domenica 30 novembre 2014

"O bona crux, diu desiderata, et iam concupiscenti animo praeparata: securus et gaudens venio ad te, ita et tu exsultans suscipias me discipulum eius, qui pependit in te" (Ant. Magn.) - SANCTI ANDREÆ APOSTOLI





Nonostante l’uso medievale di celebrare oggi la sinassi in Vaticano, dove la rotonda del papa Simmaco dedicata al fratello di san Pietro era in grande venerazione, si crede tuttavia che, originariamente, la stazione avesse luogo nella basilica di Giunio Basso sull’Esquilino, già consacrata a sant’Andrea dal papa Simplicio (468-483), cioè presso la basilica di Sant’Andrea kata Barbara Patricia (Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 815-817; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 179-181).
Le differenti messe in onore di sant’Andrea conservate nel Sacramentario Leoniano, segno eloquente del particolare culto tributato nell’Urbe, a partire dalla seconda metà del V sec., al fratello di Pietro, quello che portò il primo Vicario di Cristo a Gesù (Gv 1, 42), sembrano, in effetti, l’eco della celebrità di questa consacrazione, celebrità che, d’altronde, ci è attestata anche dall’epigrafe dedicatoria incisa nell’abside dell’edificio:

HAEC • TIBI • MENS • VALILAE • DEVOVIT • PRAEDIA • CHRISTE
CVI • TESTATOR • OPES • DETVLIT • IPSE • SVAS
SIMPLICIVSQVE • PAPA • SACRIS • CAELESTIBVS • APTANS
EFFECIT • VERE • MVNERIS • ESSE • TVI
ET • QVOD • APOSTOLICI • DRESSENT • LIMINA • NOBIS
MARTYRIS • ANDREAE • NOMINE • COMPOSVIT
VTITVR • HAC • KAERES • TITVLIS • ECCLESIA • IVSTIS
SVCCEDENSQVE • DOMO • MYSTICA • IVRA • LOCAT
PLEBS • DEVOTA • VENI • PERQVE • HAEC • COMMERCIA • DISCE
TERRENO • CENSV • REGNA • SVPERNA • PETI

