Sante Messe in rito antico in Puglia

venerdì 21 febbraio 2014

Radicati nell fede: editoriale di febbraio

 Fonte: Radicati nell fede


Se c'è un rischio grande, oggi, è quello di credere di vivere le cose perché le si pensa o perché le si vede. Sì, oggi è questa la grande illusione, l'illusione del “virtuale”. Non vogliamo parlare solo di internet, anche di questo, ma non solo di questo. C'è nel mondo tradizionale chi, navigando sul web, fa il pieno di informazioni sulla vita della Tradizione, partecipa a tutti i più infuocati dibattiti o intervenendo o lasciandosi agitare, e pensa così di vivere la Chiesa secondo la tradizione. C'è poi un altro genere di “virtuali”, fatto da quelli che, amando viaggiare, vanno in cerca dei luoghi più significativi, dove poter vivere qualche intensa esperienza, che faccia loro gustare un pezzetto della Chiesa di sempre: un giorno sono in un convento, l'altro in un priorato, l'altro ancora in una chiesa dove si canta bene la messa. Nell'approssimarsi di una festa dicono: “Dove andiamo a viverla questa volta, dove sarà meglio?”. Entrambe queste posizioni sono ingannevoli e a lungo andare non costruiscono niente, lasciano a mani vuote, non cambiano la vita. Sono entrambe ingannate dal “virtuale” che non diventa mai “carne e sangue”. È un vagabondare pericoloso, che non ti cambia, che sposta fuori di te il problema. Potremmo applicare a questo genere di persone il giudizio severo che San Benedetto, padre del monachesimo occidentale, esprimeva sui monaci vaganti: Perché questa sferzante severità da parte del Patriarca del monachesimo? Perché questi monaci, così vagando, non si pongono sotto l'obbedienza di nessuno e sfuggono al primo compito del cristiano, la propria conversione. I monaci benedettini fanno due voti: quello di stabilità (nel monastero) e quello della conversione dei costumi, conversione della vita. Ma è evidente che i due voti sono collegati strettamente: come fa il monaco a convertire la sua vita, se stabilmente non si mette sotto un'obbedienza santa, se non segue chi può guidarlo al cambiamento della sua vita? E come fa ad obbedire se non è stabile, se il riferimento della sua vita non è stabile? Questo è vero anche per ciascuno di noi, non solo per il monaco. È vero per ogni cristiano.


Tanto più per il cristiano che giustamente vuole seguire il Cristianesimo “non modificato”, cioè la Tradizione. Per questo, e lo abbiamo già detto, dobbiamo riconoscere un luogo di messa tradizionale, dove accanto alla celebrazione della messa ci sia anche la sana dottrina, e farlo diventare il luogo della nostra stabilità. Solo così sarà edificata la nostra vita, sotto un'obbedienza reale che ci converte. Anche nel caso che questo luogo sia molto distante, e quindi impossibile recarvisi tutte le settimane, sarà sempre possibile un riferimento spirituale intenso che ci permetterà un reale seguire. Uno non potrà forse andarci tutte le settimane, ma programmerà il suo esserci nei momenti più intensi dell'anno. Molte volte la difficoltà della distanza invece di essere un inciampo, se aumenta il desiderio, è una grazia: tu che sei distante puoi capire meglio quanta grazia ci sia in quel luogo, che tu non puoi sempre raggiungere. Ad altri, più fortunati per vicinanza, sarà invece sempre possibile una fedeltà scrupolosa, alle messe e agli incontri dottrinali, fedeltà che, sola, nel tempo produce grandi frutti. La vita cristiana consiste nel seguire Cristo, ma questo seguire passa attraverso quel prolungamento dell'Incarnazione di Nostro Signore che si chiama Chiesa. E nella Chiesa si incarna in volti precisi: quel sacerdote, quel fedele più zelante ecc...Non ha proprio senso il vagabondare spirituale, è sterile e se volete ridicolo: vai in un luogo, vuoi vederci una bella Messa cantata, va bene! ma lo sai che, perché ci sia quella Messa cantata, dei fedeli hanno rinunciato alla loro “libertà”, per essere lì tutte le domeniche a cantarla?...e altri hanno assicurato il servizio all'altare, tutte le domeniche? ...e un prete è lì stabilmente per celebrarla? Se tutti questi avessero vagabondato negli anni, per cercare “esperienze” spiritualmente interessanti, tu non avresti trovato un bel nulla. Riflettici su questo.Sì, è chiesta a molti una conversione in questo senso, una decisione per la vita: vuoi laTradizione? Falla!... secondo l'autorità che il Signore ti ha dato. Sei prete? Inizia a celebrare la messa di sempre. Sei laico? Recati stabilmente dove un sacerdote, sano per dottrina, ha assicurato la messa della Tradizione, e sii fedele a quella chiesa, perché la tua fedeltà edifichi altri e converta il tuo cuore. Non c'è alternativa a questa stabilità. Avete mai provato a domandarvi: ma se per un miracolo della Provvidenza, il Papa concedesse libertà totale all'esperienza della Tradizione, sapremmo far frutto di questa libertà? Ci metteremmo, sotto la grazia di Dio, a fare il Cristianesimo secondo la Tradizione? O troveremmo delle scuse per vivere ancora nella recriminazione? Volere che la Chiesa torni alla sua Tradizione, lamentandosi o rimpiangendo, fa buttare il tempo, fa buttare la vita... e la vita passa veloce

lunedì 10 febbraio 2014

Dal Kazakistan al Salento: Mons. Schneider a Lecce e Gallipoli





Giovedì 13 e venerdì 14 sarà nel Salento per la prima volta mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, capitale del Kazakistan, segretario della conferenza episcopale, nonché scrittore di libri di successo in materia liturgica. 

