mercoledì 6 luglio 2016

La messa in latino: riscoperta della sacralità. Parola di Ceronetti. Nel IX anniversario del m.p. "Summorum Pontificum"

Per ricordare il nono anniversario del Motu proprio Summorum Pontificum, riproponiamo la lettura di questa lettera aperta del filosofo, scrittore, traduttore, giornalista e drammaturgo torinese Guido Ceronetti, scritta alla vigilia del conclave del 2005. È una lettera dai toni profetici, di estrema attualità.

RIPRISTINI LA MESSA IN LATINO RISCOPRIREMO LA SACRALITÀ

di GUIDO CERONETTI

Vorrei rivedere la messa tridentina, e ascoltare un po’ di gregoriano

Filosofo, scrittore, poeta, Ceronetti nasce nel ‘27. Dal latino ha tradotto Marziale, Catullo e Giovenale

GENTILE Santità Ipotetica (che tra un giorno o due, forse, avrà un volto e un nome). Avrei un voto da formulare, per il Vostro pontificato, nella certezza che la risposta dei fedeli sarebbe entusiastica: che sia tolto il sinistro bavaglio soffocatore alla voce latina della Messa,
Mi contenterei che la Messa tridentina, accompagnata da una giusta dose di gregoriano, ricomparisse in alternativa a quella imposta da una riforma liturgica distruttiva, che ha accarezzato i visceri rituali della Chiesa con la grazia di un hara-kiri. Lasciatele entrambe, Santità, non chiedo la soppressione di questa povera amputata chiamata oggi Messa (probabilmente neppure un papa potrebbe deciderla), chiedo che ogni domenica e ogni festività religiosa, segnata o no nel calendario civile, ci sia in tutte le chiese d’Italia e del mondo una, una almeno, sia pure ad un’ora molto mattutina Messa tradizionale completa. E che sia data a parroci istruiti (non li pretendo latinisti, basta che sappiano il senso di ciò che pronunciano latinamente) la facoltà di istituire nella loro chiesa o chiesina una Messa latina anche in altri giorni a richiesta di una maggioranza di parrocchiani un po’ più spirituali degli altri.
Il Vostro Predecessore aveva già concesso qualche rara, eccezionale celebrazione di Messa tradizionale (ce n’è una alle undici della domenica alla Misericordia di Torino, affollatissima sempre) ma l’eccezione - se non si vuol troncare del tutto il legame col Sacro dei misteri cristiani da tempo in coma precario - va trasformata tempestivamente in regola fissa, in raccomandazione forte, in disposizione (non semplice dispensa) pontificia, in parziale sebbene limitato ripristino.
Certamente, Santità di domani, non ignorerete quanto piacque alle autorità comuniste quella riforma conciliare dei riti occidentali: non erano degli stupidi, avevano nella loro bestiale ignoranza del sacro percepito che lì si era aperta una falla, che sul lungo lombrico di quei riti semidissacrati un graduale snervato ateismo di fatto avrebbe strisciato fino ai nuovi altari, bruttura geometrica di ogni chiesa. Quella riforma che, forse (è congettura mia di poco informato) intendeva colmare in parte la distanza dalle chiese protestanti, non ha colmato in profondità niente: in compenso tra cattolicità e ortodossia tradizionale ha allargato l’incomprensione e la totale separazione. Divinum resipiscere!
E tutti quei pulpiti disertati, obbligatoriamente? Quelli di legno se li mangia il tarlo, i marmorei ne fa poggiaschiena il turismo più crasso.
Ridategli voce: anche una predica perfettamente insulsa diventa qualcosa di più, acquista soffio, se proviene dall’alto... Un saluto di lontano.

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