Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 8 aprile 2018

Educare, non tradurre – Editoriale di aprile 2018 di “Radicati nella fede”

Pubblichiamo in questa Domenica In Albis o della Divina Misericordia l’editoriale di aprile di Radicati nella fede, già pubblicato da Chiesa e postconcilio e Riscossa cristiana.




EDUCARE, NON TRADURRE


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno XI n. 4 - Aprile 2018

La Chiesa nei secoli si è preoccupata di spiegare e non di tradurre. E “tradurre” non è spiegare, anzi a volte è sinonimo di “abbandonare”.
Va di moda da troppi anni, dentro la Chiesa Cattolica, un mea culpa incomprensibile, che nel cinquecentenario dell'eresia protestante è diventato addirittura un mea culpa assordante: la Chiesa ha trascurato la Sacra Scrittura, Lutero ce ne ha ricordato l'importanza, oggi la Chiesa ha rimesso al centro la Bibbia.
Come si fa a dire che la Chiesa ha trascurato la Sacra Scrittura? Come si fa a negare il lavoro di secoli per commentarla e spiegarla; come si fa a censurare tutto il lavoro educativo svolto dal magistero di secoli a partire dai Padri della Chiesa? E dire che i Padri hanno sempre commentato la Sacra Scrittura in abbondanza, anzi quasi esclusivamente.
Ma allora perché questo ripetitivo e miope mea culpa?
Semplicemente perché si è generalmente frainteso lo “spiegare” con il “tradurre”, e questo in casa cattolica!
Tutto questo ha una logica in casa protestante: se ciascuno deve diventare interprete delle Scritture secondo l'ispirazione interiore che dal Cielo discende su di lui, è sufficiente tradurre in lingua comprensibile i testi sacri. Peccato che nemmeno Lutero e gli altri capi protestanti seguirono quello che dicevano di sostenere, visto che violentemente resero pubblica tutta la loro falsa teologia di interpretazione dei testi biblici: Lutero e gli altri sostituirono la loro interpretazione, la loro dottrina, alla dottrina del magistero della Chiesa di 1500 anni. I protestanti seguono così non la Bibbia, ma la dottrina dei loro tristi fondatori.
Ma in casa cattolica questo non viene più detto, anzi viene nascosto sotto una falsante valorizzazione della Bibbia... l'inganno protestante ha colpito, ha colpito i cervelli!
La Chiesa ha il dovere, il compito di spiegare e non di tradurre: deve educare tenendo insieme tutta la Rivelazione, tutta la Bibbia evitando scelte riduttive; deve tenerla insieme tutta mentre ne comunica la chiave interpretativa che è Gesù Cristo. Deve trasmetterla tutta senza i tagli e le censure che ne pratica ogni eresia di ieri e di oggi.
La Chiesa deve educare trasmettendo tutta la dottrina che ha nel Messale romano il vertice della sua sintetica purezza.
Invece in questi tristi anni molti nella Chiesa hanno pensato di rinnovarsi semplicemente traducendo, pensando che facilitando l'approccio immediato sorgesse per i fedeli una più ampia comprensione del Cristianesimo.
Niente di più falso e ingannevole!
Il facilitare con il tradurre è diventato tra noi banalizzazione. Si è rinunciato al compito grave di trasmettere tutto e insieme. Tutto Cristo, in tutta la Rivelazione, in tutta la Scrittura e in tutta la Dottrina.
L'esito è sotto gli occhi di tutti: una ignoranza abissale del cristianesimo da parte dei cattolici romani. Una ignoranza spaventosa su tutti i punti essenziali: la Trinità, la divinità di Gesù Cristo, le due nature in Cristo, la vita di Grazia, la dottrina sui Sacramenti, la resurrezione della carne... cosa resta del Cristianesimo in mezzo ai cattolici? Tutto è spaventosamente ridotto ad una vaga religiosità naturale che abbraccia ogni possibilità immorale.
Eh sì, si è tradotto e si è abbandonati a se stessi i fedeli.
Questo lo capimmo subito con la questione della Messa: tradotta fu banalizzata e ora i cattolici non sanno più cosa sia, compresi troppi preti!
Come al solito su tutto questo regna un silenzio assordante: dove sono tutti i sociologi cattolici, preti e non, pronti a valutare l'impatto delle riforme sulla vita dei fedeli? Perché non rilevano questo cataclisma che sta facendo scomparire il cattolicesimo in casa cattolica?
Stupido o complice che sia, questo silenzio è inaccettabile, occorre gettare la maschera e dire le cose come stanno.
I Protestanti con la scusa di tradurre, liberando dall'insopportabile latino i cristiani, hanno di fatto cambiato la dottrina: erano ancora fortunati loro perché, combattendo la retta fede cattolica ricca di dottrina, erano obbligati a sviluppare una dottrina contraria – dicevano di lasciare alla privata interpretazione la Bibbia, in verità hanno indottrinato protestanticamente.
In casa cattolica invece si è portato oggi ad estreme conseguenze l'inganno protestante: grazie al modernismo che ha svuotato i dogmi e quindi la dottrina, si predica un'adesione a Cristo senza contenuti: una vaga religiosità dove dietro parole ancora cattoliche passa proprio tutto e il contrario di tutto. Ognuno la pensa come vuole e i preti – i pochi ancora rimasti – devono benedire.
Con la scusa del dialogo con i fratelli separati si sono rotti i bastioni di difesa e ciò che il protestantesimo aveva tristemente solo iniziato, da noi il Modernismo ha definitivamente compiuto: lo svuotamento del Cristianesimo, guscio vuoto senza la rivelazione divina.
Per questo diciamo con convinzione: preoccupiamoci di educare, di insegnare, e non di tradurre.
Anzi, proprio la difficoltà di accostamento ai testi, si tratti della Messa o della Bibbia, obbligherà pastori e fedeli a mettersi nella giusta prospettiva, quella di insegnare e comprendere nella sua vera globalità.
Ai sacerdoti il grave compito di introdurre a tutto il Cristianesimo, senza accontentarsi di intrattenere semplicemente i fedeli su qualche aspetto.
Ai fedeli il dovere di lasciarsi educare a tutta la dottrina cristiana, fin nelle sue conseguenze più pratiche.
La mania di tradurre ha inaugurato la stagione della banalizzazione, e questa chiesa che ha scelto di intrattenere è già morta.
Occorre che sussista sempre la Chiesa madre, che educa i suoi figli sperando contro ogni speranza.