Ospite dell’associazione leccese “Luigi Pappacoda”, mons. Schneider terrà una conferenza a Lecce giovedì 13, ore 18,30 presso la chiesa di San Francesco di Paola sul tema “La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa”, introdotto da don Nicola Bux, noto liturgista e scrittore; il giorno successivo, venerdì 14, ore 18,30, a Gallipoli, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi, l’incontro avrà come tema “La fede cattolica nella Santa Eucaristia”, presentato da mons. Fernando Filograna, Vescovo di Nardò - Gallipoli.

Il vescovo Schneider è tra i principali artefici della rinascita religiosa del suo Paese, dopo settant’anni di dittatura sovietica: a Karaganda, sua precedente diocesi, accanto ai luoghi del martirio di 500.000 deportati, è stata edificata, grazie ai suoi sforzi, la nuova splendida cattedrale in stile neogotico, dedicata alla Madonna di Fatima. Oratore e scrittore noto in tutto il mondo, egli sostiene che è urgente ripristinare alcuni elementi liturgici smarriti negli ultimi cinquant’anni, quali il silenzio, la genuflessione, il canto sacro ed occorre ritornare ad un culto teocentrico e non più antropocentrico, come avviene spesso oggi, con il celebrante che diventa il solo protagonista del rito. I suoi libri, a conferma di un solido prestigio, sono editi dalla Libreria Editrice Vaticana.


lunedì 3 febbraio 2014

Il card. Burke con il POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM 2014


COMUNICATO
DEL CŒTUS INTERNATIONALIS SUMMORUM PONTIFICUM
2 FEBBRAIO 2014, PURIFICAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

25 ottobre 2014:

Sua Em.za il Card. Burke in San Pietro a Roma

con il popolo Summorum Pontificum

card burke ii
Il Cœtus Internationalis Summorum Pontificum è lietissimo di annunciare che sarà il cardinale Raymond Leo Burke a celebrare, nella Basilica di San Pietro, la Messa Pontificale del sabato 25 ottobre alle h. 12, nel corso del terzo pellegrinaggio del popolo Summorum Pontificum a Roma.
Il CISP ringrazia Sua Em.za, il cardinale Angelo Comastri, arciprete di San Pietro, per la disponibilità e la prontezza con la quale ci ha permesso di fissare sin da oggi la data e l’orario di questa Santa Messa che rappresenta ormai il momento culminante del nostro pellegrinaggio ad Petri Sedem. Possiamo così dare l’avvio alla preparazione del pellegrinaggio con grande anticipo e ciò dovrebbe consentire ai pellegrini non Europei di partecipare con maggiore facilità.
Anno dopo anno, grazie al Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI del 7 luglio 2007, la ricchezza della forma straordinaria del rito romano diventa in concreto sempre più accessibile alla Chiesa universale (Istruzione Universæ Ecclesiæ del 30 aprile2011) e sembra opportuno consentire ai fedeli delle periferie geografiche dell’Orbe cattolico di poter unirsi a questo solenne momento di preghiera e di testimonianza. Rammentiamo che il pellegrinaggio comincerà giovedì 23 ottobre e si concluderà nel giorno della festa di Cristo Re, domenica 26 ottobre.
Per info: cisp@mail.com

martedì 28 gennaio 2014

NEGLI STATI UNITI LA RICCHEZZA DELLA LITURGIA ROMANA E' SEMPRE PIU' ACCESSIBILE

da Paix Liturgique



"La Lettera Apostolica, Summorum Pontificum Motu Proprio data, del Sommo Pontefice Benedetto XVI del 7 luglio 2007, entrata in vigore il 14 settembre 2007, ha reso più accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della Liturgia Romana " (Istruzione Universæ Ecclesiæ del 30 aprile2011).

Circa tre anni dopo la pubblicazione dell'istruzione per l'applicazione del Motu Proprio, l'effetto del Summorum Pontificum non si è fermato e l'universalità della liturgia romana si rafforza ogni giorno di più. Per iniziare bene il 2014, questo mese vogliamo fare il punto sui progressi della forma straordinaria negli Stati Uniti.


A) Partiamo da New York, e, più precisamente, da Staten Island. Il 12 ottobre 2013, dopo 48 anni di assenza, la messa tradizionale è ritornata. Non ancora in un quadro domenicale e settimanale, certo, ma con un notevole successo, come testimonia un fedele: "Contrariamente a ciò che immaginavo, e probabilmente anche a quello che si immaginavano coloro che avevano programmato una messa alle 19:30 di un sabato di ottobre, eravamo più di un centinaio." Questa messa organizzata nella chiesa del Sacro Cuore, una chiesa storica del quartiere, è stata celebrata dal parroco che ha raccontato di avere imparato a celebrare per quella occasione. E dunque, come nota un fedele, "un sacerdote si darà da fare per imparare a celebrare la messa tradizionale solo per soddisfare un pugno di fanatici una o due volte l'anno?, o forse questo parroco crede nel valore spirituale di questa messa e vuole reintrodurla in modo regolare nella sua parrocchia?, se è riuscito a radunare un centinaio di persone per un sabato sera, quante riuscirà a metterne insieme la domenica mattina alle 10 e mezza?". Noi non sapremmo dire di più. Per inciso, ecco un ultimo dettaglio che questo fedele ci ha raccontato "come ad ogni messa alla quale io abbia potuto assistere a New York, alcune signore asiatiche ci attendevano all'ingresso della chiesa per distribuire con gentilezza dei libricini per aiutarci a ben seguire e partecipare alla messa".


B) Come dimostra questo parroco di Staten Island, e come abbiamo avuto spesso occasione di scrivere, la formazione dei sacerdoti è uno dei punti cardine per lo sviluppo della messa negli Stati Uniti. A questo riguardo, in un'intervista alla rivista Regina, Byron Smith, segretario di Una Voce America, ci spiega che più di 1000 sacerdoti del paese hanno già seguito un corso per l'apprendimento della messa tradizionale. I canonici di Cantius (vedi la nostra lettera francese n. 260) sono sempre tra i più zelanti divulgatori della liturgia tradizionale: dal 10 al 13 ottobre hanno anche tenuto un corso per i seminaristi della diocesi di Detroit.


