domenica 8 novembre 2015

“Sevérus, Severiánus, Carpóphorus et Victorínus fratres, in persecutióne Diocletiáni, deórum cultum líbere detestántes, plumbátis cæsi, in verbéribus vitam pro Christi nómine profudérunt. Quorum córpora, cánibus objécta, cum ab illis intácta diu fuíssent, subláta a Christiánis, via Lavicána tértio ab Urbe lápide, in arenária sepeliúntur, prope sepúlcrum sanctórum Mártyrum Cláudii, Nicóstrati, Symphoriáni, Castórii et Simplícii, qui eódem imperatóre passi erant; quod, cum essent summi sculptóres, nullo modo addúci potúerant ut idolórum státuas fácerent, et, ad solis simulácrum ducti, ut illud veneraréntur, numquam commissúros se dixérunt ut adorárent ópera mánuum hóminum” (Lect. IX – III Noct.) - SANCTORUM QUATTUOR CORONATORUM MARTYRUM

Dobbiamo anzitutto fare un’osservazione. Tanto il Sacramentario Leoniano che il feriale Filocaliano assegnavano il natale dei Coronati non già oggi, ma al V id. nov., cioè a domani. Ecco il testo del Feriale: V id. nov.: Clementis, Semproniani, Claudi, Nicostrati, in Comitatum, cioè nelle vicinanze del parco imperiale ad duas lauros, sulla via di Labico. Al contrario, il Geronimiano precisa l’8 quale data del loro natale celebrato sul Celio, dov’è oggi la loro basilica.
La storia di questi santi Martiri designati sin dall’antichità col semplice nome di «Coronati», è una delle più intricate. Alcuni archeologi hanno voluto distinguere ben tre gruppi di martiri Coronati. Vengono dapprima i cinque lapicidi (tagliatori di pietra, marmorari, scalpellini) della Pannonia: Simproniano (o Sinforiano), Claudio, Nicostrato, Castorio e Simplicio, i quali, per essersi rifiutati di scolpire una statua del dio Esculapio, furono messi a morte sotto Diocleziano, nel 306, sebbene poco prima avessero condotto a termine un simulacro del Sole in quadriga reggente i cavalli. Questa narrazione sembra quella più antica ed attendibile, essendo coerente con la morale cristiana, la quale sapeva ben distinguere le opere d’arte che erano considerate come ornamentum simplex da quelle che ad idololatriæ causam pertinebant, giusta la distinzione di Tertulliano (Così ricorda Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 497, nonché Giovanni Battista De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, t. II, Roma 1867, p. 352. Cfr. Tertulliano, Adversus Marcionem libri quinque, lib. II, cap. 22, in PL 2 (ed. 1844), col. 310A; (ed. 1878), col. 337B).
Seguono poi i quattro militi corniculari Coronati Romani, elencati dal Filocaliano e deposti sulla via Labicana, che non volevano sacrificare ad Esculapio. I nomi di questi militari, rimasti ignoti, furono confusi, nei martirologi, con i nomi di altri martiri sepolti in Albano.
Vengono da ultimo gli altri quattro Santi di Albano, menzionati nello stesso feriale Filocaliano il giorno 8 agosto, «Secundi, Carpofori, Victorini et Severani in Albano».
Come nota l’Armellini, la confusione fra i martiri pannonici ed i corniculari accadde quando quei primi sarebbero stati trasferiti in Roma e sepolti in un cimitero della via Labicana nel luogo detto ad duas lauros, e poi dei ss. Pietro e Marcellino, nel luogo stesso ove furono sepolti i corniculari. Questa confusione si accrebbe quando i due gruppi furono portati alla vetusta chiesa, che sorge ancora sul Celio, a cura del papa Leone IV (847‑855), dei quali già era stata decretata comune la commemorazione dal papa san Milziade (così Mariano Armellini, op. cit., p. 498), che avrebbe provveduto, forse, anche a fondare quella chiesa celimontana dedicandola ai quattro anonimi corniculari, detti coronati per aver ricevuto la corona del martirio (ibidem). Sta di fatto che questa chiesa è assai antica ed i presbyteri di questo Titolo tra i sottoscrittori del sinodo romano del 499 sotto papa san Simmaco e del 595 sotto papa san Gregorio Magno (Così ricorda Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 427-428. Gli atti e le sottoscrizioni del sinodo romano del 499 sono in J. D. Mansi, Sacrorum Conciliorum. Nova et amplissima collectio, vol. VIII, Florentiæ 1763, col. 236 s. (dove la chiesa figura indicata come titulus Æmilianæ); quelli del sinodo del 595 sono ivi, vol. IX, Florentiæ 1765, col. 1229, nonché, per quanto ci interessa, in PL 77, 1339B.).
Sorge quindi la questione: i Quattro Coronati, recensiti oggi nel Feriale e nei Sacramentari, a quale di questi tre distinti gruppi appartengono? I lapicidi di Pannonia furono realmente trasportati in Roma sulla via Labicana sin dal IV sec.? Sembra di no. Siccome però il Feriale e gli antichi Itinerari non ricordano sulla via di Labico che un sol gruppo di quattro, o cinque Martiri Coronati, quelli cioè elencati da Furio Dionisio Filocalo, gli altri due gruppi dei lapicidi Pannoni e dei Santi Albanesi dove vanno a finire?