mercoledì 6 luglio 2016

Santa Maria Goretti, esempio di moralità e di spirito di sacrificio in un aforisma di Enrico Berlinguer

Nella festa liturgica della Santa Maria Goretti, possiamo domandarci: cosa unisce la fanciulla martire della purezza ad Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano?
Nulla. Apparentemente. In realtà, la santa fanciulla (insieme, per la verità, alla partigiana Irma Bandiera) fu additata, proprio da Berlinguer, allora primo segretario della FGCI, ad esempio di moralità alle giovani militanti dello stesso Partito Comunista Italiano. Si trattava, evidentemente, di un altro partito, di un’altra base e di un altro elettorato di riferimento, che aveva conservato – nonostante l’ateismo – certi valori morali ricevuti dalla tradizione e dall’educazione cattolica di quelle generazioni.
Le ragazze italiane, però, disattendendo il suggerimento di Berlinguer, preferirono cambiare non prendendo a modello della loro vita la fanciulla, che aveva anteposto la morte alla perdita di innocenza.



sabato 9 gennaio 2016

Card. Burke: “La relazione finale del Sinodo è seriamente ingannevole”

In una recente intervista del card. Burke, il prelato è tornato a pronunciarsi sulla relazione finale del Sinodo ordinario sulla famiglia, conclusosi lo scorso mese di ottobre. Lo ha fatto dopo che la relazione è stata divulgata nella traduzione ufficiale in inglese (da circa tre settimane).
Il cardinale, pur lodando alcuni passaggi della relazione sinodale che a suo avviso andrebbero salvati, si è detto preoccupato, da un lato, per la lettura fattane da P. Spadaro in un articolo su La Civiltà Cattolica, che pure noi avevamo già segnalato in precedenza (v. qui e qui), e dall’altro perché, effettivamente, nella relazione si sono adoperate espressioni ambigue sia riguardo alla questione dell’accesso alla Comunione dei divorziati risposati sia perché si sono omessi i richiami alla dottrina ed alla prassi della Chiesa su vari aspetti, quali, ad es., quello concernente la responsabilità educativa dei genitori nei confronti dei figli. In un contesto quale quello dell’attuale società in continua evoluzione, e sostanzialmente scristianizzato ed edonista, per il card. Burke bisognerebbe ripartire dal Catechismo, cioè catechizzare i giovani e coloro che si accostano al sacramento del matrimonio come se fosse per la prima volta che ascoltassero l’insegnamento della Chiesa.
La prima parte dell’intervista – in inglese – è riprodotta da THE WANDERER del 4.1.2016. La seconda parte è dell'11.1.2016.
Ne rilanciamo una sintesi – sempre in inglese – tratta da Corrispondenza romana e da Lifesite News.