Si vede da quest’iscrizione che un Goto, di nome Valila (chiamato in altri documenti Flavio Teodosio), divenuto, non si sa come, possessore dell’antica basilica civile sontuosamente costruito dal console Giunio Basso (+ 317) designò per suo erede Gesù Cristo. Forse agì così spinto dalla sua sposa – da qui la denominazione della basilica, kata Barbara Patricia.
Il papa Simplicio adattò la basilica alla sua nuova destinazione e siccome, all’epoca, non vi era, in Roma, alcun tempio dedicato all’apostolo sant’Andrea, volle dargli il suo nome. Bisogna tener conto del fatto che, il 3 marzo 357, il corpo di sant’Andrea era stato trasferito da Patrasso a Costantinopoli, ed a cura dei Bizantini, il culto del Πρωτόκλητος, prôtoklêtos (primo scelto o chiamato: allusione alla vocazione di sant’Andrea, il primo chiamato nel Collegio apostolico, tanto che, presso gli orientali Andrea è ricordato come Άγιος Ανδρέας ο Πρωτόκλητος Απόστολος), ebbe immediatamente una rapida diffusione in tutto l’Impero, tanto che le chiese che seguono un calendario fisso celebrano oggi la festa di sant’Andrea, che è già iscritto a quella data nel calendario di Gerusalemme all’inizio del V sec.
A Roma, sant’Andrea era onorato non solamente nelle basiliche che portavano il suo nome sull’Esquilino e sul Celio, anche in una delle due rotonde presso la basilica di san Pietro, e pure nel battistero del Laterano, nonché all’oratorio della santa Croce, eretto dal papa Ilario (461-468), e sotto il portico d’entrata (della basilica lateranense), dove il papa Anastasio IV dedicò un altare ai santi Andrea e Lucia nel 1154. In ragione della prossimità del monastero di sant’Andrea, l’oratorio della santa Croce, dove ci si recava in processione la sera di Pasqua, porta spesso il nome dell’apostolo negli antichi documenti: Ad sanctum Andream ad crucem (cfr. Ordo 27,77, in M. Andrieu, Les Ordines romani du haut moyen âge, Coll. Spicilegium lovaniense, n. 11, tomo 3, Lovanio 1951, p. 365)  o semplicemente Ad sanctum Andream. Ma, nel XII sec., è l’oratorio del portico che costituisce al Laterano l’ecclesia sancti Andreæ (così ricorda Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, p. 317).
A differenza dell’ufficio (redatto molto più tardi e forse a Roma) in cui gli Atti apocrifi sono sfruttati senza troppi scrupoli, le due messe dell’Apostolo, quella della vigilia – ricordata ieri – come quella della festa, si distinguono per una solenne ed elegante nobiltà. Apocrypha nescit Ecclesia, aveva già detto san Girolamo (San Girolamo, Præfatio in Librum Paralipomenon, in PL 28, col. 1326A; ed. 1890 col. 1394A; Id., Apologia adversus libros Rufini, lib. II, cap. 27, in PL 23, col. 451C; ed. 1883, col. 472B). E, di fatto, alcuna letture né alcuna antifona né alcuna colletta del Messale contiene qualsivoglia allusione a questi scritti senza autorità.
Una curiosità finale è da segnalare. San Paolo, nella sua II Lettera ai Corinzi, parla di “superapostoli” («λογίζομαι γρ μηδν στερηκέναι τν περλίαν ποστόλων·»; «existimo enim nihil me minus fecisse magnis apostolis»; «Ora, io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi superapostoli!») (2 Cor 11, 5), che, vantando particolari legami con Gesù, avendo vissuto accanto a lui fin dalla prim’ora (ibid., v. 18), sminuirebbero l’attività missionaria dell’Apostolo delle Genti. Un’ipotesi suggestiva, avanzata da qualche storico (Marie - Françoise Blasez, Paolo di Tarso. L’apostolo delle genti, Torino 1993, p. 166), è che il personaggio con cui entra in polemica sia giusto l’apostolo Andrea, il “Primochiamato”. Alcuni indizi indurrebbero a pensarlo: il fatto che il “superapostolo” sia un ebreo (ibid., v. 22); la circostanza che si vanti di aver avuto rapporti con Gesù quand’era ancora in vita (ibid., v. 18) a cui Paolo contrappone la sublimità dei suoi rapporti soprannaturali col Maestro (2 Cor. 12, 2); la circostanza che parli di questi “superapostoli” come “ministri di Cristo” e “angeli di luce” (2 Cor 11, 13); la circostanza che Paolo non abbia incontrato in maniera particolare alcuno dei Dodici ad eccezione di Giacomo, Giovanni e Pietro, che, comunque, ebbero scarsi rapporti con lui prima del 62 d.C. (allorché si trasferì a Roma).
Ora, secondo la tradizione apocrifa, Andrea, dopo aver seguito le orme prima di Pietro, dal Ponto fino in Bitinia e nella Tracia, evangelizzò l’Acacia e, dopo aver lasciato Matteo nella città di Mermidona, partì per la Macedonia e soggiornò a Tessalonica ed a Filippi e quindi di nuovo in Acacia, a Corinto. È proprio la presenza a Corinto di Andrea, insieme alla sua permanenza lunga e documentata in Macedonia ed Acacia, che ci autorizza a pensare ad Andrea più che ad altri apostoli, quale possibile candidato dell’invettiva paolina. Va notato, peraltro, che la contemporanea presenza di Matteo e Andrea in Acacia potrebbe indicare anche una fattiva collaborazione dei due nella redazione del Vangelo attribuito a Matteo (una tradizione apocrifa attribuisce, peraltro, sempre ad Andrea l’aver insistito, nei confronti di Giovanni, affinché mettesse per iscritto il suo Vangelo o, per lo meno, avrebbe approvato l’iniziativa. Cfr. Michele Mazzeo, Vangelo e lettere di Giovanni: Introduzione, esegesi e teologia, Milano 2007, p. 77; Santi Grasso, Il vangelo di Giovanni. Commento esegetico e teologico, Roma 2008, p. 818), così come quello di Marco non è altro che espressione della predicazione di Pietro a Roma. Questo induce a pensare che il “vangelo diverso”, che Paolo menziona nella lettera ai Galati (Gal. 1, 8) e che gli crea analoghi problemi a Corinto, non fosse altro che il Vangelo di Matteo.


