Sante Messe in rito antico in Puglia

Visualizzazione post con etichetta pauperismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pauperismo. Mostra tutti i post

giovedì 4 ottobre 2018

San Francesco celebrato dagli antifrancescani

Nella festa liturgica di S. Francesco, rilanciamo questo contributo di Cristina Siccardi.

Particolare della tomba di S. Francesco d'Assisi, Cripta, Basilica Inferiore di S. Francesco, Assisi

Collaboratore di Simone Martini, S. Francesco, 1318-19, Transetto destro, Basilica Inferiore di S. Francesco, Assisi


Bartolomé Esteban Murillo, S. Francesco abbracciato al Crocifisso, 1668-69, Museo de Bellas Artes de Sevilla, Siviglia



Eugène Burnand, S. Francesco benedice Assisi, 1919

Eugène Burnand, S. Francesco malato nel palazzo del Vescovo di Assisi, 1919


Eugène Burnand, S. Francesco sul letto di morte, 1919


Statua di S. Francesco, Santuario di S. Francesco, Castelvecchio Subequo












San Francesco celebrato dagli antifrancescani

di Cristina Siccardi


San Francesco d’Assisi, che ha risollevato la Chiesa del XIII secolo insieme all’opera di san Domenico di Guzman, non è la figura edulcorata, svirilizzata, dialogante e ambientalista che si è fatta di lui a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso; non rappresenta le istanze dello spirito del Concilio Vaticano II; né raffigura il buonista da salotto e senza logica,tanto caro a molti contemporanei, sia fra il clero che fra i laici; né si fa portabandiera pacifista o portavoce delle «diversità necessarie», come le definisce il Cardinale Gianfranco Ravasi.
Nei giorni scorsi, proprio il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha aperto ad Assisi i lavori (21-22 settembre) della manifestazione culturale «Il Cortile di Francesco» con una lectio dal titolo Le differenze necessarie. «Le differenze viste non come ostacolo, ma come arricchimento umano», ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato.
«Non come muri, ma come ponti, che avvicinano e fanno incontrare gli uomini, le loro storie, le loro culture e tradizioni. L’anteprima del Cardinale Ravasi racchiude in sé l’essenza di questa quarta edizione: quelle differenze, appunto, che saranno il filo conduttore degli oltre trenta incontri ospitati ad Assisi».
La festa di san Francesco, che la Chiesa si sta apprestando a celebrare il 4 ottobre, si è già aperta ad Assisi, quindi, sotto auspici antifrancescani. L’articolo dello stesso Ravasi, pubblicato su Il Corriere della Sera il 16 settembre scorso, è dimostrazione plastica del pensiero che demolisce il mirabile seme evangelico e missionario del Cavaliere di Nostro Signore che sposò Madonna Povertà.
Innanzitutto l’autore apre il suo pezzo con le parole né di San Francesco, né di Cristo, per il quale san Francesco visse e morì divenendo lui stesso immagine del Crocifisso (primo stigmatizzato della Storia della Chiesa), bensì di Konrad Adenauer (1876-1967), uno dei padri fondatori dell’Unione Europea: «Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte», perciò più le pluralità si evidenzieranno e si mescoleranno su uno stesso tessuto globalizzato e maggiori saranno i vantaggi, in quanto non solo le differenze esistono, ma esse sono necessarie per la realizzazione della «pienezza dell’umanità stessa».