Cardinal Burke calls final synod doc
‘deceptive in a serious way’

January 6, 2016 (LifeSiteNews) – In an interview with the Wanderer published Monday, Vatican Cardinal Raymond Burke, Patron of the Sovereign Military Order of Malta, voiced grave misgivings about the Synod on the Family’s final report, released in English three weeks ago.  The cardinal referred to the fact that the final report, while quoting John Paul II’s Familiaris Consortio, omitted the key line that affirms the Church’s practice of “not admitting to Eucharistic Communion divorced persons who have remarried.” Cardinal Burke said, “The final report’s paragraph on this topic is deceptive in a very serious way.”
“It gives the false impression,” he said, that the Church has a way open for access to the sacraments by remarried divorcees without living chastely. “It is just the opposite,” added Burke.
While the cardinal acknowledged that “there are many good things in the final report,” he noted several areas needing clarification. “I do not think the statement about parental responsibility for education is adequately stated,” he said. “It could give the impression that parents are not the first ones who are responsible for the education of their children.”
The Vatican cardinal called for a revitalized catechesis of the faithful with particular attention to teachings on marriage and family. “If we know — as surely we do — that the culture is completely opposed to the teaching contained in [Humanae Vitae and Familiaris Consortio], if we know — as surely we do — that many of the faithful are not well catechized and will tend to go along with what the culture thinks rather than what the Church teaches, then we must realize that it is incumbent upon us to evangelize with regard to marriage and family as if for the first time. In my judgment, that is the sole answer.”

Fonte: Corrispondenza romana, 8.1.2016

martedì 16 dicembre 2014

I grandi del Catechismo: San Pio X e il Ven. G. B. Trona

Lo scorso 14 dicembre, Cristina Siccardi ha tenuto una relazione in Mondovì dedicata ai grandi del Catechismo, indicati nelle figure di S. Pio X e del Ven. oratoriano Giovanni Battista Trona: il primo autore del celebre Catechismo, che porta il suo nome, articolato in domande e risposte; il secondo estensore, in pieno secolo dei Lumi, del pregevole testo noto come “Catechismo di Mons. Casati” (dal nome del vescovo di Mondovì che lo promulgò) ed al quale lo stesso papa Sarto s’ispirò.


