Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 26 ottobre 2019

Mentre a Roma si consuma l’apostasia, volgiamo lo sguardo a Cristo Re dell’Universo, distruttore degli idoli demoniaci

Mentre apostati e falsi cristiani adorano in questo momento l’idolo di Pachamama nella chiesa di S. Maria in Traspontina, come ci informa il blog Messa in latino, noi volgiamo lo sguardo su Cristo, re dell’universo, nella vigilia della sua festa liturgica.




intanto a Verona, nella Chiesa del Sacro Cuore ......... (da Facebook) 

Cristo Re distruttore degli idoli demoniaci. Un pensiero di S. Agostino

a cura di Giuliano Zoroddu

Per prepararci a ben festeggiare la festa della Regalità sociale di Cristo, la festa che ci ricorda il diritto che Cristo, vero Uomo e vero Dio, ha per nascita e per conquista, di comandare Egli solo ugualmente ai singoli ed alle società e del dovere che hanno questi di obbedirgli, per averci, come ci ricorda l’epistola della festa “fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce … strappati dalla potestà delle tenebre”, offriamo ai lettori una riflessione di Sant’Agostino che ci appare molto attuale.

Pietro da Cortona, Costantino Magno ordina la distruzione degli idoli pagani e li sostituisce con la Croce e l’immagine di Gesù Cristo Salvatore, 1633-36, Palazzo Barberini, Roma

Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire. Chi è questo Signore grande e degno di lode oltre ogni dire, se non Gesù Cristo? Voi sapete certamente che egli apparve fra noi nelle sembianze di uomo. Sapete che fu concepito nel grembo di una donna, che nacque, fu allattato e portato in braccio, che fu circonciso e più tardi per lui fu offerto un sacrificio e che divenne gradatamente adulto. Giunto alla fine della vita, egli fu schiaffeggiato, coperto di sputi, coronato di spine, confitto in croce ove morì e fu trafitto dalla lancia. Sapete come egli abbia subito tutta questa serie di umiliazioni; eppure egli è grande e degno di lode oltre ogni dire. Non disprezzatelo nella sua piccolezza! Pensate quanto sia grande! Si fece piccolo perché voi eravate piccoli; riconoscetene la grandezza e in lui diventerete grandi anche voi. Così infatti va avanti la costruzione di quella casa; così aumentano, le dimensioni della casa stessa: mediante, cioè, la crescita delle pietre che vengono adoperate per l’edificio. Crescete dunque e comprendete la grandezza di Cristo! Anche se piccolo egli è grande, grande a dismisura. Mancano le parole al salmista, che pur voleva dirci quanto fosse grande. Difatti, anche se per un giorno intero avesse detto: “Grande, grande!”, cosa avrebbe detto? Pur dicendo per tutto un giorno: “Grande”, alla fine avrebbe dovuto interrompersi, perché il giorno ha un termine; mentre la grandezza del Signore è prima dei giorni e fuori dei giorni, poiché non conosce giorno. Come esprimersi allora? Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire. Quale espressione avrebbe dovuto usare una lingua piccina per lodare un grande? Ha detto: Oltre ogni dire. È questa un’espressione sfuggitagli di bocca, ma con essa ha dato alla mente un delizioso tema di riflessione. È come se dicesse: Ciò che io non riesco ad esprimere, immaginalo tu e, dopo che ci avrai meditato, sappi che è ancora poco. E se il pensiero non è in grado di raffigurarselo, potrà la lingua descriverlo a parole? Grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni dire. Lui sia lodato e glorificato e la sua gloria venga proclamata [ovunque]! Così viene edificata la casa.
Egli è più terribile di tutti gli dèi. Esistono dunque degli dèi, rispetto ai quali egli è più terribile? Vediamo a chi si riferisca, e comprenderemo perché parli così. Frattanto però prima che ce ne parli statemi attenti, o carissimi. Terribile più di tutti gli dèi è colui che fra gli uomini comparve (per così dire) come uno spaurito. Non emisero forse dei fremiti le genti? e i popoli non tramarono vane insidie contro il Signore e il suo Cristo[1]? Non lo attorniarono, forse, quei tori ben ingrassati? Non s’infuriò, forse, contro di lui quel leone ruggente[2] che entrando nel cuore dei suoi persecutori, esclamò: Crocifiggilo, crocifiggilo[3]? Quasi che, con quel ruggito, riuscisse ad impaurire chi è terribile al di sopra, non dico degli uomini ma di tutti gli dèi! Il luogo ove egli intende costruirsi la casa è selvaggio, tanto che ieri si diceva: L’abbiamo trovato nei campi della selva[4]Quando diceva: Nei campi della selva, stava cercandosi proprio la casa. Ma perché era selvaggio quel posto? Gli uomini adoravano gli idoli, e non c’è da stupirsi che stessero pascolando dei porci. Erano infatti quel figlio che aveva abbandonato il padre e, vivendo da scialacquone, s’era consumato tutto il patrimonio con le prostitute, e ora pascolava i porci[5], cioè adorava i demoni. Mediante il culto idolatrico praticato dai gentili la terra era diventata tutta una selva. Ma colui che costruisce la casa sradica la selva, e per questo nel titolo del salmo si dice: Quando veniva edificata la casa, dopo la prigionia[6]. Gli uomini, infatti, erano prigionieri del diavolo e adoravano i demoni, ma vennero riscattati dalla prigionia. Essi avevano potuto vendersi, ma non erano in grado di riscattarsi. Venne il Redentore e sborsò il prezzo: versò il suo sangue e si riacquistò l’universo. Mi chiederete: “Cos’ha comprato?”. Guardate cosa ha sborsato e comprenderete cosa abbia comprato. Il sangue di Cristo, ecco il prezzo. Che cosa può valere tanto? Che cosa, se non tutto l’universo? Che cosa, se non l’intera umanità? Molto irriconoscenti nei confronti del prezzo sborsato per loro, ovvero enormemente superbi, sono quei tali che affermano essere stato quel prezzo così insignificante da potercisi ricomprare solo gli africani, ovvero si ritengono così importanti che ce lo volle tutto per ricomprare loro soli. Non gioiscano! non montino in superbia! Quello che egli versò lo versò per tutti. Egli sa che cosa abbia riscattato, sapendo qual prezzo abbia pagato. Essendo, dunque, stati liberati dalla prigionia, ecco che da allora si viene costruendo la casa. Ma, chi sono coloro che ci tenevano prigionieri? Notiamo, prima di tutto, che il compito di sradicare la selva è affidato a coloro cui si dice: Annunziate! Essi debbono abbattere la selva, cioè liberare la terra dalla schiavitù, e debbono mediante la predicazione erigere, cioè costruire, la mole della casa del Signore. Come infatti riuscire a sradicare la selva, se non mediante la predicazione di colui che è al di sopra di tutti gli esseri? Le genti avevano per loro divinità i demoni. Li chiamavano dèi, ma in realtà erano demoni, come apertamente asserisce l’Apostolo: I sacrifici dei gentili vengono immolati ai demoni, non a Dio[7]Immolando le loro vittime ai demoni, erano schiavi del demonio, e la terra era rimasta tutta intera come una selva. Fu allora che risuonò l’annunzio di chi è grande e degno di lode oltre ogni dire.
La grandezza di questo terribile al di sopra di tutti gli dèi si palesa nella distruzione da lui operata di tutte le superstizioni che tenevano schiavo il popolo che egli era venuto a redimere. E, come se qualcuno gli chiedesse: “Ma perché dici sopra tutti gli dèi? ci sono forse degli dèi?”, prosegue dicendo: Infatti tutte le divinità dei pagani sono demoni. Stia attenta la vostra Carità! Cosa sublime diceva or ora, quando affermava che il Signore è grande e, come incapace di esprimere tutta la sua lode, confessava che egli è degno di lode oltre ogni dire. Te l’ho già fatto notare: il salmista ti lascia immaginare da solo quel che lui personalmente a parole non riesce ad esprimere. Ma poi, tentando di dire anche lui qualcosa, cosa mi propone di grande riguardo al nostro Signore Gesù Cristo? Che egli è superiore ai demoni? Difatti, dopo aver affermato che egli è terribile più di tutti gli dèi, continua: Difatti tutte le divinità dei pagani sono demoni. Veramente non è una gran cosa essere superiore ai demoni! Tu stesso, se lo vuoi, lo puoi essere: basta che tu creda in lui. Consisterà, dunque, in questo la grandezza di quella lode per cui esclamava: Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire?Egli cerca di spiegarsi come a lingua umana è consentito; e sebbene grande sia lo Spirito Santo che pulsa lo strumento, tuttavia il suono deve passare per le strettoie dello spirito umano e tradursi in sillabe. Egli dunque suscita dei pensieri ma, volendoli tradurre a parole, cosa riesce a dire? Grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni dire. Di’ pure quanto sia degno di lode! forza! Prosegue: Egli è terribile al di sopra di tutti gli dèi. Ma perché dici: Al di sopra di tutti gli dèi? Poiché tutte le divinità dei pagani sono demoni. Ebbene, tutta la lode che merita colui che è degno di lode oltre ogni dire consisterà, dunque, nel fatto che egli è superiore a tutte le divinità del paganesimo, le quali sono demoni? Aspetta un istante e ascolta il seguito: Il Signore ha creato i cieli. Grande quindi non solamente più dei demoni, ma più dei cieli, creati da lui. Se non avesse detto altro che: Egli è al di sopra dei demoni, poiché tutte le divinità dei pagani sono demoni, e a questo si fosse ridotta la lode tributata al Signore, non avrebbe detto di Cristo nemmeno quello che noi siamo soliti pensare di lui. Ma egli aggiunge: Il Signore ha creato i cieli. Considerate la distanza tra i cieli e i demoni, e fra i cieli e colui che dei cieli è il creatore. Ecco quanto alto è il Signore. Né ha detto: “Il Signore ha il suo trono al di sopra dei cieli”, poiché, in tal caso, si sarebbe potuto pensare che un altro abbia creato i cieli e lui vi sia solamente seduto. Dice: Il Signore ha creato i cieli. Se ha creato i cieli, ha creato gli angeli; e come gli angeli, così ha formato gli Apostoli, cui obbedivano i demoni. Anzi, gli stessi Apostoli erano dei cieli portanti il Signore. E quale Signore portavano? Quello dal quale erano stati creati. E ascolta se siano o meno dei cieli! I cieli annunziano la gloria del Signore[8]. E a questi cieli è detto: Annunziate alle genti la gloria di lui, in mezzo a tutti i popoli i suoi prodigi. Poiché grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni dire: egli è terribile più che tutti gli dèi. Quali dèi? Tutti gli dèi delle genti, che sono demoni. Egli è terribile sopra tutti questi dèi. Il Signore, al contrario, ha creato i cieli. O cieli, che il Signore ha creati, annunziate in mezzo, alle genti la gloria di lui! Che su tutta la terra si edifichi la sua casa, e tutta la terra canti il cantico nuovo!

