domenica 23 novembre 2014

Pakistan, cristiani bruciati vivi. La polizia li scagiona: «Non hanno commesso alcuna blasfemia»

Nella memoria liturgica dei SS. Clemente I, papa, e Felicita, martiri, nonché nell’ultima domenica dell’anno liturgico – dedicata da papa Montini alla memoria di Cristo, re dell’universo, che rammenta che ogni potestà ed autorità proviene da Dio ed è a servizio di Dio, e che avevamo già celebrato l’ultima domenica di ottobre – rilancio quest’articolo sui neomartiri cristiani in Pakistan, già da noi ricordati in altre occasioni, uccisi barbaramente lo scorso 4 novembre, di cui avevamo riportato anche la testimonianza del figlio.





La Vergine col Bambino incorona Francesco Giuseppe ed Elisabetta sovrani di Ungheria, Chiesa di Mattia, Budapest

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Pakistan, cristiani bruciati vivi. La polizia li scagiona: «Non hanno commesso alcuna blasfemia»

di Leone Grotti

Intanto Tahir Ashrafi, membro del Consiglio dell’ideologia islamica, ha dichiarato: «Tutti i colpevoli devono essere arrestati e puniti. Se sono coinvolti, anche gli imam»

«Shama Bibi era analfabeta e non poteva in nessun caso conoscere il contenuto delle pagine che stava bruciando. Non ha commesso blasfemia». Le parole del capo del distretto di polizia di Kasur (Punjab, Pakistan), che scagionano la donna cristiana, arrivano troppo tardi: Shama, insieme al marito Shehzad, è già stata bruciata viva in un forno per quel presunto reato da una folla di musulmani inferociti.

BRUCIATI VIVI. Il poliziotto Jawad Qamar ha confermato dunque a Morning Star News l’innocenza della coppia, che il 4 novembre è stata assassinata in modo così brutale nel villaggio di Chak 59, nella fabbrica di mattoni del musulmano Mohammed Yousuf Gujjar. Ora, come dichiarato dalla famiglia delle vittime il 16 novembre, gli islamisti hanno offerto loro come compensazione soldi e terra per convincerli a far cadere il caso.

FAMIGLIA MINACCIATA. Non solo. Alcuni influenti musulmani della zona, insieme a un parlamentare del Punjab, hanno minacciato il fratello di Shehzad, Shahbaz, e sua moglie Parveen Masih per costringerli a trovare un accordo con gli assassini. La famiglia però non si è lasciata intimidire e ha chiesto protezione alla polizia, che ha già arrestato 43 persone coinvolte nell’assassinio: «Tutto ciò che vogliamo è un’indagine onesta», ha dichiarato il fratello della vittima.

POLITICI LOCALI. Il parlamentare Muhammad Anees Qureshi, membro del partito al governo Pakistan Muslim League, è accusato di aver assistito all’omicidio e di aver cercato di proteggere nei giorni successivi Riaz Kamboh, ex consigliere municipale del suo stesso partito, tra gli uomini che hanno materialmente cosparso di benzina i corpi dei due cristiani per poi gettarli nella fornace. Qureshi, interrogato dalla polizia, ha risposto che «Shama e Shehzad erano già morti quando ho raggiunto il luogo. Per questo non ho potuto fare niente per loro».

«PUNIRE ANCHE GLI IMAM». Il tentativo di corrompere la famiglia per lasciar cadere il caso non è andato a buon fine ma non avrebbe comunque potuto funzionare. Il caso, infatti, è stato registrato dalla polizia locale stessa e neanche la famiglia ha il potere di chiederne la cancellazione.
Intanto Tahir Ashrafi, membro del Consiglio dell’ideologia islamica, l’organismo religioso più importante del Pakistan, ha dichiarato: «Tutti i colpevoli devono essere arrestati e puniti. Se sono coinvolti, anche gli imam» che dagli altoparlanti delle moschee dei villaggi vicini a Chak 59 hanno incitato la popolazione locale a punire la coppia per la blasfemia compiuta. Il governatore del Punjab, Muhammad Sarwar, ha aggiunto: «Se una persona accusa falsamente l’altro di blasfemia, deve essere punito».

Fonte: Tempi, 20.11.2014

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