C) Nel 2013, la diocesi di Detroit è, a guardare bene, un perfetto manifesto dell'armonioso sviluppo della forma straordinaria negli stati uniti: oltre a questa sessione di formazione per i seminaristi diocesani, ha visto a fine agosto il ritorno della liturgia tradizionale nella Cattedrale del Santo Sacramento come richiesto dal gruppo locale di Juventutem. In quell'occasione ad officiare è stato Monsignor Hanchon, uno dei vescovi ausiliari. Qualche settimana più tardi, è stato Monsignor Reiss, un altro vescovo ausiliare, ad aver conferito il sacramento della Cresima a 16 fedeli della comunità Summorum Pontificum della chiesa di San Josafat. Coinvolgimento di vescovi, accesso ai sacramenti, formazione dei seminaristi: ecco una diocesi in cui le ricchezze del Motu Proprio sono ben condivise. Una situazione che suscita una certa invidia vista da questa sponda dell'Atlantico...


D) Nella diocesi di Galveston-Houston, il cardinale DiNardo, arcivescovo, ha offerto ai fedeli una parrocchia personale il giorno dell'Assunzione. Nel corso di una cerimonia presieduta dal vicario episcopale, don Van Vliet, della Fraternità San Pietro, (FSSP), ha ricevuto l'incarico di guidarla. Battezzata Regina Cæli, questa parrocchia non ha ancora una chiesa tutta sua, ma ha ottenuto l'autorizzazione di costruire su un terreno avuto in donazione a nord ovest della città. Per finire bene il 2013, il 23 dicembre, è stata la volta del vescovo di Springfield (Illinois), che ha eretto la cappellania Santa Rosa di Lima a parrocchia personale, anche in questo caso affidandola alla FSSP.


E) Sulla costa occidentale, in ogni caso, non sono rimasti indietro, fondamentalmente per la presenza di due arcivescovi ammirevoli: Monsignor Sample, a Portland (vedi la nostra lettera 44), e Monsignor Salvatore Cordileone, a San Francisco. Quest'ultimo, in particolare, non solo appoggia volentieri la maggior parte delle iniziative Summorum Pontificum che gli vengono proposte, ma se ne fa anche direttamente promotore presso il clero e i fedeli. Così, dalla domenica della Trinità è stato per la richiesta personale dell'arcivescovo di San Francisco che la messa tradizionale ha trovato una degna collocazione nella chiesa Star of the Sea (Stella Maris) tutte le domeniche alle 11, che dire di più?


F) Queste buone notizie dagli Stati Uniti non ci devono far pensare che invece altrove si sia giunti ad un punto morto. In Europa, per esempio, continuano ad apparire nuove messe, ed altre a guadagnare visibilità e facilità di accesso. Basti pensare alla Spagna, dove la stampa locale di Gijon nelle Asturie, ha raccontato del trasferimento della messa in una chiesa del centro storico della città, ma anche a Segovia che ormai può contare sull'apostolato dell'Istituto del Cristo Re due domeniche al mese alle 19 presso la chiesa di San Sebastián. Da giugno anche la Slovenia vede una prima applicazione mensile del Motu Proprio a Maribor.


G) Dietro a questo sviluppo che potremmo chiamare "organico" del Motu Proprio, c'è da segnalare che la promozione puntuale della forma straordinaria non conosce riposo: Monsignor Schneider, instancabile servitore della riforma liturgica, ha anche celebrato un triduo in Irlanda per l'inizio dell'Avvento; Monsignor Bartulis, vescovo di Siauliai in Lituania, abituale frequentatore del pellegrinaggio di Chartres, ha celebrato una messa pontificale quest'estate durante un seminario liturgico nella sua diocesi; ancora più ad est il cœtus Summorum Pontificum di Mosca (che ha la messa tutte le domeniche alle 17 nella cripta della cattedrale) ha patrocinato un viaggio di presentazione della messa tradizionale nella città di Berezniki, ai piedi degli Urali; infine la dinamica comunità di Hong Kong, che già esisteva prima del Motu Proprio, in occasione della domenica di Gaudete, ha inaugurato un ciclo di conferenze liturgiche con una presentazione da parte di Monsignor Schneider dei benefici e della necessità urgente della comunione in ginocchio e sulle labbra, oggetto del suo ultimo libro pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana.


H) A dispetto del cambio di pontificato, l'effetto Summorum Pontificum non si è arrestato nel 2013, e scommettiamo che sarà lo stesso quest'anno. Per una semplice ragione: la domanda e il bisogno sono ben lontani dallo spegnersi.
 

sabato 18 gennaio 2014

NOTA UFFICIALE SUL DISAGIO SPIRITUALE E PASTORALE DEI FEDELI PRIVI DELL’APPLICAZIONE DEL SUMMORUM PONTIFICUM IN ITALIA IN QUESTO INIZIO DEL 2014

fonte: http://www.summorumpontificum.org/

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum desidera richiamare nuovamente l’attenzione dei fedeli e di quanti – religiosi e laici – hanno a cuore la piena e pacifica applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, sulle situazioni di grave disagio spirituale e pastorale dovute alla soppressione di numerose regolari celebrazioni della Santa Messa nella forma straordinaria del rito romano finora assicurate dai Frati Francescani dell’Immacolata. In tal modo, il Coordinamento intende dar voce ai fedeli che hanno subito incolpevolmente la perdita di tante S. Messe, affinché non venga loro negata la cura pastorale che essi filialmente attendono dalla Chiesa.