(Sant’Agostino, Sul salmo 95, 4-6)

[1] Cf. Sal 2, 1.
[2] Cf. Sal 21, 13-14.
[3] Mt 27, 23.
[4] Sal 131, 6; cf. Aug., En. in Sal. 131, 11.
[5] Cf. Lc 15, 12-15.
[6] Sal 95, 1.
[7] 1 Cor 10, 20.
[8] Sal 18, 2.

Fonte: Radiospada, 26.10.2019

venerdì 9 marzo 2018

domenica 28 agosto 2016

I tre mezzi supremi della dissoluzione in corso

Nella festa dell’insigne Dottore della Chiesa e vescovo d’Ippona Agostino, rilanciamo questo contributo.

Ludovico Fiumicelli, Madonna col Bambino in trono e Santi (SS. Agostino, Giacomo minore, Marina-Marino, Filippo apostolo) e doge Andrea Gritti (Vergine della Salute), 1536-37,  chiesa degli Eremitani, Padova

Luca Ferrari (da Reggio), Madonna con Bambino e Santi (SS. Agostino, Antonio da Padova e Giovanni Battista), 1640-54, Parrocchia Villa Estense, Padova

Ambito veneto, S. Agostino scrivente, 1773, Padova

Ambito emiliano, S. Agostino, XVIII sec., Bologna

Ambito veneto, SS. Atanasio ed Agostino, XVIII sec., Padova

Ambito veneto, Madonna della cintola con i SS. Agostino e Monica, XVIII sec., Padova

Ambito lombardo, S. Agostino, XVIII sec., Bergamo

Ambito napoletano, S. Agostino scrive ed abbatte l'errore, XIX sec., Cerignola

Ambito meridionale, S. Agostino, XIX sec., Lucera

I tre mezzi supremi della dissoluzione in corso

«Mentire è un vizio che conduce al male, ma è davvero una gran virtù quando è rivolta al bene. Perciò sii più virtuoso che mai. Si deve mentire come il diavolo, non timidamente, non di tanto in tanto, ma audacemente e sempre». (Voltaire, lettera a Thiriot)

di Massimo Viglione

Le ragioni per le quali il nostro mondo sta andando verso la dissoluzione e il nichilismo assoluto sono molteplici, ma ve ne sono tre fondamentali, su cui si basano tutte le altre.

1. Perché i dissolutori sanno che possono dire qualsiasi folle o ridicola menzogna (che i bambini di un anno hanno bisogno di sesso e quindi la pedofilia pacifica va accettata, o che è giusto cantare a ballare “Gelato al cioccolato” durante la Messa, o che l’Islam è una religione di pace, o che l’Italia è un paese proiettato verso il futuro, o che gli insetti sono buoni, e così via), che prima o poi, a furia di essere detta e ridetta, sarà da alcuni accettata, da molti difesa, da quasi tutti infine inverata;
2. perché i dissolutori sanno che qualsiasi cosa ci facciano (modificarci antropologicamente insegnando l’omosessualismo e il gender perfino nelle scuole ai nostri bambini, ridurci in miseria, toglierci il posto fisso e la pensione, mandare in galera gli innocenti che si difendono e liberare i violenti che assalgono gli innocenti, dare le case degli italiani agli immigrati, distruggere la nostra civiltà e dissolvere il nostro popolo mediante un’invasione generale delle nostre terre, profanare mostruosamente le cose più sacre della nostra religione, e così via)… noi non reagiamo. Basta una partita di calcio, un cellulare, un divertimento, e dimentichiamo tutto. Compresi migliaia di morti ammazzati nelle nostre strade senza difesa alcuna.
Loro sanno che noi non reagiamo. Ci hanno anche messo Facebook come sfogatoio generale… Tanto sanno che facciamo poco o nulla di concreto. Tutte cose per loro perfettamente gestibili.
3. Poi c’è l’adesione – conscia o inconscia che sia – alle mode e al “mainstream”: meglio non apparire scomodi, diversi, ma apparire come ci vogliono. Meglio non pensare e pensare solo a noi stessi.