Cita poi il filosofo politico, difensore della cosiddetta «società aperta» – parola “magica” che, intollerante del rispetto delle identità, ha annientato il Cristianesimo in Europa – Karl Popper (1902-1994), il quale sosteneva che non si deve credere «all’opinione diffusa che, allo scopo di rendere feconda una discussione, coloro che vi partecipano debbano avere molto in comune. Anzi, più diverso è il loro retroterra, più feconda sarà la discussione. Non c’è nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci fosse stata la torre di Babele, avremmo dovuto costruirne una».
San Francesco d’Assisi è all’estremo opposto di questo pensiero che ha disgregato e distrutto la coscienza cattolica. Per san Francesco c’è Gesù Crocifisso e tutto, ma proprio tutto, deve ruotare intorno a Lui, perché soltanto Cristo è portatore della Verità e della Salvezza.
Gli insegnamenti di san Francesco non avevano alcunché di plurale, erano monotematici per essenza: portare Cristo e il Vangelo alle anime per sanarle dai peccati e condurle in Paradiso. Tuttavia il suo parlare e il suo ammonire non risultarono mai monotoni, ma vitalizzarono e convertirono migliaia e migliaia di persone, portando migliaia e migliaia di vocazioni. E la gemma di san Francesco si schiuse di generazione in generazione in tutto il mondo, per secoli e secoli.
Tutto il resto, ovvero, tutto ciò che sta fuori dalla Verità rivelata, affermava san Francesco, non è solo noia, ma tenebre. Lascia scritto: «Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me. Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto”. […] il Padre abita una luce inaccessibile, e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio. Perciò non può essere visto che nello spirito, poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla. Ma anche il Figlio, in ciò per cui è uguale al Padre, non può essere visto da alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo. Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l’umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati» (Ammonizioni, I, § 141).
San Francesco non usa mai mezzi termini, formule accomodanti, eufemismi per edulcorare la terapia dell’anima macchiata dal peccato originale e da quello personale, sia esso mortale o veniale. E sebbene oggi questi termini infastidiscano orecchie amanti delle credenze più disparate, gli insegnamenti di colui che meritò le stesse piaghe di Cristo rimangono impresse a fuoco nelle Fonti francescane.
Il suo modo di essere rimanda molto al cappuccino san Pio da Pietrelcina e non solo per le stigmate che condivisero. Entrambi vissero l’immensa umiltà e l’amata povertà, ma anche l’intransigenza nella tutela della Fede e nel rigore della difesa dell’anima propria e altrui.
Ecco perché san Francesco giunge a dire che vi sono molti religiosi che «ritornano al vomito della propria volontà. Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi» (Ivi, § 151) e nei confronti «di quelli che non vogliono osservare i comandamenti di Dio» usa espressioni tonanti e taglienti come quelle delle Sacre Scritture, in grado di risvegliare i peccatori e di scuotere le anime assopite: «Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: “Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti”. Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, e il prossimo tuo come te stesso”» (Lettera ai fedeli, II, § 186).