I grandi del Catechismo: San Pio X e il Ven. G. B. Trona

di Cristina Siccardi

«Instaurare omnia in Christo» è il timone al quale si mise San Pio X quando salì sulla nave di San Pietro. È l’obiettivo che si prefisse fin dal principio e che scrisse nella sua prima enciclica, quella programmatica, E supremi apostolatus del 4 ottobre 1903.
Egli è stato fra i più grandi riformatori di tutta la storia della Chiesa, come ebbe a dire lo studioso Aubert. Fu tra i Pontefici più attivi di tutta la storia e la sua forza risiedeva nel suo essere super partes. Da un lato condannò e dall’altra riformò: Riformare per restaurare! Leggiamo nel numero di «Civiltà Cattolica» del 1908[1]: «Restaurare un edificio non è abbatterlo per farne un altro; è rinnovarlo, conservandolo e preservandolo. Tale fu l’opera instauratrice di Pio X; d’incremento e di miglioramento da un lato, di correzione e di difesa dall’altro».
L’operato di San Pio X fu a 360°: il nuovo, nuovissimo, poiché nella storia della Chiesa non era mai esistito, Codice di Diritto Canonico (Codex iuris canonici); la riforma della Curia Romana (dal 1588 la situazione era ingessata); la fondazione dell’Istituto biblico; l’erezione dei Seminari centrali-regionali; la legislazione per una migliore e solida formazione del clero; la nuova disciplina per la prima – e più frequente – Comunione; la restaurazione della musica sacra; il poderoso atteggiamento che ebbe contro gli errori del Modernismo e la sua energica difesa della libertà della Chiesa in Francia, in Germania, in Portogallo, in Russia e altrove…
La grande preoccupazione di San Pio X fu quella di osservare, con sgomento, lo scollamento che si era creato nella società che andava via via secolarizzandosi e scristianizzandosi. Dalle filosofie illuministe erano nati il liberalismo, il positivismo, lo scientismo, lo storicismo, il sociologismo… insomma il relativismo di cui parlerà Benedetto XVI, che arriverà a definirlo «dittatura del relativismo». La Chiesa dei modernisti era quella che rinunciava a guidare il mondo per essere trascinata dalla cultura moderna. San Pio X comprese che la Chiesa era in pericolo: della modernità utilizzava soltanto quegli strumenti utili ad essere appunto mezzi, ma non le finalità. La Chiesa è sempre identica a se stessa nella sua essenza: difesa della Fede e difesa della Chiesa. La Chiesa non può mutare la sua natura, non può conformarsi agli obiettivi del mondo. Non è un’istituzione umana, non è l’Onu, non è un organo internazionale e ha una natura non solo umana, ma divina, essa è, prima di tutto, Corpo mistico di Nostro Signore. «La politica della Chiesa»,m diceva, «è quella di non fare politica e di andare sempre per la retta via».
Grande sua apprensione: la separazione, la cesura fra Fede e vita (proprio quella richiesta dal liberalismo e dagli stessi modernisti), togliendo così, come poi avverrà in uno sviluppo a valanga, i crocifissi dalle pareti, ma anche dai cuori. Pio XII lo beatificò nel 1951 e lo canonizzò nel 1854, il suo fu un atto che andò oltre la canonizzazione della sua persona, innalzò all’onore degli altari non solo Giuseppe Sarto, ma anche il suo Pontificato.
Per realizzare questo disegno in terra San Pio X avviò un piano santamente ambizioso e di riforma generale poiché non solo le forze nemiche, liberali e massoniche, minacciavano la Chiesa, e i semi avvelenati del liberalismo e del modernismo (termine presente per la prima volta nella Pascendi) avevano ormai attecchito con successo in alcuni ambienti “cattolici”, sia nel clero, sia fra i laici[2]; ma si era andato formando, in particolare sotto il Pontificato di Leone XIII (1810-1903), un clima di stanchezza e di apatia nei Seminari, nelle parrocchie e persino nelle celebrazioni delle Santa Messe, dove erano entrati addirittura canti profani, bande musicali, arie di opere liriche… fra le azioni di Papa Sarto ci fu anche la Riforma della musica sacra: avvalendosi della consulenza di un eccellente esperto e compositore come Lorenzo Perosi (1872-1956), diede al canto gregoriano la preminenza assoluta nella Liturgia.
Il Modernismo, definito nella Pascendi, «sintesi di tutte le eresie», tentava di coniugare Vangelo e positivismo, Chiesa e mondo, filosofia moderna e teologia cattolica; esso aveva visto i suoi albori in Francia, dove si era consumata la Rivoluzione che aveva abolito il diritto divino, incoronando la «dea ragione». Il motto «liberté, egalité, fraternité», che aveva prodotto il testo giuridico della Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen (26 agosto 1789), divenne, lungo i decenni, il lite motive di molti pensatori cristiani che decisero di inchinarsi al mondo, senza più condannare gli errori e senza più preservare l’integrità della dottrina della Fede. Fu proprio contro questa mentalità che San Pio X decise di combattere al fine di tutelare gli interessi di Cristo e della Sua Sposa.
Profonda Fede, amore immenso per la Chiesa, grande umiltà e grande sensibilità. Uomo dalle poche parole e dai molti fatti, era sempre teso a compiere la volontà di Dio, anche quando, chiamato ad alte mansioni, sentiva tutto il peso gravoso delle responsabilità; ma una volta accolto l’impegno, la sua preoccupazione era quella di rispettare e far rispettare leggi e principi divini, senza distrazioni verso il rispetto umano e il consenso delle opinioni del mondo. Non cercò mai i riflettori, ma soltanto la difesa dei diritti del Creatore e la salvezza delle anime.