Ecco le tre armi invincibili della dissoluzione, perché annullano ogni possibile reazione: menzogna, abitudine, moda.
Ci hanno tolto le armi per difenderci, ogni genere di armi. E, ora, di conseguenza, siamo indifesi.
In più, coloro che dovrebbero essere le nostre guide e i nostri difensori, i nostri maestri e punti di riferimento, sono passati nella quasi totalità con i dissolutori e sostengono il loro gioco in ogni modo possibile, ma anzitutto, ancora una volta, con la menzogna eretta a sistema di indottrinamento psicologico “delle masse”. Perché ci hanno trasformato da persone in “massa”.
E chi non si adegua, è intollerante, esagerato, pericoloso, ridicolo, oppure razzista, omofobo, ecc. ecc. E deve essere isolato, licenziato, emarginato, perché non accetta la menzogna, l’abitudine, la moda.
Ecco spiegato in poche righe il meccanismo operativo della dissoluzione.
Poi c’è il meccanismo ideologico a monte. Ma quello è molto più complicato.
Volete sapere qual è la verità? La verità è che oggi mentono tutti, o quasi tutti. Come nessun altra società della storia passata, la nostra è la società della menzogna eretta a sistema di vita pubblica.
Non per niente, come loro stessi dicono, siamo tutti figli di Voltaire.
E i risultati sono dinanzi ai nostri occhi.
Forse, sarebbe giunto il momento non solo di dirci la verità tutta e fino in fondo, ma – cosa enormemente più difficile a farsi – accettarla come essa è. Ammettere di aver sbagliato, magari per anni, magari per una vita intera. Ammettere che i “nostri eroi” mentono, e che sono diventati “eroi”, ovvero hanno raggiunto quella posizione di potere, proprio perché mentono. Dovremmo ammettere a noi stessi che non è difficile capire quando un potente, chiunque sia, mente: è sufficiente utilizzare il proprio cervello ed essere onesti fino in fondo. Costi quello che costi.
È l’unica via di salvezza che abbiamo. Altrimenti, il ghigno sulfureo di colui che è l’incarnazione stessa dell’illuminismo e della modernità ci sommergerà tutti per sempre.
Ricordiamoci di 500.000 cristiani che hanno dato la vita in Francia per non aver ceduto a quel ghigno tra il 1792 e il 1794.
Ecco uno spunto di meditazione in chiusura di questa estate del 2016.

sabato 6 agosto 2016

Un nuovo genere di fede? Confutazione di un articolo comparso sulla rivista "Apulia Theologica"

Pubblichiamo volentieri questa critica ad un articolo comparso sulla rivista della facoltà “teologica” pugliese Apulia Theologica, con la quale vengono stigmatizzate le tesi discutibili diffuse su questa. In primo luogo: la negazione dell’ispirazione divina delle Sacre Scritture, e dunque del valore della Rivelazione. Si dimentica in tal modo quanto insegna l’Apostolo Paolo, che chiama le Scritture eloquia Dei (Rom. 3); nonché quanto lo stesso rammenta al suo discepolo Timoteo nella sua II Epistola (2 Tim. 3, 16) e cioè che omnis Scriptura divinitus inspirata. Diversamente opinando, meglio opinando come ritiene la rivista pugliese, sottolinea sant’Agostino, tota scripturarum vacillaret auctoritas, ideoque et fides nostra (de doct. Christ., lib. I, cap. 27).
Per questo, come cattolici ribadiamo e riaffermiamo quanto stabilisce, tra l’altro, il Beato Pio IX in modo infallibile: «… Questa Rivelazione soprannaturale, secondo la fede della Chiesa universale, proclamata anche dal santo Concilio Tridentino, è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte ricevute dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli, ispirati dallo Spirito Santo, tramandate di generazione in generazione fino a noi [CONC. TRID., Sess. IV, Decr. De Can. Script.]. Ora questi libri, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, integri in tutte le loro parti, come sono numerati nel decreto del medesimo Concilio e come si trovano tradotti nell'antica edizione latina, devono ritenersi per sacri e canonici. La Chiesa li considera sacri e canonici non perché, composti da opera umana, siano poi stati approvati dalla sua autorità, e neppure perché contengono la Rivelazione divina senza errore, ma perché, essendo stati scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio come autore e come tali sono stati affidati alla Chiesa. Poiché quelle cose che il santo Concilio Tridentino decretò per porre conveniente freno alle menti presuntuose sono state interpretate in modo malvagio da taluni, Noi rinnoviamo il medesimo decreto e dichiariamo che questo è il suo significato: nelle cose della fede e dei costumi appartenenti alla edificazione della dottrina Cristiana deve essere tenuto per vero quel senso della sacra Scrittura che ha sempre tenuto e tiene la Santa Madre Chiesa, alla cui autorità spetta giudicare del vero pensiero e della vera interpretazione delle sante Scritture; perciò a nessuno deve essere lecito interpretare tale Scrittura contro questo intendimento o anche contro l'unanime giudizio dei Padri» (Beato Pio IX, Cost. Ap. Dei Filius, cap. II).