sabato 10 giugno 2017

Chiesa dei poveri? No, Chiesa borghese - Editoriale di giugno 2017 di “Radicati nella fede”

Rilanciamo, nella festa di S. Margherita di Scozia, Regina e Vedova, quest’editoriale di Radicati nella fede, rilanciato anche da Chiesa e postconcilio, 5.6.2017.



William Hole, S. Margherita a Queensferry, 1899, Scottish National Portrait Gallery, Edimburgo




CHIESA DEI POVERI? NO, CHIESA BORGHESE.


Editoriale di “Radicati nella fede
Anno X n. 6 - Giugno 2017

Nell’ideologica lettura della storia della Chiesa nell’ultimo secolo concluso, si pone l’alternativa tra la Chiesa Conservatrice, quella prevalente prima del Concilio, e la Chiesa Aperta, quella vincente dal Concilio in poi. Così, nella semplificazione pubblicitaria a favore della Chiesa moderna, questa alternativa tra il prima e il poi, diventa la contrapposizione tra Chiesa dei ricchi e Chiesa dei poveri.
Invece la vera alternativa, perché alternativa c’è tra la chiesa di prima e quella di poi - su questo hanno ragione i modernisti e gli ammodernati -; invece l’alternativa vera è tra la Chiesa dei Semplici, poveri o ricchi che siano, e la Chiesa dei Borghesi, poveri o ricchi che siano.
Questa chiesa che oggi è vincente, i cui membri comandano a tutti i livelli, questa chiesa mostrata dai media, la cosiddetta “Chiesa Conciliare”, non è certo la chiesa dei poveri come si è voluto far credere, è la chiesa dei borghesi.
Borghese è colui che concepisce la vita a partire da sé. Borghese è colui che parte da sé per costruire la vita. Tutta la Sacra Scrittura parla dei poveri, che sono beati: poveri sono coloro che sperano solo in Dio e non possono sperare in se stessi. Il borghese invece, anche quando è religioso, salva qualcosa di sé; e con ciò che ha salvato giudica e modifica tutto il cristianesimo, morale e fede compresa.
Basti pensare a come in nome della libertà, e della libertà di coscienza, si sia distrutta tutta la morale e pastorale della Chiesa. La libertà borghese reinterpreta così tutti i comandamenti. Per questo i Pastori della Chiesa non dicono più ad alta voce che una cosa è peccato, per non ledere la libertà dei fedeli. Pensiamo a tutta la mortale confusione sul matrimonio, sulla procreazione e sulla legge naturale... ormai la Chiesa non dice più niente, siamo alla desolazione del peccato organizzato.
Inoltre, lasciatecelo dire, cosa unisce tutta la caotica e confusa compagine di espressioni della “Chiesa Conciliare”: semplicemente il concetto borghese della vita. Altro non la unisce: non troverete una posizione uguale all’altra, ognuno fa veramente ciò che vuole reinventandosi il proprio cristianesimo.
Paolo VI con l’Humanae vitae reagì profeticamente contro la chiesa borghese... forse troppo tardi. Fu Dio a guidarlo, attraverso la Tradizione..., non se la sentì, contro il parere di molti prelati, di contraddire la tradizione morale della Chiesa Cattolica riguardo alla procreazione e la regolazione delle nascite; riconfermando su quell’aspetto la Tradizione, lì Pietro fu Pietro. Ma fu tutto lì, non si capì che bisognava arginare su tutto il fronte l’avanzata della chiesa borghese.
Così, nel silenzio/non-assenso, la chiesa borghese non cessò nella sua rivoluzione, che aveva nella nuova messa con le sue condizioni laicali la carta di accesso nella falsificazione della tradizione.
E la chiesa ancora “sana”, non resistendo allo spirito borghese, si avviò all’autodistruzione che ormai si sta consumando.
Invece bisognava reagire... “Siate uomini di Dio, siate uomini di reazione”... diceva il Père Emmanuel André ai suoi monaci, spaventato dal Naturalismo che stava penetrando nella Chiesa a fine ‘800.
Per essere di Dio è essenziale reagire al male: non si può abbracciare il bene senza rifiutare il male, è un’illusione tipicamente borghese. È l’illusione della chiesa di oggi, dei suoi Pastori a tutti i livelli della gerarchia. E il rifiuto del male deve essere deciso, pubblico, deve essere una reazione: è proprio ciò che la chiesa di oggi non vuole, e firma così la sua fine, forse la fine del cristianesimo nelle nostre terre.
Un autore tanto propagandato dai radical chic, ma tanto censurato e non capito dagli stessi, Pierpaolo Pasolini, fu inascoltato quando scriveva:
 “... Se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa... la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo... Essa dovrebbe passare all’opposizione... Dovrebbe passare all’opposizione contro un potere che l’ha così cinicamente abbandonata, progettando, senza tante storie, di ridurla a puro folclore... Riprendendo una lotta che è per altro nelle sue tradizioni (la lotta del Papato contro l’Impero), ma non per la conquista del potere, la Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano... il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante... O fare questo o accettare un potere che non la vuole più: ossia suicidarsi ”.
Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di rifiutare la chiesa borghese, vera falsificazione della Sposa di Cristo.
Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di volere anche questa reazione; non si possono disgiungere... l’hanno capito quelli che in modo feroce non la vogliono, non sempre quelli che la vogliono.
O fare questo o accettare il suicidio della Chiesa in mezzo a noi.

giovedì 20 ottobre 2016

Riflessioni marginali da parte di chi è ... marginale ..... ad un'intervista di Giacomo Galeazzi

