sabato 6 febbraio 2016

“Doróthea virgo, ex Cæsaréa Cappadóciæ, propter Christi confessiónem ab Aprício præside comprehénsa, Chrystæ et Callístæ soróribus, quæ a fide defécerant, trádita est, ut eam a propósito removérent” (Lect. IX – III Noct.) - COMMEMORATIO SANCTÆ DOROTHEÆ VIRGINIS ET MARTYRIS

Questa santa orientale è menzionata oggi nel Geronimiano: In Cæsarea Cappadociæ, passio sanctæ Dorotheæ. La sua leggenda, con i fiori di paradiso inviati dalla martire all’avvocato Teofilo, che l’aveva pregata al momento del supplizio, è così graziosa e pia che la santa è entrata nel calendario romano in pieno Medioevo. Si dice che le sue reliquie siano conservate a Trastevere nella chiesa che le è dedicata (Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, p. 469), originariamente nota come Sancti Silvestri iuxta portam Septimianam o San Silvestro della malva (Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 652; Huelsen, op. cit., pp. 468-469). Dal 1445 ha assunto la denominazione San Silvestro e Santa Dorotea o semplicemente Santa Dorotea. Fu presso questo tempio che, nel XVI sec., i santi Gaetano da Thiene e Giuseppe Calasanzio inaugureranno le loro rispettive congregazioni religiose (Mariano Armellini, op. cit., p. 692). La chiesa è titolo cardinalizio dal 2014.
La messa è quella del Comune delle vergini martiri, come il giorno di sant’Emerenziana. La festa di santa Dorotea, grazie all’influenza dei Bizantini a Roma, era un tempo in così grande venerazione che, sino al 1870, era sulla porta del suo tempio che si aveva costume di affiggere le tavolette che portavano i nomi di coloro che non avevano soddisfatto il precetto annuale della Comunione pasquale (Massimo Pautrier, I Santi delle Chiese medievali di Roma (IV-XIV secolo), ed. Lulu com., Roma, 2013, p. 276. Cfr., per riferimenti, Raimondo Turtas, L’osservanza del precetto pasquale a Roma negli anni 1861-1867, in P. Droulers – G. Martina – P. Tufari (a cura di), La vita religiosa a Roma intorno al 1870. Ricerche di Storia e Sociologia, Università Gregoriana Editrice, Roma, 1971, pp. 95 ss.). Questa festa è passata oggi in secondo piano dopo l’istituzione di quella di san Tito, fissata al 6 febbraio da san Pio X.


Tiziano Vecellio, Vergine col Bambino con i SS. Dorotea e Giorgio, 1515-18, Museo del Prado, Madrid


Juan de Juanes, Nozze mistiche del Venerabile Agnesio, ovvero Vergine col Bambino tra i SS. Agnese, Innocenti, Giovannino, Teofilo, Dorotea e Giovanni Evangelista, e con il Venerabile Agnesio, 1555-60 circa, Museo de Bellas Artes de Valencia, Valencia

Paolo Veronese, Sacra Famiglia con S. Dorotea, 1560-70, Musée des Beaux-Arts-Mairie de Bordeaux, Bordeaux.

Jacopo Ligozzi, Martirio di S. Dorotea, 1590 circa, chiesa di San Francesco, Pescia

Antonio Maria Fabrizi o Fabrizzi, Martirio di S. Dorotea, 1630, Cappella del Rosario, Chiesa di S. Domenico, Perugia

Ambito del Zurbarán, S. Dorotea, 1640, Museo de Bellas Artes, Siviglia


Francisco Zurbarán, S. Dorotea, 1648 circa, collezione privata

Giacomo Cestaro (attrib.), S. Dorotea con un piatto di rose, XVII sec., Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid


Frans Francken il giovane, Martirio di S. Dorotea in ghirlanda di fiori, XVII sec.

Cesare Dandini, SS. Dorotea e Caterina d'Alessandria, XVII sec., collezione privata

Angelo Caroselli, Sacra Famiglia con S. Dorotea, XVII sec., collezione privata

Girolamo Donnini, S. Dorotea, XVIII sec., Museu Nacional de Belas Artes, Rio de Janeiro

Henry Ryland, S. Dorotea e le rose, 1856

Rupert Charles Wulsten Bunny, Le rose di S. Dorotea, 1892, collezione privata

George James Frampton, S. Dorotea, 1895, Victoria Art Gallery, Londra




Altare con le reliquie di Santa Dorotea, Chiesa dei Santi Silvestro e Dorotea, Roma

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