Lo stesso Pontefice, sempre infallibilmente, stabilì nel can. 4 relativo a questo capitolo: «Se qualcuno non accetterà come sacri e canonici i libri interi della sacra Scrittura, in tutte le loro parti, come li ha accreditati il santo Concilio Tridentino, o negherà che siano divinamente ispirati: sia anatema».
Ci domandiamo legittimamente come si faccia, al giorno d’oggi, a rimettere in discussione elementari verità di fede, solennemente affermate, e se sia davvero lecito rispolverare, in chiave relativista, antiche eresie, già condannate dalla Chiesa, quale lo gnosticismo. Nell’articolo, in effetti, si confuta l’idea gnosticheggiante, per la verità mai del tutto sopita all’interno di correnti eretiche di marca neoplatonica, di un Dio “femminilizzato”, che è un caposaldo della “teologia” da strapazzo fondata sulla concezione di quell’Androgino (cioè Ermafrodito, Uomo-Donna) primitivo, vagheggiato dalle tradizioni esoteriche (e che sarebbe presente, in questa prospettiva, pure nella Divinità …), e che sarebbe fondato sull’errata interpretazione del passo della Genesi laddove si afferma che l’uomo sarebbe immagine e somiglianza di Dio. Si dimentica però – come ben spiega l’Aquinate (ah quanto male deriva alla Chiesa dal non seguire più nei seminari e nelle scuole teologiche l’insegnamento dell’Angelico!) - che le creature irrazionali non sono a immagine e somiglianza di Dio: vi è in esse solo un vestigio del Creatore. Le creature angeliche innanzitutto, e poi anche gli uomini, sono a immagine di Dio (imago creationis) non nel corpo, ma nell’anima intellettuale. L’essenza dell’anima umana è immagine dell’unità della natura divina, le potenze, della Trinità delle Persone. Angeli e uomini possono poi essere a somiglianza di Dio nella Grazia, che è come una seconda creazione (imago recreationis), questa volta sovrannaturale, che diventerà consumata nella Gloria (imago similitudinis). Questa somiglianza non è comune a tutti gli uomini, ma solo a quelli che sono in grazia di Dio: può essere acquistata, ma anche perduta. Infine, l’uomo e la donna sono ad immagine di Dio per quel che riguarda il principale (l’anima spirituale e le sue potenze) ma solo l’uomo (vir) lo è per quel che riguarda gli aspetti secondari. In questo senso San Paolo afferma che «l’uomo è immagine e gloria di Dio, la donna invece è gloria dell’uomo» (per questo l’uomo deve pregare a capo scoperto e la donna col capo velato) perché «non viene l’uomo dalla donna, ma la donna dall’uomo; né fu fatto l’uomo per la donna, ma la donna per l’uomo» (1 Cor. 11, 9).
Risponde a queste “teologie”, che vorrebbero pure in Dio un principio femminino, sempre il nostro San Tommaso: «Come riferisce Sant’Agostino (12 de Trin. c. 5), alcuni ammisero nell’uomo l’immagine della Trinità, non rispetto a ciascun individuo, ma a più individui [della specie umana], affermando che “l’uomo fa pensare alla Persona del Padre; fa pensare a quella del Figlio ciò che deriva dall’uomo per generazione; e così dicono che la donna fa pensare alla terza Persona, cioè allo Spirito Santo, poiché essa è derivata dall’uomo, in maniera però da non essere figlio o figlia di lui”. La qual teoria appare assurda a prima vista. Primo, perché lo Spirito Santo verrebbe ad essere principio del Figlio, come la donna è principio della prole che nasce dall’uomo. Secondo, perché ciascun uomo non sarebbe fatto che a immagine di una sola Persona. Terzo, perché in questa ipotesi, la Scrittura avrebbe dovuto parlare dell’immagine di Dio nell’uomo soltanto dopo la produzione della prole». In una nota di commento alla Summa pubblicata dall’ESD, il domenicano Padre Tito Sante Centi ci precisa che la dottrina condannata era «abbastanza diffusa tra i Padri greci quando S. Agostino prese a refutarla» e ne sarebbe autore Metodio di Olimpo (+ 311). «La teoria - aggiunge p. Centi - ha trovato favore in alcuni teologi moderni, nonostante la netta opposizione di S. Agostino e di S. Tommaso».
Forse sarebbe bene che questi “teologi” neoplatonici ricordino la prescrizione del codice di diritto canonico: «I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa» (can. 212 § 1); «Coloro che si dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di manifestare con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti, conservando il dovuto ossequio nei confronti del magistero della Chiesa» (can. 218).
Ci chiediamo se coloro che scrivono su questa rivista siano disposti a sottoscrivere e ribadire queste verità di fede … .

