domenica 7 dicembre 2014

"Véritas mea et misericórdia mea cum ipso: et in nómine meo exaltábitur cornu ejus" (Ps. 88, 25 - Offert.) - SANCTI AMBROSII, EPISCOPI MEDIOLANENSIS, CONFESSORIS ET ECCLESIÆ DOCTORIS




Sant’Ambrogio Aurelio, nato senza dubbio a Treviri da un’antica ed illustre famiglia romana, che aveva già dato alla Chiesa, durante la persecuzione di Diocleziano, la martire Sotere (Sant’Ambrogio parla di questa sua antenata martire in due sue opere: De Exhortatione virginitatis liber unus, cap. XII, § 82, in PL 16, col. 360C, ed. 1880, col. 376B; e De Virginibus libri tres, lib. III, cap. VII, § 38, ivi, col. 232A, ed. 1880, col. 244A) e che, oltre il Dottore che festeggiamo oggi, doveva arricchire il martirologio di due altri nomi, quelli di Satiro e di Marcellina, rispettivamente suo fratello e sua sorella, morì a Milano la vigilia di Pasqua, il 4 aprile 397. Siccome questo giorno cade quasi sempre durante la Quaresima o durante la settimana pasquale, vale a dire in un periodo in cui, secondo l’antica liturgia, ogni festa in onore dei santi era esclusa, la sua memoria si celebra oggi, anniversario della sua ordinazione episcopale.
Il martirologio geronimiano, invece, non menziona né il natale di sant’Ambrogio (4 aprile 397) né la sua ordinazione (7 dicembre 374), ma il suo battesimo (30 novembre): In Mediolano sancti Ambrosii episcopi de perceptione baptismi. A Milano, le tre date sono oggetto di una celebrazione, sebbene il 7 dicembre costituisca la festa principale (C. Marcora, Il Santorale ambrosiano, Coll. Archivio ambrosiano, 5, Milano 1953. pp. 39, 145, 147).
Il Sacramentario Gelasiano indica per la data odierna l’Ottava di sant’Ambrogio; ma questa festa, probabilmente propria alla basilica vaticana, è da molto tempo caduta in desuetudine.
I martirologi del IX sec. hanno tutti optato, a seguito di Beda, per il 4 aprile. Se qualche calendario, tra cui quello di Montecassino, fa memoria di Ambrogio sin dal IX sec., è soprattutto a partire dall’XI che si assiste allo sviluppo del suo culto.
Le chiese, episcopali o monastiche, si dividono tra il 4 aprile ed il 7 dicembre, con predominanza del 4 aprile nelle ragioni transalpine e del 7 dicembre in Italia.
A Roma, benché sant’Ambrogio, secondo una tradizione non tanto attendibile, vi fosse nato, la sua festa non vi è attestata prima dell’XI sec., in cui essa è celebrata il 7 dicembre, fondandosi sull’antichissima usanza liturgica di celebrare solennemente il natale ordinationis dei vescovi e dei sacerdoti. Essa dovette espandersi nell’Urbe nel XII sec.
Due antiche chiese mantengono viva e popolare nell’Urbe la memoria di Ambrogio. Infatti, qui,  egli studiò, preparandosi ad una carriera politico-amministrativa, e partecipò anche alla vita pubblica della Città eterna.
Uno di questi edifici sacri non esiste più. Essa era una chiesetta o un oratorio e si elevava presso la basilica vaticana, attorno alla quale, nel Medioevo, erano stati eretti diversi oratori ed ospizi nazionali, segnatamente dei Lombardi, per i pellegrini che vi affluivano da ogni parte del mondo, e segnatamente le genti lombarde (Cfr. Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 742).
Si ritiene che essa fosse ubicata dove attualmente si troverebbe la c.d. Cappella Gregoriana (Cfr. Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, p. 172).
L’altro è ancora in piedi, sotto il titolo di Sant’Ambrogio della Massima (Armellini, op. cit., pp. 564-565; Huelsen, op. cit., pp. 344-345. Su questa chiesa, v. anche Paolo Siniscalco, Sant’Ambrogio e la Chiesa di Roma, in Luigi Franco Pizzolato – Marco Rizzi (a cura di), Nec timeo mori. Atti del Congresso internazionale di studi ambrosiani nel XVI centenario della morte di Sant’Ambrogio, Milano, 4-11 aprile 1997, Milano 1998, pp. 141-160), oggi in prossimità del Portico d’Ottavia, e che si chiamava così verosimilmente perché si elevava vicino il porticus maxima, che, partendo dal tempio di Ercole, contornava il Campo Marzio, oppure perché prendeva il nome da una certa Massima, che vi aveva edificato un monastero (monasterium Sanctæ Mariæ de Maxima). Secondo la tradizione, però, fu la sorella primogenita, Marcellina, che aveva preso il velo delle vergini consacrate, in San Pietro, il giorno di Natale del 353 (o, secondo altre cronologie, del 352 o 354), assieme ad una compagna, a fondarvi il monastero suddetto adiacente all’attuale chiesa, nella propria dimora paterna. Va chiarito che la Chiesa all’epoca di Ambrogio non aveva monasteri così come intesi oggi e non imponeva obblighi diversi da quelli imposti ai cristiani comuni (Ibidem, p. 143).