Sono questi dei problemi assai intricati, che per il momento non si è ancora in grado di risolvere definitivamente. Qualsiasi soluzione si voglia poi dare alla questione, essa verrà, prima di essere esaminata, non già soltanto a tavolino e con l’unica scorta degli Atti, ma discendendo anche nei cimiteri romani ed interrogando i monumenti locali superstiti.
Ora noi troviamo che gli antichi pellegrini nel cimitero dei santi Pietro e Marcellino veneravano, non già due, ma un unico gruppo di martiri sotto il titolo sempre costante di «IV Coronatos». Così infatti si esprime il Salisburgense.
Strano invece è il modo d’esprimersi del De locis SS. Martyrum, il quale, mentre vuole spiegare con maggior precisione chi siano codesti Coronati, fonde insieme la tradizione agiografica dei Quattro Corniculari Romani coi cinque scultori martirizzati nella lontana Pannonia. Ecco il testo: Quatuor Coronati id est: Claudius, Nicostratus, Simpronianus, Castorius, Simplicius. Ne enuncia quattro e poi ne elenca cinque, che sono precisamente i lapicidi di Pannonia!
Come spiegare quest’anomalia? Con l’esame delle due Passioni. A chi mette a confronto quella dei Martiri Romani con l’altra dei lapicidi di Sirmium, appare chiaro che l’una è ricalcata sull’altra. La vicinanza della loro data obituale ha vieppiù aiutato l’agiografo a rafforzare il nesso tra i due gruppi; così che, mentre in un primo tempo la liturgia s’era contentata di unire in un unico culto i due distinti gruppi di Santi, più tardi quelli di Pannonia finirono per sovrapporsi addirittura ai Romani, tanto che nei Sacramentari andò perfino perduta la tradizione primigenia dei nomi dei nostri Martiri Corniculari della via di Labico. Ecco precisamente lo stato della leggenda rappresentata dai Sacramentari e dal de Locis sanctis. Persiste bensì l’uso romano di denominare la festa dai Quattro Coronati della Labicana: però questi Quattro, pur rimanendo tali, sono effettivamente cinque, id est, - strana la forza di questo idest adoperato nel De Locis sanctis! – perché i quattro Romani sono stati identificati coi cinque lapicidi Pannoni, id est Claudius etc.
Il primitivo sepolcro dei Martyres corniculari romani, è stato ritrovato nel cimitero ad duas lauros negli scavi del 1912. In fondo ad una galleria fu scoperto un grandioso cubicolo, il quale dalle vestigia di decorazioni e dai graffiti mostra d’essere stato in venerazione sino almeno al sec. IX. Una porta, tagliata nella parete sinistra dell’ipogeo, conduce per mezzo d’un altro cubicolo ad una seconda cripta, dove in fondo ad un nicchione si sono trovati i resti d’un grande sarcofago, protetto originariamente da una transenna marmorea che gli era stata innalzata davanti. Sulle pareti annerite dalle terre, era graffito due volte il + Leo Presbyter, il noto frequentatore dei cimiteri romani nell’Alto Medioevo. Finalmente, poco distante, venne letto altresì il proscinema: + SCE CLE(mens). Ecco dunque il Clemens del Filocaliano, il quale riposava in questo santuario insieme ai compagni Coronati, - id est - questa volta è proprio il caso di ripeterlo - Sempronianus, Claudius et Nicostratus.
La messa Intret è come quella del 22 gennaio, mentre invece la prima lettura la si desume dal 20 precedente, festa di san Sebastiano.
Il Vangelo è quello della festa di tutti i Santi. Di proprio non rimangono quindi che le collette, ed in antico, anche il prefazio.
La prima colletta, nel messale tradizionale, è identica a quella del 10 luglio, ma in antico conteneva anche i nomi dei Martiri.
Il brano evangelico assegnato oggi nell’indice di Würzburg non è già quello descritto nel Messale, ma bensì l’altro della festa di san Sebastiano (DIE VIII MES. NOVEM. NT. SCOR. IIII CORONATORUM lec. sci. eu. sec. Luc. k. XLV. Descendens Ihs. de monte stetit in loco campestri usq. copiosa est in caelis).
Oggi tutta la tradizione liturgica romana, a cominciare dal Sacramentario Leoniano, assegna ai «Coronati» un prefazio speciale.
Nella messa stazionale che il Papa, un tempo, celebrava sul Celio nella basilica dei Quattro Coronati, giusta gli Ordini Romani del XIII sec., in onore dei Santi veniva anch’egli coronato col regnum, o tiara pontificia.
È assai significativo il titolo attribuito sin dall’antichità all’odierno gruppo di Martiri: i coronati. Ora, siccome nessuno può meritare la corona della vittoria se prima non ha combattuto a norma del regolamento «nisi legitime certaverit», come dice l’Apostolo, ne segue che neppure noi possiamo in alcun modo guardare il mondo e la vita presente se non come il campo del combattimento e la durata legale della nostra militia sotto Cristo condottiero - Regnante Domino nostro Jesu Christo.


Niccolò di Pietro Gerini, Flagellazione dei Quattro coronati, 1385-90, Philadelphia Museum of Art‎, Philadelphia



Nanni di Banco, Tabernacolo dell’arte dei Maestri di Pietra e Legname con i SS. Quattro Coronati, 1409-16/17, Orsanmichele, Firenze


Francesco Trevisani, Martirio dei Quattro coronati, XVII sec.

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