In proposito, è inevitabile rilevare, purtroppo, che le preoccupazioni espresse dal Coordinamento nella sua precedente nota del 31 luglio scorso hanno trovato ampia conferma. Nelle ultime settimane il Coordinamento ha cercato di raccogliere utili informazioni in ordine a tale doloroso problema, ed ha potuto così appurare che all’11 luglio 2013 (quando, per effetto del noto Decreto della Congregatio Pro Institutis Vitae Consecratae et Societatibus Vitae Apostolicae, sono state sospese tutte le celebrazioni officiate dai Frati Francescani dell’Immacolata) la S. Messa tradizionale risultava celebrata – almeno settimanalmente, ma spesso quotidianamente – pressoché in tutte le 27 Case dell’Istituto (ci si riferisce, ovviamente, alle sole Case ubicate in Italia). Inoltre, essa era celebrata presso le parrocchie affidate ai Frati: si segnalano, in particolare, le parrocchie di Ognissanti a Firenze, di S. Spirito a Ferrara, di S. Maria Maggiore a Trieste, di S. Domenico a Teramo. Infine, la S. Messa era presente presso il Santuario della B. V. Addolorata di Campocavallo (AN), il Seminario di Sassoferrato (AN), nonché presso la Chiesa di Santa Maria Annunziata in Borgo a Roma (la “Nunziatina”). In totale, dunque, circa 33 celebrazioni regolari della S. Messa tradizionale. Oggi, a quanto risulta al Coordinamento, la celebrazione è cessata presso tutte le Case conventuali (tre delle quali, tra l’altro, sono state chiuse, così come il Seminario di Sassoferrato), poiché – sempre a quanto consti – non è stata concessa dal Commissario Apostolico la necessaria autorizzazione. È altresì cessata presso le parrocchie di Ferrara e di Trieste, nonché presso la Nunziatina; mentre permane presso le parrocchie di Ognissanti a Firenze e di S. Domenico a Teramo, e presso il Santuario di Campocavallo. Su circa 33 S. Messe, dunque, ne sopravvivono – per quanto risulta al Coordinamento – soltanto 3.

A fronte di ciò, sono segnalate anche ulteriori soppressioni di regolari celebrazioni della Santa Messa tradizionale; soppressioni che – intervenute per decisione, talora improvvisa ed inattesa, delle competenti Autorità – non sembrano trovare motivo né nel disinteresse dei fedeli (i quali, anzi, ne risultano dolorosamente sorpresi), né in particolari esigenze pratiche o organizzative. In questo quadro, si segnala come tristemente emblematica la soppressione della S. Messa celebrata con costante regolarità sin dal 2001 il primo sabato di ogni mese nella Cappella Cesi della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Il Coordinamento, preso atto della mancanza di qualunque comunicazione ufficiale in merito alla questione, con nota del proprio promotore per il Lazio inoltrata alla Basilica nei giorni scorsi, ha chiesto di sapere se si tratti di una soppressione definitiva o di una sospensione temporanea, e quali siano le ragioni della decisione assunta, e resta in fiduciosa attesa di tali chiarimenti.

Con la soppressione per così dire unilaterale di tante celebrazioni, sono state tristemente colpite la sensibilità e la serenità spirituali dei numerosi fedeli che, in piena obbedienza alla Santa Chiesa, e confortati dalla protezione del diritto, trovavano nella viva partecipazione alla S. Messa celebrata secondo il Messale promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII – il quale  “ob venerabilem et antiquum eius usum debito gaudeat honore”[1] – il proprio insostituibile nutrimento spirituale, ed “una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia”[2]. Il sentimento di aspra privazione che colpisce tutti questi fedeli, richiama alla mente le illuminate parole di S.S. Benedetto XVI: “ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso”[3]. È ugualmente dolorosa la sensazione, spesso suscitata dalle recenti vicende, che, attraverso la soppressione di tante celebrazioni, già felicemente inserite nella vita pastorale di più d’una comunità parrocchiale, o fruttuosamente inquadrate nella vita liturgica delle chiese principali onde “Liturgiam Romanam in Antiquiori Usu, prout pretiosum thesaurum servandum, omnibus largire fidelibus”[4], si voglia come allontanare la S. Messa tradizionale dal cuore pulsante della Chiesa, e creare una sorta di periferia liturgica per quei fedeli – quasi fedeli “di serie B” – che amano la S. Messa di San Pio V e vi vedono la mirabile espressione della fede cattolica tutta intera.

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum rinnova dunque il proprio accorato appello ai Pastori della Chiesa, perché, con paterna sollecitudine, vogliano assicurare la ripresa della regolare celebrazione delle SS. Messe recentemente soppresse, affinché quanti ne avvertono la spirituale esigenza possano continuare a vivere la loro fede al ritmo della forma straordinaria della Sacra Liturgia: l’uso della Liturgia tradizionale, infatti, è una facoltà elargita per il bene dei fedeli, da interpretare in senso favorevole ai fedeli stessi, che ne sono i principali destinatari[5].

