domenica 7 febbraio 2016

“In vita et post mortem miráculis clarus, spíritu étiam prophetíæ non cáruit. Scalam a terra cælum pertingéntem, in similitúdinem Jacob Patriárchæ, per quam hómines in veste cándida ascendébant et descendébant, per visum conspéxit; eóque Camaldulénses mónachos, quorum institúti auctor fuit, designári mirabíliter agnóvit” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI ROMUALDI, ABBATIS CAMALDULENSIS ORDINIS FUNDATORIS ET CONFESSORIS

La festa di questo celebre riformatore della vita anacoretica nell’XI sec. (+ 1027) che, ai tempi degli Ottoni, giocò un così grande ruolo nella storia di Roma e del supremo pontificato, fu istituita da papa Clemente VIII nel 1595. Elevata al rito doppio nel 1602, ridotta a semidoppio nel 1631 ed infine rielevata al rito doppio il 16 febbraio 1669. Tuttavia, essa non fu fissata al 19 giugno, giorno del suo trapasso, a causa della festa dei martiri Gervasio e Protasio, ma al 7 febbraio, anniversario della traslazione del suo corpo a Fabriano, nel 1467, nel monastero di San Biagio, dove ancora riposa.
A questo santo si deve l’insegnamento «Siedi nella tua cella come nel Paradiso scordati del mondo e gettalo dietro le spalle»
La messa è quella del Comune degli abati, come nel giorno di san Saba, il 5 dicembre: va osservato che l’austero Gregorio XVI, che pure era appartenuto come monaco alla Congregazione cenobitica dei Camaldolesi, nata da san Romualdo, non credé opportuno apportare all’Ufficio divino qualche modificazione proprio per promuovere il culto verso il suo Fondatore almeno con un’orazione propria.
A Roma un ricco altare è dedicato a san Romualdo nella basilica di Sant’Andrea al Clivus Scauri (divenuta San Gregorio al Celio); il Santo inoltre era titolare di una piccola chiesa situata presso il Foro di Traiano, nel quartiere Trevi, che è stata distrutta alla fine dell’800 per il prolungamento di via Nazionale. La tavola di Andrea Sacchi, che ne ornava l’altare principale, e che rappresenta la famosa visione della scala per la quale i monaci vestiti di bianco salivano in cielo, si trova oggi alla pinacoteca vaticana (cfr. Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 254).
Roma ha dedicato una chiesa nel 1974 (eretta a parrocchia nel 1979) denominata San Romualdo abate a Montemigliore. Un’altra è nell’agro romano, a Castel Decima.



El Greco, Allegoria dell’Ordine Camaldolese con i SS. Benedetto e Romualdo, 1599-1600, Instituto de Valencia de Don Juan, Madrid

Guercino, Visione di S. Romualdo, 1642, Museo d’Arte della Città, Ravenna

Andrea Sacchi, Visione di S. Romualdo, 1631 circa, Pinacoteca, Vaticano


Jacopo Marieschi, S. Romualdo impetra la liberazione del senatore Crescienzio e la sospensione dell’assedio del castello di Tivoli all’imperatore Ottone III, XVIII sec., Chiesa della Madonna dell’Orto, Venezia

S. Romualdo rinuncia al cardinalato, Chiesa di S. Gregorio al Celio, Roma

Placido Costanzi, Gloria di S. Romualdo abate e di S. Gregorio papa e trionfo della Fede sull'eresia, 1727, Chiesa di S. Gregorio al Celio, Roma

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