Un nuovo genere di fede?

di Manuela Antonacci

Ciò che più colpisce nel leggere i primi due saggi contenuti nella rivista della facoltà teologica pugliese Apulia Theologica, nel numero dedicato al tema del rapporto tra Maschile e Femminile nelle Sacre Scritture, è senza dubbio la scarsa considerazione che di esse emerge. Ciò appare chiaramente sin dall’Introduzione, a cura di Sebastiano Pinto che si apre con le seguenti, testuali parole: La Bibbia è scritta da uomini e riflette la prospettiva maschilista e patriarcale delle società arcaiche (cfr. S. Pinto, Uomo e donna nella Bibbia: generi a confronto. Quello che le donne non dicono ma fanno, in Apulia Theologica, 2 (2016),  Maschile/femminile a più voci. La problematica, a cura di A. Caputo – L. Renna, Ed. EDB, Bari 2016, p. 5). Affermazione piuttosto azzardata e arbitraria che considera il testo sacro opera squisitamente umana, ponendosi in aperta contraddizione con quanto è contenuto nella Costituzione Dogmatica Dei Verbum a proposito della divina ispirazione delle Sacre Scritture.
Nel Capitolo III, sotto l’intestazione L’ispirazione divina e l’interpretazione della Scrittura la Costituzione afferma: «Le verità divinamente rivelate che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo. La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo […]» (DV 11).
L’analisi condotta da Sebastiano Pinto, nell’Introduzione e dalla teologa Selene Zorzi, nel primo saggio, invece, sembra smentire tutto questo.
Il quadro dell’Antico Testamento che ci forniscono è infatti assai povero e avvilente. Si tratta di un’analisi che tende a vivisezionare le Sacre Scritture e a tracciare un confine netto tra un Antico Testamento foriero di antiche ideologie patriarcali, che avrebbe influito in modo negativo sulla costruzione dei ruoli femminili, arrivando addirittura, nei secoli, a ridimensionare la missione delle donne cristiane; eppure, proprio l’Antico Testamento è composto, in parte, da libri dedicati a donne considerate straordinarie, Ester e Giuditta, descritte come esempi eccezionali di coraggio e fortezza, quindi virtù tipicamente “maschili”, fornendo un’idea tutt’altro che stereotipata della donna che ama e serve Dio; quanto al Nuovo Testamento, esso sarebbe dominato da un Gesù, il cui modo di vivere la propria virilità avrebbe portato, secondo le affermazioni di Selene Zorzi, alla costruzione di un modello di maschilità non “machista”, abbattendo finalmente, l’androcentrismo imperante nell’Antico Testamento. Nel suo saggio la teologa afferma, infatti, che: «La modalità in cui Gesù ha vissuto la sua mascolinità costituisce una critica alla maschilità androcentrica, a un assetto antropologico e sociale in cui l’uomo maschio è al centro e supporta piuttosto una prospettiva comunionale della Chiesa, della società e delle relazioni di genere. La mascolinità di Gesù può essere dunque il punto di confronto e ripensamento forte per le nuove forme di ricostruzione del maschile» (S. Zorzi, Maschile/ Femminile nella tradizione teologica, ivi, p. 44).
Certamente, il culmine della Rivelazione di Dio agli uomini è rappresentata da Cristo stesso, il Logos, la Parola per eccellenza, come sottolinea la stessa Dei Verbum: «La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione» (DV 2).
Il Figlio non solo è la persona che trasmette la verità, ma è Lui stesso la pienezza della Rivelazione.
Tuttavia, la storia della salvezza, dalla creazione ai patriarchi, dall'alleanza ai libri sapienziali, nelle parole e nei segni, è preparazione a questa rivelazione definitiva (cfr. DV 3). Per questo non ha senso operare un distinguo arbitrario tra contenuti più o meno “evoluti”, più o meno “maschilisti” più o meno “moderni” e “accettabili” all’interno delle Sacre Scritture, che invece sono il frutto dell'unico Autore divino.
Ponendosi, al contrario, in un’ottica sbagliata, ideologica e prevenuta si rischia, infatti, di fornire una lettura parziale e dunque superficiale del testo sacro, laddove, ad esempio, come nel saggio della Zorzi, ci si ostini a soffermarsi solo sull’uso “discriminante” delle categorie di genere e di determinate espressioni, perdendo completamente di vista la “sostanza” ovvero il messaggio di salvezza contenuto nei testi analizzati.
Ad esempio, nel racconto del Genesi, vero e proprio canto dell’amore di Dio che esplode nella creazione, la Teologa si sofferma sulla presunta misoginia contenuta nell’immagine con cui viene descritta la creazione di Eva «plasmata dalla costola di Adamo».  Espressione con cui, secondo la Zorzi, si intenderebbe sottolineare la presunta inferiorità di Eva (e quindi della donna) rispetto all’uomo, non valutando, nemmeno per un momento, invece, l’ipotesi più plausibile e sensata che con tale espressione, nel testo biblico si intenda, al contrario, affermare l’identità strutturale tra l’uomo e la donna, riconfermata nell’affermazione finale di Adamo: «Essa è carne della mia carne e ossa delle mie ossa».
Tutto questo comporta il pagamento di un prezzo salato: la perdita o forse la “dimenticanza” del messaggio di salvezza contenuto nel libro del Genesi.
Genesi è il punto di partenza della storia d’ amore e amicizia tra Dio e l’uomo, creato ad “immagine e somiglianza” del suo Creatore, non può essere ridotta ad un puzzle di espressioni più o meno limitanti e limitate.
Riducendo l’analisi del testo biblico alla descrizione puramente formale dell’uso delle categorie grammaticali di genere, come si evince dal saggio della Zorzi, si incorre nel pericolo di perdere la “perla preziosa” del Messaggio sotteso alle Sacre Scritture, che si dispiega nei modi e tempi più vari e creativi, in quanto suggeriti dallo Spirito stesso. A conferma di questo ci viene ancora una volta in soccorso la Dei Verbum: «Le verità divinamente rivelate che sono contenute ed espresse nei libri della Sacra Scrittura furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri. Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità affinché agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte. Poiché, dunque, tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna ritenere per conseguenza che i libri delle Sacre Scritture insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture» (DV 11).