Dopo l’articolo di domenica scorsa pubblicato su ben due paginoni centrali dal quotidiano de La Stampa, per parlare di un movimento – asseritamente marginale all’interno della Chiesa – di contrasto al Vescovo di Roma, il co-autore dott. Galeazzi è ritornato sul tema con una sua intervista: Pierluigi Miele, La “Cyber guerra” contro Papa Francesco. Intervista a Giacomo Galeazzi, in Rainews, 18.10.2016. Ci sarebbe da dire: se il fantomatico movimento oppositivo fosse marginale, o pressoché irrilevante, l’enfasi che se ne è data è certamente controproducente, poiché significa tirarlo fuori da quella presunta marginalizzazione o irrilevanza in cui sarebbe confinato, dandogli notorietà (cfr. Goffredo Pistelli, La Stampa cala l’elmo in difesa di Papa Francesco dai putiniani, in Italiaoggi, 20.10.2016). Forse era questo il vero intento dei dott.ri Tornielli e Galeazzi? Cioè tirar fuori dall’anonimato ed indistinto quel movimento variopinto? Non si attacca se non chi si teme o, forse, guardando al subconscio, quelli che, segretamente, si ammirano o, forse, ancora si bacchettano questi movimenti “marginali”, ma in realtà si vorrebbe bacchettare il Vescovo di Roma … secondo l’adagio Parlare a nuora, perché suocera intenda.
Non abbiamo il tempo di seguire le reazioni a quest’articolo né vogliamo esprimere dirette considerazioni, benché ce ne sarebbero. Francamente, però, questa dimostrazione di “muscoli” non ci interessa, preferendo seguire la nostra strada.
Per chi, con animo più battagliero del nostro, voglia seguire un po’ da vicino queste vicende rinviamo volentieri ai vari aggiornamenti forniti da MiL (v. Lista di proscrizione sui cattolici “cattivi”: numeri di lettori dei blog, altre considerazioni e secondo aggiornamento, in blog MiL – Messa in latino, 20.10.2016; Aggiornamenti sugli articoli de La Stampa e La Nuova Europa, ivi, 17.10.2016; Articolo de La Stampa di oggi sui tradizionalisti: alcune nostre riflessioni, ivi, 16.10.2016; MiL annoverato tra gli “adoratori” di Putin antibergogliani. (La Stampa 16.10.2016), ivi. Qui rilancia le risposte di don Nicola Bux già da noi pubblicate qualche giorno fa e che sono state parimenti pubblicate, riprese dal nostro blog, da Chiesa e postconcilio e da Cristianesimo cattolico) così come a Chiesa e postconcilio (La Stampa: Tornielli, Galeazzi & Introvigne inseriscono CHIESA E POSTCONCILIO nel “grande gombloddoh” antibergogliano, in Chiesa e postconcilio, 16.10.2016), a Radiospada (Cristiano Lugli, Le comiche: ‘La Stampa’ e i suoi strafalcioni su Radio Spada & co., in Radiospada, 18.10.2016), a Riscossa cristiana (Alessandro GnocchiFuori moda - La posta di A. Gnocchi, in Riscossa cristiana, 20.10.2016; Paolo DeottoLa Stampa, Galeazzi, Tornielli, Introvigne. C’è un nuovo “cattivo” da mettere alla gogna: chi critica Bergoglio e apprezza Putin. Ma soprattutto c’è il tentativo (goffo) di inoculare un veleno più sottile, in ivi, 17.10.2016), a Libertà e persona (Francesco Agnoli, Le terribili poltiglie di Andrea Tornielli, in Libertà e persona, 16.10.2016; Id., Gli adoratori di Putin (anche Benedetto XVI e Francesco?), ivi, 17.10.2016; Asianews risponde alle accuse, ivi, 18.10.2016; Caius, Critica a Galeazzi: disinformazione, calunnia e diffamazione?, ivi, 19.10.2016), a Sandro Magister (il quale non ha mancato di sottolineare gli errori dozzinali in cui è incorso il Vescovo di Roma: Quanti errori, Santità. E qualcuno da matita blu, in blog www.chiesa, 19.10.2016) ed agli amici Francesco Colafemmina (Vatikan Pravda, in Fides et forma, 16.10.2016) ed Antonio Socci (Ecco