Il suo antico nome, secondo il Liber Pontificalis nella biografia di Leone III, era quello di monastero di Santa Maria quod appellatur Ambrosii (Armellini, op. cit, pp. 564-565; Huelsen, op. cit., p. 344; Siniscalco, op. cit., p. 144; L. Duchesne, Le Liber Pontificalis, Coll. Bibliothèque des Ecoles Françaises d’Athènes et de Rome, Paris 1892, tomo 2, p. 23. Su questo monastero, v. G. Ferrari, Early roman monasteries, Coll. Studi di Antichità Christiana, 23, Città del Vaticano 1957, pp. 199-200) e che era anche dedicata – ma non vi è unanimità di vedute – a santo Stefano (Così ritiene Armellini, op. cit, p. 565. Contra Huelsen, op. cit., p. 344).
L’identificazione di quest’Ambrogio con il Dottore di Milano, che ebbe certamente a Roma la sua domus di famiglia – molto illustre ed universalmente conosciuta, poiché i papi stessi avevano costume di recarvisi – è assai probabile ma non può essere affermata con sicurezza assoluta. Questa chiesa ed il convento, espropriati a seguito delle leggi ottocentesche eversive dell’asse ecclesiastico, furono restituiti, in seguito, ai benedettini. Nei sotterranei della chiesa vi sono i resti di quella che si ritiene sarebbe stata la casa del Santo Dottore. Nelle vicinanze di quella, che dovrebbe essere la dimora paterna di Ambrogio, doveva sorgere quella che sarebbe divenuta, due secoli dopo, la dimora di Gregorio Magno e, non distante, quella di Benedetto durante il suo soggiorno romano (Così Siniscalco, op. cit., p. 142. Cfr. anche il testo del benedettino Dom Mayeul de Dreuille, S. Ambrogio della Massima: Casa paterna di S. Ambrogio. XXII secoli di storia. La più antica casa religiosa a Roma, Parma 1996, p. 19).
Nella messa tradizionale odierna, domandiamo a Dio che l’intercessione del santo Pontefice Ambrogio – così pieno di zelo per la salvezza delle anime che, quando governava la Chiesa di Milano, sembrava che la sua casa non avesse porte, tanto ognuno era libero di avvicinarsi a lui a suo piacere («Non enim vetabatur quisquam ingredi, aut ei venientem nuntiari mos erat»: Sant’Agostino, Confessionum libri tredecim, lib. VI, cap. 3, in PL 32, col. 720C) - ci assista in tutte le circostanze della vita, affinché la nostra infedeltà alla grazia non renda mai sterile l’ineffabile sacramento di eterna salvezza al quale abbiamo partecipato.
La santità di Ambrogio e l’insigne dignità di cui lo rivestì il Signore hanno realizzato nel senso più ampio la percezione profetica che Ambrogio, ancora bambino, ebbe relativamente alla sua grandezza futura. Si racconta, in effetti, che, quando il Papa Liberio (o altri vescovi) si recava nella dimora romana dove abitava con sua madre, questa, in compagnia dei suoi tre figli, si prostrava immediatamente per baciargli la mano. Quando il Pontefice era uscito dalla casa, Ambrogio presentava, a sua volta, la sua piccola mano di bambino a Marcellina, all’amica con lei consacrata, ed a sua madre perché la baciassero, in quanto, diceva, quella sarebbe stata un giorno la mano di un vescovo («... a domestica, sorore vel matre manu osculari, ipse ludens offerebat dexteram, dicens et sibi id ab ea [altri mss. eis, ndr.] fieri oportore, siquidem episcopum se futurum esse memorabat»: Paolino di Milano, Vita Sancti Ambrosii, § 4, 1-2, in PL 14, ed. 1882, col. 30B. Cfr. Siniscalco, op. cit., pp. 143-144). Anni più tardi, nel 382 d.C., Ambrogio sarebbe venuto a Roma. Qui avrebbe incontrato la vergine compagna di Marcellina e le avrebbe porto la mano per baciargliela, non più per gioco (Paolino di Milano, op. cit., § 9, in PL 14, col. 32A. Cfr. Siniscalco, op. cit., p. 154).


Pierre Subleyras, S. Ambrogio assolve Teodosio, 1745, Galleria Nazionale, Perugia

Autore anonimo, S. Ambrogio, 1630 circa, museo del Prado, Madrid

Gaspar de Crayer, S. Ambrogio, 1655 circa, museo del Prado, Madrid

Carlo Cerasa, S. Ambrogio, XVII sec.

Mattia Preti, S. Ambrogio, 1670-76, Museo diocesano, Milano




Giovanni Lomazzi (su disegno di Ippolito Marchetti), Urna d’argento sbalzato con i resti dei diaconi martiri SS. Gervasio, Protasio e di S. Ambrogio, 1897, Cripta, Basilica di S. Ambrogio, Milano

Nessun commento:

Posta un commento