Dio dunque è veramente l’Autore della Bibbia e nonostante la varietà dei suoi redattori umani, delle espressioni contenute in essa e del contesto storico-sociale in cui essi hanno vissuto e operato, la Sacra Scrittura è un testo profondamente unitario, a motivo dell’unicità del suo Autore.
Con forza la Tradizione della Chiesa afferma, attraverso la Dei Verbum, le parole dell’apostolo Paolo. «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona» (2 Tm 3, 16).
La perdita di tale consapevolezza porta ad una lettura parziale e deviante della Scrittura, così come emerge dal saggio della Zorzi, in particolare, nella sua analisi conclusiva in cui insiste nell’affermare che l’uso di un’immagine di Dio, solo al maschile, avrebbe contribuito a diffondere e giustificare la diffusione di un’ideologia “sessista”. A sostegno della sua tesi, la Zorzi cita Mary Daly (filosofa e teologa statunitense, nonché femminista radicale) la quale affermava che «Se Dio è maschio, allora il maschio è Dio» (cfr. M. Daly, Al di là di Dio Padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne, Editori Riuniti, Roma 1990, p. 27) intendendo sottolineare, in questo modo, come Dio sia stato usato per supportare strutture sociali oppressive nei confronti delle donne.
È davvero il caso di verificare l’attendibilità dell’affermazione di Mary Daly, insieme ad un’altra sua “celebre” frase, questa volta rivolta direttamente contro la Chiesa Cattolica: «Una donna che chiedesse la parità nella Chiesa potrebbe essere paragonata a un nero che chiedesse la parità nel Ku Klux Klan» (Id., La Chiesa ed il secondo sesso, prefazione 2° edizione, Milano, Rizzoli 1982).
 In risposta a queste elucubrazioni basterà semplicemente portare degli esempi concreti, anzi “incarnati”: non parole ma fatti.
Fino a centocinquanta anni fa gran parte delle donne istruite era composta da cattoliche religiose e questo è tutt’altro che un caso. Pensiamo a santa Caterina da Siena, consigliera di papi e re, che la Chiesa ha definito “Dottore”, così come Ildegarda di Bingen (che Zorzi cita spesso nel suo saggio) che ha fornito contributi importanti nel campo della teologia, della medicina, della scienza, della musica ecc.
Come dimenticare Santa Teresa d’Avila che, dopo aver riformato un ordine religioso corrotto, ha fondato numerosi monasteri e ha scritto opere considerate dei “classici“ della teologia, anch’ella dichiarata Dottore della Chiesa? E infine (ma di esempi si potrebbe citarne all’infinito) Giovanna d’Arco, addirittura una donna guerriera che guidava gli uomini in battaglia.
Questo perché, in barba alle affermazioni denigratorie di chi accusa le Sacre Scritture e di conseguenza anche la Chiesa Cattolica che ne diffonde l’insegnamento, di aver in qualche modo diffuso una mentalità oppressiva nei confronti della donna, in realtà, questi e tanti altri casi concreti, dimostrano che non è esistita una religione - più del Cristianesimo - e un’istituzione - più della Chiesa Cattolica - che abbiano tanto promosso la donna; ma tale graduale emancipazione è stata ingiustamente trascurata (o forse dovremmo dire “discriminata”?) perché promossa da donne che indossavano l'abito religioso.
Eppure il discorso della Zorzi, si spinge ancora oltre l’androcentrismo presente e diffuso nelle Sacre Scritture; nella sua analisi, tesa a dimostrare il volto femminile di Dio, cerca di esasperare persino i “generi”, che alcuni padri hanno metaforicamente attribuito alle Persone della Santissima Trinità. Scrive dapprima: «Una seconda traiettoria è quella che ha riscoperto le immagini di Dio come madre: tale filone emerge dalla terminologia dell’utero (rehem). Dio ha viscere di misericordia (rahamim), quindi ama con amore di una madre» (S. Zorzi, op. cit., p. 42). Qualche pagina seguente aggiunge: «Abbiamo visto infatti che il Padre è maschile ma ha un utero, è materno. Gesù, il Logos, la seconda persona della Trinità incarna un’immagine femminile di Dio, la Sapienza […]. Lo Spirito Santo è femminile, ma come diceva Gerolamo, in ebraico ruah è femminile, in greco pneuma è neutro, in latino Spiritus è maschile […]. Siccome le proprietà di genere non si possono identificare con una sola persona in Dio, ovvero non sono intransitive, allora sono di tutti e tre: il maschile e il femminile appartengono a Dio stesso» (ibidem, p. 46).
Appare un’analisi del Mistero trinitario, che stride con l’atteggiamento e le affermazioni di Agostino d’Ippona, contenute nel De Trinitate in cui, al contrario, questi, sottolineando l’ineffabilità dell’essenza divina, afferma: «Dio è colui che è», e cioè sia il Padre, sia il Figlio, sia lo Spirito Santo. Agostino conduce gradualmente il lettore alla contemplazione di quel grandissimo mistero, attraverso  le relazioni tra le tre Persone divine e le loro diverse funzioni. Il Figlio ha la funzione di condurre i credenti alla contemplazione del Padre, missione che compie mostrandoci concretamente l’amore del Padre, con la morte sulla croce; e poi, l’amore del Padre è effuso nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo (De Trin. 1,8,17). Ma ciò che Agostino sottolinea e che qui ci preme riportare, è la sua assoluta convinzione che la contemplazione costituisca la ricompensa della fede, il premio a cui i cuori puri si preparano purificandosi con la fede (De Trin. 12, 15,25). Non una mera conoscenza logico-razionale ma una conoscenza intellettiva delle cose eterne (ibidem).
Quello del Santo di Ippona, è un suggerimento prezioso sul modo in cui vanno accolti i divini misteri ed intende essere, in questa sede, la risposta a qualunque analisi formale delle Sacre Scritture e del Mistero di Dio: Dio è luce, afferma Agostino «ma non la luce che vedono i nostri occhi ma quella che vede il cuore quando sente dire: è la Verità. Non cercate di sapere che cos’è la Verità perché immediatamente si interporranno la caligine delle immagini corporee e le nubi dei fantasmi e turberanno la limpida chiarezza che al primo istante ha brillato al tuo sguardo, quando ti ho detto: Verità. Resta se puoi nella chiarezza iniziale di questo rapido fulgore […] ma non puoi, tu ricadi in queste cose abituali e terrene» (De Trin., 8,2).
È destinato, insomma, a diventare “abituale e terreno”, qualunque ragionamento umano che pretenda di scandagliare il mistero di Dio con categorie prettamente e miseramente umane, non aggiungendo nulla di più alla conoscenza di Lui, ma costringendo, al contrario, a ripiegarsi sulla nostra finitezza e a prenderne ancora una volta, amaramente, coscienza.