perché gli italiani non credono ai giornali (e non li leggono). Ed ecco perché l’opposizione a Bergoglio è esplosa sui siti internet, in Lo Straniero, 20.10.2016). Questi sono molto più qualificati di noi per replicare, punto per punto, come merita l’articolo de La Stampa. L’unico rammarico è che il nostro blog non è stato neppure menzionato, benché spesso sia stato evocato da altri … Forse siamo ancor più marginali. Ed insignificanti. Meglio così. In una prospettiva evangelica ciò che è disprezzato, è appunto marginale, diviene fermento e creta malleabile per essere forgiata da Dio stesso per i suoi fini. 
Ah … dimenticavamo: anche Il Sussidiario si scopre essere un fan di Putin … (v. Carl Larky, Il gioco pericoloso di Obama per incastrare Trump e aiutare Hillary, in Il Sussidiario, 19.10.2016).
No. A noi non interessano molto questi discorsi. A noi è più congeniale un profilo più discreto, più attinente alla dottrina. Per questo riprendiamo dall’articolo di Miele l’intervista al dott. Galeazzi semplicemente per sfatare un mito: che cioè il sostegno di una maggioranza voglia significare giustezza delle ragioni e che una minoranza si coniughi necessariamente e sempre con il torto. 
E questo mito va subito sfatato per una serie di ragioni:
1. in primo luogo non può sfuggire come questa maggioranza/minoranza sia governata dal notevole impatto mass-mediatico che Francesco riceve. Indubbiamente si tratta di un personaggio che gode un forte favore sui maggiori mass-media. Chi lo nega? I media, non servono analisi sociologiche al riguardo, sono in grado di creare la fortuna o la sventura di una persona, buona o pessima che sia. E miti. E così ad es. si è imposto il mito di un “Papa amante dei poveri” o di “Papa ecologico” o altre amenità. Eppure si dimentica che proprio questo papa, o chi per lui (visto che chi lo fa, lo compie in suo nome), non disdegna di voler dare in locazione un enorme immobile a Borgo, nella Città Leonina, alla multinazionale Mac Donald, non certo famosa per il rispetto della biodiversità e l’impegno ecologico, suscitando l’irritazione anche di alcuni prelati; o permettere di aprire in via della Conciliazione un locale di movida dell’Hard rock Cafe in luogo della sacra Elledici. Non si può ancora dimenticare l’affitto, alla nota casa automobilistica Porsche, per un evento mondanissimo … ovviamente “per i poveri”, della Cappella Sistina … quasi che la stessa non fosse più luogo di preghiera, ma auditorium per eventi mondani asseritamente benefici (Domus mea domus orationis vocabitur e non già speluncam latronum, esclamerebbe il Salvatore!). 
Philip Alexius de László, Pio XI, 1924,
University of Oxford - Bodleian Library & Radcliffe Camera, Oxford.
Pio XI qui, secondo il parametro dei nostri autori
e fan del Vescovo di Roma, apparirebbe in posa
da ... principe rinascimentale (sic!)
Sempre il nostro vuol degradare Castel Gandolfo a museo, cercando di captare, dietro ovviamente esborso di denaro, le pruriginose curiosità del pubblico odierno dei media che accorrerà, sulle prime, a vedere dove (ci sia permesso usare il tono ironico-sarcastico!) il buongustaio Pio XI pranzava, o dove singhiozzava il discusso Pio XII o i passaggi, più o meno segreti, del bonaccione Giovanni XXIII o il letto magnificentissimo in cui l’efferato Benedetto XV passava i suoi ozi o, infine, lo studio in cui il perfido Paolo VI compose l’Humanae vitae, per poi - dopo qualche mese - reputare tutto un piccolo ammasso di anticaglie e lasciar perdere e magari mettere all’asta per rastrellare il fondo del barile … ovviamente sempre per … i poveri …. dando ovviamente alla notizia la massima enfasi mass-mediatica.
