potrebbe citarne all’infinito) Giovanna d’Arco, addirittura
una donna guerriera che guidava gli uomini in battaglia.
Questo
perché, in barba alle affermazioni denigratorie di chi accusa le Sacre
Scritture e di conseguenza anche la Chiesa Cattolica che ne diffonde
l’insegnamento, di aver in qualche modo diffuso una mentalità oppressiva nei
confronti della donna, in realtà, questi e tanti altri casi concreti,
dimostrano che non è esistita una religione - più del Cristianesimo - e
un’istituzione - più della Chiesa Cattolica - che abbiano tanto promosso la
donna; ma tale graduale emancipazione è stata ingiustamente trascurata (o forse
dovremmo dire “discriminata”?) perché promossa da donne che indossavano l'abito
religioso.
Eppure
il discorso della Zorzi, si spinge ancora oltre l’androcentrismo presente e diffuso nelle Sacre Scritture; nella sua
analisi, tesa a dimostrare il volto femminile di Dio, cerca di esasperare
persino i “generi”, che alcuni padri hanno metaforicamente attribuito alle Persone
della Santissima Trinità. Scrive dapprima: «Una
seconda traiettoria è quella che ha riscoperto le immagini di Dio come madre: tale
filone emerge dalla terminologia dell’utero (rehem). Dio ha viscere di
misericordia (rahamim), quindi ama con amore di una madre» (S.
Zorzi, op. cit., p. 42). Qualche pagina seguente aggiunge: «Abbiamo visto infatti che il Padre è
maschile ma ha un utero, è materno. Gesù, il Logos, la seconda persona
della Trinità incarna un’immagine femminile di Dio, la Sapienza […]. Lo Spirito
Santo è femminile, ma come diceva Gerolamo, in ebraico ruah è femminile, in greco pneuma è neutro, in latino Spiritus è maschile […]. Siccome le proprietà di genere non si possono
identificare con una sola persona in Dio, ovvero non sono intransitive, allora
sono di tutti e tre: il maschile e il femminile appartengono a Dio stesso» (ibidem, p. 46).
Appare
un’analisi del Mistero trinitario, che stride con l’atteggiamento e le
affermazioni di Agostino d’Ippona, contenute nel De Trinitate in cui, al contrario, questi, sottolineando
l’ineffabilità dell’essenza divina, afferma: «Dio è colui che è», e cioè sia il
Padre, sia il Figlio, sia lo Spirito Santo. Agostino conduce gradualmente il
lettore alla contemplazione di quel grandissimo mistero, attraverso le relazioni tra le tre Persone divine e le
loro diverse funzioni. Il Figlio ha la funzione di condurre i credenti alla
contemplazione del Padre, missione che compie mostrandoci concretamente l’amore
del Padre, con la morte sulla croce; e poi, l’amore del Padre è effuso nei
nostri cuori attraverso lo Spirito Santo (De
Trin. 1,8,17). Ma ciò che Agostino sottolinea e che qui ci preme riportare,
è la sua assoluta convinzione che la contemplazione costituisca la ricompensa
della fede, il premio a cui i cuori puri
si preparano purificandosi con la fede (De
Trin. 12, 15,25). Non una mera conoscenza logico-razionale ma una conoscenza intellettiva delle cose
eterne (ibidem).
Quello
del Santo di Ippona, è un suggerimento prezioso sul modo in cui vanno accolti i
divini misteri ed intende essere, in questa sede, la risposta a qualunque
analisi formale delle Sacre Scritture e del Mistero di Dio: Dio è luce, afferma
Agostino «ma non la luce che vedono i
nostri occhi ma quella che vede il cuore quando sente dire: è la Verità. Non
cercate di sapere che cos’è la Verità perché immediatamente si interporranno la
caligine delle immagini corporee e le nubi dei fantasmi e turberanno la limpida
chiarezza che al primo istante ha brillato al tuo sguardo, quando ti ho detto:
Verità. Resta se puoi nella chiarezza iniziale di questo rapido fulgore […] ma non puoi, tu ricadi in queste cose abituali e terrene» (De Trin., 8,2).