Dal campanile di Riese, dove nacque il 2 giugno 1935, passò a quelli di Salzano e di Treviso per poi arrivare a quello di San Marco a Venezia e approdare a quello di San Pietro a Roma, tuttavia rimase sempre identico a se stesso: libero da ogni passione terrena, continuò a voler vivere in povertà, come lasciò scritto nel suo Testamento: «Nato povero, vissuto povero e sicuro di morir poverissimo». Povertà per sé, ma non per Dio: non lesinava mai corredi e paramenti nella Sacra Liturgia.
Le riforme furono uno scossone decisamente forte a Roma. Procedendo con autorità di Pastore responsabile dell’incarico assegnatogli. San Pio X compì in pochi anni una serie di riforme, alcune delle quali erano reclamate da secoli, parecchie delle quali passarono come rivoluzionarie e si urtarono contro la resistenza passiva dei vari conservatori, quelli dello Status quo.
Le riforme si realizzarono non senza il superamento di ostacoli di varia natura e i drastici mutamenti non furono certo indolori.
Ha scritto lo studioso Giovanbattista Varnier:
«Siamo proprio sicuri che Pio X apparve ai contemporanei così poco moderno, così conservatore come tanti testi ce lo hanno tramandato?» Felice quesito e felice intuizione. La risposta indiretta giunge da una celebre fonte narrativa, ovvero da quel capolavoro che è il Gattopardo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa, formidabile affresco della Sicilia nel doloroso trapasso dall’epoca borbonica a quella dello Stato unitario italiano, dove nobiltà e borghesia si contendono la scena. L’autore della sua unica opera letteraria, uscita postuma nel 1958, chiude la narrazione ambientandola nel maggio del 1910. Sono trascorsi 50 anni e le 3 signorine di Casa Salina (Concetta, Carolina, Caterina) consumano il loro tramonto nelle pratiche religiose, in una forma piuttosto bigotta. Arriva il Vicario generale dell’Arcidiocesi di Palermo che, seguendo le disposizioni pontificie aveva iniziato un’ispezione agli oratori privati. Carolina reagisce: «Questo Papa dovrebbe badare ai fatti propri, Farebbe meglio». Alla visita del Cardinale Arcivescovo di Palermo Carolina va in escandescenze: «Per me questo Papa è un turco».
La sua fu una Riforma globale perché si rese conto che non era più possibile utilizzare gli strumenti ereditati così come erano, ma occorreva riorganizzare e dare nuova linfa e ordinare ciò che non funzionava, secondo parametri più confacenti alle necessità urgevano.
Fu un grande realista!
Uomo di azione e non di buoni propositi ideali e utopici. Sapeva come sono gli uomini e sapeva che cos’è la Chiesa, la quale ha un solo ed unico scopo imprescindibile, la Salus animarum per la quale è stata fondata da Gesù Cristo, il reale Capo della Chiesa. San Pio X era ben cosciente di essere l’umile vicario che con saggezza deve assolvere il suo mandato di governo.
Dunque cambiamenti e riforme per stare al passo delle nuove esigenze, ma sempre avendo al primo posto la difesa della Fede e della Chiesa dalle idee sovversive e dalle insidie.
Il Suo Pontificato ebbe un’ampiezza tale da accorpare sia le esigenze che si erano accumulate lungo i secoli, sia le prospettive future che con sapienza e perspicacia aveva decodificato: la società si secolarizzava sempre più in un mondo che offriva mirabili opportunità in campo scientifico, tecnologico, economico; mondo che avrebbe potuto inghiottire tutto e tutti se non orientato da Cristo e dalla Chiesa, cadendo in errori di pensiero, di azione e di morale. Il suo disegno fu: restaurazione cristiana generale e in questo senso deve essere vista tutta la sua opera di riforme e la sua lotta al Modernismo: «sintesi di tutte le eresie», come ebbe a definire tale fenomeno nella Pascendi Dominici Gregis del 1907.
Con la condanna, nel dicembre del 1903, di alcune opere dell’esegeta e storico Alfred Firmin Loisy (1857-1940), venne aperta l’epoca della repressione. L’Èvangile et l’Église comparve fra i libri condannati, si trattava del «livre rouge»[3], che venne considerato come il manifesto del Modernismo. Oltre Loisy furono chiamati inutilmente all’ordine altri studiosi francesi: Houtin (1867-1926), Laberthonnière (1860-1932), Le Roy (1870-1954). Dopodiché fu la volta di Antonio Fogazzaro (1842-1911), autore del romanzo Il Santo, pubblicato nel 1906: assertore del movimento modernista, egli sostenne la volontà di coloro che chiedevano di sottoporre a critica storica i testi biblici. Con Il Santo si propose di rinnovare le coscienze dei cattolici. La condanna all’Indice del romanzo (5 aprile 1906) prelude la condanna del Modernismo da parte del Sommo Pontefice, che arriverà con l’enciclica Pascendi Dominici Gregis dell’8 settembre 1907. Imprescindibili furono per il Papa la denuncia e la condanna degli errori, non lo avesse fatto non avrebbe potuto mettere in atto l’obiettivo del suo Pontificato: «Instaurare tutto in Cristo», che significava innanzitutto diagnosticare ciò che impediva a Cristo stesso di regnare e per farlo regnare occorreva che la società venisse ricristianizzata grazie alla presenza robusta della Chiesa, la quale poteva agire soltanto con il ministero di sacerdoti degni di essere tali. Ad un sacerdote più che la scienza raccomandava la pietà e ad un sacerdote secolare, uso ad operare nel mondo, raccomandava più che la pietà la prudenza. «Saper tacere, sapersi barcamenare, ascoltare tutti, esporsi il meno possibile era condizione essenziale per la sopravvivenza e la credibilità di un prete in cura d’anime»[4].
L’ideale di sacerdote a cui sempre guardò don Giuseppe Sarto era quello del Sommo Sacerdote, Gesù Cristo, né mitizzato, né rivoluzionato: umile e povero Gesù, che redime dal peccato e imprime la grazia. Il sacerdote amato e desiderato da questo Papa, ignis ardens[5], veste la talare della coerenza, della costanza e della perseveranza, trabocca di virtù, è padre solerte, è ministro benedicente che cura con amore e con i sacramenti il suo gregge, proprio come il buon Pastore:
