domenica 18 settembre 2016

“Itaque, mundo sibíque mórtuus, vitam Jesu manifestábat in carne sua, quæ dum in alíquibus ex turpitúdine obscœnum flagítium sentiébat, prodigiósum de se efflábat odórem, indícium nitidíssimæ illíus puritátis, quam, immúndo spíritu vehementíssimis tentatiónibus frustra obnubiláre diu conánte, servávit illæsam, tum arcta sénsuum custódia, tum jugi córporis maceratióne, tum denique speciali protectióne puríssimæ Vírginis Maríæ, quam matrem suam appelláre consuévit, ac véluti matrem dulcíssimam íntimo cordis afféctu venerabátur, eámque ab áliis venerári exoptábat, ut cum ejúsdem patrocínio, sicut ipse ajébat, ómnia bona consequeréntur” (Lect. V – II Noct.) - SANCTI JOSEPHI A CUPERTINO, CONFESSORIS

Celebriamo oggi un figlio glorioso del Serafino di Assisi, nato nel 1603 e morto nel 1663, la cui festa fu estesa a tutta la Chiesa da un papa uscito dal medesimo Ordine, Clemente XIV, nel 1769, con rito doppio, trasferendo la festa di San Tommaso da Villanova al 22 di settembre. San Giuseppe da Copertino non è meno celebre per la sua evangelica semplicità che per le sue levitazioni estatiche; ciò è il motivo per cui tutta la seguente messa metterà in piena luce quest’aspetto eminentemente soprannaturale della sua santità.
Roma cristiana gli ha dedicato una chiesa nel quartiere Cecchignola. Costruita nel 1956 e dedicata inizialmente a San Marco, mutò denominazione dal 1° ottobre 1979. Affidata inizialmente ai minori conventuali, dal 2001 è affidata alle cure del clero diocesano. Dal 2015 è titolo cardinalizio.
L’antifona d’ingresso è tratta dall’Ecclesiastico (Siracide) (Sir. 1, 14-15), seguito dal Sal. 84 (83).
Benché sacerdote, san Giuseppe da Copertino non si distingueva per una grande cultura letterarai, ma siccome era un santo, Dio gli concesse la scienza delle cose divine, che, nelle Scritture, è precisamente chiamata Scientia Sanctorum.
La colletta contiene un’allusione velata ai voli estatici del Santo, che talvolta lo sollevavano in aria per poter baciare un’immagine di Gesù Cristo o della Vergine.
La prima lettura sulle qualità ed i meriti della carità (1 Cor. 13, 1-8) fa parte di quella della Domenica di Quinquagesima. Il redattore della messa la fa terminare al versetto 8, in cui l’Apostolo insegna che la carità può accendere anche della scienza - è senza dubbio un’allusione alla serafica semplicità del Santo, tanto più ricco di scienza di Dio quanto meno aveva brillato sui banchi di scuola.
Il responsorio è lo stesso per san Saba, il 5 dicembre.
I superiori ecclesiastici, per provare l’origine soprannaturale delle grazie del Santo, lo sottomisero a lunghe e dure prove ed a frequenti umiliazioni, relegandolo qui o là nei conventi solitari, per impedire che l’entusiasmo popolare per i prodigi compiuti da lui degenerassero in qualche disordine.
Relegato in Assisi fu accompagnato dallo stesso Ministro Generale in udienza dal papa Urbano VIII, dinanzi al quale il nostro Santo levitò. Allora il papa disse che due Santi in Assisi erano di troppo, in quanto vi era già san Francesco. Per questo, san Giuseppe fu mandato nelle Marche, ad Osimo.
La lettura evangelica (Mt 22, 1-14) è la parabola dell’invito alle nozze fatto ai mendicanti, che si tenevano agli incroci delle strade ed è la stessa della XIX Domenica dopo la Pentecoste. Mentre tanti scienziati non approfittano della divina grazia e non corrispondono alla loro santa vocazione, questo povero di spirito, nella semplicità del suo cuore, accettò l’invito del Signore e fu introdotto nella sala del banchetto.
L’antifona per l’offerta delle oblazioni (Sal. 35 (34)) fa allusione alle terribili macerazioni del Santo ed alla sua dolcezza verso coloro che l’osteggiavano.
Le altre due collette sono quelle del Comune dei Confessori non pontefici, come l’8 febbraio.
L’antifona per la Comunione del popolo è tratta dal Sal. 69 (68). È a prezzo della povertà e delle afflizioni che san Giuseppe da Copertino acquistò, per così dire, i doni straordinari di cui fu colmato: Ego sum pauper et dolens. Diventò povero, cioè umile, obbediente, piccolo ai suoi propri occhi, e dolens, cioè fu con le più dure mortificazioni che egli stampò nelle sue membra le stimmate della Passione del Cristo.
Si racconta che fu mandato talora dal suo superiore per esorcizzare indemoniati. Il Santo avvicinandosi agli infelici, si accontentava di mostrare al demonio il biglietto del suo superiore che gli ordinava di cacciarlo e dichiarava che non era lui, ma l’ubbidienza che esigeva la liberazione del povero energumeno: Io son venuto qua per ubbidienza e per questo tu hai da uscire da qua (così ricorda Angelo Pastrovicchi, Compendio della Vita, Virtu e Miracoli del B. Giuseppe di Copertino, Roma 1753, p. 47. Cfr. Alfio Giaccaglia, San Giuseppe da Copertino – Il Santo dei voli4, Osimo 2000, p. 126). È inutile dire che il diavolo non poteva tollerare un linguaggio tanto umile, e così lasciava l’invasato.


Ambito marchigiano, S. Giuseppe da Copertino in estasi, XVIII sec., Camerino

Ambito marchigiano, S. Giuseppe da Copertino in estasi dinanzi alla Santa Casa di Loreto, XVIII sec., Senigallia

Ambito abruzzese, S. Giuseppe da Copertino in levitazione estatica dinanzi alla statua della Vergine, XVIII sec., Pescara

Placido Costanzi, S. Giuseppe solleva per i capelli Baldassarre Rossi, XVIII sec., Palazzo Barberini, Roma

Ambito romagnolo, Estasi di S. Giuseppe da Copertino, XVIII sec., Faenza

Giovan Battista Ripani, Volo davanti all’Ammirantessa di Castiglia, Chiesa di S. Francesco, Fermo

Gaetano Lapis, Estasi di S. Giuseppe da Copertino, 1763, Perugia

Prima statua di S. Giuseppe, dopo la sua beatificazione, 1753, Santuario della Grottella, Copertino

Prima cassa dove furono custodite le spoglie di S. Giuseppe da Copertino, Santuario della Grottella, Copertino

Reliquie di S. Giuseppe durante la ricognizione canonica del 2012, Osimo

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