Piacenza, 13.1.2014



[1] “Deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico”. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 1.
[2] S.S. Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi di tutto il mondo per presentare il “Motu Proprio” sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970.
[3] S.S. Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi di tutto il mondo per presentare il “Motu Proprio” sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970.
[4] “Offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell’Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare”. Istruzione Universae Ecclesiae, 8, a).
[5] Cfr. Istruzione Universae Ecclesiae, 8, b): “(…) considerando ipsum Usum Liturgiae Romanae anno 1962 vigentem esse facultatem ad bonum fidelium datam, ac proinde in favorem fidelium benigne esse interpretandam, quibus praecipue destinatur”.

venerdì 10 gennaio 2014

Dominica secunda post Epiphanìam


Sabato 18 gennaio



Celebrazione della Santa Messa nella forma "straordinaria" del Rito Romano, col Messale del 1962 del Beato papa Giovanni XXIII, secondo le disposizioni del Motu Proprio "Summorum Pontificum" di S.S. Benedetto XVI

Santa messa "letta" valevole per il precetto festivo





- Monopoli -
Chiesa S. Francesco d'Assisi
piazza Vittorio Emanuele
ore 17,45




sabato 4 gennaio 2014

Solennità dell'Epifania: Santa Messa a Monopoli


Lunedì 6 gennaio
Solennità
dell'Epifania




Celebrazione della Santa Messa nella forma "straordinaria" del Rito Romano, col Messale del 1962 del Beato papa Giovanni XXIII, secondo le disposizioni del Motu Proprio "Summorum Pontificum" di S.S. Benedetto XVI

Santa messa "cantata" con l'esecuzione delle antifone proprie e di altri mottetti.





- Monopoli -
Chiesa S. Francesco d'Assisi
piazza Vittorio Emanuele
ore 17,45




venerdì 13 dicembre 2013

Urge una nozione più chiara del concetto di autorità

di Vincenzo Sasso


La Chiesa Cattolica, stabilita da Gesù Cristo come colonna a fondamento della verità (1Tm 3,15), è stata nutrita ed è costantemente nutrita dall'insegnamento dei santi, di coloro che hanno fatto della loro vita un monumento vivente al Cristo risorto, che hanno conformato il loro pensiero a quello di Cristo (1Co 2,16), mediante la conformazione a quello della Chiesa (1Co 1,10). Possiamo quasi dire che l'insegnamento dottrinale proposto costantemente ai fedeli da parte del Magistero non inventa cose originali, ma non interviene che a dare una conferma della bontà oggettiva di quanto essi hanno detto e operato. 
Tra i santi spiccano i Padri della Chiesa, appartenenti al periodo fondativo della Dottrina della Chiesa, e i Dottori, la cui dottrina è particolamente indicata dalla Chiesa per via della sua limpidezza. Questi gruppi rappresentano i due pilastri su cui si regge la teologia. Infatti le persone appartenenti a queste due categorie sono additate come auctoritates nella ricerca teologia, cioè persone il cui pensiero ha un valore perenne ed è dunque da tenere constantemente in considerazione.

Ma che cosa comporta questo per i teologi? I teologi rispettano davvero l'indicazione autorevole della Chiesa? A me sembra che oggi sia di moda un po' quell'atteggiamento di qualche azienda: <<Rispettiamo la legge alla lettera, se proprio dobbiamo, in modo da rimanere nella legalità e da poter presentare il nostro prodotto con questo marchio di garanzia. Così l'acquirente si fiderà di noi, anzi inizierà a pensare che quel marchio di garanzia serva a certificare prodotti di questo tipo. Così non andrà più in cerca di altri prodotti: avrà trovato il suo autentico bene nel possesso di questi>>. Specie quando si è in cerca di buon cibo, si sta attenti alle etichette. I cattolici vanno in cerca di ciò che porta l'etichetta del cattolico. A causa di una scarsa formazione e della fragilità umana che porta al conformismo, spesso essi identificano come cattolico ciò che semplicemente riflette l'opinione dominante nella Chiesa, ancorché la più diffusa o la più largamente sponsorizzata. Questo però succede perché si è pervertito il senso delle "cose" universalmente riconosciute come marchi distintivi del pensiero cattolico. Ora cercherò di spiegarmi meglio e di argomentare.

Qual è sostanzialmente il metodo attuato dai teologi oggi? Studiare gli autori antichi per avere delle piattaforme su cui poi innovare, creare nuovi termini e cambiare i concetti, rivoluzionare le norme del dogma e quelle della morale. E' con questo presentano il proprio pensiero come se fosse in continuità con la Chiesa di sempre: basta che gli antichi autori vengano citati e presentati come tappa della Dottrina della Chiesa; poi non importa se si asserisce che erano dei misogini, autoritasti, che non conoscevano nulla di scienza ed erano influenzati da teorie filosofiche di vario genere che non permettevano loro di aderire alla verità contenuta nella Scrittura e che, di conseguenza, è del tutto lecito, anzi doverso, prendere spesso le distanze da quanto scrivevano. Così il richiamo al gloriosissimo passato della Chiesa diventa una sorta di excusatio non petita atta soltanto a sostenere posizioni fondamentalmente innovative e, se non conformiste, comunque più in linea con la cultura (laica) attuale rispetto a quelle, dure e insopportabili, degli autori antichi.

La tendenza della teologia contemporanea è quella di relativizzare il pensiero di tutti i grandi uomini che ci hanno preceduto. L'atteggiamento cattolico è invece quello di farsi guidare da coloro che la Chiesa ci addita a modelli e tirar fuori dal tesoro della loro sapienza cose antiche e nuove. Non importa se date proposizioni si inserivano in un contesto culturale molto diverso da quello attuale e che riteniamo da noi distante e "superato": i santi hanno avuto una penetrazione speciale del mistero di Dio. Ora, Dio non muta e dunque neanche i suoi decreti. Dunque, se la nozione di Dio e dei suoi decreti che ebbero i santi fu giusta, corretta e vera, anche oggi è giusta, corretta e vera. Come siamo sicuri del fatto che i santi dissero cose vere? In forza dell'autorità del Magistero, che ha conferito autorità ai santi. Cosicché noi dobbiamo anche oggi continuare a richiamarci spesso alla loro dottrina. 