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore»[6].
San Pio X visse per realizzare questa missione stabilita ed indicata da Cristo: allontanare i mercenari dal gregge ed essere un fedele Pastore che conduce le sue pecore, quelle che lo riconoscono, e anche quelle «che non sono di quest’ovile», per diventare un solo gregge con un solo Pastore. Non è un caso che sulla sua scrivania, in Vaticano, avesse in bella vista una statuetta, di discrete dimensioni, di colui che disse:
«Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore. Chi l’ha messo nel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il sacerdote. Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il sacerdote. Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, ogni volta il sacerdote. Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il sacerdote. Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del sacerdote. Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No. Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No. La Santa Vergine non può far scendere il Suo divin Figlio nella Santa ostia. Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere. Un sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”. Che cosa grande è il sacerdote!…»[7].
Autore di tale brano è il Santo Curato d’Ars[8], vero Alter Christus, che il Papa riformatore e restauratore della Chiesa, fra i più attivi Pontefici di tutta la storia, beatificò l’8 gennaio del 1905 nella Basilica di San Pietro.
Il Cardinale Burke, che ha scritto la prefazione al libro, ne esalta le doti e, in particolare, la sua straordinaria opera catechetica.
Pochissimi sanno che San Pio X, per redigere il celebre Catechismo (quello Maggiore uscito nel 1905 e quello più divulgato nel 1912) attinse al Catechismo di un Vescovo, Monsignor Michele Casati (1699-1782), la cui stesura è da attribuire al Venerabile Giovanni Battista Trona (1682-1750)[9], chiamato «Apostolo del catechismo e Apostolo delle virtù teologali», fu lui, infatti, a scrivere l’Atto di Fede, l’Atto di Carità e l’Atto di Speranza. Egli merita di essere presto innalzato all’onore degli altari.
Il Venerabile Trona fu eccellente direttore di anime. Scriveva a Carlo Vincenzo Ferrero, Marchese d’Ormea (1680-1745), Ministro di Stato di Carlo Emanuele III (1701-1773), affinché la sua Fede crescesse più della sua fama e del suo prestigio:
«Quello che non è eterno vale poco. Quel che conta è l’eternità, e la carità che ne è la via. Gli anni passano e con essi passiamo anche noi. La salvezza è il sommo bene, gli altri ci sono dati in aggiunta. Per questo cerchiamo di trovare ogni anno il tempo per fare gli esercizi spirituali: qui conta solo l’eterno»[10].
Al tempo del religioso filippino, come in quello di San Pio X, non scarseggiavano i sacerdoti, ma scarseggiavano i catechisti anche fra i presbiteri. Proprio ai sacerdoti padre Trona iniziò ad insegnare catechismo; perciò scrisse molte opere di teologia adatte a loro e ai cappellani rurali, insieme a volumi sulle virtù teologali che ebbero immediata approvazione da parte di Papa Benedetto XIV (1675-1758).
Nel 1765 il Vescovo Casati pubblicò a Mondovì, ad uso della propria diocesi, un Compendio della dottrina cristiana. Il testo era del Venerabile Trona e rispecchiava la cura a scegliere quanto era «dottrina della Chiesa universale», liberata dalle «private dottrine di teologi, ancorché cattolici»[11]. L’autore compilò, quindi, una catena di formule concise, tali da essere di facile memorizzazione (ricordiamo che la maggior parte delle persone erano analfabete). Sue fonti risultano essere il catechismo del Concilio di Trento, quelli di Jacques Bénigne Bossuet (1627-1704), di Monsignor Jean-Pierre Biord che fu Vescovo di Ginevra e Annecy dal 1764 al 1785 e, in parte, la dottrina di Bellarmino.
Gradatamente il Catechismo Casati-Trona sostituì quello di Bellarmino e i vari catechismi diocesani del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, della Toscana, della Sardegna, fino a diventare quello più diffuso e finì per essere il fondo dottrinale e letterario del Catechismo di San Pio X.
Concludiamo ricordando che il fascicolo della Pascendi, custodito all’Archivio Segreto Vaticano, comprende 300 fogli: il primo documento del fascicolo è un autografo del Papa di una pagina e mezza, in esso viene evocata con grande lucidità la situazione drammatica del momento storico, la quale può essere letta, oltre che per interesse storiografico, anche per la sua incredibile attualità:
«L’implacabile nemico del genere umano non dorme mai; secondo le vicende dei tempi, ed il prodursi degli avvenimenti cambia tatticamente linguaggio, ma sempre pronto alla lotta, anzi quanto più l’errore inseguito dalla verità è condannato a nascondersi e tanto più è da temersi per le pericolose imboscate dietro le quali non tarderà molto a ristabilire le sue batterie sempre micidiali. – Perciò non potremo mai abbandonarci ad una falsa sicurezza senza incorrere in quegli anatemi lanciati contro i falsi profeti che annunciavano la pace dove la pace non era, e cantavano la vittoria quando tutto ci chiamava al combattimento. – E per questo è necessario in tutti i tempi, ed è specialmente in questo, in cui la grande cospirazione ordita direttamente contro nostro Signore GCristo, contro la sua religione soprannaturale e rivelata, contro dei popoli i falsi maestri che dicono bene al male e male al bene, vocantes tenebras lucem et lucem tenebras, seducendo molte intelligenze che si piegano ad ogni vento di dottrina. – Per questo crediamo sia venuto il tempus loquendi»[12]. Anche oggi, come allora, è tempo di parlare.