Nikolay Lomtev (Николай Ломтев), S. Andrea pianta la croce nella terra di Kiev, 1848

Autore anonimo, Martirio di S. Andrea, XVII sec., Cappella, Collège des Écossais, Parigi


Carlo Braccesco detto anche Carlo da Milano, Martirio di S. Andrea, 1495, Galleria Vittorio Cini, Venezia

  
Carlo Dolci, S. Andrea apostolo dinanzi alla croce, 1631 circa, Palazzo Pitti, Firenze


Juan de las Roelas, Martirio di S. Andrea, XVII sec., Museo de Bellas Artes, Siviglia

Mattia Preti, S. Andrea, 1665-67, collezione privata

Mattia Preti, Martirio di S. Andrea, bozzetto, XVII sec.



Mattia Preti, Erezione della Croce di S. Andrea, 1622-28, Chiesa di S. Andrea della Valle, Roma


Mattia Preti, Martirio di S. Andrea, 1622-28, Chiesa di S. Andrea della Valle, Roma

Mattia Preti, Sepoltura di S. Andrea, 1622-28, Chiesa di S. Andrea della Valle, Roma

Carlo Cignani, S. Andrea condannato a morte da Ageo, 1662-65, Chiesa di S. Andrea della Valle, Roma

Giovanni Lanfranco, S. Andrea apostolo inginocchiato dinanzi alla Croce, 1638 circa, Staatliche Museen, Berlino

Domenichino, S. Andrea condotto al martirio, 1622-27, The University of Edinburgh Fine Art Collection, Edinburgo

Scuola toscana, Martirio di S. Andrea, XVII sec.

Charles Le Brun, Martirio di S. Andrea, 1646-47, The J. Paul Getty Museum, Los Angeles


Frans Francken II o il Giovane, Martirio e predica di S. Andrea, 1620 circa, Los Angeles County Museum of Art (LACMA), Los Angeles


Stephan Kessler, S. Andrea porta la sua croce al luogo del martirio, Chiesa di S. Lorenzo, Feldthurns

Bartolomé Esteban Murillo, Martirio di S. Andrea, 1675-82, Museo del Prado, Madrid

Juan Correa de Vivar, Martirio di S. Andrea, 1540-45, museo del Prado, Madrid

Pieter Paul Rubens, S. Andrea, 1610-12, Museo del Prado, Madrid

Jusepe de Ribera, S. Andrea, 1616-18, collezione privata

Jusepe de Ribera, S. Andrea, 1631 circa, Museo del Prado, Madrid

Jusepe de Ribera, S. Andrea, 1641 circa, Museo del Prado, Madrid

Jusepe de Ribera, S. Andrea, XVII sec., Museo del Prado, Madrid


Jusepe de Ribera, Martirio di S. Andrea, 1630-32, Szepmuveseti Muzeum, Budapest




Sébastien Bourdon, Martirio di S. Andrea, 1645 - 48, Musée des Augustins, Tolosa


Léon Joseph Florentin Bonnat, Martirio di S. Andrea, 1863

Gebhard Fugel, Martirio di S. Andrea, 1909, Liebfrauenkirche, Ravensburg

A. H. Mironov, S. Andrea, 2013

François de Louvemont, S. Andrea, XVII sec.






Reliquiario di S. Andrea, Cattedrale, Amalfi

Reliquia ex ossibus di S. Andrea, Reliquiario di S. Andrea, Cattedrale, Amalfi



Camillo Rusconi, S. Andrea, 1708-09, Basilica di S. Giovanni in Laterano, Roma

François Duquesnoy or Frans Duquesnoy, S. Andrea, 1629-33, Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, Roma



Nicolò Longhi da Viggiù, S. Andrea, 1570, Sacrestia, Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, Roma

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