Resterebbe aperto, dunque, l’interrogativo se le figure costruite dai mass-media siano reali o meno. Ma questo sarebbe un altro discorso.
2. In secondo luogo, va rammentata la prospettiva evangelica. Questo consenso “mondiale”, questo plauso coniuga forse l’ottica evangelica? A noi sembra proprio di no. Chi poco poco conoscesse il Vangelo saprebbe benissimo che il consenso “di questo mondo” è, anzi, guardato con estremo sfavore. “Questo mondo”, infatti, è al servizio di colui che Gesù stesso affermò essere il “principe di questo mondo”: quest’ultimo, nelle celebri Tentazioni, volle offrirglielo, perché, diceva: “è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio” (Luc. 4, 6) …. a condizione che, prostrandosi, lo adorasse. In una prospettiva, dunque, evangelica, il plauso “di questo mondo” dovrebbe far inorridire un cattolico e non compiacere. Gesù indica chiaramente, non a caso, la strada del vero discepolato: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Johan. 15, 18-19). La parola del Signore, dunque, non lascia dubbio alcuno: il mondo ama ciò che è suo, ciò che gli appartiene e gli è proprio e congeniale. Ognuno, dunque, ne tragga le debite e logiche conseguenze. La minoranza, asseritamente di “oppositori”, perciò, lungi dall’essere capodica, è, anzi, composta di quei pochi che, non facendosi abbagliare dalle luci della ribalta e dalle luci del mondo, cerca di leggere gli eventi con obiettività, tenendo, o cercando di tenere, innanzi agli occhi il Vangelo e la Verità.
3. In terzo luogo, ci sarebbe da domandarsi in che misura questo consenso “mondiale” sia sincero. Bisognerebbe domandarsi quanta parte di questo plauso non sia interessato; interessato non al bene delle anime, cioè alla loro salvezza eterna, ma per godere di più limitati e contingenti benefici. Bisognerebbe vedere quanti, ad es., nel clero – a differenza di quanto avveniva in passato – pur consapevoli dell’infondatezza e dell’erroneità delle ragioni del Vescovo di Roma manifestino nondimeno un consenso apparente, magari per beneficiare di qualche promozione ecclesiastica presso la nuova corte dei miracoli o, più semplicemente, per “non avere noie” dai propri superiori. Quanti fedeli, poi, più o meno lontani dalla regolare pratica religiosa e dal depositum fidei, e quindi fedeli solo in quanto registrati nei registri di battesimo, sarebbero consapevoli della fondatezza/infondatezza delle motivazioni del Vescovo di Roma? Francamente ci riesce difficile immaginare che un fedele, che, a malapena fosse in grado di segnarsi con la Croce, poi riesca ad esprimere un consenso o un dissenso consapevoli. Quel che si vuol dire insomma è quanta parte di questo consenso sia costituita da una massa informe ed anodina di “pecore matte” di dantesca memoria, manipolata dai mass-media ed affascinata da zuccherosi, e poco virili, abbracci e bacetti? Quanta poi, in situazione irregolare, esprime un consenso decisamente interessato, pensando al proprio particulare?
Per cui, non si dovrebbe equiparare una minoranza al torto delle ragioni: ciò che certamente non si può fare è l’equiparazione contraria, cioè attribuire al consenso della maggioranza la correttezza delle motivazioni.
Un dettaglio non secondario abbiamo dimenticato: l’analisi dei dottori Tornielli-Galeazzi è parziale perché circoscritta solo al fenomeno italiano, forse neppure molto rappresentativo. Dovrebbero estenderla anche a livello più universale per avere uno sguardo più completo.