Ma non è finita qui. Infatti: <<La Chiesa esercita il suo Magistero ordinario non soltanto dichiarando espressamente la dottrina da tenersi per Fede, ma anche mediante la dottrina implicitamente contenuta nella prassi, ossia nella vita stessa della Chiesa.>>  (SISTO CARTECHINI S.I., Dall'opinione al Domma. Valore delle Note Teologiche, Civiltà Cattolica, Roma 1953). Sicché, ad esempio, con troppa leggerezza si condannano tanti atteggiamenti che la Chiesa ebbe (e i santi ebbero) nel passato molto lontani dal pensiero odierno, ad esempio la politica di intolleranza – che assunse nei vari periodi storici diverse forme – verso gli eretici e gli infedeli sostenuta nei secoli e incoraggiata o vissuta attivamente da molti santi, o ancora il sostegno a regimi che potremmo ritenere "illiberali", qualifica, d'altronde, che richiama una categoria la cui corrispondenza con la Dottrina sociale della Chiesa è molto discutibile.

La verità è che noi giudichiamo la Chiesa a partire dai contenuti sempre molto opinabili del nostro orientamento culturale, tanto che il Magistero è arrivato ad esprimersi molto chiaramente sul problema, facendo chiarezza: <<l’esigenza critica non va identificata con lo spirito critico, che nasce piuttosto da motivazioni di carattere affettivo o da pregiudizio>> (Istruzione Donum veritatis, 9). Oggi è molto in voga questo atteggiamento tra i fedeli. Perciò si parla di "scisma silenzioso", cioè di perseveranza nella Fede, magari anche tramite la partecipazione liturgica, ma dissenso nella pratica di vita da quanto la Chiesa ha sempre insegnato, soprattutto in tema di morale sessuale. Dobbiamo però chiederci se tale tendenza non è piuttosto favorita dall'attuale pensiero dominante in teologia (e quindi dai pastori stessi), piuttosto che contrastata. Al contrario, la vita di Fede è un continuo sforzo a conformarsi al pensiero di Cristo tramite l'obbedienza all'unica Istituzione che ha ricevuto da Dio un carisma certo di verità. Carisma stabile, permanente e indefettibile.

Non è gratuito, anzi è necessario, rintracciare la motivazione più profonda dei comportamenti umani nelle cause più eminentemente spirituali; allora, possiamo sostenere che il vizio che anima la teologia contemporanea erronea è semplicemente uno: la superbia. Essa allontana l'uomo da percepire sé stesso con distanza critica, essa lo porta a sentirsi più santo o più intelligente di chi gli sta intorno e l'ha preceduto, essa lo porta al rifiuto dell'autorità di Dio impiegata nella Rivelazione o, molto più subdolamente, a fare di questa Rivelazione un recipiente adeguato per le sue convinzioni più estemporanee, le quali non sono altro che mode del tempo presente, spacciate per verità cristiana, da cui l'Apostolo ci mette in guardia: <<Jesus Christus heri, et hodie: ipse et in sæcula. Doctrinis variis et peregrinis nolite abduci. Optimum est enim gratia stabilire cor, non escis: quæ non profuerunt ambulantibus in eis>> (Heb 13,8-9).

lunedì 9 dicembre 2013

A tutti i Coetus Fidelium che si avvalgono del Motu Proprio Summorum Pontificum

Gratia vobis et pax a Deo Patre nostro et Domino Iesu Christo!



Confortati dall’esito del secondo Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum, raccogliendo l'esortazione di tanti fedeli - di recente ribadita anche dal Coordinamento Toscano Benedetto XVI - Vi scriviamo per promuovere un più stretto legame tra i Coetus Fidelium che, in tutta Italia, si sono costituiti per dare applicazione al Motu Proprio Summorum Pontificum.

Siamo convinti, infatti, che sia ormai tempo di creare e consolidare un forte e fraterno coordinamento fra tutti i Coetus. Vorremmo che davvero nascesse un più intenso movimento spirituale che rinvigorisse l'unione morale e la comunione di intenti che già ci uniscono; e che tutti noi - che crediamo nell'inestinguibile fecondità e nella perenne giovinezza della liturgia tradizionale - riuscissimo a costituirci quale Popolo del Summorum Pontificum, per mettere il nostro entusiasmo e la nostra azione a disposizione di tutta la Chiesa.

Un più diffuso senso di appartenenza comune, al quale in tanti aspiriamo, è indispensabile perché la presenza di ciascuno di noi nella Chiesa – nelle associazioni cattoliche, nelle confraternite, nelle parrocchie, nelle diocesi – possa consolidare ed incrementare la diffusione della liturgia tradizionale, mostrarne l’ineguagliabile splendore e, soprattutto, la perfetta espressione della fede cattolica tutta intera.

Crediamo che il modo migliore per rispondere a quanti – specie fra i nostri Pastori – pensano che il messale del B. Giovanni XXIII stia a cuore solo a pochi fedeli estraniati dalla vita della Chiesa, sia mostrare concretamente la nostra unità: occorre superare l’attuale situazione in cui ciascun gruppo vive nella sua isola felice (o nel suo fortino assediato) e aiutare i fratelli a riscoprire il senso profondo della vera adorazione, colmando, ben radicati nella Chiesa, il vuoto liturgico e dottrinale che oggi l’affligge; un compito al quale ci apprestiamo non già per nostri meriti (che sono miseri e insufficienti), ma in virtù della liturgia tradizionale che ci è stata affidata dal Motu Proprio e che – per quanto ad alcuni possa apparire paradossale – risulta lo strumento principale che la lungimiranza di Papa Benedetto XVI ha posto nelle mani dei fedeli laici per concorrere al rinnovamento della Chiesa.