[1] «La Civiltà Cattolica», 1908 vol. IV, p. 514.

[2] Il modernismo si diffuse in tutta Europa. Fra i principali esponenti: i francesi Alfred Loisy (1857- 1940) e Lucien Laberthonnière (1860-1932); gli italiani Salvatore Minocchi (1869–1943), Romolo Murri (1870-1944), Ernesto Buonaiuti (1881-1946), Antonio Fogazzaro, 1842-1911; l’irlandese George Tyrrell (1861-1909); gli inglesi Maude Petre (1863-1944) e Friedrich von Hügel (1852-1925).

[3] «Libro rosso», dal colore della copertina.

[4] G. Romanato, Pio X… op. cit., p. 118.

[5] Definizione che veniva assegnata a San Pio già in vita. Cfr. C. Albin de Cigala (chapelain du Maréchal du Conclave), Vie intime de Pie X, ouvrage orné de gravures, P. Lethielleux, Libraire-Èditeur, Paris 1904.

[6] Gv 10, 11-16.

[7] A. Monnin, Spirito del Curato d’Ars, Ed. Ares, Roma 1956, p.81-82.

[8] Giovanni Maria Vianney (1786-1859) venne canonizzato il 31 maggio 1925 da Pio XI (1857-1939), che nel 1929 lo dichiarò patrono dei parroci.

[9] Giovanni Battista Trona nacque a Frabosa Soprana, nel monregalese, il 18 ottobre 1682. Nella sua esemplare famiglia, stimata e di molta pietà, trascorse una fanciullezza segnata da povertà e stenti, rattristata inoltre dalla morte prematura del padre e da grave debolezza fisica, poi superata per intercessione di Vicent Ferrer (1350-1419). All’età di tredici anni, Giovanni Battista assistette all’omicidio della madre, reagendo con grande fede e con il perdono cristiano dell’assassino. Questi fu in seguito persino da lui beneficato. Compiuti privatamente i primi studi, entrò nel 1695 nel Seminario di Mondovì, ove si distinse per il suo comportamento esemplare e la spiccata intelligenza. Ricevette l’ordinazione presbiterale il 19 settembre 1705. Avrebbe voluto partire missionario, ma fu dissuaso dal suo Vescovo, che lo invitò ad entrare nella Congregazione dell’Oratorio, istituita in diocesi l’anno precedente. Padre Trona si prodigò per l’istruzione del popolo e la riforma del clero, contribuendo alla pacificazione dei dissidi e ad alleviare le sofferenze dei poveri. Predicatore instancabile, percorse le zone più impervie della diocesi di Mondovì e si distinse particolarmente nell’apostolato catechistico, rivolto a tutte le categorie e le età. È comunemente a lui attribuita la stesura del Catechismo di Monsignor Casati, dal nome del Vescovo che lo promulgò, a cui attinse il Catechismo di San Pio X. Fra le sue opere va pure ricordato il Trattato sulle tre virtù teologali spiegate al popolo. Proprio come San Filippo Neri, ebbe una particolare predilezione per i giovani e si dedicò ad essi anche come direttore spirituale delle regie Scuole di Mondovì, incaricò che accettò nel 1729 e condusse sino al termine della sua vita. Fu consigliere di Carlo Emanuele III di Savoia (1701-1773) e del ministro di Stato Marchese Ormea (1680-1745), della cui amicizia si servì per il bene delle anime e per riannodare i difficili rapporti sociali e politici del tempo. Benedetto XIV (1675-1758) gli dimostrò la sua stima, onorandolo di preziose lettere autografe, come pure fecero numerosi vescovi piemontesi che trovarono in lui un valido consigliere. Apostolo del catechismo, Padre Trona morì mentre faceva catechismo ai fanciulli, il 13 dicembre 1750, nella casa dell’Oratorio di Mondovì, la cui costruzione egli aveva promosso. La Chiesa ha riconosciuto le virtù eroiche di Giovanni Battista Trona il 15 maggio 1927, dichiarandolo Venerabile.

[10] M.C. Carulli, Una vita tutta per gli altri. Il Venerabile Giovanni Battista Trona sulla base dell’antica biografia scritta nel 1781, Stampato in proprio, Edizione fuori commercio – Villaggio Famiglia Mariana, Frabosa Soprana (CN) 1997, p. 49.

[11] Lettera del 28 luglio 1761, Raccolta di lettere pastorali dell’illustrissimo… mons. M. C., Torino 1778, p. 73.

[12] Archivio Segreto Vaticano, Epistolae ad principes. Positiones et minutae 157 (1907-08), fascicolo 35a.

Fonte: Cristina Siccardi, 15.12.2014. La relazione è stata anche rilanciata dal blog Messa in latino, 16.12.2014

venerdì 5 dicembre 2014

Card. Burke: "Senza il riconoscimento del vero bene comune ... la società si rompe ed è subito assalita dalla violenza e dalla distruzione"

Wisconsin native Cardinal Raymond Burke calls for ‘new evangelization’

Burke greets people after celebrating Mass at Trinity Academy.