Augustinus Hipponensis

giovedì 1 settembre 2016

La Chiesa povera – Editoriale di settembre 2016 di “Radicati nella fede”

Rilanciamo, come di consueto, l’editoriale del mese di settembre di Radicati nella fede, pubblicato anche da Riscossa cristiana, nella festa di S. Egidio, abate e confessore.


Ambito Italia centrale, S. Egidio, XVII sec., Città di Castello

Andrea Camassei, S. Egidio e la cerva, 1600 circa, Civitavecchia

Ambito marchigiano, S. Egidio intercede presso la Vergine ed il Bambino per le anime purganti, XVIII sec., Ancona

Melchiorre Jeli, S. Egidio colpito dagli arcieri del re, 1814, Ancona

Luigi Giannantonj, S. Egidio, 1868, Avezzano


Bottega napoletana, busto argenteo di S. Egidio, 1892, Basilica di S. Egidio abate, Latronico

Salvatore Frangiamore, S. Egidio, 1903, Caltanissetta

Ambito dell'Italia meridionale, S. Egidio, 1904, Bari

LA CHIESA POVERA


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno IX n. 9 - Settembre 2016

Ogni tanto torna di moda parlare di chiesa povera, per i poveri.
Si sa che, normalmente, quelli che amano parlare di chiesa povera sono i ricchi, sono quelli che poveri non sono. Chi ha assaggiato la fatica della povertà economica, non ama la povertà e non la augura a nessuno, nemmeno alla chiesa. 
Sono i borghesi che, per rifarsi un'anima a buon prezzo, hanno bisogno di un fremito di commozione sulla povertà altrui, e per un'invidia mista a un laicismo acido pretendono che la chiesa sia economicamente povera.
Così dicendo non vogliamo affermare che la povertà, non la miseria!, non sia un valore; la povertà è uno dei consigli evangelici, che con la castità e l'obbedienza segna il cammino di perfezione della vita religiosa. E per tutti, anche per chi non è in convento, è da coltivare con estrema attenzione: la sobrietà, la modestia e la morigeratezza quanto sono necessarie alla vita cristiana di tutti!
Ma a che serve la povertà? A non sperare in se stessi, ma unicamente nella Grazia di Dio.
Questo è il punto. La povertà, con anche il suo aspetto di sobrietà economica, non serve in se stessa, serve perché rimette l'uomo nella posizione più vera, quella della sua totale dipendenza da Dio. Ed è innegabile che chi è in difficoltà economica, il povero, può capire di più cosa sia questa dipendenza, questo dover sperare in un Altro; e Dio diventa per lui più concretamente Provvidenza.
Ma questo non è mai automatico; e lo è meno che mai nel mondo odierno post-comunista, che ahimè comunista resta, che ha chiuso la povertà nella prigione della lotta di classe e della lotta per i diritti personali, e così facendo ha ucciso con l'ateismo la povertà; l’ha uccisa, non l'ha risolta! 
Anche la Chiesa non può vivere la questione della povertà come il mondo post-comunista, che resta malato di comunismo.
Chiesa povera vuol dire chiesa semplice, che non ha altra sicurezza che quella che le viene dalla grazia di Cristo e dalla Divina Rivelazione.
I poveri non hanno tempo da perdere, non hanno voglia di elucubrazioni pseudo-intellettuali. Per loro la vita urge, devono arrivare al dunque e presto, per mangiare e vivere.
E non è così anche del cristiano, quando è seriamente impegnato con la vita? Quando si è coscienti che la vita è una lotta drammatica, non si perde tempo, non ci si intrattiene sull'inutile o sul futile, si vuole giungere subito alla questione della salvezza, alla questione della grazia che salva.
Chiesa povera è allora quella impegnata sul fronte della grazia, sul fronte della salvezza delle anime, con gli strumenti dati da Dio: predicazione e sacramenti.
Ma l'orizzonte si fa sempre più scuro: dov'è questa Chiesa preoccupata della salvezza delle anime? Sembra che la maggiore parte del clero e del laicato impegnato sia occupata nel servizio al mondo. La predicazione ufficiale parla di pace del mondo, di fraternità universale, di umanità consapevole... un linguaggio degno del mondo massonico e della propaganda marxista di decenni fa.
No, questa chiesa impegnata in qualcosa d'altro non è una chiesa povera, anche se fa volontariato per i poveri. Non è una chiesa povera, anche se apre a dismisura centri di accoglienza, perché  ha perso la radice della vera povertà, che è sperare solo in Dio.
“Non possiedo né oro né argento, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo alzati e cammina” (At 3,6) Nel nome di Gesù Cristo... così agisce San Pietro con lo storpio alla porta del tempio, così agisce la Chiesa di sempre difronte ai mali del mondo: dona la grazia che salva, invitando alla conversione, quella vera.
Quando invece la chiesa si imborghesisce parla dei poveri, ma non vive la povertà che ha come cuore il miracolo della grazia. Parla dei poveri la chiesa ammodernata, ma è borghese nel midollo, perché cerca i mezzi umani per essere come gli altri club sociali. E anche quando parla di grazia di Dio, ne parla come un cappello aggiunto al suo pelagiano impegno tutto umano. Non è una chiesa povera, perché la grazia di Dio, quella che discende dalla Croce di Cristo e dai sacramenti, non diventa mai il principio di giudizio e di azione.
Eppure saremo salvi se accoglieremo la grazia di Dio, e vivremo di conseguenza.
Domandiamo a Dio la grazia di vedere tornare la chiesa a questa nobile povertà. Alla povertà coraggiosa che domanda ai peccatori di tornare a Cristo, e a coloro che non lo conoscono ancora di convertirsi a lui, unico Redentore.
E supplichiamo i pastori legittimi della Chiesa perché ci lascino vivere così: non ci interessano i borghesi che amano avere un po' di commozione per i poveri, no - non ci interessano davvero. Vogliamo vivere da poveri, cioè integralmente cattolici, credendo pienamente nell'efficacia della grazia di Dio; credendo nell'assoluta necessità dei sacramenti; posando la vita sulla potenza della preghiera vissuta e insegnata.
Ci interessa vivere di questo, e non di altre elucubrazioni pastorali.
La mia casa sarà casa di preghiera: ecco la chiesa povera.