Il nostro unico obiettivo: la diffusione della Santa Messa tradizionale, la sua promozione, la sua corretta celebrazione, la sua difesa!
Il nostro programma: dimostrare concretamente che non siamo soli nell’amore per la sacra liturgia e che, ben fieri ciascuno della propria storia, delle proprie radici e della propria identità, apparteniamo tutti ad un unico Popolo radunato dal MP Summorum Pontificum. Un popolo “normale”, che vuole avere una vita religiosa “normale” nelle parrocchie, nelle confraternite, nelle associazioni; che chiede cura pastorale piena e completa, come spetta “normalmente” ad ogni fedele; che ha la gioia di aver (ri)trovato il tesoro della liturgia tradizionale e si sforza di operare perché questo tesoro venga (ri)scoperto da tutti. Un Popolo che, proprio perché è tale, sa aiutarsi reciprocamente e fraternamente, sostenere fattivamente i propri sacerdoti e ritrovarsi intorno ad alcune iniziative spirituali comuni (il Popolo si manifesta soprattutto pellegrinando e raccogliendosi sotto il manto di Maria) e che finalmente vuole essere riconosciuto per quello che è, che non può e non vuole rinunciare ad esserlo e che può e vuole esserlo ovunque: una parte vitale e feconda della Chiesa.

Per realizzare questo programma non intendiamo proporre modelli preconfezionati, anche se sappiamo che ogni efficace attività di coordinamento ha bisogno di una pur minima struttura. Dopo due anni di lavoro, è giunto il tempo di un primo serio bilancio, per comprendere cosa ha funzionato, cosa deve essere sviluppato, cosa deve essere corretto: vorremmo discuterne con tutti Voi. La Provvidenza ci ha concesso di maturare un'utile esperienza, di conoscere i problemi di Coetus diffusi in tutta Italia, e vorremmo che questa esperienza portasse frutto per tutti.

Non chiediamo a nessuno un’adesione preventiva, non vogliamo rilasciare tessere né vantare primogeniture: il primo passo che vorremmo compiere in un rinnovato cammino comune è conoscerci e sapere chi siamo, dove siamo. Per questo invitiamo tutti, ma specialmente i rappresentanti dei Coetus ed i fedeli che promuovono, curano e difendono la celebrazione della S. Messa, a voler prendere contatto con noi per concordare incontri su base regionale, per cercare di mettere in comune le energie spirituali e le capacità organizzative, per esaminare il modo migliore di conseguire tale risultato. Lo potrete fare raggiungendo alcuni amici, individuati per singoli territori (onde agevolare gli incontri) agli indirizzi e-mail che trovate qui sotto. Vi preghiamo di farlo al più presto!
Ci è grato diffondere questo appello oggi, nel giorno che la Chiesa dedica all’Immacolata Concezione di Maria Santissima, alla cui particolare e materna protezione ci affidiamo.

In Jesu et Maria, i promotori regionali del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum:

Federico Baldelli Purrone (Lazio), Giuseppe Capoccia (Basilicata, Campania, Puglia), Andrea Carradori (Marche), Marcello Derudas (Sardegna), Francesco Forlin (Umbria), Massimiliano Gaj (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta), Cristiano Gobbi (Friuli – Venezia Giulia, Trentino – Alto Adige, Veneto), Renato Manzo (Abruzzo, Molise), Francesco Palamara (Calabria), Daniele Premoli (Lombardia), Marco Sgroi (Emilia – Romagna), Rosario Tantillo (Sicilia occidentale: Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani), Giovanni Turturice (Sicilia orientale: Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa)

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Indirizzario e-mail (vogliate scrivere, per piacere, all’indirizzo assegnato alla Vostra regione. La mail sarà ricevuta dal corrispondente promotore regionale):

mercoledì 4 dicembre 2013

Solennità dell'Immacolata Concezione: Santa Messa a Monopoli


Sabato 7 dicembre
Solennità
dell'Immacolata Concezione




Celebrazione della Santa Messa nella forma "straordinaria" del Rito Romano, col Messale del 1962 del Beato papa Giovanni XXIII, secondo le disposizioni del Motu Proprio "Summorum Pontificum" di S.S. Benedetto XVI

Santa messa "cantata" con l'esecuzione delle antifone proprie e di altri mottetti. All'organo il diplomando Pierluigi Mazzoni





- Monopoli -
Chiesa S. Francesco d'Assisi
piazza Vittorio Emanuele
ore 19,30




domenica 17 novembre 2013

Sic nos Tu visita, sicut Te colimus

di Daniele Premoli


In questi ultimi tempi è tornato di particolare attualità il tema della Riforma della Chiesa: le strutture della Chiesa andrebbero riviste, così come la sua disciplina e, secondo alcuni, persino la dottrina. E così un po’ tutti, dal panettiere al teologo di spicco, ipotizzano quella che dovrebbe essere la nuova forma della Chiesa. C’è però un “grande dimenticato” in tutti questi discorsi, probabilmente anche giusti e importanti: il Signore Gesù.

L’agile volumetto di S.E. mons. Athanasius Schneider, vescovo del Kazakhstan, “Corpus Christi. La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa”, recentemente pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, si pone l’obiettivo di rimettere al centro dell’attenzione Gesù Cristo, «il più povero e il più indifeso nella Chiesa», specialmente nel momento della Santa Comunione.

Mons. Schneider inizia la sua riflessione narrando la straordinaria storia di Peter Schmidtlein (1967-1973), bambino di origine tedesca, deportato con la sua famiglia nel Kazakhstan. Colpito da un tumore al cervello, Peter ricevette il permesso di comunicarsi all’età di quattro anni, colpendo sacerdoti e vescovi per la sua consapevolezza di questo grande Sacramento. Si tratta di una storia realmente commovente (che muove), particolarmente per la devozione e il rispetto con il quale un bambino di quattro anni tratta e si lascia trasformare da quella piccola Ostia, che evidentemente è incommensurabilmente più di un semplice pezzo di pane.

Segue un capitolo sulla Santa Messa dove, sempre accompagnato dall’esempio dei santi, il lettore viene aiutato a riflettere sulla grandezza della Messa. Essa infatti, come afferma il beato card. Newman, «non è semplicemente una formula di parole, è una grande azione, la più grande azione che ci possa essere sulla terra. È l’evocazione dell’Eterno. Egli si rende presente sull’altare in carne e sangue, davanti al quale gli angeli si prostrano e i demoni tremano». Il centro della Messa è dunque Cristo stesso, presente nel Pane e nel Vino consacrati.