By Annysa Johnson


Pewaukee — Catholic education, in the family and in schools, is essential to the transformation of culture and a bulwark against today’s increasingly secular society, Wisconsin native Cardinal Raymond Burke told hundreds of Catholics who gathered Thursday for a fundraising dinner in Waukesha County.
And he called on Catholics to embark on a “new evangelization” that stressed the common good.
“Without the recognition of the common good ... society breaks down and is soon beset by the violence and destruction,” said Burke, who drew repeated standing ovations from the crowd of nearly 300.
A theological conservative who has been critical of what some perceive as the progressive leanings of Pope Francis, Burke said Catholics must resist the secular culture’s “grievous attacks” on marriage and family, the “aggressive homosexual agenda” and attacks on the innocent unborn.
“The Christian life, if lived with integrity today, is necessarily countercultural,” Burke said.
Burke spoke at a $100-a-plate fundraiser for Trinity Academy, a traditional Catholic school in Pewaukee founded and operated by Susan and Robin Mitchell, who are longtime friends and supporters of the cardinal. The dinner was part of a two-day visit that included a tour of the school and Mass for students and faculty.
A Friday Mass will be open to the broader community and is expected to draw, among others, a recent high-profile convert to Catholicism, U.S. Rep. James Sensenbrenner.
Many gathered at the Country Springs Hotel in Pewaukee to see Burke, who serves as an adviser to Trinity. Dozens waited in line for him to sign copies of his new book, “Remaining in the Truth of Christ,” which is a collaboration with four other conservative cardinals.
They greeted him reverentially, many calling him “your eminence” or bowing to kiss his ring. One woman asked him to bless a holy medal and was overcome with emotion as she walked away.
“He is such a beautiful person. Just to be in the same room with him is a blessing,” said Lucia Roman of Sussex.

A defender of church teachings

Several said they respect Burke for upholding church teachings on such issues as marriage and abortion as well as church traditions.
“Tradition is just as important as scripture,” said David Tennessen of Shorewood, who attends St. Stanislaus Parish on Milwaukee’s south side that offers the traditional Latin Mass. “We have a duty to uphold the traditions of the church. We won’t have a church if we don’t.”
Burke, who was born in Richland Center, served as the Bishop of La Crosse and archbishop of St. Louis before Pope Benedict XVI tapped him to head the Vatican’s highest court, the Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura, in 2008. Burke is considered an expert on canon law.
Burke has emerged in recent years as the standard-bearer for the theologically conservative wing of the Catholic Church. He is outspoken in his views; he has long maintained, for example, that pro-abortion rights politicians should be denied communion.
Burke bolstered that reputation at the recent Synod of Bishops on the Family in Rome, where he joined other conservatives in rejecting efforts to change teaching — and in some cases, just tone — on how the church responds to gay relationships, marriage, divorce and contraception.
In the wake of the synod, he has amplified his criticism, likening the church to a “rudderless ship” under the current pontiff in a recent interview.
Burke has been twice demoted since the former archbishop of Buenos Aires succeeded Pope Benedict in March 2013.

Removed from post

Last year, Francis removed Burke from an influential panel that helps select American bishops. Last month, Burke was removed from the curia, or Vatican bureaucracy, with his demotion from the Vatican court to the largely ceremonial position as patron of the Knights of Malta.
Vatican watchers have debated whether the moves were punitive or meant to silence Burke.
Author and longtime Vatican journalist John Thavis sees them as neither.
Thavis said it is not unusual for a new pontiff to bring in his own people, and that Francis still has critics in the curia.
“The pope wants those people to be part of the discussion in the church,” said Thavis, author of “The Vatican Diaries,” who blogs at www.johnthavis.com.
He does not believe the moves would likely silence Burke.
“I expect that he will keep speaking his mind. He certainly never hesitated in the past, and I don’t think his new job came with a gag order,” he said. “On the other hand, his influence is lessened.”
Burke will no longer have an automatic seat at key Vatican meetings, according to Thavis. And some have questioned whether he will be invited to take part in next year’s follow-up to the Synod of Bishops on the Family.
In his remarks Thursday, Burke quoted extensively from the writings of Pope John Paul II — whose name elicited applause from the crowd — and Pope Benedict XVI. He did not reference Francis directly, or the controversy surrounding the Synod of Bishops.
His reference to spiritual “seasickness,” which echoed his recent remarks he made about Francis to a Spanish newspaper, drew quiet laughter in some parts of the room.

A believer in education

Burke spoke about the role of Catholic schools and families to lay the moral foundation for children, and as such, for society.
Catholic school enrollment nationally has fallen dramatically over the last half century, from a peak of 5.2 million students in the 1960s to 1.9 million today, according to the National Catholic Education Association.
In the 10-county Archdiocese of Milwaukee, enrollment is 31,619, down from 32,193 in 2011.
Founded in 1997, Trinity operates independently of the Archdiocese of Milwaukee, although when now-Cardinal Timothy Dolan was archbishop, he consecrated the chapel. The school educates 175 students in grades kindergarten through 12.