domenica 29 maggio 2016

“Tanto igne divíni amóris æstuábat, ut, ei feréndo impar, ingésta aqua pectus refrigeráre cogerétur. Extra sensus frequénter rapta, diutúrnas et admirábiles éxtases passa est, in quibus et arcána cæléstia penetrávit, et exímiis a Deo grátiis illustráta fuit” (Lect. V – II Noct.) - SANCTÆ MARIÆ MAGDALENÆ DE PAZZIS, VIRGINIS

La festa di quest’anima serafica del Carmelo di Firenze (+ 25 maggio 1607 e canonizzata da Clemente IX nel 1669) fu dapprima introdotta da Clemente X nel calendario, nel 1670, fissandola al 25 dello stesso mese, col rito semidoppio. In seguito, con l’istituzione della festa di san Gregorio VII nel 1728, fu portata al 27. Quando, nel 1899, Leone XIII estese, per lo stesso giorno, l’ufficio del Venerabile Beda alla Chiesa universale, santa Maria Maddalena dovette cedere il posto al nuovo dottore e la sua festa fu trasferita al 29.
Roma cristiana ha eretto una parrocchia alla nostra santa nel 1976, consacrata nel 1983, situato a Casal de’ Pazzi (quartiere Ponte Mammolo). La chiesa fu visitata da papa Giovanni Paolo II il 15 marzo 1987.
La messa è quella del Comune delle Vergini, come il 10 febbraio. La prima colletta è propria.
Tra i doni speciali, che hanno reso celebre santa Maria Maddalena, della nobilissima famiglia dei Pazzi di Firenze (quella stessa famiglia, per intenderci, che era antagonista dei Medici e che divenne celebre per la nota congiura ai danni di Giuliano e Lorenzo de’ Medici del 26 aprile 1478), notiamo il profumo, che, ancora oggi, emana delle sue spoglie verginali conservatesi senza corruzione.
Sono anche celebri le numerose rivelazioni che ebbe la Santa; tra esse ce n’è una che riguarda l’immensa gloria ottenuta in cielo da san Luigi Gonzaga. Una bella massima della Santa è anche rimarchevole. Santa Teresa aveva costume di ripetere: “O soffrire, o morire”. Santa Maria Maddalena modificò questa parola, e ne integrò il significato: “Non morire, ma soffrire”. Di fatto, tutta la nostra gloria futura dipende dalla parte che avremo avuto alla passione di Gesù. È solamente per questo che la vita è preziosa.


Anonimo, S. Maria Maddalena de' Pazzi in estasi riceve lo Spirito Santo per ogni giorno dell'ottava della Pentecoste in queste sette forme di Nuvola di Fuoco di Colonna, di Fiume, di Colomba, di Vento, XIX sec., collezione privata

Francesco Curradi, S. Maria Maddalena de' Pazzi,1626 

Andrea Sacchi, Le tre Maddalene (SS. Maria Maddalena del Giappone, Maria Maddalena penitente, Maria Maddalena de Pazzi), 1634, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma

Lazzaro Baldi, La Madonna dona il velo della purezza a S. Maria Maddalena de’ Pazzi, 1669 circa

Anonimo, S. Maria Maddalena de Pazzi, XVII sec., Eremo carmelitano di S. Maria degli Angeli, S. Martino alla Palma

Agostino Melissi (attrib.), S. Agostino incide sul cuore di S. Maria Malddalena de' Pazzi, XVII sec., collezione privata


Juan de Valdés Leal, SS. Margherita de’ Pazzi, Agnese, Apollonia e Giovanna Scopelli (o beata Giovanna da Tolosa?), XVII sec., Chiesa del Carmelo Calzado, Cordova

Antonio Van de Pere, Visione di S. Maria Maddalena, che viene incoronata da Cristo e da Maria, 1670 circa, Santuario della Virgen del Carmen de PP Carmelitas, Medina del Campo

Pedro de Moya y Agüero, Visione di S. Maria Maddalena de Pazzi, 1640-74, Museo de Bellas Artes, Granada



Ciro Ferri, Vergine e santa Maria Maddalena dei Pazzi, 1684, Cappella Maggiore, Chiesa di S. Maria Maddalena de Pazzi, Firenze


Luca Giordano, La Vergine Maria presenta il Bambino Gesù a S. Maria Maddalena, 1685, Cappella Maggiore, Chiesa di S. Maria Maddalena de Pazzi, Firenze


Scuola di Carlo Maratti, S. Maria Maddalena de Pazzi, 1700, Accademia di S. Luca, Roma

Scuola di GD Sagrestani, S. Agostino scrive sul cuore della santa, 1700 circa

Giovanni Camillo Sagrestani, S. Maria Maddalena de' Pazzi, XVIII sec., museo diocesano, Arezzo

Alessandro Franchi, Estasi di S. Maria Maddalena, XIX sec., Seminario vescovile, Firenze