È
destinato, insomma, a diventare “abituale e terreno”, qualunque ragionamento
umano che pretenda di scandagliare il mistero di Dio con categorie prettamente
e miseramente umane, non aggiungendo nulla di più alla conoscenza di Lui, ma
costringendo, al contrario, a ripiegarsi sulla nostra finitezza e a prenderne
ancora una volta, amaramente, coscienza.
domenica 29 maggio 2016
“Tanto igne divíni amóris æstuábat, ut, ei feréndo impar, ingésta aqua pectus refrigeráre cogerétur. Extra sensus frequénter rapta, diutúrnas et admirábiles éxtases passa est, in quibus et arcána cæléstia penetrávit, et exímiis a Deo grátiis illustráta fuit” (Lect. V – II Noct.) - SANCTÆ MARIÆ MAGDALENÆ DE PAZZIS, VIRGINIS
La festa di
quest’anima serafica del Carmelo di Firenze (+ 25 maggio 1607 e canonizzata da
Clemente IX nel 1669) fu dapprima introdotta da Clemente X nel calendario, nel
1670, fissandola al 25 dello stesso mese, col rito semidoppio. In seguito, con
l’istituzione della festa di san Gregorio VII nel 1728, fu portata al 27. Quando,
nel 1899, Leone XIII estese, per lo stesso giorno, l’ufficio del Venerabile
Beda alla Chiesa universale, santa Maria Maddalena dovette cedere il posto al
nuovo dottore e la sua festa fu trasferita al 29.
Roma cristiana ha
eretto una parrocchia alla nostra santa nel 1976, consacrata nel 1983, situato
a Casal de’ Pazzi (quartiere Ponte Mammolo). La chiesa fu visitata da papa
Giovanni Paolo II il 15 marzo 1987.
La messa è quella del
Comune delle Vergini, come il 10 febbraio. La prima colletta è propria.
Tra i doni speciali,
che hanno reso celebre santa Maria Maddalena, della nobilissima famiglia dei
Pazzi di Firenze (quella stessa famiglia, per intenderci, che era antagonista
dei Medici e che divenne celebre per la nota congiura ai danni di Giuliano e
Lorenzo de’ Medici del 26 aprile 1478), notiamo il profumo, che, ancora oggi,
emana delle sue spoglie verginali conservatesi senza corruzione.
Sono anche celebri le
numerose rivelazioni che ebbe la Santa; tra esse ce n’è una che riguarda
l’immensa gloria ottenuta in cielo da san Luigi Gonzaga. Una bella massima
della Santa è anche rimarchevole. Santa Teresa aveva costume di ripetere: “O
soffrire, o morire”. Santa Maria Maddalena modificò questa parola, e ne integrò
il significato: “Non morire, ma soffrire”. Di fatto, tutta la nostra gloria
futura dipende dalla parte che avremo avuto alla passione di Gesù. È solamente
per questo che la vita è preziosa.
| Francesco Curradi, S. Maria Maddalena de' Pazzi,1626 |
| Andrea Sacchi, Le tre Maddalene (SS. Maria Maddalena del Giappone, Maria Maddalena penitente, Maria Maddalena de Pazzi), 1634, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma |
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| Lazzaro Baldi, La Madonna dona il velo della purezza a S. Maria Maddalena de’ Pazzi, 1669 circa |
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| Anonimo, S. Maria Maddalena de Pazzi, XVII sec., Eremo carmelitano di S. Maria degli Angeli, S. Martino alla Palma |
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| Agostino Melissi (attrib.), S. Agostino incide sul cuore di S. Maria Malddalena de' Pazzi, XVII sec., collezione privata |
![]() |
| Juan de Valdés Leal, SS. Margherita de’ Pazzi, Agnese, Apollonia e Giovanna Scopelli (o beata Giovanna da Tolosa?), XVII sec., Chiesa del Carmelo Calzado, Cordova |
![]() |
| Antonio Van de Pere, Visione di S. Maria Maddalena, che viene incoronata da Cristo e da Maria, 1670 circa, Santuario della Virgen del Carmen de PP Carmelitas, Medina del Campo |
![]() |
| Pedro de Moya y Agüero, Visione di S. Maria Maddalena de Pazzi, 1640-74, Museo de Bellas Artes, Granada |
| Ciro Ferri, Vergine e santa Maria Maddalena dei Pazzi, 1684, Cappella Maggiore, Chiesa di S. Maria Maddalena de Pazzi, Firenze |
![]() |
| Luca Giordano, La Vergine Maria presenta il Bambino Gesù a S. Maria Maddalena, 1685, Cappella Maggiore, Chiesa di S. Maria Maddalena de Pazzi, Firenze |
![]() |
| Scuola di Carlo Maratti, S. Maria Maddalena de Pazzi, 1700, Accademia di S. Luca, Roma |
![]() |
| Scuola di GD Sagrestani, S. Agostino scrive sul cuore della santa, 1700 circa |
![]() |
| Giovanni Camillo Sagrestani, S. Maria Maddalena de' Pazzi, XVIII sec., museo diocesano, Arezzo |
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| Alessandro Franchi, Estasi di S. Maria Maddalena, XIX sec., Seminario vescovile, Firenze |
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