Tuttavia, ai nostri giorni, l’Eucaristia viene trattata con un «sorprendente minimalismo nei gesti d’adorazione e riverenza». Chi scrive ha assistito personalmente al Pontificale in occasione della festa del Santo Patrono di una grande Diocesi, dove al momento della comunione due diaconi, senza nemmeno accorgersene, hanno fatto cadere un’Ostia. Qualcuno potrebbe obiettare che – fortunatamente – questo accade poco spesso. Me lo auguro e potrei anche convenire. Rimane comunque vero che, nella maggioranza delle Chiese, Nostro Signore viene trattato come un oggetto qualunque, e la distribuzione della S. Comunione appare più che altro come la distribuzione del cibo comune: fatta frettolosamente, quasi che il problema principale sia di non allungare troppo la celebrazione. Appare dunque verosimile il dialogo, immaginato da mons. Schneider a p. 44, tra un musulmano e un cattolico. Afferma l’ipotetico interlocutore: «Se voi trattate il vostro Dio e il vostro Santissimo in maniera tanto banale, non ci credete veramente [alla Presenza Reale, NdR]. Non riesco a convenire con lei sul fatto che veramente ci crediate».

«Grandi santi riformatori e veri evangelizzatori nella storia della Chiesa hanno detto: il progresso spirituale di un’epoca della Chiesa si misura al modo di riverenza e devozione verso il Sacramento dell’Altare. San Tommaso d’Aquino lo ha espresso in modo più conciso: “Sic nos Tu visita, sicut Te colimus”. E questo vale anche per il nostro tempo: il Signore visiterà la Chiesa di oggi con le speciali grazie del vero rinnovamento auspicato dal beato Giovanni XXIII e dai Padri del grande Concilio Vaticano II nella misura in cui Egli sarà venerato e amato in modo visibile».

Si potrebbe dissentire sulle implicazioni pratiche proposte da mons. Schneider; tuttavia la sua diagnosi è sostanzialmente corretta. Un ottimo libro per riflettere su come ci rapportiamo con l’Eucaristia e aumentare la nostra fede.

martedì 12 novembre 2013

La grande quercia è caduta, ovvero in memoria di Domenico Bartolucci

di Giannicola D'Amico


“Dov'era l'ombra, or sè la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!” (G. Pascoli)





All’età di 96 anni Domenico Bartolucci, Cardinale e Direttore perpetuo della Cappella Sistina - ma per tutti coloro che l’avevano conosciuto semplicemente “il Maestro” - è spirato alle prime ore dell’11 novembre, festa di S. Martino, nella sua casa romana di via Monte della Farina, al Palazzo di S. Andrea.

Poche settimane fa era scomparso, anch’egli vegliardo, mons. Luciano Migliavacca, storico maestro di cappella del Duomo di Milano: con loro sembra chiudersi un’epoca.

Domenico Bartolucci, affiancato fin dal 1953 al mitico, ma anziano e sofferente, Lorenzo Perosi, alla morte di questi aveva ereditato la direzione della Sistina, nominatone da Papa Pacelli “direttore perpetuo”, mentre mantenne la direzione contemporanea della Cappella Liberiana in S. Maria Maggiore, succeduto anni prima a Licinio Refice, fino al 1971.

Nato a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, il 7 maggio 1917, fu ordinato sacerdote nel 1939 dal card. Elia Dalla Costa, per poi trasferirsi a Roma dove perfezionare gli studi musicali iniziati nel capoluogo toscano, rimanendo però sempre incardinato nel clero fiorentino.
Direttore della Cappella Sistina fino al 1997, donde esercitò un altissimo magistero musicale, è stato considerato il più autorevole interprete di Palestrina nel Novecento, per poi continuare l’attività concertistica e compositiva (al suo attivo una vastissima messe di musica perlopiù sacra e liturgica, ma anche sinfonica e strumentale), fino oltre i novant’anni, assistito da una salute invidiabile e dalla sua consueta tetragona volontà di toscano d’altri tempi.

Stimato profondamente da Joseph Ratzinger per il suo rispetto della Liturgia, per il suo attaccamento alla Tradizione e per il livello impareggiabile delle sue composizioni in cui la moderna impostazione neo-modale si fondeva con le tre radici della sua ispirazione (il gregoriano, Palestrina e la cantabilità verdiana), fu creato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010 da Benedetto XVI al quale offrì un memorabile concerto in Castel Gandolfo il 31 agosto 2011 (di cui riferimmo).

Portiamo nel cuore le parole che Bartolucci indirizzò a Benedetto XVI il 24 giugno 2006 in occasione di un concerto polifonico da lui diretto nella Cappella Sistina in omaggio al nuovo Pontefice: “Beatissimo Padre, tutti conoscono l’amore grandissimo di Vostra Santità per la liturgia e quindi per la musica sacra. L’arte musicale è quella che più di tutte ha beneficiato della Liturgia della Chiesa: le cantorie hanno rappresentato la sua culla, grazie alla quale essa ha potuto formare il linguaggio che oggi ammiriamo. Gli esempi più belli che la fede dei secoli passati ci ha consegnato e che dobbiamo mantenere vivi sono proprio il canto gregoriano e la polifonia: di essi occorre una pratica costante che possa vivificare e animare degnamente il culto divino”.

Le cantorie oggi non esistono quasi più, sia come luogo architettonico, sia come luogo di perpetuazione della sapienza musicale e liturgica dei nostri Padri, al servizio di Dio.

Oggi scompare anche il loro più autorevole, appassionato e vigoroso cantore.

Sapremo continuare la “buona battaglia”?